Risorgimento: massoni e protestanti alla conquista dell’Italia cattolica


Pubblichiamo alcuni passi della conferenza del pastore valdese Sergio Ribet su una figura significativa del cosiddetto risorgimento: il frate apostata Gavazzi, massone e pastore protestante, cappellano di Garibaldi, a cui è dedicato un tempio evangelico di Roma (un’ex chiesa cattolica posta di fronte al Vaticano). Il testo illustra una delle principali caratteristiche del risorgimento: la rivincita del protestantesimo (favorita dalle logge) sull’Italia cattolica, papale e tridentina.


Centro Culturale Protestante Alessandro Gavazzi. Testo della conferenza tenuta dal Pastore Sergio Ribet domenica 10 maggio 2009 dal titolo: Alessando Gavazzi: Chi era costui?

Lo spunto per questa chiacchierata mi è stato dato da un breve scritto di pagine, di Alfredo Taglialatela. Forse un altro sconosciuto, per molti di noi, ma per ora diciamo soltanto che è stato pastore di questa nostra chiesa dal 1904 al 1907. L’opuscolo di Taglialatela ha per titolo “Alessandro Gavazzi. Il cappellano di Garibaldi. 1809 – 1889”. Ecco una prima informazione: Alessandro Gavazzi nasce, duecento anni fa, per l’esattezza il 21 marzo 1809. E nasce a Bologna, allora la seconda città dello Stato Pontificio. Suo padre, che ebbe venti figli (Alessandro era il secondogenito), era professore di diritto all’università di Bologna. E abbiamo anche un indizio: Alessandro Gavazzi era un garibaldino. Ma parlare del nostro come se la qualifica di garibaldino fosse sufficiente per presentarlo, sarebbe estremamente riduttivo. Già i sottotitoli del Taglialatela ampliano la prospettiva: Il Frate. Il Patriotta (sic) e il Cappellano di Garibaldi. Il Protestante. L’Evangelizzatore e il Presidente della Chiesa Libera. Lo Scrittore. A grandi linee, mi atterrò a questi sottotitoli, ampliando qua e là con alcuni dati biografici, e qualche precisazione raccolta da testi vari di Valdo Vinay, Giorgio Spini, Domenico Maselli, e altri. (Le citazioni con virgolette sono copiate dal testo di Taglialatela, se non vi sono altre indicazioni) (…)



IL PATRIOTTA E IL CAPPELLANO DI GARIBALDI

(…) Nel gennaio del 1849 la cittadinanza liberale e democratica romana convoca un’Assemblea Costituente, dichiara decaduto il potere temporale dei papi, e, il 9 febbraio 1949, proclama la Repubblica Romana, guidata da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
La storia della Repubblica Romana è una pagina importante per il protestantesimo italiano. E’ in questo periodo che “fu stampato per la prima volta a Roma un Nuovo Testamento nella versione italiana di Giovanni Diodati” (V. Vinay, Protestantesimo, 11/1956). Il pastore Théodore Paul, ginevrino, ospite dell’ambasciata di Prussia, quando nella Repubblica Romana fu garantita la libertà di stampa, si adoperò per fare stampare questo Nuovo Testamento, in 4000 copie. Ebbe contatti con Giuseppe Mazzini, pur non condividendo l’uso delle armi non “spirituali” dei rivoluzionari; probabilmente non incontrò né Ugo Bassi né Alessandro Gavazzi, che non si era ancora posto il problema di una riforma religiosa in Italia. (…)
Proprio in questo periodo il papa si rifugia a Gaeta, e viene proclamata la Repubblica Romana. Gavazzi, dopo una corsa a Venezia, raggiunge Roma. “Fonda un giornale, L’Assemblea, nel quale perora la causa dell’abolizione dell’Inquisizione”, e la Costituente decreta la soppressione di questo tribunale. La Francia, non solo per appoggiare il papa ma anche per la sua strategia antiaustriaca, invia le sue milizie a Roma. E’ in questa occasione che per la prima volta Gavazzi fu cappellano di Garibaldi. Partecipa agli scontri di Porta San Pancrazio, Villa Corsini, Villa del Vascello, e al combattimento di Velletri contro i borbonici. La Repubblica Romana cade il 3 luglio 1849, quando il generale Oudinot, a capo delle truppe francesi, riesce ad entrare a Roma e restaurare il potere temporale dei papi. Pio IX rientrerà in Roma nell’aprile del 1850. Gavazzi, dopo la capitolazione non segue Garibaldi, che tenta di raggiungere Venezia, con Ugo Bassi e Ciceruacchio (Angelo Brunetti). Bassi e Ciceruacchio, caduti nelle mani degli Austriaci, vengono fucilati. Alessandro Gavazzi resta a Roma, a curare i feriti nella chiesa della Nunziatella. Viene arrestato dalle guardie pontificie. Riesce a fuggire nel Consolato americano, e clandestinamente raggiunge Civitavecchia, va a Marsiglia, e di lì in Inghilterra.




