Celebrata in chiesa la prima benedizione di un unione lesbica
Esistono religioni non invasive, che vivono di alcuni principi etici in maniera tranquilla, soavemente autoreferenziale, coerente, senza l’assillo autocratico di far valere le proprie regole e i propri dogmi traslandoli, direttamente o in maniera subdola, nella legislazione dello Stato. Per quel che ne sappiamo, il Buddismo è una di queste. Ma, inopinatamente , nel mare magnum del cristianesimo, con le sue varie diramazioni prodottesi nel corso dei secoli, una confessione religiosa cristiana, quella valdese, pare superarle un po’ tutte, quanto a coerenza ed etica. I Valdesi utilizzano tutti i fondi dell’otto per mille in beneficenza; esaltano il ruolo delle donne, anche come sacerdoti; rifuggono la dottrina stantia cui si richiama un cattolicesimo sempre più stanco ed incapace di rappresentare adeguatamente le trasformazioni della società.
Addirittura, assecondano questi cambiamenti, queste trasformazioni, e lo fanno sulla base di principi di fede liberali, aperti, e, lo diciamo sommessamente, anche intelligenti: riescono perfino, ad esempio, a dire e a praticare il principio:”Dio vuole l’amore, non lo giudica”. Che è un’idea straordinariamente felice, diremmo “dilatata” del concetto di dio, non più confinato ad angusto giudice, dispensatore di sentenze sui peccati degli uomini, ma essere realmente superiore che vive dei propri principi, che non ha bisogno di essere assimilato all’iconografia obsoleta e del tutto irrealistica di chi siede severo sul trono e impartisce ordini o punizioni.
E proprio in base al principio che “dio vuole l’amore e non lo giudica”, un paio di mesi fa due donne si sono sposate a Trapani, con rito valdese, alla presenza di duecento parenti. Senza strepito, e con l’immancabile quasi assoluto silenzio di chi, ovviamente, non ha alcun interesse che la cosa trapeli (la Chiesa Cattolica) tendenzialmente omofobica e, oltretutto, anche misogina. Cattolicesimo,che, soprattutto da quelle parti, si identifica quasi completamente con la società.
L'unione delle due donne - C.h. e B.K. – è stata benedetta dal pastore Alessandro Esposito, che ha concelebrato il rito con altre due donne pastori delle chiese luterana e mennonita.
Ma la cosa civilmente e socialmente più importante è che le due donne gay, cittadine tedesche, avevano vista già riconosciuta la loro unione nel loro Paese d’origine, la Germania, dove la legislazione su questo tipo di unioni è estremamente avanzata, e vengono riconosciuti precisi diritti di convivenza ed ereditari ad ognuno dei coniugi, indipendentemente dal sesso.
Qui da noi, invece, come noto, la legislazione sulle coppie di fatto langue da anni impaludata nei meandri delle stanze parlamentari, da dove, frenata com’è dall’incivile ideologia cattolica, difficilmente ne uscirà con soluzioni adeguatamente avanzate. Diventeremo prima o poi, anche noi, una moderna democrazia?






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hefico:
