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  1. #31
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    Certo non hanno una cultura imprenditoriale di stampo occidentale e ancor meno di stampo italiano ma nemmeno si possono considerare 4 slavi senza valore. Poi non è che deva per forza esistere solo il modello imprenditoriale all'occidentale dai propri valori (il manifesto destino), ma proprio nella loro cultura possono trovare una loro strada di benessere alternativo.


    Non ho detto che sono 4 slavi senza valore ho detto che la realta imprenditoriale russa e' mediocre per ragioni che hanno a che vedere con la geografia, con il clima e con la storia.

    Dopo di che le potenzialità reali della russia in momenti straordinari (vedi un invasione militare) sono molto vaste.
    Questo perché se tu misuri l' efficienza qualitativa e' un conto.
    Se tu invece misuri l'aspetto quantitativo le cose sono diverse.

    In altre parole in termini puramenti di efficienza e produttività, diciamo pure innovazione, i russi stanno parecchio indietro.
    Se dovessero pero affrontare una grande calamita nazionale (tipo un invasione appunto), gli aspetti "quantitativi" della popolazione, delle risorse materiali, del territorio, e dello stesso spirito di sacrificio sono veramente grossi.

  2. #32
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    Coreani, giapponesi e cinesi hanno adattato la cultura imprenditoriale occidentale alla loro. E poi basta con questo "razzismo" verso i russi, io al lavoro uso prodotti di una softwarehouse russa e recentemente hanno anche il loro computer "autartico" con base x86.
    Anchi'io fino a poco tempo fa ero scettico nei conforti della Russia, ma credo possono crearsi una loro economia mista privata-statale concorrenziale a quella occidentale senza schiavizzare la manodopera come i cinesi o implementare il bushido.
    Cosa centra il razzismo?
    Non sto mica dicendo che siano inferiori, sto dicendo che non hanouna cultura imprenditoriale, che non l'hanno sviluppata e ne la stanno sviluppando, e' un semplice dato di fatto.
    Che tu stia usando un PC Russo (che ha prestazioni non equiparabili cmq) e/o software Russo non vedo cosa centri nel generale.

    Anche in Kenia vi e' una Hightech Hub con svariate decine di start up tencologiche, ma una rondine non fa primavera.

    La Russia, oggi come ieri, e come domani, e' un paese con una struttura economica dipendente dalle materie prime, mica colpa mia.

    Ci hanno gia' provato, non si e' sviluppato praticamente nulla, se non eccezioni, che pero' non modificano la dipendenza del paese dal settore che muove l' economia dello stesso.

    Medvedv quando era alla Presidenza, ci ha realmente provato, con leggi e fondi, con il famoso progetto i stile Silicon Valley (nel quale difatti, invito a far parte varie aziende USA, universita' come il MIT e cosi via, ma ad oggi, pur essencodi cancora, nei fatti e' poca roba, riceve invesitmenti che son una inezia se comparati alla concorrenza) lui fa parte della parte della "cupola" del Cremilino piu' orientato al mercato, appena tornato Putin ha taglianto radicamente i fondiper far partire il suo progetto da 600 mld di $ in 10 anni per i riarmo.. progetto che si basava su un aspettativa di continue e crescenti entrate derivanti il settore.. delle materie prime.

    Il razzismo centra un tubo, mi baso sui dati di fatto, i Russi non hanno una cultura imprenditoriale.
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #33
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Cosa centra il razzismo?
    Non sto mica dicendo che siano inferiori, sto dicendo che non hanouna cultura imprenditoriale, che non l'hanno sviluppata e ne la stanno sviluppando, e' un semplice dato di fatto.
    Che tu stia usando un PC Russo (che ha prestazioni non equiparabili cmq) e/o software Russo non vedo cosa centri nel generale.

    Anche in Kenia vi e' una Hightech Hub con svariate decine di start up tencologiche, ma una rondine non fa primavera.

