Il titolare delle Finanze si spinge a evocare quel che può succedere "quando si scoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa". E all'omologo tedesco Schaeuble torna a chiedere che la Ue volti pagina sull'austerità. Ma Atene, se non si piegherà alle richieste dei creditori, si ritroverà fuori dall'euro e in default. A poco valgono le rassicurazioni della banca centrale greca sul fatto che "il sistema bancario resta protetto"
Atene risponde a Francoforte. Colpo su colpo. Per prima cosa il governoTsipras ha chiarito che “la Grecia non fa ricatti e non li accetta”. Ma poco dopo il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha risposto allamossa di mercoledì della Banca centrale europea, che ha deciso di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche del Paese in cambio di liquidità, con una provocazione durissima all’indirizzo di Berlino: “La Germania sa bene che cosa può succedere quando siscoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa e la si espone a trattative e preoccupazioni di una crisi del debito deflattiva, senza luce alla fine del tunnel: questa nazione prima o poi fermenta”. Un riferimento per nulla velato agli anni drammatici della nascita delnazionalsocialismo. “Siamo il primo tassello del domino che cade – ha rincarato poi Varoufakis, famoso per aver definito “tortura” il memorandum imposto dalla troika ai Paesi in crisi – ma non siamo responsabili dell’effetto domino“. Parole come pietre, soprattutto perché il ministro le ha pronunciate parlando alla tv tedesca Ard. E nello stesso giorno in cui a Berlino ha incontrato l’omologo tedesco Wolfgang Schaeuble.
Grecia: "No a ricatti". Ma Varoufakis provoca Berlino: "Umiliarci è un rischio" - Il Fatto Quotidiano




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