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    Predefinito L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Non credo l'Italia possa permettersi di uscire dall'euro. Anzi il solo ipotizzarlo potrebbe causare gravissimi guai al costo del nostro debito che, come si sa, viene sempre pagato con aumenti di tasse e tagli di spesa. Quindi meglio lasciare queste ipotesi ai dilettanti allo sbaraglio.

    Ma comincia a serpeggiare il sospetto che la Germania non abbia poi tanta voglia di una Europa unita nei diritti e nei doveri.
    Il sospetto o il rischio che in realtà la Germania voglia solo dominare l'eurozona si fa sempre più forte.

    Allego 2 interessanti articoli che danno un'idea: uno di Vincenzo Visco, l'altro di Federico Fubini di oggi su la repubblica.

    Leggevo che la causa principale del rialzo degli spread dal 2010 in Spagna ed Italia è da attribuire all'accordo firmato a Deauville tra Sarkozy e Merkel (fino ad allora infatti i mercati avevano preso di mira i debiti privati dopo il fallimento di Lehman Brothers); accordo che prevedeva la possibilità che Stati in crisi di liquidità (ma non insolventi) non avrebbero dovuto più essere aiutati con fondi pubblici (quindi dei paesi indebitati, dell'eurozona o della BCE) ma con perdite nei possessori dei titoli pubblici. E' evidente che da allora gli investitori internazionali hanno cominciato a disinvestire dai paesi più a rischio per il debito pubblico dopo la Grecia: Spagna ed Italia.
    Naturalmente il governo Berlusconi ci mise del suo non prendendo alcuna misura utile per contrastare questa fuga dai nostri titoli di Stato (avevamo un disavanzo del conto corrente di 50 miliardi annui nel 2011, oggi siamo in attivo di 30 miliardi annui. Avevamo un disavanzo primario nel 2011, dal 2012 siamo in avanzo primario).

    Dall'articolo di Fubini notiamo che le banche tedesche dal 2010 ad inizi 2012 hanno tagliato in modo consistente i loro investimenti finanziari in tutti i paesi del Sud Europa (soprattutto Spagna ed Italia); e da allora, dal 2012, gli investimenti dei tedeschi nelle attività finanziarie Italiane, compresi i t.d.s., sono rimasti a 124 miliardi di dollari senza mai aumentare.
    Al contrario le banche francesi detengono adesso circa 366 miliardi di dollari in titoli finanziari Italiani, 120 miliardi in più degli inizi del 2012.

    Che cosa voglio dire con tutto questo?

    Che certamente possiamo godere di 2 alleati formidabili, Francia e Spagna, per contrastare e cambiare la politica economica e monetaria nella commissione UE nella BCE.

    Infatti se la Germania credo abbia dimostrato tutto l'interesse per renderci deboli e ricattabili, adesso potrebbe non essere più così.

    Ed avvisaglie di questi scontri in atto li vediamo in Bce con la maggioranza del board che finalmente sembra decisa a contrastare la terribile deflazione anche a costo di mettere sotto la minoranza guidata dalla Bundesbank.

    Bello l'articolo di Vincenzo Visco quando fa una citazione, credo di Fisher, sulla Germania che per 2 volte e per le sue idee di grandezza, ha causato distruzioni e sconfitte dell'europa nelle 2 guerre, soprattutto a se stessa. Si pensava che l'esperienza avrebbe portato qualche lezione: ma forse non è così.
    Sembra che per queste idee di grandezza, senza forse rendersene conto, rischino ancora una volta, con una guerra economica sotto traccia, di fare di nuovo terra bruciata nell'attuale eurozona.

    Ma la soluzione non è così semplice come qualche dilettante vorrebbe far credere: uscire dall'euro sarebbe un suicidio economico che provocherebbe lo stesso la distruzione dell'eurozona.
    Quindi meglio cambiare dall'interno, con l'aiuto di Spagna e Francia, la politica monetaria ed economica di BCE e UE. E non fare come nella fattoria degli Animali di Orwell.


    La Fattoria Degli Animali Di George Orwell - Riassunto di Italiano gratis Studenti.it





    Che cosa vuole fare la Germania? - Il Sole 24 ORE di Vincenzo Visco


    Federico Fubini, la repubblica:

    L’Italia, quarta economia europea, è per le banche tedesche solo sesta per volume di investimenti - L’esposizione in attività italiane valeva 269 miliardi di dollari all’inizio del 2008, era crollata a 125 miliardi nella fase più drammatica della crisi nel 2012, ma è oggi ai minimi di 124 miliardi di dollari (99,5 miliardi di euro)…


    Federico Fubini per “la Repubblica

    DRAGHI MERKEL
    Pochi giorni fa Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha gelato di nuovo le speranze di una svolta della Banca centrale europea. In Italia le sue parole sono state accolte con fastidio, non con timore: se c’è un punto sul quale le élite italiane concordano, riguarda la fiducia di poter influenzare la Germania.

    Si pensa spesso che, a un passo dal precipizio, il più grande Paese d’Europa cederà e offrirà all’Italia una via d’uscita. La convinzione quasi unanime è che l’establishment tedesco non permetterà mai che il governo di Roma finisca in default sul debito e che la terza economia dell’area si trasformi in una nave pirata ai margini dell’euro.

