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  1. #21
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Hmm, mi sembrano stime un po' troppo inverosimili.
    Fonti?
    E ora a cercare le fonti su internet è difficile, ora i musulmani sono più del 10% della popolazione russa, ma cresceranno, a Mosca sono 2 milioni, ci sono delle previsioni che l'Islam crescerà in Russia poi sono solo previsioni le certezze matematiche sono pari a 0, ricordiamoci che la Russia confina per tanti chilometri con paesi a maggioranza musulmana, ma non si islamizzerà, lo stesso Putin tempo fa era consapevole che c'era stato negli ultimi anni un calo demografico russo e infatti ha fatto politiche per incentivare la demografia dei russi, ma tranquillo Miles non ci sarà un'islamizzazione della Russia, anche perchè le fonti su internet non sono univoche, ne avevo letta un'altra per esempio che diceva che 2 milioni di musulmani si erano convertiti al Cristianesimo ortodosso negli ultimi 20 anni
    Ultima modifica di jack9; 05-04-15 alle 21:04

  2. #22
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    Predefinito Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Preferisco pensare a Gesu' Cristo non come a un uomo coinvolto in beghe terrene interne all'ebraismo ( in particolare vs i farisei) di carattere piu' o meno filosofico/religios/politico - come viene presentato in non poche ricostruzioni volte a sottolinearne il legame con la storia della terra in cui ebbe i natali ..ma come Salvatore dell'uomo e del Cosmo. Sono materialmente infastidito dai tentativi di spiegare il cristianesimo secondo logiche umane e , quindi, alla presentazione di Paolo come 'autore' del cristianesimo . Il cristianesimo nasce con Cristo , non con un' " intuizione" Paolo .


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    Ultima modifica di Anthos; 05-04-15 alle 23:36

  3. #23
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    Preferisco pensare a Gesu' Cristo non come a un uomo coinvolto in beghe terrene interne all'ebraismo di carattere piu' o meno filosofico/religios/politico - come viene presentato in non poche ricostruzioni volte a sottolinearne il legame con la storia della terra in cui ebbe i natali ..ma come Salvatore dell'uomo e del Cosmo. Sono materialmente infastidito dai tentativi di spiegare il cristianesimo secondo logiche umane e , quindi, alla presentazione di Paolo come 'autore' del cristianesimo . Il cristianesimo nasce con Cristo , non con Paolo .


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    C'è da dire una cosa però.
    Dalla fine dell'800 c'è stata una corrente storico/teologica (cominciata con Bultmann - protestante - ma che de facto arriva fino a Mancuso) intesa a demitizzare Cristo presentandolo come un semplice Gesù solo uomo e tutto il resto come una costruzione mitica creata dalla prima comunità cristiana delusa dalla morte (senza resurrezione) di Gesù, una specie di santone forse esseno.
    E c'è la corrente dell'ipotesi mitica , ovvero da Voltaire fino a Cascioli (ma con in mezzo anche alcuni docenti universitari) in cui tutto il Cristo ed il Gesù che conosciamo sono altresì esclusivamente creazioni mitiche copia&incollate da qualche parte.
    Insomma , la spazzatura che si legge abitualmente su molto internet. Senza magari molte basi storiche o filosofiche a loro sostegno, ma gridate , gridate qualcosa resterà.

    Penso perciò che presentare Cristo non solo come pienezza della Divinità, ma comunque ANCHE come un Uomo effettivo, reale, realistico, perfettamente credibile come ebreo del I secolo d.C. , e per estensione i Vangeli come attendibilissima ricostruzione storica della Palestina dell'epoca sia doveroso per istruire gli ignoranti, tacciare gli infingardi, confermare nella Fede.
    Ed è un po' lo stesso dilemma del I Concilio di Nicea (non le puttanate di Dan Brown cioè) ovvero come coesistono le due Nature (Umana e Divina)in un'unica Persona.
    E , un po' come analogia, lo studio di Cristo non può prescindere quindi dallo studio dell'ebraismo ad egli coevo e precedente (quello successivo, no, anzi) ma nemmeno della sua estrinsecazione come Salvator Mundi.
    Preferisco di no.

  4. #24
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    Preferisco pensare a Gesu' Cristo non come a un uomo coinvolto in beghe terrene interne all'ebraismo ( in particolare vs i farisei) di carattere piu' o meno filosofico/religios/politico - come viene presentato in non poche ricostruzioni volte a sottolinearne il legame con la storia della terra in cui ebbe i natali ..ma come Salvatore dell'uomo e del Cosmo. Sono materialmente infastidito dai tentativi di spiegare il cristianesimo secondo logiche umane e , quindi, alla presentazione di Paolo come 'autore' del cristianesimo . Il cristianesimo nasce con Cristo , non con un' " intuizione" Paolo .


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    Caro Anthos... chiamale beghe interne... immagina se oggi il messaggio del Vangelo e le verità insegnate dalla Chiesa avessero il supporto dei canali di Sky e di tutti i giornali di Murdock, delle case di produzione cinematografiche di proprietà ebraica e con la forza delle finanze di Soros, Goldmann, Rothschild ecc... io ho la sensazione che il messaggio di Cristo trionferebbe nel mondo nel giro di pochi decenni.

    Per carità lasciamo pure liberi i signori citati liberi di investire i loro danari come meglio credono e di promuovere le idee che preferiscono.
    Questo però qualcosa vuol pur dire.
    Ultima modifica di emv; 06-04-15 alle 00:49
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA LIBERA SENZA CONTROLLO.
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  5. #25
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Rilancio questo thread. Articolo non breve ma molto denso che si legge con scorrevolezza.
    Una cattiva teologia , sta partorendo troppe bestialità per poter restare indifferenti.
    Se è vero che la Fede in Cristo è il massimo Dono, perchè privarne gli Ebrei?

    EBREI E CRISTIANI
    AFFINCHÉ SIANO UN POPOLO SOLO
    BASI TEOLOGICHE SULLA NECESSITÀ DELL'ANNUNCIO
    DEL VANGELO AGLI EBREI E DEL PREGARE PER LORO
    (a cura di Claudio Prandini)





    Israel Zolli, rabbino capo di Roma che
    nel 1945 aderì al cattolicesimo.





    INTRODUZIONE
    LA CONVERSIONE DEGLI EBREI È ANCORA ATTUALE

    Fonte web

    L’importantissima visita di papa Benedetto XVI alla sinagoga di Roma domenica 17 gennaio 2010, oltre ai frutti provvidenziali che certamente verranno apprezzati ancora di più in futuro, ha portato anche dei commenti interessati che rischiano di far travisare il senso di questo evento.

    Lunedì 18, ad esempio, nel Giornale Radio di Radio 2 alle 7.30, lo storico Alberto Melloni ha affermato che il fatto più importante della visita è la chiara rinuncia alla conversione degli ebrei da parte della Chiesa, cosa che discenderebbe dalla affermazione della irrevocabilità dell’Alleanza tra Dio e il popolo di Israele. Il giorno successivo è toccato al presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, chiedere – come ulteriore passo nel cammino di avvicinamento tra ebrei e cristiani – una rinuncia esplicita alla conversione degli ebrei che, secondo lui, è già implicita.

    Affermazioni di questo genere potrebbero indurre un’opinione pubblica, già abbastanza confusa su questi temi, a pensare che il Papa abbia effettivamente detto o inteso dire che la Chiesa rinuncia alla conversione degli ebrei, o che comunque sia d’accordo con questa visione. In effetti nessuna delle due cose è vera. Non solo l’interpretazione di Melloni cade nella classica situazione di chi confonde la realtà con un proprio desiderio, il fatto è che accettare che una parte dell’umanità sia esclusa dall’annuncio di Cristo significherebbe negare la missione stessa della Chiesa.

    Lo ha spiegato molto bene monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, nel numero di dicembre di Studi Cattolici, affermando che «la capacità ecumenica e di dialogo interreligioso» è «espressione matura e significativa della missione». Il dialogo perciò non è in alternativa alla missione, perché la missione è «il dinamismo di autorealizzazione della Chiesa: la Chiesa diventa sempre più se stessa, quanto più vive la sua missione, cioè il suo impegno ad annunciare Cristo come unica possibilità di salvezza all’uomo di questo tempo, come all’uomo di ogni tempo».

    La missione della Chiesa è dunque verso «tutti gli uomini», nessuno escluso: «Deve essere proposta rigorosamente a tutti gli uomini come unica possibilità di salvezza, certamente nella libertà. Vale a dire: dalla libertà dei cristiani alla libertà degli interlocutori». «Pensare – dice ancora monsignor Negri – che l’evangelizzazione chiara riduca la libertà dei nostri interlocutori è cedere totalmente alla mentalità laicista che domina il mondo di oggi, che ritiene la verità oppressiva della libertà».

    Non si capisce perciò come alcuni cattolici possano sostenere che «la missione valga per tutti gli uomini meno che per qualche categoria (per esempio gli islamici e gli ebrei)». O che «la singolarità del rapporto tra Israele e Chiesa è quello del peculiare percorso salvifico ebraico, per cui rispetto all’ebraismo non può esserci missione istituzionalizzata da parte cristiana».

    «Per un’autentica coscienza della fede – chiosa il vescovo di San Marino – questo risulta inconcepibile: come se ci fosse una via alla salvezza che prescinde dall’avvenimento di Cristo, dall’incontro con Lui, dalla sequela di Lui e dalla conversione a Lui, così come è presente misteriosamente, fino alla fine dei tempi, nella sua Chiesa che è il suo Corpo e il suo Sacramento».


