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  1. #191
    Lumbard
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    ed è solo l'inizio ...

    il resto sono scuse, per dissimulare la realtà

  2. #192
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    ed è solo l'inizio ...

    il resto sono scuse, per dissimulare la realtà
    Esatto.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #193
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    < img class="news-img" src="/images/img_120x85/2016/7/17/0c318a988b9c1321929a3fca554cd9a3.0" alt="Nizza, un imam sulla Promenade: questo non e' l'Islam">2016-07-17Nizza, un imam sulla Promenade: questo non e' l'Islam

    Le tv si affrettano a farci vedere da Nizza la "visita" sul luogo del delitto di un'imam che vorrebbe testimoniare la sua solidarietà, seguito dall'intervista ad una musulmana che sostiene che la loro religione è pacifica, che loro vogliono bene a tutti.
    A parte il fatto che con questa scusa e con l'accondiscendenza dei nostri politicanti traditori da impalare stanno invadendo un intero continente dedito normalmente a religione diversa, e sappiamo bene cosa accadrebbe da loro se noi tentassimo il contrario, riporto qui un pezzo di storia rubata sul web.

    Un bel di, Costantinopoli divenne Istanbul.
    Tutti lo sapete.
    Ma sapete come?
    Gli abitanti che al calar della sera cioè mentre Maometto II cannoneggia
    le mura di Teodosio si rifugiano nella cattedrale di Santa Sofia e qui
    si mettono a cantare i salmi, a invocare la misericordia divina. Il
    patriarca che a lume delle candele celebra l'ultima Messa e per
    rincuorare i più terrorizzati grida: «Non abbiate paura! Domani sarete
    nel Regno dei Cieli e i vostri nomi sopravvivranno fino alla notte dei
    tempi!». I bambini che piangono, le mamme che singhiozzano: «Zitto,
    figlio, zitto! Moriamo per la nostra fede in Gesù Cristo! Moriamo per il
    nostro imperatore Costantino XI, per la nostra patria!». Le truppe
    ottomane che suonando i tamburi entrano dalle brecce delle mura
    crollate, travolgono i difensori genovesi e veneziani e spagnoli, a
    colpi di scimitarra li massacrano tutti, poi irrompono nella cattedrale
    e decapitano perfino i neonati. Con le loro testine spengono i ceri...
    Durò dall'alba al pomeriggio, la strage. Si placò solo al momento in cui
    il Gran Visir sali sul pulpito di Santa Sofia e ai massacratori disse:
    «Riposatevi. Ora questo tempio appartiene ad Allah». Intanto la città
    bruciava. La soldataglia crucifiggeva e impalava. I giannizzeri
    violentavano e poi sgozzavano le monache (quattromila in poche ore)
    oppure incatenavano le persone sopravvissute per venderle al mercato di
    Ankara. E i cortigiani preparavano il Pranzo della Vittoria. Quel pranzo
    durante il quale (in barba al Profeta) Maometto II si ubriacò con i vini
    di Cipro, e avendo un debole pei giovinetti si fece portare il
    primogenito del granduca greco-ortodosso Notaras. Un quattordicenne noto
    per la sua bellezza. Dinanzi a tutti lo stuprò, e dopo averlo stuprato
    si fece portare gli altri Notaras. I suoi genitori, i suoi nonni, i suoi
    zii, i suoi cugini. Dinanzi a lui li decapitò. Uno ad uno. Fece anche
    distruggere tutti gli altari, fondere tutte le campane, trasformare
    tutte le chiese in moschee o bazaar. Eh, sì. Fu a questo modo che
    Costantinopoli divenne Istambul. Che i Fra' Accursio dell'Onu vogliano
    sentirselo dire o no. Tre anni dopo e cioè nel 1456 conquistarono Atene
    dove, di nuovo, Maometto II trasformò in moschee tutte le chiese e gli
    antichi edifici. Con la conquista di Atene completarono l'invasione
    della Grecia che avrebbero tenuto cioè rovinato per ben quattrocento
