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Discussione: George I. Gurdjieff

  1. #1
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    Predefinito George I. Gurdjieff


    George Ivanovitch Gurdjieff (1866?-1949), il cui insegnamento combina cristianesimo, sufismo e altre tradizioni religiose, è uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Parlare di movimenti “gurdjieffiani” suscita in genere la disapprovazione proprio di chi ne fa parte; si può quindi fare riferimento – più generalmente – a una “eredità” di Gurdjieff, tuttora viva e presente.

    Gurdjieff nasce in una data imprecisata che oscilla tra il 1866 e il 1877 (i biografi, pur senza sicurezza, preferiscono la data del 1866) nella città di Alexandropol (oggi chiamata Gyumri, nell’attuale Armenia) da padre greco e madre armena. Il padre – prima commerciante di legname e poi falegname – è anche un cantastorie, e questa tradizione di poesia orale influenza il figlio. Dopo che la famiglia si è trasferita a Kars, Gurdjieff è educato da sacerdoti ortodossi e prende in considerazione a sua volta il sacerdozio. Non è questa peraltro la sua via, e a partire dal 1884 comincia a esplorare altre tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff. Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886. Più tardi, di questi anni sarà dato conto nel volume autobiografico Incontri con uomini straordinari – da cui il regista Peter Brook ricaverà l’omonimo film, nel 1978 –, un testo che certamente ha in parte un significato simbolico e metaforico piuttosto che fattuale.

    Nel 1907 Gurdjieff è a Tashkent, dove inizia a insegnare “scienze soprannaturali”. Nel 1912 nasce il primo gruppo di Mosca, seguito nel 1913 da un altro a San Pietroburgo. Sempre nel 1912 Gurdjieff legge con interesse il Tertium Organum, una complessa opera sulla natura dell’universo pubblicata, nel 1911, dallo scrittore Piotr Demianovich Ouspensky (1878-1947). Nel 1915, Gurdjieff accetta Ouspensky come allievo a Mosca. Nel 1916 e 1917 entrano nel gruppo anche il compositore Thomas Alexandrovich de Hartmann (1885-1956) e sua moglie Olga Arkadievna de Hartmann (1885-1979). La rivoluzione russa travolge il piccolo gruppo, che si riforma nel luglio 1917 nel Caucaso, a Essentuki, spostandosi poi ripetutamente in altre località fra cui Tiflis (oggi Tbilisi), in Georgia. Qui nel 1919 Gurdjieff incontra l’artista Alexandre Gustav Salzmann (1874-1934) e la moglie Jeanne Matignon de Salzmann (1889-1990), che aveva studiato danza sotto la guida di Émile Jaques-Dalcroze (1865-1950), il creatore dell’euritmia.

    In collaborazione con Jeanne, Gurdjieff elabora i suoi “movimenti”, o danze sacre, che presenta per la prima volta a Tiflis nel giugno 1919. Nello stesso anno, a metà settembre, costituisce con i discepoli l’Istituto per lo Sviluppo Armonico (o Armonioso) dell’Uomo. Peggiorate le condizioni politiche in Georgia, nel 1920 Gurdjieff e l’Istituto si trasferiscono a Costantinopoli (oggi Istanbul), dove continuano dimostrazioni semi-pubbliche delle danze sacre. Nel 1920 Gurdjieff incontra a Costantinopoli il maggiore John Godolphin Bennett (1897-1974), che più tardi diventerà un suo allievo tanto brillante quanto incontrollabile e indipendente. L’interesse per l’Istituto in Turchia è peraltro modesto; nel 1921 Gurdjieff e i discepoli si trasferiscono a Berlino, quindi visitano Londra (dove Ouspensky rimane in via definitiva).

    Nel 1922 si stabiliscono in Francia nel castello del Prieuré a Fontainebleau-Avon, alle porte di Parigi. Poco dopo l’apertura, il Prieuré accetta come ospite permanente la celebre scrittrice neozelandese Katherine Mansfield (1888-1923). Ammalata di tubercolosi, la scrittrice muore l’anno seguente, e la stampa accusa l’Istituto – probabilmente del tutto a torto – di non averle prodigato cure adeguate. Dopo l’incidente, le cose migliorano e le serate di musica e danze sacre organizzate da Gurdjieff – al Prieuré e altrove – suscitano l’interesse di numerosi intellettuali. Nasce così l’idea, nel 1924, di una prima tournée in America, dove Gurdjieff incontra – soprattutto negli ambienti letterari – amici fedeli, che continueranno a interessarsi per molti anni alle sue idee. Ulteriori viaggi negli Stati Uniti sono organizzati negli anni successivi, con alterni successi. Non mancano tuttavia – in anni che pure per Gurdjieff sono di grande attività creativa – le difficoltà: l’Istituto deve lasciare il Prieuré nel 1932, e perderlo definitivamente a causa di difficoltà economiche nel 1933.

    Gurdjieff continua tuttavia a insegnare le sue idee e le sue tecniche a Parigi e nei frequenti viaggi negli Stati Uniti, incontrando nuovi successi negli ambienti letterari; negli anni 1936-1937 anima il gruppo “La Corda” (The Rope), costituito da scrittrici americane (tutte lesbiche) venute a Parigi per porsi alla sua scuola, fra cui Margaret Anderson (1886-1973) e Jane Heap (1887-1964), che erano state le fondatrici della leggendaria Little Review a New York. Solo verso la fine della Seconda guerra mondiale – nel difficile clima di Parigi occupata – iniziano ad acquistare importanza allievi francesi, fra cui lo scrittore René Daumal (1908-1944). Dopo la morte di Ouspensky – con cui i rapporti non erano mai stati facili –, nel 1947, numerosi allievi di questo si rivolgono a Gurdjieff, e nel 1948 partecipano a una riunione a Parigi. Dopo un grave incidente automobilistico, nel 1948, le sue condizioni di salute si aggravano. Muore il 29 ottobre 1949 all’Ospedale Americano di Neuilly, dopo avere trasmesso le sue ultimi istruzioni a Jeanne de Salzmann.

    È proprio Jeanne de Salzmann a tenere le fila dell’“eredità” di Gurdjieff dopo la sua morte. Il maestro non aveva mai voluto fondare un movimento organizzato; aveva lasciato dietro di sé testi in gran parte simbolici e volutamente oscuri; certo non aveva formalmente nominato un successore. Tuttavia intorno a Jeanne de Salzmann si organizzano una serie di istituzioni che riconoscono nell’autorità di questa allieva prediletta – che morirà nel 1990, all’età di centouno anni; le succederà il figlio Michel de Salzmann (1923-2001) – un punto di riferimento per una rete di fondazioni e società autonome in Europa, Stati Uniti, Sud America e Australia.

    Dal sito: Le religioni in Italia: Gurdjieff e la sua eredità 'ufficiale'


    Cosa pensano i forumisti riguardo l'insegnamento e il metodo di lavoro di G. I. Gurdjieff?

    Sarebbe molto interessante se qualcuno che ha partecipato ai gruppi di lavoro che si ispirano all'insegnamento del maestro - o che si trova in contatto con essi, magari attraverso amici o conoscenti - manifestasse qui le sue impressioni.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 23-03-10 alle 12:11
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  2. #2
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    Predefinito Rif: George I. Gurdjieff

    Trovo sia una figura interessantissima. La ricerca dell'esoterismo, i numerosi viaggi (Tibet, India, Egitto, Asia, Medio Oriente, ecc.) e la ricerca sincretica delle religioni da lui teorizzata attraverso l'unione di Buddhismo-Sufismo-Cristianesimo e Induismo (yoga-mente, monaco-abbandono e fachiro-corpo) con lo scopo di liberare l'Io e la coscienza, non possono non incuriosire e affascinare.

    Qualcuno ha letto sue opere? Vorrei acquistarne una, ma non so proprio da dove cominciare.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-10 alle 20:51

  3. #3
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    Predefinito Rif: George I. Gurdjieff

    Citazione Originariamente Scritto da Manvatara Visualizza Messaggio
    Trovo sia una figura interessantissima. La ricerca dell'esoterismo, i numerosi viaggi (Tibet, India, Egitto, Asia, Medio Oriente, ecc.) e la ricerca sincretica delle religioni da lui teorizzata attraverso l'unione di Buddhismo-Sufismo-Cristianesimo e Induismo (yoga-mente, monaco-abbandono e fachiro-corpo) con lo scopo di liberare l'Io e la coscienza, non possono non incuriosire e affascinare.

    Qualcuno ha letto sue opere? Vorrei acquistarne una, ma non so proprio da dove cominciare.
    Per cominciare, io suggerirei Incontri con uomini straordinari.
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #4
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    Predefinito Rif: George I. Gurdjieff

    Consiglio "Frammenti di un insegnamento sconosciuto". Narra della testimonianza degli otto anni di lavoro di Ouspensky come discepolo di Gurdjieff. Un testo illuminante alla ricerca di un insegnamento che avrebbe 'risolto' per lui il problema delle relazioni fra l'Uomo e l'Universo...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-10 alle 23:30
    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

  5. #5
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    Predefinito Rif: George I. Gurdjieff

    Citazione Originariamente Scritto da gertrud Visualizza Messaggio
    Consiglio "Frammenti di un insegnamento sconosciuto". Narra della testimonianza degli otto anni di lavoro di Ouspensky come discepolo di Gurdjieff. Un testo illuminante alla ricerca di un insegnamento che avrebbe 'risolto' per lui il problema delle relazioni fra l'Uomo e l'Universo...
    Anch'io inizierei da "Frammenti..."... Come secondo libro direi "I racconti di Belzebù a suo nipote"... e come terzo "Incontri con uomini straordinari"...

