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Discussione: IL RADUNO A PONTIDA

  1. #31
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    Il raduno di Pontida visto da La Busiarda

    21/6/2010 (7:42) - REPORTAGE
    Il popolo padano ha paura di non farcela, Bossi sulla difensiva
    Niente contestazione, ma primi mugugni sull’alleanza col Pdl

    MICHELE BRAMBILLA
    INVIATO A PONTIDA

    Doveva essere la madre di tutte le adunate di Pontida. La ventesima. Quella della celebrazione del trionfo elettorale. Ma ieri Bossi è apparso stanco. Anzi ancor di più: è apparso dimesso. Ha dato l’impressione di giocare in difesa.

    E difesa non dagli attacchi dei nemici della Lega, ma dai mugugni del suo stesso popolo, che appare un po’ stufo di aspettare. Proprio qui a Pontida vent’anni fa Bossi aveva promesso il federalismo e ieri la sua gente è come se gli avesse chiesto: e alura?

    Non è che ci sia stata contestazione, affatto. Giammai: Bossi non lo si discute, lo si venera. Ma era palpabile la sensazione che il popolo padano pensa questo: che un percorso sia ormai compiuto, e che sia giunto il momento di raccogliere il sospirato frutto, l’indipendenza del Nord. La percezione è che o adesso o mai più. Basta pazientare con gli alleati. E’ la terza volta che la Lega è al governo, mancano tre anni alla fine della legislatura e ancora il federalismo non c’è. «C’è, c’è», ha rassicurato Bossi, ma era appunto sulla difensiva, davanti a lui la sua gente urlava «secessione, secessione».

    Doveva essere la madre di tutte le Pontida. Erano previste cinquantamila persone, ma la pioggia e il freddo hanno guastato i piani: ce n’erano più o meno cinquemila sul prato, anzi sul fango. Si dovevano celebrare come detto i vent’anni dal primo giuramento. Si dovevano celebrare i due primi governatori regionali: Cota e Zaia. Si dovevano celebrare i successi di Maroni nella lotta alla mafia e all’immigrazione clandestina. E poi ancora la man bassa nelle urne, lo sfondamento in Emilia, la penetrazione in Toscana e in Umbria. E infine il federalismo, finalmente raggiunto. Ma la percezione del popolo del Nord è che quel che s’è ottenuto è ancora ben lontano dal federalismo sognato.

    Così un po’ di insofferenza c’è. In qualche colonnello monta la voglia di tornare a parlar di secessione: se non lo fanno è solo per obbedienza, la linea la decide Bossi e non sono ammesse correnti. Recitava ieri il cartello portato in testa da un militante: «Il federalismo è come andare a cena con Marilyn Monroe, la secessione è come andare a letto con Marilyn Monroe».

    Il capo, che ha fiuto da vendere, ha capito che un po’ di scetticismo gira e ha cominciato subito il suo intervento come se stesse all’angolo. «Il federalismo lo facciamo io e Calderoli, non è cambiato niente, a Brancher non è stato dato un ministero per il federalismo ma per il decentramento», ha detto leggendo nel pensiero a quei tanti che in questi giorni hanno storto il naso dicendo: Brancher chi? Come mai il federalismo viene affidato a uno del Pdl? Non era roba nostra?

    Bossi ha aggiunto che il decentramento è sì importante, perché porterà a moltiplicare le capitali, e a togliere potere e ministeri a Roma. Ma anche qui, quasi a giustificarsi, ha tenuto subito a chiarire che questa idea del decentramento è comunque farina del sacco leghista, «l’avevamo pensata vent’anni fa io e Miglio come seconda tappa dopo il federalismo».

    Ma il federalismo è stato davvero raggiunto? «Tutti i fiumi e i laghi sono diventati di proprietà delle Regioni. Il lago Maggiore è tornato a essere del Piemonte e della Lombardia. Il lago di Garda della Lombardia e del Veneto. Sono patrimoni immensi». Qui Bossi s’è interrotto per compiacere la folla e ha ruggito come ai bei tempi: «Roma ladrona, la Lega non perdona», ha intonato. «I beni del demanio sono roba nostra che lo Stato ci aveva portato via e ora tornano a casa».

