
Originariamente Scritto da
Cuordileone
Cardini si arrabbia per Ken Follett e io gli dico: sbagli
Di Andrea Romano
Franco Cardini s’è seccato. Di più, ha proprio perso la pazienza nel leggere su
Panorama della scorsa settimana
l’intervista a Ken Follett. E allora ha preso carta e penna per scrivere
una puntuta replica destinata al quotidiano cattolico Avvenire dove spiega ai suoi lettori che il Medioevo, quello vero, si trova nelle pagine per l’appunto sue e non certo in quelle del romanziere britannico. Tanto più che se già
I pilastri della Terra era, secondo Cardini, “un ridicolo polpettone”, con
Mondo senza fine si annuncia “un bouquet di sciocchezze, di banalità, di errori e di bugie”. Un pastrocchio che l’intervistatore di
Panorama, che poi sarei io, avrebbe presentato “senza un commento che non sia ammirato e lusinghiero”.
Messo alle strette da tanta severità, devo al professor Cardini una piena e completa confessione. Sì, avverto l’urgenza di ammettere di essere un devoto lettore di Ken Follett. Alcuni anni fa mi ero appassionato ai
Pilastri della Terra, come 10 altri milioni di lettori sparsi sul pianeta, e appena ne ho avuto l’occasione mi sono precipitato a leggere
Mondo senza fine. Ma fin qui potrei forse contare sulla clemenza del Professore. Se non fosse che ho commesso peccato in più di un’occasione, indulgendo al godimento solitario o di gruppo di film e romanzi di ambientazione storica senza prendere le dovute precauzioni. Dimenticando la mia condizione di studioso e docente di storia contemporanea, non mi sono quindi chiesto con il dovuto rigore quanta verità storica ci fosse in quei lavori narrativi o cinematografici. Mi sono invece lasciato stoltamente trasportare dal ritmo della fiction, dai personaggi e dalle atmosfere che incontravo. Ho cominciato presto, e chissà che questo non abbia avuto il suo peso. Ricordo l’emozione che mi diedero
La Talpa di John Le Carré o
Archangelsk di Robert Harris, quando già frequentavo l’università e avevo quindi tutti gli strumenti per smascherare l’arbitraria ricostruzione delle concezioni di sicurezza sovietiche che quegli scrittori propalavano ai lettori. Ho poi visto una decina di volte
Il nemico alle porte di Jean-Jacques Annaud o
Il gladiatore di Ridley Scott, senza far troppo caso alle incongruenze storiche di cui sono pieni. Più di recente ho addirittura letto e regalato il fumetto 300 di Frank Miller, e poi persino il film, senza confrontarlo con il racconto delle
Termopili che Erodoto fa nel libro VII delle sue Storie, così come mi sono fatto catturare dalle
Uova del drago (Mondadori) di Pietrangelo Buttafuoco senza buttare nel camino le mie varie letture di storia della Seconda guerra mondiale.
Anche al professor Cardini sarà capitato di andare al cinema e in cuor suo sarà in grado di distinguere la fiction dalla storiografia, così come saprà che ogni scrittore è inventore del suo tempo e nel suo tempo. E forse ricorderà quanto scriveva Alessandro Manzoni, che pure sulla fiction storica s’interrogava con più di un dubbio, quando nel
Dialogo dell’invenzione sosteneva che “chi dice che il poeta differisce dallo storico, in quanto deve inventare, dice quanto basta a quell’intento”. Ma più probabilmente la questione che tanto appassiona Cardini è un’altra. Perché quello che lo ha infastidito è la professione di fede antireligiosa di Ken Follett, quel raccontarci la sua «”onsapevolezza di tutto il male che può essere fatto in nome della religione”. Cardini è di tutt’altro legittimo avviso e ce lo spiega prendendola molto larga: rimandando dottamente ai suoi libri sul Medioevo, per poi concludere che i “mali del mondo” sono invece da attribuire alla “sete di guadagno, all’illimitata volontà di potenza delle élite economiche e finanziarie e dei loro complici executives”. Ah, ecco. Questo sì che è parlar chiaro.
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