Sto leggendo questo libro che è una raccolta di racconti.
Il tema ricorrente è la tentazione del male e il dubbio sulla distinzione fra il bene e il male, rappresentati spesso attraverso la presenza di demoni e diavoli o personaggi che deviano il loro percorso di vita per seguire desideri o illusioni.
Il racconto che dà il titolo al libro narra di una ragazza promessa in sposa ad un uomo della comunità che lei trova brutto e sgradevole sia fisicamente che nei modi (un tale dedito agli studi, ingobbito e imbarbarito dal troppo isolamento, rigido nell’osservanza dei precetti religiosi fino alla crudeltà verso se stesso e sua moglie). Turbata dalla visione di una splendida corona di piume che lei interpreta come un segno divino e andando contro il volere di tutti, la ragazza si converte al cristianesimo e sposa un nobile, il quale però si rivela arido e cattivo. Rimasta vedova e finita in rovina, torna al suo villaggio a cercare l’antico promesso sposo e riesce a convincerlo a perdonarla per il suo rifiuto e a sposarla. I due iniziano una vita di espiazione, povertà e auto-flagellazione che li porterà alla morte.
Aksha sapeva che la sua fine era vicina, ma non aveva paura della morte. Fece l’esame di coscienza. Era nata ricca e bella, con più doni di tutti coloro che la circondavano. Ma la cattiva sorte aveva ribaltato ogni cosa. Soffriva per i propri peccati oppure era la reincarnazione di qualcuno che aveva peccato in una generazione precedente?
Sapeva che avrebbe dovuto passare le ultime suo ore in pentimento e preghiera, ma il suo destino era tale che il dubbio non l’abbandonava nemmeno in quel momento. Il nonno le aveva detto una cosa, la nonna un’altra. Aksha aveva letto in un vecchio libro la vicenda degli Apostati che negavano Dio, considerando il mondo alla stregua di una combinazione casuale di atomi. Ora aveva solo un desiderio: che le fosse dato un segno, le fosse rivelata la pura verità. Rimase lì sdraiata a pregare che avvenisse il miracolo. Cadde in un sonno leggero e sognò di star cadendo in profondità strette e oscure. Ogni volta che pareva esserne arrivata al fondo, le fondamenta crollavano sotto di lei, che di nuovo prendeva a precipitare con maggiore velocità. Il buio diveniva più fitto e l’abisso ancor più profondo.
Aprì gli occhi sapendo ciò che doveva fare. Con le ultime energie rimastele si alzò e trovò un coltello. Tirò via la federa del cuscino e con dita intorpidite strappò le cuciture. Dall’imbottitura di piumino estrasse una corona di piume. Una mano nascosta vi aveva intrecciato sulla cima le quattro lettere del nome di Dio. Aksha mise la corona accanto al letto. Alla luce tremolante dello stoppino vedeva chiaramente le quattro lettere: la Yud, la Hai, la Vov, e l’altra Hai. Ma si chiese in qual modo quella corona costituisse una rivelazione della verità superiore all’altra. Era mai possibile che in Cielo vi fossero fedi diverse? Si mise a invocare un altro miracolo.
Con sgomento rammentò le parole del Diavolo: “La verità è che non esiste alcuna verità”.





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