
Originariamente Scritto da
Malandrina
12 novembre 2014
Parla il "papà" di Rosetta: "E' come la stele egizia, ci può fornire la chiave della vita sulla Terra"
Oggi Bruno Gardini guarderà la sonda atterrare sulla cometa un po' come se fossero i primi passi di un figlio. "Sono emozionato e nervoso" racconta alla vigilia di quello che potrebbe essere un successo straordinario per l'industria aerospaziale italiana e piemontese. E per la sua carriera. Gardini, in realtà, è in pensione da un anno e mezzo ("purtroppo" dice), ma quando racconta cosa dovrebbe avvenire oggi, a 500 milioni di chilometri da qui, parla sempre alla prima persona plurale, come se fosse ancora alla guida del suo team di lavoro.
E' l'orgoglio di un padre. Sì, perché la missione Rosetta, che oggi è al giro di boa, è roba sua. Cuneese di Passatore, una frazione del capoluogo della provincia Granda, Gardini è stato project manger di Rosetta fin dal 1998 e la considera la sua sfida più grande. "Nessuno ha mai provato ad atterrare su una cometa" ha raccontato ieri durante un incontro con il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino. Oggi pomeriggio, intorno alle 17, la sonda tenterà di posarsi sul nucleo centrale di P67, la cometa scelta per la missione, e invierà le prime fotografie. Gardini non sarà ai "posti di combattimento" nelle sale di controllo, ma sul palco del cinema Monviso di Cuneo dove il Comune ha deciso di proiettare una diretta dell'evento, con l'illustre concittadino prestato al mestiere di "speaker".
"L'abbiamo chiamata Rosetta perché, se oggi tutto andasse bene, la missione rivelerà l'origine della vita sulla Terra - spiega - così come la stele del British Museum ha consentito di decodificare i geroglifici". La sonda - che non a caso si chiama Philae, dal nome dell'isola sul Nilo dove sono stati recuperati altri cartigli fondamentali per la comprensione dei geroglifici - è stata costruita in gran parte nei laboratori dei Thales Alenia Space, a Torino, ed è partita dieci anni fa alla scoperta della composizione del corpo celeste.
"La nostra sfida è iniziata tempo fa quando iniziò a farsi strada la teoria per cui la vita sulla Terra è nata dall'acqua e dagli amminoacidi portati dalle comete" racconta Gardini. Per averne la prova, però, gli scienziati dieci anni fa hanno sparato la sonda nello spazio: ha dovuto fare un giro molto lungo, sfruttando per tre volte nella forza di spinta della Terra e una volta quella di Marte. Solo ora è arrivata davanti alla cometa. E oggi proverà a poggiarci "i piedi". E' un tentativo, perché nessuno ci ha mai provato e, se qualcosa dovesse andare storto, "non possiamo intervenire perché c'è uno scarto nel segnale radio di 30 minuti".
Se invece l'atterraggio dovesse riuscire la sonda dovrà attivare una trivella e prelevare dei campioni da trasmettere alla navicella madre che farà le analisi. L'operazione è complessa e si giocherà in sessanta ore. "E' quella la durata delle batterie - spiega Gardini - c'è anche un pannello solare ma non sappiamo se e come funzionerà in quelle condizioni. Ci sono incognite notevoli - aggiunge - ma per avere risultati straordinari come quelli che ci aspettiamo bisogna rischiare: ci arriveranno una miriade di dati che ci faranno comprendere meglio la formazione del sistema solare e l'origine della vita sulla Terra".
Parla il "papà" di Rosetta: "E' come la stele egizia, ci può fornire la chiave della vita sulla Terra" - Repubblica.it
In sintesi: conoscenza, senza la quale non si progredirebbe mai.