IL PROTESTANTE.


Gavazzi raggiunge Londra a fine luglio del 1849. Uno studio accurato su “Gli evangelici italiani esuli a Londra durante il Risorgimento”, di Valdo Vinay (Claudiana 1961) testimonia il forte appoggio che gli esuli ebbero presso gruppi evangelici. Approdato a Londra con un’ottica antipapista per patriottismo, ma sostanzialmente cattolica, Gavazzi matura una revisione delle sue convinzioni. Ebbe contatti con Lord Palmerston, ministro degli esteri del governo liberale inglese, che gli offre l’opportunità di presentare la causa dell’indipendenza italiana con molte conferenze (in buona parte pubblicate), non solo in Inghilterra ma anche in Scozia e in Irlanda.
Nel suo percorso di avvicinamento al protestantesimo, importante fu la sua corrispondenza epistolare con Luigi De Sanctis, esule a Malta dal 1847 (più tardi anche alcuni incontri, nel 1855 a Sheffield, e nel 1859 a Torino) (G. Spini, L’evangelo e il berretto frigio, p. 27). Non era ancora trascorso un anno dal suo arrivo a Londra, che Gavazzi già aveva affittato una chiesa per predicare agli esuli.
Sulla conversione al protestantesimo di Alessandro Gavazzi i pareri degli storici divergono. Certamente fu in Gran Bretagna che le sue convinzioni religiose mutarono. Per alcuni Gavazzi resta, in sostanza, un polemista anticattolico che però non ha del tutto compreso il protestantesimo. Per altri ha fatto sua la comprensione dell’Evangelo tipica del suo tempo, molto intrisa dalla visione politica soprattutto britannica, e appoggiata fortemente dalla massoneria. G. Spini scrive “Massone era sicuramente il Gavazzi; ed è probabile che lo fossero parecchi altri” dei personaggi che egli incontra tra gli esuli italiani in Gran Bretagna. (op. cit.). Per altri ancora (tra cui il Taglialatela), la sua “conversione” fu sincera, e meditata, anche se non profonda dal punto di vista teologico. A me pare che la sua fede fu, come quella della maggior parte degli evangelici in Italia in quel periodo, assai più evangelica e revivalistica che protestante. Vi fu certamente, peraltro, una svolta importante, che porta Alessandro Gavazzi fuori dal cattolicesimo e dentro l’alveo del protestantesimo, italiano, europeo, e del Nord America.
Nel 1853 Gavazzi va per la prima volta negli USA, invitato da molti a tenere le sue ormai famose conferenze. Non fu, in questa circostanza, solamente un oratore. Fu anche pastore: spesso predicò nelle chiese, sia di emigrati che di statunitensi. “A New York fondò la prima chiesa evangelica italiana”. Dagli Stati Uniti passò nel Canada. In alcuni luoghi fu ben accolto, in altri, “come a Quebec e a Montreal, fu assalito da turbe fanatiche aizzate dai preti, i quali avevano apertamente dichiarato opera meritoria spedire il frate apostata all’altro mondo”, dice il Taglialatela. Nella prima città i morti furono 14, a Montreal 16.
Dal Canada A. Gavazzi tornò negli Stati Uniti, ancora con grandi trionfi e onori (due medaglie d’oro conferitegli da due logge massoniche), ma anche, a quanto pare da una fonte che non ho potuto controllare, con una espulsione da parte delle autorità americane, in seguito a manifestazioni di piazza in Cincinnati nel dicembre del 1853, anticattoliche e segnatamente contro Gaetano Bedini, già arcivescovo di Bologna quando era stato fucilato Ugo Bassi (8 agosto 1849). Gavazzi tornò in Gran Bretagna, ancora per cinque anni (scontri vari, a Galway, in Irlanda, ad Oxford…). Nel 1859 rientrò in Italia, a fianco di Garibaldi come cappellano militare, nella seconda guerra d’Indipendenza (aprile – luglio) e poi nell’impresa dei Mille, nel 1860.




