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    Predefinito RipensareMarx apre anche agli OGM...

    GLI OGM SONO PERICOLOSI? di G.P.

    Vi proponiamo la seguente lettera, indirizzata da alcuni parlamentari del PDL, al Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, sulla penalizzazione che subirebbe la ricerca in ambito Ogm nel nostro paese. Non siamo scienziati e quindi ci limitiamo a riportare le diverse posizioni, però nella consapevolezza che si fanno ancora troppe speculazioni e strumentalizzazioni su un tema delicato la cui rilevanza scientifica, sociale ed economica potrebbe rivelarsi fondamentale. E’ indubitabile che in Italia esiste un partito, del tutto trasversale, che demonizza gli studi sugli organismi geneticamente modificati appellandosi ad un culto antiscientifico ed antimoderno del tutto scriteriato, volto, così si dice, a preservare il patrimonio di tradizioni (questa frontiera romantica del XXI secolo) contro il progresso "distruttore" dei legami comunitario-naturali. Queste resistenze sono il più delle volte ingiustificate e servono a far guadagnare consenso e fondi pubblici (Mario Capanna docet) a personaggi senza alcuna competenza scientifica che si improvvisano paladini della salute umana e di quella ambientale. Innanzitutto occorrerebbe dire che non esiste attività umana che non comporti delle esternalità negative e, in secondo luogo, senza un’oggettiva un’analisi costi-benefici non potremo mai capire fin dove è possibile spingersi anche in tale campo.

    Il progresso è stato sempre accompagnato dalle resistenze degli uomini perché quest’ultimi temono di soccombere o di perdere qualcosa nella fasi di grande cambiamento e trasformazione che non danno punti fermi nè certezze. Nelle varie epoche storiche, a fare da battistrada a tutti gli altri si sono sempre poste le forze più reazionarie della società le quali, con sentimentalismi di varia natura, hanno tentato costantemente di portare gran parte dei settori sociali dalla loro parte, col fine esclusivo di conservare i propri privilegi. Probabilmente anche per gli OGM vale questa situazione, ma non ha alcuna validità il pensiero di chi pretende di giungere a quella fatidica soglia del rischio-zero (perchè essa non esiste) prima di accettare che gli stessi vengano introdotti in Italia. Certo vi è una differenza tra ricerca sugli OGM e introduzione degli stessi sui banconi dei supermercati. Proprio per questo si deve pretendere che il cittadino abbia tutte le informazioni per capire ciò che sta comprando. Personalmente non sono contrario a che gli OGM siano diffusi nelle nostre colture e nei nostri mercati, ma pretendo di conoscere in anticipo, con etichette chiare, la provenienza e la natura degli alimenti che acquisto. Verso gli OGM vengono rivolte una serie di accuse legate soprattutto ai rischi che essi provocherebbero e che possono essere così suddivisi:



    1)rischi per la salute umana

    2)rischi per la biodiversità



    Tra i primi rischi, vengono annoverati quelli per cui i prodotti OGM sarebbero allergenici. Ma tanti altri alimenti lo sono se vi è una predisposizione primigenia o intervenuta dell'individuo (si pensi agli shock anafilattici per l’ingestione di fragole, gamberetti, arachidi ecc.ecc.)



    Tra i secondi rientrerebbe invece una fantomatica perdita della biodiversità, legata al fatto che gli OGM agirebbero sulle altre specie vegetali contaminandole e debellandole, in virtù dei vantaggi selettivi a loro derivanti dalla manipolazione dei geni introdotta dalla scienza. Vorremmo, ad ogni modo, ricordare che la riduzione della biodiversità è comunque sempre avvenuta proprio a causa delle pratiche agricole messe in atto dall’uomo. Queste sicuramente continueranno a generare scompensi a prescindere dalla diffusione degli OGM. Altro problema riguarda le manovre disoneste delle multinazionali che tentano di immettere sul mercato semi ibridi che non si riproducono o che si producono poco, cosa che costringe i contadini a doversi rivolgere sempre alle stesse per acquistarne di altri. Si tratta di un falso problema che non inficia la possibile convenienza degli OGM in quanto si tratterà di regolare, con leggi serie e inflessibili, tali arbitrii, impedendo a chicchessia di sfruttare le conoscenze scientifiche in suo possesso ai danni della collettività. Come detto non vogliamo imporre una verità assoluta ma almeno invitare ad un ragionamento sereno ed obiettivo su queste problematiche. Buona lettura







