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  1. #171
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Temo di non poter spiegare.
    Posso solo dire che il thread non è quello giusto, ma l'errore è voluto.
    Fai girare le rotelle, che hai.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #172
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Abusi di Capodanno, in Germania ora è caccia al musulmano





    Colonia, il ministro della Giustizia: «Attacchi alle donne organizzati»



    di Flaminia Bussotti
    BERLINO - Ma che succede a Colonia? La città del Carnevale, dell'allegria e il lieto vivere sembra aver perso il controllo: prima le violenze di migranti sulle donne a Capodanno, poi la caccia allo straniero come rappresaglia teppista stile Far West o Ku Kux Klan. Il Consiglio centrale dei musulmani in Germania ha denunciato un'ondata di razzismo: «Stiamo vivendo una nuova dimensione di odio», ha dichiarato il presidente Aiman Mazyek al Kölner Stadt-Anzeiger. «Ancora una volta l'Islam è accusato di reati compiuti da criminali», ha detto il presidente della comunità turca a Berlino, Bekir Yilmaz. Minacce, provocazioni, insulti impazzano in rete. Su Facebook hooligans hanno lanciato una “caccia all'uomo nel centro di Colonia” e ieri notte effettivamente nel piazzale della stazione, dove la notte del 31 si erano verificate le aggressioni, gruppi di teppisti si sono scatenati contro siriani e pachistani.

    LE INDAGINI
    Secondo il quotidiano Express, gli aggressori – hooligans, rocchettari e buttafuori – si erano messi d'accordo su Facebook. Non è chiaro se ci sia un collegamento on l'appello su FB né con i fatti di Capodanno. Le autorità del Land sono preoccupate, il governo federale pure: una condanna delle manifestazioni razziste contro musulmani è giunta dal portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert: sono ingiustificabili, occorre riflettere su misure giuridiche e politiche per proteggere la popolazione, ma continuare anche a garantire la tutela della «grande maggioranza dei profughi senza colpa», ha detto. In serata si è scatenata la violenza degli hooligans a Lipsia durante una manifestazione anti-immigrati di Pegida. Frantumate le vetrine di diversi negozi, decine i fermati. Il ministro dell'Interno del Land di Colonia, Ralpf Jäger, la cui poltrona vacilla, ha scaricato la responsabilità sulla polizia. Il timore ora è per il Carnevale ai primi di febbraio, dove a Colonia si svolgono tradizionalmente grandi feste pubbliche e sfilate di maschere: «Le donne devono potersi muovere» senza paura di aggressioni, ha detto, annunciando un rafforzamento della video-sorveglianza e delle forze dell'ordine per strada.

    A suo dire, gli autori delle violenze sono tutti stranieri, profughi inclusi. Il bilancio della notte del terrore è stato intanto aggiornato al rialzo dalla polizia: 553 le denunce pervenute, di cui il 45% a sfondo sessuale, 23 i sospetti su 32 identificati. Ieri Bild ha diffuso lo sconvolgente rapporto della polizia che elenca gli abusi del 31 dicembre: «A tutte cercavano di infilare dita in vagina», «una è stata penetrata con un dito» e così via, nel burocratico linguaggio delle forte dell'ordine. Il ministro della Giustizia Heiko Maas (Spd) aveva lanciato il sospetto che le aggressioni fossero organizzate, ma dalle indagini finora non ci sono riscontri. La politica sembra annaspare: progressisti e conservatori fanno a gara a sollecitare un inasprimento delle leggi su sicurezza, asilo e immigrazione.