    EUROTOWER BCE
    L’esperienza del luglio 2012 lo conferma. I dati più recenti invece no. Allora, al culmine del panico, Mario Draghi salvò il sistema grazie a un impegno della Bce sostenuto personalmente dalla cancelliera Angela Merkel. Oggi il linguaggio dei numeri racconta un’altra versione dei fatti. A credere alle loro scelte d’investimento, le banche tedesche hanno tutta l’aria di prepararsi all’eventualità (non alla certezza) di un default italiano.

    Più in generale, non sembrano affatto credere fino in fondo nel futuro dell’euro. Bisogna infatti risalire al lontano 2002, agli albori della moneta unica, per trovare un grado di esposizione così basso degli istituti tedeschi a sud delle Alpi: appena 100 miliardi di euro. È meno della metà di quanto il sistema del credito della Germania aveva in gioco nella piccola Irlanda prima della crisi. Ciò significa che, senza clamori, il disinvestimento dall’Italia è lentamente proseguito anche dopo che Draghi arginò l’incendio nel 2012 mettendo lo spread su una lunga traiettoria discendente.

    Trimestre dopo trimestre, la Banca dei regolamenti internazionali registra l’esposizione (stimata in dollari) delle banche di ciascuno dei principali Paesi verso tutti gli altri. Ne esce una narrazione in numeri del grado di fiducia — o del suo opposto — dei diversi banchieri verso ciascuno dei Paesi in gioco. Il quadro non è del tutto negativo per l’Italia.

    renzi schulz, hollande and merkel in milana
    Il sistema bancario francese da molti anni è legato a doppio filo con i suoi vicini del Sud, con la punta massima registrata all’inizio del 2008 con una colossale esposizione da oltre 500 miliardi di dollari. In seguito sono arrivati i salvataggi delle banche di Wall Street, il crac di Lehman, la tempesta del debito sovrano e anche i francesi hanno avuto paura che l’Italia non ce la facesse: alla fine del 2011, quando il governo di Silvio Berlusconi esce di scena, l’esposizione transalpina era dimezzata a 248 miliardi di dollari.

    Da allora però è arrivata la svolta dell’estate del 2012, quando gli spread fra i titoli di Stato hanno iniziato a ridursi, e la Francia è tornata ad affacciarsi finanziariamente in Italia. Lo ha fatto con titoli di Stato, bond privati, azioni, credito a famiglie e imprese, attività reali. Negli ultimi due anni l’esposizione transalpina nel Paese è cresciuta di 120 miliardi di dollari, fino all’enorme quota di 366 miliardi registrati dalla Bri a metà di quest’anno.

    In parallelo, anche l’esposizione francese verso la Spagna è cresciuta da 100 a 133 miliardi. Trainata da banchieri europeisti come Xavier Musca, il còrso ex sherpa del Tesoro di Parigi e oggi capo dell’internazionale del Crédit Agricole, o come il numero uno operativo di Bnp Paribas Jean-Laurent Bonnafé (ex referente della banca in Italia), dopo la crisi del 2011-2012 la Francia ha scommesso sul futuro dell’euro e del Sud Europa. Oggi un default italiano sul debito pubblico sarebbe per Parigi uno choc di proporzioni intollerabili.
    merkel e hollande al vertice ue di milano

    Nel frattempo, l’élite bancaria in Germania si è mossa in direzione opposta. Ha continuato ad alleggerire la sua esposizione al rischio di un crac a Roma o di rottura dell’euro. L’Italia, quarta economia europea, è per le banche tedesche solo sesta per volume di investimenti. L’esposizione in attività italiane valeva 269 miliardi di dollari all’inizio del 2008, era crollata a 125 miliardi nella fase più drammatica della crisi nel 2012, ma è oggi ai minimi di 124 miliardi di dollari (99,5 miliardi di euro).

    Francois Hollande e Matteo Renzi
    Anche le posizioni tedesche in Spagna, Irlanda o Portogallo — i Paesi oggi in ripresa più o meno forte — si sono ridotte o sono rimaste ai minimi dal 2012. Questi numeri raccontano una storia: dicono che i grandi banchieri di Francoforte, Amburgo o Berlino non sono sicuri che l’euro durerà. Quindi non prendono rischi, anzi se ne disfano.

    Ma con la loro stessa incertezza, dissolvendo i legami finanziari nell’area, rendono il futuro della moneta ancora più indecifrabile. Inoltre, i banchieri tedeschi sono posizionati in modo tale che la vecchia teoria italiana ormai non appare più fondata: la Germania oggi è molto meno vulnerabile di prima a un cedimento sistemico dell’Italia.


    L’esposizione verso questo Paese è appena il 4% del rischio totale che le banche tedesche hanno verso l’estero. In caso di rottura dell’euro e svalutazione della (nuova) lira, molte imprese tedesche comprerebbero a prezzo meno caro i componenti made in Italy di auto o macchinari made in Germany poi destinate alla vendita in Cina o negli Stati Uniti. Poche imprese tricolori sarebbero in grado di competere con le tedesche.