L’EVANGELIZZATORE E IL PRESIDENTE DELLA CHIESA LIBERA.

Taglialatela riconosce che sarebbe stato più utile trattare questi due punti separatamente, ma, come è successo anche a me, si trova a dover riassumere un discorso che stava per diventare troppo lungo … Il giorno d’arrivo in Italia dell’esule Gavazzi coincide con la pubblicazione dell’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859), non proprio glorioso per uno spirito ribelle come il Gavazzi, che con sotterfugi era riuscito a giungere in Italia, con complicità delle ambasciate britanniche e statunitensi. “Mi fecero desiderare di nuovo – egli scrisse – la terra d’esilio”. Qualche appoggio lo ottenne, per esempio dai ministri Rattazzi e Ricasoli: quest’ultimo, con molti legami con gli evangelici britannici, gli facilitò la via per un’opera di evangelizzazione in Firenze.
Ma un’altra chiamata lo dirige altrove. Garibaldi gli chiede di essere cappellano dei Mille. Gavazzi raggiunge i garibaldini a Palermo. Taglialatela dedica alcuni paragrafi per sostenere che Garibaldi sapeva che Gavazzi non era più cattolico, ma lo aveva arruolato come cappellano non per sbaglio, ma volutamente, per favorire l’emancipazione religiosa degli italiani. Gavazzi è con Garibaldi da Palermo, a Napoli, al Volturno. Non solo cappellano, a quanto pare, ma anche uno straordinario collettore: traduciamo nell’inglese oggi predominante, un ottimo esperto di fund raising. A Napoli ogni giorno arringava in camicia rossa il popolo in piazza Plebiscito. Al teatro San Carlo, dopo il primo atto de “La battaglia delle donne”, si buttò in un comizio che spettatori a attori seguirono a tal punto da non badare più alla commedia.
Sul versante religioso, Garibaldi assegnò ai suoi due chiese dei Gesuiti: al mons. Proteo, della “Società emancipatrice del clero liberale, la chiesa di “Gesù nuovo”, a Gavazzi, per la propaganda evangelica, la chiesa di San Sebastianello. Questi due decreti portano la data del 2 ottobre 1860. Le chiese furono recuperate dai Gesuiti nel maggio del 1961. Garibaldi, da Caprera, si rammarica di questo e incoraggia Gavazzi a non tacere.
Ma Gavazzi ritiene opportuno trasferirsi a Firenze, dove risiede per 4 anni. Nel 1865, ricordiamo, Firenze diventa la città capitale d’Italia.
Gavazzi viene chiamato da Garibaldi, se pure per poco, in Tirolo, come cappellano. Siamo alla III guerra dell’Indipendenza italiana (1866). Poi di nuovo a Firenze, e a Venezia. Ancora un viaggio in Inghilterra. Conclusa la terza guerra di indipendenza, si riapre la questione della conquista di Roma. Gavazzi rientra in Italia seguendo Garibaldi per la liberazione di Roma, è presente al combattimento di Monterotondo (26 ottobre 1867) e il 3 novembre trasportò a Terni i feriti di Mentana (1867). “Egli sempre amò ricordare ch’era stato col suo duce anche nell’ora della disfatta”.
Nel 1869 muore Luigi De Sanctis, che era nato tre mesi prima del Gavazzi. Nel 1870, con l’entrata delle truppe italiane in Roma, Alessandro Gavazzi potrà predicare “nella città eterna nella quale non aveva più messo piede dopo il ‘49”. Le prime prediche le tiene al Colosseo, come aveva fatto, a suo tempo, da frate barnabita.
Per correre dietro ai ricordi patriottici abbiamo lasciato da parte il percorso sia dell’Evangelizzatore, che del Presidente della Chiesa Libera. Indubbiamente, in ogni luogo in cui andava, Gavazzi fondava una chiesa. A volte era un oratore, a volte evangelizzava, a volte avviava un lavoro pastorale, ma nel complesso, i tempi di guerra, le chiamate di Garibaldi, gli appuntamenti con la storia patria, distraevano Alessandro Gavazzi da un lavoro stabile e capace di radicarsi un una chiesa locale. In questo senso è corretto dire “evangelizzatore”, e non pastore, anche se pastore Gavazzi lo fu, in varie chiese e in diverse denominazioni. Negli ultimi anni sessanta dell’ottocento Gavazzi predicò a Venezia, a Guastalla, a Lucca … Ma probabilmente la sua più prolungata attività pastorale fu quella che egli svolse a Roma, nella chiesa di Piazza Ponte S. Angelo, dal 1877 fino alla sua morte, avvenuta il 9 gennaio 1889.



