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    Predefinito Turondot in occasione dellExpo

    Dal primo maggio alla Scala partono alcume repliche di Turandot.

    Visto che Milano sarà in festa è giusto che una delle cose per le quali siamo più famosi nel mondo, ovvero l'opera, facca da sfondo a questa manifestazionr e pensate un po'... ce la fanno vedcere in diretta persino in TV su RAI5 (canale 23) Il direttore d'orchesta è il celebre Riccardo Chailly. Il cast non è conoscitissimo per i più, ma sembrerebbe di tutto rispetto... o almeno lo speriamo!

    Unico neo, il finale non è quello tradizionate di Alfano, cui siamo abituati, ma sarà quello riscritto di Luciano Berio, che personalmente a me non piace molto... Comunque...


    http://www.teatroallascala.org/it/stagione/opera-balletto/2014-2015/turandot.html





    Locandina originale del 1924


    VIVA TURANDOT EVVIVA IL SOR GIACOMO!
    Ultima modifica di Xenia888; 29-04-15 alle 18:49
    Non bisogna mai farsi ricattare dalla stupidità altrui.
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  2. #2
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    Predefinito Re: Turondot in occasione dellExpo

    All'apertura della stagione dell'Expo, ieri sera alla Scala si è consumato l'ennesimo scempio di un'opera di per sé meravigliosa, come la favola di Turandot. La Scala non è nuova a questo genere di snaturamento inutile ed assurdo... evidentemente l'ansia del nuovo ad ogni costo, con regie di stranieri, per lo più di area tedesca, che spinge le scelte scaligere a stravolgere l'ambientazioni ambientare un melodramma, tramite registi che vogliono stupire ad ogni costo, per giustificare la loro incongrua presenza, è probabilmente anche quella dei loro lauti chachet, ha prodotto un altro pasticcio, orribile quanto inutile. Peronalmente ho vito Turandot a decine, nella ia lunga militanza di appassionata d'opera ma mai una cosi registicamente brutta! Ci sono opere che a volte se ben motivatao il cambio d'epoca, senza stravolgerene il senso della trama, possono anche sopportare la trasposizione in epoca diversa da quella originale, ma questo non è sempre possibile, pena del semso della trama stessa. Anni fa ci fu una Tosca ambientata durante l'uccupazione tedesca di Roma che fu passabile dato che il momento storico poteva presentate alcune analogie con l'ambientazione storica originale. Certo Scarpia di divisa delle SS faceva un po' senso, ma tutto sommato l'opera non ne risentiva più di tanto. Questo tipo di operazioni vanno fatte quanto e possibile e non sempre e comunque, attibuendo alla opera intezioni che né l'autore né il librettisti hanno mai avuto.

    Insomma questa volta proorio non ci siamo!

    E tutti a lodarla, questa Turandot, ieri sera in tv. Piaggeria o incompetenza?!... Togliamoci quindi il pensiero parliamo subito della parte visiva che la tv italiana ci ha offerto su Rai5: la trasposizione in una chiave moderna, ma allucinata, di una favola settecentesca come quella originaria di Carlo Gozzi, ci ha messo davanti agli occhi un pastiche cupo, brutto e angoscioso, di cui francamente non si capisce l'utilità. L'imperatore che apre l'opera con il suo annuncio del bando per la mano della principessa, in cilindo e giacchetta, sembra una caricatura della figura dello Zio Sam. Calaf, indossa una palandrana di pelle nera come quelle che a volte si vedono nelle messe in scena delle opere di Wagner in Germania. Quando entra in scena la schiava Liù, con il vecchio padre di Calaf, con occhialetti scuri per farci capire che è cieco, la vediamo infagottata in una vestagliaccia bianca incrociata sul davanti come quelle che metteva mia nonna per casa, per stare davanti ai fornelli, insomma dava l'idea di una via di mezzo fra una infermiera sciatta ed una badante male in arnese. Le comparse che rappresentano il popolo, erano tutte in nero con Borsalino nero, un po' sbertucciato e faccia tirata con la biacca, tristi e spettrali presenze. I tre ministri Ping, Pang e Pong invece vestono incomprensibili abiti bianco-grigi, quasi da commedia elisabettiana, stilizzati, ma con maschere dal marcato trucco cino- clawnesco... Veniano alla protagonista che quando appare all'inizio del secondo atto sembra una sorta di enorme insetto, a mo' di una mantide con tanto di antenne, in un grande pastano nero anch'esso di pelle, forse per farci capire che Turandot è una una mangiauomini che desidera distruggere il maschio, ma c'erano modi probabilmente più gradevoli di questa triste e complicato abbigliamento che sembrava voler alludere anche ad una volgare mise di tipo fetish, anche a causa di un bastone ricurvo con il quale la principessa cerca di percuotere il povero Calaf... Le luci monocromatiche danno a ciascun atto toni smorti con il blu del primo atto ed accesi rosso sangue nel secondo. Il trionfo dell'amore, al disgelo di Turandot ha completamente perso il suo tono di giubilo del lieto fine della favola dell'amore che vince su ogni altra cosa. La povera Liù, che solitamente viene portata fuori scena subito dopo il suo suicidio, questa volta è stata costretta a restare a terra immobile in scena fino alla fine dell'opera.
    Inoltre il finale musicato da Berio stempera tutto ciò che avrebbe dovuto essere tripudio, in un finale in minore che non risponde affatto alla spirito di una favola che vede, dopo tanta tragedia, il trionfo glorioso dell'amore sulla morte. In questo senso il finale di Alfano è estrememamente più bello, gioioso e funzionale, e non per spirito di conservatorismo, e con tutto il rispetto per Luciano Berio ma semplicemente perché più calzante e coerente con lo spirito originario dell'opera. In sostanza questa Turandot, oltre che brutta visivamente, è risultata estrememente tetra, cosa che non si addice certo ad una bella favola orientale. A proposito di Turandot alla Scala, mi torna alla mente una splendida edizione degli anni '80, per la regia di Zeffirelli che credo sia rimasta memorabile per chiunque l'abbia vista: un trionfo di bellezza, di colri e di afarzo del favoloso oriente, un volo della fantasia fino al tripudio finale.

