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    Predefinito Il proletariato dei geniali

    È indiscutibile che la nostra razza supera tutte le razze per il numero stragrande di geniali che produce. Nel più piccolo nucleo italiano, nel più piccolo villaggio vi sono sempre sette, otto giovani ventenni che fremono d'ansia creatrice, pieni d'un orgoglio ambizioso che si manifesta in volumi inediti di versi e in scoppi di eloquenza sulle piazze nei comizi politici. Alcuni sono dei veri illusi ma sono pochi. Non potrebbero giungere al vero ingegno. Sono però sempre dei temperamenti a fondo geniale, cioè suscettibili di sviluppo e utilizzabili per accrescere l'intellettualità geniale di un paese. In quello stesso nucleo o piccolo villaggio italiano è facile trovare sette, otto uomini maturi che nella loro piccola vita d'impiegato, di professionista nei caffè del loro quartiere e in famiglia portano sul capo l'aureola malinconica del geniale fallito. Sono dei rottami di genialità che non hanno mai avuto un'atmosfera favorevole e furono perciò subito stroncati dalle necessità economiche e sentimentali.
    Il movimento artistico futurista da noi iniziato undici anni fa aveva precisamente per scopo di svecchiare brutalmente l'ambiente artistico-letterario, esautorarne e distruggerne la gerontocrazia, svalutare i critici e i professori pedanti, incoraggiare tutti gli slanci temerarî dell'ingegno giovanile per preparare un'atmosfera veramente ossigenata di salute, incoraggiamento e aiuto a tutti i giovani geniali d'Italia.
    Sono certamente due o trecentomila in Italia.
    Incoraggiarli tutti, centuplicarne l'orgoglio, aprire davanti a loro tutti i varchi, diminuire al più presto, così, il numero dei geniali italiani falliti e stroncati.
    Ho spiegato in molte opere precedenti come i tre quarti dei vizi mentali, delle debolezze, degli errori, delle viltà e delle lentezze che si opponevano al celere progresso dell'Italia derivavano da ciò che noi chiamiamo il Passatismo. Culto ossessionante del passato e delle glorie antiche, misoneismo cocciuto, valutazione pessimista delle forze della nostra razza, accademismo scolastico, purismo letterario, culto del plagio, copia dell'antico, adorazione del museo, esaltazione dello sgobbone, ecc.
    Il Passatismo fu per molto tempo l'essenza unica del sistema d'insegnamento e dell'educazione familiare. Era favorito da molte ideologie assurde più o meno importate e tipicamente antitaliane.
    Regnava uno schifoso intellettualismo socialistoide, antipatriottico, internazionalista, il quale separava il corpo dallo spirito, vagheggiava una stupida ipertrofia cerebrale, insegnava il perdono delle offese, annunziava la pace universale e la scomparsa della guerra, i cui orrori sarebbero sostituiti da battaglie d'idee. Intellettualismo di origine germanica, ossessione del libro, bibliofilia, pedantedescheria. Disprezzo per la ginnastica, abbrutimento dei ragazzi nelle aule puzzolenti e chiuse, svalutazione completa della salute e della forza muscolare.
    Vegetava in quest'aria di muffa una gioventù striminzita, senza freschezza primaverile e senza virilità.
    Quanti giovani abbiamo visto uscire dalle scuole, malinconici, curvi, deboli, avari di voce e di gesti, pallidi, avvizziti, con occhiali doppi e infinite miopie stringendo sotto il braccio con una specie di orgoglio spaventoso e miserando “I Promessi Sposi”, come Don Rodrigo stringeva il suo foruncolo di peste bubbonica.
    La loro peste bubbonica era il culturalismo teutonico.
    Si andava predicando che i giovani italiani erano ignoranti e che il loro ingegno aveva bisogno di una cultura solida, seria, metodica. In realtà si predicava l'odio all'ingegno. Leggete, studiate, ponderate, chiudetevi nelle biblioteche, compulsate i codici, studiate gli antichi! Vivete nei musei! Copiate quadri e statue! Bisogna imparare a scrivere, a dipingere, a scolpire copiando le opere dei grandi! La lingua italiana è difficilissima, occorre decidere dopo serie meditazioni quali siano i maestri da preferire e i dizionarî da consultare. Il Bartoli, il Boccaccio, Machiavelli, Tommaseo, Rigutini, Fanfani... Occorre postillarli. Il tale ha ingegno. Ma usa francesismi. «Questa dei francesismi è peste varia...».
    In questa rete di divieti, di difficoltà inesistenti e di false divinità da rispettare, da evitare, da non offendere il giovane geniale smarrisce il suo vero istinto propulsore e deprime il suo coraggio orgoglioso. Tutte le sue forze rimangono contratte allo stato di angoscia dolorosa davanti alla strada lunghissima, senza conforto né aiuto.