    Ministro Prestigiacomo, non penalizzi gli Ogm

    Lettera aperta al Ministro Stefania Prestigiacomo da Il Giornale del 2 dicembre 2008
    Gentile Ministro
    come Lei sa, la comunità scientifica sembra significativamente concorde nell’escludere che dalle biotecnologie agro-alimentari discendano rischi accertati per la salute umana e per gli equilibri ambientali.

    D’altra parte, i cosiddetti piani di coesistenza definiscono i criteri operativi da adottare perché l’agricoltura OGM non danneggi né precluda le colture convenzionali e biologiche.
    Se dunque la maggioranza degli esperti continua, ormai da tempo, a rassicurare con robusti argomenti l’opinione pubblica e i decisori politici, le motivazioni ideologiche “inquinano” il dibattito e non consentono un’analisi concreta.

    Il paradosso, nel caso italiano, è quello di un Paese che da un lato ha decretato una moratoria di fatto sulla coltivazione e sulla ricerca in campo aperto degli organismi geneticamente modificati e dall’altro “dimentica” che il 90 per cento dei mangimi italiani, inclusi quelli impiegati nelle filiere di qualità, è etichettato come OGM. Allo stesso modo, in Italia ed in Europa, molti sembrano “dimenticare” quanto le colture OGM possano accrescere la capacità produttiva dei paesi più poveri, contribuendo a soddisfarne il fabbisogno alimentare. Come ha riconosciuto il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, le forti limitazioni imposte alla ricerca e allo sviluppo delle biotecnologie agroalimentari in Europa stanno provocando un gap di competitività del Vecchio Continente rispetto ai maggiori paesi esportatori, che potrebbe avere conseguenze molto negative per l’intera agricoltura europea.
    Gli ostacoli all’importazione di OGM dal resto del mondo rischiano di provocare in Europa un aumento dei prezzi delle commodity agricole, con pesanti conseguenze sul futuro del settore dell’allevamento. L’ambiguo atteggiamento europeo, d’altro canto, è palesemente in contrasto con gli impegni assunti in sede WTO. Vi è il rischio concreto che gli Stati Uniti possano reagire imponendo sanzioni all’importazione di prodotti europei: in quel caso, sarebbe l’economia italiana a pagare le conseguenze più dure, a partire dal comparto del vino.
    Nel Consiglio Europeo del 4 e 5 dicembre, la presidenza di turno francese proporrà ai ministri dell’ambiente di includere delle obbligatorie “valutazioni di natura socio-economica” nei già complessi e difficili processi di approvazione delle coltivazioni di OGM. A differenza delle valutazioni scientifiche, che garantiscono la sicurezza delle colture o delle produzioni OGM, i criteri di compatibilità socio-economica sembrano introdurre limiti surrettizi all’ingresso di nuovi produttori agricoli e insostenibili barriere non tariffarie nel commercio con gli altri paesi produttori.
    Lungi dall’essere una difesa per l’ambiente e per la qualità dell’alimentazione, i vincoli politici e burocratici sulla coltivazione e il commercio di prodotti agricoli geneticamente migliorati potrebbero provocare un aumento dei prezzi interni, la perdita di competitività del settore agro-alimentare italiano, la preclusione di un fondamentale “filone” di ricerca applicata e la chiusura per i produttori italiani dell’importante mercato nord-americano.
    Il governo Berlusconi, con l’apporto delle regioni, ha mostrato nelle ultime settimane un approccio molto pragmatico, avviando un percorso che potrà permettere in tempi ragionevoli di avviare nel nostro paese la sperimentazione delle coltivazioni OGM in campo aperto. Contiamo sul fatto che l’Italia partecipi con il medesimo spirito al Consiglio Europeo, operando per evitare che vengano adottate ulteriori misure restrittive sugli OGM.
    I parlamentari del Pdl: Benedetto Della Vedova, Giorgio Stracquadanio, Giuliano Cazzola, Enzo Raisi, Lucio Malan, Santo Versace, Lella Golfo, Giuseppe Moles, Roberto Tortoli, Peppino Calderisi, Chiara Moroni, Fabio Gava, Raffaello Vignali