    Qualcuno sa se il libro "La vita è reale solo quando Io sono" è disponibile da qualche parte? Ormai sembra introvabile.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-03-10 alle 04:37
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  6. #6
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    Predefinito Rif: George I. Gurdjieff

    Grazie a tutti per i libri consigliati.

  7. #7
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    Predefinito Gurdjieff - La ricerca di un centro di gravità permanente

    Georges Ivanovič Gurdjieff - La ricerca di un centro di gravità permanente



    “Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

    G. I. Gurdjeff
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 02-05-11 alle 23:28
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Gurdjieff - La ricerca di un centro di gravità permanente

    G.I. Gurdjieff: Incontro con un uomo straordinario

    di Walter Catalano - 23/05/2008

    Fonte: storiadellereligioni.info



    “Vi lascio in un bel casino!”
    (ultime parole attribuite a Gurdjieff in punto di morte)

    Nell’agosto del 1944 un vecchio signore dall’aspetto vagamente orientale uscì dal suo appartamento al numero 6 di Rue des Colonels-Renard ed attraversò le vie concitate di una Parigi in cui gli occupanti tedeschi si preparavano a fare i bagagli. Era diretto alla camera d’ospedale dove un giovane di poco più di trent’anni stava morendo per le conseguenze dell’ infezione ad una ferita procuratagli da un bombardamento americano.

    Il giovane si chiamava Luc Dietrich, aveva scritto due romanzi (1) ed era indubbiamente un allievo molto dotato; il vecchio signore si chiamava Georgi Ivanovitch Gurdjieff e sotto molti aspetti lo si sarebbe potuto dire un maestro.

    Maestro e allievo si guardarono senza parlare: non c’era molto da dire. Poi il maestro depose nelle mani tremanti dell’agonizzante il dono che aveva portato con sé: un’arancia.

    Molti uomini intelligenti, come lo scrittore, utopista e filosofo Lanza Del Vasto, amico di Dietrich, che si autoinvestì del ruolo di testimone dell’incontro, volendo troppo capire non compresero un gesto semplice e riferirono scandalizzati dell’atteggiamento meschino ed insensibile che quel gesto esprimeva. In realtà un gesto è uno specchio: sugli specchi Gurdjieff aveva costruito il suo apostolato.

    “Per via della sua reputazione - ha scritto Fritz Peters(2) - le persone raramente venivano a contatto con un individuo chiamato Gurdjieff; esse incontravano piuttosto, l’immagine che si erano precedentemente create nella loro mente”. E perché questa immagine infrangesse sempre e comunque le aspettative più ovvie, perché l’incauto postulante non si trovasse di fronte un cliché ma un essere autentico, capace di dare o di togliere ma soprattutto di disseminare conoscenza, Gurdjieff fu costretto ad indossare spesso una maschera di apparente fraudolenza per percorrere una via aspra e difficile, quella che i sufi chiamano la “via di malamat”: la via del biasimo. “Per esempio - testimonia Henri Tracol(3) - non ha mai esitato a far sorgere dubbi su sé stesso con il tipo di linguaggio che usava, con le sue contraddizioni calcolate e col suo comportamento, ad un punto tale che la gente intorno a lui, in particolare chi aveva la tendenza ad idolatrarlo ciecamente, fosse finalmente costretta ad aprire gli occhi sul caos delle sue reazioni”.

    Da qui la necessità di confondere le acque, di camuffarsi, di barare su tutto quello che riguardava la sua identità personale: quasi a ricordare che quel che davvero contava non era la sua persona, ma l’insegnamento di cui era portatore. Dice un motto zen: se qualcuno vi indica la luna dovete guardare la luna, non il dito puntato ad indicarla.

    Nato nel Caucaso in una data imprecisata, compresa fra il 1866 ed il 1877(3bbis), e morto a Parigi nel 1949, quest’uomo inafferrabile e multiforme potrebbe puntualmente venire incluso nella compagnia, ormai piuttosto affollata, dei maestri giunti in Occidente per rivelare insegnamenti perduti o per ricondurre un’élite di seguaci sulla via della Tradizione; ma l’implicazione, per quanto non impropria, risulterebbe insufficiente. Fin troppi pretesi esegeti hanno cercato di classificare le idee di questo Dioniso dal volto di Taras Bulba e di inserirlo in qualche categoria: emissario dei sufi in Occidente; esoterista cristiano; buddista tantrico sotto mentite spoglie; da parte sua egli si definì solo un “maestro di danza”.

    Fin dagli anni ‘20, quando costituì nel castello del Prieuré di Avon a Fontainbleu l’“Istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo”, fece largo uso della provocazione e dello scandalo come strumento di risveglio interiore (con metodi non dissimili da quelli di certi maestri zen o dei sufi della cosiddetta malamattya) incantando le avanguardie e quell’intellighentsia che proponeva l’ “epatér le burgeois” come primo passo verso un possibile altrove. Per gli stessi motivi naturalmente, il mistagogo caucasico, fu temuto o spregiato da chi, in un modo o nell’altro, restava nel novero dei bempensanti(3bbbis).

    Gurdjieff elaborò un sistema di crescita e sviluppo interiore che nasceva dalla compassione per la condizione umana e dall’esigenza di contribuire ad alleviarne le sofferenze. E proprio nell’“uso” costruttivo e consapevole dell’inevitabile sofferenza, egli individuò il nutrimento che avrebbe potuto restituire l’uomo alla sua dignità: “il più piccolo scopo per un uomo è quello di non morire come un cane” diceva spesso.

    Henry Miller lo definì “un incrocio fra uno gnostico ed un dadaista”. Frank Lloyd Wright lo commemorò, parafrasando l’antitesi di Kipling, come l’uomo nel cui pensiero “l’Occidente incontra veramente l’Oriente”. André Breton avrebbe voluto includere nell’ultima edizione della sua “Antologia dello Humour Nero” il primo capitolo de “I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote”, opera monumentale e rabelaisiana in cui Gurdjieff si proponeva di “Estirpare dal pensiero e dal sentimento del lettore... le credenze e le opinioni... riguardanti tutto ciò che esiste al mondo(3bis)”. In realtà, il baffuto ierofante, non cercò mai di compiacere artisti ed intellettuali che, di solito, apostrofava con l’appellativo di “vagabondi” e considerava inadatti a qualsiasi forma di disciplina interiore. Eppure, fra i suoi seguaci più fedeli, i vagabondi furono in maggioranza: basti ricordare, fra i molti, la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield; Alfred Richard Orage, alfiere delle avanguardie storiche, del corporativismo e del credito sociale in Inghilterra; René Daumal, reduce dalle sperimentazioni patafisiche e parasurrealiste del “Grand Jeu” e studioso di sanscrito. Proprio Daumal scriverà le pagine più belle e illuminanti su questo insegnamento: dall’alpinismo trascendentale del “Monte Analogo”, al fulminante poema in prosa “La Guerra Santa”, alla rievocazione visionaria dell’agapè alcolica gurdjieffiana di “La Gran Bevuta. Attraverso Daumal, Antonin Artaud concepirà l’utopia del Teatro della Crudeltà. Dai Movimenti Sacri in cui sensazione, sentimento e pensiero si equilibrano - le danze dervisce di Gurdjieff che tanto scalpore fecero a Parigi ed a New York nel 1924 - al tentativo di riappropriazione del sacro da parte di certe avanguardie teatrali che non dimenticarono mai la lezione del “maestro di danza”. Attraverso Artaud, fino a Jerzy Grotowsky, a Peter Brook, ad Alejandro Jodorowsky(3tris).

    In altri ambienti meno flamboyants di quelli artistici, l’insegnamento di Gurdjieff ha ricevuto forse un’accoglienza più tiepida: per esempio, il cattolico e gandhiano Lanza del Vasto, riconobbe il valore del metodo ma non quello dell’uomo; René Guénon che lo detestava, lo incluse, in compagnia di Aleister Crowley, Giuliano Kremmerz e Schwaller de Lubicz, nel numero dei più pericolosi esponenti della controiniziazione; al contrario, per le ben note differenze di prospettiva fra i due pensatori tradizionalisti, Julius Evola lo citò in termini sostanzialmente positivi in “Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo”, in “Cavalcare la tigre” ed in un articolo specifico degli ultimi anni(3quatris). Chiunque sia stato quindi questo personaggio certamente straordinario - autore di libri senza essere scrittore, di musiche senza essere musicista, ‘maestro di danza’ per vocazione, cuoco raffinato, attore situazionista se mai ve ne fu uno, esseno, tantrista, sufi - poco importa in fondo. Esiste un insegnamento, preciso e raggiungibile, e questo è un dato di fatto.

    “Gli uomini non sono uomini”, dice in sostanza Gurdjieff, e quando si riferisce all’uomo “così com’è” mette sempre la parola fra virgolette. Il problema essenziale si riduce a questo: uscire dalle virgolette.