    Però sa benissimo che i fiumi e i laghi non bastano. Da sotto il palco continuavano a gridargli «secessione, secessione». E lui: «Il Belgio si sta dividendo. Tante cose possono ancora avvenire». Ma il Bossi di ieri era un Bossi che, lo ripetiamo, sembrava doversi giustificare: «Noi potevamo scegliere tra il fucile e la via della tranquillità. Abbiamo scelto la seconda che è la migliore, perché è la via pacifica. Non dimentichiamo che la Lega è nata per la libertà della Padania. Non dimentichiamo il tradimento dei Savoia che hanno permesso ai francesi di invadere il Piemonte. Noi sappiamo che Cavour non voleva l’Unità d’Italia ma il federalismo, perché questa è la verità storica. So bene quanti fratelli sarebbero pronti a battersi». Poi, però, la nuova frenata: «Ma ho valutato che la via della tranquillità è la migliore. C’è sempre tempo per battersi». Ancora una volta, qui, è partito il coro «secessione, secessione», e Bossi ha risposto gridando «libertà», non «secessione».

    Il capo sa però che una buona parte del suo popolo comincia a chiedersi se con questa alleanza di governo si sia davvero portato a casa quello che ci si aspettava. E allora ha cercato di soddisfare i più agguerriti: «Non ci piglino per scemi, i voti ce li abbiamo noi, non è che Berlusconi possa tagliarci e cacciare via dai ministeri». Toni comunque più pacati, ad esempio, di quelli usati poco prima da Calderoli, che a Berlusconi aveva lanciato questo avvertimento: «La Lega è alleata fedele, ma i patti vanno rispettati, e nei patti c’è il federalismo». Castelli s’era spinto ancora più in là: «Se non ci danno il federalismo questo Stato va a fondo e l’unica alternativa sarà la secessione. E sarà il Nord a chiedercela».

    Ma il Bossi di ieri era un Bossi guardingo, forse anche preoccupato da un’impressione: che il ventesimo di Pontida sia il culmine di una parabola, dopo il quale culmine - se il federalismo non arriva davvero - non può esserci che una discesa.

    Il popolo padano ha paura di non farcela, Bossi sulla difensiva - LASTAMPA.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #32
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    Da Brancher alla Turchia, il popolo lumbard brontola



    Umberto Bossi l’ha ripetuto più volte: tra i leghisti serpeggia il malumore e Radio Padania ne è l’eco. «Sono arrabbiato con certi che telefonano», fa sapere il Senatùr. Se lo dice dal palco non è per tirare le orecchie all’emittente, ma è la presa d’atto che nel popolo leghista non tutto fila liscio. Il fatto non ha precedenti. Il partito che al proprio interno non litiga o almeno non lo dà a vedere e che fa della compattezza e della fedeltà venticinquennale alla linea politica autonomista il proprio marchio di fiducia, ora deve fare i conti con una contestazione. Cresce il consenso, e parallelamente il mal di pancia della frangia meno incline alla strategia del «partito di lotta e di governo».

    Sbaglia Bossi se pensava di aver tacitato i suoi lanciando la fase del decentramento dopo quella del federalismo. Al termine del raduno sul pratone di Pontida, i «microfoni aperti» di Radio Padania trasmettono in diretta entusiasmo ma anche critiche. Una signora si lamenta perché «il ministro Frattini è favorevole all’ingresso della Turchia nell’Ue». Un ascoltatore protesta perché «non mi piace fare il servo di Berlusconi». Un altro polemizza con la nomina a ministro di Brancher «o Branscè, non so come si pronuncia». Se non fossero subentrati i goliardi di «Due teste di calcio» a sghignazzare sulla figuraccia dell’Italia ai Mondiali, le rimostranze padane si sarebbero ingrossate.