    NUOVA PREGHIERA PER I GIUDEI SECONDO IL MOTU PROPRIO DI BENEDETTO XVI (2008)
    «Oremus et pro Iudaeis ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum. Omnipotens sempiterne Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut plenitudine gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen. »
    Secondo una traduzione non ufficiale la preghiera suona così:
    Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano che Gesù Cristo è il salvatore di tutti gli uomini. Dio onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo.
    Necessità e natura della Conversione degli Ebrei
    1 Parte
    Don Alfredo Morselli
    Stiatico di San Giorgio di Piano,
    15 marzo 2010.
    1. Lo Status quaestionis.
    Le difficoltà maggiori del dialogo inter-religioso tra la Chiesa Cattolica e gli Ebrei non riguardano né la negazione della Shoah - che nessun cattolico sano di mente nega -, né il riconoscimento dello Stato di Israele – il cui stato di fatto, pur unito a riserve sui trattamenti riservati talvolta ai palestinesi cristiani e non, oggi nessuno contesta -, né le critiche al Pontificato di Pio XII (più conseguenza che causa di dissapori).
    La difficoltà maggiore è data dalla questione se il Cattolicesimo e l’Ebraismo possano essere considerate due vie parallele di salvezza o meno; se per un cattolico gli Ebrei si debbano convertire o arrivare al Cattolicesimo, oppure possano o debbano rimanere nella loro religione.
    La scelta della seconda soluzione comporterebbe la fine della missio ad Hebreos.
    In questi termini, in riferimento al problema teologico, si esprimeva già - non so con quali auspici di soluzione - il Cardinale Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (e recentemente tornato agli onori della cronaca per la frattura al femore durante l’aggressione al Papa la sera del 24 dicembre 2009):
    "Fino a quando la teologia non avrà risposto in modo chiaro e sereno al problema del riconoscimento da parte della Chiesa della vocazione permanente del popolo ebraico, il dialogo ebraico-cristiano rimarrà superficiale ed amichevole, pieno di restrizioni mentali” [1].
    Il Rabbino Riccardo Di Segni poneva, qualche anno fa, la stessa questione in questo modo:
    “Il dato che segnalo, è che a 39 anni dalla Nostra aetate (…) non mi è parso di vedere - e sarei lieto se qualcuno mi potesse contraddire - un solo articolo di un cattolico dove si dicesse che i tempi sono cambiati e che un rabbino che si converte al cristianesimo non è più un obbiettivo e un ideale per la Chiesa Cattolica”[2].
    E ancora, recentemente, Il Card. Kasper ribadiva il medesimo concetto
    “Con questo si affronta la questione teologica più fondamentale dell'attuale dialogo ebraico-cristiano: c'è una sola alleanza o ci sono due alleanze parallele per ebrei e cristiani?”[3]
    Dunque il vero problema è il seguente: se oggi incontriamo un nuovo Ratisbonne, che viene a chiedere il Battesimo, gli dobbiamo dire: “Bravo, vieni che ti battezzo”, oppure: “Torna pure alla Sinagoga; dopo il Concilio abbiamo capito che puoi rimanere tranquillamente Ebreo”? E, ammesso che giustamente desideriamo che il maggior numero possibile di Ebrei entri nella Nuova Alleanza, dobbiamo darci da fare anche per cercare di convincere gli Ebrei stessi, annunciare loro Gesù Cristo, oppure dobbiamo limitarci ad una silenziosa testimonianza?
    Il problema è acuito dalla forte pressione, esercitata tanto da Ebrei quanto da sedicenti cattolici, per una soluzione che vada in quest’ultimo senso: così scriveva qualche giorno fa Riccardo Cascioli:
    “Lunedì 18, ad esempio, nel Giornale Radio di Radio 2 alle 7.30, lo storico Alberto Melloni ha affermato che il fatto più importante della visita è la chiara rinuncia alla conversione degli ebrei da parte della Chiesa, cosa che discenderebbe dalla affermazione della irrevocabilità dell’Alleanza tra Dio e il popolo di Israele. Il giorno successivo è toccato al presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, chiedere – come ulteriore passo nel cammino di avvicinamento tra ebrei e cristiani – una rinuncia esplicita alla conversione degli ebrei che, secondo lui, è già implicita”[4].
    2. La risposta nei documenti ufficiali.
    Benché la pressione mediatica presenti come dominante l’idea che Ebraismo e Cristianesimo siano due vie parallele di salvezza, i documenti ufficiali parlano chiaro:
    “Chiesa ed ebraismo non possono essere presentati dunque come due vie parallele di salvezza e la chiesa deve testimoniare il Cristo redentore a tutti”[5].
    Né si può far risalire al Concilio la teoria delle due vie parallele; una retta oggettiva interpretazione del testo conciliare ci viene proprio dal rabbino Di Segni:
    “C’è una frase nella Nostra aetate che non viene quasi mai citata, ma rivela il nodo del problema: "E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio..." dice il documento. È in qualche modo una ripresa dell’antico tema del verus Israel, che nella sua formulazione conciliare lascia aperto il problema: se "nuovo" popolo di D. significa che il vecchio non lo è più, o se insieme vecchio e nuovo hanno un ruolo nella salvezza. Il card. Bea, coraggioso difensore del documento conciliare, (…) non aveva dubbi su questo punto: spiegava che "naturalmente è vero che il popolo ebraico non è più il popolo di D. nel senso di istituzione di salvezza per l’umanità"”[6]
    Inoltre il rabbino capo di Roma fa notare come anche l’allora Card. Ratzinger sembrava anche lui “seguirne la dottrina (…) quando afferma che:
    “Nell’Antico Testamento [il popolo di D.] era il popolo d’Israele, da Cristo in avanti il nuovo popolo è quello dei suoi seguaci”[7].
    D’altronde, il Cardinale Ratzinger stesso si era espresso in modo inequivocabile prima di essere eletto Papa: dopo aver ribadito che “Israele ha ancora un tratto di cammino da compiere”, alla domanda “Questo significa che gli Ebrei devono o dovrebbero riconoscere il Messia ‘?”, il futuro pontefice rispondeva “Noi crediamo di sì”[8].

    Preferisco di no.

  6. #26
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    3. Ancora lo scontro tra le “due ermeneutiche”.

    Benedetto XVI si trova, anche per quanto riguarda la teologia dell’ebraismo, a dover dare energici colpi di timone per raddrizzare la rotta che l’ermeneutica della rottura vuole vanamente far prendere alla Chiesa.

    I problemi di questa correzione di rotta sono enormi: da un lato un Pontefice romano non può che confermare i suoi fratelli ribadendo la verità, senza sconti; da un altro però bisogna non urtare la sensibilità degli Ebrei, al fine di non pregiudicare il dialogo con essi. Per un ebreo, la conversione dall’ebraismo ad altra religione è cosa gravissima[9].

    Con l’espressione dialogo da non pregiudicare non intendo cedimento dottrinale, ma la realizzazione di quanto lo stesso Benedetto XVI si auspicava nel Discorso tenuto nella Sinagoga di Colonia:

    “Infine, il nostro sguardo non dovrebbe volgersi solo indietro, verso il passato, ma dovrebbe spingersi anche in avanti, verso i compiti di oggi e di domani. Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo. Il Decalogo (cfr Es 20; Dt 5) è per noi patrimonio e impegno comune”[10].
    4. La verità senza sconti.
    Il papa ha parlato chiaro; ermeneutica della Riforma non vuol dire assolutamente ritorno al passato, ma progredire senza rotture con lo stesso passato.
    E allora, insieme a tanta pazienza e carità mostrata dal Papa in varie circostanze, il termine conversione, riferito agli Ebrei, è riapparso in un documento del magistero.
    Infatti, ancor prima della tanto contestata preghiera “pro Iudeis” per la forma straordinaria del rito romano - preghiera a cui non è stata tolta l’indicazione rubricale Pro conversione Iudeorum[11] -, il Papa diceva:
    ”Con la loro stessa esistenza i Dodici - chiamati da provenienze diverse - diventano un appello a tutto Israele perché si converta e si lasci raccogliere nell'alleanza nuova, pieno e perfetto compimento di quella antica”[12].
    La benefica influenza di questa impostazione comincia anche a vedersi nei documenti di alcuni episcopati.
    Non si possono che valutare positivamente le ultime prese di posizione - quasi una metamorfosi - dei Vescovi statunitensi.
    Se nelle “riflessioni cattoliche” del documento congiunto del 12-8-2002 Reflections on Covenant and Mission[13] si arrivava a dichiarare che “gli Ebrei già si trovano in una situazione di alleanza salvifica con Dio” [14], abbiamo, quasi sette anni dopo (19-6-2009) - meglio tardi che mai - una Nota dottrinale importantissima dello stesso episcopato nord-americano: A Note on Ambiguities Contained in «Reflections on Covenant ond Mission».
    In questo documento si dichiara che, sebbene la partecipazione cristiana al dialogo inter-religioso “non include normalmente l’esplicito invito al Battesimo e all’entrata nella Chiesa, l’interlocutore cattolico offre sempre la testimonianza per la sequela di Cristo, alla quale tutti sono implicitamente invitati”; e ancora viene detto che alcune affermazioni del documento in questione “porterebbero erroneamente a trarre la conclusione che gli Ebrei hanno l’obbligo di non diventare Cristiani e che la Chiesa avrebbe un corrispondente obbligo di non battezzare gli Ebrei”[15].
    La recente affermazione del Card. Bagnasco, secondo cui “la Conferenza Episcopale Italiana ribadisce che non è intenzione della Chiesa Cattolica operare attivamente per la conversione degli ebrei”[16], va intesa - se vogliamo salvarne l’ortodossia - non in senso assoluto; ma nel senso che non si deve fare proselitismo in modo scorretto; oppure nel senso delle dichiarazioni dei Vescovi statunitensi, che distinguono il dialogo inter-religioso dall’invito al Battesimo, senza però dichiararli incompatibili.
    5. La nuova preghiera pro Iudeis.
    E adesso, dopo aver visto la cornice in cui si colloca la nuova preghiera pro Iudeis, entriamo finalmente in medias res. E cominciamo proprio dal titolo rubricale Pro conversione Iudeorum.

    Che importanza dare a un titolo rubricale? Niente di più di ciò che è, ma neppure niente di meno, considerando che nel Messale del 1965 il titolo era stato tolto[17], cosa che non viene fatta nella prima riforma che il Messale del 1962 subisce in quanto tale.

