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Discussione: lo stato

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    Predefinito lo stato

    Frédéric Bastiat

    Lo Stato

    (1848)

    Nota
    Questo articolo è stato pubblicato nel "Journal des Débats" il 25 settembre 1848.


    Io vorrei che si istituisse un premio, non di cinquecento franchi, ma di un milione di franchi, con attribuzione di corone d'alloro, croci al merito e nastrini, per premiare colui che offrirà una definizione buona, semplice e intelligente di questo termine: lo Stato.

    Quale immenso servizio non verrebbe reso alla società!
    Lo Stato!
    Che cos'è? dov'è? cosa fa? cosa dovrebbe fare?

    Tutto quello che noi sappiamo, è che è un personaggio misterioso, e certamente il più sollecitato, il più tormentato, il più indaffarato, il più consigliato, il più accusato, il più invocato e il più incitato che ci sia al mondo.

    Signore, io non ho l'onore di conoscervi, ma sono pronto a scommettere dieci a uno che da alcuni mesi voi sognate progetti grandiosi; e se questo è vero, scommetto ancora dieci a uno che voi assegnate allo Stato il compito di realizzarli.

    E voi, Signora, io sono sicuro che nel profondo del vostro animo desiderate che vengano sanati tutti i mali di questa povera umanità, e che non sareste nient'affatto scontenta se solo lo Stato si accingesse a questo compito.

    Ma, ahimè! il meschino, come Figaro, non sa né a chi prestare ascolto, né da quale parte indirizzarsi. Le centomila bocche della stampa e delle tribune gli gridano tutte assieme:

    « Organizzate il lavoro e i lavoratori.
    Estirpate l'egoismo.
    Reprimete l'insolenza e la tirannia del capitale.
    Promuovete degli esperimenti sulla concimazione e sulla produzione delle uova.
    Riempite il paese di strade ferrate.
    Irrigate le pianure.
    Rimboscate le montagne.
    Fondate delle fattorie modello.
    Fondate dei laboratori in cui si lavori tutti in armonia.
    Colonizzate l'Algeria.
    Date il latte ai fanciulli.
    Istruite la gioventù.
    Assistete la vecchiaia.
    Inviate nelle campagne gli abitanti delle città.
    Uniformate i profitti di tutte le industrie.
    Date in prestito il denaro, senza interesse, a coloro che lo desiderano.
    Liberate dal giogo straniero l'Italia, la Polonia e l'Ungheria.
    Allevate e migliorate la razza dei cavalli da sella.
    Incoraggiate l'arte, dateci dei musicisti e delle ballerine.
    Vietate il commercio e, al tempo stesso, create una marina mercantile.
    Scoprite per noi la verità e fate entrare nelle nostre teste un pizzico di ragione.
    Lo Stato ha per missione il compito di rischiarare, sviluppare, ingrandire,
    fortificare, spiritualizzare e santificare l'animo dei popoli. »

    « Eh ! Signori, un po' di pazienza » risponde lo Stato, con aria dimessa.

    « Cercherò di dare soddisfazione alle vostre richieste, ma per fare ciò mi occorrono delle risorse. Ho approntato delle risoluzioni concernenti cinque o sei imposte del tutto nuove e le più benigne al mondo. Vedrete che sarà un piacere pagarle. »

    A quel punto un grande grido si eleva al cielo:
    « Che! Cosa! che merito ci sarebbe nel fare alcunché ricevendo delle risorse! Per agire così non vale proprio la pena di chiamarsi lo Stato. Lungi dal colpirci con nuove tasse, noi vi intimiamo di sopprimere quelle in vigore.

