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Discussione: Miglioristi, a noi!

  1. #1
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    Predefinito Miglioristi, a noi!

    Il Foglio 18/02/2015
    Miglioristi, a noi!
    Che ci fanno riuniti a discutere di futuro e sinistra gli eredi politici di Napolitano? Dirlo a Renzi


    Milano. Sono le ore quindici di un lunedì freddo a Milano, a due passi da Porta Romana.Alcune persone si infilano nell'ingresso di un noto teatro, uno dei templi della cultura di sinistra meneghina. Per chi non è di Milano,diciamo che il luogo è il Teatro Franco Parenti, il già mitico Salone Pier Lombardo. Il cronista del Foglio è riuscito a infilarsi alla riunione riservata, in una stanza in ombra in fondo al foyer, pareti nere e un piccolo palco verde, un tavolino, e adesso è in grado di raccontarvi che cosa è successo. Se fosse un pezzo insider del direttore del Foglio, inizierebbe più o meno così. Solo che, a questo punto, spunterebbero fuori dei giovani trentenni renziani, con due smartphone per orecchio,e slide e progetti di rottamazioni e startup. Invece ecco un ventina, trenta, persone,qualche bella signora e molte teste brizzolate,età minima di ingresso sopra la cinquantina,sessanta il punto giusto. E’ una riunione di miglioristi del fu Pci. Miglioristi?, esclameranno a questo punto i nostri giovani lettori. Sì, miglioristi. Ma l’ultimo, magnifico migliorista, il loro capo, non se n’è appena andato dal Quirinale, dopo nove anni, osannato come un padre della patria?, insisteranno. No, la storia è un po’ più varia, un po’ più complessa, persino più attuale. E anche interessante.Se ci seguite nel racconto.

    Al tavolo dei relatori, con Antonio Napoli,già coordinatore della corrente più liberale del Partito comunista e organizzatore dell’incontro, c’è Umberto Ranieri, barba e occhiali. E’ lui che prende la parola. Non per parlare dei tempi andati: “Le battaglie dei miglioristi non hanno perso attualità. Molte di quelle tracce si possono ritrovare oggi in Renzi, e nelle cose che il presidente del Consiglio sta provando a realizzare adesso”. Ecco, Renzi. Perché le battaglie portate avanti,ormai più di trent'anni fa, dalla corrente liberal-socialista del Pci furono “battaglie difficili,concluse per vari motivi con una sconfitta storica, per noi e per tutta la sinistra”. Ma sono,guarda un po’, molte delle stesse di Renzi: le riforme istituzionali, la riforma del mercato del lavoro, una visione economica adeguata alla modernità globale, idee di politica estera europeiste e con una visione critica,già allora, del problema islamico, tanto per fare esempi. In generale, la lotta contro il massimalismo conservatore della sinistra.Lo stesso che innerva i nemici interni di oggi di Matteo Renzi.

    Perché trovarsi a parlare di questo? Lunedì andava in scena a Milano un raduno di esponenti della lista dei miglioristi che erano presenti al Congresso nazionale del Pci del 1991, a Rimini, quello che cambiò il nome in Pds. Non è, come si potrebbe pensare, la riunione della leva calcistica del 1968. E non sarà l’unica, se l’obiettivo è la nascita di una “Associazione Miglioristi” in cui rimettere in circolo le idee e le forze degli eredi, chiamiamoli i ragazzi, della corrente guidata da Giorgio Napolitano. C’erano Piero Borghini, Salvatore Veca, il filosofo del gruppo, Enrico Morando, oggi sottosegretario all’Economia, Umberto Minopoli, oggi presidente di Ansaldo Nucleare e tra i promotori della riunione assieme a Sergio Scalpelli. Salvatore Veca dice: “Avevamo capito che solo come erede del liberalismo il movimento comunista poteva avere un futuro. Era riformismo, e fu liquidato come ‘oscura degenerazione morale’”. Ora che la storia gli ha dato postuma ragione,si può dare una mano di idee, progetti, a un partito – il Pd, di cui in pochi hanno la tessera – che voglia essere differente, non più il partito-ditta e autoreferenziale di Bersani. Minopoli ci tiene a precisare che “non è per stare ancora a ridiscutere se avesse ragione Bernstein o Lenin”. Morando ribatte che no, ma “lo scontro nella sinistra è ancora esattamente quello”, purtroppo, tra una sinistra liberale e una sbandata populista da arginare,e il vecchiume civatiano. E allora, Renzi. Se vuole. Per Borghini Renzi è addirittura “il nostro vindice”. O meglio, come argomenta Scalpelli: “Il renzismo è la fase suprema del migliorismo. Nel senso che Renzi può realizzare le idee che i miglioristi propugnavano allora, ma che non hanno saputo realizzare”. Dove il “non hanno saputo”, ha per Scalpelli un suono diverso dal banale rimpianto: “Non ci riuscimmo, perché restammo prigionieri del mito dell’unità del partito. Per cui, a un certo punto, si rinunciava alla battaglia delle idee e ci si adeguava”. Ma non va più così, può non essere più così, nel Pd di oggi. Quello che può sconfiggere i “peggioristi” con le riforme.
    Maurizio Crippa
    una prospettiva storica del renzismo moderno. articolo veramente gustoso...
    Ultima modifica di Ted; 19-02-15 alle 00:11

  2. #2
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    Predefinito Re: Miglioristi, a noi!

    beh un'associazione in parte figlia dei miglioristi già esiste... Liberal PD -
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  3. #3
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    Predefinito Re: Miglioristi, a noi!