    La Germania del 2015 è una realtà diversa. Non si lascerà ricattare facilmente da un’economia del Sud che si lega alla vita la cintura esplosiva del suo stesso debito



    Ultima modifica di Dav. c. G.; 11-11-14 alle 20:57

  2. #2
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Il governo italiano ha avviato le riforme, ma «diverse misure ambiziose che potrebbero rappresentare un cambio di passo attendono ancora la piena adozione o un ulteriore decreto di attuazione e i loro risultati rimangono quindi incerti». È quanto si legge nel rapporto della Commissione sugli squilibri macroeconomici in Italia, che rileva «incertezze significative» anche sul programma di spending review. Sulle riforme, sottolinea in particolare l’esecutivo Ue, «lo slancio è aumentato ma i progressi sono disomogenei», molte «ancora aspettano la piena approvazione o i decreti attuativi e quindi i risultati restano incerti». E questa «incertezza significativa» pesa anche sulla spending review.

    «Mesi cruciali»

    La Commissione ha dubbi anche sulla tempistica dell’azione del governo. Mentre infatti «gli sforzi di riforma vanno avanti e diverse scadenze delle raccomandazioni specifiche per paese sono programmate per la fine del 2014 e l’inizio del 2015, i progressi dei prossimi mesi saranno cruciali per valutare il successo dell’Italia nell’attuare misure per affrontare i suoi squilibri» macroeconomici, e in particolare l’elevato debito pubblico.




    «Privatizzazioni in ritardo»

    Altro capitolo è quello relativo al programma italiano di privatizzazioni che per Bruxelles «sta subendo dei ritardi nell’attuazione». L’esecutivo Ue rileva che «oltre all’annuncio dei proventi pari allo 0,7% del Pil all’anno nel periodo 2014-17 nel Programma di stabilità 2014, confermato dall’aggiornamento del Def che ha esteso l’obiettivo annuo al 2018, sono disponibili limitate informazioni concrete sulla quantità delle quote che saranno vendute, sulle società e sul calendario del programma.


    Debito

    Nel rapporto la Ue sottolinea anche l’Italia deve fare i conti con il forte debito dello Stato, fattore che getta incertezza sulle capacità di ripresa del nostro Paese: «Il debito molto elevato è un peso grande per l’economia italiana, fonte di vulnerabilità nel contesto attuale di inflazione e crescita basse, e tiene a freno la crescita a causa dell’elevata tassazione necessaria per servirlo».
    Ultima modifica di Dav. c. G.; 11-11-14 alle 22:05

  3. #3
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Solo la nostra mentalità stataista può fare pensare che le banche tedesche prendano ordini dal governo nazionale. Nelle vere democrazie come la Germania questo non è pensabile. No, il motivo per cui l'esposizione ai titoli italiani è bassa, oltre al fatto che molti titoli sono stati acquistati da banche italiane in primis, è che i singoli operatori economici tedeschi, che sono investitori globali che certo non chiamano la Merkel per chiedere cosa acquistare, stanno a guardare, rimangono con quei 120 miliardi di esposizione, che non sono bruscolini, ma il 6% del debito italiano, e guardano cosa succede, e dovremmo ringraziare che la situazione è stabile anche se la recessione continua e le riforme non si fanno.

    Perchè è ovvio che se non avessero un pizzico anche incoscio di senso di responsabilità europea e dovessero agire per istinto venderebbero tutto, in base a come da lassù si percepisce, e a ragione, la situazione in Italia.

    Avete mai parlato con un tedesco? Che idea ha dell'Italia? E' poco più s dell'Africa, una terra di delinquenti, truffatori inaffidabili, in cui tutto è più difficile e meno sicuro, nulla è facile e puntuale o affidabile, o qualcuno mantiene le promesse. La gente comune teme di essere truffata e ha la stessa sensazione che un abitante di Varese ha quando deve andare a Forcella.
    Per quel che riguarda gli investitori e gli operatori economici non c'è fiducia in una classe politica ondivaga che non riesce a mantenere una linea e non fa le riforme che promette a parole.

    Renzi è per loro solo l'ennesimo esempio di simpatico buffoncello che promette e poi nei fatti non fa nulla o fa le solite cose populiste e inutili e dannose come gli 80€ a chi già ha uno stipendio o aumenta il deficit oltre il livello concordato, e come dicono i documenti "dimentica" sia la spending review che le privatizzazioni, facendo uso della solita retorica anti-establishment per coprire le proprie mancanze, incapacità e inadempienze.
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  4. #4
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Solo la nostra mentalità stataista può fare pensare che le banche tedesche prendano ordini dal governo nazionale. Nelle vere democrazie come la Germania questo non è pensabile. No, il motivo per cui l'esposizione ai titoli italiani è bassa, oltre al fatto che molti titoli sono stati acquistati da banche italiane in primis, è che i singoli operatori economici tedeschi, che sono investitori globali che certo non chiamano la Merkel per chiedere cosa acquistare, stanno a guardare, rimangono con quei 120 miliardi di esposizione, che non sono bruscolini, ma il 6% del debito italiano, e guardano cosa succede, e dovremmo ringraziare che la situazione è stabile anche se la recessione continua e le riforme non si fanno.