    6. In che senso si deve parlare di Conversione degli Ebrei ?
    Certamente l’espressione conversione è pertinente agli Ebrei, e rimane ancora valida in sé, perché in questo senso è propria della Tradizione della Chiesa ed è presente nella S. Scrittura.
    “Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto”[18].
    Però dobbiamo ben intendere questa parola, perché la conversione degli Ebrei non è della stessa specie della conversione di un peccatore in generale o di un pagano o di un eretico: si tratta una conversione differente rispetto alla conversione da altre specie di incredulità[19].
    La parola conversione indica comunque l’abbandono di una strada sbagliata, e l’ingresso in una via giusta.
    Qual è dunque il costitutivo formale dell’incredulità degli Ebrei, cioè il terminus a quo della loro conversione?
    Lasciamo la parola a San Tommaso d’Aquino: troviamo una magnifica risposta a questa domanda nella Somma Teologica, I-II, q. 104, art. 4, co.; il titolo dell’articolo è il seguente: Se dopo la passione di Cristo si possano osservare le cerimonie legali senza peccato mortale (… de duratione caeremonialium praeceptorum … utrum sit peccatum mortale observare ea post Christum). Esaminiamo ora il corpo dell’articolo:
    “Tutte le cerimonie sono altrettante professioni di quella fede, che costituisce il culto interiore di Dio. Ora, l'uomo può professare la sua fede interiore con gli atti e con le parole: e in entrambi i casi, se professa della falsità, pecca mortalmente. E sebbene la fede che noi abbiamo del Cristo sia identica a quella che di lui avevano i Patriarchi, tuttavia poiché essi precedettero il Cristo, mentre noi siamo a lui posteriori, la medesima fede viene espressa con verbi differenti. Essi infatti dicevano: "Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio", usavano cioè verbi al futuro: invece noi ci serviamo del passato nell'esprimere la stessa cosa, dicendo che "concepì e partorì". Allo stesso modo, le cerimonie dell'antica legge indicavano il Cristo che doveva ancora nascere e patire: mentre i nostri sacramenti lo indicano già nato e immolato. Perciò, come peccherebbe mortalmente chi adesso, nel professare la fede, dicesse che Cristo deve nascere, cosa che gli antichi invece dicevano con tutta pietà e verità; così peccherebbe mortalmente chi osservasse ancora le cerimonie che gli antichi osservavano con pietà e con fede. Ciò corrisponde a quanto scrive S. Agostino: "Ormai non c'è più la promessa che Cristo deve nascere, patire e risorgere, come quei sacramenti in qualche modo ricordavano; ma c'è l'annunzio che egli è nato, ha patito ed è risorto, come dichiarano apertamente i sacramenti usati dai cristiani"[20].
    Innanzi tutto notiamo che l’Aquinate afferma che lafede che noi abbiamo del Cristo è identica a quella che di lui avevano i Patriarchi; e questo non si può dire di nessuna altra forma di incredulità: e per questo che la conversione degli Ebrei è una conversione specifica.
    Allora da che cosa è necessaria la conversione? Dal dichiarare come ancora da venire gli eventi salvifici che si sono già realizzati nella storia.
    Altrove lo stesso Aquinate – citando S. Agostino, afferma che l’antico popolo dell’Alleanza era tutto prefigurativo: “la vita stessa di quel popolo era profetica, e figurativa del Cristo”[21]: l’incredulità, da cui è necessaria la conversione, è il misconoscere che il tutto essere prefigurativo del popolo dell’Antica Alleanza si è ora compiuto in Gesù Cristo.
    In base a quanto detto, parafrasando il testo di San Tommaso pecca mortalmente – e quindi necessita, oggettivamente, di una vera e propria conversione - chi adesso, nel professare la fede, dice che Cristo deve nascere (anziché è nato), cosa che gli antichi ebrei invece dicevano con tutta pietà e verità.
    Dopo aver visto il terminus a quo della conversione degli Ebrei, vediamo ora il terminus ad quem.
    Questo termine è indicato nella nuova preghiera pro Iudeis: “ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum”; la preghiera è perfettamente conforme con quanto afferma San Tommaso, nel commentare 2 Cor3,16 (“ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto”):
    “affinché questo [velo] sia tolto, non resta altro da fare che convertirsi, ed è quanto egli dice: «quando ci sarà la conversione», ossia di qualcuno di loro a Dio mediante la fede in Cristo, con la stessa conversione «quel velo sarà tolto»”[22].
    7. Conversione o compimento?
    Dopo aver affermato la giustezza e la liceità dell’espressione conversione degli Ebrei, vediamo ora se, in alcuni casi, non sia meglio dire che gli Ebrei devono arrivare a Gesù Cristo; cioè se, talvolta, il riconoscimento soggettivo di Gesù Cristo da parte di un singolo ebreo non sia piuttosto un compimento e un coronamento che una conversione.

    Queste espressioni (compimento e un coronamento) risalgono al … Vaticano I, seppure non compaiano in un decreto ufficiale (sì avete letto bene Vaticano I e non Vaticano II).
    Si tratta del Postulatum pro Hebreis, cioè una petizione che i sacerdoti Augustin e Joseph Lémann (due dei più illustri ebrei convertiti francesi del XIX secolo, che dedicarono poi la loro vita per la conversione del loro popolo), presentarono ai padri conciliari perché la sottoscrivessero[23]: il postulatum chiedeva al Santo Padre e al Concilio di rivolgersi agli Ebrei con un invito del tutto paterno (paterna quadam invitatio), perché questi credessero in Gesù Cristo. Questo testo raccolse l’adesione di ben cinquecentodieci Padri conciliari: i fratelli Lémann non andarono oltre nella raccolta, per non superare il numero delle firme di coloro che richiedevano la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale (cinquecentodiciotto). Pio IX fu entusiasta dell’iniziativa e promise che sarebbe stata messa in agenda per la successiva sessione del Concilio (che non poté tuttavia proseguire, a causa dell’invasione dei Piemontesi).

    Ecco alcuni stralci del postulatum:

    “I sottoscritti Padri, con umile e pressante preghiera, chiedono al Sacro Ecumenico Sinodo Vaticano che si degni di compiere un primo passo, con un invito del tutto paterno, nei confronti del sofferentissimo popolo ebreo: cioè di esprimere l’auspicio che essi, stremati da una lunga e vana attesa, si appressino infine, sollecitamente, al Messia Salvatore nostro, veramente promesso ad Abramo e preannuziato da Mosé: in questo modo non mutando, ma compiendo e coronando la religione Mosaica”[24].
    Quanto sottoscritto dalla totalità dei Padri del Vaticano I, corrisponde ai sentimenti di Eugenio Zolli, ex rabbino capo di Roma: scrive a proposito Judith Cabaud:
    «Quando gli chiedevano perché aveva rinunciato alla Sinagoga per entrare nella Chiesa, [Zolli] rispondeva: "Ma io non vi ho rinunciato. Il cristianesimo è il compimento della Sinagoga. La Sinagoga infatti era una promessa e il cristianesimo è il compimento di questa promessa. La Sinagoga indicava il cristianesimo; il cristianesimo presuppone la Sinagoga. Vedete, dunque, che l'una non può esistere senza l'altra. In realtà io mi sono convertito al cristianesimo vivente"»[25].
    Dobbiamo quindi tenere presente che se, oggettivamente parlando, le cose stanno esattamente come le ha spiegate l’Angelico (cioè la negazione del compimento delle promesse antiche costituisce una colpa grave), non possiamo dire che tutti gli Ebrei dopo la venuta di Gesù Cristo siano nello stato soggettivo di peccato.
    Per capire questi concetti, pensiamo a quegli Ebrei che frequentavano la sinagoga dopo la Resurrezione di Cristo, e ai quali Paolo insegnava nelle sinagoghe, argomentando che Gesù era il Cristo. L’Ebreo che aveva solo vagamente sentito parlare di Gesù Cristo e, soppesando le argomentazioni di San Paolo, accettava il Battesimo, non si è propriamente convertito (a differenza dei neofiti pagani), cioè non è passato da una falsa religione a quella vera, ma ha compiuto e coronato la sua religione.
    Ma ora leggiamo un brano dagli Atti degli Apostoli:
    “Percorrendo la strada che passa per Anfìpoli e Apollònia, giunsero a Tessalònica, dove c'era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine, Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e sostenendo che il Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti. E diceva: "Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio". Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un grande numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà.”[26].
    Ora, soggettivamente, ciò che accadde a Tessalonica pochi anni dopo la Resurrezione di Gesù, può accadere anche oggi.
    Mi si potrebbe obiettare: “Ma sono duemila anni che gli Ebrei conoscono Gesù Cristo; ormai ne hanno sentito parlare abbastanza”.
    Ricordiamo che è dottrina tradizionale che l’obbligo di assentire alla vera fede c’è quando la singola persona è in condizioni soggettive – conosciute solo da Dio – di poter emettere il cosiddetto giudizio di credendità, cioè quando, come direbbe San Tommaso, vede che deve credere[27].
    Non basta, per dovere credere, che una persona conosca la verità, ma è necessario che questa verità sia credibile per lui: cioè la credibilità gli deve essere evidente di certezza morale[28]. La grazia soprannaturale, causa radicale dell’atto di fede, non può che appoggiarsi questa certezza.
    L’acquisizione di questa certezza è quasi sempre il termine di un lungo cammino. E la buona teologia ci dice che quando c’è la retta intenzione ci si può salvare in virtù della fede implicita, facendo parte dell’”anima della Chiesa”.
    Ciò non significa affermare che automaticamente e necessariamente tutti gli Ebrei misconoscono Gesù Cristo senza colpa: come ogni cristiano può rendere vana per lui la grazia di Dio, anche un ebreo può perderla.
    D'altra parte, sempre secondo san Tommaso - che ben riformula un adagio teologico medioevale -, “Dio non nega la grazia a chi, mosso da Dio stesso, fa tutto quello che può”[29].
    E solo Dio ha le bilance per scrutare i cuori di ciascuno, Ebrei, Cristiani e chi altro; quindi solo Dio sa se un singolo ebreo rifiuta Cristo con o senza colpa. Solo se una verità viene infatti conosciuta come credibile, può e deve essere creduta. E, benché la Verità Cattolica sia oggettivamente credibile, possono esistere condizioni soggettive (la storia personale di ognuno) per cui essa è incolpevolmente rifiutata.

    Scriveva Giovanni Paolo II:

    “È evidente che, oggi come in passato, molti uomini non hanno la possibilità di conoscere o di accettare la rivelazione del vangelo, di entrare nella chiesa. Essi vivono in condizioni socio-culturali che non lo permettono, e spesso sono stati educati in altre tradizioni religiose.
    Per essi la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la Chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore e ambientale. Questa grazia proviene da Cristo, è frutto del suo sacrificio ed è comunicata dallo Spirito Santo: essa permette a ciascuno di giungere alla salvezza con la sua libera collaborazione”[30].
    Queste sono le premesse delle teologia cattolica, che hanno ispirato anche Dante, quando scriveva:

    “Ma vedi molti gridan «Cristo Cristo!»
    che saranno in giudizio assai men prope
    a lui che tal che non conosce Cristo”[31].

    E tra questi, chi può dire che non ci siano tanti Ebrei?
    Conclusione.
    Alla luce di quanto detto, possiamo dire che la conversione degli Ebrei è sempre necessaria ed è una categoria della teologia cattolica. Ma ciò che è vero sul piano oggettivo, da un punto di vista soggettivo può essere unarrivo anziché un cambiare strada, un andare avanti anziché tornare indietro (come invece, etimologicamente, il termine conversione significa)

    Nella valutazione morale soggettiva della singola persona, il crinale del passaggio dalla prima alla seconda fase della vera religione rivelata non è - quasi meccanicamente - il momento in cui si è squarciato il velo del tempio, ma il momento in cui un ebreo è in grado di compiere il giudizio di credendità, cioè quando è in condizione di vedere che bisogna credere.

    L’ebreo peccherebbe se impugnasse la verità conosciuta: cosa che Gesù ha rimproverato ad alcuni scribi e farisei del suo tempo (Cf. Gv 9): allora sì che sarebbe necessaria una conversione dalla cecità spirituale e dall’aver professato colpevolmente come ancora da realizzarsi i misteri della nostra salvezza già realizzati.

    E qui bisogna da un lato evitare una teoria simil-cristiani-anonimi applicata agli Ebrei: cioè dire che ogni Ebreo è trascendentalmente credente in Cristo anche se non lo sa o se non ne vuole sapere mezza. D’altra parte bisogna evitare di dire che tutti gli Ebrei che oggi rifiutano il Cristianesimo e non riconoscono Gesù come Messia sono – ipso facto – in stato di colpa grave.

    E questa non è una novità post-conciliare: non basta sapere che Cristo c’è per essere obbligati a credere in lui, ma bisogna avere tutti gli elementi, anche soggettivi, per potere e quindi dover credere. Tanti Ebrei convertitihanno riconosciuto Gesù al termine di un lungo cammino, e non si può dire che non fossero uniti a Cristo se non al momento materiale del Battesimo.

    È evidente che la prima pietra del dialogo inter-religioso è la convinzione che l’interlocutore sia animato da buone intenzioni (anche se è chiaro che solo Dio sa questo), e che egli sta facendo quello che san Tommaso definisce quod in se est, tutto quello che può da parte sua.

