





no, è che travaglio stava simpatico a piddini finiani e altra destra non berlusconiana finché governava berlusconi perché giustamente si occupava principalmente di berlusconi, quando è sparito berlusconi e ha cominciato a occuparsi di napolitano renzi tav etc. è diventato antipatico anche agli altri, o forse lo trovavano antipatico anche prima visto che molti renziani-montiani sono ex berlusconiani riciclati


Confermo: e senza "forse".
Specie agli allora inciucisti "mascherati": poi rivelatisi nel "patto d'acciaio" (cit. elnick) agli s-governi Monti, Letta e "Bugiardino" (cit.) ed al conseguente coming-out (inciucista) del Nazareno.
Chi non fa MAI sconti a nessuno è sempre a rischio di risultare "antipatico" a qualcuno: tranne a quei pochi (pochissimi) che sono d'accordo di non fare sconti a NESSUNO.
E sottolineo NESSUNO.


ho sempre avuto una istintiva diffidenza verso il fanatismo ... ma Travaglio non è antipatico semplicemente è modesto. E quindi, fino a che si occupa di cose semplici e modeste come scoperchiare il malaffare forzista la sua pignoleria lo aiuta nel compito, dove deve misurarsi con partiti veri e politica alta il suo ruolo di giornalista di assalto avrebbe bisogno di menti più raffinate e fa semplicemente la figura del povero carciofo, arrabattandosi con le sue misere mistificazioni digeribili giusto dai bananas.
Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.
I I = Inutili Idiozie.


io non so se travaglio sia il miglior giornalista italiano come dicono i suoi estimatori, magari lo è davvero ma solo perché la concorrenza fa schifo, magari è davvero modesto ma che sia modesto perché adesso si sta "misurando con partiti veri e politica alta" non si può sentire, sta facendo lo stesso lavoro di prima con gli stessi identici bersagli di prima, solo che adesso è un po' più difficile perché berlusconi era un criminale conclamato mentre questi sono più viscidi e meno conclamati




#mancoafarloappòsta
Il principio di legalità è una roba da gufi
Di ilsimplicissimus
https://ilsimplicissimus2.wordpress....news.publishes
C’è almeno una consolazione: che il governicchio di Renzi, invischiato dentro una inestricabile palude di imposture, non riesce a mentire fino in fondo sulle sue intenzioni finali, sul suo animus e sul suo senso, possiede insomma quella ingenuità del bugiardo che per quanto spasmodicamente attento sulle singole invenzioni, non riesce a nascondere la propria natura. Così il contabile Padoan, alle prese con una promessa di ripresa che sta già affondando nel nulla come una barchetta di carta, si sfoga con la Corte Costituzionale che nell’emettere le proprie sentenze dovrebbe “fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti“: ora che la questione delle pensioni bruci è un conto, ma sostenere che la Consulta non debba controllare la costituzionalità delle leggi, bensì pensare al bilancio è una chiarissima formulazione tutta italiana del primato dell’economia sulla legalità. Del bilancio sui cittadini. Del profitto sui diritti. Insomma una roba da gufi come direbbe il premier.
Anzi diciamo pure è la definizione di una legalità occasionale e guidata dal profitto oppure dalla convenienza, visione che non può essere certamente attenuata dai balbettii grotteschi dello stesso Padoan sull’equità tra anziani e giovani: dopo aver aperto la scatola nera dell’etica e della progettualità governativa, svelandone le nequizie, tenta di richiuderla con la riproposizione di vecchie fandonie alle quali non crede proprio più nessuno. Il fatto è che per questi omminicchi la legalità e lo stato di diritto hanno senso solo se si alleano con l’arbitrio del potere e ne rappresentano le esigenze: è una mentalità che è già fuori dalla concezione fondamentale della democrazia la quale si distingue proprio per il fatto che tutti gli organi dello stato sono tenuti ad agire secondo la legge.
Ora una cosa è che (come è accaduto in passato) vi siano tentativi sotterranei di condizionare la Consulta, se non vere e proprie prove di patteggiamento, un’altra è rivendicare queste opacità come la strada maestra alla maniera di Padoan quando sostiene che “se ci sono sentenze che hanno un’implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell’impatto”. Questo nulla ha a che vedere con la legalità e la costituzionalità di una legge: se il legislatore ha sbagliato nel concepire la norma, sia sul piano formale che sostanziale ed ideale, non può pretendere di essere assolto solo perché ha basato i suoi conti su un errore.
Ora si può tranquillamente aspettare che il cadavere di Padoan passi sul fiume della politica: l’arresto della crescita Usa, così come il secondo calo consecutivo del manifatturiero in Germania la dicono lunga su quanto sia consistente la favola della ripresa in Italia e alla fine il bullo di Rignano, peraltro sulla stessa linea anche se in maniera più ambigua nei confronti della Consulta, sarà costretto a sacrificare proprio Padoan, ammesso che non rischi di essere travolto lui stesso. Il problema non è lui ma una mentalità da cui tutto il milieu politico è ormai irresistibilmente pervaso: quello di farsi re approfittando della crisi e dell’appoggio sostanziale dell’Europa alle trasformazioni in senso oligarchico. Del resto è una trasformazione abbastanza facile quando almeno la metà dei cittadini è disposto ad accettare la qualità di suddito in cambio di una qualche promessa di salvezza. Che ovviamente non ci sarà, anzi proprio lo spirito di sudditanza non farà che accelerare la caduta.


«Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà la delegata della presidenza del Consiglio, Nicole Minetti, che se ne occuperà volentieri».
Silvio Berlusconi, ore 23 del 27 maggio 2010, rivolto a Pietro Ostuni, capo di gabinetto della Questura di Milano dov'è stata portata Ruby, 17 anni, fermata per furto e fuggita da casa senza documenti. Ostuni se ne fotte delle disposizioni della pm dei minori Annamaria Fiorillo e, anzi, assicura che provvederà al più presto. Con un «indebito intervento», dispone al commissario Giorgia Iafrate il rilascio di Ruby senza nemmeno fotosegnalarla. Ostuni obbedisce dunque a Berlusconi per piaggeria: fa ricevere in questura la spogliarellista del Bunga bunga Nicole Minetti alla quale viene consegnata la ragazza marocchina ancora minorenne. Che poi verrà portata a casa di una prostituta. Ecco, Pietro Ostuni, dopo un vergognoso trasferimento, benché sia uscito indenne dal processo di concussione grazie al Patto del Nazareno che ha prodotto il cambio della legge sulla concussione per induzione (non ha avuto vantaggi indebiti dalla sua servile obbedienza all’allora premier), ora sarà promosso questore.
Non lo ha deciso Berlusconi, ovviamente. Lo ha deciso a Roma il Consiglio di amministrazione per il personale della polizia.
Colui che per l’accusa al processo poteva ottenere «un indebito vantaggio», che infatti poi c’è stato con la sua promozione a vicario, oggi vive la sua consacrazione diventando questore post-sentenza.
Insomma, in Italia obbedire e leccare con servilismo paga sempre.


mINCHIA, IL CAPèO GABINETTO DELLA QUESTURA DEL 2010 E' DIVENTATO QUESTORE BEN 5 ANNI DOPO, OVVIAMENTE GRAZIE A RUBY NON A UN CONCORSO.
La carriera in Polizia: da Commissario a Dirigente Superiore
Come diventare questore inizia dal concorso perCommissari : si tratta infatti, del primo gradino verso la carriera dirigenziale e per accedere a questo ruolo si deve partecipare a un concorso pubblico.
I concorsi sono pubblicati sulla G.U. alla voce:" Concorsi ed esami". Per fare domanda bisogna avere determinati requisiti:
- essere in possesso dei diritti politici e della cittadinanza italiana
- avere 32 anni di età: questo limite non esiste per agenti con tre anni di anzianità e per ispettori.
- possedere il Diploma di Laurea secondo il vecchio ordinamento o Laurea specialistica in Giurisprudenza, Scienze Politiche o lauree equiparate.
Inoltre non bisogna aver riportate condanne e, se nati prima del 1985, si deve aver assolto l'obbligo di leva, avere le qualità morali previste e l'idoneità psico fisicarichiesta. Quest' ultima viene valutata attraverso un test psicofisico prima delle prove scritte.
Se la prova scritta è superata si accede alla prova orale che verte sulle materie della prova scritta e su materie giuridiche, medicina legale, lingua straniera e informatica.
Se il concorso è vinto si è nominati Commissario di Polizia e, in questo caso, presso la Scuola Superiore di Polizia si frequenta un corso della durata di due anni. Durante il corso si consegue il Master di II livello in "Scienze della Sicurezza". Si passa dal primo al secondo anno di corso solo previo superamento degli esami e se si è ottenuta l'idoneità.
Superati gli esami del corso biennale si è nominati Commissario Capo. Dopo la nomina il Commissario capo può decidere di diventare Vice Questore Aggiunto: a questa qualifica si accede dopo aver svolto la funzione di Commissario Capo per 5 anni e 6 mesi.
Raggiunta la qualifica di Vice Questore Capo si può aspirare a diventare Dirigente(primo dirigente, dirigente superiore, dirigente generale).
L'accesso alla qualifica di Primo Dirigente avviene attraverso concorso per titoli ed esami le cui modalità sono decise dal Ministero degli Interni. Dopo tre anni di servizio nella qualifica il Consiglio di Amministrazione del Dipartimento di Pubblica sicurezza promuove e nomina il Dirigente Superiore, cioè il Questore.