Senato della Repubblica
XVII Legislatura
Fascicolo Iter
DDL S. 1680
Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali
didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università
14/04/2015 - 01:46



Indice
1. DDL S. 1680 - XVII Leg.
1
1.1. Dati generali
2
1.2. Testi
4
1.2.1. Testo DDL 1680
5






1.
DDL S. 1680 - XVII Leg.
DDL S. 1680 - Senato della Repubblica
XVII Legislatura
1. DDL S. 1680 - XVII Leg.
Senato della Repubblica
Pag. 1



1.1.
Dati generali
collegamento al documento su senato.it - Senato della Repubblica
Disegni di legge
Atto Senato n. 1680
XVII Legislatura
Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali
didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università
Iter
26 gennaio 2015:
assegnato (non ancora iniziato l'esame)
Successione delle letture parlamentari
S.1680
assegnato (non ancora iniziato l'esame)
Iniziativa Parlamentare
Valeria Fedeli
(
PD
)
Cofirmatari
Patrizia Bisinella
(
LN-Aut
) (ritira firma in data 9 gennaio 2015)
Andrea Marcucci
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Francesca Puglisi
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Linda Lanzillotta
(
SCpI
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Anna Cinzia Bonfrisco
(
FI-PdL XVII
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Loredana De Petris
(
Misto, Sinistra Ecologia e Libertà
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Cristina De Pietro
(
Misto
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Lorenzo Battista
(
Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE
) (aggiunge firma in data 21 novembre
2014)
Fabrizio Bocchino
(
Misto, Italia Lavori in Corso
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Donatella Albano
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Silvana Amati
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Daniele Gaetano Borioli
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Laura Cantini
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Vincenzo Cuomo
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Erica D'Adda
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Rosa Maria Di Giorgi
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Camilla Fabbri
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Laura Fasiolo
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Elena Ferrara
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Nicoletta Favero
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Francesco Giacobbe
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Josefa Idem
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Bachisio Silvio Lai
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
Sergio Lo Giudice
(
PD
) (aggiunge firma in data 21 novembre 2014)
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XVII Legislatura
1.1. Dati generali
Senato della Repubblica
Pag. 2









1.2.1.
Testo DDL 1680
collegamento al documento su senato.it - Senato della Repubblica
Senato della Repubblica
XVII LEGISLATURA
N. 1680
DISEGNO DI LEGGE
d'iniziativa dei senatori
FEDELI
,
MARCUCCI
,
PUGLISI
,
LANZILLOTTA
,
BONFRISCO
,
DE PETRIS
,
DE PIETRO
,
BATTISTA
,
BOCCHINO
,
ALBANO
,
AMATI
,
BORIOLI
,
CANTINI
,
CUOMO
,
D'ADDA
,
DI GIORGI
,
FABBRI
,
FASIOLO
,
FERRARA
,
FAVERO
,
GIACOBBE
,
IDEM
,
LAI
,
LO GIUDICE
,
MANASSERO
,
MATTESINI
,
MATURANI
,
ORRÙ
,
PARENTE
,
PEZZOPANE
,
PUPPATO
,
RICCHIUTI
,
RUSSO
,
RUTA
,
SCALIA
,
SPILABOTTE
,
VACCARI
,
VALDINOSI
,
ZANONI
e
PIGNEDOLI
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 NOVEMBRE 2014
Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali
didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università
Onorevoli Senatori. --
La cronaca quotidiana dei rapporti conflittuali, e finanche violenti, che spesso
connotano le relazioni di genere, anche tra i più giovani, impone di riconsiderare i percorsi formativi
offerti dalla scuola, nell'ottica di promuovere il superamento degli stereotipi di genere, educando le
nuove generazioni, lungo tutte le fasi del loro apprendimento scolastico, al rispetto della differenza di
genere. Tra gli obiettivi nazionali dell'insegnamento nella scuola italiana è divenuto, pertanto,
indifferibile porre espressamente, come elemento portante e costante, sia la promozione del rispetto
delle identità di genere sia il superamento di stereotipi sessisti. Il che risponde altresì all'esigenza di
dare puntuale attuazione ai princìpi costituzionali di pari dignità e non discriminazione di cui agli
articoli 3, 4, 29, 37 e 51 della Costituzione.