    E allora un ebreo di oggi, a cui viene rivolto l’annuncio cristiano, si trova in un stato di sincronia con l’ebreo della sinagoga a cui San Paolo annunciava il Vangelo “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco”[32]. E nel caso un ebreo riconosca Gesù Cristo, nelle fede, come salvatore di tutti gli uomini, in primis non si converte, ma corona la sua fede.

    Quanto affermo è ben lontano dalle affermazioni secondo le quali non deve essere annunciato il Vangelo agli Ebrei. D’altra parte possiamo vedere quanto danno arrechi alla battaglia della Tradizione un antisemitismo stupido da duri e puri, che considera tutti gli Ebrei di oggi maledetti, decidi etc.

    Vorrei citare alcune parole rivolte ad un ebreo non ancora convertito, da parte di San José Maria Escriva de Balaguer (che ha sempre detto la Messa di San Pio V, anche dopo la riforma liturgica):

    “Io amo moltissimo gli Ebrei, perché sono follemente innamorato di Gesù, che è Ebreo; non dico era, ma è: Iesus Christus heri et hodie, ipse et in saecula. Gesù Cristo è vivo ed è un ebreo proprio come te. E il secondo amore della mia vita è una donna ebrea, Maria Santissima, la Madre di Gesù; perciò rivolgo lo sguardo verso di te con grande affetto”[33].
    ----------------------------
    [1] A. Cagiati. ( a c. di), La salvezza viene dagli ebrei (Gv.4,22). Prospettive cristiane di dialogo. Carucci
 ed. 1987, p. 15, cit. in Lea Sestrieri, «50 anni di dialogo ebraico cristiano», www.nostreradici.it/50anni_dialogo.htm, sito visitato il 26 gennaio 2010.

    [2] Riccardo Di Segni, «Percorsi fatti e questioni aperte 
nei rapporti ebraico cristiani oggi», Roma, 19 ottobre 2004, 5 Cheshwan 5765, presso la Pontificia Università Gregoriana, www.nostreradici.it/dialogo-DiSegni.htm.

    [3] W. Kasper, «La discussione sulle recenti modifiche della preghiera del Venerdì Santo per gli ebrei», L’Osservatore Romano, 10-4-2008, nota 5.

    [4] R. Cascioli, “La conversione degli ebrei è ancora attuale?”, in tinyurl.com/y8eugkk; sito visitato il 1 marzo 2010.

    [5] Segretariato per l'Unione dei Cristiani (Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo), Ebrei ed ebraismo nella predicazione e nella catechesi cattolica (24 giugno 1985), I, 7.

    [6] Riccardo Di Segni, Ibidem.

    [7] Il Tempo, 27-2-2004, pag. 7.

    [8] J. Raztinger, Dio e il mondo: Essere cristiani nel nuovo millennio, in colloquio con Peter Seewald, Cinisello Balsamo: San Paolo, 2001, p. 133.

    [9] Cf. ad esempio, R. Di Segni, “Problemi culturali delle conversioni”, in tinyurl.com/ykc8jj4, visitato il 1 marzo 2010. In occasione visita alla Sinagoga di Roma (13-1-1986) da parte di Giovanni Paolo II fu posta da parte ebraica la condizione che non fosse presente nessunconvertito dall’Ebraismo: cf. R. Neudecker, I vari volti del Dio unico, Genova: Marietti, 1990, p. 54. Inoltre, lo stesso Di segni ha dichiarato che “Su questo mutamento del testo tutti i rabbini del mondo hanno dichiarato la loro preoccupazione, seppur con diversi livelli di allarme”. «Ebrei e cattolici. Dialogo o conversione?» Colloquio di Lia Tagliacozzo con Riccardo Di Segni, in tinyurl.com/ygcrl9t, visitato il 14 marzo 2010.

    [10] 19 agosto 2005.
    [11] La Nota della Segreteria di Stato riguardante le nuove disposizioni del Santo Padre Benedetto XVI per le celebrazioni della liturgia del venerdì santo (4-2-2008),dispone la sostituzione del testo della preghiera, e non dei titoli rubricali, di cui non si fa alcuna menzione e che perciò rimangono immutati. Cf. tinyurl.com/yb5x846, visitato l’ 8 marzo 2010.
    [12] Benedetto XVI, Udienza Generale, Piazza San Pietro,
 Mercoledì, 15 marzo 2006
    [13] Reflections on Covenant and Mission, Consultation of The National Council of Synagogues and The Bishops Committee for Ecumenical and Interreligious Affairs, USCCB, August 12, 2002. Un timido comunicato di pochi giorni dopo smentiva che le riflessioni cattoliche fossero una presa di posizione dell’intera Conferenza Episcopale degli Stati Uniti: “Press Release from the USCCB Office of Communications, August 16, 2002 [...] Cardinal Keeler, the U.S. Bishops' Moderator for Catholic-Jewish relations, said that the document, entitledReflections on Covenant and Mission, does not represent a formal position taken by the United States Conference of Catholic Bishops (USCCB) or the Bishops' Committee for Ecumenical and Interreligious Affairs (BCEIA). The purpose of publicly issuing the considerations which it contains is to encourage serious reflection on these matters by Jews and Catholics in the U.S.” Cf. tinyurl.com/nxu4gl, visitato il 1 marzo 2010.
    [14] “Thus, while the Catholic Church regards the saving act of Christ as central to the process of human salvation for all, it also acknowledges that Jews already dwell in a saving covenant with God”.
    [15] "Though Christian participation in interreligious dialogue would not normally include an explicit invitation to baptism and entrance into the Church, the Christian dialogue partner is always giving witness to the following of Christ, to which all are implicitly invited"; e ancora “since this line of reasoning (alcune affermazioni del documento “Reflections on Covenant ond Mission") could lead some to conclude mistakenly that Jews have an obligation not to become Christian and that the Church has a corresponding obligation not to baptize Jews”; il corsivo è nostro.
    [16] “22-9-2009, cf. tinyurl.com/yzfvelf, visitato il 14 marzo 2010.
    [17] Variationes in Ordinem hebdomadae sanctae inducendae, (9 marzo e 19 marzo 1965).
    [18] 2 Cor 3, 15-16: ἀλλ' ἕως σήμερον ἡνίκα ἂν ἀναγινώσκηται Μωϋσῆς κάλυμμα ἐπὶ τὴν καρδίαν αὐτῶν κεῖται: ἡνίκα δὲ ἐὰν ἐπιστρέψῃ πρὸς κύριον, περιαιρεῖται τὸ κάλυμμα.
    [19] “… si infidelitas attendatur secundum comparationem ad fidem, diversae sunt infidelitatis species et numero determinatae”; San Tommaso d’Aquino, S. Th., IIª-IIae q. 10 a. 5 co.
    [20] [38138] Iª-IIae q. 103 a. 4 co. 
Respondeo dicendum quod omnes caeremoniae sunt quaedam protestationes fidei, in qua consistit interior Dei cultus. Sic autem fidem interiorem potest homo protestari factis, sicut et verbis, et in utraque protestatione, si aliquid homo falsum protestatur, peccat mortaliter. Quamvis autem sit eadem fides quam habemus de Christo, et quam antiqui patres habuerunt; tamen quia ipsi praecesserunt Christum, nos autem sequimur, eadem fides diversis verbis significatur a nobis et ab eis. Nam ab eis dicebatur, ecce virgo concipiet et pariet filium, quae sunt verba futuri temporis, nos autem idem repraesentamus per verba praeteriti temporis, dicentes quod concepit et peperit. Et similiter caeremoniae veteris legis significabant Christum ut nasciturum et passurum, nostra autem sacramenta significant ipsum ut natum et passum. Sicut igitur peccaret mortaliter qui nunc, suam fidem protestando, diceret Christum nasciturum, quod antiqui pie et veraciter dicebant; ita etiam peccaret mortaliter, si quis nunc caeremonias observaret, quas antiqui pie et fideliter observabant. Et hoc est quod Augustinus dicit, contra Faustum, iam non promittitur nasciturus, passurus, resurrecturus, quod illa sacramenta quodammodo personabant, sed annuntiatur quod natus sit, passus sit, resurrexerit; quod haec sacramenta quae a Christianis aguntur, iam personant.
    [21] “… vita illius populi prophetica erat, et Christi figurativa”: Summa Theologiae, Iª-IIae q. 100 a. 12 co. Ecco il testo esatto di S. Agostino (Contra Faustum, 22, 24), citato a senso da S. Tommaso: “Qua in re hoc primum dico, illorum hominum non tantum linguam, verum etiam vitam fuisse propheticam; totumque illud regnum gentis Hebraeorum, magnum quemdam, quia et magni cuiusdam, fuisse prophetam. Quocirca quod ad eos quidem attinet, qui illic erant eruditi corde in sapientia Dei, non solum in iis quae dicebant, sed etiam in iis quae faciebant; quod autem ad caeteros ac simul omnes illius gentis homines, in iis quae in illis vel de illis divinitus fiebant, prophetia venturi Christi et Ecclesiae perscrutanda est. Omnia enim illa, sicut dicit Apostolus: Figurae nostrae fuerunt” (trad.: Su tale argomento, dico in primo luogo che di quegli uomini fu profetica non solo la lingua, ma anche la vita, e che l'intero regno del popolo ebraico fu in qualche modo un grande profeta, in quanto profetizzò qualcuno di grande. Riguardo dunque a coloro che lì avevano il cuore istruito nella sapienza di Dio, bisogna cercare la profezia di Cristo che stava per venire e della Chiesa non solo in ciò che dicevano, ma anche in ciò che facevano; riguardo invece agli altri e ai componenti di quel popolo presi nell'insieme, essa va cercata nei fatti che per volere di Dio accadevano fra loro o rispetto a loro. Tutte quelle cose, infatti, come dice l'Apostolo, avvennero come figure per noi”.
    [22] Super II Cor., cap. 3 l. 3 “Et ideo, ad hoc ut removeatur, nihil restat, nisi quod convertantur, et hoc est quod dicit cum autem conversus fuerit, scilicet aliquis eorum ad Deum per fidem in Christum, ex ipsa conversione auferetur velamen”.
    [23] Storia e testi di questa vicenda in: Joseph et Augustin Lémann, La cause des restes d'Israel introduite au concile oecuménique du Vatican sous la bénédiction de S.S. le pape Pie IX, Lyon: Vitte, 1912. Per la storia dei fratelli Lémann, vedi Théotime de Saint Just, Les frères Lémann. Juifs Convertis, Paris, 1937.
    [24] “A Sacra œcumenica Synodo Vaticana infra scripti Patres humillima instantique postulant prece ut et miserrimam Hebreorum gentem paterna quadam invitatione dignetur prœvenire : scilicet votum exprimere, ut tandem longissima inutilique expectatione lassati, ad Messiam Salvatorem nostrum vere promissum Abrahae et a Mose praenuntiatum festinent accedere : sic perficientes coronantesque religionem Mosaicam, non mutantes”. Cf: Ibidem, pp. 91-92.
    [25] Judith Cabaud, Il rabbino che si arrese a Cristo. La storia di Eugenio Zolli, rabbino capo a Roma durante la seconda guerra mondiale, prefazione di Vittorio Messori, Cinisello Balsamo (MI): San Paolo, 2002, p. 98.
    [26] At 17,1.
    [27] "…non enim crederet nisi videret ea esse credenda"; S. Th. II-II, 1, 4, 2.
    [28] Scrive Cajetanus “Stat enim unum et idem dictum, ab un videri in ratione credibilis, et ab alio non: ex eo enim quod evidentia ista non convenit credibili ex parte rei semper, sed quandoque ex parte nostri, ideo variatur in diversi set exigit aliquam conditionem objecti relative ad nos”. Cit. da A. Gardeil, in «Credibilité», Dictionnaire de Théologie Catholique, III/2, col. 2284.