    Cancellate:

    L'imposta sul sale;
    L'imposta sulle bevande;
    L'imposta sulla corrispondenza;
    L'imposta di consumo;
    Le patenti;
    Le prestazioni obbligatorie. »

    Nel bel mezzo di questo tumulto, e dopo che il paese ha cambiato due o tre volte il governo dello Stato per non aver soddisfatto a tutte queste richieste, io mi sono permesso di far osservare che esse erano contraddittorie.
    Di cosa mi sono impicciato, per l'amor del cielo! non potevo tenere per me questa malaugurata considerazione?

    Eccomi allora discreditato per sempre; e adesso è assodato che sono un essere senza cuore e senza fegato, un filosofo arido, un individualista, un borghese, e, per riassumere il tutto, un economista della scuola inglese o americana.

    Oh! chiedo perdono a voi, sublimi uomini di lettere, che non vi arrestate di fronte a nulla, nemmeno davanti alle contraddizioni. Ho torto, senza alcun dubbio, e mi ritiro umilmente. Io non chiedo di meglio, siatene certi, se davvero voi avete scoperto, al di fuori di noi, un benefattore dalle risorse inesauribili che si chiama lo Stato, che ha del pane per tutte le bocche, del lavoro per tutte le braccia, dei capitali per tutte le imprese economiche, del credito per tutti i progetti, dell'unguento per tutte le piaghe, del balsamo per tutte le sofferenze, dei consigli per tutte le indecisioni, delle soluzioni per tutti i dubbi, delle verità per tutti gli esseri pensanti, delle distrazioni per tutte le tribolazioni, del latte per l'infanzia, del vino per la vecchiaia, un benefattore che provvede a tutti i nostri bisogni, previene tutti i nostri desideri, soddisfa tutte le nostre curiosità, corregge tutti i nostri errori, tutte le nostre manchevolezze, e ci dispensa oramai tutti dall'essere previdenti, prudenti, giudiziosi, saggi, esperti, ordinati, economi, temperati, attivi.

    E perché non dovrei io desiderarlo? Dio mi perdoni, più ci rifletto, più trovo la cosa conveniente, e non vedo l'ora di avere anch'io, al mio servizio, questa fonte inesauribile di ricchezze e di illuminazioni, questo elisir universale, questo tesoro senza fondo, questo consigliere infallibile che voi chiamate Stato.

    Per cui io chiedo che me lo si mostri, che lo si definisca, ed è per questo che propongo di istituire un premio per il primo che svelerà questa fenice. Perché, in fin dei conti, sarete ben d'accordo con me che questa scoperta preziosa non è stata ancora fatta, dal momento che, fino ad ora, tutto ciò che si presenta sotto il nome di Stato, la gente lo rifiuta immediatamente, proprio perché non soddisfa le condizioni peraltro un po' contraddittorie del programma.

    Occorre proprio dirlo? Io temo che tutti noi siamo, a questo riguardo, sotto l'influsso ingannevole di una delle più bizzarre illusioni che si siano mai impadronite dello spirito umano.

    L'essere umano rifugge la Pena e la Sofferenza. E nonostante ciò è condannato per natura alla Sofferenza delle Privazioni se non prende su di sé la Pena del Lavoro. Non gli resta dunque che la scelta tra questi due mali.

    Come fare per evitarli tutti e due? Finora egli non ha trovato e non troverà mai che un solo mezzo, che è quello di godere del lavoro altrui; si tratta di fare in modo che la Pena e il Godimento non incombano su ciascuno secondo un rapporto naturale, ma che tutta la pena ricada sugli uni e tutti i godimenti giungano agli altri. Da ciò deriva la schiavitù, lo sfruttamento, quale che sia la forma presa da questi fenomeni: guerre, inganni, violenze, restrizioni, frodi, ecc., abusi mostruosi ma in linea con l'idea che ha dato loro origine. Si deve odiare e combattere gli oppressori, ma non si può dire che essi siano assurdi.

