Come può essere seria una nazione che tra le sue forze dell'ordine tiene persone come questa?
ROMA - "Io sono uno degli 80 del VII nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte". Lo scrive su Facebook Fabio Tortosa, classe 1976 e ai tempi del G8 ventottenne. Poliziotto del reparto mobile di Roma, è dirigente sindacale del Consap, dirigente della federazione italiana di football americano e vicepresidente della squadra di football americano Lazio Marines, tristemente nota per il motto "Sieg Heil" a fine partita.
Sul social network il commento è del 9 aprile, due giorni dopo la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ha dato ragione a Arnaldo Cestaro, una delle vittime del massacro operato dalle forze dell'ordine alla scuola Diaz.
Tortosa rivendica con orgoglio quanto fatto dalla polizia nella scuola genovese tra le fila del VII nucleo sperimentale inquadrato nel primo reparto mobile, quello dei 'celerini' romani, protagonista dell'irruzione nella scuola genovese sotto il comando di Michelangelo Fournier.
Il post, pubblicato alle 23,14, ha 190 "like", gente a cui piace, pollici all'insù su un massacro che macchia l'italia davanti all'Europa. Dei 194 commenti registrati fino ad ora molti condividono con entusiasmo per le parole del poliziotto. Che il giorno dopo, venerdì 10 aprile, è tornato sul suo ragionamento: "Esistono due realtà, due verità. La verità e la verità processuale. La verità processuale si è conclusa con una condanna di alcuni vertici della polizia di Stato e del mio fratello Massimo Nucera a cui va sempre il mio grande rispetto ed abbraccio. Poi esiste la verità, quella con tutte le lettere maiuscole. Quella che solo io e i miei fratelli sappiamo, quella che solo noi che eravamo lì quella notte sappiamo. Una verità che non abbiamo mai preteso che venisse a galla. Una verità che portiamo nei nostri cuori e nei nostri occhi a distanza di quasi 15 anni, quando quegli uomini incredibili si reincrociano in ogni piazza d'Italia in cui ci sia da avversare i nemici della democrazia. Quegli occhi che si uniscono in un abbraccio segreto. In un convenzionale e silenzioso 'si', lo sappiamo, ci hanno inculato. Ma che importa? non era la gloria quello che cercavamo. Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all'Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò".
In un paese serio questo signore sarebbe a marcire in galera invece fa il poliziotto e si deve solo pregare di non trovarselo ad un posto di blocco.
Diaz, il poliziotto del G8 su Fb: "Lo rifarei mille e mille volte" - Repubblica.it




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