    Il primo ostacolo, quello fondamentale, è la nostra stessa illusione: illusione di essere, di avere un io unico, di poter fare. “Tutto accade. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui, tutto questo accade...L’uomo è una macchina. Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori... movimenti popolari, guerre, rivoluzioni, cambiamenti di governi, tutto accade... L’uomo non ama, non desidera, non odia - tutto accade.(4)” Per poter fare bisogna prima essere e per poter essere bisogna prima aver preso coscienza della propria fondamentale inesistenza. La dichiarazione può suonare sostanzialmente scandalosa ad un orecchio occidentale, ed ecco sollevarsi comode accuse, da parte di molti, a denunciare una dottrina inumana e crudele, laddove si dovrebbe parlare piuttosto di “obbiettiva imparzialità”. In Gurdjieff il concetto di benevolenza e di misericordia non si associa con quello di dolcezza: qualcuno giustamente lo disse “uomo di spietata compassione”. Un altro uomo venuto a portare non la pace, ma una spada. D’altronde l’unica cosa simile ad una definizione che Gurdjieff abbia mai dato di sè, oltre a “maestro di danza”, è stata quella di “esoterista cristiano”; ma prontamente aggiungeva: ”Il Cristianesimo dice esattamente questo, amare tutti gli uomini. Impossibile. Allo stesso tempo è assolutamente vero che è necessario amare. Ma prima bisogna essere, solo dopo si può amare. Sfortunatamente, col passare del tempo, i moderni Cristiani hanno adottato la seconda metà, amare, ed hanno perso di vista la prima, la religione che avrebbe dovuto precederla. Sarebbe stupido da parte di Dio chiedere all’uomo ciò che questi non può dare(5).”

    La nostra vita, così com’è, è solo reazione meccanica a stimoli esterni: quello che chiamiamo io è un groviglio confuso di piccoli io in perenne conflitto fra loro. Non c’è unità in noi: “l’uomo è plurale. Il nome dell’uomo è legione(6)”. Da qui la necessità di costruirsi un Centro di Gravità, o Centro Magnetico, costituito dall’Insegnamento, intorno al quale agglutinare un certo numero di io e procedere dalla molteplicità verso l’unità. La via è data dallo sforzo cosciente e dalla sofferenza volontaria. Lo sforzo cosciente è attenzione, presenza, ricordo di sé; la sofferenza volontaria è invece l’abbandono delle proprie certezze, delle proprie opinioni, della propria affermazione meccanica di sé stessi, del desiderio di rassicurazione, del conforto intellettuale del proprio senso di sé con le sue pretese di importanza e di onniscienza.

    Lo sforzo consiste anche nello smascheramento delle emozioni negative - ansia, rabbia, autocommiserazione, vanità, amor proprio, ecc. - dell’ “immaginazione”, cioè il credersi ciò che non si è, e dell’ “identificazione”, concetto non dissimile da quello che i Buddhisti chiamano “attaccament”’. I fini di questo sforzo non sono morali o moralistici: si può parlare con freddezza ed efficacia di controllo della dispersione energetica nel contesto generale della “macchina” umana.

    Viene dichiarata interiormente quella che René Daumal chiama la Guerra Santa: la nostra “essenza” - ciò che è innato e ‘naturale’ in noi - cresce nutrendosi della “personalità” - ciò che è indotto, acquisito dall’esterno - che normalmente la soffoca. In questa guerra - e non si può non pensare a Krishna ritto sul cocchio accanto ad Arjuna - sono abbattute spietatamente tutte le illusioni: prima fra queste, l’assai poco utile convinzione di avere “in dono” un’anima. Niente è in dono, tutto si paga: se una tale possibilità esiste, anche questa va pagata ed il prezzo è alto. ”Se in un uomo vi è qualcosa capace di resistere alle influenze esteriori, allora proprio questo qualcosa potrà resistere anche alla morte del corpo fisico.... Se in un uomo vi è qualche cosa, questo qualcosa può sopravvivere; ma se non vi è niente, allora niente può sopravvivere.(7) ”

    La condizione umana reale e consapevole è il riconoscimento di quello che Gurdjieff chiama “l’orrore della situazione”, ma la maggioranza degli uomini preferisce essere blandita e proseguire indisturbata il suo sonno. Frasi come “beato chi ha un’anima, beato chi non l’ha, ma sventura e dolore a chi ne ha solo l’embrione(8)” raggelano i facili entusiasmi degli apologeti del New Age, disturbano i dispensatori di balsami consolatori ed i confezionatori di manuali su “come ottenere l’Illuminazione in 20 lezioni”. Così come suona sgradevole al sentimentalismo del tipico uomo religioso, il concetto che “Per essere capaci di aiutare gli altri, occorre innanzi tutto imparare ad aiutare sé stessi... Quando un uomo si vede realmente quale è, non gli viene in mente di aiutare gli altri - si vergognerebbe di questo pensiero... ...Soltanto un egoista cosciente può aiutare gli altri(9).”

    Né il sentimentalismo, né il moralismo appartengono all’insegnamento: “Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano(10).”

    La via di Gurdjieff è una via religiosa nel senso più propriamente etimologico del termine: re-ligare, cioè riconnettersi, ricollegarsi. Negli ambienti gurdjieffiani l’applicazione dell’insegnamento viene chiamata “il Lavoro”. La scelta del nome chiarisce la natura del processo che si vuole mettere in atto. Ouspensky, il divulgatore più noto delle idee di Gurdjieff, chiama questo percorso “Quarta Via”, contrapposta alla via del “fakiro”, che lavora solo sul corpo; del “monaco”, che lavora solo sulle emozioni; e dello “yogi”, che lavora solo sulla mente. Queste vie sbilanciate possono produrre solo “stupidi santi” (che sono in grado di fare tutto ma non sanno cosa fare) o “deboli yogi” (che sanno cosa fare ma non possono farlo). La Quarta Via invece è la “Via dell’Uomo Astuto”, quella che equilibra il lavoro delle prime tre, sviluppando armonicamente tutti gli aspetti dell’essere e permettendo al praticante di non abbandonare la sua vita ordinaria per rinchiudersi in un monastero, ma , come dicono i sufi, di “essere nel mondo ma non del mondo”. Negli scritti di Gurdjieff in realtà non viene mai menzionata una Quarta Via, si parla piuttosto, nei “Racconti di Belzebù al suo piccolo nipote”, di antiche vie basate su “fede”,”speranza” e “amore”, impulsi di origine divina ma ormai talmente distorti e sviliti dall’uomo attuale, da essere inservibili. L’immaginario profeta Ashiata Shiemash scopre una nuova via basata sulla “coscienza morale obbiettiva”, anch’essa di origine divina ma così rara nel mondo da essersi preservata incorrotta ed essere quindi ancora ‘attiva’: tale coscienza è divenuta inconscia e deve quindi essere risvegliata.

    L’uomo è un essere tricentrico o “tricerebrale”; i tre centri o “cervelli” devono funzionare in modo armonico e non sbilanciato come di norma. Stomaco (e tutto quel che si trova al di sotto di questo), cuore e testa o, se si preferisce, corpo, emozioni e intelletto, devono equilibrare le loro funzioni e non interferire fra loro. Non bisogna quindi sacrificare o mortificare nessuna delle parti dell’uomo, ma bilanciarle e restituirle alla sfera appropriata: “Meriterà il nome di uomo e potrà contare su ciò che è stato preparato per lui dall’Alto, solo colui che avrà saputo acquisire i dati necessari per conservare indenni sia il lupo sia l’agnello che gli sono stati affidati(11).”

    Se tipi diversi di uomini, guidati solo da uno dei loro centri - l’intellettuale, l’emozionale, il sensitivo-motore - sono imprigionati in uno schema prestabilito, il quarto tipo di uomo, che ha equilibrato i tre centri, può cominciare ad assaporare i primi barlumi di libertà.

    Un’idea fondamentale collegata con questa è la differenza fra conoscenza e comprensione: la prima è fondata su un solo centro, abitualmente il centro intellettuale; la seconda è tricentrica, passa cioè per tutte le facoltà. Ciò che è compreso, cioè contemporaneamente capito, sentito e percepito, ci appartiene davvero; la semplice conoscenza è invece del tutto strumentale e aleatoria. Da qui la scarsa considerazione di Gurdjieff per l’uso puramente intellettuale, teorico delle idee dell’Insegnamento: senza la comprensione e quindi la pratica, non si può che fraintendere.

    Per tentare di controllare la macchina però, bisogna prima studiarne il funzionamento. Tutto comincia da un’osservazione “obbiettivamente imparziale” di sé stessi. Per usare le parole di Margaret Anderson: “I primi passi verso la libertà sono l’autosservazione ed il ‘conosci te stesso’. Il sistema di Gurdjieff inizia con l’osservazione scientifica neutrale di se stessi - con l’esame del proprio corpo in modo scientifico: inizialmente, basandosi sul centro fisico; più tardi, facendo osservazioni sul centro mentale e sul centro emotivo. ...il corpo è l’unico strumento col quale lavorare. Fatene un buono strumento. Non tollerate che sia esso a controllarvi. ...I nostri corpi sono dei ‘fertilizzanti’ per l’anima.(12)”

    Come in ogni disciplina tradizionale, anche nell’insegnamento di Gurdjieff, l’idea di base è quella dell’identità fra il micro ed il macrocosmo: l’uomo è l’immagine dell’universo e segue le stesse leggi. Alla complessa psicologia, la sola aperta alle nostre possibilità esplorative, che abbiamo appena tratteggiato, si connette una ancor più complessa cosmologia. Uno storico delle religioni, in termini tecnici, la etichetterebbe probabilmente come “emanazionista” e “gnostica”.

    A fondamento della manifestazione vi sono due leggi cosmiche universali: la Legge del Tre (Triade) e la legge del Sette (Ottava).

    La prima legge postula come ogni fenomeno risulti dall’incontro di tre differenti forze: il pensiero scientifico osserva invece solo la presenza di due forze (positivo e negativo magnetici; cellula maschio e femmina, ecc.), ma è ignaro della terza.