    [29] “… facienti quod in se est - secundum quod est motus a Deo - Deus non denegat gratiam”; cf S. Th. Iª-IIae q. 109 a. 6 ag 2 e ad 2.

    [30] Lettera Enciclica Redemptoris Missio, 10.

    [31]Paradiso, XIX, 106-108.

    [32] Rom 1, 16.
    [33] Testo estratto da un video; vedi www.opusdei.us/art.php?p=24902

    ***
    La prossima tappa del nostro cammino di approfondimento della nuova preghiera per la conversione degli Ebrei sarà chiederci quando dobbiamo sperare questa medesima conversione. Si può sapere qualcosa di quando accadrà? Sarà solo contemporanea alla seconda venuta di Gesù Cristo, oppure avverrà nelle ultime fasi del tempo della storia che stiamo vivendo? E del piccolo resto d’Israele, che continuamente arriva nella Chiesa, dai tempi della predicazione di San Paolo nelle sinagoghe fino ai giorni nostri, quale cura pastorale si deve avere?


    Parte II


    La santa speranza della conversione degli Ebrei.
    Non temere, perché io sono con te;
    dall'oriente farò venire la tua stirpe,
    dall'occidente io ti radunerò.
    Dirò al settentrione: “Restituisci”,
    e al mezzogiorno: “Non trattenere;
    fa' tornare i miei figli da lontano
    e le mie figlie dall'estremità della terra”
    (Is 43, 5-6)

    Ritornano a sera (Sal 58,7)

    Verrà un mattino in cui saranno saziati col pane di vita e di sapienza, quando tutte le genti saranno entrate e tutto Israele sarà salvato. Alla fine del mondo infatti Israele si convertirà: il salmista parla di questa conversione quando dice “Ritorneranno a sera”. La “sera” qui è la fine del mondo, che diverrà mattino per i Giudei convertiti, illuminandoli coi primi raggi della grazia.
    (Baldovino di Ford )[1]



    1. Lo status quaestionis.
    Dopo aver visto che è necessario credere che gli Ebrei si debbano convertire, e che cosa intende con il termine conversione degli Ebrei stessi, ci chiediamo ora quando dobbiamo sperare che questa conversione accada.

    Non pretendo certo di indicarne con precisione i modi e il momento: in questo sottoscrivo in pieno quanto diceva l’allora Card. Joseph Ratzinger, nei suoi colloqui con Peeter Seewald:

    “... il come e il quando dell’unificazione di Ebrei e pagani, della ricostituzione di un unico popolo di Dio, sta nella mani di Dio”[2].
    Il problema sorge dal fatto che non mancano tentativi tendenti ad escatologizzare la conversione degli Ebrei; cioè a differirla in tempi finali oltre i tempi di questa storia, che, invece, come diceva S. Giovanni Apostolo è già “l’ultima ora”[3], e, come spiegava S. Agostino: “un'ora assai lunga ma è pur sempre l'ultima”[4].



    Preferisco di no.

  7. #27
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    2. Le affermazioni del Card. Walter Kasper
    Mi riferisco ad alcune affermazioni del Card. Walter Kasper, in un articolo sull’Osservatore Romano, pubblicato nel 2008.
    Ci sono due asserti che meritano di essere presi in esame.

    Il primo, nel corpo dell’articolo, suona:
    “Solo Colui che ha indurito la maggior parte d'Israele, può anche scioglierne l'indurimento. Lo farà, quando «il liberatore» uscirà da Sion ([Rom]11, 26). Costui, secondo il linguaggio paolino (cfr 1 Tessalonicesi, 1, 10), non è nessun altro se non il Cristo che ritorna. Ebrei e pagani, infatti, hanno lo stesso Signore (10, 12)”[5].
    Il Card. Kasper si riferisce a Rom 11, 26-27, dove viene detto:
    "Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto:
    Da Sion uscirà il liberatore,
    egli toglierà l'empietà da Giacobbe.
    Sarà questa la mia alleanza con loro
    quando distruggerò i loro peccati "
    (Is 59, 20-21).
    Secondo Kasper, il liberatore è Gesù Cristo alla sua seconda venuta: e questa è un’affermazione in parte non provata, e in parte errata.
    L’affermazione è non provata perché è tutto da dimostrare che il liberatore sia Gesù Criston San Paolo, il verbo ruesthai (liberare con forza, da cui il liberatore, o ruomenos) viene usato sia con Gesù Cristo (1 Ts 1, 10; 2 Ts 3,29) che con Dio (2 Cor 1, 10; Col 1, 13).
    Inoltre, molto probabilmente qui con il liberatore si deve intendere Dio per mezzo di Gesù Cristo: cf. Rom 2, 16 (“Dio giudicherà i segreti degli uomini … per mezzo di Cristo Gesù”) e 7, 24-25 (“Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!”).
    La affermazione è errata perché l’ipotesi di un liberatore escatologico per l’Israele etnico va contro una condizione imprescindibile perché i rami di olivo recisi (gli Israeliti infedeli) siano re-innestati: che non permangano nella incredulità, cioè che accettino Gesù Cristo come Messia: leggiamo infatti poco prima, in Rom 11, 23:
    “Anch'essi, se non persevereranno nell'incredulità, saranno innestati; Dio infatti ha il potere di innestarli di nuovo!”
    Non perseverare nell’incredulità significa avere fede, e la fede non è cosa da evento escatologico, ma da tempo prima dell’evento escatologico; la fede è solo dell’uomo viatore, perché dopo o c’è la visione beatifica, o la dannazione.
    Anche gli Ebrei dovranno mettere olio nella lampada prima che si chiudano le porte[6]!
    Ma ancora più discutibile è una seconda affermazione dello stesso Card. Kasper, offerta in una nota del medesimo articolo:
    “Nel senso dell'apostolo Paolo si dovrebbe piuttosto dire che la salvezza della maggior parte degli ebrei viene comunicata attraverso Cristo, ma non attraverso l'entrata nella Chiesa. Alla fine dei giorni, quando il Regno di Dio si realizzerà definitivamente, non ci sarà più una Chiesa visibile. Si tratta quindi del fatto che alla fine dei giorni l'unico Popolo di Dio composto di ebrei e pagani divenuti credenti sarà di nuovo unito e riconciliato”[7].
    Che dire: che ci vuole un bel coraggio a pensare che San Paolo possa disgiungere Cristo dalla Chiesa!
    Inoltre il Card. Kasper si arrampica sugli specchi dicendo che non ci sarà più una Chiesa visibile, ma poi parla di ebrei e pagani divenuti credenti.
    I credenti sono solo in questa vita e in questa storia, perché dopo non c’è più la fede: quando la Chiesa non sarà più visibile, ma sarà sotto la specie di Gerusalemme celeste, non ci saranno più credenti, ma comprensori!
    Come spiegare le suddette affermazioni del Card. Kasper? Egli aveva dichiarato nel 2001:
    “La sola cosa che desidero dire è che il documento Dominus Iesus non afferma che tutti debbano diventare Cattolici per essere salvati da Dio. Al contrario, dichiara che la grazia di Dio - che, secondo la nostra fede, è la grazia di Gesù Cristo - è a disposizione di tutti. Di conseguenza, la Chiesa crede che l'Ebraismo, cioè la risposta fedele del Popolo ebreo all'alleanza irrevocabile di Dio, è per esso fonte di salvezza, perché Dio è fedele alle sue promesse”[8].
    e nel 2002:
    “Questo non significa che gli Ebrei per essere salvati devono diventare cristiani: se questi seguono la loro coscienza e credono nelle promesse di Dio e le comprendono nelle loro tradizioni, essi sono il linea con il piano di Dio, che per noi perviene al suo compimento storico in Gesù Cristo”[9].
    È evidente come il Cardinale Kasper simpatizzi per la tesi della duplice via di salvezza; e allora escatoligizzando, spingendo fuori dalla storia - da questa pur lunga ma ultima ora - la conversione degli Ebrei, cerca vanamente di far rientrare dalla finestra quello che la nuova preghiera pro Iudeis ha cacciato dalla porta.
    3. La speranza della conversione degli Ebrei
    Essendo debitori della carità nei confronti dei chiunque, Ebrei compresi, la carità ci spinge a sperare nella loro conversione prima della seconda venuta di Gesù Cristo.
    Scrive San Tommaso:
    “... la speranza riguarda direttamente il proprio bene, non già quanto può interessare altri. Però, presupposta l'unione affettiva con altri, uno può desiderare e sperare qualche cosa per essi come per se medesimo. In tal senso uno può sperare ad altri la vita eterna, in quanto è unito ad essi con l'amore. E come è identica la carità con la quale uno ama Dio, se stesso e il prossimo, così è identica la virtù della speranza con la quale si spera per sé e per altri”[10].
    4. “Allora tutto Israele sarà salvato”
    È comune sentire della tradizione della Chiesa che gli Ebrei si convertiranno prima della fine del mondo, e allora ci sarà ciò che San Paolo chiama Tutto Israele.
    Scrive S. Agostino:
    “È assai ricorrente nelle parole e nei sentimenti dei fedeli che i Giudei, nell'ultimo tempo prima del giudizio, crederanno nel Cristo vero, cioè nel nostro Cristo...”[11]
    Quanto scrive il grande Vescovo di Ippona non è altro che l’interpretazione più semplice e corretta dei capitolo XI della lettera ai Romani, dove ci viene rivelato il mistero del sapiente e misericordioso piano di Dio per cui, prima della fine del mondo, tutto Israele sarà salvato[12].
    Cosa significa questa espressione? Vale la pena cercare di spiegarla, anche perché viene usata nella nuova preghiera pro Iudeis.
    Diamo ora una breve explicatio terminorum:
    Israele etnico: i discendenti di Giacobbe; quelli, per intenderci, di cui San Paolo diceva:
    “Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne”[13].
    A questo Israele sono state fatte le promesse irrevocabili:
    “Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; 5a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen”[14].
    Il resto di Israele: una minoranza rispetto a tutto l’Israele etnico, che ha creduto in Gesù Cristo: la Madonna, gli Apostoli, i primi discepoli giudeo-cristiani: di questi San Paolo dice:
    "E quanto a Israele, Isaia esclama:
    Se anche il numero dei figli d'Israele
    fosse come la sabbia del mare,
    solo il resto sarà salvato"[15].
    Questo resto continua ad esistere come tale:
    “Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia”[16].
    Questo resto è formato dal numero relativamente piccolo degli Ebrei che continuamente si convertono: Zolli, Edith Stein, Padre Liebermann, Ratisbonne, i fratelli Lémann, etc. et
    Israele tout-court: i credenti in Cristo, provenienti tanto dall’Israele etnico, quanto dalla gentilità: di questi l’Apostolo dice: “Infatti non tutti i discendenti d'Israele sono Israele”[17] e “i figli della promessa sono considerati come discendenza”[18]. L’Israele tout-court comprende dunque il relativamente piccolo resto dell’Israele etnico che ha creduto e i figli della promessa.
    Tutto Israele: prima della fine del mondo l’Israele etnico, non perseverando nell’incredulità, verrà reinnestato e allora avremmo Tutto Israele, cioè quella totalità a cui mira il piano salvifico di Dio: tutto Israele sarà salvato




    5. Un primo bilancio.
    Adesso siamo già in grado di comprendere la profondità teologica della nuova preghiera

    Oremus et pro Iudaeis

    Ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum...

