



Domanda seria, ma bisogna vedere se la nozione che ne hai è una nozione retorica esclusivamente prodotta dalla "cultura" contemporanea (che parlerà di coraggio correntemente identificandolo con la capacità del singolo individuo di lottare per la soddisfazione di aspettative personali di questo o quel genere, dal malato che vuol guarire all'immigrato che vuole sbarcare il lunario aggrappato alle zattere passando per la donna che crea l'impresa commerciale di smalti per unghie in un mondo crudelmente maschilista) o è una nozione che è talmente ampia da poter risalire anche a dimensioni leggermente più elevate delle rivendicazioni imbronciate suggerite dalla meditazione sul proprio ombelico e meno terra terra.
Non è scontato.
Ultima modifica di amerigodumini; 16-04-15 alle 18:20










Mah su questo argomento non ho la presunzione di conoscere la nozione ampia di cui parli. Penso al coraggio solo in riferimento alla mia esperienza personale. Come lo intendo io il coraggio è la capacità di andare incontro al pericolo oggettivo di rischiare anche la vita. Mi è capitato di infilarmi volontariamente in una situazione oggettivamente pericolosa, perché la mia motivazione contava per me più della paura del pericolo. Prima che qualcuno faccia battute sarcastiche, preciso che 'oggettivamente' significa che alcune persone nella stessa situazione, lo stesso giorno , sono morte.
Oppure ci può essere un coraggio di spirito, legato al discorso di lealtà verso un ideale, un principio o una persona.




Ecco con coraggio di spirito per come lo definisci ci avviciniamo ad un concetto più o meno talmente spersonalizzato da potersi avvicinare a quello fatto proprio dalle correnti fasciste.
Ma che risale ovviamente ad alcune forme privilegiate di espressione della vita umana molto più antiche.
Ultima modifica di amerigodumini; 16-04-15 alle 22:52


Forse la differenza è nello scopo?
Ho capito, credo. Non il coraggio come lo intendiamo oggi, cioè di uno spirito di sacrificio per fini individualistici, ma il coraggio dell’eroe in senso classico, quello che non ha paura della morte, il guerriero fra tanti guerrieri.
Ultima modifica di Hatshepsut; 17-04-15 alle 12:36
La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
{;,;}