Non so cosa pensiate voi, ma la diffusione mediatica delle intercettazioni, a me, da proprio il voltastomaco. Me lo da quando nel mirino ci sono gli uomini di cdx, me lo da quando si mandano in onda conversazioni private di criminali comuni e me lo da quando i media divulgano intercettazioni che riguardano uomini del csx. Questo circo mediatico deve finire.
Si deve trovare la "quadra" intorno ad una legge che infligga un severissimo castigo nei confronti di chiunque sottragga all’unico scopo disciplinato dalle norme questo indispensabile mezzo di ricerca della prova che deve essere impiegato SOLAMENTE per fini di giustizia. La violazione di un simile precetto costituisce un delitto contro l'amministrazione della giustizia, non solo sotto il profilo dogmatico, ma soprattutto sotto quello strumentale giacché lede il diritto penale formale nel processo. In più la divulgazione delle intercettazioni, quando non mette in pericolo le indagini, ridicolizza proprio quella peculiare solennità di cui è investito il procedimento penale (come se non fossero già sufficienti i troppi dipietro che agitano a sproposito la lingua nelle aule dei tribunali) svilendo proprio ciò che la toga, da secoli, nell'immaginario collettivo, rappresenta.
Le conversazioni intercettate debbono essere utilizzate SOLO per ricercare la prova del reato e non debbono essere divulgate fuori dallo strettissimo ambito per le quali il legislatore ne ha disposto l‘applicazione. Al più, potrà essere consentito, ed è ovvio, l’ascolto nelle aule giudiziarie durante la fase dibattimentale e/o solo nello stretto ambito del processo per scontate ragioni tecniche.
Questo distingue la civiltà di una Repubblica o Monarchia moderna, la democrazia ed il progresso di un Paese del terzo millennio dalle tristi paludi delle società tribali dominate dalla figura dello sciamano.




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