    Gurdjieff chiama queste forze:


    1) Santa-Affermazione


    2)Santa-Negazione


    3)Santa-Riconciliazione

    oppure


    1) forza attiva o positiva


    2) forza passiva o negativa


    3) forza neutralizzante

    Le tre forze sono osservabili all’esterno ed all’interno di noi, ma non è affatto facile riconoscerle, specialmente la terza forza. In termini più ordinari si potrebbe parlare anche di impulso, resistenza e conciliazione. Le triadi si succedono in ‘catene’ in cui “il maggiore si fonde con il minore per realizzare il medio e così diviene o maggiore per il precedente minore o minore per il successivo maggiore(13)”. Inutile dilungarsi sulle analogie con altre tradizioni: la Trinità cristiana di Padre, Figlio e Spirito Santo in cui, non a caso, quest’ultimo è il Paraclito, l’intercessore; la Trimurti indù di Brahma, Shiva e Vishnu; i tre Gunas del Sankhya, Rajas il principio dinamico, Tamas il principio statico e Sattva l’equilibrio; il Sale, Zolfo e Mercurio dell’Alchimia ; lo Yin e lo Yang unificati nel Tao; i Tre Triangoli della Quabbalah; ecc.

    La legge del Sette, invece, fornisce la sistematizzazione del corso dei movimenti di una forza nello svolgere il processo di completamento di un qualsiasi fenomeno: lo sviluppo della frequenza delle vibrazioni, ascendente o discendente, della forza passa attraverso sette gradi, fasi o “note” disposte lungo una scala armonica, con due prevedibili punti di stallo (proprio dove mancano i semitoni tra mi-fa si-do nella scala maggiore mi, re, do, si, la, sol, fa, mi). Questa legge si può chiamare “legge della discontinuità delle vibrazioni”. Nell’universo tutto è vibrazione, ma in ogni scala di trasmissione di queste, ci sono sempre due punti dove le vibrazioni rallentano e richiedono uno shock esterno per poter continuare nella stessa direzione. Senza shock esterno il percorso deraglia e cambia traiettoria: questo accade all’inizio (mi-fa) ed alla fine (si-do) dell’ottava. In tal modo si spiegano, per esempio, il rilassamento dello sforzo e le deviazioni dallo scopo originale in ogni impresa umana: una stessa perversa transizione porta dal Sermone della Montagna all’Inquisizione o dalla ‘libertà, fratellanza ed uguaglianza’ rivoluzionarie a Napoleone e a Stalin.

    Se “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, anche questa legge si applica sia all’esterno che all’interno di noi: sul piano cosmico l’ottava discendente del cosiddetto “Raggio di Creazione”, che dall’Assoluto porta allo sviluppo progressivo dei mondi, colma il primo intervallo do-si con il ‘Fiat’ divino ed il secondo fa-mi con la funzione della vita organica sulla Terra, vero e proprio organo di percezione del pianeta(14); analogamente sul piano della realizzazione umana, l’ottava ascendente che porta l’uomo dal sonno meccanico all’essere reale, colma i due intervalli con lo sforzo consapevole e la sofferenza volontaria proposti dal Lavoro.

    Nello spazio compreso fra queste due ottave è racchiuso il destino dell’uomo: essere una pedina nell’ottava discendente, svolgere passivamente il proprio ruolo di trasformatore di energia, con tutte le creature viventi, e venire riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato come parte dell’ecologia cosmica; oppure entrare di forza nell’ottava ascendente, partecipare di un compito più alto, essere attivo. “Nell’universo tutto è materiale e per questo motivo la Grande Conoscenza è più materialista del materialismo....(14bis)”.

    In questo modo il cerchio si chiude, niente è casuale in questo sistema in cui ognuno può scegliere se seguire la corrente generale, manifestando un’esistenza semiconscia e generando un grado di energie rudimentali che vengono usate dal cosmo ad un solo livello; o invece cercare di “essere”, di evolversi consapevolmente, e, applicando il principio alchemico della separazione dello spesso dal sottile, muoversi verso la capacità di ricevere e generare energie più raffinate, svolgendo un servizio più alto per le forze della creazione. In entrambi i casi niente viene sprecato: tutto in natura è “cibo” per qualcosa; tutto viene utilizzato.

    L’azione universale e coordinata delle due leggi è esemplificata dal simbolo dell’Enneagramma:
    un cerchio che include un triangolo equilatero intrecciato con un’altra figura a sei lati. Dei nove lati che lo compongono, sei sono ottenuti da 1 diviso per 7 (che produce un numero infinito in cui non compare mai il 3, il 6 e il 9), gli altri da 1 diviso per 3 (che produce una serie infinita di 3, di 6 e di 9). I punti in cui i lati toccano il cerchio sono numerati da uno a nove. Il cerchio simbolizza lo zero, il serpente ermetico che si morde la coda: in realtà non si tratta di un cerchio ma di una spirale, perché il simbolo non è statico ma dinamico.
    L’Enneagramma rappresenta ogni processo che si mantiene da solo per autorinnovamento: per esempio la vita. Per questo, secondo Gurdjieff, è “il moto perpetuo ed anche la pietra filosofale degli alchimisti(14tris)”.

    Tutto questo una volta detto lo si può anche dimenticare: si tratta adesso di riscoprirlo, non perché ci viene spiegato o lo leggiamo da qualche parte, ma perché lo verifichiamo con la nostra esperienza. L’insegnamento in realtà è soltanto pratico e viene trasmesso esclusivamente per via orale o tramite esempi diretti che evitano anche la parola. Tutto ciò che Gurdjieff ha scritto è terribilmente preciso, ma così analogico che solo la personale comprensione, nata dall’esperienza, può condurre il cercatore al cuore dell’insegnamento. Chi si limita ai libri otterrà ben poco. “Se non sei dotato di uno spirito critico, la tua presenza qui è inutile(15)”, in altre parole dobbiamo trovare il modo di esercitare il nostro buon senso nell’attrito effettivo con la vita e non riferendoci a schemi e concetti astratti.

    Per quanto abbia spesso interpretato con divertimento e con innegabile immedesimazione, specialmente nel suo iniziale periodo russo, il ruolo del ‘mago’ e dello ‘sciamano’, Gurdjieff ha sempre manifestato una certa annoiata diffidenza verso gli occultisti e “gli iniziati di nuova emissione”, come li apostrofava beffardamente; la ‘magia’ non gli interessava: il vero problema è svegliarsi, non rendere più confortevole il sonno. La sua posizione ricorda piuttosto lo spoglio rigore e la ruvida purezza di certi insegnamenti zen. A questo proposito Fritz Peters ricorda: ”Molti anni fa, Aleister Crowley, che si era fatto un nome in Inghilterra come “mago” e che si vantava, tra le altre cose, di aver appeso per i pollici la moglie gravida nel tentativo di generare un essere mostruoso, si presentò a Fontainebleau senza essere invitato. Crowley era visibilmente convinto che Gurdjieff fosse un “mago nero” e lo scopo manifesto della sua visita era di sfidarlo in una specie di duello di magia. L’incontro si rivelò una delusione poiché Gurdjieff, sebbene non negasse di conoscere certi poteri che potevano essere definiti “magici”, si rifiutò di fare qualsiasi dimostrazione. A sua volta, anche il signor Crowley si rifiutò di “rivelare” i suoi poteri; perciò, con grande disappunto dei presenti, non si poté assistere a nessuna impresa soprannaturale. Per giunta, il signor Crowley se ne andò con l’impressione che Gurdjieff fosse un ciarlatano o uno stregone di mezza tacca.(16)”

    Non si cerca quindi niente di arcano, ma piuttosto una diversa attenzione per ciò che, ad uno sguardo superficiale, può apparire banale: “Io insegno che quando piove i marciapiedi si bagnano”, ripeteva sempre il maestro e, con la stessa tipica ironia, “Ho dell’ottimo cuoio da vendere a quelli che vogliono farsi delle scarpe”.

    Per di più, secondo Gurdjieff, la ricerca individuale non era fruttuosa. Il marchio distintivo del suo metodo fu ‘il gruppo’: “Un uomo da solo non può fare nulla... Siete in prigione. tutto quello che desiderate, se siete intelligenti, è fuggire. Ma come fuggire? E’ necessario scavare un tunnel sotto il muro, ma un uomo da solo non può fare nulla; supponiamo però che ci siano dieci o venti uomini: se lavorano a turno e si coprono a vicenda, possono completare il tunnel e scappare(17)”. Per questo il Lavoro si è tramandato attraverso gruppi di allievi che, dalla sintonia e dal coflitto delle proprie diverse personalità, hanno saputo trarre la linfa per far crescere il loro singolo ramo di uno stesso albero.

    I gruppi, nella tradizione “ortodossa”, che deriva immutata direttamente dagli appuntamenti di Rue des Colonels-Renard, si ritrovano con periodicità regolare. Il conduttore del gruppo assegna gli esercizi interiori della settimana, i membri possono fare domande o riferire sulle loro esperienze dei giorni precedenti e vengono letti e commentati brani dei testi più importanti di Gurdjieff o dei suoi allievi diretti(18).