    CAMBIARE SUBITO LE NORME
    Il ministro dell'Interno, Thomas de Maiziere (Cdu), è il capofila: vanno rafforzate le leggi e presto, «non possiamo permetterci lunghi, litigiosi negoziati». Anche il ministro alla Cancelleria Peter Altmaier, vicinissimo alla Merkel che gli ha affidato anche le competenze sull'immigrazione, dice che bisogna sbrigarsi. Ha proposto, dicendosi sicuro del consenso del governo, una modifica del diritto di residenza dei profughi: in futuro non potranno più scegliere a piacimento dove andare, ma verrà deciso dalle autorità. La misura è volta a evitare grandi concentrazioni nelle città. Persino la Linke, (Sinistra, all'opposizione) fa la voce grossa: «Chi abusa dell'asilo ne perde il diritto», ha detto la capogruppo al Bundestag, Sahra Wagenknecht (moglie dell'ex leader Spd, Oskar Lafontaine). È virale sulla rete un appello delle femministe. Con l'hashtag #ausnahmlos (senza eccezioni), personalità, donne e uomini, della politica dicono no al sessismo e razzismo. Secondo un sondaggio di Rtl, dopo Colonia, la maggioranza dei tedeschi, il 60%, non ha ancora cambiato atteggiamento sugli stranieri. Ancora no.

    Martedì 12 Gennaio 2016, 03:42 - Ultimo aggiornamento: 09:23

    Abusi di Capodanno, in Germania ora è caccia al musulmano

    Visto? Se i tedeschi reagiscono alla turpe violenza arabo-islamica sono accusati di razzismo; se non reagiscono sono accusati di arrendevolezza.


    Ultima modifica di Eridano; 13-01-16 alle 11:01
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #173
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Via l'islam dall'Europa. Dopo toccherà agli altri monoteismi. Tutti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #174
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Erwache Deutschland!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  5. #175
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    “Violenza e Islam”: il nuovo libro di Adonis

    di Redazione Il Libraio | 04.12.2015
    Il nuovo, attualissimo libro di Adonis, poeta e saggista siriano classe '30, affronta il tema della violenza come aspetto costitutivo dell’Islam - Su ilLibraio.it due estratti



    Conosciamo tutti la follia di certi leader arabi, responsabili dei massacri dei loro popoli, e conosciamo il loro odio nei confronti delle libertà pubbliche. Ma oggi lo Stato islamico, invocando la legge della sharῑ‘a, ostenta una barbarie che supera ogni immaginazione. Il suo compito sarebbe quello di ripulire la terra dell’Islam da tutto ciò che minaccia la sua purezza. E in nome di questa purezza si commettono i crimini peggiori: uccisioni, stupri, massacri, saccheggi, vendita di donne, distruzione di siti archeologici e storici… La condanna dell’alterità va di pari passo con la desolazione e la rovina. “È la rovina” scrive Adonis “che caratterizza lo stato attuale del mondo arabo, un mondo in cui si politicizza la religione e si sacralizza la politica”.
    Oggi è della massima urgenza riflettere sul senso di questa rovina. A partire da qui il nuovo libro di Adonis (Violenza e Islam, Guanda), poeta e saggista siriano classe ’30, affronta il tema della violenza come aspetto costitutivo dell’Islam e, passando al tempo presente, mette a fuoco i temi più drammaticamente attuali: il fallimento della Primavera araba, gli attentati terroristici, la nascita dell’Isis.

    [IMG]file:///C:\Users\Giorgio\AppData\Local\Temp\msohtml1\01\cl ip_image001.jpg[/IMG]

