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  1. #1
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    Predefinito Nella cabina di pilotaggio




    Pubblichiamo un contributo di Franco Bifo Berardi sulla tragedia dell'aereo della Lufthansa, schiantatosi nei pressi di Barcelonette. Andando oltre alle banalità uscite in questi giorni sul gesto suicida del giovane pilota Andreas Lubitz, Bifo nel suo discorso pone la centralità sull'ipercompetitività del capitalismo moderno, che ci vuole sul luogo di lavoro, e non solo, brillanti e soprattutto disponibili ad accettare condizioni di lavoro sempre più dure.


    Dicono che il giovane pilota Andreas Lubitz avesse sofferto di crisi depressive e avesse tenuto nascoste le sue condizioni psichiche all’azienda per cui lavorava, la Lufthansa. I medici consigliavano un periodo di assenza dal lavoro. La cosa non è affatto sorprendente: il turbo-capitalismo contemporaneo detesta coloro che chiedono di usufruire dei permessi di malattia, e detesta all’ennesima potenza ogni riferimento alla depressione. Depresso io? Non se ne parli neanche. Io sto benissimo, sono perfettamente efficiente, allegro, dinamico, energico, e soprattutto competitivo. Faccio jogging ogni mattina, e sono sempre disponibile a fare straordinario. Non è forse questa la filosofia del low cost? Non suonano forse le trombe quando l’aereo decolla e quando atterra? Non siamo forse circondati ininterrottamente dal discorso dell’efficienza competitiva? Non siamo forse quotidianamente costretti a misurare il nostro stato d’animo con l’allegria aggressiva delle facce che compaiono negli spot pubblicitari? Non corriamo forse il rischio di essere licenziati se facciamo troppe assenze per malattia? 
Adesso i giornali (gli stessi giornali che da anni ci chiamano fannulloni e tessono le lodi della rottamazione degli inefficienti) consigliano di fare maggiore attenzione nelle assunzioni. Faremo controlli straordinari per verificare che i piloti d’aereo non siano squilibrati, matti, depressi, maniaci, malinconici tristi e sfigati. Davvero? E i medici? E i colonnelli dell’esercito? E gli autisti dell’autobus? E i conducenti del treno? E i professori di matematica? E gli agenti di polizia stradale? 
Epureremo i depressi. Epuriamoli. Peccato che siano la maggioranza assoluta della popolazione contemporanea. Non sto parlando dei depressi conclamati, che pure sono in proporzione crescente, ma di coloro che soffrono di infelicità, tristezza, disperazione. Anche se ce lo dicono raramente e con una certa cautela l’incidenza delle malattie psichiche è cresciuta enormemente negli ultimi decenni, e il tasso di suicidio (secondo il rapporto del World Health Organization) è cresciuto del 60% (wow) negli ultimi quarant’anni. 
Quaranta anni? E che potrà mai significare? Che cosa è successo negli ultimi quarant’anni perché la gente corra a frotte verso la nera signora? Forse ci sarà un rapporto tra questo incredibile incremento della propensione a farla finita e il trionfo del Neoliberismo che implica precarietà e competizione obbligatoria? E forse ci sarà un rapporto anche con la solitudine di una generazione che è cresciuta davanti allo schermo ricevendo continui stimoli psico-informativi e toccando sempre di meno il corpo dell’altro? Non si dimentichi che per ogni suicidio realizzato ce ne sono circa venti tentati senza successo. E non si dimentichi che in molti paesi del mondo (anche in Italia) i medici sono invitati a essere cauti nell’attribuire una morte al suicidio, se non ci sono prove evidenti dell’intenzione del deceduto. E quanti incidenti d’auto nascondono un’intenzione suicida più o meno cosciente? 
Non appena le autorità investigative e la compagnia aerea hanno rivelato che la causa del disastro aereo sta nel suicidio di un lavoratore che ha sofferto di crisi depressive e le ha tenute nascoste, ecco che in Internet si è messo in marcia il solito esercito di cospirazionisti. “Figuriamoci se ci credo”, dicono quelli che sospettano il complotto. Ci deve essere dietro la CIA, o forse Putin, o magari semplicemente un gravissimo errore della Lufthansa che ci vogliono tenere nascosto. Un vignettista che si firma Sartori e crede di essere molto spiritoso mostra un tizio che legge il giornale e dice: “Strage Airbus: responsabile il copilota depresso.” Poi aggiunge: Fra poco diranno che anche l’ISIS è fatta da depressi.” 
Ecco, bravo. Il punto è proprio questo: il terrorismo contemporaneo può avere mille cause politiche, ma la sola causa vera è l’epidemia di sofferenza psichica (e sociale, ma le due cose sono una) che si sta diffondendo nel mondo. Si può forse spiegare il comportamento di uno shaheed, di un giovane che si fa esplodere per uccidere una decina di altri umani in termini politici, ideologici, religiosi? Certo che si può, ma sono chiacchiere. La verità è che chi si uccide considera la vita un peso intollerabile, e vede nella morte la sola salvezza, e nella strage la sola vendetta.
    Un’epidemia di suicidio si è abbattuta sul pianeta terra, perché da decenni si è messa in moto una gigantesca fabbrica dell’infelicità cui sembra impossibile sfuggire. Quelli che dappertutto vedono un complotto dovrebbero smetterla di cercare una verità nascosta, e dovrebbero invece interpretare diversamente la verità evidente. Andreas Lubitz si è chiuso dentro quella maledetta cabina di pilotaggio perché il dolore che sentiva dentro si era fatto insopportabile, e perché accusava di quel dolore i centocinquanta passeggeri e colleghi che volavano con lui, e tutti gli altri esseri umani che come lui sono incapaci di liberarsi dall’infelicità che divora l’umanità contemporanea, da quando la pubblicità ci ha sottoposto a un bombardamento di felicità obbligatorio, da quanto la solitudine digitale ha moltiplicato gli stimoli e isolato i corpi, da quando il capitalismo finanziario ci ha costretto a lavorare il doppio per guadagnare la metà.

