Diciassettesima sezione del tribunale penale di Parigi. Processo per “incitamento all’odio”. L’imputato non è un imam fondamentalista o un neonazista, ma uno scrittore e giornalista elegantemente vestito nel suo completo blu scuro e cravatta color prugna. Giovedì è iniziato il processo a Eric Zemmour, che il 6 maggio 2014 disse che “le grandi invasioni dopo la caduta di Roma sono sostituite da bande di ceceni, zingari, kosovari, africani”. Zemmour si è difeso in aula. “Questo è un processo politico. Il mio lavoro è quello di dire la verità. Non sono un assistente sociale”. L’avvocato, Olivier Pardo, ha detto che Zemmour “ha ripetuto i dati dell’Osservatorio nazionale della delinquenza. Volete vietare a un giornalista di descrivere il reale, di diffondere informazioni fornite da un ente statale? Questo va oltre la libertà di espressione, è illibertà di informazione”.
Le parti civili al processo contro Zemmour, cinque in tutto, sono capeggiate dal Movimento contro il razzismo e per l’amicizia fra i popoli (Mrap).
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