    Perchè è ovvio che se non avessero un pizzico anche incoscio di senso di responsabilità europea e dovessero agire per istinto venderebbero tutto, in base a come da lassù si percepisce, e a ragione, la situazione in Italia.

    Avete mai parlato con un tedesco? Che idea ha dell'Italia? E' poco più s dell'Africa, una terra di delinquenti, truffatori inaffidabili, in cui tutto è più difficile e meno sicuro, nulla è facile e puntuale o affidabile, o qualcuno mantiene le promesse. La gente comune teme di essere truffata e ha la stessa sensazione che un abitante di Varese ha quando deve andare a Forcella.
    Per quel che riguarda gli investitori e gli operatori economici non c'è fiducia in una classe politica ondivaga che non riesce a mantenere una linea e non fa le riforme che promette a parole.

    Renzi è per loro solo l'ennesimo esempio di simpatico buffoncello che promette e poi nei fatti non fa nulla o fa le solite cose populiste e inutili e dannose come gli 80€ a chi già ha uno stipendio o aumenta il deficit oltre il livello concordato, e come dicono i documenti "dimentica" sia la spending review che le privatizzazioni, facendo uso della solita retorica anti-establishment per coprire le proprie mancanze, incapacità e inadempienze.
    Comincio dalle privatizzazioni:

    non credo che Renzi ed il Ministro dell'Economia si siano dimenticati delle privatizzazioni. Credo invece che farle nel 2014 sarebbe stato un danno per il paese, visto l'andamento negativo dei mercati.
    Certo avremmo fatto un favore agli acquirenti svendendo quote di Eni o Enel quest'anno.
    Peggio se avessimo venduto quote delle Poste o delle Fs o dell'Enav, prima di risanarle (Caio, da poco a capo delle poste, ci sta provando): sarebbe stato peggio di una svendita vendere prima di metterle a posto e per giunta in anni di forte crisi nei prezzi di borsa.
    In realtà un paio di privatizzazioni (mini) sono state fatte quest'anno: la prima (non ricordo la società ma ricordo che è stato un vero fallimento per i motivi detti).
    Rai way invece dovrebbe portare a casa quanto desiderato, 150/200 milioni.

    Per il resto so bene che abbiamo responsabilità come paese per il debito accumulato negli anni. Ma se dobbiamo stare in una europa condivisa sarebbe bene che quando si è in difficoltà e quando si stanno facendo da 3 anni grossi sforzi, peraltro in una fase recessiva o di stagnazione dell'economia eurozona, dall'altra parte dovrebbero darci una mano e non buttarci di sotto.

    L'Italia dal 2012 è l'unico paese in avanzo primario; ed essere in avanzo primario ma in una fase di deflazione e di economia fiacca dell'Eurozona, crea lo stesso molti problemi al debito pubblico.
    Soprattutto se devi pagare cedole sui btp a tasso fisso e con tassi molto più alti dell'inflazione ereditati dal passato.

    Se almeno in questi anni di austerità e di stagnazione avessero permesso di fare alla Bce il suo dovere (mandato di inflazione al 2%) e se la Germania avesse fatto da locomotiva con maggiori investimenti pubblici e domanda interna, avremmo meno problemi noi, la Spagna, la Francia.

    Ricordo che nel 2003 la Germania era messa peggio di noi. Sforò il 3% di deficit (noi no dal 2012) e non prese infrazioni in quanto chiese venia in cambio di riforme.

    Credo sia praticamente impossibile ridurre il rapporto debito PIL in deflazione e con l'europa che arranca, se paghi 75/80 miliardi annui di interessi. Anzi in questa fase più fai austerità più aumenta il rapporto debito PIL.
    Ultima modifica di Dav. c. G.; 12-11-14 alle 16:42

  5. #5
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    Comincio dalle privatizzazioni:

    non credo che Renzi ed il Ministro dell'Economia si siano dimenticati delle privatizzazioni. Credo invece che farle nel 2014 sarebbe stato un danno per il paese, visto l'andamento negativo dei mercati.
    Certo avremmo fatto un favore agli acquirenti svendendo quote di Eni o Enel quest'anno.
    Peggio se avessimo venduto quote delle Poste o delle Fs o dell'Enav, prima di risanarle (Caio, da poco a capo delle poste, ci sta provando): sarebbe stato peggio di una svendita vendere prima di metterle a posto e per giunta in anni di forte crisi nei prezzi di borsa.
    In realtà un paio di privatizzazioni (mini) sono state fatte quest'anno: la prima (non ricordo la società ma ricordo che è stato un vero fallimento per i motivi detti).
    Rai way invece dovrebbe portare a casa quanto desiderato, 150/200 milioni.

    Per il resto so bene che abbiamo responsabilità come paese per il debito accumulato negli anni. Ma se dobbiamo stare in una europa condivisa sarebbe bene che quando si è in difficoltà e quando si stanno facendo da 3 anni grossi sforzi, peraltro in una fase recessiva o di stagnazione dell'economia eurozona, dall'altra parte dovrebbero darci una mano e non buttarci di sotto.