    anni, quindi attaccarono la Repubblica di Venezia che nel 1476 se li
    ritrovò anche dentro il Friuli poi nella vallata dell'Isonzo. E ciò che
    accadde il secolo successivo non è meno agghiacciante. Perché nel 1512
    sul trono dell'Impero Ottomano salì Selim il Sanguinario. Sempre in
    virtù della Legge sul Fratricidio ci salì strozzando due fratelli più
    cinque nipoti più vari califfi nonché un numero imprecisato di visir, e
    da tal individuo nacque colui che voleva fare lo Stato Islamico
    d'Europa: Solimano il Magnifico. Appena incoronato, infatti, il
    Magnifico allestì un'armata di quasi quattrocentomila uomini e
    trentamila cammelli più quarantamila cavalli e trecento cannoni. Dalla
    ormai islamizzata Romania nel 1526 si portò nella cattolica Ungheria e
    nonostante l'eroismo dei difensori ne disintegrò l'esercito in meno di
    quarantotto ore. Poi raggiunse Buda, oggi Budapest. La dette alle
    fiamme, completò l'occupazione, e indovina quanti ungheresi (uomini e
    donne e bambini) finirono subito al mercato degli schiavi che ora
    caratterizzava Istambul. Centomila. Indovina quanti finirono, l'anno
    seguente, nei mercati che competevano con quello di Istambul cioè nei
    bazaar di Damasco e di Bagdad e del Cairo e di Algeri. Tre milioni. Ma
    neanche questo gli bastò. Per realizzar lo Stato Islamico d'Europa,
    infatti, allestì una seconda armata con altri quattrocento cannoni e nel
    1529 dall'Ungheria si portò in Austria. L'ultracattolica Austria che
    ormai veniva considerata il baluardo della Cristianità. Non riuscì a
    conquistarla, d'accordo. Dopo cinque settimane di inutili assalti
    preferì ritirarsi. Ma ritirandosi massacrò trentamila contadini che non
    gli meritava di vendere a Istambul o a Damasco o a Bagdad o al Cairo o
    ad Algeri perché il prezzo degli schiavi era troppo calato a causa di
    quei tre milioni e centomila ungheresi, e appena rientrato affidò la
    riforma della flotta al famoso pirata Khayr al-Din detto il Barbarossa.
    La riforma gli consentì di rendere il Mediterraneo un feudo acqueo
    dell'Islam sicché, dopo aver spento una congiura di palazzo facendo
    strangolare il primo e il secondo figlio più i loro sei bambini cioè i
    suoi nipotini, nel 1565 si buttò sulla roccaforte cristiana di Malta. E
    non servì a nulla che nel 1566 morisse d'infarto cardiaco. Non servì
    perché al trono ci salì il suo terzo figlio. Noto, lui, non con
    l'appellativo di Magnifico bensì di Ubriacone. E fu proprio sotto Selim
    l'Ubriacone che nel 1571 il generale Lala Mustafa conquistò la
    cristianissima Cipro.Qui commise una delle infamie più vergognose di cui
    la cosiddetta Cultura-Superiore si sia mai infangata. Il martirio del
    patrizio veneziano Marcantonio Bragadino, governatore dell'isola. Come
    lo storico Paul Fregosi ci racconta nel suo straordinario libro «Jihad»,
    dopo aver firmato la resa Bragadino si recò infatti da Lala Mustafa per
    discutere i termini della futura pace. Ed essendo uomo ligio alla forma
    vi si recò in gran pompa. Cioè a cavallo d'un destriere squisitamente
    bardato, indossando la toga viola del Senato, nonché scortato da
    quaranta archibugieri in alta uniforme e dal bellissimo paggio Antonio
    Quirini (il figlio dell'ammiraglio Quirini) che gli teneva sul capo un
    prezioso parasole. Ma di pace non si parlò davvero.
    (rubato a Mirco Mirosvlad Scabbia)

    Tutto questo, ovviamente, in attesa che per legge sia vietato riportare anche la storia.
    E qui devo star zitto.
    Per legge.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #194
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    ironia della sorte era il giorno della Pasqua Ortodossa.
    in ogni caso è pacifico che dio riconosca i suoi. almeno quello.