    Nella cabina di pilotaggio

    Ultima modifica di seven77; 06-04-15 alle 15:41

  2. #2
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    lievemente unilaterale, come "analisi".......engels lo avrebbe preso a calci in culo

  3. #3
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    lievemente unilaterale, come "analisi".......engels lo avrebbe preso a calci in culo
    E' comunque una diversa chiave di lettura alla solita minestra del "pezzo di mexda che poteva ammazzarsi senza coinvolgere gli altri"(cit.) o del "deve esserci qualche UFO dietro uno non può riuscire a suicidarsi in questo modo ammazzando tutta quella gente" (cit. ipotetica). Che poi Engels lo avrebbe preso a calci in culo, conta zero. Effettivamente si sono scontrate due visioni di società nel 900, una individualista (capitalismo) ed una socialista (cooperazione, solidarietà, ecc.). Ha vinto la prima ma dopo 25 anni sembra una vittoria di Pirro. Si può dire?

  4. #4
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da seven77 Visualizza Messaggio
    E' comunque una diversa chiave di lettura alla solita minestra del "pezzo di mexda che poteva ammazzarsi senza coinvolgere gli altri"(cit.) o del "deve esserci qualche UFO dietro uno non può riuscire a suicidarsi in questo modo ammazzando tutta quella gente" (cit. ipotetica). Che poi Engels lo avrebbe preso a calci in culo, conta zero. Effettivamente si sono scontrate due visioni di società nel 900, una individualista (capitalismo) ed una socialista (cooperazione, solidarietà, ecc.). Ha vinto la prima ma dopo 25 anni sembra una vittoria di Pirro. Si può dire?
    engels pretenderebbe di sentirselo spiegare in termini oggetivi, e non in termini di analisi psicologica da donna letizia

  5. #5
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    engels pretenderebbe di sentirselo spiegare in termini oggetivi, e non in termini di analisi psicologica da donna letizia
    In termini oggettivi, terra, terra è spiegato dal fatto che il terrorismo è in aumento, la criminalità anche ed il numero di suicidi pure. Se vuoi un'analisi più completa devi rivolgerti a coloro che studiano questi fenomeni da anni con numeri e contronumeri, ma nessuno ti dirà nulla di diverso da quello che ti ho appena detto.