    Viene ribadita la necessità della grazia che illumini i cuori degli Ebrei, senza parlare di accecamento, e quindi togliendo dei termini che potrebbero dispiacere agli Ebrei stessi. Si tratta forse di ipocrisia? No, perché anche noi pagani ci consideriamo ciechi e bisognosi di luce. Il cieco nato del Vangelo di San Giovanni è figura dei pagani. Siamo assieme racchiusi sotto il peccato per ottenere misericordia.
    Baldovino di Ford (1120-1190), abate di Ford e poi successore di San Tommaso Beckett a Canterbury, descrive mirabilmente l’illuminazione del cuore degli Ebrei al momento della loro conversione: si tratta di un commento al versetto “Ritornano a sera” (Sal 58,7); viene quasi da pensare che chi ha redatto la preghiera potesse avere in mente questo brano:
    “Verrà un mattino in cui saranno saziati col pane di vita e di sapienza, quando tutte le genti saranno entrate e tutto Israele sarà salvato. Alla fine del mondo infatti Israele si convertirà: il salmista parla di questa conversione quando dice “Ritorneranno a sera”. La “sera” qui è la fine del mondo, che diverrà mattino per i Giudei convertiti, illuminandoli coi primi raggi della grazia”[19].
    ... ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum.
    Vengono così escluse le vie parallele di salvezza: tutti si salvano riconoscendo Gesù come Cristo Salvatore. Non si prega solo perché gli Ebrei siano salvati da Gesù Cristo: se fosse così si lascerebbe aperte una pur ingiustificata seconda via; ma si prega proprio perché gli Ebrei riconoscano Gesù Cristo. E sarebbe assurdo pregare perché lo conoscano solo alla fine e non adesso.
    Oremus. Flectamus genua. Levate.
    Omnipotens sempiterne Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant...
    Una altro passo di San Paolo che esclude le due vie parallele di salvezza: Dio vuole che non solo gli uomini siano salvi, ma che giungano alla conoscenza della verità[20], secondo la preghiera di Gesù: Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo[21].
    E come potrebbe il buon Dio predisporre positivamente un piano di salvezza alternativo in cui alcuni fratelli verrebbero lasciati in uno stato di non conoscenza della verità?
    ... concede propitius, ut plenitudine gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
    Ecco la richiesta finale: il Corpo di Cristo che ha raggiunto - secondo il beneplacito divino - la sua pienezza, che comprende tutti i popoli, di cui nessuno si può vantare davanti a Dio, ma tutti sono salvi per la sua sola misericordia.

    4. Le ragioni di questa speranza
    Come è possibile sperare nella conversione degli Ebrei, quando umanamente parlando, sembra che ciò sia tra le cose più improbabili di questo mondo?

    Tra o possibili argomenti, ne vorrei menzionare due: il primo è la conversione di San Paolo, avvenuta proprio nel suo massimo slancio persecutorio nei confronti della Chiesa.
    Dio conosce il momento favorevole per tutti, Ebrei compresi.

    5. L’Alleanza mai revocata
    Il secondo argomento è, niente meno, quello che viene usato dai sostenitori delle due vie parallele per suffragare le loro tesi: la cosiddetta Alleanza mai revocata: i sostenitori delle due vie si fanno forza anche delle parole di Giovanni Paolo II, in particolare dell’espressione “Vecchio Testamento, da Dio mai denunziato” (Mainz, 17-11-1980) e di Alleanza “mai revocata” (Miami, 11-9-1987).
    Il giro mentale di tutti coloro che sostengono le due vie è il seguente: visto che l’antica Alleanza non è stata mai revocata, allora gli Ebrei possono vivere in questa alleanza, giacché essa ha sempre un suo valore.
    In realtà il contenuto del concetto ”Alleanza mai revocata” non è la permanenza di ciò che con Cristo è “prossimo a scomparire” (Eb 8, 13)[22], trovando compimento in Cristo stesso “termine della legge” (Rom 10,4); ma sono le promesse di Dio all’Israele etnico, le quali, siccome “la parola di Dio non è venuta meno” (Rom 9, 6), permangono.
    Il Messia è offerto prima all’Israele etnico (Cf. Rom 1, 16), e questa offerta da parte di Dio rimane nonostante il rifiuto della maggior parte dell’Israele etnico stesso. Questa tensione verso Gesù che l’Israele etnico ha ricevuto da Dio nella Antica Alleanza, inerisce a tal punto nello stesso Israele che, prima della fine del mondo, esso riconoscerà il Messia e formerà con tutti i credenti in Cristo un unico “tutto Israele”.
    Una promessa di Dio, anche se non accolta, non sparisce: San Tommaso, commentando la lettera ai Romani, circa le promesse di Dio di reinnestare l’Israele etnico, dice a questo proposito:
    “Ciò che Dio promette, già lo dà in qualche modo: e coloro che sceglie, già in qualche modo li fa oggetto di vocazione”[23].
    Quindi Dio mantiene l’Israele etnico relazionato a Gesù Cristo, in attesa di poterlo “reinnestare di nuovo” (cf. Rom 11,23), nonostante l’attuale rifiuto: in questo senso l’Alleanza “non è revocata”.
    E non si può affermare che l’Antica Alleanza in quanto tale può essere ora una via di salvezza, perché se è vero l’Antica Alleanza non è mai stata revocata, non si può dire che non è mai stata rifiutata: giacché, siccome “Cristo è fine della legge” (Rom 10, 4), chi rifiuta Cristo di fatto rifiuta tutta la legge. E non può essere una via di salvezza il sostanziale rifiuto della Antica Alleanza, che, se non fosse rifiutata, sfocerebbe inevitabilmente nella fede in Gesù Cristo.
    6. Due argomenti portati da San Tommaso

    L’Aquinate offre, nella sua Lectiones sopra l’Epistola ai Romani, diversi argomenti per poter sperare nella salvezza degli Ebrei. Non è possibile trattarne in breve (ci vorrebbe uno studio apposito), e quindi rimando il lettore ad attingere direttamente ai testi del Dottore Angelico.
    Tuttavia ritengo utile riportare due frasi che mostrano come il principio dell’Alleanza mai revocata è un motivo per sperare nella conversione degli Ebrei e non l’argomento che possa giustificare una via di salvezza parallela.

    La prima frase è questa:

    “se sono carissimi al Signore è ragionevole che siano salvati”[24].
    Per spiegare la portata di questa affermazione, faccio un esempio: i giansenisti avevano coniato il concetto di gratia actualis parva: si tratterebbe di grazia che da un lato non è così efficace da vincere la concupiscenza dell’uomo e quindi non gli permette di compiere l’atto salutare; però questa grazia tutelerebbe Dio da qualsiasi forma di accusa di essere ingiusto, perché questa grazia in sé sarebbe sufficiente, e l’uomo condannato niente potrebbe obiettare alla giustizia di Dio. Che Dio ci liberi da queste grazie!
    Ho fatto questo esempio perché la sostanza della tesi tomista è che le promesse di Dio fatte ai Padri non sono grazie da nulla, tipo le grazie attuali parvae dei giansenisti. La rivelazione ci dice che quella grazia particolarissima e abbondantissima costituita dalle promesse ai Padri comunque porterà frutto: “se sono carissimi al Signore è ragionevole che siano salvati”.
    Ma non basta agli Ebrei essere carissimi a Dio per essere salvati; l’Alleanza mai revocata non esime gli Ebrei dall’atto fede in Gesù Cristo. E così siamo giunti a una seconda affermazione dell’Aquinate:
    “lo stesso dono temporale di Dio e la vocazione temporale di Dio non vengono ad essere indisponibili per un mutamento di Dio che si pente, ma per il mutamento del’uomo che trascura la grazia di Dio”[25].
    Nel nostro caso, il mutamento del’uomo che trascura la grazia di Dio è rifiuto di Cristo da parte degli Ebrei: bisogna quindi che gli Ebrei non permangono in questo loro mutamento (la cosiddetta via parallela), per poter essere nuovamente reinnestati.
    Conclusione
    Il Cristiano, come Paolo, sa che non potrà accogliere il Salvatore che “verrà a giudicare i vivi e i morti” se non finalmente riunito all’Israele etnico.
    L’ultima invocazione “Maranatà” (“Vieni Signore nostro”), che farà la Chiesa prima della Parusia, sarà di “tutto Israele”.
    Abbiamo visto che la carità ci porta a sperare, e quindi a darci da fare per la salvezza nostra e degli Ebrei insieme a noi, nel “Tutto Israele”; e il tutto cercando che ciò avvenga quanto prima.
    L’Alleanza mai revocata non è motivo perché non ci diamo premura per gli Ebrei, ma è - al contrario - la ragione della speranza della loro conversione.
    Se la salvezza appartiene alla fase escatologica della storia, le condizioni per acquistare la salvezza (la fede in Gesù Cristo), per tutto Israele (noi e loro), appartengono alla fase apocalittica della storia stessa, cioè a quest’ora, a questa lunghissima ma pur ultima ora. Non possiamo attendere, noi e loro, altro tempo per credere ed essere giustificati: Hic Rhodus, hic salta. (....)



    -------------------------
    1] Baldovino di Ford, Tractatus de Sacramento altaris, S.C. 94, 423. cit in Dom Jean-Claude Nesmy (a c. di), I Padri commentano il Salterio della Tradizione, ed. it. a c. di Paolo Pinelli e Luisa Volpi, Torino 1983, p. 260.
    [2] J. Ratzinger, Dio e il mondo: Essere cristiani nel nuovo millennio, in colloquio con Peter Seewald, Cinisello Balsamo: San Paolo, 2001, p. 134.
    [3] 1 Gv 2, 18.
    [4] “Ipsa novissima hora diuturna est; tamen novissima est”; In Ep. Johannis. 3, 3.
    [5] W. Kasper, «La discussione sulle recenti modifiche della preghiera del Venerdì Santo per gli ebrei», L’Osservatore Romano, 10-4-2008.
    [6] Cf. Mt 25, 1-13.
    [7] Ibidem, nota 6.
    [8] “The only thing I wish to say is that the Document Dominus Iesus does not state that everybody needs to become a Catholic in order to be saved by God. On the contrary, it declares that God’s grace, which is the grace of Jesus Christ according to our faith, is available to all. Therefore, the Church believes that Judaism, i.e. the faithful response of the Jewish people to God’s irrevocable covenant, is salvific for them, because God is faithful to his promises.” Walter KAsper, «Dominus Jesus» New York, 1 maggio 2001
    , Sessione "Scambio d'informazioni" sulla Dominus Jesus. Testo reperito al sito: tinyurl.com/ycprvnk; trad it al sito tinyurl.com/yh4o8ba, visitati il vistato il 16 marzo 2010.