    Violenza e islam
    . Adonis
    WISHLIST
    L'HO LETTO
    14,00€


    Su ilLibraio.it due estratti dalla conversazione con Houria Abdelouhed, per gentile concessione di Guanda:
    Houria Abdelouhed: Adonis, come si spiega il fallimento della primavera araba?
    Adonis: All’inizio, la sollevazione araba faceva pensare a un risveglio. Un bellissimo risveglio. Ma gli eventi successivi hanno mostrato che la primavera araba non era una rivoluzione, bensì una guerra, e che questa guerra, invece di indirizzarsi contro la tirannia, si è trasformata a sua volta in tirannia. Beninteso, ci sono stati oppositori che non hanno usato la violenza. Ma sono stati schiacciati sotto il peso degli avvenimenti occorsi dopo l’inizio della sollevazione. Inoltre, questa rivoluzione ha mostrato la propria matrice confessionale, tribale e non civica, musulmana e non araba. Si trattava però di cambiare radicalmente la situazione della società araba.
    H: Quando dici “radicalmente” mi sembra che tu intenda un cambiamento sul piano politico, sociale, economico e culturale.
    A: Proprio così. Il problema è che questo cambiamento è andato a cozzare contro le eterne questioni della religione e del potere. I popoli, privati dei loro diritti, hanno badato soltanto a rovesciare il potere costituito, senza prestare sufficiente attenzione alla questione delle istituzioni, all’educazione, alla famiglia, alla libertà della donna e dell’individuo. Mancava, insomma, una riflessione sul modo in cui fondare una società civile, vale a dire la società del cittadino.
    H: Quindi, l’errore starebbe nel fatto che gli individui, oppressi dal potere politico, non hanno potuto agire nel senso di un vero e proprio cambiamento e non hanno potuto pensare la complessità che ogni cambiamento porta con sé.
    A: Esattamente. Si tratta di un errore di prospettiva: non si può, nel contesto di una società come quella araba, fare una rivoluzione se questa non è fondata sulla laicità. Il secondo errore, poi, è stata l’alleanza organica fra i ribelli che si sono intestati questa sedicente rivoluzione e le forze straniere. Perché invece di considerarsi indipendenti, i ribelli erano strettamente legati a forze straniere.
    H: Sono stati gli individui a sollecitare l’intervento dell’Occidente o è stato l’Occidente ad approfittare di questa situazione per prendere il controllo di una rivolta appena iniziata?
    A: Entrambe le cose. E le conseguenze sono disastrose. L’alleanza con lo straniero ha danneggiato il movimento. Bisogna aggiungere che la violenza armata ha svolto un ruolo centrale nella distruzione della Rivoluzione. Le armi sofisticate venivano in gran parte da fuori. Si sa che i rivoluzionari non potevano disporre di queste armi senza le forze straniere. Risultato: anziché destabilizzare i regimi dittatoriali, hanno distrutto i loro paesi.
    H: Ma se consideriamo l’esempio della Siria, anche il regime ha perpetrato una vera e propria carneficina e ha partecipato alla distruzione.
    A: È vero, ma una rivoluzione che si propone di cambiare le cose non può distruggere il proprio paese. È vero che il regime era violento, ma i ribelli dovevano evitare di far sprofondare il paese nel caos. E, come se non bastasse, il fondamentalismo è riemerso meglio organizzato e più crudele. Dalla speranza e dal desiderio di giorni migliori si è così precipitati nell’oscurantismo. E invece di un cambiamento portatore di speranza, viviamo un autentico disastro. In più, non c’è stata nessuna presa di posizione, nemmeno una parola, sulla libertà della donna. Come si può parlare di una rivoluzione araba se la donna è ancora prigioniera della sharī‘a? Il ricorso alla religione ha trasformato questa primavera in un inferno. E la religione è stata interpretata e sfruttata a fini ideologici.
    H: Sono stati i religiosi ad approfittare della situazione di instabilità per capovolgere la rivoluzione o è l’uomo arabo e musulmano che, nel suo intimo, rimane profondamente e fondamentalmente religioso?
