Combattenti stranieri - rivista italiana di geopolitica - Limes
[Clicca sulla carta per ingrandirla]
"Nei conflitti africani e mediorientali noi stiamo con i regimi arabi sunniti che alimentano il jihadismo, a partire dall’Arabia Saudita.Inoltre, siamo alleati della Turchia, porta girevole dei foreign fighters nei viaggi di andata e ritorno dalle palestre del jihad.
Ove non bastasse, ci siamo innamorati - l’Italia più di altri paesi europei - dell’Egitto del dittatore al Sisi, protagonista della mattanza contro i Fratelli musulmani che colpisce l’unico diaframma fra l’islam politico, per quanto ambiguo, e il terrorismo nel nome di Allah.
Siamo invece avversari dell’Iran, l’unico Stato - islamico o meno - che mandi i suoi soldati a combattere davvero lo Stato Islamico, mentre non si conosce un solo terrorista di matrice persiano-sciita che abbia preso di mira l’Europa.
Per non farci mancar nulla, ci dedichiamo contemporaneamente allo scontro con la Russia, che a sua volta è in guerra permanente con i terroristi nel Caucaso, alcuni dei quali sono accorsi a rafforzare le file del «califfo» al-Bagdadi. Infine, non abbiamo il coraggio di confessare a noi stessi che qualche foreign fighter non è affatto sfuggito alle nostre maglie di sicurezza, ma è finito in Siria su mandato delle intelligence occidentali impegnate a supportare la battaglia contro al-Asad, colpevole di eccessiva prossimità all’Iran e alla Russia. Tutto logico, tutto normale?".
La carta di Laura Canali evidenzia la provenienza dei foreign fighters che si uniscono allo Stato Islamico in Siria e in Iraq - e che in alcuni casi successivamente tornano in patria a combattere il jihad. Sono rappresentate le rotte di andata e ritorno, i paesi strategici, i passaggi di frontiera e il numero stimato di combatttenti stranieri per paese d'origine.





Rispondi Citando