    postato da: RIPENSAREMARX

  2. #2
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    ...Altro problema riguarda le manovre disoneste delle multinazionali che tentano di immettere sul mercato semi ibridi ... Si tratta di un falso problema ... in quanto si tratterà di regolare, con leggi serie e inflessibili, tali arbitrii,...

    -------------------
    Beh, sorvoliamo sul fatto che le multinazionali si fanno beffe della sovranità di interi stati, figurarsi del terrore imposto loro da 'leggi inflessibili'...
    Mi sembra che questa battaglia per gli OGM non abbia granchè utilità, visto che si tratta di un falso problema. La produzione agricola attuale soddisferebbe le esigenze di 6/7/8 miliardi di persone; ciò non accade per presunte carenze 'tecniche', ma per volontà politico-economiche.
    Non sono le tecniche (OGM o non-OGM) che risolverebbero i problemi alimentari del Mondo.
    Se Capanna arraffa denaro, non mi pare che i suddetti signori firmatari non vogliano fare altrettanto.
    Se si tratta di ricerca, in Italia, andrebbe bene. Ma si tratta di ricerca? O si tratta di aprire il mercato italiano ai prodotti OGM Made in USA?
    Ancora, l'Italia se svolgesse ricerca in tale ambito, per conto di chi lo farebbe? Visto che non ha capacità autonome nella ricerca di base. Per gli USA?
    Dire, poi, che per salvare i popoli del terzo mondo dalla fame, bisogna ricorrere agli OGM è una contraddizione proprio con gli assunti che sono alla base dello sviluppo tecnico-scientifico. L'Agricoltura si è ampiamente e soddisfacentemente sviluppata grazie al progresso del lavoro manuale, animale e delle macchine. Dire che gli OGM risolvano un problema (già risolto), mi pare di per sè assai poco scientifico.
    Come ricordato sopra, sul piano della produzione agricola non ci sono problemi, semmai è la distribuzione il nocciolo del contendere. Gli OGM non lo risolverebbero ma l'aggraverebbero, proprio come nel caso dei semi 'terminator'.
    Infine, rivolgersi alla prestigiacomo, poi, è veramente toccare il fondo. Io sono della stessa provincia dove vive e 'opera' la famiglia della signora prestigiacomo.
    Una famiglia di 'illuminati amanti del progresso', forse perchè hanno fabbriche (più o meno finte) nell'indotto del polo petrolchimico, che producono solo e soltanto tumori e leucemie (Siracusa è la provincia con il più alto tasso di tumori e malformazioni di tutta Italia e forse di tutta Europa.) Non mi pare il caso di felicitarsi verso un soggetto di tal fatta. Piuttosto che cianciare di 'ricerca' scientifica, la prestigiacomo dovrebbe pensare a come fare ripulire il fondo del mare antistante Augusta-Priolo-Siracusa: c'è solo qualche decina di migliaia di tonnellate di fango al mercurio che dovrebbero essere rimossi. Se si pensasse a dare una ripulita a questo paese, ogni tanto, non sarebbe anche un segno di progresso autonomo e di civiltà scientifica?