    L'Italia dal 2012 è l'unico paese in avanzo primario; ed essere in avanzo primario ma in una fase di deflazione e di economia fiacca dell'Eurozona, crea lo stesso molti problemi al debito pubblico.
    Soprattutto se devi pagare cedole sui btp a tasso fisso e con tassi molto più alti dell'inflazione ereditati dal passato.

    Se almeno in questi anni di austerità e di stagnazione avessero permesso di fare alla Bce il suo dovere (mandato di inflazione al 2%) e se la Germania avesse fatto da locomotiva con maggiori investimenti pubblici e domanda interna, avremmo meno problemi noi, la Spagna, la Francia.

    Ricordo che nel 2003 la Germania era messa peggio di noi. Sforò il 3% di deficit (noi no dal 2012) e non prese infrazioni in quanto chiese venia in cambio di riforme.

    Credo sia praticamente impossibile ridurre il rapporto debito PIL in deflazione e con l'europa che arranca, se paghi 75/80 miliardi annui di interessi. Anzi in questa fase più fai austerità più aumenta il rapporto debito PIL.
    L'operatore tedesco medio si chiede perchè la Spagna il Portogallo e quest'anno persino la recia crescono e l'Italia no, tra le altre cose attirano investimenti da tutto il mondo e l'Italia no.
    E di fronte a quelli che tu chiami "grandi sforzi" fa un sorrisino, questo è un punto fondamentale da capire: c'è una totale discrepanza di percezione, di cui magari hanno colpe sia italiani che tedeschi, su cosa stia accadendo. Quelli che tu chiami "grossi sforzi" sono zero in Germania. Quali grossi sforzi? La riforma del lavoro non è anora stata approvata ora e la Spagna l'ha fatta nel 2012, quando noi ne facemmo una azzoppata e inutile per colpa di Bersani, sono stati buttati 9 miliardi negli 80€ e 1,5 in assunzioni di insegnanti, credi che passi inosservato?
    Quali tagli di Cottarelli sono stati fatti?
    Sono state toccate le pensioni retributive, almeno sopra un certo livello? No, e non è che solo perchè in Italia non se ne parli all'estero dimenticano che era stato raccomandato di farlo e non è stato fatto.
    Da anni le cose che sarebbero definibili come "grossi sforzi" sono quelle 4-5 precise, e NON vengono fatte, inutile poi prendersela con la Germania che non aumenta a spesa pubblica, noi per primi non facciamo nulla
    Anzi, sai cosa? A leggere Udo Gumpel, dice che nelle cancellerie europee serpeggia la convinzione che il governo italiano e Renzi pensino che l'Italia prima o poi uscirà dall'euro dichiarando bancarotta, perchè solo così si spiega l'inadempienza di quelle riforme e quei tagli necessari, io non sono d'accordo, ma questa è la percezione, per noi sono "grossi sforzi", per loro è nulla.
    Ah non passa neanche inosservato che in Italia l'austerità non è esistita con spesa pubblica salita sempre, così come i salari medi.

    Io sono abbastanza preoccupato da questa percezione così divaricata, in effetti, come se vivessimo in mondi diversi.
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  6. #6
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio

    L'operatore tedesco medio si chiede perchè la Spagna il Portogallo e quest'anno persino la recia crescono e l'Italia no, tra le altre cose attirano investimenti da tutto il mondo e l'Italia no.
    E di fronte a quelli che tu chiami "grandi sforzi" fa un sorrisino, questo è un punto fondamentale da capire: c'è una totale discrepanza di percezione, di cui magari hanno colpe sia italiani che tedeschi, su cosa stia accadendo. Quelli che tu chiami "grossi sforzi" sono zero in Germania.
    Hai ragione tu: è questione di percezione e non di realtà. La Spagna è percepita come una ubbidiente scolaretta solo perché ha tagliato i salari pubblici e privati del 30%; invece l'Italia ha aumentato i salari netti privati del 10% circa, considerando gli 80 euro di minori tasse, i contratti e la deflazione. Questo fa dimenticare ai tedeschi che il rapporto deficit/PIL della Spagna è al 5,5% nel 2014 e quello dell'Italia al 3%; e che la Spagna è in disavanzo primario mentre l'Italia è in avanzo primario intorno al 2% dal 2012; per non parlare dell'avanzo corrente (bilancia dei pagamenti): in Italia era in passivo di 50 miliardi annui nel 2011, adesso siamo in attivo di 30 miliardi annui. E la Spagna è sempre in passivo.