    Generalmente l’incontro inizia con un breve momento di silenzio, chiamato “rappel”, cioè richiamo a sé stessi, che è la ripetizione collettiva della “meditazione seduta” (svolta con posizione e modalità pressoché analoghe alla classica seduta di Zazen) che ogni membro del gruppo pratica individualmente ogni mattina. Altre attività possono essere costituite dallo studio dei Movimenti o Danze Sacre, dall’ascolto delle composizioni musicali di Gurdjieff e dal lavoro manuale silenzioso, di solito secondo discipline artigianali classiche, come la tessitura, la ceramica, la falegnameria, il giardinaggio, ecc. Alcuni rituali troppo strettamente legati alla figura del maestro, come il “Brindisi agli Idioti”, tenuto durante le riunioni conviviali, con abbondanti libagioni alcoliche, sono stati del tutto abbandonati dopo la morte di Gurdjieff(19).

    Per tradizione “ortodossa” intendiamo quella trasmessa dallo stesso Gurdjieff ai suoi allievi, riunitisi, dopo la sua morte, sotto la direzione organizzativa di Madame Jeanne de Salzmann, nella “Fondazione Gurdjieff”, che ha le sue sedi principali a Parigi, Londra e New York. Solo questa linea assicura la fedeltà all’insegnamento originario. Le altre, dai seguaci di Ouspensky dopo il suo allontanamento dal maestro, ai fin troppo numerosi gruppuscoli, gurdjieffiani di nome ma non di fatto, hanno distorto le idee in modo sempre più grave, giungendo talvolta a creare dei veri e propri “culti” sul tipo di Scientology, pericolosi per la salute e per il portafoglio dell’incauto cercatore. Come avvertimento possiamo solo dire che, se si cerca un contatto con un gruppo serio, l’unico modo di entrare è conoscere qualcuno che è già dentro. Nessun gruppo veramente esoterico metterebbe inserzioni sui giornali o segnalibri, stampati in carta molto raffinata, dentro le edizioni gurdjieffiane in commercio. Si pensi sempre a questo dettaglio non secondario, e si ricordi il consiglio degli antichi: caveat emptor!

    Per concludere questa breve e necessariamente incompleta introduzione, torniamo alla stessa immagine con cui abbiamo aperto: torniamo alla stanza in cui agonizza Luc Dietrich, in cui due uomini si guardano negli occhi. Se cerchiamo miracoli forse possiamo trovarli a Lourdes, ma non qui. Niente miracoli. Solo una semplice presenza: qualcuno che in silenzio entra nella nostra camera ed in silenzio ci porge un’arancia.


    Note

    1) Luc Dietrich (1913-1944), scrittore, poeta, fotografo, amico intimo di René Daumal e di Lanza del Vasto. Dal 1938 partecipò ai gruppi organizzati da Jeanne de Salzmann per conto di Gurdjieff. I suoi due romanzi pubblicati sono: Le Bonheur des tristes e L’Apprentissage de la Ville. La famosa foto che ritrae Daumal emaciato e barbuto, pochi giorni prima della morte, fu scattata da lui. Dietrich restò così sconvolto dalla scomparsa dell’amico che abbandonò tutto e si ritirò in Normandia a studiare il comportamento dei pazzi in un manicomio. Il villaggio in cui risiedeva fu bombardato dagli Alleati durante lo sbarco. La ferita alla testa riportata da Luc produsse un ascesso cerebrale che lo condusse alla morte dopo tre giorni di agonia.
    2) Fritz Peters, La mia fanciullezza con Gurdjieff, Milano, SE, 1992, pag. 200

    3) Henri Tracol, The Taste for Things That Are True, Shaftesbury, Element Books Limited, 1994, pag.113.

    3bbis) Sebbene esistano un passaporto ed un’autobiografia, il primo (che reca l’anno di nascita 1877) è quasi sicuramente falso, la seconda - Incontri con uomini straordinari, Milano, Adelphi, 1977 – è troppo vera e perfetta in senso allegorico, simbolico e mitico per esserlo anche in quello banalmente storico. I biografi principali di Gurdjieff concordano sostanzialmente nel ritenere il 1866 l’anno più probabile della sua nascita. Il luogo invece è certo Alexandropol, per i turchi Gumru, città di confine contesa fra i due imperi e, a secondo della data, ancora appartenente a quello Ottomano o già a quello Russo. Il nome Gurdjieff è la versione russa del greco Georgiades, in armeno Gurdjian. La somiglianza del cognome con quello del Lama Agwhan Dorjieff, precettore del tredicesimo Dalai Lama, e la dubbia testimonianza di un avventuriero che aveva combattuto con gli inglesi nella guerra anglo-tibetana, fu la causa di una persistente leggenda che identificherebbe i due personaggi. Il testimone, certo Nadir Khan, incontrò Gurdjieff a New York negli anni ’20 e lo scambiò per Dorjieff: i due parlarono per un po’ in tagico ricordando vecchie battaglie su fronti opposti. “Siete davvero Dorjieff ?”- chiese Nadir Khan. Gurdjieff gli stizzò l’occhio. In realtà, come attestato, fra gli altri, da Alexandra David-Neel che lo conobbe, Dorjieff aveva almeno vent’anni più del suo presunto alter ego ed era un mongolo buriato: i tratti somatici di Gurdjieff erano invece decisamente caucasici. Più sensata l’ipotesi di James Webb che identifica Gurdjieff con un collaboratore di Dorjieff, Ushe Narzunoff, coetaneo di Gurdjieff e che scompare senza lasciare traccia dal panorama storico, più o meno negli stessi anni in cui questi fa le sue prime apparizioni a Mosca. Narzunoff avrebbe avuto una moglie tibetana e due figli, uno dei quali divenuto abate in un monastero buddista. Secondo numerose testimonianze anche Gurdjieff avrebbe ricordato spesso, nei suoi anni tardi, la moglie lasciata in Tibet e i due figli, uno dei quali monaco. Cfr. James Moore, G.I. Gurdjieff: Anatomia di un mito, Vicenza, Il Punto d’Incontro, 1993, pagg. 385 e seg.; James Webb, The Harmonious Circle: The Lives and Work of G.I. Gurdjieff, P.D. Ouspensky and Their Followers, Boston, Shambhala, 1987, pagg. 25 e seg. riguardo alla data di nascita; pagg. 59-73, riguardo al caso Dorjieff/Narzunoff.

    3bbbis) A questo proposito molti sono gli aspetti ambigui o apertamente denigratori evidenziati da certi autori. In particolare Louis Pauwels, reduce da una bruciante esperienza personale nei gruppi gurdjieffiani, ha cercato di screditare il mistagogo caucasico in vari scritti salvo più tardi “pentirsi” e fare marcia indietro. Se il suo libro Monsieur Gurdjieff, Roma, Mediterranee, 1972, costituisce una miscellanea di testimonianze pro e soprattutto contro Gurdjieff, tendenziosa ma comunque interessante; il celeberrimo Il mattino dei maghi, Milano, Mondadori, 1963, scritto in collaborazione con Jacques Bergier, cade nella faciloneria e nella pura affabulazione: da quel testo nascono le fantasie riguardanti i pretesi contatti fra Gurdjieff ed il nazismo. Dal momento che il “maestro di danza” visse sia l’occupazione che la liberazione di Parigi, se avesse avuto anche solo qualche responsabilità minore, o gli fosse stato attribuito concretamente il minimo sospetto di collaborazionismo, difficilmente sarebbe sfuggito alla vendetta dei liberatori che non ebbero certo la mano leggera in quei giorni. La sua unica conseguenza giudiziaria dopo la l’arrivo degli Alleati, fu un fermo di pochi giorni per ‘traffico di valuta estera’, reato candidamente confessato dallo stesso Gurdjieff a Fritz Peters con queste parole: “A me non interessa chi vince la guerra. Non ho patriottismo nè grandi ideali di pace. Gli americani, con gli ideali, uccidono milioni di tedeschi; i tedeschi, con gli ideali, uccidono inglesi, francesi, russi...Tutti hanno ideali...tutti uccidono. Io ho un solo scopo: l’esistenza per me stesso, per gli allievi e per la mia famiglia - anche questa grande famiglia...Perciò...tratto con i tedeschi, con i gendarmi, con tutti questi esemplari pieni di ideali che fanno ‘mercato nero’. Risultato: mangio bene...e posso aiutare anche tante persone”. Da: Fritz Peters, I miei anni con Gurdjieff, Milano, Adea, 1994, pag. 90.

    Un'altra maldicenza ricorrente, questa volta meno fumosa, è quella che riguarda i costumi sessuali di Gurdjieff. In generale i gurdjieffiani preferiscono sorvolare sulla natura esplicitamente tantrica delle relazioni avute dal maestro almeno con alcune delle sue allieve. E’ raro che, sull’argomento, si raggiunga l’obbiettività di John Bennett, unico memorialista gurdjieffiano ad ammettere: “Certe volte conduceva una vita rigorosa, pressochè ascetica, senza avere alcun rapporto con le donne. Altre volte, sembrava che la sua vita sessuale si sfrenasse e bisogna dire che i suoi periodi di scatenamento erano più frequenti di quelli ascetici....Non poche donne sue allieve gli partorirono dei bambini...”. Da: John G. Bennett, Gurdjieff: Un nuovo mondo , Roma, Ubaldini, 1996, pag. 237-238.

    3bis) Georges Gurdjieff, I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote, Milano, L’Ottava, 1988, vol. I, pag. 2.

    3tris) Su queste relazioni si può leggere il libro di Franco Ruffini, I teatri di Artaud: Crudeltà, corpo-mente, Bologna, Il Mulino, 1996.