    Volendo parlare un po' di aree politico culturali ( visto che ci siamo) mi chiedo se nel PD sia o no diffusa la sensazione che personalmente mi ritrovo a provare sempre più spesso...ovvero quella di essere "orfani" di un area culturale di riferimento nel PD. Area culturale, lo preciso, non area politica.

    Ultimamente si parla spesso degli orfani della sinistra PD...ma a mio umile parere, loro un'area culturale ce l'hanno ancora, semplicemente si struggono o si risentono del fatto che sia minoranza interna e quindi non più in grado di dettare la linea politica.

    Il problema semmai è quello di chi sosteneva Bersani da posizioni mediane, non vicine quindi a giovani turchi, Fassina, Orfini et similia, né vicine a posizioni centriste come potevano essere quelle dei lettiani; in quest'area di mezzo sono molti ad essersi spostati su Renzi, considerandolo l'unica chance per non far andare definitivamente a sbattere il partito. Lo si è votato e sostenuto negli ultimi anni, anche convintamente in molti casi, ma Renzi non potrà mai essere un riferimento culturale per quest'area....un'area che sostiene Renzi, che responsabilmente lavora nel e per il partito, ma che non è culturalmente associabile a Renzi tanto quanto non era associabile a Fassina. Ad oggi, né Renzi né Cuperlo né tantomeno Civati possono essere di riferimento in questo senso, né può esserlo un Bersani per molti aspetti opaco rispetto al passato.

    Ci si trova ad essere distinti e distanti dalla "sinistra" di Fassina e Civati senza per questo ritrovarsi completamente nel nuovo renzismo a forte trazione liberale, non potendosi neanche identificare nel pragmatico rosso d'antan di Orfini, fedelissimo al partito comunità ma troppo postcomunista sotto molti aspetti.
    Ultima modifica di Gdem88; 19-02-15 alle 01:56
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  4. #4
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    Predefinito Re: Miglioristi, a noi!

    Dopo un po' il timore di fare, mutatis mutandis, la fine dei Repubblicani Moderati (Rockefeller Republican - Wikipedia, the free encyclopedia) divorati dal Tea Party viene....un'area mediana sempre più mediaticamente e culturalmente schiacciata tra la sinistra che auspica la rivincita e il renzismo della prima ora.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Miglioristi, a noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Ted Visualizza Messaggio
    una prospettiva storica del renzismo moderno. articolo veramente gustoso...
    si ma basta storia, basta articoli sul pci scritti al passato prossimo

  6. #6
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    Predefinito Re: Miglioristi, a noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Volendo parlare un po' di aree politico culturali ( visto che ci siamo) mi chiedo se nel PD sia o no diffusa la sensazione che personalmente mi ritrovo a provare sempre più spesso...ovvero quella di essere "orfani" di un area culturale di riferimento nel PD. Area culturale, lo preciso, non area politica.

    Ultimamente si parla spesso degli orfani della sinistra PD...ma a mio umile parere, loro un'area culturale ce l'hanno ancora, semplicemente si struggono o si risentono del fatto che sia minoranza interna e quindi non più in grado di dettare la linea politica.

    Il problema semmai è quello di chi sosteneva Bersani da posizioni mediane, non vicine quindi a giovani turchi, Fassina, Orfini et similia, né vicine a posizioni centriste come potevano essere quelle dei lettiani; in quest'area di mezzo sono molti ad essersi spostati su Renzi, considerandolo l'unica chance per non far andare definitivamente a sbattere il partito. Lo si è votato e sostenuto negli ultimi anni, anche convintamente in molti casi, ma Renzi non potrà mai essere un riferimento culturale per quest'area....un'area che sostiene Renzi, che responsabilmente lavora nel e per il partito, ma che non è culturalmente associabile a Renzi tanto quanto non era associabile a Fassina. Ad oggi, né Renzi né Cuperlo né tantomeno Civati possono essere di riferimento in questo senso, né può esserlo un Bersani per molti aspetti opaco rispetto al passato.

    Ci si trova ad essere distinti e distanti dalla "sinistra" di Fassina e Civati senza per questo ritrovarsi completamente nel nuovo renzismo a forte trazione liberale, non potendosi neanche identificare nel pragmatico rosso d'antan di Orfini, fedelissimo al partito comunità ma troppo postcomunista sotto molti aspetti.
    Ottima riflessione (come sempre, Gdem).

 

 

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