  6. #6
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    lievemente unilaterale, come "analisi".......engels lo avrebbe preso a calci in culo
    Un po' estremizzata ma in parte ha la sua ragione. L'ansia, la depressione, sono figlie di una società capitalistica che cerca la perfezione dell'individuo, estetica, di efficienza e di risultati.
    "Voi non avete fermato il vento gli fate solo perdere tempo"
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  7. #7
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da seven77 Visualizza Messaggio
    In termini oggettivi, terra, terra è spiegato dal fatto che il terrorismo è in aumento, la criminalità anche ed il numero di suicidi pure. Se vuoi un'analisi più completa devi rivolgerti a coloro che studiano questi fenomeni da anni con numeri e contronumeri, ma nessuno ti dirà nulla di diverso da quello che ti ho appena detto.
    criminalita' in aumento dove?

    il terrorismo ha una radice unica e sola, nel.mondo odierno, ed e' uno dei tipi di "oppio dei popoli"

    suicidi? ma.se sono tuttora piu' frequenti nei paesi nordici , di struttura socialdemocratica...

  8. #8
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da medisco Visualizza Messaggio
    Un po' estremizzata ma in parte ha la sua ragione. L'ansia, la depressione, sono figlie di una società capitalistica che cerca la perfezione dell'individuo, estetica, di efficienza e di risultati.
    ma non raccontiamoci delle palle.....gli stress psicologici erano fottutamente piu' forti in tutte lr epoche passate, con la breve eccezione delle " 30 glorieuses"

  9. #9
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    ma non raccontiamoci delle palle.....gli stress psicologici erano fottutamente piu' forti in tutte lr epoche passate, con la breve eccezione delle " 30 glorieuses"
    no, perchè in epoca passata certi stress erano considerati normali e avevano forme di "antistress" diverse (non esistendo per esempio welfare state, era normale essere nella m... fino al collo quando si era licenziati, e ci si organizzava diversamente, per esempio, le famiglie erano enormi, con nonni, figli e nipoti che vivevano tutti in una sola casa, e un disoccupato non era la fine del mondo, oggi, con la famiglia atomizzata e il WS in via di smantellamento, il disoccupato è sempre più nella m... senza rete), oggi non lo sono e non hanno reti di protezione.

  10. #10
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    Predefinito Re: Nella cabina di pilotaggio

    Citazione Originariamente Scritto da seven77 Visualizza Messaggio



    Pubblichiamo un contributo di Franco Bifo Berardi sulla tragedia dell'aereo della Lufthansa, schiantatosi nei pressi di Barcelonette. Andando oltre alle banalità uscite in questi giorni sul gesto suicida del giovane pilota Andreas Lubitz, Bifo nel suo discorso pone la centralità sull'ipercompetitività del capitalismo moderno, che ci vuole sul luogo di lavoro, e non solo, brillanti e soprattutto disponibili ad accettare condizioni di lavoro sempre più dure.