    3quatrisIl Signor Gurdjieff, incluso in Julius Evola, Ultimi Scritti, Napoli, Controcorrente, 1977. Le altre citazioni di Evola sono rispettivamente in: Julius Evola, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Roma, Mediterranee, 1971, pag. 190 e seg. - 196 e seg.; Julius Evola, Cavalcare la tigre Milano, Vanni Scheiwiller, 1971, pag. 62. Sul giudizio di Lanza del Vasto su Gurdjieff, cfr. Lanza del Vasto, L’arca aveva una vigna per vela, Milano, Jaca Book, 1980, pag. 40-46. Per quanto riguarda René Guénon, la sua famosa dichiarazione di “sfuggire Gurdjieff come la peste” è riportata in Webb, The Harmonious Circle, cit., pag. 467. Inoltre in Moore, Gurdjieff: Anatomia di un mito, cit. pag. 228, “quest’uomo di origine greca non è un puro e semplice ciarlatano, ma questo lo rende ancora più pericoloso…”. In seguito pare che Guénon abbia accettato di incontrare Jeanne de Salzmann, l’erede di Gurdjieff, che era appositamente venuta al Cairo, dove il pensatore tradizionalista viveva, per incontrarlo. Secondo la testimonianza di Jack, il fratello di René Daumal, Guénon avrebbe rettificato in parte la sua opinione negativa, mantenendo però varie riserve fra cui l’accusa a Gurdjieff di “non dare adeguato spazio alla celebrazione di rituali religiosi e sacramenti per la purificazione e la disposizione dell’anima”: cfr. Kathleen Ferrick Rosenblatt, René Daumal: The Life and Work of a Mystic Guide, New York, State University of New York Press, 1999, pag. 138-139. L’avversione di Guénon per Gurdjieff resta comunque un fatto inspiegato e singolare, dal momento che anche le idee del caucasico, per quanto formulate in termini “scandalosi”, anticonformisti ed eterodossi, potrebbero tranquillamente venire accostate ad una visione del mondo “tradizionalista” che avversava l’occultismo e le correnti moderne verso il “sovrasensibile”. A questo proposito cfr. Bennett, cit., pag. 65: “Invariabilmente accenna all’antroposofia in termini irriguardosi, come fosse un’aberrazione del medesimo livello della teosofia e dello spiritismo”.

    4) Piotr Demianovic Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Roma, Astrolabio, 1976, pag. 27 e segg.

    5) Jacob Needleman, Lost Christianity, New York, Doubelday, 1980, pag.169.

    6) Ouspensky, cit., pag. 69.

    7) Ouspensky, cit., pag. 39.

    8) Aforisma n. 29 in: G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo reale: Gurdjieff parla ai suoi allievi, Milano, L’Ottava, 1985, pag. 262.

    9) Ouspensky, cit., pag. 116.

    10) Ouspensky, cit., pag.175

    11) Georges Ivanovic Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari, cit., pag. 30

    12) Margaret Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, Roma, Gremese, 1989, pag. 39.

    13) Georges Ivanovic Gurdjieff, I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote, cit. , vol. II, pag. 192 e seg.

    14) In questo senso si può dire che Gurdjieff anticipa, con la sua formulazione “La vita organica forma qualcosa di simile ad una pellicola sensibile che ricopre tutto il globo della terra…” e con la sua idea di Trogoautoegocratic (qualcosa di simile a “mangiando me stesso, mi mantengo”), il concetto di Biosfera enunciato dal geochimico russo Vernadsky ed ormai abusato negli ambienti ecologisti insieme a quello di Gaia elaborato da Lovelock.

    14bis) Georges Ivanovic Gurdjieff, Bagliori di Verità in Vedute sul Mondo Reale: Gurdjieff parla ai suoi allievi, cit., pag. 31 e seg.


    14tris) Ouspensky, cit., pag. 327. Attualmente l’Enneagramma gode di una certa fama negli ambienti new age e perfino in quelli cattolici, come schema di riferimento psicologico e fisiognomico per il riconoscimento dei nove tipi umani di base. Questa semplificazione è stata elaborata, in anni abbastanza recenti, soprattutto da Oscar Ichazo e Claudio Naranjo, personaggi che poco hanno a che vedere con l’autentico insegnamento di Gurdieff. Per quanto non del tutto priva di qualche interesse, questa formulazione resta assai lontana dalla complessità del simbolo utilizzato correttamente. A questo proposito si rimanda più avanti al saggio specifico Enneagramma: la ricettazione di un simbolo.

    15) Gurdjieff, Aforismi in Vedute sul Mondo Reale, cit., pag. 262.


    16) Fritz Peters, I miei anni con Gurdjieff, Milano, Adea, 1994, pag. 67. Sulla questione dell’incontro, o degli incontri, fra Gurdjieff ed il mago inglese Aleister Crowley (1875-1947), esistono almeno tre versioni diverse. Crowley, da poco espulso dall’Italia, dove aveva costituito a Cefalù, l’Abbazia di Thelema, in cui praticava i suoi riti di magia sessuale, dopo un periodo passato in Tunisia giunge a Parigi, cercando di riassestare le sue finanze e di disintossicarsi dall’eroina. Visita il Prieuré, la cui fama è giunta fino a lui, probabilmente due volte, ma solo la seconda Gurdjieff è presente.


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    Predefinito Rif: Gurdjieff - La ricerca di un centro di gravità permanente

    Brani scelti da
    "Discorsi e Scritti" di G. I. Gurdjeff




    Ogni ramo della scienza cerca di elaborare e stabilire un linguaggio esatto per se stesso. Non vi è però un linguaggio universale. Per una comprensione esatta è necessario un linguaggio esatto…. Questo nuovo linguaggio si basa sul principio della relatività; vale a dire che introduce la relatività in tutti i concetti e perciò rende possibile un’accurata determinazione dell’angolatura di pensiero – rendendo possibile stabilire immediatamente ciò che si sta dicendo, da quale punto di vista ed in relazione a che cosa. In questo nuovo linguaggio, tutte le idee sono concentrate attorno ad una sola idea. Quest’idea centrale è l’idea di evoluzione…. e l’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    Filosofia e Religione

    ESISTONO MENTI CHE SI INTERROGANO, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui. Perché senza questa conoscenza egli non avrà un punto focale nella sua ricerca. Le parole di Socrate “Conosci te stesso” perdurano per tutti coloro che cercano la vera conoscenza ed il vero essere.

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    LA LIBERAZIONE CONDUCE ALLA LIBERAZIONE. Queste sono le prime parole di verità, non una verità fra virgolette, la verità nel vero senso della parola; verità che non è solo teorica, non semplicemente una parola, ma verità che può essere compresa in pratica. Il significato che sta dietro a queste parole può essere spiegato così:
    Per liberazione si intende la liberazione che è lo scopo di tutte le scuole, di tutte le religioni, in ogni tempo.
    Questa liberazione può di fatto essere molto grande. Tutti gli uomini la desiderano e si sforzano per averla. Essa però non può essere ottenuta senza la prima liberazione, una liberazione minore. La grande liberazione è la liberazione dalle influenze all’esterno di noi. La liberazione minore è la liberazione dalle influenze dentro di noi.

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    RELIGIONE E’ FARE; un uomo non si limita a pensare alla propria religione o a sentirla con l’emozione, egli “vive” la sua religione per quanto gli riesce, altrimenti non è religione ma fantasia o filosofia. Gli piaccia o meno, egli mostra il suo atteggiamento nei riguardi della religione con le sue azioni e può mostrare il suo atteggiamento solo con le sue azioni. Perciò, se le sue azioni sono opposte a quelle che sono richieste da una data religione, egli non può sostenere di far parte di quella religione.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    SI DEVE IMPARARE A PREGARE, COSI’ COME SI DEVE IMPARARE TUTTO IL RESTO. Chiunque sappia come pregare e sia in grado di concentrarsi nel modo corretto, avrà risultati dalla sua preghiera. Va compreso però che vi sono diverse preghiere e che il loro risultato è diverso. E’ un qualcosa che si conosce anche con la liturgia ordinaria. Quando però parliamo di preghiera o del risultato della preghiera, intendiamo sempre solo un tipo di preghiera, la richiesta, oppure riteniamo che la richiesta possa essere messa insieme a tutti gli altri generi di preghiere…. La maggior parte delle preghiere non ha nulla in comune con le richieste. Parlo di antiche preghiere, molte di esse sono molto più antiche del Cristianesimo. Queste preghiere sono, per dire così, ricapitolazioni; ripetendole ad alta voce o dentro di sé un uomo cerca di comprendere che cosa vi sia in esse, il loro intero contenuto, con la sua mente e con le sue emozioni.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    IL COMANDAMENTO INCULCATOMI NELL’INFANZIA, che ingiunge che “l’obiettivo ed il senso più elevato della vita umana è sforzarsi di raggiungere il benessere del proprio prossimo” e ciò è possibile solo mediante la rinuncia cosciente al proprio benessere.

    (I RACCONTI DI BELZEBÙ)


    TUTTI GLI ESSERI DI QUESTO PIANETA INCOMINCIARONO ALLORA A LAVORARE per avere nella loro coscienza questa funzione Divina di genuina coscienza e, a questo scopo, come ovunque nell’Universo, essi transustanziarono in loro stessi quelli che sono chiamati i “partldogdoveri esserici” che consistono nei seguenti cinque:
    Il primo dovere: avere nel proprio essere-esistenza tutto quanto soddisfi e sia veramente necessario per il proprio corpo planetario.
    Il secondo dovere: avere un bisogno istintivo, costante ed inflessibile, per l’auto-perfezione nel senso dell’essere.
    Il terzo: lo sforzo cosciente di conoscere sempre di più sulle leggi della creazione del Mondo e del mantenimento del Mondo.
    Il quarto: lo sforzo, dall’inizio della propria esistenza, di pagare al più presto il debito del proprio nascere e della propria individualità, in modo di essere liberi di alleviare il più possibile il Dolore del nostro Padre Comune.
    Ed il quinto: lo sforzo di prestare sempre assistenza al perfezionamento più rapido possibile di altri esseri, sia quelli simili sia a quelli di altre forme, fino al grado del sacro ‘Martfotai,’ ovvero fino al grado dell’auto-individualità.