    La Russia, oggi come ieri, e come domani, e' un paese con una struttura economica dipendente dalle materie prime, mica colpa mia.

    Ci hanno gia' provato, non si e' sviluppato praticamente nulla, se non eccezioni, che pero' non modificano la dipendenza del paese dal settore che muove l' economia dello stesso.

    Medvedv quando era alla Presidenza, ci ha realmente provato, con leggi e fondi, con il famoso progetto i stile Silicon Valley (nel quale difatti, invito a far parte varie aziende USA, universita' come il MIT e cosi via, ma ad oggi, pur essencodi cancora, nei fatti e' poca roba, riceve invesitmenti che son una inezia se comparati alla concorrenza) lui fa parte della parte della "cupola" del Cremilino piu' orientato al mercato, appena tornato Putin ha taglianto radicamente i fondiper far partire il suo progetto da 600 mld di $ in 10 anni per i riarmo.. progetto che si basava su un aspettativa di continue e crescenti entrate derivanti il settore.. delle materie prime.

    Il razzismo centra un tubo, mi baso sui dati di fatto, i Russi non hanno una cultura imprenditoriale.
    che siano ancora fortemente dipedenti dalle energie prime è un dato di fatto ma malgrado il crollo del prezzo delle materie prime e l'embargo non sono crollati nel caos.
    Poi ti ripeto che non bisogna sempre fare paragoni con la cultura imprenditoriale occidentale come se fosse l'unica via di sviluppo e benessere, l'unico modo per essere concorrenziali.
    Perchè mai Gli americani con tutti i problemi del mondo considerano la Russia il primo nemico?
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  4. #34
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    che siano ancora fortemente dipedenti dalle energie prime è un dato di fatto ma malgrado il crollo del prezzo delle materie prime e l'embargo non sono crollati nel caos.
    Poi ti ripeto che non bisogna sempre fare paragoni con la cultura imprenditoriale occidentale come se fosse l'unica via di sviluppo e benessere, l'unico modo per essere concorrenziali.
    Perchè mai Gli americani con tutti i problemi del mondo considerano la Russia il primo nemico?
    Non sono crollati nel caso, non si cpaice cosa vorresti con questo.

    In un anno ed un po' hanno "speso" 150 mld delle riseve,, ne hano roa 357, con 40 che sono gia' impegnato, ovvero ve ne sono 317. Parrebbero pure tanti, e sono si un buon cuscino, ma la reale effettivita' di questo cusicno dipende dal prezzo del greggi, che e; nuovmaente inarea 40/45$, con il RUblo nuovmante veso i 70 per $, ovvero l' eocnomia Russa soffrira' e non poco ancora.

    Per i prossimi due anni, favilel non le faranno, contiunueranno a subire il calo delle riserve.

    Quindi un crollo stile 1998, no, neanche l'ho mai detto, ma una forte ridimensionata si, almeno fino al prossimo superciclo di rialzo delle materie prime, ovvero l'unico reale impulso all' economica del paese.

    Fra quanto? Se dobbiamo basarsi sui previ cicli, qualche anno passa.

    Che la cultura imprenditoriale Occidentale non sia l' unica e' vero, di certo e' quella maggiormente copiata e/o addattata alle proprie caratteristiche, i paesi che l' hanno fatto ne hanno beneficiato, gli altri, o sono ancora poveracci o vivino di sogni, eh anche quella e' una realta'.
    La Russia non e' da meno, non avendo una cultura imprenditoriale, che implica anche il saper sviluppare una "classe" manageriale competente, ha realmente poche alternativa, la piu' facile e' appunto quella che ha sempre seguito, le materie prime che pero' appunto hano dei supercicli di rialzo, e di caduta.

    Il problema dei paesi che si du esse si bsano e' che continuamente e ripetutamente, si confondono, ovvero, scambiano l'impulso esterno per una teorica (ma non esistente) forza strutturale economica interna, per poi risveglairsi bruscamente dalle illusioni, quando il superciclo s'inverte, Russia, Venezuela, Brasile, sono i casi piu' ecclatanti con il Venezuela che e' il peggiore di tutti.

