Ho passato a Venenzia, a casa di mia zia, un mese d'estate all'anno, dagli otto ai vent'anni circa, nella sua meravigliosa casa sul Canal Grande, attaccata a Palazzo Volpi. Spesso si andava a cena fuori con amici e una delle mete favorite era il ristorante Montin. Si mangiava, fuori in un giardino molto semplice ma deliziosamente fresco anche nell'afa estiva. Ci servivano, tipici piatti della cucina veneziana. Il mio preferito era il riso al nero di seppia e poi la "pasta e fasioi", polenta e pesce, bigoli in salsa e baccalà mantecato e si beveva un vinello bianco della casa gelato, in una brocca di ceramica artigianale, un vino che adoravo, io che a casa mia bevevo solo acqua!
Oggi Montin è diventato una locanda, ma solo di nome, in realtà trasformata di fatto in un pretenzioso albergo di lusso, un luogo per turisti cui sflare più soldi possibile, che non ha più nessun fascino, nessuna attrattiva speciale, uguale a mille altri, luoghi finti antichi che costellano la città... Un posto per stare qualche giorno e poi dimenticarsene... con cucina internazionaìle e dai prezzii esorbitanti.
Il veccho ristorante che conoscevo io era frequentato da artisti, specialmente pittori, alcuni già famosi, i cui quadri tappezzavano le pareti del corridoio d'ingresso del ristorante. Una volta ci trovammo seduto accanto il pittore Vedova, cui ricordo che, spinta da mia zia, chiesi un autografo che tenni per anni in un tacccuino e che quando qualcuno mi fece notare che poteva avere un certo valore non riuscii più a trovare... Il mio senso degli affari non è mai stato proverbiale... Nel 1972 riconobbi il "mio Montin" nel film "Anonimo veneziano". Si vedevano Tony Musante e Florinda Bolkan seduti a mangiare proprio lì, in quel giardino. Tornata a Venzia tre anni fa cercai quel posto che mi era così caro, ma trovai tutto cambiato... Il bello era tutto sparito.
Peccato che ora sia tutto diverso, tutto falso, tutto taroccato. La Venezia dei venziani non cè più, sopravvive solo un luogo fasullo, inventato per fare soldi, tipo una disneyland per turisti facoltosi ed ignarii di ciò che era un tempo il fascino vero di questa città. Se ci penso mi fa male al cuore veder scomparire luoghi meravigliosi, rimpiazzati da lussuosi alberghi finti antichi, da negozi pretenziosi che vendono nelle Mercerie le stesse cose che vendono a Milano, a New York o a Tokio, ma a prezzo maggiorato ovviamemte e poi, sotto le Procuratie, la paccottiglia di souvenir, che una volta si trovava solo sulle bancarelle degli ambulanti, roba di pessimo gusto che cinesi e giapponesi arraffano per portarsi via un pezzo di una Venezia che non sanno non esitere più da tempo, involgarita e mercificata dalla sete di spropositato guadagno... Chi come me, ha vissuto altri momenti e altre atmosfere, lo sa che che cosa è andato perduto per sempre e non c'è denaro che lo possa più comperare!




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