    (I RACCONTI DI BELZEBÙ )


    E’ MOLTO DIFFICILE SPIEGARE CHE COSA AVVIENE IN ME Quando vedo o odo un qualcosa di maestoso che non lascia dubbi al fatto che esso venga dall’attualizzazione del Nostro Fattore Creatore. Ogni volta, le mie lacrime sgorgano da sole. Piango, ovvero, esso piange in me, non per dolore, no, ma come se fosse tenerezza. Sono divenuto così gradualmente, dopo aver incontrato Padre Giovanni…
    Dopo quell’incontro, tutto il mio mondo interno ed esterno è divenuto per me molto differente. Nella visione definita che si era andata radicandosi in me nel corso della mia vita, si è verificata, come fosse avvenuta da sola, una rivalutazione di tutti i valori.
    Prima di quella riunione, ero un uomo interamente immerso nei miei interessi e piaceri personali, ed anche negli interessi e piaceri dei miei figli. Sono sempre stato occupato in pensieri volti a come soddisfare al meglio le mie necessità, e quelle dei miei figli.
    Prima, si può dire, tutto il mio essere era posseduto dall’egoismo. Tutte le mie manifestazioni ed esperienze fluivano dalla mia vanità. L’incontro con Padre Giovanni ha ucciso tutto ciò, e da allora è gradualmente cresciuto in me quel “qualcosa” che ha portato tutto di me all’incrollabile convinzione che, a parte le vanità della vita, esista “qualcos’altro” che deve essere lo scopo e l’ideale di tutti gli uomini che pensino più o meno, e che è solo questo qualcos’altro che può rendere un uomo veramente felice e dargli valori reali, invece dei “beni” illusori di cui egli è pieno sempre ed in ogni cosa nella vita ordinaria.

    (Il Professor Skridlov, INCONTRI CON UOMINI STRAORDINARI)


    SI,’ PROFESSORE, LA CONOSCENZA E LA COMPRENSIONE SONO MOLTO DIFFERENTI. Solo la comprensione può condurre ad essere, mentre la conoscenza è solo una presenza di passaggio in esso. La nuova conoscenza prende il posto della vecchia ed il risultato è come se fosse versare del nulla nel vuoto.
    Bisogna sforzarsi di comprendere; solo questo può condurci al Signore nostro Dio.
    E per essere in grado di comprendere i fenomeni della natura, conformi o non conformi alle leggi, che si verificano attorno a noi, si deve in primo luogo percepire coscientemente ed assimilare una massa di informazioni relative alla verità oggettiva ed agli eventi reali che sono avvenuti sulla terra in passato; e, in secondo luogo, si deve tenere in se stesso tutti i risultati di tutti i tipi di esperienze volontarie ed involontarie.

    (INCONTRI CON UOMINI STRAORDINARI)


    LA FEDE NON PUO’ ESSERE DATA ALL’UOMO. La fede sorge in un uomo ed aumenta nelle sue azioni in lui non per effetto di un apprendimento automatico, ovvero non da una qualunque forma di accertamento di altezza, larghezza, spessore, forma e peso, o dalla percezione di qualcosa mediante la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto o il gusto, ma dalla comprensione.
    La comprensione è l’essenza ottenuta da informazioni apprese intenzionalmente e da tutti i tipi di esperienza personalmente esperimentati.

    (INCONTRI CON UOMINI STRAORDINARI)


    TUTTE LE RELIGIONI PARLANO DI MORTE DURANTE QUESTA VITA SULLA TERRA. Prima della rinascita deve avvenire la morte. Ma che cosa deve morire? La falsa fiducia nella propria conoscenza, l’amor proprio e l’egoismo. Il nostro egoismo deve essere rotto. Dobbiamo comprendere che siamo macchine molto complicate, e perciò questo processo di rottura sarà necessariamente un compito lungo e difficile. Prima che la crescita vera e propria divenga possibile, la nostra personalità deve morire.

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    IL SOLO MODO POSSIBILE ADESSO PER LA SALVEZZA DEGLI ESSERI DEL PIANETA TERRA sarebbe innestare nuovamente nella loro presenza un nuovo organo, un organo come il Kundabuffer, questa volta però con proprietà tali che ciascuno di questi sfortunati, nel processo della sua esistenza, debba percepire ed avere coscienza dell’inevitabilità della sua stessa morte come pure della morte di tutti coloro su cui egli pone i suoi occhi o la sua attenzione.
    Solo una tale sensazione e conoscenza può distruggere ora l’egoismo che si è completamente cristallizzato in essi e che ha inghiottito l’interezza della loro Essenza, ed anche la tendenza che deriva da esso, ovvero quella tendenza che genera tutte quelle relazioni reciproche che esistono là e che fungono da causa principale di tutte le loro anormalità indegne di esseri tricerebrali, perniciose per loro stessi e per l’Universo intero.

    (I RACCONTI DI BELZEBÙ)


    LA VOLONTA’ E’ UN SEGNO DI UN ESSERE DI UN ORDINE DI ESISTENZA MOLTO ELEVATO rispetto all’essere di un uomo ordinario. Solo gli uomini in possesso di un essere di questo tipo sono in grado di “fare.” Tutti gli altri uomini sono semplicemente degli automi, messi in azione da forze esterne come macchine o giocattolini a molla, che agiscono nel modo e per il tempo in cui agisce il caricamento della molla, ed incapaci di aggiungere alcunché alla sua forza.

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    La Fede della coscienza è libertà
    La Fede del sentimento è debolezza
    La Fede del corpo è stupidità.

    L’Amore della coscienza richiama lo stesso in risposta
    L’Amore del sentimento richiama l’opposto
    L’Amore del corpo dipende solo dal tipo e dalla polarità.

    La Speranza della coscienza è forza
    La Speranza del sentimento è schiavitù
    La Speranza del corpo è malattia.

    (I RACCONTI DI BELZEBÙ)


    Scienza e Psicologia

    NELLA GIUSTA CONOSCENZA, lo studio dell’uomo deve procedere su linee parallele allo studio del mondo, e lo studio del mondo deve procedere in parallelo allo studio dell’uomo. Le leggi sono le stesse ovunque, nel modo come nell’uomo. Dopo esserci impadroniti dei principi di una qualunque legge, dobbiamo cercarne la manifestazione nello stesso tempo nel mondo e nell’uomo… Questo studio parallelo del mondo e dell’uomo mostra allo studente l’unità fondamentale di ogni cosa e lo aiuta a trovare analogie in fenomeni di ordine differente.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    POICHE’ TUTTO NELL’UNIVERSO E’ UNO, perciò, di conseguenza, ogni cosa ha uguali diritti, perciò da questo punto di vista la conoscenza può essere acquisita da uno studio appropriato e completo, indipendentemente da quale sia il punto di partenza. Solo, si deve sapere come “imparare.” Ciò che è più vicino a noi è l’uomo; e di tutti gli uomini, tu sei quello più vicino a te stesso. Incomincia con lo studio di te stesso; ricorda il detto “Conosci te stesso.”

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    LA CONOSCENZA OGGETTIVA, PERO’, COMPRESA L’IDEA DI UNITA’ , appartiene alla coscienza oggettiva. Le forme che esprimono questa conoscenza, quando sono percepite dalla coscienza oggettiva, sono inevitabilmente distorte e, invece della verità, esse creano ancora più illusioni. Con la coscienza oggettiva è possibile vedere e percepire l’unità di ogni cosa. Per la coscienza soggettiva, però, il mondo è suddiviso in milioni di fenomeni separati e non collegati fra di loro. I tentativi di collegare questi fenomeni in una qualche sorta di sistema in modo scientifico o filosofico non conducono a nulla poiché l’uomo non può ricostruire l’idea del tutto a partire da fatti separati e non si possono scoprire i principi della divisione del tutto senza conoscere le leggi su cui si basa questa divisione.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    OGNI FENOMENO, SU QUALUNQUE SCALA ed in qualunque mondo possa avvenire, dai fenomeni molecolari a quelli cosmici, è il risultato della combinazione o dell’incontro di tre forze differenti o opposte. Il pensiero contemporaneo comprende l’esistenza di due forze, e la necessità di queste due forze per la produzione di un fenomeno: forza e resistenza, magnetismo positivo e negativo, elettricità positiva e negativa, cellule maschili e femminili, e via di seguito. Non osserva però neppure queste due forze sempre e dovunque. Non si è mai sollevata una questione rispetto alla terza forza, oppure se la questione è stata sollevata, non è quasi stata udita.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    TUTTO CIO’ E MOLTE ALTRE COSE POSSONO ESSERE SPIEGATE SOLO CON L’AIUTO DELLA LEGGE DELL’OTTAVA unitamente ad una comprensione del ruolo e dei significati degli “intervalli” che fanno sì che la linea di sviluppo della forza cambi costantemente, proceda per linee interrotte, giri in tondo, divenga il proprio opposto, e via di seguito.
    Un tale corso delle cose, ovvero, un cambiamento di direzione, lo possiamo osservare ovunque. Dopo un certo periodo di attività energetica o di forte emozione, o una corretta comprensione, giunge una reazione, il lavoro diviene tedioso e stancante; nell’emozione si insinuano momenti di fatica o di indifferenza; invece di un pensiero corretto si inizia la ricerca di compromessi; la soppressione, l’evasione da questioni difficili.
    La linea però continua a svilupparsi sebbene non nella stessa direzione dell’inizio. Il lavoro diviene meccanico, il sentimento diviene sempre più debole, scende al livello dei comuni eventi del giorno, il pensiero diviene dogmatico, letterale. Tutto procede in questo modo per un certo periodo, poi nuovamente vi è una reazione , di nuovo un arresto, di nuovo una deviazione. La forza può continuare a svilupparsi, ma il lavoro che si era iniziato con grande zelo ed entusiasmo è divenuta una formalità obbligatoria ed inutile; nel sentimento si è insinuata una grande quantità di elementi estranei: considerazione, malumore, irritazione, ostilità; il pensiero gira in tondo, ripetendo ciò che si conosceva prima, e si perde sempre più la via d’uscita che era stata trovata. Lo stesso avviene in tutte le sfere dell’attività umana. Possiamo osservare nella letteratura, nella scienza, nell’arte, nella filosofia, nella religione, nella vita individuale e soprattutto sociale e politica come la linea dello sviluppo di forze devii dalla propria direzione originaria e, dopo un certo tempo, vada in una direzione diametralmente opposta, pur conservando il nome precedente.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    VI CHIEDO DI NON CREDERE A NULLA che non possiate verificare voi stessi.