    Altri, hanno invece imparato la lezione, esempio il Messico, che per quanto abbia problemi relazionati ai narcos, e' passato dall 'esportare 90% petrolio, a che esso sia il 10/15% delle esportazioni.

    Come mai gli USA vedono la Russia in un certo modo? Beh, rimane la seconda potenza militare al mondo con una quantita' di armi nucleari da poter rendre la vita sulla Terra un lontano ricordo, che abbia poi un economia materie prime dipendente, passa quindi pure in secondo piano.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #35
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Non sono crollati nel caso, non si cpaice cosa vorresti con questo.

    In un anno ed un po' hanno "speso" 150 mld delle riseve,, ne hano roa 357, con 40 che sono gia' impegnato, ovvero ve ne sono 317. Parrebbero pure tanti, e sono si un buon cuscino, ma la reale effettivita' di questo cusicno dipende dal prezzo del greggi, che e; nuovmaente inarea 40/45$, con il RUblo nuovmante veso i 70 per $, ovvero l' eocnomia Russa soffrira' e non poco ancora.

    Per i prossimi due anni, favilel non le faranno, contiunueranno a subire il calo delle riserve.

    Quindi un crollo stile 1998, no, neanche l'ho mai detto, ma una forte ridimensionata si, almeno fino al prossimo superciclo di rialzo delle materie prime, ovvero l'unico reale impulso all' economica del paese.

    Fra quanto? Se dobbiamo basarsi sui previ cicli, qualche anno passa.

    Che la cultura imprenditoriale Occidentale non sia l' unica e' vero, di certo e' quella maggiormente copiata e/o addattata alle proprie caratteristiche, i paesi che l' hanno fatto ne hanno beneficiato, gli altri, o sono ancora poveracci o vivino di sogni, eh anche quella e' una realta'.
    La Russia non e' da meno, non avendo una cultura imprenditoriale, che implica anche il saper sviluppare una "classe" manageriale competente, ha realmente poche alternativa, la piu' facile e' appunto quella che ha sempre seguito, le materie prime che pero' appunto hano dei supercicli di rialzo, e di caduta.

    Il problema dei paesi che si du esse si bsano e' che continuamente e ripetutamente, si confondono, ovvero, scambiano l'impulso esterno per una teorica (ma non esistente) forza strutturale economica interna, per poi risveglairsi bruscamente dalle illusioni, quando il superciclo s'inverte, Russia, Venezuela, Brasile, sono i casi piu' ecclatanti con il Venezuela che e' il peggiore di tutti.

    Altri, hanno invece imparato la lezione, esempio il Messico, che per quanto abbia problemi relazionati ai narcos, e' passato dall 'esportare 90% petrolio, a che esso sia il 10/15% delle esportazioni.

    Come mai gli USA vedono la Russia in un certo modo? Beh, rimane la seconda potenza militare al mondo con una quantita' di armi nucleari da poter rendre la vita sulla Terra un lontano ricordo, che abbia poi un economia materie prime dipendente, passa quindi pure in secondo piano.
    Amati sei proprio sicuro che ci sarà un nuovo superciclo del petrolio? Il prezzo potrebbe restare basso in eterno per diversi motivi.

    I principali fattori sono almeno quattro.
    Il fracking, che sta rivoluzionando il settore rendendo potenzialmente quasi tutti i paesi estrattori di petrolio (se poi come l'Europa non lo fanno per motivi politici è un altro discorso).
    Il rallentamento dei BRICS che pare ormai strutturale, con conseguente minori richieste di materie prime.
    Sta per iniziare l'epoca delle auto full-eletric per tutti.
    Ed infine è ormai imminente la presenza sul mercato dell'Iran che creerà rivalità con l'Arabia Saudita a chi estrae più petrolio quindi abbondanza d'offerta.