  5. #195
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Ma quale Dio?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #196
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Quello che non castra i suoi figli .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #197
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    La civiltà… araba in Sicilia. E si vede.

    19 Jul 2016 · 0 Commenti



    di ROMANO BRACALINI – Sergio Romano, sul Corriere della Sera, in risposta ad alcuni lettori meno ottimisti di lui sulle “magnifiche sorti progressive” dell’Islam “italiano”, anni fa proponeva l’esempio della dominazione musulmana in Sicilia che, a suo parere, rappresentò uno dei periodi più “splendidi e floridi” della storia dell’isola. La storia, come la matematica, non dovrebbe essere un’opinione; e tuttavia, come
    l’esperienza insegna, la storia si presta a manipolazioni d’ogni genere per dimostrare il buono o il cattivo a seconda delle convenienze. Va da sé che l’uso “politico” della storia non ha nulla a che fare con la verità. Ma allo storico di parte non è questo che interessa.

    L’Urss e lo stuolo dei Paesi vassalli era il “paradiso dei lavoratori”, fin quando non è stato dimostrato
    l’esatto contrario. Lo storico marxista Ernesto Ragionieri, in un libro di testo per le scuole, scriveva che nella guerra del Vietnam erano stati gli americani ad aggredire Hanoi e non viceversa dando un contributo essenziale alla falsificazione della storia per calcolo di partito. Ammiriamo troppo l’equilibrio e il garbo di Sergio Romano per non comprendere che egli abbia voluto fare una semplificazione giornalistica della Sicilia musulmana e nella sintesi si può tralasciare qualche “particolare” non secondario.

    Intanto sarebbe interessante chiederci quale forma di “meticciato” esemplare abbiano lasciato gli arabi nella psicologia e nel costume siciliano. L’influenza araba è stata indubbiamente forte e radicata, nella misura in cui è stata forzatamente imposta. Molte città siciliane hanno nomi di origine araba. Marsala viene dall’arabo
    “Mers Allah” (Porto di Allah), luogo prescelto dall’emiro Ibn Menkut, all’epoca della dominazione araba, per gli svaghi e gli ozi sfibranti del suo harem. Salemi apparve ai garibaldini del 1860 «una topaia saracena avvitata su un colle».

    E il marchio degli arabi, dice Luigi Pirandello, «era rimasto indelebile nell’accidia taciturna e nella diffidenza ombrosa dei siciliani». Chi visiti Palermo oggi difficilmente ne trarrà l’impressione di una moderna città occidentale; e a essa si adatta la stessa definizione che Lord Rosebery aveva dato di Napoli: «La sola città orientale senza il quartiere europeo».
    Sul fatto che la dominazione musulmana abbia influito in profondità sul costume rilassato e poco metodico dei siciliani, non si discute. Anche il vaiolo lascia dei postumi visibili. Ma ci permettiamo di dubitare che questa eredità possa essere vantata e magnificata, se si escludono i lasciti orientali del caffè con panna, della pennichella dopo i rigatoni e del cuscus tipico di Trapani.
    In realtà sulla dominazione araba in Sicilia ne sappiamo abbastanza per ribaltare ogni giudizio d’encomio e averne un quadro più esatto grazie principalmente agli studi dello storico Michele Amari che compose una monumentale storia dei Musulmani in Sicilia.
    Gli arabi Aghlabiti invasero la Sicilia nell’827, e ciò rappresentò una terribile sfida all’Europa cristiana. Gli arabi già conoscevano la Sicilia attraverso i racconti dei mercanti di Damasco e Baghdad. L’agricoltura siciliana era florida e ricca di cereali, bestiame, schiavi. Gli arabi costruirono centinaia di moschee, più di quante ne avesse qualunque altra città, esclusa Cordoba, ma vedremo a che prezzo. Criticarono la sporcizia della popolazione e l’uso eccessivo di cipolla, che secondo loro ottundeva i sensi e danneggiava il cervello. Per quanto ne sappiamo l’emergenza spazzatura è rimasta come simbolo caratteristico della città moderna. Palermo stava diventando una delle grandi città del mondo arabo, superata solo da Baghdad e da poche altre. Ma nelle descrizioni arabe della Sicilia (come della Spagna saracena) c’era molta esegerazione e poco di vero, riconosce lo storico inglese Denis Mack Smith nel suo libro Storia della Sicilia medievale e moderna. Dire che gli arabi abbiano incoraggiato il progresso sarebbe un’inutile vanteria, il lavoro manuale era disprezzato ed era lasciato alle donne e agli schiavi. Gli arabi, abituati al nomadismo, introdussero le capre che impedirono la crescita
    delle foreste.