    Sotto il nuvolone minaccioso degli esami inutili da passare o la pioggia torrenziale dei compiti cretini, lo studente educa il suo cervello e il suo spirito alla paura e al pedantismo.
    Egli trova ogni sera in famiglia la tipica atmosfera di grettezza, di mediocrità, l'odio per tutte le forme di avventura e di audacia, i moralismi pretini, la goffa lotta fra l'avarizia taccagna e l'ansia del lusso provinciale, l'affettuosità morbosa accaparrante e soffocante della madre e la dura prepotenza di un padre rammollito che crede però suo dovere stroncare il figlio a ogni costo in tutto ciò che può sognare, desiderare, volere.
    Questo giovane geniale si sente nei nervi una forza misteriosa, violenta. Sarà poeta, pittore, artista drammatico, costruttore di ponti su fiumi americani, appaltatore di terreni lontani da dissodare, deputato, ecc.: egli non sa esattamente.
    Rischierebbe volentieri tutto ciò che ha di caro e di piacevole intorno a sé, affetti, amicizie, primi piaceri sessuali, allegrie goliardiche, per ottenere immediatamente la prova diretta e la manifestazione di questa sua forza.
    Egli ha invece intorno a sé degli alti pessimismi neri, delle negazioni massicce; respira lo scetticismo avvelenante e non ha un soldo in tasca.
    Se coraggiosissimo, rivoltosissimo, egli riesce a spaccare e rovesciare tutti i divieti, la miseria assoluta, ultimo laccio invincibile, lo trattiene e lo inchioda nell'assoluta impossibilità di staccarsi e di osare.
    Questi fallimenti di gioventù geniali sono numerosissimi e tipici in certe province d'Italia come la Toscana, che pur essendo indiscutibilmente le più intelligenti sono purtroppo le meno fattive e le meno utili nello sviluppo nazionale.
    Firenze è piena di giovani d'ingegno inoperosi e smarriti che sciorinano sotto i soli elettrici dei caffè dei meravigliosi tessuti di pensiero e di lirismo senza speranza di essere mai valutati, considerati, utilizzati.
    Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali? Il direttore è stato prescelto fra i quattro o cinque autentici cretini della città. Ostruzionismo, dunque meglio abbandonare spiralicamente il proprio canto malinconico nell'antico chiaro di luna che ripatina Lungarno e il Ponte Vecchio o godersi una “bambina” alle Cascine che offre camere ammobiliate a buon mercato assoluto.
    Ho conosciuto innumerevoli giovani geniali a Firenze, in Toscana, a Napoli e in Sicilia. Quasi tutti esasperati; il cuore già chiuso da un sordo rancore contro la società, molti avvelenati da una precocissima invidia che sporca la fonte chiara dell'ispirazione genuina e dell'entusiasmo giocondo, creatore.
    È talvolta difficilissimo conoscerli, apprezzarli, incoraggiarli. Poiché invece di abbracciare spiritualmente l'Italia come una vasta massa malleabile da plasmare essi la considerano come un reticolato idiota di soprusi, di camorre, di autorità scroccate, di divieti imbecilli. E hanno ragione. Dovunque, l'ingegno è svalutato, deriso, imprigionato. Incoronato soltanto e festeggiato il mediocre opportunista o l'ex genio ormai rammollito.
    Il Futurismo scoprì, svegliò, rianimò, radunò molti di questi giovani geniali, i migliori, senza dubbio. Ma non tutti certamente. Nella vasta rivoluzione di serate burrascose che si propagò su tutta la Penisola, il Futurismo entrò in contatto con quasi tutti ma occorre un più sistematico intervento delle forze del paese per salvare, riaccendere e utilizzare tutto il vasto proletariato dei geniali.
    Propongo che in ogni città sia costruito uno o più Palazzi che avranno una denominazione sul genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno creatore».
    1.) Verrà esposta per un mese un'opera di pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura, disegni di macchine, progetti d'invenzione.
    2.) Verrà eseguita un'opera musicale piccola o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi genere.
    3.) Verranno letti, esposti, declamati poemi, prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.
    4.) Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre gratuitamente.
    5.) Le opere di qualsiasi genere o valore apparente, anche se apparentemente giudicate assurde, cretine, pazze o immorali, saranno accettate, esposte o lette senza giuria.