    E questi non sono fattori temporanei ma strutturali. L'epoca della crescita economica basata sulle materie prime forse è finita per sempre.
    .

  6. #36
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas Visualizza Messaggio
    Amati sei proprio sicuro che ci sarà un nuovo superciclo del petrolio? Il prezzo potrebbe restare basso in eterno per diversi motivi.

    I principali fattori sono almeno quattro.
    Il fracking, che sta rivoluzionando il settore rendendo potenzialmente quasi tutti i paesi estrattori di petrolio (se poi come l'Europa non lo fanno per motivi politici è un altro discorso).
    Il rallentamento dei BRICS che pare ormai strutturale, con conseguente minori richieste di materie prime.
    Sta per iniziare l'epoca delle auto full-eletric per tutti.
    Ed infine è ormai imminente la presenza sul mercato dell'Iran che creerà rivalità con l'Arabia Saudita a chi estrae più petrolio quindi abbondanza d'offerta.

    E questi non sono fattori temporanei ma strutturali. L'epoca della crescita economica basata sulle materie prime forse è finita per sempre.
    Eventualmente si.

    Il discorso del fracking e della capacita', nel settore piuttosto innovativa, di iniziare e "stoppare" la produzione in modo relativamente veloce, si e' affrontato piu' volte ed e' reale e lo si e' visto anche in questi mesi, appena il rimbalzo del petrolio era arrivato sopra i 50/55 hanno iniziato a finire i pozzi e cosi via, non ero certo io che metteva in dubbio tali dinamiche, ne aspetto della produzione da "manufactoring floor", ma altri... "espertoni" qua dentro.

    Ma che eventualmente si riavra' un superciclo di rialzo si, il quando nel caso e' ovviamente materia di discussione, e' piu' probabile che passino anni prima che avvenga, anche se tornasse verso i 70/80$ fra 5/6 anni, in termini reali, ovviamente non sarebbero 70/80$ del 2014.

    I paesi produttori/esportatori subiranno uno shock (stanno già' subendo) e dovranno adeguare le spese, ma poi appunto anche questi eventualmente, avranno l' economia che si assesterà' su quei livelli di spesa, quando i prezzi del petrolio aumenteranno, o prima o poi, fosse anche solo nominalmente, ovviamente avranno una spinta rispetto alle entrate e spese adeguate alla realtà' dei prezzi bassi.

    Ma credo, che si parli di anni, a meno di eventi radicali come una guerra fra potenza maggiori, o una guerra aperta fra le maggiori potenze del mediooriente o un collasso del regime dell' AS in stile Yemen o Libia, tutti eventi, che al presente mi pargono realmente da storia alternativa.
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #37
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Interessante articolo dal blog del Financial Times:

    With oil prices back down to $50 a barrel for Brent crude, a falling gas price and its share of the European energy market declining, the Russian economy is in real trouble. The situation is dangerous because the problems cannot easily be corrected. The risk is that the economic problems could lead to political instability both within Russia and around its borders.
    Anyone wanting to understand the historical context for what is happening in Russia should read Restless Empire a newly published book written around a series of maps which take go back to the emergence of the Slavs some 5000 years BC. The book, edited by the late Ian Barnes who sadly died before publication, is beautifully presented and free of the biased commentary so often associated with histories of Russia. The maps in particular are fine examples of immaculate design applied to the presentation of complex data. I only wish there were more maps, and in particular more on the production and trade in energy that dominates the modern Russian economy.
    It is that dominance which is the cause of the current problems. The facts are simply stated:

    • Energy is the largest single sector in the Russian economy – accounting for a quarter of total gross domestic product this year, down from a third two years ago.
    • Energy exports account for about 68 per cent of Russian trade.
    • Oil and gas revenues provide half the Russian government’s official budget and an uncounted but substantial amount of the unofficial funding that supports the country’s power structure.
    • As a result of the fall in oil prices, the Russian economy is predicted to decline by 3.5 per cent this year, with oil export revenue down by $95bn, after suffering a fall of $174bn in 2013.

