Oh bene! Io devo avere però una particolare idiosincrasia per gli autori americani che non si chiamino Fitzgerald o Steinbeck e pochi altri. Ho letto da poco Disturbo della quiete pubblica di Yates e ho dovuto fare uno sforzo, l'unico interesse è consistito nell'esplorazione del volto più oscuro della società americana anni '60. Un'amica, lettrice vorace, pensa che una sostanziale e diffusa incomunicabilità si rifletta sui libri made in USA. Per vostra info, ho ri-finito Moby Dyck, ri-saltando un sacco di capitoli (tranne qualche fine-capitolo dove si capisce dove vuole andare a parare con tante digressioni...) e anche se capisco l'analogia di Pavese con il Vecchio Testamento, non sono d'accordo sul fatto che nell'economia del romanzo neanche una parola è di troppo. Di Melville mi hanno divertito romanzi e racconti come Typee o Bartleby, che non mancano di lunghe descrizioni e divagazioni ma sono più piacevoli.





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Di solito se un libro mi colpisce, non lo dimentico, almeno l'impressione positiva o meno.