    trotzkij


    siamo nelle mani di lestofanti e questo lo sappiamo...
    Ma non per questo dovremmo farci spaventare da certi problemi.
    con la ripulita del mare e della classe dirigente sfondi una porta aperta...
    G.P.
    RIPENSAREMARX

    io non sono scienziato in quel campo e non so chi abbia ragione. Però in certi ambienti, e soprattutto in questo paese, vedo una mentalità contraria a certa sperimentazione (anzi a qualsiasi sperimentazione) e quindi mi viene da fare il bastian contrario. Inoltre, non capisco quale problema sia già risolto. So solo che appena se ne risolve uno, se ne apre un altro; e credo sarà così "in eterno". Poi non capisco perché in agricoltura, dopo il lavoro umano, animale e delle macchine, non si possono aprire altri fronti tipo quello della genetica. La paura delle manipolazioni in questo campo mi ricorda quella di epoca in epoca suscitata proprio dalle macchine, poi dall'elettricità (ci siamo scordati l'ossessione di Frankestein o anche di Metropolis) o dalla chimica, o dall'energia atomica, ecc. Ogni volta, c'è un pericolo incombente, una catastrofe prossima ventura. Alla fine, l'umanità va avanti egualmente e si manifesteranno altre paure, oggi sconosciute, e ci saranno altre battaglie e discussioni; e poi ce ne saranno ancora altre, per sempre, finché l'umanità esisterà. Un po' di memoria storica forse aiuterebbe di più che non guardare sempre con terrore il futuro, che logicamente sarà sempre "L'IGNOTO", fino a quando non diventa presente e poi passato.
    glg

    RIPENSAREMARX

    Mi pare si possano rinvenire due fondamentali modalità nell'accostarsi alla questione degli OGM (la terza è puramente negativa ed è il rifiuto tout court, e dunque la escludo perché la ritengo quantomeno superstiziosa).

    Una prima modalità è puramente pragmatica e consiste nel valutare, appunto, senza preconcetti "luddistici" di sorta, di volta in volta la diade costi-benefici in relazione all'introduzione di un dato OGM in una determinata produzione agricola.


    Una seconda modalità (che naturalmente può cumularsi con la prima) è di ordine, per così dire, simbolico e culturale poiché, muovendo dalla constatazione dell'infima condizione in cui versano la ricerca scientifica e tecnologica in Italia, porta a sostenere tutto ciò che sembra andare contro coloro che vogliono mantenere a proprio vantaggio tale condizione, così da meritarsi la definizione di reazionari. E io concorderei pure con una siffatta azione di sostegno ma a patto che non sia incondizionata. Vale a dire, in positivo, che bisognerebbe sempre vagliare non solo da quali ambienti provengono certe proposte "aperte alla scienza" ma, e soprattutto, le argomentazioni che le sorreggono. Perché talvolta le argomentazioni segnalano gli obiettivi che stanno dietro. Per esempio, nella lettera in esame, da una parte si ventilano grandi prospettive per l'Italia nel mercato nord americano; dall'altra si evidenzia l'ingiusta penalizzazione che la proibizione degli OGM determina per i maggiori paesi esportatori e nuovi produttori agricoli, ma, in realtà, per gli USA. Ora, mi pare del tutto velleitario pensare all'avvio di una nuova industria senza alcuna protezione nei confronti di quei soggetti che in tale settore si trovano già in posizione di netta superiorità, Eppure è questo ciò che, al fondo, prospettano gli estensori della lettera. Non senza il solito zuccherino dell'aiuto che ne deriverebbe per i "paesi più poveri".
    E del resto, non mi risulta che questi "amanti della scienza" abbiano agito per impedire l'interdetto legale alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Forse perché con il divieto c'entrano le gerarchie ecclesiastiche cattoliche; e/o perché in questo settore di ricerca gli USA sono molto meno all'avanguardia che non nel campo degli OGM. Eppure, questo campo, e in generale quello delle nanotecnologie applicate alla medicina, aprirebbe possibilità notevoli. Allora, se così è, restituirei la lettera in parola ai mittenti, con invito a riformularla espungendo tutto ciò che è concessione fideistica, e un po' truffaldina, al "mercato" (id est: agli USA).