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio


    Quali grossi sforzi? La riforma del lavoro non è anora stata approvata ora e la Spagna l'ha fatta nel 2012, quando noi ne facemmo una azzoppata e inutile per colpa di Bersani, sono stati buttati 9 miliardi negli 80€ e 1,5 in assunzioni di insegnanti, credi che passi inosservato?
    Quali tagli di Cottarelli sono stati fatti?
    Sono state toccate le pensioni retributive, almeno sopra un certo livello? No, e non è che solo perchè in Italia non se ne parli all'estero dimenticano che era stato raccomandato di farlo e non è stato fatto.
    Da anni le cose che sarebbero definibili come "grossi sforzi" sono quelle 4-5 precise, e NON vengono fatte, inutile poi prendersela con la Germania che non aumenta a spesa pubblica, noi per primi non facciamo nulla
    Anzi, sai cosa? A leggere Udo Gumpel, dice che nelle cancellerie europee serpeggia la convinzione che il governo italiano e Renzi pensino che l'Italia prima o poi uscirà dall'euro dichiarando bancarotta, perchè solo così si spiega l'inadempienza di quelle riforme e quei tagli necessari, io non sono d'accordo, ma questa è la percezione, per noi sono "grossi sforzi", per loro è nulla.
    Ah non passa neanche inosservato che in Italia l'austerità non è esistita con spesa pubblica salita sempre, così come i salari medi.

    Io sono abbastanza preoccupato da questa percezione così divaricata, in effetti, come se vivessimo in mondi diversi.
    I grossi sforzi sono dimostrati dall'avanzo primario in Italia, unici in Europa, del 2%; e dal deficit/PIL che nel 2015 sarà del 2,6% contro il 5% della Spagna.

    Riguardo alle riforme devi dare un po' di tempo: in Italia per 30 anni sono state bloccate; ed ancora adesso c'è chi fa estrema resistenza anche all'interno della maggioranza (con l'aiuto della CGIL); e forse farebbero anche fallire il paese pur di far cadere Renzi perché non faccia le riforme.

    Inoltre in una fase di deflazione e di stagnazione europea è deleterio anche per il debito della Spagna e della Francia fare austerità mentre la stessa Germania si rifiuta di fare da locomotiva e mentre la BCE è frenata dai falchi della Bundesbank.
    Draghi finora, solo con i bluff, è riuscito a far calare gli spread (anche grazie al nostro attivo nella bilancia dei pagamenti e grazie all'avanzo primario) mentre l'attivo di bilancio della BCE (la liquidità immessa) calava dai 3000 miliardi del 2012 ai 2000 attuali. E mentre l'Euro raggiungeva a maggio il valore di 1,396 sul dollaro.
    Ti pare questa la situazione migliore per ridurre il rapporto Debito/PIL?
    Ultima modifica di Dav. c. G.; 12-11-14 alle 19:05

  7. #7
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    Hai ragione tu: è questione di percezione e non di realtà. La Spagna è percepita come una ubbidiente scolaretta solo perché ha tagliato i salari pubblici e privati del 30%; invece l'Italia ha aumentato i salari netti privati del 10% circa, considerando gli 80 euro di minori tasse, i contratti e la deflazione. Questo fa dimenticare ai tedeschi che il rapporto deficit/PIL della Spagna è al 5,5% nel 2014 e quello dell'Italia al 3%; e che la Spagna è in disavanzo primario mentre l'Italia è in avanzo primario intorno al 2% dal 2012; per non parlare dell'avanzo corrente (bilancia dei pagamenti): in Italia era in passivo di 50 miliardi annui nel 2011, adesso siamo in attivo di 30 miliardi annui. E la Spagna è sempre in passivo.



    I grossi sforzi sono dimostrati dall'avanzo primario in Italia, unici in Europa, del 2%; e dal deficit/PIL che nel 2015 sarà del 2,6% contro il 5% della Spagna.

    Riguardo alle riforme devi dare un po' di tempo: in Italia per 30 anni sono state bloccate; ed ancora adesso c'è chi fa estrema resistenza anche all'interno della maggioranza (con l'aiuto della CGIL); e forse farebbero anche fallire il paese pur di far cadere Renzi perché non faccia le riforme.

    Inoltre in una fase di deflazione e di stagnazione europea è deleterio anche per il debito della Spagna e della Francia fare austerità mentre la stessa Germania si rifiuta di fare da locomotiva e mentre la BCE è frenata dai falchi della Bundesbank.
    Draghi finora, solo con i bluff, è riuscito a far calare gli spread (anche grazie al nostro attivo nella bilancia dei pagamenti e grazie all'avanzo primario) mentre l'attivo di bilancio della BCE (la liquidità immessa) calava dai 3000 miliardi del 2012 ai 2000 attuali. E mentre l'Euro raggiungeva a maggio il valore di 1,396 sul dollaro.
    Ti pare questa la situazione migliore per ridurre il rapporto Debito/PIL?
    Ora i tedeschi non stanno neanche a guarare se cala il debito, quello sarà l'ultima cosa, ma se vengono intraprese certe misure, e non vengono intraprese.
    L'aumento dei salari da noi anche con la crisi non è dovuto agli 80€ che alla fine anzi dovrebbero anzi produrre una diminuzione, visto che si calcola il lordo, ma al nostro sistema sclerotico per cui non è possibile scegliere demansionamenti e riduzioni part time ai licenziamenti, e al fatto che non è stata fatta una seria riforma del lavoro finora. Non si è intervenuto sugli stipendi statali e ripeto soprattutto sulle pensioni.
    Tu puoi anche non approvare la percezione della Commissione e della Germania, ma è quella di chi decide se investire in ITallia e Spagna, e la pensano così, e quindi hanno ragione loro e non Renzi, perchè hanno il coltello dalla parte del manico, nel senso che alla fine investono in Spagna e non in Italia.
    Renzi può anche dire che sta facendo tantissimo, ma se loro la pensano diversamente, e in modo motivato, così è, a loro non importa il valore del disavanzo primario se scende più velocemente di quanto scenda il deficit da noi.
    Cosa vogliono le imprese internazionali, e non tanto la Merkel, è chiarissimo, è stato detto e ridetto, e non è quello che sta facendo Renzi, che può prendersela quanto vuole, ma fino a un certo punto, perchè questi investitori non sono poi così cattivi se investono praticamente dappertutto tranne che da noi. E in Francia. Ma la Francia ha le spalle più larghe, ha delle solide multinazionali, noi no.
    Non so, io spero che alla fine qualcuno si decida a dare un'accelerata lasciando perdere il populismo, qualcuno dovrà cedere, non sarà la Germania, no di certo, con l'AfD che sale, vedremo la fine di mosse stupide come quella degli 80€, vedremo un bel taglio delle pensioni retributive e liberalizzazioni e privatizzazioni totali.
    Speriamo senza passare troppo tempo e in un'altra crisi di fiducia perchè c'è il rischio che da noi i Savini e i Grillo ne frattempo si rafforzino. Mentre Renzi perderebbe definitivamente la pochissima credibilità che ha in Europa
    Against all odds