    La schiavitù scompare, grazie al cielo, e, d'altro lato, questa disposizione d'animo per cui noi ci impegnamo a difendere i nostri beni, fa sì che la ruberia pura e semplice non è più così agevole. Nonostante ciò un qualcosa rimane. È questa infelice inclinazione a dividere in due parti il complesso delle esperienze di vita, rigettando sugli altri la Pena e conservando per sé stessi il Godimento. Occorre vedere sotto quale nuova forma si manifesti questa sciagurata tendenza.

    L'oppressore non agisce più direttamente sull'oppresso contando sulle sue proprie forze. No, la nostra coscienza è diventata troppo accorta per agire in questo modo. Sussistono ancora il tiranno e la vittima, ma tra di loro si pone un intermediario che è lo Stato, vale a dire la legge stessa. Che cosa di più asettico per mettere a tacere i nostri scrupoli e, ciò che è forse estremamente apprezzabile, a vincere le resistenze? Dunque, tutti, sotto un qualsiasi titolo, sotto un pretesto o l'altro, noi ci rivolgiamo allo Stato. Noi gli diciamo:
    « Io non trovo che vi sia, tra i miei godimenti e le mie fatiche lavorative un rapporto proporzionale che mi soddisfi. Mi piacerebbe tanto, per ristabilire l'equilibrio desiderato, prendere qualcosa dalle risorse degli altri. Ma ciò è pericoloso. Non potreste voi per caso facilitarmi la cosa? Non potreste voi farmi avere un buon posto? O bloccare opportunamente le attività industriali dei miei concorrenti? O meglio ancora, prestarmi senza interessi dei capitali che avrete preso ai loro possessori? Oppure educare i miei ragazzi a spese del pubblico? O accordarmi dei premi di produzione? O assicurarmi una vita serena quando avrò cinquant'anni? In questo modo raggiungerò il mio obiettivo in piena tranquillità di coscienza, perché sarà la legge stessa che avrà agito per me, e io avrò tutti i vantaggi dell'accaparramento senza avere né i rischi né l'odio! »

    Essendo certo che, da una parte, noi tutti rivolgiamo allo Stato simili richieste, e che, dall'altra parte, è assodato che lo Stato non può procurare il godimento agli uni senza accrescere il lavoro degli altri, in attesa di un'altra definizione dello Stato, mi ritengo autorizzato a fornire qui la mia. Chissà che essa non ottenga il primo premio?
    Eccola:

    Lo Stato,
    è la grande illusione
    attraverso la quale tutti
    cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri.

    Infatti, oggi come ieri, chi più chi meno, ognuno vorrebbe certamente trarre vantaggio dal lavoro degli altri. Questa inclinazione non si ha il coraggio di mostrarla apertamente, la si nasconde anche a sé stessi, e allora che cosa si fa? Ci si immagina un intermediario, ci si rivolge allo Stato, e ogni ceto, uno dopo l'altro, vorrebbe dirgli:
    « Voi che avete la facoltà di espropriare legalmente, onestamente, prendete dal pubblico, e noi ripartiremo il tutto. »
    Ahimè! lo Stato ha anch'esso una notevole inclinazione a seguire questo diabolico suggerimento, in quanto esso è composto da ministri, funzionari, in una parola esseri umani che, come tutti gli esseri umani, recano in sé questo desiderio e afferrano sempre con sollecitudine l'opportunità di veder accrescere le loro ricchezze e la loro influenza. Lo Stato impara dunque ben presto che può ricavarci qualcosa dal ruolo che il pubblico gli affida. Esso sarà l'arbitro, il padrone dei destini di tutti: raccoglierà molto, e dunque gli resterà molto per sé stesso; moltiplicherà il numero dei suoi rappresentanti, amplierà la portata delle sue attribuzioni, finirà per assumere proporzioni schiaccianti.