Questo è anche il senso delle politiche europee in materia: quasi tutti i paesi europei hanno infatti
predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione e di lotta contro gli
stereotipi. In particolare, già con il Quarto Programma d'azione (l996-2000) la politica europea delle
pari opportunità si era integrata in tutti i settori e nelle azioni dell'Unione e degli Stati membri, ivi
compresa l'azione educativa che si svolge nella scuola, pur nel rispetto delle peculiarità e tradizioni dei
singoli Stati membri. Di conseguenza, l'Unione europea, con l'obiettivo strategico B4, «Formazione a
una cultura della differenza di genere», ha stabilito la necessità «di recepire, nell'ambito delle proposte
di riforma della scuola, dell'università, della didattica, i saperi innovativi delle donne, nel promuovere
l'approfondimento culturale e l'educazione al rispetto della differenza di genere». In tale prospettiva si
collocano anche azioni europee e nazionali relative al settore educativo che devono procedere in due
direzioni specifiche: la prima, fissare tra gli obiettivi nazionali dell'insegnamento e delle linee generali
dei curricoli scolastici la cultura della parità di genere e il superamento degli stereotipi; la seconda,
l'intervento sui libri di testo, riconosciuti in tutte le sedi internazionali, come un'area particolarmente
sensibile per le politiche delle pari opportunità.
Le stesse problematiche sono state di recente affrontate anche dalla risoluzione 2012/2116 (INI) del
Parlamento europeo, del 12 marzo 2013, sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione
europea. Nella parte riguardante la formazione è stata anzitutto affermata la rilevanza dei programmi
scolastici nel perpetuare discriminazioni di genere -- e, di conseguenza, nel condizionare l'effettiva
libertà delle future scelte dei discenti, fattisi cittadini adulti, e l'accesso ai diritti loro spettanti --
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1.2.1. Testo DDL 1680
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laddove non correttamente orientati al superamento di stereotipi sessisti. La risoluzione, sulla base di
indirizzi pedagogici largamente condivisi, ha affermato che la nozione di uguaglianza può essere
instillata nei bambini sin dalla più tenera età e che un'educazione basata sul riconoscimento della parità
è la strada da percorrere per il superamento degli stereotipi di genere. Agli Stati membri è stato perciò
richiesto di valutare programmi di studi e contenuto dei libri di testo nell'ottica di una riforma
complessiva che conduca all'integrazione delle questioni di genere, quale tematica trasversale, in tutti i
materiali didattici, sia in termini di eliminazione degli stereotipi di genere, sia in termini di maggiore
visibilità del contributo e del ruolo delle donne nella storia, nella letteratura o nell'arte, anche nei primi
livelli dell'istruzione. Gli Stati membri sono stati altresì sollecitati a predisporre specifici corsi di
orientamento, nelle scuole primarie e secondarie e negli istituti di istruzione superiore, finalizzati a
informare i giovani in merito alle conseguenze negative degli stereotipi di genere, nonché a
incoraggiarli a intraprendere percorsi di studi e professionali superando visioni tradizionali che
tendano a individuarli come tipicamente «maschili» o «femminili».
Questi gli obiettivi che ci si propone di raggiungere con il presente disegno di legge, altresì in ossequio
alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti
delle donne e la violenza domestica, firmata a Istanbul l'11 maggio 2011, ratificata dall'Italia con legge
27 giugno 2013, n. 77, ed entrata in vigore lo scorso 1º agosto 2014. La piena attuazione della
cosiddetta Convenzione di Istanbul, infatti, implica necessariamente l'adozione di conseguenti
interventi di integrazione e modificazione della legislazione e della regolamentazione nazionale che
consentano la realizzazione degli obiettivi e delle misure da essa recati. Tra questi un ruolo
fondamentale potranno svolgerlo progetti di formazione culturale che accompagnino i percorsi
scolastici dei ragazzi, a partire dal primo ciclo di istruzione, fornendo adeguati strumenti di
comprensione e di decostruzione critica dei modelli dominanti tuttora alla base delle relazioni tra i
sessi.
