bene, vedi è che troppo spesso vedo fare dele strane scoperte sul nostro ottocento. E così proverò a far passare come una scoperta alcune delle cose che scrisse Raffaello Giolli (la disfatta dell'Ottocento) negli anni attorno all'inizio della seconda guerra mondiale che non ebbe, ahimè, la possibilità di veder pubblicate. Magari quando ricorda le paure che furono suscitate dai moderati di ogni risma , filosabaudi o filoborbonici , che egli già chiamava con singolare appellativo, pensa un po', "la casta", dalla possibilità che fosse rimasto Garibaldi a governare a Napoli per qualche anno , con Bertani che fa decreti " con la libertà di stampa e di riunione, con l'istituzione di casse di risparmio e l'abolizione del lotto, con la fondazione di un asilo infantile almeno per ogni rione di Napoli, con l'inchiesta sulle opere pie, con l'incameramento dei beni ecclesiastici, soprattutto con lo scandalo di un colleggio militare aperto ai "figli del popolo". In realtà fu questa possibilità di democrazia per il sud e per tutta l'Italia che fu la grande sconfitta del nostro ottocento. O quando , nello stesso testo , Giolli ricorda come gl iex garibaldini venissero dall'esercito piemontere postposti agli stessi ex borbonoci o di come un ex ufficiale borbonico non fu ammesso nell'esercito della nuova Italia perchè era un disertore: aveva diserato dall'esercito borbonico per andare ad arruolarsi con Garibaldi. Credo avesse, anche in questo, ragione il vecchio Cattaneo per il quale i militari di professione erano più o meno tutti della stessa stoffa: il vecchio Napoleone preferì essere sconfitto che affidarsi al popolo, per un militare come lui meglio la sconfitta al "coiffer le bonet rouge".





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