    A sconcertare maggiormente i leghisti sarebbe proprio la nomina di un berlusconiano a ministro del Federalismo. Anche se amico di Bossi e mediatore tra il Cavaliere e il Senatùr, Brancher ministro è piombato come un fulmine sui militanti verdi. L’altra fonte di preoccupazione riguarda l’attuazione stessa del federalismo. La base del Carroccio assiste preoccupata alle polemiche sui costi della riforma, discussioni che potrebbero preludere a un ulteriore slittamento. D’altra parte, dopo due anni di governo, sul piatto della bilancia ci sono leggi, decreti, trasferimenti di soldi e poteri per ora rimasti sulla carta, e nulla di tangibile per il «leghista della strada». Hai voglia a ripetere che «con il federalismo demaniale laghi, fiumi, spiagge sono diventate proprietà di Regioni, Province, Comuni»: per la vita quotidiana di tanta gente normale non cambia nulla.

    Il capogruppo al Senato Federico Bricolo inquadra la strategia con chiarezza: «A Roma cerchiamo di non litigare per portare a casa il massimo». Ottenuti i maggiori poteri per i sindaci, bloccati i flussi di clandestini, tra gli obiettivi della Lega resta soltanto il boccone più grosso, la stessa ragione d’essere del partito: il federalismo. Un obiettivo che sembra allontanarsi proprio quando era a portata di mano. Così, tra i padani si insinua il sospetto che la tattica del «tacere per ottenere» possa rivelarsi perdente. Per questo Bossi ripete ai suoi di «stare tranquilli», di «non avere timore», e assicura agli agricoltori presenti con i trattori che «non mi sono dimenticato di voi». Ma ricorda anche che il Belgio cuore d’Europa potrebbe dividersi dopo il recente risultato elettorale. «Tante cose possono ancora succedere», ammicca sornione, proprio a Radio Padania, il pasdaran Matteo Salvini.

    Da Brancher alla Turchia, il popolo lumbard brontola - Interni - ilGiornale.it del 21-06-2010

  3. #33
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    ... Bossi ha aggiunto che il decentramento è sì importante, perché porterà a moltiplicare le capitali ...


    e questi sarebbero federalisti?

  4. #34
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    Pontida.
    Ovvero l'autocelebrazione delle cadreghe conquistate.
    Quanta pena ho provato per quei quattro gatti con gli ombrelli e i piedi nel fango!
    Hanno fatto da cornice a quella massa di commedianti senza pudore.

  5. #35
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    Decentramento dopo il federalismo?
    C'è da mangiare per tutti!
    Ad un amico volevi mica lasciare le briciole?
    Era indispensabile inventarsi qualcosa anche per lui.

  6. #36
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    Cool Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    il popolo fedele ed appassionato, aspettava nel pratone bagnato un vero segnale che purtroppo non c'è stato....la pioggia ha tenuto a bada gli spiriti bollenti, di gente vogliosa di veri cambiamenti...senza contare i mugugni del popolo leghista.

  7. #37
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    Citazione Originariamente Scritto da terry-volpe Visualizza Messaggio
    il popolo fedele ed appassionato, aspettava nel pratone bagnato un vero segnale che purtroppo non c'è stato....la pioggia ha tenuto a bada gli spiriti bollenti, di gente vogliosa di veri cambiamenti...senza contare i mugugni del popolo leghista.

    mi sa che con l'ennesimo fallimento di questa legislatura, la parabola leghista inizierà a scemare, purtroppo l'agonia sarà molto lenta perchè il partito è molto radicato nei territori (contrariamente al PdL) e attualmente sulle cadreghe che contano e, senza una valida alternativa, parecchi continueranno a votare "turandosi il naso" o allucinati da qualche nuova invezione del commediante di Cassano Magnago
    Ultima modifica di sciadurel; 21-06-10 alle 14:56