Trascrizione della lapide apposta nella chiesa metodista di Piazza ponte Sant’Angelo in Roma:

A GLORIA DI DIO DELLE ANIME A REDENZIONE ALESSANDRO GAVAZZI IL CONFRATELLO DI UGO BASSI E CAPPELLANO DI GIUSEPPE GARIBALDI CONSACRÒ QUESTO ORATORIO MDCCCLXXVII E PER DODICI ANNI MDCCCLXXVII MDCCCLXXXIX VI CELEBRÒ FEDEL MINISTERIO RIEVOCANDO LA EROICA TESTIMONIANZA DEI MARTIRI DELL’EVANGELO.


La chiesa di Ponte S. Angelo passerà alla chiesa Wesleyana nel 1904.
Un breve capitolo sul tema “Il presidente della Chiesa Libera” comporterebbe almeno una lettura attenta e interpretativa di una delle opere più complesse di G. Spini, “L’Evangelo e il berretto frigio, storia della Chiesa Cristiana Libera in Italia 1870 – 1904”, Claudiana 1971.
Una prima assemblea tra chiese libere si ebbe a Bologna il 17 maggio 1865, la seconda fu a Milano nel 1870, poi a Firenze nel 1871, quindi a Roma nel 1872, ecc. ecc., fino al 1904, quando la Chiesa Libera si sciolse, e le singole chiese aderirono ai due rami metodisti in Italia (episcopale e wesleyano); alcune briciole saggiunsero i battisti o i valdesi. Il problema della Chiesa Libera era la instabilità: ad ogni Assemblea comparivano chiese nuove e si cancellavano chiese che si spegnevano, cambiavano i pastori, che passavano da una denominazione all’altra, non c’erano né una struttura né una visione di fede coerente. D. Maselli (“Tra Risveglio e Millennio – Storia delle Chiese Cristiane dei fratelli, 1836 – 1886”, Claudiana 1974), dopo aver dato conto dei vari movimenti, gruppi, sottogruppi, liti, riappacificazioni e nuovi strappi, tra le tante forme di chiese libere, scrive, a p. 43: “D’ora in poi indicheremo al singolare la chiesa del Gavazzi (Chiesa Libera) e al plurale il movimento del Guicciardini e del Rossetti che prenderà in seguito il nome di “Chiesa Cristiana” (dei Fratelli)”. Gli intrecci fra Chiesa Libera e Chiese libere, tra metodisti, battisti, valdesi e liberi erano infiniti, a volte conflittuali, a volte di collaborazione. Quello che mi preme oggi è sottolineare che tra i nostri “padri fondatori” c’è questa componente, molto italiana, molto patriottica, molto impegnata, molto confusa, molto superficiale, ma molto generosa.