    A: Di solito una rivoluzione riflette il livello culturale dei rivoluzionari. Perciò, l’entità di una rivoluzione in un determinato paese dipende dalla qualità dei rivoluzionari, dalla loro cultura, dal loro atteggiamento nei confronti della laicità, dalla loro visione del mondo e delle cose del mondo. Quel che è accaduto in nome della rivoluzione nei paesi arabi dimostra che la stragrande maggioranza della società araba è ancora dominata dall’ignoranza, dall’analfabetismo e dall’oscurantismo religioso. Una rivoluzione che precipita nell’oscurantismo non ha niente a che fare con una vera rivoluzione. È una catastrofe, perché avevamo iniziato un cammino verso un futuro ricco di promesse, ma oggi siamo tornati indietro. È una regressione totale.
    ***
    Houria Abdelouhed: La Mesopotamia fu la culla di due grandi civiltà, quella sumerica e quella babilonese. Questa terra ha visto nascere la scrittura, gli dei e le narrazioni che saranno poi riprese dall’Antico Testamento e dal Corano. Come si spiega il trionfo del monoteismo?
    Adonis: Credo che il monoteismo sia il risultato di due fattori. In primo luogo, lo sviluppo del senso dell’economia. In secondo luogo, lo sviluppo del senso del potere. Questi due elementi sconvolsero il mondo antico, ricco di grandi civiltà politeiste, e uccisero l’idea stessa di pluralità.
    H: A cominciare dalla pluralità degli dei.
    A: Un solo potere in cielo e un solo rappresentante in terra. Questa tesi, che è la tesi del monoteismo, riflette il trionfo dell’economia e del potere terreno. L’islam ne è l’ultimo esempio.
    H: Se capisco bene, il potere religioso si è trasformato in esercizio politico e sociale dell’autorità. Si è affermato in tutti i campi il principio dell’”uno solo”.
    A: Di fatto, è stato il potere a trasformare tutto. L’islam è nato in una città commerciale, La Mecca. Questa società di mercanti aveva bisogno di un solo capo per far trionfare lo spirito del commercio. Era una società che desiderava unificare le tribù sotto il vessillo di un solo potere.
    H: Ciò denota al tempo stesso una grande forza, perché La Mecca era sì un crocevia commerciale, ma per sopravvivere dipendeva da altre città che sorgevano nell’attuale Yemen, come Al-Yamāma e Sana’a, che la rifornivano di grano e di altre derrate.
    A: Il commercio ha trionfato perché a quei tempi il mondo antico era superato. I bizantini avevano lasciato un mondo prosciugato. La Siria aprì le proprie porte ai musulmani. Esasperato dai bizantini, il popolo di Damasco, composto in gran parte da nestoriani oppressi, vedeva i musulmani come salvatori e li accolse a braccia aperte. Di pari passo con le loro vittorie, cresceva la ricchezza dei musulmani, che grazie al denaro accumulato divennero potenti. Si può persino dire che furono fortunati, perché non incontrarono mai dei veri nemici, né dei grandi eserciti. Gli arabi, all’inizio, non dovettero mai combattere una vera e propria guerra, in ogni caso non una guerra nel senso greco o romano del termine.
    H: In effetti, bisognerebbe riconsiderare le Futūḥāt (Le conquiste). Tu ci inviti ad analizzare la struttura socioeconomica dei paesi conquistati.
    A: Una delle opere di riferimento è Futūḥ al-Buldān, in cui si apprende che la guerra, all’epoca di Maometto, vedeva contrapposte le varie tribù arabe. Una volta che l’Arabia fu unificata, l’esercito si fu rafforzato e i capi si furono arricchiti, i paesi circostanti, che erano autentici tesori da conquistare, caddero facilmente. Quasi senza resistenza.
    H: Marco Aurelio aveva concesso la cittadinanza ai popoli definiti selvaggi. L’islam è posteriore alle altre religioni e alle altre civiltà, ma non le ha superate in materia di tolleranza, rispetto delle differenze, costruzione della cittadinanza, abolizione della schiavitù…
    A: Al contrario, l’islam ha attaccato i progressi raggiunti dalle civiltà precedenti e da quelle successive. Ma, in definitiva, ha conservato tre cose: la Bibbia, la sua Legge e i suoi profeti. A cui possiamo aggiungere il pensiero magico, di cui l’islam ha fatto una dottrina.
    (continua in libreria…)