A riguardo, il capitolo III della citata Convenzione si esprime sufficientemente nel merito delle
politiche di prevenzione da adottare: l'articolo 12, paragrafo 1, obbliga le parti ad adottare «le misure
necessarie per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle donne e degli
uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull'idea
dell'inferiorità della donna»; il paragrafo 4 richiede alle parti di adottare «le misure necessarie per
incoraggiare tutti i membri della società, e in particolar modo gli uomini e i ragazzi, a contribuire
attivamente alla prevenzione di ogni forma di violenza che rientra nel campo di applicazione della
presente Convenzione»; al paragrafo 5 si legge poi che «le Parti vigilano affinché la cultura, gli usi e i
costumi, la religione, la tradizione o il cosiddetto "onore" non possano essere in alcun modo utilizzati
per giustificare nessuno degli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente
Convenzione», mentre al paragrafo 6 si prevede che le parti adottino «le misure necessarie per
promuovere programmi e attività destinati ad aumentare il livello di autonomia e di emancipazione
delle donne».
Ancora rilevanti indicazioni si possono trarre agli articoli 13 e 14 della Convenzione di Istanbul:
mentre al paragrafo 2 dell'articolo 13, rubricato «Sensibilizzazione», si dispone che «Le Parti
garantiscono un'ampia diffusione presso il vasto pubblico delle informazioni riguardanti le misure
disponibili per prevenire gli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente
Convenzione», l'articolo 14, rubricato «Educazione», definisce sul piano dell'istruzione le attività dei
Governi rispetto agli atti di violenza che rientrano nel campo della Convenzione, obbligando le parti
sottoscrittrici della medesima ad un ripensamento complessivo di saperi e di modalità di relazione
all'interno dei sistemi scolastici nazionali, al fine di combattere ogni forma di violenza basata sui
modelli socio-culturali di donne e uomini per sradicare i pregiudizi, i costumi, le tradizioni e le altre
pratiche basate sull'idea dell'inferiorità della donna o su ruoli stereotipati per donne e uomini, in
particolare introducendo «nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su
temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non
violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il
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diritto all'integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi».
È allora evidente l'importanza dell'introduzione di una consapevole prospettiva di genere nei processi
educativi: ciò importa primariamente la decostruzione critica delle forme irrigidite e stereotipate
attraverso cui le identità di genere sono culturalmente e socialmente plasmate, stimolando al contempo
l'auto-apprendimento della e nella complessità. Il processo riformatore che ha investito il nostro
sistema di istruzione ha infatti sì cercato di rispondere alle istanze di una società pluralista, multietnica
e sempre più diversificata al suo interno, ponendo al centro della sua azione lo sviluppo della
«persona» come un'identità consapevole e aperta all'interno dei princìpi della Costituzione e della
tradizione culturale europea, eppure non pare ancora aver realizzato una scuola intesa come luogo in
cui «nella diversità e nelle differenze si condivide l'unico obiettivo che è la crescita della persona». Pur
nel rinnovato contesto scolastico in cui al centro è posta la «persona» quindi, le differenze di genere
risultano, sul fronte normativo, come diluite, essendo assimilate alle altre differenze. Si pensi al
decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013,
n. 128, e recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca, che all'articolo 16,
rubricato formazione del personale scolastico, «Al fine di migliorare il rendimento della didattica, con
particolare riferimento alle zone in cui è maggiore il rischio socio-educativo, e potenziare le capacità
organizzative del personale scolastico», al comma 1, lettera
d)
, autorizza per l'anno 2014 la spesa di
euro 10 milioni, oltre alle risorse previste nell'ambito di finanziamenti di programmi europei e
internazionali, «per attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico» con
particolare riguardo «all'aumento delle competenze relative all'educazione all'affettività, al rispetto
delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere», peraltro
in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, cosiddetto decreto-legge sul femminicidio.
Similmente non si può prescindere da un corretto linguaggio anche a livello legislativo e
amministrativo quanto a sensibilità rispetto alle differenze di genere: non si tratta infatti di un mero
artificio, in quanto una riflessione sull'uso del linguaggio nella stesura degli atti normativi e
amministrativi è indifferibile affinché si affermino modelli educativi e di comportamento in grado di
mettere in comunicazione e in rapporto tra loro tutte le differenze, e
in primis
quella tra uomini e
donne. In tal senso inappropriata appare la nota che si legge nell'introduzione alle Indicazioni per il
curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo d'istruzione, pubblicate dal Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca nel settembre 2012, dove si legge: «Nel testo si
troveranno sempre termini quali: "bambini, adolescenti, alunni, allievi, studenti,..." Si sollecita il
lettore a considerare tale scelta semplicemente una semplificazione di scrittura, mentre nell'azione
educativa bisogna considerare la persona nelle sue peculiarità e specificità, anche di genere».