  8. #38
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    BOSSI A PONTIDA: APRES MOI LE DELUGE – ovvero IL GIOCATTOLO E’ MIO E CI GIOCO IO

    Si è celebrata ieri quella che ormai potremmo definire l’annuale gita sociale della Lega Nord in quel di Pontida, teatro negli anni passati di manifestazioni di ben altro spessore ideale e morale.
    Di fronte alla militanza, che tutti i media definiscono un po’ attonita e scontenta, si è presentata la nouvelle vague del movimento ormai ben inserita nella politica italiana e che, secondo quanto dichiarato da un autorevole sottosegretario leghista di Roma, ha come compito attuale quello di tenere unito lo Stato italiano.
    Il punto focale è stato il discorso del segretario il quale, evidentemente spiazzato dalla più recente mossa di Berlusconi, ha cercato di rassicurare i militanti sul fatto che il Federalismo è cosa sua e di nessun altro. Ora, sorvolando sul personaggio nominato ministro dal Cavaliere (visitatore di S.Vittore ai tempi di Mani Pulite e attualmente sotto processo per la vicenda Fiorani/BPL, e forse proprio per questo promosso a livello ministeriale per sfuggire ad ogni atto giudiziario) e sul contenuto reale del provvedimento sul Federalismo approvato dal parlamento romano, vera scatola vuota di reali cambiamenti, non si può non notare la bizzarria di un politico che, per poter continuare a mantenere il proprio potere, antepone sempre la propria figura, ad ogni passo sospinto, a quelli che dovrebbero essere i principi guida del movimento stesso.
    I cittadini lombardi, che già hanno dovuto fare i conti con un nepotismo di carattere prettamente mediterraneo con l’inserimento nel mondo politico di figli e famigli, ora assistono all’autocelebrazione di tipo nordcoreano del segretario leghista, a quanto pare unico depositario della verità federalista.
    E tutto ciò con il solo fine di un bilanciamento di poteri all’interno di un governo inadeguato, incapace di risolvere i problemi dell’economia e quelli della pubblica moralità, ma solo sempre pronto a spremere i Popoli delle nostre Terre. E’ infatti significativa l’assenza sul palco di Pontida dei Sindaci, penalizzati duramente dalla politica economica romana e dai quali poteva arrivare un qualche rimprovero alla dirigenza leghista.
    Che differenza abissale con tutti coloro che, in ogni luogo del mondo hanno lottato per la Libertà del proprio Popolo sacrificando vite, denari, affetti familiari e carriere.
    SVEGLIA POPOLO LOMBARDO, HAI SUBITO FIN TROPPO DALL’ITALIA E DAI SUOI SERVI IN CAMICIA VERDE
    NON FARTI PIU’ AMMALIARE DALLE SIRENE DI CHI, DOPO DECENNI DI PROMESSE, TI HA CONSEGNATO SEMPRE PIU’ IN OSTAGGIO A ROMA
    ADERISCI AL PROGETTO INDIPENDENTISTA LOMBARDO

    VIA DALL’ITALIA LOMBARDIA LIBERA

    PierGiorgio Seveso
    Ufficio Politico
    FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
    LOMBARDIA LIBERA IN LIBERA EUROPA

  9. #39
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    mi sa che con l'ennesimo fallimento di questa legislatura, la parabola leghista inizierà a scemare, purtroppo l'agonia sarà molto lenta perchè il partito è molto radicato nei territori (contrariamente al PdL) e attualmente sulle cadreghe che contano e, senza una valida alternativa, parecchi continueranno a votare "turandosi il naso" o allucinati da qualche nuova invezione del commediante di Cassano Magnago
    mA è che a Pontida non c'erano neanche ventimila persone ?

  10. #40
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    Predefinito Rif: IL RADUNO A PONTIDA

    séren quater gatt.
    Ultima modifica di semipadano; 21-06-10 alle 17:50
    L'occasione fa l'uomo italiano

 

 
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