    Ma ciò che occorre assolutamente notare, è la stupefacente cecità del pubblico in tutto ciò. Quando dei soldati fortunati riducevano i vinti in uno stato di schiavitù, essi erano persone barbare ma il loro comportamento non era assurdo. Il loro fine, come il nostro, era quello di vivere a carico degli altri; ma, al pari di noi, essi raggiungevano il loro obiettivo. Che cosa dobbiamo pensare di un popolo nel caso in cui esso non sembri dubitare che il saccheggio reciproco non è per questo meno spoliatore per il fatto di essere reciproco, che non è meno criminale per il solo fatto che viene portato a compimento a norma di legge e in maniera ordinata, che esso non aggiunge nulla al pubblico benessere, che esso, al contrario, lo diminuisce dell'ammontare che costa mantenere questo intermediario dispendioso che chiamiamo lo Stato?....

    Continua... ma l'ho tagliato qui.
    Incredibile che ste profezie siano state scritte 162 anni fa', e ancora siano incomprese ai piu'.

  2. #2
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    Predefinito Rif: lo stato

    Beh, inventarsi modi per far lavorare qualcun altro al posto proprio è il motore della storia dell'umanità (definizione mia)

  3. #3
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    Predefinito Rif: lo stato

    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Incredibile che ste profezie siano state scritte 162 anni fa', e ancora siano incomprese ai piu'.
    Immenso Bastiat. Conoscevo la sua definizione di stato ma non la avevo mai letta nel suo contesto. Grazie per lo splendido contributo.
    Ultima modifica di Marvel; 23-06-10 alle 18:28

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    Beh, inventarsi modi per far lavorare qualcun altro al posto proprio è il motore della storia dell'umanità (definizione mia)
    Sono daccordo.
    Quello che rende odioso il sistema attuale e' che se dichiari questo obiettivo come la motivazione delle tue azioni aggressive, sei giustamente considerato un'impostore.... uno schiavista. Sei moralmente condannato.
    Se invece la stessa medesima cosa la fa lo stato attraverso l'aggressione della legge, e con motivazioni apparentemente nobili ... allora tutti le considerano accettabili, per non dire encomiabili.
    In pratica siamo alla presa per il culo... e tutti i pecoroni dietro.
    Ultima modifica di ciddo; 23-06-10 alle 18:44

  5. #5
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    Predefinito Rif: lo stato

    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Sono daccordo.
    Quello che rende odioso il sistema attuale e' che se dichiari questo obiettivo come la motivazione delle tue azioni aggressive, sei giustamente considerato un'impostore.... uno schiavista. Sei moralmente condannato.
    Se invece la stessa medesima cosa la fa lo stato attraverso l'aggressione della legge, e con motivazioni apparentemente nobili ... allora tutti le considerano accettabili, per non dire encomiabili.
    In pratica siamo alla presa per il culo... e tutti i pecoroni dietro.
    Beh, l'onestà non è mai stata la caratteristica principale delle umane genti

    Comunque, la differenza fra me e voi, è che voi credete che esista una alternativa a tutto questo, che è l'anarcocapitalismo. Io dico che l'alternativa non c'è, che l'anarchia è utopia, e che ricreerebbe immediatamente le condizioni per una altra forma (quasi sicuramente peggiore) di sopraffazione.

    In tutto questo, io continuo a pensare allo stato socialdemocratico come a un "second best", data la natura umana.

    Litigo spesso con gli amici (quelli colti, che come immaginerai sono radical scic di sinistra). Quelli molto colti mi hanno dato del dottor Pangloss, "accusa" che mi sono accollato con piacere! Effettivamente viviamo nel migliore dei mondi possibili. Ma non perché gli altri mondi possibili siano peggiori, bensì perché sono impossibili. E la loro impossibilità è dimostrata dalla loro inesistenza.

  6. #6
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    Predefinito Rif: lo stato

    L'utopia è solo perchè penso sia impossibile radunare 50 milioni di persone colte e conscie della realtà nello stesso luogo ed epoca a dispetto della semplicità di ritrovarsi in 50 milioni di pecoroni.