    Russia’s immediate problem is not sanctions imposed by the west or the continuing conflict in Ukraine. The issue is economic. Most of Vladimir Putin’s 15-year reign (as president and as prime minister) has coincided with strong energy prices and growing production of oil and gas. The resulting revenue has enabled the Kremlin to keep most people happy – businessmen, the military, the middle class of Moscow and St Petersburg and even most of the wider population. But the sun never shines for ever. Too little has been done to prepare for the current downturn. The Russian economy has not been diversified and although there is a reserve fund that can provide some cushion against the fall in revenue the amounts involved are small and will soon run out if current prices persist.
    As reported in the FT last week, Gazprom is set to produce less gas this year than at any time since the fall of the Soviet Union.” The company’s market share is falling and according to analysts at Sberbank its revenue, year on year, is expected to drop by almost 30 per cent this year.”
    Gas-to-gas competition fed by the increased flows of liquified gas (LNG) has broken the traditional link between gas and oil prices and is changing the structure of a market the Russians had taken for granted. After years of cozy interdependence with the European utilities, the company’s trading activities are under sustained attack by the competition authorities in Brussels.
    The oil story is no better. Russia exports about 6m barrels a day (mbd) but each one is now worth only 40 per cent of the revenue achieved two years ago. After a small surge in the spring, the world oil price has now fallen back to $50 a barrel. None of the recent political and economic developments around the world, from the rehabilitation of Iran to the Chinese downturn, offer the prospect of an increase anytime soon. The surplus of supply over demand is considerable. Inventories have risen by 2.2mbd during the first half of 2015, according to the US Energy Information Administration and are predicted to rise by another 1.2mbd in the second half of the year. These official stock numbers probably understate the amounts actually held both by producers and by some importing countries. The market is saturated.
    Sanctions and the associated isolation of Russia because of events in Ukraine may not be the immediate cause of the problems the country faces but they compound the longer-term difficulties. Russia needs to replace much of its existing production base and to expand its oil and gas industry into new regions if output levels are to be maintained. International companies may be happy to sign up to new long-term “alliances” with Gazprom and Rosneft in order to protect their existing asset base and current cash flows but they are not rushing to pour in new money while sanctions remain in place.
    At the same time, fears about the future of the Russian economy are encouraging a dramatic outflow of capital. Many of those who have done well in the last decade fear that in hard times Mr Putin could expropriate assets in order to keep things going. According to some estimates, the exodus of capital since the latest phase of the Ukrainian crisis began in November 2013 could amount to $300bn by the end of this year. Some physical assets cannot be moved but cash and wealth in other forms certainly can. No one is doing more for London estate agents at the moment than Vladimir Putin.
    The situation is dangerous because the options for the Russian government are so limited. The oil and gas markets are being shaped by forces that neither Mr Putin nor anyone else can control. The downward cycle could take years to play out. The dispute over Ukraine is an obstacle that could be removed but even a complete and amicable settlement there would not restore Gazprom’s market share in western Europe. The deals to sell gas from east Siberia to China and others make sense but will not make money for another decade.
    The real risk is that economic discontent will force either the existing Russian government or its replacement into a harder political stance. As the maps in Barnes’s book show Russia has spent most of its history in conflict with one neighbour or another. War, as on numerous past occasions, could provide a nationalistic distraction from the grim economic realities. In many ways, the last 25 years in Russia have been a period of relative stability. But there is no guarantee that that situation will last. Mr Putin will remember all too well that one of the major reasons for the fall of the Soviet Union at the end of the 1980s was the collapse in energy prices. If anything, Russia is weaker now than it was then. Indeed, as Dominic Lieven says in a brilliant introduction to Barnes’s book: “Russia is now weaker than it has been at almost any time in the last 300 years.”