    Emilio


    lasciando stare - perché altrimenti si perderebbe di nuovo tempo prezioso - il contenuto specifico delle affermazioni, onde non entrare nel merito di vari problemi e fare un'analisi (perfino delle intenzioni personali degli estensori) della lettera, credo che sia corretto il "metodo di discussione" di Emilio. Ricordo solo, ma non con riferimento a questo caso specifico bensì in generale, di non essere mai prevenuti se certe cose le dicono le "destre" o le "sinistre" (proprio per uscire da questa dicotomia). Inoltre, ritengo inessenziale che una lettera sia rivolta alla Prestigiacomo che sarà anche una cretina, ma è il Ministro in carica per certe questioni.
    glg

    RIPENSAREMARX


    Nel ringraziare La Grassa per il consenso espresso allo schema di discussione da me abbozzato, vorrei solo precisare che la mia disamina verteva esclusivamente sul testo e non certo sulle intenzioni, più o meno recondite, degli autori. E il testo dice che la preoccupazione degli autori è quella d'assicurare un mercato di sbocco agli USA nel settore degli OGM. In particolare, ciò risulta nient'altro che dalla combinazione di due frasi contenute nella lettera: "le forti limitazioni imposte alla ricerca e allo sviluppo" degli OGM "in Europa stanno provocando un gap di competitività del Vecchio Continente rispetto ai maggiori paesi esportatori"; "Vi è il rischio concreto che gli Stati Uniti possano reagire imponendo sanzioni all’importazione di prodotti europei". L'inferenza mi pare venga da sé.

    Emilio

  3. #3
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    La sottomissione di GP e dell’area di GLG all’ideologia capitalistica del progresso è ormai incontrovertibile. C’è una tara ereditaria in questo filone di pensiero che è grande quanto una casa. Il pensare che in ogni caso il “progresso” sia di per sé un valore a prescindere dalle sue connotazioni è espressione di pura sottomissione alla “scienza” capitalistica. La “scienza” oggi è la scienza del capitale, essa non va rifiutata per partito preso altrimenti non dovremmo nemmeno farci le radiografie, ma dobbiamo sapere che la “sua” ricerca è una ricerca pienamente interna alla logica di riproduzione capitalistica.

    Osannare la ricerca come se questa avvenisse in laboratori “neutri” dove scienziati operano e cooperano per il bene dell’umanità significa vendere fumo. Fumo ideologico appunto. Sugli OGM i “pregiudizi” sono ampiamente giustificati, e non mi interessa che nella battaglia anti-OGM ci siano anche personaggi “antimodernisti” o legati a visioni romantiche del passato. Se è per questo preferisco questi ultimi agli invasati futuristi accecati da “razionalità irrazionale”. Cioè una razionalità che «non è affatto, come potrebbe sembrare, una contraddizione in termini. Si tratta, invece, di un modello di razionalità, che possiede, cioè, caratterizzazioni proprie della ragione (precisione, rigore, calcolabilità, prevedibilità, efficacia), ma che non ha scopi, e che perciò include tutte quelle caratterizzazioni in un orizzonte di irrazionalità.» (M. Bontempelli, La conoscenza del bene e del male, C.R.T.).

    Le economie dei paesi cosiddetti poveri sono state letteralmente distrutte dalle colture intensive imposte dalle multinazionali imperialiste. La fame, nei paesi “poveri”, non esisteva come fenomeno così come oggi lo conosciamo. C’era miseria, vero, ma non fame per la quale l’Occidente orchestra campagne umanitarie tese a rendere ancor più prostrati questi paesi e queste popolazioni. L’economia “povera” comunque garantiva un livello di sussistenza alimentare oggi per tanti paesi vessati dalle multinazionali e dagli stati imperialisti impensata. Economie distrutte da imposizioni colturali distruttive e disgregative. Certo non sto facendo l’apologia di quella miseria che va e può essere superata, ma solo all’interno di una cooperazione internazionale dove il soggetto di questo processo non può assolutamente essere la multinazionale imperialista che con i suoi progetti di ricerca le sue sperimentazioni e le sue applicazioni introduce – ed ha introdotto – lo spettro della morte fisica e sociale in buona parte dei paesi “poveri”. E poi si parla di regolamentazione dei flussi migratori. Luridi bastardi ipocriti!