Diversamente, il riconoscimento del linguaggio come strumento di azione politica all'interno del
processo ormai da tempo avviato per la realizzazione della «parità di fatto, cioè a dire l'uguaglianza
delle possibilità di ciascun individuo di entrambi i sessi di realizzarsi appieno in ogni campo», è stato
testimoniato dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 27 marzo 1997 (Gazzetta Ufficiale
21 maggio 1997, n. 116), recante azioni volte a promuovere l'attribuzione di poteri e responsabilità alle
donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini, che ha posto tra gli
obiettivi prioritari volti a promuovere la parità di opportunità tra uomini e donne «la formazione a una
cultura della differenza di genere». Lo stesso documento ha altresì individuato, tra le azioni immediate
dell'obiettivo, l'aggiornamento dei materiali didattici, oggetto dell'apposito progetto Pari opportunità
nei libri di testo (POLITE), promosso dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del
Consiglio dei ministri tra il 1999 e il 2001, nell'ambito del Quarto programma di azione a medio
termine per la parità di opportunità tra le donne e gli uomini (1996-2000), volto a garantire che i nuovi
libri di testo e i materiali didattici fossero realizzati in modo da favorire lo sviluppo dell'identità di
genere e da rimuovere gli stereotipi presenti in tali strumenti di formazione.
Nei provvedimenti normativi di ambito scolastico adottati negli anni successivi, tuttavia, neppure
questo iniziale progetto di rivisitazione del materiale didattico e formativo è stato effettivamente
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raccolto e regolato, anche a causa dei processi di riforma intervenuti nella scuola, spesso
contraddittori, che hanno sottratto spazio nel dibattito pubblico alle questioni di genere. Si è così
verificato un processo di dispersione delle buone prassi, invece che la loro ottimizzazione, con il
conseguente ritorno ad attività e strumenti didattici che si auspicava fossero ormai superati. Eppure
molte sono state le sperimentazioni attuate, nel quadro dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, per
il superamento di stereotipi sessisti e l'avvio di buone pratiche educative di genere, i cui risultati
sarebbe auspicabile venissero tra loro collegati e organizzati in un'apposita rete destinata allo scambio
e alla condivisione dei percorsi seguiti e dei risultati conseguiti. In questo contesto, ad esempio, si
colloca anche l'impegno dell'Associazione italiana editori (AIE) a darsi un codice di
autoregolamentazione volto a garantire che, nella progettazione e nella realizzazione dei libri di testo e
dei materiali didattici, vi sia attenzione allo sviluppo dell'identità di genere e alla rimozione degli
stereotipi, come fattore decisivo nell'ambito dell'educazione complessiva dei soggetti in formazione.
Come detto, però, il codice POLITE, non è mai stato recepito come norma specifica da valere
erga
omnes
e tutt'ora è stata vanificata la pur lodevole e necessaria iniziativa. È necessario, al contrario, che
ogni ciclo scolastico e ciascuna disciplina siano consapevolmente orientati all'apprendimento di una
cultura di relazioni tra individui liberi, consapevoli dei ruoli di ciascuno nel rispetto delle differenze,
anche di genere, condizione questa certamente pregiudiziale sia a una cultura della non violenza, sia al
superamento della prevaricazione, intesa come modalità di affermazione di singoli e di gruppi sociali.
La società civile stessa interroga su questo il legislatore: non a caso, di recente, attraverso una
petizione pubblica alla quale hanno aderito più di dodicimila persone, è stata chiesta l'adozione di
provvedimenti da introdurre in ambito scolastico volti a perseguire la cultura del rispetto e della
consapevolezza delle identità di genere analogamente a quanto avviene in quasi tutti i Paesi membri
dell'Unione europea -- e, in particolare, l'adozione del codice POLITE, con l'introduzione di azioni
specifiche da attuare in campo scolastico-educativo attraverso metodologie e contenuti volti alla
diffusione di una cultura rispettosa delle identità di genere e alla rimozione degli stereotipi sessisti.
