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No all’estradizione, asilo politico ai tre baschi arrestati in Italia
di Marco Santopadre *
“Chiediamo al governo italiano di bloccare l’estradizione in Spagna e di concedere a Zurine, Fermin e Artzai l’asilo politico. Sappiamo che dal punto di vista giuridico non ci sono le condizioni affinché ciò avvenga e che la nostra può suonare come una provocazione, ma le autorità italiane devono sapere che nei commissariati e nelle carceri spagnole si torturano i prigionieri politici e che quindi consegnando a Madrid i tre giovani arrestati ieri nel centro di Roma si assumono un’enorme responsabilità”. E’ questo il messaggio che le reti di solidarietà col popolo basco attive a Roma hanno voluto lanciare oggi durante la conferenza stampa convocata davanti all’ingresso del carcere di Regina Coeli, dove sono rinchiusi i due ragazzi arrestati ieri nei pressi di Palazzo Chigi mentre volantinavano. Alla conferenza stampa ha partecipato anche l’avvocato Cesare Antetomaso, coordinatore di Roma dell’Associazione Giuristi Democratici: “Ho trovato Fermin e Artzai in buone condizioni – racconta Antetomaso – Mi hanno detto di aver ricevuto sicuramente un trattamento migliore di quello che avrebbero avuto se fossero stati arrestati in Spagna.
I tre sono stati messi in celle d’isolamento e quindi dopo l’arresto non hanno avuto contatti. Mi hanno raccontato che non erano assolutamente a conoscenza del fatto che in concomitanza con la conferenza stampa che avevano convocato in Piazza Montecitorio era prevista la presenza di Zapatero a Palazzo Chigi. Si è trattato di una coincidenza non prevista che sicuramente ha dato maggiore eco alla notizia del loro arresto ma che non era stata affatto programmata”. L’avvocato ci tiene a sottolineare che i tre ragazzi se avessero voluto, avrebbero potuto continuare a sfuggire all’ordine di cattura spiccato dall’Audiencia Nacional di Madrid a dicembre contro tutti quegli attivisti della sinistra basca che erano sfuggiti alla retata del 24 novembre, ma hanno scelto di esporsi al pericolo di essere arrestati pur di manifestare pubblicamente nel centro di Roma per difendere la richiesta, di cui si sono fatti portavoce, affinché il conflitto tra popolo basco e stato spagnolo sia risolto finalmente attraverso la via democratica e negoziale e non tramite la repressione e la criminalizzazione. Stesso concetto ribadito dalla rete di solidarietà che si è formata spontaneamente dopo gli arresti di ieri – in cui spiccano i centri sociali Corto Circuito e Strada, Radio Città Aperta, Euskal Herriaren Lagunak e altre reti sociali – che oggi ha ricordato che è intollerabile che degli attivisti politici di una organizzazione che ha sempre operato alla luce del sole vengano trattati alla stregua di terroristi e perseguitati. In piazza alcuni attivisti hanno portato i rapporti di Amnesty International, quelli del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, e ancora i documenti dell’Ufficio dell’Onu per i diritti umani, e altri ancora: tutti parlano di uso sistematico della tortura fisica e psicologica da parte degli apparati di sicurezza di Madrid e delle comunità autonome Basca e Navarra. Altri attivisti reggono uno striscione che recita ‘La Spagna tortura, asilo politico ai giovani baschi’ mentre su un tavolino appoggiato alle transenne del Lungotevere ci sono le tre foto di Zurine, Artzai e Fermin, che domani verranno condotti al Palazzo di Giustizia di Piazza Cavour per l’udienza di convalida dell’arresto.
Le autorità spagnole stanno operando forti pressioni su quelle italiane affinché i tre vengano estradati il più rapidamente possibile: sembra abbastanza contenuta la possibilità che la dormiente stampa italiana si accorga che non a Teheran o a Pechino, ma che a Madrid e a Gasteiz si violano sistematicamente i diritti umani, si operano arresti arbitrari e si mettono fuori legge partiti, organizzazioni giovanili, riviste, radio e quotidiani. Ma Madrid non vuole correre rischi. Vedremo quanto è veramente indipendente la magistratura italiana. Per stessa ammissione del ministero degli interni del falco Rubalcaba, tutti i militanti baschi che sono sfuggiti all’arresto quella notte del 24 novembre non sono entrati all’interno delle strutture del movimento armato Euskadi ta Askatasuna; perché ‘l’Eta non li vuole’ (!). Fatto sta che se i tre ragazzi venissero consegnati all’Audiencia Nacional rischierebbero di essere condannati a pene da un minimo di 6 anni ad un massimo di 15; una enormità per attivisti politici che in qualsiasi altro paese europeo potrebbero godere di ampia agibilità e che solo in virtù della sospensione della democrazia e dei diritti civili operata prima da Aznar e confermata da Zapatero vengono considerati dei ‘fiancheggiatori’ del terrorismo.
* Radio Città Aperta