    Gli OGM rappresentano l’ultimo confine, sfondare definitivamente anche questo significa ipotecare ancor di più le sorti dell’ “umanità”. Dopo di che la storia non sarà finita certo, ma perché pensare che la storia debba necessariamente andare nella direzione che questi soggetti attivi – in nome della supremazia assoluta della logica del mercato – indicano?

    GP e il gruppo di pensiero all’interno del quale si esprime non si fa tutte queste “pippe” mentali. Lui è pragmatico, lui pensa che sia da retrogradi farsi scrupoli che mettono lacci al “progresso”. In fondo che cos’è il pragmatismo (non a caso corrente di pensiero nata negli USA a fine XIX° sec.) se non supremazia dell’azione contro la teoria “astratta” in assoluta assenza di principi? Più che a Marx GP mi sembra direttamente ricondursi a Comte, il padre fondatore del positivismo che fra le altre cose affermava che “positivo è ciò che dà certezze e si basa sul dato di fatto”.

    NO AGLI OGM!

  4. #4
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    Questa è la fine di chi eleva la "scienza" a fede .Si finisce per non vedere che il Nemico marcia alla tua testa.

  5. #5
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    Sottoscrivo gli ultimi due interventi. Non è un caso, infatti, che il giorno dopo, sul blog di RipensareMarx si trova quello che segue...

    SENZA L’ACQUA DELLA SCIENZA L’ALBERO DELLA VITA INARIDISCE

    di G. P.

    Marx era uno scienziato, nel senso pieno del termine. La scienza era per lui la strada da intraprendere per portare finalmente alla luce, sottraendola alle tenebre della mistificazione ideologica e della “favolistica” sociale, la logica intima del capitale, fondata sulla perpetuazione dello sfruttamento (la sottrazione del pluslavoro dai salariati nella forma del plusvalore) e sull’allargamento (riproduzione) del suo rapporto sociale “a dominanza”.
    Per queste ragioni egli rifuggiva le spiegazioni consolatorie - queste scorciatoie battute dai filosofi, dai sociologi, dagli storici ecc. ecc. (quanti ce ne sono anche nel nostro tempo?) sempre pronti a coprire con i loro pannicelli caldi e con gli unguenti lenitivi le ferite mai suturate dei dominati - diversamente dai tanti sognatori socialisti a lui coevi, i quali con tanta volontà e poco cervello, disperdevano energie in sempre fallimentari esercizi d’ingegneria sociale. CONTINUA A LEGGERE

  6. #6
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Mi hanno scassato la minchia!!!



    "Ci sono poi quelli che credono di riverniciare a nuovo il vecchio comunismo
    – che in Marx si fondava comunque su tendenze realistiche dello sviluppo capitalistico,
    del tutto realizzatesi storicamente, solo in un contesto non correttamente previsto che ne ha parzialmente,
    ma significativamente, mutato il segno – proponendo sotto la denominazione “comunitaria”
    vecchie utopie, che assumono un carattere profondamente reazionario; non nel senso spregiativo
    che normalmente si associa a tale termine, ma comunque ambigue e pericolose per il loro essere
    perniciosamente fuori della realtà attuale.




    5. Se l’epoca che avanza è quella ipotizzata, ha forse senso pensare a grandi rivolte (vere rivoluzioni) dei dominati? Lasciamo perdere quei “poveretti” che ancora agognano rivoluzioni “comuni(tari)stiche”. Se si divertono in questo modo, perché distoglierli dai loro giochi? In fondo l’infanzia è – o si dice essere – un’età felice nella sua incoscienza di quanto capiterà una volta divenuti adulti."