Oggi, anche a fronte degli innumerevoli casi di femmicidi e femminicidi che continuano a registrarsi
in tutto il Paese, per contrastare tali fenomeni appare prioritario accompagnare le misure di contrasto
sul piano penale, pure recentemente introdotte e riviste ad opera del citato decreto-legge n. 93 del
2013, con disposizioni volte specificatamente a prevenire discriminazioni e sessismi prima che essi
degenerino in meccanismi patologici di violenze nei confronti delle donne. Tale azione, per la sua
specifica valenza, è da svolgere in campo educativo attraverso interventi non estemporanei o generici,
ma da programmare all'interno del sistema scolastico, sulla scia di quanto avviene già a livello
europeo. Il presente disegno di legge intende quindi introdurre disposizioni volte a dare seguito
concreto alla risoluzione 2012/2116 (INI) del Parlamento europeo, del 12 marzo 2013,
sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea, nonché alla realizzazione del
cosiddetto obiettivo strategico B4 dell'Unione europea, in particolare fissando tra gli obiettivi nazionali
dell'insegnamento e delle linee generali dei curricoli scolastici la cultura della parità di genere e il
superamento degli stereotipi da un lato, e intervenendo sui libri di testo, riconosciuti in tutte le sedi
internazionali come un'area particolarmente sensibile per le politiche delle pari opportunità dall'altro.
DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
(Introduzione dell'insegnamento
dell'educazione di genere)
1.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le
pari opportunità, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto
dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, adotta i provvedimenti necessari a integrare l'offerta
formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l'insegnamento a carattere interdisciplinare
dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione
dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea.
2.
In attuazione di quanto disposto dal comma 1, i piani dell'offerta formativa delle scuole di ogni
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ordine e grado adottano misure educative volte alla promozione di cambiamenti nei modelli
comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-
culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli
ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società.
Art. 2.
(Linee guida dell'insegnamento
dell'educazione di genere)
1.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le
pari opportunità, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto
dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, definisce linee guida dell'insegnamento dell'educazione di
genere che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, tenuto
conto del livello cognitivo degli alunni, i temi dell'uguaglianza, delle pari opportunità, della piena
cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non
violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del
diritto all'integrità personale.
Art. 3.
(Formazione e aggiornamento del personale docente e scolastico)
1.
Al fine di garantire l'acquisizione delle conoscenze e delle competenze per la realizzazione delle
finalità di cui agli articoli 1 e 2 e l'integrazione dell'educazione di genere nei processi di insegnamento
e apprendimento, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e le istituzioni scolastiche
di ogni ordine e grado attivano corsi di formazione obbligatoria o integrano i programmi di quelli
esistenti, per il personale docente e scolastico.
Art. 4.
(Università)
1.
Le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a
potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per
l'insegnamento dell'educazione di genere di cui all'articolo 1.
Art. 5.
(Libri di testo e materiali didattici)
1.
A decorrere dall'anno scolastico 2015/2016, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado adottano
libri di testo e materiali didattici corredati dall'autodichiarazione delle case editrici che attestino il
rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione «Pari opportunità nei libri di
testo» (POLITE), realizzato da Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento per le pari
opportunità, Associazione italiana editori, Centro innovazione sperimentale educativa Milano,
Poliedra,
Federación de gremios de editores de España
e
Commissão para a igualdade e para os
direitos das mulheres
del Portogallo e approvato dal Consiglio del settore editoriale educativo
dell'Associazione italiana editori l'11 maggio 1999.
Art. 6.
(Copertura finanziaria)
1.
Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, valutati in 200 milioni di euro a decorrere
dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione complessiva dei regimi di esenzione,
esclusione e favore fiscale, di cui all'allegato C-
bis
del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito,
con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con l'esclusione delle disposizioni a tutela dei
redditi di lavoro dipendente e autonomo, dei redditi da pensione, della famiglia, della salute, delle
persone economicamente o socialmente svantaggiate, del patrimonio artistico e culturale, della ricerca
e dell'ambiente. Con uno o più regolamenti adottati con decreti del Ministro dell'economia e delle
finanze, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le
modalità tecniche per l'attuazione del presente comma con riferimento ai singoli regimi interessati.
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