    L’occupazione araba in Sicilia durò più di due secoli e fu tutt’altro che “pacifica”. Le fastose moschee di Palermo furono costruite di pari passo con la distruzione delle chiese. I cristiani e gli ebrei-in anticipo sul nazismo-dovevano portare dei segni di riconoscimento sui vestiti e sulle case; pagavano più imposte, potevano riparare le chiese e le sinagoghe ma non costruirne di nuove, secondo il concetto di tolleranza e di rispetto delle altrui credenze predicato dal Corano. Pur potendo praticare la loro religione, non potevano
    suonare le campane o portare la croce in processione, né si poteva leggere la Bibbia entro il raggio dell’udito di un musulmano. Era vietato loro vietato bere vino, o andare a cavallo e -chissà perché – sellare i muli. Le donne cristiane non avevano accesso ai bagni quando vi si trovavano donne musulmane.

    Il grande storico tedesco dell’Ottocento Ferdinand Gregorovius fa di quel periodo un quadro più convicente e fosco. Tranne la violenza e la rapina, non vide alcun “splendore” né testimonianza di pacifica convivenza nella dominazione musulmana che si accampò nel paese con alterigia e forza d’armi ed espropriò i siciliani dei loro beni, della loro cultura e della loro dignità.
    Qualcuno si convertì per pagare meno tasse e godere di qualche privilegio. Ciò che gli arabi lasciarono è documentato. Queste orde, venute dall’Africa – dice Gregorovius – annientarono le città di queste terre benedette portandone gli abitanti in schiavitù. E profeticamente conclude: «Storici italiani si compiacciono
    oggi giorno con una certa predilezione romantica del periodo arabo in Sicilia. Ma possiamo veramente dire che il dominio degli arabi laggiù fu diverso da quello dei selvaggi Stati africani?

    I Saraceni furono perlomeno tanto incapaci di creare, in Sicilia e in Calabria, una nuova e significativa cultura per l’Occidente, quanto non lo furono i turchi in Asia minore e in Grecia. Essi vi distrussero – cosa deplorevolissima – i resti del mondo antico; con i conventi che misero a fuoco scomparvero anche numerosi tesori letterari dell’antichità». Mica tanto tollerante!

