..e scala mobile
La cosiddetta "scala mobile" (living escalator) era un meccanismo di indicizzazione dei salari (wage indexation) che garantiva il recupero automatico della perdita di potere d'acquisto determinata dall'inflazione (una descrizione accurata è fornita da Marco Manacorda, 2004, "Can the scala mobile explain the fall and rise in earnings inequality in Italy? A semiparametric analysys: 1977-1993", Journal of Labour Economics, 22(3)).
Meccanismi di questo genere vennero introdotti negli anni '70 in molti paesi europei. Un elemento ricorrente nella vulgata piddina è quello secondo cui la scala mobile avrebbe generato inflazione e la sua abolizione (forzata dal vincolo esterno) sarebbe stata l'elemento determinante nella sconfitta dell'inflazione stessa. Non entro qui su questo aspetto, che comunque non deve essere banalizzato. Tuttavia, osservando il profilo del tasso di inflazione italiano, esposto nella figura 6 del post precedente (che qui riporto per vostra comodità):
notiamo:
1) che l'inflazione era già in caduta libera quando la scala mobile venne riformata nel 1983, e:
2) che la sua abolizione nel 1991 non sembra aver esercitato un effetto percepibile sul tasso di inflazione.
Del resto, l'inflazione non è sorta perché i salari sono stati indicizzati. I salari sono stati indicizzati perché uno shock esogeno (la quadruplicazione del prezzo del petrolio) aveva determinato la fiammata di inflazione che vedete qua sopra.
Quindi, come dire, è naturale che rimuovendo una non causa dell'inflazione, sull'inflazione effetti mirabolanti non ce ne siano stati.
Ma su altre due cose sì.
La prima è la disuguaglianza dei redditi. Il già citato articolo di Manacorda stabilisce, analizzando un panel di lavoratori italiani osservati su cinque tornate di rinnovi contrattuali dal 1977 al 1993, per un totale di 19343 individui (precisazione per i piddini), Manacorda constata che a partire dalle riforme della scala mobile introdotte a metà degli anni '80 la disuguaglianza fra i redditi, che era andata diminuendo dal 1977 in poi, tornò ad aumentare, raggiungendo nel 1993 il livello di partenza. Questo processo penalizzò proporzionalmente di più (e ti pareva!) le donne.
La seconda sono i salari reali. Francesco Pastore studia (con la cointegrazione) l'impatto dell'abolizione della scala mobile sulla dinamica delle retribuzioni italiane, e trova, guarda un po', quello che è nei dati e che abbiamo visto nel post precedente, ovvero che il progressivo smantellamento dei meccanismi di indicizzazione, effettuato, lo ricorderete, al grido di "l'Europa chiamò!", ha alterato la relazione fra salari e produttività: i salari non sono riusciti a stare al passo con la produttività, i lavoratori hanno beneficiato in misura sempre minore dei frutti del proprio lavoro, e la quota di profitti è aumentata. Le politiche dei redditi degli anni '90 hanno determinato un impatto negativo permanente sui salari reali, oltre che sull'inflazione, senza tuttavia alterare la curva di Phillips di lungo periodo (la relazione fra salari reali e tasso di disoccupazione).
Quindi i lavoratori ci hanno rimesso in termini assoluti (salari più bassi) e relativi (più disuguaglianza). Non ricordo proprio chi sia stato l'autore di questo bel capolavoro! Qualcuno se lo ricorda?
Ah, e naturalmente in un mondo senza scala mobile, il lavoro deve diventare mobile.
Il che mi fa venire in mente un aneddoto di Chamfort:
"Je dirois volontiers des métaphysicien ce que Scaliger disoit des Basques: on dit qu'ils s'entendent, mais je n'en crois rien".
Con tanti auguri per il quadro del PD che dovrà riciclarsi come quadro dell'Euskadi Ta Askatasuna (per gli amici, ETA). Ma si sa, il piddino è colto e cosmopolita: sa di matematiche, di filosofie, e anche di un'altra cosa che non mi ricordo, ma della quale mi ricordo che il nominarla è inelegante.
Per i piddini acculturati: dirois, disoit è ortografia settecentesca. Lo so, voi pensate di essere colti: allora ricordatevi: initium sapientiae est timor mei. Non è un errore di stampa, è una minaccia.
Goofynomics: Lavoro mobile o scala mobile?




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