    [9] “This does not mean that Jews in order to be saved have to become Christians; if they follow their own conscience and believe in God's promises as they understand them in their religious tradition they are in line with God's plan, which for us comes to its historical completion in Jesus Christ”. Walter Kasper, «The Commission for Religious Relations with the Jews: A Crucial Endeavour of the Catholic Church», conferenza preso il Boston College, 6-11-2002. Testo reperito al sito: tinyurl.com/yfzroj3, vistato il 16 marzo 2010.
    [10] ”... spes directe respicit proprium bonum, non autem id quod ad alium pertinet. Sed praesupposita unione amoris ad alterum, iam aliquis potest desiderare et sperare aliquid alteri sicut sibi. Et secundum hoc aliquis potest sperare alteri vitam aeternam, inquantum est ei unitus per amorem. Et sicut est eadem virtus caritatis qua quis diligit Deum, seipsum et proximum, ita etiam est eadem virtus spei qua quis sperat sibi ipsi et alii” S. Th. IIª-IIae q. 17 a. 3 co..
    [11] “...ultimo tempore ante iudicium Iudaeos in Christum verum, id est in Christum nostrum, esse credituros, celeberrimum est in sermonibus cordibusque fidelium...” De Civ. Dei, XX, 29.
    [12] Rom 11, 26
    [13] Rom 9, 3.
    [14] Rom 9, 3.
    [15] Rom 9,27.
    [16] Rom 11, 5.
    [17] Rom 9, 6.
    [18] Rom 9, 8.
    [19] Baldovino di Ford, Tractatus de Sacramento altaris, S.C. 94, 423. cit in Dom Jean-Claude Nesmy (a c. di), I Padri commentano il Salterio della Tradizione, ed. it. a c. di Paolo Pinelli e Luisa Volpi, Torino 1983, p. 260.
    [20] 1 Tim 2, 4.
    [21] Gv 17, 3.
    [22] Eb 8,13: “Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antica la prima: ma, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a scomparire”.
    [23] “... quod Deus promittit, iam quodammodo dat: et quos elegit, iam quodammodo vocat”; Super Rom., cap. 11, l. 4, 926.
    [24] “...Si autem sunt Domino charissimi, rationabile est quod a Deo salventur”; Super Rom., cap. 11 l. 4 (923).
    [25] “Et tamen ipsum temporale Dei donum et temporalis vocatio, non irritatur per mutationem Dei quasi poenitentis sed per mutationem hominis, qui gratiam Dei abiicit”; Super Rom., cap. 11 l. 4 (926).
    [26] Rom 10, 14.

    http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/Conversione_ebrei_2011.htm



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  8. #28
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  9. #29
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    Lightbulb Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Se non ora, quando? - appunto, e ciò non riguarda solo la conversione degli Ebrei; a tal proposito, nell’anniversario della conversione di San Paolo, oggi 25 gennaio 2020, riporto su questa discussione per chiarire delle questioni essenziali senza mezzi termini equivoci…
    Preghiamo anche e soprattutto oggi, oltre che per il pieno ravvedimento dei cattolici che sbagliano in buona fede, per la conversione di tutti i non-cattolici (i vari infedeli, atei, agnostici, pagani, ebrei, eretici, scismatici, pseudo-cattolici neo-modernisti vaticano-secondisti sia progressisti che conservatori e molti c.d. tradizionalisti inclusi...) al Cattolicesimo integrale, affinché si compia l’unità nella Verità nella comune adesione all’unica Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo, chiedendo l’intercessione dell’Apostolo delle Genti San Paolo!!!
    25 GENNAIO 2020: Memoria di San Pietro, principe degli Apostoli; FESTA DELLA CONVERSIONE DELL’APOSTOLO DELLE GENTI, SAN PAOLO…

    S. Paolo denunciava appunto il fatto che “gli ebrei ci impediscono di predicare ai pagani per la loro salvezza”; ma oggi sono proprio i vertici pseudo-cattolici di una pseudo-gerarchia divenuta apostata o comunque vicina all’abisso dell’apostasia a voler impedire agli ebrei (e a tutti gli infedeli, eretici e scismatici) di convertirsi alla vera fede cristiano-cattolica per la loro salvezza!!
    Nessuno più auspica la conversione degli Ebrei al Cattolicesimo all’interno della setta vaticano-secondista; anzi attraverso il conciliabolo di fatto i Cattolici sono stati convertiti alla nuova falsa religione modernista giudaizzante, talmudista, cabalistica, noachita ed olocaustica!!
    C’è stata quasi una conversione a rovescio!!
    “Pro conversione Iudaeorum”?! Conversione a cosa?! Allo pseudo-cattolicesimo attuale?!
    E quale giovamento per la loro anima sarebbe la pseudo-conversione ad una setta infame che falsifica la retta dottrina?!
    La Santa Romana Chiesa NON ha smesso di convertire al Cattolicesimo (mai potrebbe farlo, perché sennò verrebbe meno alla sua divina missione datale da NSGC!!): è la contro-Chiesa che occupa le sedi apostoliche e che si traveste da “Chiesa” ad averlo fatto!!
    Fino a quando non si capirà ciò si continuerà a sbagliare e a traviare i fedeli già confusi: è un insulto ed oltraggio alla Verità spacciare per “Chiesa” la sua contraffazione!!
    L’eresia mostruosa sulle “due vie parallele di salvezza” - secondo la quale per gli Ebrei non ci sarebbe nessun bisogno di convertirsi al Cattolicesimo né di riconoscere Gesù Cristo come vero Messia e Dio per salvarsi, perchè per loro sarebbe tuttora valida la "vecchia alleanza" – è stata avvallata ufficialmente e pubblicamente (nel loro fasullo “magistero”) dai falsi “papi” dal “Concilio Vaticano II” (cfr. “Nostra Aetate” del 1965 e documenti successivi sulla stessa linea) in poi!!
    Prima della “riforma” di Roncalli/“Giovanni XXIII” gli ebrei venivano definiti "perfidi" (che significava "senza fede" o "non credenti", ma il termine era abbastanza indicativo anche nell’italiano corrente) ed il Venerdì Santo si evitava l’Amen dopo la preghiera per la loro conversione; i messalini pre-1955 indicavano di non fare "le solite preci e le genuflessioni per non ridestare il ricordo e il gesto d'indegna adorazione compiuta dai Giudei verso il Cristo".
    Tra l'orazione del Venerdì Santo del “messale” roncalliano ed il messale tridentino pre-1962 ci sono differenze sostanziali e tutt'altro che trascurabili.
    Addirittura nella “preghiera” del “nuovo messale” montiniano non esiste nessun riferimento esplicito alla conversione degli ebrei, peggio ancora…
    Da Roncalli e Montini in poi tutto è cambiato: dall’antigiudaismo teologico al filo-giudaismo di una nuova religione in stile massonico, sincretista ed ecumenista…
    Roncalli (“Giovanni XXIII”), Montini (“Paolo VI”), Luciani (“Giovanni Paolo I”), Wojtyla (“Giovanni Paolo II”), Ratzinger (“Benedetto XVI”) e Bergoglio (“Francesco”) hanno tutti oggettivamente e pubblicamente diffuso gravi errori ed eresie vere e proprie – in varia misura – opposte al Magistero della Chiesa e dei Romani Pontefici fino a Pio XII.
    Proprio la questione essenziale del rapporto tra Cristianesimo/Cattolicesimo e giudaismo – e non solo quella, si tratta della punta dell’iceberg!! – ad esempio è stata completamente falsata dai vertici vaticano-secondisti…
    Sono giunti ad interpretare in maniera gravemente distorta il Vangelo, si tacciono le ingiurie anti-cristiane contenute nel Talmud e di fatto si rinnegano gli insegnamenti di moltissimi Papi e Santi che hanno attaccato ferocemente l’ebraismo degenerato successivo all'avvento di Cristo che ancora attende il suo falso “messia” anticristico; si è inventato un mix di “giudeo-cattolicesimo” (e di arianesimo, protestantesimo, razionalismo e new age, tutto ed il suo contrario) che è un non-senso storico, teologico, religioso nonché un gravissimo orrore da far accapponare la pelle.
    Purtroppo non è una mera situazione di ambiguità dottrinale e pastorale - già perversa in se stessa comunque - che genera involontariamente confusione e visioni errate del Cattolicesimo, é proprio una nuova religione inventata per far perdere la fede cattolica alle moltitudini…
    Il vaticano-secondismo portato alle logiche ed estreme conseguenze diventa completo indifferentismo religioso, perché non rimarca la differenza tra la Vera Religione e le altre, le pone più o meno allo stesso livello almeno indirettamente.
    Grazie al conciliabolo nessuno in più è stato convertito ed anzi milioni di pecorelle che stavano dentro l’ovile sono uscite dall’ovile seguendo le indicazioni dei falsi pastori che possono pretendere nessun rispetto da parte mia né di chiunque abbia a cuore la vera fede…

