La situazione italiana sul fronte della competitività e dell’attrattiva internazionale è la seguente: si paga una corporate tax alta non eccezionale eppure la pressione fiscale complessiva sulle attività economiche è forse la più alta del mondo, in compenso, a fronte dell’elevatissimo carico fiscale , l’ambiente economico è assolutamente inospitale per l’attività d’impresa, soprattutto a causa del malfunzionamento del settore pubblico, non in grado di fornire servizi essenziali all’altezza dei tempi( giustizia, sicurezza, repressione della corruzione, normative chiare, concorrenzialità del mercato, burocrazia bizantina).
Non è quindi strano se le multinazionali che hanno per definizione la possibilità di localizzare gli impianti in ogni angolo della terra non vengono a investire in Italia e anzi stanno, come si vede, battendo in ritirata riguardo ai pochi stabilimenti impiantati negli scorsi anni: pagare più tasse per fruire di minori servizi pubblici, spesso a valore aggiunto negativo, è semplicemente illogico, specie in un paese che ormai rappresenta un mercato di vendita sempre meno rilevante, sia per l’emergere di nuovi mercati, che per la miope politica di riduzione del potere d’acquisto diffuso adottata negli ultimi venti anni, soprattutto per l’incapacità oggettiva dei governi Berlusconi.
In questo contesto appare evidente come l’operazione riforma del mercato del lavoro adottata dal governo Renzi sia un problema assolutamente secondario per recuperare competitività complessiva. Sono invece necessarie riforme economiche e amministrative e un forte stop alla criminalità organizzata, cosette del resto che l’UE continua a chiederci da almeno dieci anni.
Senza queste riforme vedremo il nostro paese sprofondare nel caos e saremo per forza obbligati a dedicarci a attività a noi più congeniali (turismo, artigianato, alimentazione)




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