    Dicono che il giovane pilota Andreas Lubitz avesse sofferto di crisi depressive e avesse tenuto nascoste le sue condizioni psichiche all’azienda per cui lavorava, la Lufthansa. I medici consigliavano un periodo di assenza dal lavoro. La cosa non è affatto sorprendente: il turbo-capitalismo contemporaneo detesta coloro che chiedono di usufruire dei permessi di malattia, e detesta all’ennesima potenza ogni riferimento alla depressione. Depresso io? Non se ne parli neanche. Io sto benissimo, sono perfettamente efficiente, allegro, dinamico, energico, e soprattutto competitivo. Faccio jogging ogni mattina, e sono sempre disponibile a fare straordinario. Non è forse questa la filosofia del low cost? Non suonano forse le trombe quando l’aereo decolla e quando atterra? Non siamo forse circondati ininterrottamente dal discorso dell’efficienza competitiva? Non siamo forse quotidianamente costretti a misurare il nostro stato d’animo con l’allegria aggressiva delle facce che compaiono negli spot pubblicitari? Non corriamo forse il rischio di essere licenziati se facciamo troppe assenze per malattia? 
Adesso i giornali (gli stessi giornali che da anni ci chiamano fannulloni e tessono le lodi della rottamazione degli inefficienti) consigliano di fare maggiore attenzione nelle assunzioni. Faremo controlli straordinari per verificare che i piloti d’aereo non siano squilibrati, matti, depressi, maniaci, malinconici tristi e sfigati. Davvero? E i medici? E i colonnelli dell’esercito? E gli autisti dell’autobus? E i conducenti del treno? E i professori di matematica? E gli agenti di polizia stradale? 
Epureremo i depressi. Epuriamoli. Peccato che siano la maggioranza assoluta della popolazione contemporanea. Non sto parlando dei depressi conclamati, che pure sono in proporzione crescente, ma di coloro che soffrono di infelicità, tristezza, disperazione. Anche se ce lo dicono raramente e con una certa cautela l’incidenza delle malattie psichiche è cresciuta enormemente negli ultimi decenni, e il tasso di suicidio (secondo il rapporto del World Health Organization) è cresciuto del 60% (wow) negli ultimi quarant’anni. 
Quaranta anni? E che potrà mai significare? Che cosa è successo negli ultimi quarant’anni perché la gente corra a frotte verso la nera signora? Forse ci sarà un rapporto tra questo incredibile incremento della propensione a farla finita e il trionfo del Neoliberismo che implica precarietà e competizione obbligatoria? E forse ci sarà un rapporto anche con la solitudine di una generazione che è cresciuta davanti allo schermo ricevendo continui stimoli psico-informativi e toccando sempre di meno il corpo dell’altro? Non si dimentichi che per ogni suicidio realizzato ce ne sono circa venti tentati senza successo. E non si dimentichi che in molti paesi del mondo (anche in Italia) i medici sono invitati a essere cauti nell’attribuire una morte al suicidio, se non ci sono prove evidenti dell’intenzione del deceduto. E quanti incidenti d’auto nascondono un’intenzione suicida più o meno cosciente? 
Non appena le autorità investigative e la compagnia aerea hanno rivelato che la causa del disastro aereo sta nel suicidio di un lavoratore che ha sofferto di crisi depressive e le ha tenute nascoste, ecco che in Internet si è messo in marcia il solito esercito di cospirazionisti. “Figuriamoci se ci credo”, dicono quelli che sospettano il complotto. Ci deve essere dietro la CIA, o forse Putin, o magari semplicemente un gravissimo errore della Lufthansa che ci vogliono tenere nascosto. Un vignettista che si firma Sartori e crede di essere molto spiritoso mostra un tizio che legge il giornale e dice: “Strage Airbus: responsabile il copilota depresso.” Poi aggiunge: Fra poco diranno che anche l’ISIS è fatta da depressi.” 
Ecco, bravo. Il punto è proprio questo: il terrorismo contemporaneo può avere mille cause politiche, ma la sola causa vera è l’epidemia di sofferenza psichica (e sociale, ma le due cose sono una) che si sta diffondendo nel mondo. Si può forse spiegare il comportamento di uno shaheed, di un giovane che si fa esplodere per uccidere una decina di altri umani in termini politici, ideologici, religiosi? Certo che si può, ma sono chiacchiere. La verità è che chi si uccide considera la vita un peso intollerabile, e vede nella morte la sola salvezza, e nella strage la sola vendetta.
    Un’epidemia di suicidio si è abbattuta sul pianeta terra, perché da decenni si è messa in moto una gigantesca fabbrica dell’infelicità cui sembra impossibile sfuggire. Quelli che dappertutto vedono un complotto dovrebbero smetterla di cercare una verità nascosta, e dovrebbero invece interpretare diversamente la verità evidente. Andreas Lubitz si è chiuso dentro quella maledetta cabina di pilotaggio perché il dolore che sentiva dentro si era fatto insopportabile, e perché accusava di quel dolore i centocinquanta passeggeri e colleghi che volavano con lui, e tutti gli altri esseri umani che come lui sono incapaci di liberarsi dall’infelicità che divora l’umanità contemporanea, da quando la pubblicità ci ha sottoposto a un bombardamento di felicità obbligatorio, da quanto la solitudine digitale ha moltiplicato gli stimoli e isolato i corpi, da quando il capitalismo finanziario ci ha costretto a lavorare il doppio per guadagnare la metà.

    Nella cabina di pilotaggio

    Comunque alla fine le opzioni sono solo due: o sei complottista o sei fiducista ed allora non metti più piede su un aereo dove il pilota può essere cieco, depresso, aspirante suicida e, perché no? pure sfigato.
    Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
    Michel de Montaigne

 

 
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