Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Non c'è fine all'assurdo

    Ricevo da un italiano all'estero, ex frequentatore del forum Padania:

    MAIL PERVENUTAMI:

    On Jun 13, 2010, at 22:26, xxxx@xxxx wrote:

    Cari amici della Colonie Libere Italiane ed altre associazioni,

    Si discute sempre di associazionismo, e di "Italiani
    all'estero" le cui iniziative sembrerebbero destinate ad un come irrecuperabile declino.
    Come molti di voi sapere non
    corrisponde per nulla alla mia convinzione: gli italiani all'estero sono piu' numerosi di prima, c'e' persino una
    "nuova emigrazione" ed i nuovi emigrati non stanno affatto con le mani in mano (ed io ho l'orgoglio di essere tra
    quelli).

    Ecco qui una inziativa di italiani all'estero: partono da Barcellona per sbarcare a Genova!

    http://www.losbarco.org/lang/it/e-la-nave-va/Ho gia' dato la mia adesione personale (pur non potendo imbarcarmi,

    vivendo di la dalle alpi e non di la dal mare).
    Riuniro' il comitato della Colonia Libera Italiana di xxxxxx (dove

    vivo e di cui sono presidente) e mi prodighero' affinche' noi si dia una nostra adesione.
    Propongo che tutti voi
    facciate lo stesso, con le vostre associazioni o a titolo personale.

    In particolare ritengo che dovrebbe aderire per
    intero la federazione xxxxxxxxxxx. Che leggete in copia).

    "Commemorare il
    Risorgimento" ? .... IL RISORGIMENTO LO DOBBIAMO RICOMINCIARE!


    MIA RISPOSTA

    Il risorgimento lo dobbiamo ristudiare per comprenderne appieno la portata tragica. L'italia, un paese senza nazione costruito da massonerie d'oltremare e dalla più stracciona e spregiudicata tra le dinastie europee, cresciuto nella repressione sanguinosa al sud e al nord, prosperato nella corruzione, nella dittatura, nel clientelismo, nel degrado morale e civile e nella soppressione sistematica dell'identità dei popoli assoggettati con la forza. Le stesse persone reclutate in questa vostra messinscena sono in gran parte discendenti di cittadini italiani che hanno dovuto lasciare per abbandono, fame e disperazione questa "patria" matrigna a cui vi appellate, una "patria" tanto generosa e prodiga coi pendagli da forca. Davvero un'iniziativa lodevole. Nient'affatto sorprendente, peraltro.
    Ultima modifica di semipadano; 13-06-10 alle 22:46
    L'occasione fa l'uomo italiano

  2. #2
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    Uhm, sono abitanti delle "Colonie Libere itagliane" all'estero (il che significa che per loro l'itaglia non è uno stato libero ma un regime), partono da Barcellona per sbarcare a Genova, per ricominciare il Risorgimento (= guerra di liberazione) da Genova, e quindi in Padania....non sembra che queste persone siano proprio ostili alla causa indipendentista :mmm:
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  3. #3
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    La tua equazione Risorgimento=guerra di liberazione mi sbalordisce. Anche Gary Baldie era partito dalla Padania. No credimi, costui è proprio nemico giurato dell'indipendentismo.
    L'occasione fa l'uomo italiano

  4. #4
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    Giusto per fugare...

    E la nave va: il manifesto

    Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.

    Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.

    Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.

    In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.

    Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.

    Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.

    E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

    Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.

    Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.

    Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.

    Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.

    Creiamo ponti, non muri.

    È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.

    Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.

    Potete contattarci fin da subito all’indirizzo e-mail: contatto@losbarco.org


    Questa, signori, condita di parole anche condivisibili, è la propspettiva italiana. Il punto di partenza è la rinascita dell'italia. Per me la riscossa parte dalla dissoluzione dello stato italiano.
    L'occasione fa l'uomo italiano

  5. #5
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    La tua equazione Risorgimento=guerra di liberazione mi sbalordisce. Anche Gary Baldie era partito dalla Padania. No credimi, costui è proprio nemico giurato dell'indipendentismo.
    Beh in Lombardia il Risorgimento è stato in parte vissuto, da quelli che l'hanno fatto, come una guerra di liberazione (ossia si lottava per la libertà in casa propria, non certo per l'itaglia)...non abbiamo avuto niente, nè la libertà nè l'autodeterminazione (anzi abbiamo anche peggiorato), quindi pensavo che questa persona interpretasse le cose in questo modo....ovvio che ti credo, ma la persona in questione è un tipo bislacco :sofico:
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  6. #6
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    Giusto per fugare...

    E la nave va: il manifesto

    Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.

    Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.

    Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.

    In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.

    Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.

    Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.

    E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

    Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.

    Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.

    Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.

    Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.

    Creiamo ponti, non muri.

    È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.

    Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.

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    Mamma mia....si dice che all'estero vanno i migliori, ma quanti casi umani smentiscono questo detto
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  7. #7
    il merovingio
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

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    E la nave va: il manifesto

    Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.

    Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.

    Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.

    In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.

    Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.

    Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.

    E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

    Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.

    Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.

    Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.

    Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.

    Creiamo ponti, non muri.

    È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.

    Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.

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    Vabè, ma questo è un gruppetto di komunistelli no-global andati a svernare a Barcellona con i soldi del papy per farsi canne e bere sangria dalla mattina alla sera...
    Io giuro che riuscirò a motivarti, Palla di Lardo, a costo di andare ad accorciare il cazzo a tutti i cannibali del Congo!

  8. #8
    phasing out
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    Guarda, il tecnico più bravo dell'istituto in cui lavoro si è trasferito anni fa a Barcellona facendosi molto rimpiangere. Non ha alcun senso dire che tutti quelli che vanno all'estero sono komunisti o si fanno le kanne. Io da giovane ho passato 4 anni in America lavorando come un mulo. Ci sono un sacco di bravissimi cristi che scappano all'estero, ma sono vittime del sistema scolastico italiano e non riescono a vedere quano sia folle perdere tempo in pronunciamenti altisonanti per un cadavere come l'italia. Forse è la nostalgia di quell'inferno italiano dove si sentono a casa.

    Quello che invece mi sbalordisce è il fatto che sedicenti federalisti parlino di nuovo risorgimento italiano. È un po' come se inscenassero una manifestazione per costruire uno stalinismo o un nazismo nuovo e migliore. Li guarderesti e gli chiederesti: ma siete pirla? LZ, ma sei pirla o hai qualcosa da guadagnarci?
    Ultima modifica di semipadano; 14-06-10 alle 19:21
    L'occasione fa l'uomo italiano

  9. #9
    il merovingio
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    Predefinito Rif: Non c'è fine all'assurdo

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    Non ha alcun senso dire che tutti quelli che vanno all'estero sono komunisti o si fanno le kanne. Io da giovane ho passato 4 anni in America lavorando come un mulo. Ci sono un sacco di bravissimi cristi che scappano all'estero, ma sono vittime del sistema scolastico italiano e non riescono a vedere quano sia folle perdere tempo in pronunciamenti altisonanti per un cadavere come l'italia. Forse è la nostalgia di quell'inferno italiano dove si sentono a casa.
    Guarda che sfondi una porta aperta, io ho vissuto due anni all'estero tra Germania e Canada... però quelli che vanno in Spagna, e in particolare a Barcellona, mi hanno sempre dato quell'idea là...
    Ultima modifica di Wasabi; 14-06-10 alle 20:25
    Io giuro che riuscirò a motivarti, Palla di Lardo, a costo di andare ad accorciare il cazzo a tutti i cannibali del Congo!

 

 

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