    E non credo che mettersi a fare il pecorone possa mai migliorare le cose.
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  7. #7
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    Predefinito Rif: lo stato

    Citazione Originariamente Scritto da Immanuel Visualizza Messaggio
    L'utopia è solo perchè penso sia impossibile radunare 50 milioni di persone colte e conscie della realtà nello stesso luogo ed epoca a dispetto della semplicità di ritrovarsi in 50 milioni di pecoroni.

    E non credo che mettersi a fare il pecorone possa mai migliorare le cose.
    Perché "pecorone"? E' offensivo. Infatti è perfettamente razionale per un individuo fare una analisi costi-benefici, e concludere che il costo di "ribellarsi" (che comprende l'incertezza del futuro, ovviamente) è molto più alto del costo di vivere secondo le regole dello Stato moderno. Quando, e soprattutto se, si invertirà questa situazione, vedrai come gli individui razionali si trasformeranno in una massa di individui razionali con torce e forconi.

    Oddio, ormai sono completamente rovinato, il neoclassicismo si è impossessato di me!

  8. #8
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    Predefinito Rif: lo stato

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    Beh, l'onestà non è mai stata la caratteristica principale delle umane genti

    Comunque, la differenza fra me e voi, è che voi credete che esista una alternativa a tutto questo, che è l'anarcocapitalismo. Io dico che l'alternativa non c'è, che l'anarchia è utopia, e che ricreerebbe immediatamente le condizioni per una altra forma (quasi sicuramente peggiore) di sopraffazione.

    In tutto questo, io continuo a pensare allo stato socialdemocratico come a un "second best", data la natura umana.

    Litigo spesso con gli amici (quelli colti, che come immaginerai sono radical scic di sinistra). Quelli molto colti mi hanno dato del dottor Pangloss, "accusa" che mi sono accollato con piacere! Effettivamente viviamo nel migliore dei mondi possibili. Ma non perché gli altri mondi possibili siano peggiori, bensì perché sono impossibili. E la loro impossibilità è dimostrata dalla loro inesistenza.
    Come se ci trovassimo in epoca antica e tu dicessi: la schiavitù esiste, quindi abolirla è utopia, è impossibile abolirla e la sua impossibilità è dimostrata dalla sua esistenza..
    chiaramente è un'argomentazione priva di ogni valore..
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  9. #9
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    Predefinito Rif: lo stato

    Citazione Originariamente Scritto da -Duca- Visualizza Messaggio
    Come se ci trovassimo in epoca antica e tu dicessi: la schiavitù esiste, quindi abolirla è utopia, è impossibile abolirla e la sua impossibilità è dimostrata dalla sua esistenza..
    chiaramente è un'argomentazione priva di ogni valore..
    in epoca antica era chiaramente utopico.

    duemila anni dopo, no. ma perché nel frattempo il progresso tecnologico l'aveva resa inutile e anzi dannosa.

    La mia visione del mondo è blindatissima! Hegel + (materialismo storico)+ Teoria del valore neoclassico

    Ultima modifica di Feliks; 23-06-10 alle 20:20

  10. #10
    Vedo la mano invisibile
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    Predefinito Rif: lo stato

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    in epoca antica era chiaramente utopico.

    tremila anni dopo, no
    noi cmq sappiamo che è giusto abolirla, era giusto dirlo 3000 anni fa, come 300, come è giusto ribadirlo oggi..
    per quanto riguarda lo stato oggi noi non sappiamo se siamo in epoca antica o 3000 anni dopo (per fare il parallelo con la schiavitù).

    A me vengono in mente persone come locke o montesquie che "blateravano" di divisione dei poteri in pieno assolutismo, tu all'epoca forse li avresti bollati come utopici.. tuttavia la spinta da qualche parte deve arrivare se si vuole che le cose cambino in meglio!
    Ultima modifica di -Duca-; 23-06-10 alle 20:23
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

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