    Epoca nuova: necessità di cambiare di G. La Grassa

    Vi proponiamo, sul Bollettino Strategico, un articolato - in termini di analisi della congiuntura storica, politica, sociale – intervento di Gianfranco la Grassa, attinente ai grandi mutamenti di fase (o che tali sembrano preannunciarsi) i quali hanno subito una forte accelerazione (ma si tratta di un effetto ottico che distorce e fa apparire la realtà sottosopra) con l’esplosione della crisi economica e finanziaria. A quest’ultima è seguito il solito balletto obnubilante tra chi sostiene che si tratta di un temporale passeggero, dopo il quale il sole potrà tornare a splendere sulle magnifiche sorti e progressive del capitalismo autoriformatosi e chi ritiene inevitabile l’Apocalisse Sistemica. Ma delle due nessuna. Questo spocchioso gioco ideologico teso a generare confusione da parte di mistificatori patentati in solidarietà antitetico-polare (e non importa la loro specificazione politica, siano essi liberisti di destra o di sinistra o agitatori-provocatori-similrivoluzionari dell’una o dell’altra parte) impedisce di prepararsi a dovere, di affrontare queste grandi trasformazioni con tutt’altra vitalità interpretativa che non sia la mera riproposizione di vecchi schemi teorico-politici già mandati al macero dalla Storia.
    “Epoca nuova: necessità di cambiare”. Ed è davvero la nostra un’epoca che si affaccia sul nuovo con molte incognite: se sarà ancora barbarie oppure apertura di una fase rivoluzionaria per i dominati (ma non fatevi idee strane perché qui il socialismo non c’entra nulla) dipenderà da molti fattori. Chi però starà a guardare avrà perduto in partenza. In questo momento è inevitabile lo smarrimento generale perché il caos sociale è ancora impenetrabile ed è impossibile seguire la rotta consueta o tracciarne un’altra sicura. Le stesse mappe che ci hanno guidati in questi anni, e per tutto il secolo passato, si sono rivelate approssimative, in alcuni casi del tutto sbagliate. Ci hanno condotto fuori strada e in luoghi sconosciuti. Ma qualcuno ha deciso di rimettersi in cammino e di esplorare ancora. Ormai non ci si può più arrangiare con le vecchie concezioni, queste non funzionano così come non dicono più nulla (e a chi poi? Alla classe operaia? alle masse terzomondiste? Ai diseredati? Ecc. ecc.) le consumate parole d’ordine di un tempo irrimediabilmente perduto, le inveterate convinzioni di un secolo che ha lasciato alle nostre spalle macerie accatastate che non abbiamo voluto o saputo rimuovere, chi per paura chi per comodità.
    Il testo, pur essendo stato scritto prima della proposta di incontrare i lettori del blog (ma solo quelli realmente interessati ad avviare un percorso politico comune) capita a proposito perché in esso si trovano condensate idee e valutazioni che dovranno essere sviluppate con più attenzione nel prosieguo del nostro lavoro. Questa può essere una buona piattaforma per parlarci e per incominciare il nostro discorso, vi si trovano tracciate delle coordinate (ma siamo solo all’inizio) che dovranno essere ancora valutate e vagliate con più precisione. Da qualche parte si deve pur iniziare...