  8. #8
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Ora i tedeschi non stanno neanche a guarare se cala il debito, quello sarà l'ultima cosa, ma se vengono intraprese certe misure, e non vengono intraprese.
    L'aumento dei salari da noi anche con la crisi non è dovuto agli 80€ che alla fine anzi dovrebbero anzi produrre una diminuzione, visto che si calcola il lordo, ma al nostro sistema sclerotico per cui non è possibile scegliere demansionamenti e riduzioni part time ai licenziamenti, e al fatto che non è stata fatta una seria riforma del lavoro finora. Non si è intervenuto sugli stipendi statali e ripeto soprattutto sulle pensioni.
    Tu puoi anche non approvare la percezione della Commissione e della Germania, ma è quella di chi decide se investire in ITallia e Spagna, e la pensano così, e quindi hanno ragione loro e non Renzi, perchè hanno il coltello dalla parte del manico, nel senso che alla fine investono in Spagna e non in Italia.
    Renzi può anche dire che sta facendo tantissimo, ma se loro la pensano diversamente, e in modo motivato, così è, a loro non importa il valore del disavanzo primario se scende più velocemente di quanto scenda il deficit da noi.
    Cosa vogliono le imprese internazionali, e non tanto la Merkel, è chiarissimo, è stato detto e ridetto, e non è quello che sta facendo Renzi, che può prendersela quanto vuole, ma fino a un certo punto, perchè questi investitori non sono poi così cattivi se investono praticamente dappertutto tranne che da noi. E in Francia. Ma la Francia ha le spalle più larghe, ha delle solide multinazionali, noi no.
    Non so, io spero che alla fine qualcuno si decida a dare un'accelerata lasciando perdere il populismo, qualcuno dovrà cedere, non sarà la Germania, no di certo, con l'AfD che sale, vedremo la fine di mosse stupide come quella degli 80€, vedremo un bel taglio delle pensioni retributive e liberalizzazioni e privatizzazioni totali.
    Speriamo senza passare troppo tempo e in un'altra crisi di fiducia perchè c'è il rischio che da noi i Savini e i Grillo ne frattempo si rafforzino. Mentre Renzi perderebbe definitivamente la pochissima credibilità che ha in Europa
    Guarda che i banchieri tedeschi hanno disinvestito in Italia come hanno disinvestito in Spagna.

    Infatti dicevo che in Italia a fronte di una riduzione del salario lordo nel 2015, ci sarà anche un forte aumento del salario netto: grazie alla riduzione del cuneo fiscale per 15/18 miliardi annui rispetto al 2013.

    Al contrario in Spagna si è avuta riduzione del salario netto e lordo del 30%, e ti assicuro non li invidio.

    Riguardo alle pensioni, la riforma italiana è quella che strutturalmente dà i maggiori risparmi in Europa. Poi sono d'accordo si può fare di più sulla spesa degli attuali pensionati a reddito medio e medio alto e con pensione retributiva; ma non mi sembrano maturi i tempi dal punto di vista politico. Renzi ha già troppi nemici.

    Sugli stipendi degli statali sbagli: dal 2008 questi stipendi sono aumentati del 3,2% (contratto del 2008/2009) e poi più niente. Con inflazione del periodo del 14%. Quindi una riduzione del salario netto dell'11%, salvo che per il 40% di loro che hanno potuto godere, come gli altri dipendenti del privato, degli 80 euro al mese di riduzione fiscale; quindi questo 40% ha avuto una riduzione netta del salario del 2/3% dal 2009, ma solo grazie alla performance degli 80 euro da maggio 2014.
    Ultima modifica di Dav. c. G.; 12-11-14 alle 20:49

  9. #9
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Solo la nostra mentalità stataista può fare pensare che le banche tedesche prendano ordini dal governo nazionale. Nelle vere democrazie come la Germania questo non è pensabile. No, il motivo per cui l'esposizione ai titoli italiani è bassa, oltre al fatto che molti titoli sono stati acquistati da banche italiane in primis, è che i singoli operatori economici tedeschi, che sono investitori globali che certo non chiamano la Merkel per chiedere cosa acquistare, stanno a guardare, rimangono con quei 120 miliardi di esposizione, che non sono bruscolini, ma il 6% del debito italiano, e guardano cosa succede, e dovremmo ringraziare che la situazione è stabile anche se la recessione continua e le riforme non si fanno.