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    L’EVOLUZIONE DELL’UOMO PUO’ ESSERE CONSIDERATA COME LO SVILUPPO IN LUI di quei poteri e quelle possibilità che non si sviluppano mai da sole, ovvero in modo meccanico. Solo questo tipo di sviluppo, solo questo tipo di crescita consente una reale evoluzione dell’uomo. Non vi è, né vi può essere un qualsiasi altro tipo di evoluzione…
    Parlando di evoluzione, è necessario comprendere fin dall’inizio che non è possibile alcuna evoluzione meccanica. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza. E la coscienza non può evolvere incoscientemente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la “volontà” non può evolvere involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare e “fare” non può essere il risultato di cose che “succedono.”

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    L’ESSERE DI DUE PERSONE DIFFERISCE PERO’ l’uno dall’altro molto di più che non l’essere di un minerale e di un animale. Questo è esattamente ciò che la gente non comprende. Essi non comprendono che la conoscenza dipende dall’essere. Non solo essi non comprendono quest’ultima cosa, ma non intendono assolutamente comprenderla. Soprattutto nella cultura occidentale si considera che un uomo possa possedere una grande conoscenza, ad esempio possa essere uno scienziato, fare delle scoperte, far progredire la scienza, ed allo stesso tempo esso possa essere, ed abbia il diritto di essere, un uomo meschino, egoista, cavilloso, cattivo, invidioso, vano, ingenuo e distratto. Sembra che qui si ritenga che un professore debba sempre dimenticare il proprio ombrello dappertutto.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    VI SONO DUE LINEE LUNGO LE QUALI PROCEDE LO SVILUPPO DELL’UOMO, la linea della conoscenza e la linea dell’essere. Nella giusta evoluzione, la linea della conoscenza e la linea dell’essere si sviluppano simultaneamente, in parallelo, e si aiutano l’una con l’altra. Se però la linea della conoscenza va troppo più in avanti della linea dell’essere, o se la linea dell’essere va in avanti rispetto alla linea della conoscenza, lo sviluppo dell’uomo non procede in modo corretto, e prima o poi giungerà ad un punto morto.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    IL POTERE DI CAMBIARE SE STESSI NON E’ NELLA MENTE, ma nel corpo e nei sentimenti. Purtroppo, però, il nostro corpo ed i nostri sentimenti sono costituiti in modo tale che ad essi non importa un’acca di nulla fino a che sono contenti. Vivono il momento ed hanno memoria corta. Solo la mente vive per domani. Ciascuno ha i propri aspetti positivi. L’aspetto positivo della mente è che guarda in avanti. Sono solo gli altri due, però, a poter “fare.”

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    DURANTE IL MIO ANNO DI ATTENTA OSSERVAZIONE di tutte le loro manifestazioni e percezioni, giunsi alla categorica chiarezza in me stesso che sebbene i fattori per generare nella loro presenza gli impulsi esserici sacri di Fede, Speranza ed Amore siano già molto degenerati negli esseri di questo pianeta, tuttavia, il fattore che dovrebbe generare questo impulso esserico su cui si basa generalmente tutta la psiche degli esseri tricerebrali, impulso che esiste sotto il nome di Coscienza Obiettiva, non è ancora atrofizzato in essi, ma rimane nelle loro presenze quasi nel suo stato primordiale.

    (I RACCONTI DI BELZEBÙ)


    LA PSICHE GENERALE DELL’UOMO NELLA SUA FORMA DEFINITIVA è considerata essere il risultato della conformità a questi tre mondi indipendenti. Il primo è il mondo esterno, in altre parole tutto ciò che avviene al suo esterno, ciò che egli può vedere e percepire, nonché ciò che è per lui invisibile ed intangibile. Il secondo è il mondo interiore, in altre parole tutti i processi automatici della sua natura e le ripercussioni meccaniche di questi processi. Il terzo mondo è il suo proprio mondo, che non dipende né dal suo “mondo esteriore” né dal suo “mondo interiore”; il che vuol dire che è indipendente dai capricci dei processi che fluiscono in lui come pure dalle imperfezioni nei processi che li generano. Un uomo che non sia in possesso del proprio mondo non può fare nulla di sua iniziativa: tutte le sue azioni “si fanno” in lui. Può avere una sua propria iniziativa per le percezioni e manifestazioni solo colui nella cui presenza si sia formata, in modo indipendente ed intenzionale, la totalità dei fattori necessari per il funzionamento di questo terzo mondo.

    (LA VITA REALE)


    UNO DEI GRAVI ERRORI DELL’UOMO, di cui ci si deve ricordare, è la sua illusione riguardo al suoi Io.
    L’uomo così come lo conosciamo, la “macchina-uomo,” l’uomo che non può “fare” e con cui ed attraverso cui tutto “accade” non può avere un Io permanente e singolo. Il suo Io cambia con la stessa rapidità dei suoi pensieri, sentimenti ed umori, ed egli commette un grave errore nel considerare se stesso sempre una sola stessa persona; in realtà, egli è sempre una persona differente, non quella che egli era un attimo fa.
    L’uomo non ha un Io permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice “Io.” Ed in ogni caso sembra si prenda per scontato che questo Io appartenga al Tutto, all’uomo intero, e che un pensiero, un desiderio o un’avversione siano espressi da questo Tutto. Nella realtà dei fatti, questa supposizione non ha alcun fondamento, Ogni pensiero e desiderio dell’uomo compare e vive in modo del tutto separato ed indipendente dal Tutto. Ed il tutto non si esprime mai, per la semplice ragione che esso esiste, di per sé, solo fisicamente in quanto cosa, ed in astratto quale concetto. L’uomo non ha un Io individuale. Vi sono, invece, centinaia di migliaia di piccoli Io separati, molto spesso interamente sconosciuti gli uni agli altri, che non vengono mai in contatto oppure, al contrario, ostili l’uno all’altro, reciprocamente esclusivi ed incompatibili. Ogni minuto, ogni istante, l’uomo dice o pensa, “Io.” E ad ogni istante “Io” è differente. Ora è un pensiero, ora è un desiderio, ora una sensazione, ora un altro pensiero, e via di seguito, senza fine. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione.

    (FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO)


    CERCATE DI COMPRENDERE CHE CIO’ CHE NORMALMENTE CHIAMATE “IO” NON E’ IO; vi sono molti “Io,” ed ogni “Io” ha un desiderio differente. Cercate di verificarlo. Voi desiderate cambiare, ma quale parte di voi ha questo desiderio? Molte parti di voi vogliono molte cose, ma solo una parte è reale. Sarebbe molto utile per voi cercare di essere sinceri con voi stessi. La sincerità è la chiave che aprirà le porte attraverso le quali vedrete le vostre parti separate, e vedrete qualcosa di nuovo. Dovete continuare a cercare di essere sinceri. Ogni giorno indossate una maschera, e dovete toglierla poco a poco.

    (VEDUTE DAL MONDO REALE)


    DAL MIO PUNTO DI VISTA, PUO’ ESSERE CHIAMATO STRAORDINARIO un uomo che si distingua da coloro che stanno attorno a lui per le risorse della sua mente, e che sappia quanto egli sia limitato nelle manifestazioni che procedono dalla sua natura, e che allo stesso tempo si comporti in modo giusto e tollerante nei confronti delle debolezze degli altri.

    (INCONTRI CON UOMINI STRAORDINARI)

    ~ • ~

    Questi estratti sono stati precedentemente pubblicati quale parte di un libretto di programma realizzato in occasione della “Ideas of Gurdjeff Conference” sponsorizzata dal Far West Institute di San Rafael, California, nel Novembre 1996 e sono riprodotte con il loro gentile permesso.
    Traduzione di Marco Bonello


    Gurdjeff International Review
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 02-05-11 alle 23:53
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  10. #10
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    Predefinito Rif: Gurdjieff - La ricerca di un centro di gravità permanente

    Un grande affabulatore hefico: , però non ci costruirei la mia vita su quello che dice, nell'esoterismo si sa dove si parte , ma non dove si arriva :giagia: .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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