    L'unica ad uscirne bene, ovviamente, a questo punto, è stata la musica di Puccini...

    La Scala non è nuova allo snaturamento di opere popolari tramite regie cervellotiche, come ad esempio la Carmen dell'apertura di sant'Ambrogio del 2009, per la regia di Emma Dante, allora con Daniel Barenboing sul podio, altra tetraggine assoluta che del sapore della stroria di Merimé e del colore locale essenziale in Carmen e che è un topos dell'opera di Bizet, fu fatta diventare un triste manuale di psicanalisi per alienati mentali. Questa orribile edizione del capolavoro di Bizet, già riproposta nel Marzo scorso con un abbastanza cintestato successo, tornerà nel giugno prossimo e che almeno ci presentarà una Carmen vocalmente d'eccezione come Elina Garança e un Don Josè molto meno eccezionale interpretato da Josè Cura, al quale si alternerà Francesco Meli che attualmente è una delle migliori voci disponibili di tenore. Speriamo in bene, almeno in questo. Pare proprio che la Scala voglia imboccare il cammino della più assoluta e sconvolgente bruttezza delle regie d'opera!

    Intanto ho vagato un po' inernet per scoprire cosa ha d'altro in serbo la Scala, per i prossimi sei mesi dell'Expo. Si che annunciano bel 17 opere... Per ora però non ho trovato il dettaglio di queste nuove programmazioni, tranne una Lucia di Lammermoor con Diana Damrau e Vittorio Grigolo, tenore che si è fatto conoscere soprattutto nel Rigoletto come Duca, quando Placido Domingo ha debuttato il ruolo del protagonista nella produzione speciale ambientata a Mantova. Da quanto ho visto in foto della locandina anche questa bellissima opera sarà trasportata in epoca moderna, purtroppo! Ormai il vizio si sta diffondendo e temo che per vedere un messa in scena decente e non cervellotica trasposizione dovremo rinunciare ad andare alla Scala... a proposito di Domingo, già che ci sono, mi tolgo un bel sassetto dalla scarpa.. dato che me lo tengo già da un po... Ormai quello che un tempo, quando cantava da tenore era il mio cantante preferito, ha imboccato la strada di fine carriera come baritono, non contento di terminare una bellissima carriera, come buon direttore d''orchestra. Ahinoi! La voce di Domingo è abbastanbza scura, questo è vero, ma Placido non è un baritono. Lui però ma ormai si è fissato così, e sta affrontando tutti i principali ruoli baritonali del melodramma. Ha giò cantato oltre, al suddetto Rigoletto, il Nabucco, il Simon Boccanegra e non so che altro... Le doti interpretative di Domingo sono notevoli e la lunga carriera ha probabilmente affinato la sua sensibilità interpretativa, ma... baritono si nasce e non si diventa! Ci sono alcuni rari precedenti di cantanti che affrontarono qualche ruolo baritonale, dopo aver cantato da tenore per tutto il resto della carriera, ma solo come una bravata per una volta! Il non avere più i do acuti non fa di un tenore un baritono... Neanche il timbro scuro, come quello del mio ex idolo basta a questa bisogna! Insomma il mondo della lirica ci riserva sempre tante sorprese, questo è vero, che purtroppo però non sono sempre belle sorprese, ma sempre più spesso cocenti delusioni!
    Ultima modifica di Xenia888; 02-05-15 alle 18:53
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