    http://blogs.ft.com/nick-butler/2015...y-prices-fall/
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  8. #38
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Articolo che riporta un analisi di una delle maggiori banche private Russe.
    I Russi pur lavorando una quantita' di ore considerevoli anno una produttivita' che 'e' bassissima, ovvero strutturalmente parlando, appunto, settore energetico a parte, di reale impulso gli altri settori piu' di tanto non possono, e difatti, non danno:


    Russians work the second-longest hours in Europe after Greece. It may not be a race worth winning. That’s because in terms of productivity, measured by gross domestic product per hour worked, Russia is behind every country in Europe with 25.9. Greece is almost as bad at 36.2, way below the European Union average of 50, the Organisation for Economic Co-operation and Development estimates.
    Like debt, low productivity can ravage an economy. Alongside slumping investment and poor demographics, it’s one of three structural constraints that are leaving the shrinking economy “hobbled,” according to Alfa Bank, Russia’s biggest private lender that estimates the country’s potential growth rate at 0.5 per cent to 1 per cent.
    “Russia’s poor growth thus seems to stem more from fundamental factors than economic policy,” Alfa economists Natalia Orlova and Sergei Egiev said in a July 29th research note. While “weak productivity, as well as negative demographics, has been partly substituted for by increasing number of hours worked all over the economy.”
    In terms of the number of hours worked, Russia trails Europe’s most indebted nation with 1,982 to 2,034 per person a year, according to the latest data available from the Organisation for Economic Cooperation and Development That may not be much help to the economy. The International Monetary Fund in a staff report issued on August 3rd forecast a “muted” recovery in 2016 from Russia’s first recession since 2009 - a 3.4 per cent slump this year, according to the Washington-based lender.
    It put the nation’s medium-term economic growth at 1.5 per cent a year. That compares with 7 per cent average expansion during Vladimir Putin’s first two terms as president in 2000-2008, which coincided with booming oil prices.

    Russians work long hours but lag behind in productivity


    Medvedev aveva visto lungo, peccato che chi detiene il vero potere e' Putin, che sarà un bravissimo politico, ma economicamente parlando a semplicemente cavalcato l' onda dei rialzi delle materie prime.
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #39
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    Predefinito Re: STRATFOR: La problematica delle citta' Mono-Industria Russe

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    Non mi risulta che masse di russi disperati cerchino rifugio in Europa, sicuramente la Russia ha per chiari motivi naturali un territorio molto più ostico di quello statunitense ma non per questo gli viene preclusa la possibilta di diventare una vasta potenza economica.
    Il problema maggiore attualmente è semmai l'embargo e il tentativo di isolare la Russia su istigazione delle élite occidentali che perseguono da due secoli l'idea del "manifesto destino".
    Scopo dell'embargo è di bloccare la possibile via di uno sviluppo alternativo russo a quello yankee, è un giocare sporco.

    Ci sono russi che emigrano, sempre in maggior numero. E gente del terzo mondo che emigra in Russia. Ma dove emigrano i russi? Nei Paesi "amici"? Certamente no.

    Russia’s official statistics service, Rosstat, states that 186,382 Russians left the country in 2013 and 122,751 in 2012. These numbers represent a significant increase over the 36,774 that left in 2011 and the 33,578 in 2010. Furthermore, some experts doubt the veracity of Rosstat’s numbers, alleging that the actual numbers could be much higher. The sharp uptick in emigration is likely due to Russia’s growing international political isolation under Vladimir Putin. Although the Russian state continues to reap the benefits of being a rentier state with vast natural resource reserves, its citizens are increasingly starting to feel that their economic futures could be best served outside of Russia. This demographic trend echoes the brain drain that followed the collapse of the Soviet Union in the early 1990s. Almost 20 years later, Russians are leaving their home country for similar reasons.

 

 
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    Di Fernando nel forum Destra Radicale
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