    Filippo Tommaso Marinetti
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  2. #2
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    DEMOCRAZIA ITALIANA


    L'
    orgoglio italiano non deve essere, non è imperialismo che spera imporre industrie, accaparrare commerci, inondare di prodotti agricoli. Noi difettiamo di materie prime, e siamo una potenza di ricchezza agricola mediocre. Il nostro orgoglio italiano è basato sulla superiorità nostra come quantità enorme di individui geniali. Vogliamo dunque creare una vera democrazia cosciente e audace che sia la valutazione e l'esaltazione del numero poiché avrà il maggior numero di individui geniali. L'Italia rappresenta nel mondo una specie di minoranza genialissima tutta costituita di individui superiori alla media umana per forza creatrice innovatrice improvvisatrice. Questa democrazia entrerà naturalmente in competizione con la maggioranza formata dalle altre nazioni, per le quali il numero significa invece massa più o meno cieca, cioè democrazia incosciente.

    Su mille slavi vi sono due o tre individui.
    L'ultima fulminea nostra vittoria ha dimostrato che non vi è gruppo d'italiani (20, 30 o 40) che non contenga almeno 10 o 15 individui capaci di iniziativa e di direttiva personale.
    Abbiamo ancora da sgombrare papa, monarchia, parlamento, senato e burocrazia e da bonificare le zone morte dell'analfabetismo.
    Questo còmpito molto arduo con un nemico minaccioso alle porte è oggi còmpito facile e senza pericoli per l'unità e indipendenza nazionale.
    Nazione ricca di individui geniali, democrazia intelligentissima. Quantità di personalità tipiche, massa di tipi unici, democrazia che non vuole imporsi bancariamente, industrialmente, colonialmente, ma può e deve dominare il mondo e dirigerlo con la sua maggiore potenzialità e altezza di luce.
    Noi crediamo che l'ora è venuta di tentare tutte le rivoluzioni per liberare il popolo italiano da tutti i pesi morti e da tutti i ceppi (matrimonio e famiglia cattolica soffocatrice, pedantismo professorale, elettoralismo, mentalità pessimistica, provinciale, mediocrista e quietista).
    Liberata dal giogo della vecchia famiglia tradizionale, dal dogma dell'anzianità, dal parlamento, dal senato, dal papato e dalla monarchia, l'Italia manifesterà finalmente la sua potenza di 40 milioni d'individui italiani tutti intelligenti e capaci di autonomia.
    Arturo Labriola definisce la democrazia «come sentimento dei diritti concreti della massa sullo Stato e sulla Economia».
    Noi futuristi consideriamo la democrazia non in astratto ma bensì la «democrazia italiana».
    Parlare di democrazia in astratto è fare della retorica. Vi sono numerose democrazie; ogni razza ha la sua democrazia, come ogni razza ha il suo femminismo.
    Noi intendiamo la democrazia italiana come massa d'individui geniali, divenuta perciò facilmente cosciente del suo diritto e naturalmente plasmatrice del suo divenire statale.
    La sua forza è fatta di questo diritto acquisito, moltiplicata dalla sua quantità valore, meno il peso delle cellule morte (tradizione), meno il peso delle cellule malate (incoscienti, analfabeti).
    La democrazia italiana è per noi un corpo umano che bisogna liberare, scatenare, alleggerire, per accelerarne la velocità e centuplicarne il rendimento.
    La democrazia italiana si trova oggi nell'ambiente più favorevole al suo sviluppo. Ambiente di rivoluzione-guerra nel quale è costretta a risolvere i suoi casi-problemi, fra le mille punte di altri problemi insoluti, le cui soluzioni possono esercitare un'influenza sul suo avvenire. Necessità igienica di continua ginnastica trasformatrice, improvvisatrice.
    Il governo si allarma oggi nel vedere formarsi innumerevoli associazioni di combattenti. Se non fosse un governo di miopi reazionari tremanti di paura accoglierebbe favorevolmente questo nuovo ritorno di vitalità italiana.
    La guerra ha semplicemente svegliate le coscienze di quattro o cinque milioni di italiani che tornano oggi dalla guerra, arricchiti di una personalità politica.
    È la prima volta nella storia che più di quattro milioni di cittadini di una nazione hanno la fortuna di subire in soli quattro anni un'educazione intensiva e completa con lezioni di fuoco, di eroismo e di morte.
    Spettacolo meraviglioso di tutto un esercito partito per la guerra quasi incosciente e ritornato politico e degno di governare.
    La democrazia futurista è ormai pronta ad agire, poiché sente vibrare tutte le sue cellule vive.
    Naturalmente ha un bisogno urgente di spalancare le porte e di uscire all'aperto. Il governo si allarma, reprime e trema, come la nonna leggendaria teme che il nipotino pigli un raffreddore.
    Fuori l'aria è frizzante e salubre. Il sole, spalancato, beve il mare di liquido quasi solido saporito, azzurro, tutto spumante di raggi, tutto da bere fino all'ultimo sorso.
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Carino.