    -----------------------------------------------------------------------------

    Ho appena finito di leggere lo scritto di glg. Come sempre ne condivido non solo l'impianto ma anche le singole parole. D'altra parte come gia' detto in precedenza sono le uniche analisi condivisibili da diversi mesi. Sono stato comunista, ho fatto parte della sinistra estrema italiana. Ma ormai sono soltanto un marxista senza partito, in termini leninisti...ovvio. La linea che indica glg non la vedo di chiara attuazione. Non vedo alcun aggregato sociale oggi in campo in grado di comprenderla. Rimane fondamentale per me:a. il superamento della polarizzazione novecentesca italica destra sinistra,b. il nemico principale e' la difesa del capitalismo di grande finanza e industria parassitaria, quindi la sinistra attuale, c. potenza delle aziende di punta, d. meritocrazia ed attacco ai privilegi che 30 anni di nostri amici e compagni hanno creato. Quindi cari amici, prima che un pensiero autoritario e "nazionale" risorga, dobbiamo occupare noi il campo. Ma come e con chi? Quale collocazione della ns area culturale? Vedo soltanto due campi possibili, tatticamente parlando, la lega o l'area di destra. Entrambe queste aree con la fine di Berlusconi si sgretoleranno e si apriranno smagliature profonde nelle quali noi potremo agire ed intervenire. Il resto non mi sembra credibile. Quindi fare una fondazione/associazione in relazione con quello che il pensiero unico dominante ritiene il mondo di destra. La sinistra, quel contesto sociale ed antropologico dal quale tutti noi proveniamo, e' composto da buffoni tali che rischiano di aprire la strada al nuovo autoritarismo. Un pensiero nazionale, per un'italia di potenza ma democratica, che spazzi via il corrotto patto fra sindacati e ceti popolari residuali. Quindi i ns interlocutori sono coloro che inseguono i vari Brunetta, Tremonti. Dobbiamo contendere a costoro l'egemonia. Non perdere ulteriore tempo con Ferrero e Luxuria. Soltanto quando avremo salvato il sistema paese dal declino e dalla vendita, si potra' riaprire forse in termini nuovi la questione della rottura socialista. In fin dei conti cosa si divide e che comunismo ci aspetta se benessere autonomia e reddito nazionale non esistono? Soltanto il comunismo da caserma, che e' poi quella porcheria che i vari Ernesto e amici per l'unita' dei comunisti vogliono. Leggete bene gli scritti dei vari loro economisti sulla crisi: Losurdo, Giacche', ecc ecc. Costoro vogliono ed auspicano il mondo della frugalita' e del risparmio. Sono religiosi che amano la compagnia dei religiosi islamici. Per tutti questi il crollo capitalistico e' il bene contro il male. La rigidita' del loro modo di pensare e' il loro rigor mortis. Questa e' la vera ragione del perche' si dividono sempre in fazioni e sottofazioni. A loro non interessa nulla del mondo. Solo dimostrare le loro teorie. Sono ancora li' a giustificare la storia dei massacri comunisti in nome dell'accerchiamento. Se potessero salverebbero anche Pol Pot. Salvo poi vivere al caldo di parlamenti ed universita', ed a dare indicazioni di voto per il meno peggio: il pd ed i vari amici pur di frenare Berlusconi. saluti da Sergio Meneghetti Bastian Contrario


    RIPENSAREMARX

  7. #7
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    Ho appena inoltrato il mio disappunto a chi di dovere.

  8. #8
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    OMNIA SUNT COMMUNIA



    Mi raccomando non ti perdere nulla, io non ho più nulla da dirvi, se hai qualche problema, con me, sai dove chiamarmi/trovarmi, anche perchè siete proprio in mala/fede, forse siete influenzati dai nuovi amici.

    ARDITI NON GENDARMI

  9. #9
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    Non capisco perche' prendersela tanto..è ovvio che ormai il gruppo GLG ha sposato la linea dell'ipervsiluppismo europeo tanto in auge nell'ex-URSS( nulla di nuovo sotto il sole) con il quale aprire una fase multipolare in alternativa agli USa ..e questa sarebbe la parte scientifica..per poi virare questo si' nell'utopia speranzosa che questo porti a fratture interimperialiste( ancora qui nulla di nuovo..un po' di vecchio Lenin)..la loro pretesa scientista non scientifica li porta ad innamorarsi della scienza e del progresso tanto da far da battistrada al peggior capitalismo..è ovvio che chi critica questa loro impostazione "realista" e da veri Metternich dell'epoca moderna è un utopista, reazionario, fautore della poverta' etc..Finiranno per l'essere travolti dalla dura realta'..poi se vogliono fare i consiglieri per proporre rimedi alla crisi del capitale si accomodino...

  10. #10
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    Intanto qualcuno faccia sapere a La Grassa che se la sente sempre calda che gli OGM sono già ampliamente presenti. Adesso non mi ricordo perfettamente la percentuale ma in Europa viene considerato non OGM e venduto come tale un alimento che presenti una percentuale di contaminazione sotto l'1.5% e che sembra sia in via di aumento.

 

 
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