Circa due anni fa raccontavo un fatto successomi in città, due individui sbronzi che sparavano credo insulti nella loro lingua. Era l'ora di chiusura dei bar, ce l'avevano con me e un mio amico pure lui sbronzo e poco accorto nel evitare brutti incontri. In principio ci fù non più di una parola per scherzare, poi uno sguardo cattivo, e quindi vedevo arrivare il momento in cui la situazione sarebbe diventata incontrollabile.
Ogni tanto racconto questa storia, e circa sei mesi fa era un tale Riccardo, collega di palestra pugilistica di un mio conoscente, che mi ascoltava attentamente. Sicuramente ci vedeva l'occasione di mettere in mostra e in valore le proprie competenze, non solo agonistiche ma anche, e soprattutto (secondo lui), mentali. Poi col tempo questo Riccardo diventò un amico, e infine quando mi chiese di fare il viaggio con lui fino a Pordenone dove ha famiglia e dove già l'aspettava la sua ragazza, io accettai ben volentieri. Mio intento era di continuare da solo fino in Serbia, dove una mia vecchia cara amica si era stabilita con suo marito serbo.
La prima volta che gli raccontai la storia degli insulti ero per lo meno annoiato, dato che in fondo si trattava di poche cose, e poi da tempo percepivo come quella umiltà di cui facevo dimostrazione nascondeva ancora vanità, e costituiva una subdole forma di affermazione piccolo-borghese della propria emancipazione culturale rispetto al dover essere virile della classe di sotto. Veramente alla fine mi ero stancato, non ne volevo più parlare, ma quella sera per rompere il ghiaccio non s'era trovato di meglio che parlare di questo tipo di facende, dato che per il momento l'elemento comune delle mie amicizie – la politica – mi era stato espressamente sconsigliato dal nostro conoscente. Infatti come appresi di seguito, Riccardo in materia politica è di un ingenuità pressappoco totale. Ora non sto a spiegare come sia possibile tale grado di ingenuità in un ragazzo pure intelligente e lettore (ma di letteratura più che di saggi), comunque il fatto è che io comunista e suo collega di palestra che invece ha il fascio disegnato sul braccio quella sera abbiamo di comune accordo evitato la discussione politica.
A Pordenone ci potevamo andare pure facendo un giro in quel nord-est italiano, e cosi stabilimmo di fermarci a Verona. L'Arena, piazza Erbe, dei Signori, i ponti, via Mazzini, i negozi le famiglie le turiste, la pulizia la polizia il mercato il denaro, poi ti viene la fame, giri giri giri si fa sera si fanno tutti snob, niente birra solo vino, occhiali firmati giubboni gonfi per tutti come le pecore, la gente che ti guarda e che si guarda, e arrivi alla conclusione che Verona è bellissima, un estetica veramente di classe, un orgoglio artistico, ma quale est europeo dove mai s'è vista una bellezza del genere, tanta bellezza concentrata in un posto neanche grande, però... però il lato cattivo della cosa e che Verona è anche vittima di se stessa, è invasa dallo snobismo, da una popolazione dall'anima marcia, gente che ha un soldo al posto del cuore. Sinceramente mi chiedo se nel centro storico di Verona c'è posto per una vita veronese, per un giovane che non sia prima di tutto il figlio del capitale e della sua epoca. Città da vedere, certo, ma città da vivere ? Ci vive solo la merce in questo posto, e lo dicevo dunque a Riccardo, e poco a poco sentivo, vedevo nel suo sorriso che si era come bloccato, nel suo passo che esitava, che anche lui, l'ingenuo che non aveva mai buttato occhio sulla scienza critica radicale, anche lui ci arrivava a questa conclusione.
E allora basta con questi giri, andiamo a buttarci nello stomaco qualche pietanza. Ecco un ristorante. Questo dici ? Completo. Questo? Troppo caro. Questo ? È da paninaro. Non ci va bene niente, siamo di cattiva pasta per la merce, Riccardo dieci anni fa tra Dostoievski e Faulkner addirittura aveva lanciato un sasso in un corteo no-global, la mano gliela aveva armata quella ragazza di Pordenone, molto simpatica, di sinistra e feminista ma sulla strada giusta per superarsi nel modo migliore, comincia a farsi sentire la fame, passiamo in via Arche, la facciata è discreta, il menù sembra accogliente, su dai entriamo. Appena fatto ci rendiamo conto dell'errore, questo è un posto chic, anzi un posto snob, ci guardano i clienti, guardiamo i clienti, ci guarda la ragazza di servizio, guardiamo la ragazza, parla la ragazza, e che accento hai bella mettici un pò di sole pensavo, stavo pensando ma mettici Napoli oddio che mi sento meglio, e sulle pareti quadri di Verona, un ponte di Firenze, qualcosa di Milano, tutto qui, e mi manca ancora l'essenziale.
Accomodatevi prego. In fondo, ma proprio nel mezzo della sala. A destra sono rumeni (è riuscito lo scasso, dico a Riccardo) a sinistra sono un italiana con un non so cosa, forse iraniano (e allora va bene, dico a Riccardo), di fronte a me una grande tavola di tedeschi, molto rumorosi, dietro ci sono polentoni troppo snob, e negli angoli qualche copia di cui sembra una tedesca e un altra italiana. Sulla parete solo vino, pubblicità per il vino, vino locale, non ci proviamo neanche, due birre grazie, si birre grandi noi siamo viaggiatori dove la vedi la pancia ? Io invece vedo una ragazza tedesca proprio di fronte, dietro a Riccardo, che ha gli occhi talmente distanti, con un naso piccolissimo in mezzo, tanto depigmentata, biondissima, che non riesco a capire se è bella o se è un mostro. Pare piccola, fragile, eppure lancia occhiate, mi ha visto e ha visto che l'ho vista. Ma ad avere la vista più interessante è Riccardo, che dietro di me ha in mira la tavola polentona, bionde tinte già mature ma conservate, donne che hanno sposato bene e lavorato poco, si vede. Troione snob, si danno delle arie, fanno cose strane con la bocca, alzano le mani e disegnano nell'aria la nullità del loro pensiero, con loro c'è la testa da schiaffi che non poteva mancare, il tipo imprenditore ammanigliato con la politica sporca, in poche parole abbiamo con noi il peggio della polentoneria, la disgrazia di queste terre, l'altro polo della diade infernale, anti-dialettica e mediatica, formata col guaglione che senza casco ma senza cattiveria di fondo che è un pezzo d'obbligo della scenografia narrativa della cronaca nazionale.
Ci divertiamo di questo ambiente, ma intanto già comincia a farsi sentire una certa impazienza. Poi quella ragazza tedesca si alza. Sono circa 175 centimetri, 140 sono per le gambe. Ah ! faccio a Riccardo, m'ero sbagliato. Lui non capisce, lei passa (il bagno sta dietro), lui capisce, e io stavo per alzarmi. Ma s'è alzato lui.
(fine prima parte)




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