    (da Il Federalismo)

    La civiltà? araba in Sicilia. E si vede. | L'Indipendenza Nuova



    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #198
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Ciambetti, pericolo reale. Turco arrestato a Venezia: una mannaia nel tascapane mentre pregava verso la Mecca

    1 Aug 2016 · 0 Commenti



    “Quanto è accaduto a Venezia, con un cittadino turco arrestato con una mannaia e pietre nel tascapane, sorpreso mentre pregava in direzione della Mecca, con in tasca documenti irregolari, dimostra quanto grave sia la situazione e il pericolo che si corre”. Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, non ha dubbi: “l’episodio di Venezia ha fatto evaporare in pochi istanti l’atmosfera di speranza che la domenica aveva portato con sé, con la partecipazione di fedeli mussulmani alla Messa cattolica. L’arresto del quarantanovenne turco ci riporta con i piedi per terra e bisogna ringraziare la guardia privata che s’è insospettita alla preghiera del gruppo di islamici come non si può trascurare il tempestivo intervento della Polizia e della Digos, che per altro già da sabato scorso, da quanto si è appreso, aveva tenuto sotto controllo l’uomo poi arrestato”. “Non si gira per una città armati con un machete senza uno scopo ben preciso e quale sia questo scopo lo possiamo bene immaginare. C’è un altro aspetto che allarma: la sequenza di documenti irregolari in possesso dell’arrestato – continua Ciambetti – .Oggi ci sono troppi irregolari in giro per l’Europa, ci sono troppe persone prive di qualsivoglia documento, o con documento fasulli in tasca, troppa gente della quale non sappiamo nulla. Siamo in guerra, una guerra anomala, senza eserciti e con troppi esaltati o psicolabili, ma anche con infiltrati addestrati in Siria o in Libia dall’Isis: non bisogna abbassare la guardia e occorre potenziare l’azione di intelligence, sostenere la prevenzione e il controllo”. Tutti i cittadini, rileva, “devono essere consci dei rischi e dei pericoli che stiamo tutti vivendo. Chiediamoci cosa sarebbe potuto accadere domenica a Venezia – conclude il Presidente del Consiglio regionale del Veneto – se nella ressa di alcune calli o in piazza San Marco il turco arrestato avesse iniziato a menar fendenti all’impazzata con la sua mannaia. Scena raccapricciante anche solo a immaginarla”.

    Ciambetti, pericolo reale. Turco arrestato a Venezia: una mannaia nel tascapane mentre pregava verso la Mecca | L'Indipendenza Nuova



    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  9. #199
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam


    La ragazzotta in che gioca a Beach Volley coperta da un “costume” full body anti raggi UVA probabilmente, con sopra un hijab tradizionale (modello sportivo?) si chiama Doaa Elghobashy ed è una delle due giocatrici che rappresenta l’Egitto ai giochi di Rio in questa specialità. Dall’altra parte la tedesca Kira Walkenhorst.
    Bella immagine di merda.
    Oltre a rinnovare i miei complimenti all’Egitto, al Corano e a tutta la comunità mussulmana avrei una domanda:
    Doaa Elghobashy lo ha scelto?

    Questa atleta ha potuto veramente scegliere di andare in campo bardata in questo modo?.

    Il fatto che nel mondo esistano miliardi di persone che leggono e credono nel Corano non significa affatto che noi occidentali dobbiamo accettarne le regole, ne accettare che altre persone, sul nostro suolo le mettano in pratica per se. Le religioni vanno prese sul serio e devono avere su di se una attenzione speciale e se necessario leggi speciali. Questo perchè ogni religione compresa la nostra definiscono comportamenti e standard sociali che sono divini, e dunque, per i rispettivi credenti, superiori a qualsiasi legge o regola comunitaria libera e aperta.
    Ne consegue che nel momento in cui esiste una religione che permette, teorizza e mette in pratica comportamenti violenti che schiacciano la libertà di scelta individuale, essa va regolata, piegata e al limite vietata con la forza, prima che sia tardi.
    Io non ho la cultura per comprendere se il male che viene dal Corano sia il frutto di una interpretazione o sia il libro stesso. Tuttavia trovo folle che sia anche solo minimamente tollerata la pratica della religione mussulmana nel modo che possiamo osservare sulle nostre strade.
    Dopodichè ciascuna comunità sceglie il suicidio che preferisce.
    Sicuramente lo Hanno Scelto - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #200
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    I cattocomunisti tiferanno per quella a sinistra di chi guarda .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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