    Perchè è ovvio che se non avessero un pizzico anche incoscio di senso di responsabilità europea e dovessero agire per istinto venderebbero tutto, in base a come da lassù si percepisce, e a ragione, la situazione in Italia.
    Venderebbero subito? Il creditore intelligente non lascia fallire la sua preda.

    L'Italia ha contribuito al fondo salva stati per aiutare la Grecia (e dunque le banche tedesche che sarebbero crollate insieme alla Grecia in caso di default totale) e nessun contribuente tedesco ha dovuto sborsare un euro per l'Italia. Questi sono i fatti, poi se i tedeschi "percepiscono" che devono qualcosa agli italiani è perché non sono razionali come dicono.

    Le Germania sta sfruttando la sua posizione di forza, dovuta non ad una superiorità culturale come millanti ma un migliore timing nelle riforme, che infatti sono state fatte prima della crisi da Shroeder, usando l'euro per ottenere una svalutazione relativa dei salari (relativa perché all'interno dell'area Euro) e costringendo la BCE a preservare la deflazione nonostante tutti gli sforzi che facciamo per ridurre il deficit (e nonostante nelle regole della BCE sia previsto ben altro).

    Sostenere che la Spagna, con la disoccupazione doppia che in Italia e fondamentali di bilancio peggiori dell'Italia, stia uscendo dalla crisi, solo perché il PIL timidamente cresce, te lo dico è proprio una roba di destra. A me sembra un fail totale.

    Liberalizzazioni e privatizzazioni si limitano solo ad aumentare l'offerta, ma se non ci sono mercati di sbocco perché la domanda ristagna (anche in Germania perché i salari sono compressi, come dicevo) non potrà che proseguire la crisi.

    In parte se ne sono accorti anche i falchi, che infatti stanno promuovendo un aumento degli investimenti pubblici in Germania, ma siamo troppo lenti e poco convinti, ancora prigionieri dell'ideologia rigorista.

    Io credo che se l'Europa non si muove nella direzione di una maggiore solidarietà e maggiore unità si arriverà ad un punto di rottura in cui hanno tutti da perdere.
    Ultima modifica di Alepk; 12-11-14 alle 20:58

  10. #10
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    Predefinito Re: L'Italia dentro l'eurozona, ma in modo diverso.

    Citazione Originariamente Scritto da Alepk Visualizza Messaggio

    Venderebbero subito? Il creditore intelligente non lascia fallire la sua preda.

    L'Italia ha contribuito al fondo salva stati per aiutare la Grecia (e dunque le banche tedesche che sarebbero crollate insieme alla Grecia in caso di default totale) e nessun contribuente tedesco ha dovuto sborsare un euro per l'Italia. Questi sono i fatti, poi se i tedeschi "percepiscono" che devono qualcosa agli italiani è perché non sono razionali come dicono.

    Le Germania sta sfruttando la sua posizione di forza, dovuta non ad una superiorità culturale come millanti ma un migliore timing nelle riforme, che infatti sono state fatte prima della crisi da Shroeder, usando l'euro per ottenere una svalutazione relativa dei salari (relativa perché all'interno dell'area Euro) e costringendo la BCE a preservare la deflazione nonostante tutti gli sforzi che facciamo per ridurre il deficit (e nonostante nelle regole della BCE sia previsto ben altro).

    Sostenere che la Spagna, con la disoccupazione doppia che in Italia e fondamentali di bilancio peggiori dell'Italia, stia uscendo dalla crisi, solo perché il PIL timidamente cresce, te lo dico è proprio una roba di destra. A me sembra un fail totale.

    Liberalizzazioni e privatizzazioni si limitano solo ad aumentare l'offerta, ma se non ci sono mercati di sbocco perché la domanda ristagna (anche in Germania perché i salari sono compressi, come dicevo) non potrà che proseguire la crisi.

    In parte se ne sono accorti anche i falchi, che infatti stanno promuovendo un aumento degli investimenti pubblici in Germania, ma siamo troppo lenti e poco convinti, ancora prigionieri dell'ideologia rigorista.

    Io credo che se l'Europa non si muove nella direzione di una maggiore solidarietà e maggiore unità si arriverà ad un punto di rottura in cui hanno tutti da perdere.
    Bravo!

    Leggi questi 2 articoli, sono davvero interessanti



    Quei listini drogati di liquidità - Il Sole 24 ORE


    Che cosa vuole fare la Germania? - Il Sole 24 ORE
    Ultima modifica di Dav. c. G.; 12-11-14 alle 21:16

 

 
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