    Chiedo scusa al moderatore "emv" e ai vari lettori del forum "Cattolici" che magari troveranno esagerati e troppo polemici certi miei proclami, privi di "prudenza" e "carità"...
    Nulla di personale, non vorrei sembrare superbo o rancoroso, non oso giudicare le intenzioni di nessuno né emettere sentenze di condanna - che spettano solo a Dio, unico giusto giudice - sto semplicemente ribadendo l'anatema paolino che riporto in chiusura a seguire...
    E mi tocca rimproverare, senza rancore ma con fermezza poiché c'è in gioco la fede e la salvezza delle anime eh, anche chi si ostina a non denunciare chiaramente, anzi cerca quasi di negarla o di giustificarla, il tragico spettacolo di impostura colossale che abbiamo di fronte ormai da vari decenni...
    Quando si decideranno i vari “conservatori” del "novus ordo" od i “tradizionalisti” che restano comunque "una cum" (Don Morselli stesso, il prof. Roberto De Mattei del “Centro Lepanto” e “Corrispondenza Romana”, Antonio Socci, Don Curzio Nitoglia, quelli della “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, ecc.) a constatare l'ovvio?!
    Se non ora, quando?! Non si sa...
    C'è ancora chi sta a discutere se il "vero papa" sia Bergoglio o Ratzinger, figurarsi un po'...
    Quando proprio il “cardinale” e poi “papa” (adesso "emerito") Joseph Ratzinger – in combutta con il rabbino Riccardo Di Segni ed Andrea Riccardi, sostenitori del noachismo – è stato uno dei più aperti negatori della dottrina tradizionale!!
    Il “cardinale” Walter Kasper - allievo del “teologo” Karl Rahner ed assistente di Hans Küng alla “Facoltà Teologica” di Tubinga – nessuno l’ha mai scomunicato, anzi ha fatto una notevole carriera soprattutto sotto il “pontificato” di Wojtyla/Giovanni Paolo II e Ratzinger/Benedetto XVI!!
    Nel 1994 Kasper fu nominato copresidente della “Commissione Internazionale per il Dialogo Luterano/Cattolico” e, il 16 marzo 1999, segretario del “Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani”.
    Il 21 febbraio 2001 fu elevato alla porpora cardinalizia ed il 3 marzo 2001 divenne presidente del “Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani”, nonché presidente della “Commissione per le Relazioni Religiose con gli Ebrei”.
    Ratzinger è, da decenni, amico (ed ex-collega di insegnamento universitario) di Kasper!!
    Condividono il medesimo modernismo di fondo ed é ridicolo che si faccia finta di non sapere ciò!!
    E lo stesso Kasper è stato un grande elettore di Bergoglio nel conclave, i due vanno perfettamente d’accordo!!
    Ed i buffoni continuano a dare la colpa a lui invece di denunciare tutta questa impostura monumentale di falsa chiesa!!
    Attaccare Kasper senza attaccare Wojtyla/Giovanni Paolo II, Ratzinger/Benedetto XVI, Bergoglio e tutta la “chiesa ufficiale” che lo coccola da decenni garantendo a lui ed ai suoi simili posti di prestigio è assurdo!!
    Anzi, è logico nell’ottica vigliacca di molti “conservatori” che così non si inimicano quelli che gli garantiscono le poltrone in alto…
    Don Luigi Villa denunciò le più recenti eresie di Kasper sulla rivista mensile Chiesa Viva, n° 433 - dicembre 2010, ma senza tacere mai le eresie dei suoi protettori di vertice in tanti altri articoli e libri nonché su “Chiesa Viva” stessa…
    Don Alfredo Morselli e come lui tantissimi altri – pur scrivendo spesso cose condivisibili - invece tacciono su questo punto fondamentale, scaricando la colpa su qualche singolo “teologo” o “cardinale” come Walter Kasper, quando la vera e principale responsabilità è di quelli che sono stati al vertice per decenni…Facile e molto comodo utilizzare questi capri espiatori per negare o minimizzare le colossali colpe di altri più in alto eh…È una vergogna che ancora non si osi denunciarli per quelli che sono: degli impostori enormi!!
    Non abbiamo “fratelli maggiori” nei talmudisti né “autorità legittime” nel Vaticano occupato dai modernisti!!
    Eugenio Zolli, Alfonso Ratisbonne, i fratelli Agostino e Giuseppe Lémann, il rabbino Paul Drach, Hermann Cohen, François Libermann, Edith Stein, ecc. si sono convertiti anche perché all’epoca vi erano veri e legittimi Romani Pontefici che guidavano la Santa Romana Chiesa e c’era chi pregava per loro…
    Don Alfredo Morselli (parroco di San Benedetto del Querceto, in diocesi di Bologna) ha giustamente scritto nell’articolo “L’improvvida escatologizzazione della conversione degli Ebrei” che:


    “Eugenio Zolli, Alfonso Ratisbonne, i fratelli Agostino e Giuseppe Lémann, il rabbino Paul Drach, Hermann Cohen, François Libermann, Edith Stein e tanti altri hanno chiesto il Battesimo; senz’altro essi sono stati guidati e mossi dalla grazia di Gesù Cristo, la quale però è stata coadiuvata abbondantemente da cattolici, che hanno saputo accoglierli e accompagnarli fino alla rinascita dall’acqua e dallo Spirito.”

    Esatto, e come mai invece nessun ebreo o quasi più si converte al giorno d’oggi?!
    Come mai, oltre a non convertire nessun non-cattolico, gli stessi cattolici nominali hanno perso o stanno perdendo la fede cattolica?!
    Perché all’epoca c’era una vera gerarchia cattolica in Vaticano che si occupava di predicare la Buona Novella, ormai non c’è più nessuno o quasi…
    Adesso invece c’è il vuoto, anzi peggio c’è abbondanza di falsari della fede che - oltre a non convertire più nessun ebreo, né ateo, né seguaci di altre false confessioni e religioni - confermano nel “dialogo interreligioso” e conducono popoli interi ex-cattolici nell’apostasia…
    Così Eugenio Zolli descriveva la sua conversione (citato in questo libro che ho letto anch'io recentemente):


    «(…) Quando gli chiedevano perché aveva rinunciato alla Sinagoga per entrare nella Chiesa, [Zolli] rispondeva: "Ma io non vi ho rinunciato. Il cristianesimo è il compimento della Sinagoga. La Sinagoga infatti era una promessa e il cristianesimo è il compimento di questa promessa. La Sinagoga indicava il cristianesimo; il cristianesimo presuppone la Sinagoga. Vedete, dunque, che l'una non può esistere senza l'altra. In realtà io mi sono convertito al cristianesimo vivente" (…)».
    Judith Cabaud, Il rabbino che si arrese a Cristo. La storia di Eugenio Zolli, rabbino capo a Roma durante la seconda guerra mondiale, prefazione di Vittorio Messori, Cinisello Balsamo (MI): San Paolo, 2002, p. 98.

    Eh ma ai tempi di Zolli c'era il Papa Pio XII, Pacelli dal quale lui ha preso il nome Eugenio...
    Ora chi c'è al suo posto?! Tizi che dicono ai cattolici che una religione vale l'altra ed ai non-cattolici di restare nelle loro false credenze che tanto si salvano tutti...
    Bisogna pregare non per un’etnia particolare, ma per tutti noi e per gli adepti di un credo falso che nega NSGC: quello degli ebrei (sia quelli che seguono la pseudo-gnosi dell’esoterismo cabalista che gli atei o gli agostici, dato che tutti condividono l’odio contro il Cristianesimo) ma anche quello dei vaticano-secondisti...
    Si deve pregare per la conversione degli ebrei anti-cristiani affinché diano seguito alla vecchia Alleanza e quindi riconoscano il vero Messia in Gesù Cristo come fece Saulo di Tarso, il futuro San Paolo…
    E preghiamo - dopo aver lanciato loro il doveroso anàtema paolino - anche per la conversione di tutti coloro che non solo si rifiutano di predicare Cristo agli Ebrei, ma che osano falsificare il suo Vangelo travestiti da fantomatiche autorità ecclesiastiche; citiamo loro San Paolo, Lettera ai Galati (1,6-10):


    «Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro Vangelo. Però non ce n'è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!»

    Lodata sempre sia la Santissima Trinità!!!
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  10. #30
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    Predefinito Re: Se non ora, quando? - la conversione degli Ebrei.

    Citazione Originariamente Scritto da Holuxar Visualizza Messaggio
    Chiedo scusa al moderatore "emv" e ai vari lettori del forum "Cattolici" che magari troveranno esagerati e troppo polemici certi miei proclami, privi di "prudenza" e "carità"...
    Nulla di personale, non vorrei sembrare superbo o rancoroso, non oso giudicare le intenzioni di nessuno né emettere sentenze di condanna - che spettano solo a Dio, unico giusto giudice - sto semplicemente ribadendo l'anatema paolino che riporto in chiusura a seguire...
    E mi tocca rimproverare, senza rancore ma con fermezza poiché c'è in gioco la fede e la salvezza delle anime eh, anche chi si ostina a non denunciare chiaramente, anzi cerca quasi di negarla o di giustificarla, il tragico spettacolo di impostura colossale che abbiamo di fronte ormai da vari decenni...
    Quando si decideranno i vari “conservatori” del "novus ordo" od i “tradizionalisti” che restano comunque "una cum" (Don Morselli stesso, il prof. Roberto De Mattei del “Centro Lepanto” e “Corrispondenza Romana”, Antonio Socci, Don Curzio Nitoglia, quelli della “Fraternità Sacerdotale San Pio X”, ecc.) a constatare l'ovvio?!
    Se non ora, quando?! Non si sa...
    Il problema è che non bisogna mai dimenticare che per il Cristianesimo la salvezza delle anime è prima di tutto una questione personale e non di gruppo. E purtroppo negli ambienti tradizionalisti mi pare che questa idea tenda a diminuire rispetto alla visione del gruppo, soprattutto nel Sedevacantismo. Non tanto con le parole, che in genere sono quelle della Chiesa di sempre, ma con lo spirito.

    Se domani Papa Francesco dalla finestra di Piazza S. Pietro implorasse agli ebrei di convertirsi tanto da toccare il loro cuore e tosto in giornata rispondessero entusiasti i più influenti ebrei del mondo, che mi gioverebbe questo magnifico miracolo se poi io perdessi la mia anima per i miei peccati che nulla centrano con tale questione?

    Vediamo che stiamo assistendo anno dopo anno all'instaurarsi di una specie religione laica che ruota intorno al ruolo degli ebrei nella società. E' una cosa assolutamente normale perchè dopo i cristiani sono considerati i più sapienti, la loro cultura e genialità sono indiscutibili e hanno un grande fascino su tutti. E' incominciato col protestantesimo che sottraendosi all'influenza di Roma è andato sotto l'influenza della loro cultura attraverso Calvino. Ma a noi queste cose non ci devono turbare. Sappiamo che queste cose sono state predette nei Vangeli.


    Citazione Originariamente Scritto da Holuxar Visualizza Messaggio
    Se non ora, quando?! Non si sa...
    Ma devo dire che rileggendolo dopo tanti anni il titolo di questo 3D mi pare incomprensibile e probabilmente sono maturato un po'. I vangeli dicono che sarà alla fine dei tempi. Inutile quindi preoccuparsene tanto, come comunità. Mentre se uno ha un amico ebreo è doveroso provarci a dare testimonianza, certamente. Ma senza l'ansia del proselitismo. Il cristianesimo pone la salvezza come questione individuale.Nessuno è salvo o condannato per l'appartenenza o meno alla Chiesa o od altra religione anche se l'appartenenza alla religione cattolica costituisce innegabile titolo di vantaggio, di aiuto alla salvezza.
    Ma la salvezza resta sempre personale. Prima che un cristiano, un ebreo e un musulmano, davanti a Dio siamo Marco, Aronne, Mohamed...

    Il proselitismo attiene alla dimensione sociale che è stata necessaria in una certa fase storica per portare il Vangelo in tutta la terra, ma nel tempo la sensibilità verso l'aspetto individuale è cresciuta. Come nell'Antico Testamento si vede il progresso della fede attraverso i secoli. Ritengo che oggi il Papa abbia ragione a dire che non si deve fare proselitismo ma attrarre con la testimonianza. Fare proselitismo è uno dei modi, una delle forme della conversione nella storia, ma non è l'unica.


    Per cui io prima che per la conversione degli ebrei, e di qualsiasi altro gruppo, prego per la mia conversione.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA LIBERA SENZA CONTROLLO.
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


 

 
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