  4. #4
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Oggi si risolverebbe in egocentrismo assoluto.
    Come nel golfo d'Alaska dove due oceani si incontrano, ma non si mischiano.
    "Preferisco stare in fondo ad un abisso senza cielo, piuttosto che vedere te, cielo di luce, macchiato di nuvole lente."

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  5. #5
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Citazione Originariamente Scritto da Ethnos Visualizza Messaggio
    Oggi si risolverebbe in egocentrismo assoluto.
    si o più che altro in robe umanitariste e piagnonissime prive di originalità

  6. #6
    .
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    "Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali? Il direttore è stato prescelto fra i quattro o cinque autentici cretini della città."

    Questo vale un po' in tutti i campi, a spuntarla felicemente pare essere sempre il peggior deficiente.

  7. #7
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    "Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali? Il direttore è stato prescelto fra i quattro o cinque autentici cretini della città."

    Questo vale un po' in tutti i campi, a spuntarla felicemente pare essere sempre il peggior deficiente.
    Ma infatti. Questo sentire è stato catalizzato dal M5S che ha nella lotta alla casta e alla mediocrità il suo fulcro, contro il Berlusconismo è la stampa sottomessa, contro il clientelismo e la furbizia quella si egocentrica.
    Però il M5S ha nella sua premessa di rivoluzione non la "razza italiana" ma le pippe di Casalecchio, se avessero svoltato verso la Le Pen a cui per primi a loro si era rivolta ora sarebbero il primo partito se non già al potere, invece perdono voti proprio perché non sanno offrire al popolo un riferimento identitario e comunitario.
    Ultima modifica di samuel cramer; 27-11-14 alle 20:20
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  8. #8
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Propongo che in ogni città sia costruito uno o più Palazzi che avranno una denominazione sul genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno creatore».
    1.) Verrà esposta per un mese un'opera di pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura, disegni di macchine, progetti d'invenzione.
    2.) Verrà eseguita un'opera musicale piccola o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi genere.
    3.) Verranno letti, esposti, declamati poemi, prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.
    4.) Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre gratuitamente.
    5.) Le opere di qualsiasi genere o valore apparente, anche se apparentemente giudicate assurde, cretine, pazze o immorali, saranno accettate, esposte o lette senza giuria.



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  9. #9
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer
    Però il M5S ha nella sua premessa di rivoluzione non la "razza italiana" ma le pippe di Casalecchio, se avessero svoltato verso la Le Pen
    Se avessero svoltato verso la Le Pen non sarebbero più stati degli innovatori mai dei volgari neoconservatori servi di Sion e di Londra.
    C'è già Salvini a fare il ruolo dell'islamofobo wildersiano. Basta e avanza.
    Ultima modifica di - SAVONAROLA -; 27-11-14 alle 22:40

  10. #10
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    Predefinito Re: Il proletariato dei geniali

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Se avessero svoltato verso la Le Pen non sarebbero più stati degli innovatori mai dei volgari neoconservatori servi di Sion e di Londra.
    C'è già Salvini a fare il ruolo dell'islamofobo wildersiano. Basta e avanza.
    Ma te non resisti proprio senza sparare cazzate?

 

 
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