Lo ammetto. Gianfranco Fini non mi é mai piaciuto. Sin da quando ricopriva la carica di segreterio dell'MSI. Incarnava quell'anima borghese, bacchettona, tutta law and order di un classico partito di "destra". Men che meno mi piacque dopo il tradimento di Fiuggi e che consentì a lui ed ai suoi "colonnelli" di mettere l'abito buono della festa e potersi finalmente sedere alla tavola imbandita della liberal-democrazia amerikana. Ho smesso di interessarmi a Fini da qualche anno. Non lo merita la mia salute ed il mio tempo. Ritengo che ci troviamo davanti ad un personaggio sopravvalutato rispetto al suo reale spessore politico ed alla sua capacità di leggere gli avvenimenti. La sua stella ha cominciato a brillare all'ombra di Almirante. Negli anni '90 si é trovato al posto giusto nel momento giusto. Lo sdoganamento di Berlusconi e la vicinanza di Pinuccio Tatarella hanno consentito una sua personale affermazione a scapito dei partiti che guidava. E scriveva benissimo il buon Marcello Veneziani qualche tempo fa allorchè sottolineava come Gianfranco Fini sia stato solo capace di liquidare partiti piuttosto che contribuire alla nascita di nuovi.
Tralasciando le giravolte degne di un circense sulla figura di Mussolini, Fini é stato capace di smentire se stesso innumerevoli volte: dal testamento biologico alla nascita del PDL; dal ruolo delle correnti che in Alleanza Nazionale erano definite come delle pericolose metastasi per poi elevarle al rango di strutture democratiche nel PDL. Insomma, da essere stato definito il delfino di Almirante cos'altro ci si poteva attendere se non una lettura degli avvenimenti ad usum delphini?
Ma battute a parte, é di poche ore fa la notizia battuta dalle agenzie di stampa secondo la quale Fini si sarebbe scagliato contro ogni ipotesi di "revisionismo storico antirisorgimentale fuorviante ed anacronistico". C'é da rimanere basiti. Basterebbe ricordare a Gianfranco Fini che la storia é revisionista di per sé, come diceva lo storico Renzo De Felice (ebreo e socialista) che lui consigliava di leggere quando il fascismo - lungi dall'essere il male assoluto - serviva per raccattare voti. Imporre una cultura di stato, impedire agli storici di fare il proprio mestiere ed analizzare fatti, documenti, circostanze, fonti senza le lenti fuorvianti dell'ideologia o della politica significa assumere un attegiamento dittatoriale della peggiore Unione Sovietica. Sembra di rileggere le pagine del romanzo "1984" di Orwell allorché burocrati di partito si affrettavano a cambiare il passato per poter più agevolmente manipolare il presente e controllare il futuro.
D'altronde, non era revisionista lo stesso Fini quando in anni non molto lontani auspicava una "rilettura" della tragedia delle foibe? Fini Non foraggiava il revisionismo storico quando dal suo entourage si invitava a riscrivere la storia della seconda guerra mondiale? Le volanti rosse che nel "triangolo della morte" spargevano sangue innocente a guerra conclusa sono fatti finalmente emersi grazie all'opera di un "revisionista" come Giampaolo Pansa che ha approfonito ciò che Giorgio Pisanò già scriveva decenni prima. E quando Fini era direttore del "Secolo d'Italia" (organo di stampa ufficiale del MSI), gli scritti antirisorgimentali che oggi condanna, abbondavano dalle colonne delle pagine di cultura, grazie alle penne di Pino Tosca, Ulderico Nisticò, Piero Vassallo. Solo per citare alcuni nomi.
Inutile poi soffermarsi sulle presunte doti morali che avrebbero contraddistinto i presunti "eroi" risorgimentali. Secondo Fini, l'Italia uscita dal processo risorgimentale "fu modello di onestà, integrità morale, dedizione alla cosa pubblica". A smontare queste assurdità basterebbe soltanto citare lo scandalo della Banca Romana, oppure le tangenti e gli appalti pilotati del settore ferroviario in cui erano coinvolti Garibaldi, Cavour, Mazzini ed il nepotismo clientelare che ne derivò. Basterebbe ricordare a Fini la corruzione dilagante che imperversò durante e dopo l'arrivo di Garibaldi a Napoli. A Fini si potrebbero ricordare tanti fatti e misfatti compiuti dai cosiddetti "padri della patria" o il celebre intervento dell'On. Angelo Manna, l'allora parlamentare del MSI che in aula condannò senza mezzi termini l'occupazione militare e culturale del Regno delle Due Sicilie ad opera dei "piemontesi" e dei savoiardi. Quella denuncia gli valse l'espulsione dal partito. Si potrebbe continuare a lungo. Ma la mia salute ed il mio tempo non meritano di confrontarsi con un Fini qualunque
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