    "Violenza e Islam": il nuovo libro di Adonis
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #176
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    L'Europa è arrivata al punto di non ritorno, nulla sarà più come prima. Gli europei, da integranti, saranno integrati



    di Marco Cobianchi

    Tipping point è un'espressione approssimativamente traducibile in italiano con punto di svolta o punto critico. È il momento in cui le persone capiscono che una data circostanza sta per mutare la sua natura in modo irreversibile. Questo momento si raggiunge a causa anche di eventi apparentemente minimi e trascurabili. Ad esempio: una coppia capisce che una storia d'amore è finita perché, dopo una lunga serie di litigi, si verifica il litigio che colma il vaso della pazienza e che fa capire che, dopo, nulla sarà come prima. Quel particolare momento, quello sguardo, quella parola, quel gesto, ha reso irreversibile il divorzio che, a quel punto, diventa solo questione di tempo.
    Credo che l'Europa, nel suo rapporto con l'immigrazione, abbia raggiunto il suo Tipping point. La terra che ha fatto della libertà, di tutte le libertà, la propria ragion d'essere, nel rapporto con una cultura che liberale non è e non sarà mai, ha raggiunto quel momento in cui ha capito che nulla sarà come prima. Quel momento è stato raggiunto non tanto e non solo per i fatti di Colonia, ma a causa delle reazioni ad essi.
    La prima reazione è il famoso invito rivolto alle donne da parte del sindaco di sinistra della città tedesca Henriette Reker di camminare per strada «tenendo un braccio di distanza dagli stranieri». La seconda è del presidente del concistoro ebraico di Marsiglia, Zvi Ammar, che ha suggerito agli ebrei della città di non girare con la kippah in testa.
    Queste due reazioni segnano un cedimento strutturale della coscienza europea. Reker e Ammar hanno inconsciamente capito che l'Europa è arrivata al punto critico, che nulla sarà come prima, che, da integranti, gli europei saranno integrati, ovvero, che la cultura importata integrerà (o sostituirà) la nostra. Riconoscono, insomma, che non c'è più nulla da fare, e si adeguano o, meglio, si ritirano. Esattamente come gli inquilini dei palazzi delle varie Chinatown europee che hanno venduto i loro appartamenti agli asiatici quando hanno capito che quella strada, quel quartiere non sarà più la “loro» strada e il «loro» quartiere.
    Il Tipping point in genere si verifica in contesti culturali, politici, ma anche spaziali, vuoti di senso. Tanto è vero che a Colonia l'unica reazione significativa è stata quella dei neonazisti, non della cosiddetta «società civile». Perché? Perché la sinistra, tra la difesa della dignità delle donne e i diritti degli immigrati, ha scelto di schierarsi con questi ultimi; perché la destra, quella moderata, è intimorita dall'accusa di nazismo e/o fascismo e perché la Chiesa Cattolica vuole evitare che un oggettivo scontro di culture si trasformi in un conflitto dagli esiti imprevedibili.
    Così, in questa corsa a ritirarsi dallo spazio politico, per paura o subordinazione culturale, non mi stupirei affatto che in occasione della prossima Pasqua qualche Vescovo invitasse i fedeli a evitare le processioni per le vie delle città per non urtare la sensibilità dei non cattolici. Suggerimento accompagnato dal plauso dei sindaci e delle forze dell'ordine per «l'alto senso di responsabilità dimostrato».

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA &id=2050588&codiciTestate=1
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #177
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Tanto è vero che a Colonia l'unica reazione significativa è stata quella dei neonazisti, non della cosiddetta «società civile». Perché? Perché la sinistra, tra la difesa della dignità delle donne e i diritti degli immigrati, ha scelto di schierarsi con questi ultimi; perché la destra, quella moderata, è intimorita dall'accusa di nazismo e/o fascismo e perché la Chiesa Cattolica vuole evitare che un oggettivo scontro di culture si trasformi in un conflitto dagli esiti imprevedibili.


    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA &id=2050588&codiciTestate=1
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  8. #178
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Quindi, per reagire al genocidio dei popoli nativi europei occorre affidarsi a ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #179
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Se si parla, come è vero, di punto di non ritorno, non c'è più possibilità di affidarsi a chicchessia.
    Io comunque ho molta fiducia in Salvini.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #180
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Tanto è vero che a Colonia l'unica reazione significativa è stata quella dei neonazisti, non della cosiddetta «società civile».


    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA &id=2050588&codiciTestate=1
    Solo cosiddetta società civile. In realtà solo ci-vile.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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