Dal blog "messainlatino", la traduzione di un inquietante/deprimente documento pubblicato in francese qui.
mercoledì 23 giugno 2010
L'Osservatore vaticano sui pasticci curiali
Una strana atmosfera invade le sfere della Curia romana.
Si potrebbero citare diversi esempi (l`anarchia surrealista della comunicazione vaticana, ad esempio) ma tre casi recenti, differenti fra loro, basteranno per darne un'idea.
1) Pensiamo in primo luogo al fatto che il Curato d`Ars non sia stato proclamato patrono di tutti i sacerdoti, in conclusione dell`anno sacerdotale, come invece previsto e annunciato. Di per sé, una tale decisione può giustificarsi facendo valere che un parroco diocesano francese del XIX secolo non è necessariamente un modello direttamente imitabile per dei religiosi, dei preti missionari.
Ma il danno considerevole prodotto da questa faccenda vien dal fatto che è sembrata un dietrofront repentino della curia romana di fronte a pressioni degli ultimi minuti. Poiché la decisione della proclamzione era conosciuta da tempo; il 16 marzo 2009, quando s`era tenuta la plenaria della Congregazione per il Clero, la Sala Stampa aveva dichiarato: "Durante questo Anno giubilare, il Papa Benedetto XVI proclamerà san Giovanni Maria Vianney Patrono di tutti i sacerdoti del mondo. Sarà ugualmente pubblicato un Repertorio per i Confessori e Direttori spirituali, nonché una raccolta di testi del Papa sulle questioni fondamentali della vita e della missione sacerdotali all`epoca attuale".
In un'intervista concessa dal cardinal Hummes, il 17 giugno 2009, all`Avvenire, il Prefetto della Congregazione per il Clero, ripeteva la notizia, che si è poi diffusa in tutto il mondo per un anno, senza mai essere smentita. L`8 giugno, tre giorni prima dell'evento, la Radio Vaticana confermava. "L`11 giugno il Papa celebrerà una Messa solenne, durante la quale proclamerà il Curato d`Ars patrono de sacerdoti".
Ora, la vigilia, 10 giugno, l`agenzia IMedia smentiva: il Curato d`Ars non sarebbe stato proclamato patrono dei sacerdoti di tutto il mondo.
Il blog, Vu de Rome, di Frédéric Mounier (corrispondente del giornale La Croix), bene informato sulle manovre e sui manovrieri , spiegava: " Il Vaticano ascolta le Chiese locali" che non trovano Jean-Marie Vianney abbastanza rappresentativo del prete contemporaneo. E Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, laconico:" Ci sono molte altre figure di sacerdoti che possono servire d`ispirazione e di modello per coloro che compiono altre forme di ministero sacerdotale".
2) Praticamente nello stesso tempo si svolgeva il secondo episodio della faccenda di Thiberville. Senza rifare la storia di questa vicenda francese, ricordiamo che nella diocesi di Evreux, una delle più sinistrate di Francia, Mons. Nourrichard, vescovo-curatore di fallimento (chiese chiuse, catechismi disertati, vocazioni scoraggiate, finanze a secco..) aveva deciso di sopprimere l`insieme parrocchiale di Thiberville (14 campanili) e di destituire l'abbé Francis Michel che manteneva chiese piene, catechismi, tantissimi chierichetti, confraternite, confessioni, vocazioni....
Venuto sul posto per ottenere la resa di questo parroco troppo "Summorum Pontificum", il vescovo si è urtato alla rivolta violenta dei parrocchiani esacerbati. Ne seguirono una serie di "appelli" giudiziari a Roma.
Sembrava evidente a tutti che la Santa Sede avrebbe ammesso, come minimo, che la faccenda era stata "mal gestita" dal vescovo e che, supponendo che non si fosse stimato opportuno di invalidare puramente e semplicemente la sua decisione mortifera, si sarebbero trovate delle soluzioni di compromesso.
Invece, in soli tre mesi, i tre primi ricorsi del parroco e dei suoi parrocchiani son stati semplicemente rigetatti dalle Congregazioni adite, quando affari di quel genere normalmente domandano diversi anni per essere esaminati.
È evidentemente disastroso l`effetto, per la Roma di Benedetto XVI, e alla fine dell`anno sacerdotale, di cancellare in quel modo l`ultimo insieme vivo e missionario di una diocesi e di buttare a mare il suo parroco.
Il meno che si possa dire è che quel dossier, concernente la Francia, dove ormai si discute né più né meno della soppressione di intere diocesi (Mende), non è stato propriamente "seguito".
3) Non meno calamitoso l`annuncio, quasi concomitante, del "rifiuto" del card. Pell.
La nomina dell`arcivescovo di Sydney, uno dei dei più solidi ratzingeriani del Sacro Collegio, come Prefetto della Congregazione dei Vescovi, in sostituzione del card. Re, era aspettata da un giorno all`altro; il cardinal Pell si era già visto attribuire un appartamento in via Rusticicci, quando - coup de théâtre - il blog spagnolo di Francisco José Fernández de la Cigoña, annunciava l`8 giugno che il cardinale di Sydney si dava per malato e rinunciava alla sua nomina.
In verità, alcune accuse di "cattiva gestione" di un`affare di pedofilia, conosciute da tempo, orchestrate da articoli di giornali irlandesi, e che fino ad allora non erano state giudicate inquietanti dalla Segreteria di Stato, erano appena state opportunamente ripescate, nei primi giorni di giugno, in seno alla stessa Segreteria di Stato da parte, si dice, della Sezione degli Affari generali (il Sostituto Filoni).
Malgrado questa successione di fiaschi molto dannosi per l`immagine e l`autorità della macchina curiale, l`effetto Benedetto XVI, continua a diffondersi, in un panorama cattolico occidentale sempre più devastato, e la ratzingerìa romana a prosperare.
Ma le occasioni mancate di un risollevamento pastorale si accumulano.
Possiamo evocare il caso determinante delle nomine episcopali: è evidente che il personaggio chiave in questo campo, il nunzio apostolico, diplomatico di formazione, di funzione e quasi di anima, per ben disposto che sia, non prenderà mai delle decisioni di designazioni che si contrappongano al fronte degli episcopati nazionali, se non si sa sostenuto e coperto da una Segreteria di Stato determinata. O ancora, un Prefetto di Congregazione un pò timido non si impegnerà in azioni coraggiose e difficili se sente che sarà abbandonato alla più piccola difficoltà, e lascerà allora, per la maggior parte delle questioni, i suo subordinati agire secondo le loro sensibilità e appartenenze.
La necessità per il Santo Padre di risparmiare le sue forze, ad esempio riducendo drasticamente il numero delle udienze private, le attenzioni vigili con cui è circondato, ma che sono altrettanti filtri (da due mesi, ad esempio, il numero delle persone -fino ad allora un centinaio - che salutava alla fine delle udienze pubbliche è stato ridotto ad una semplice fila di sedie), il peso del suo intenso lavoro intellettuale solitario, la necessaria concentrazione sulle decisioni, maturate a lungo, e che dipendono solo da lui, fanno che l`esigenza di un vero "primo ministro" sarebbe vitale.
Qualunque siano le critiche che potevano essere loro rivolte, uomini come il Sostituto Benelli, il Segretario di Stato Casaroli, o il suo successore Sodano, occupavano fortemente il terreno curiale, imprimevano a quel pesante e complesso organismo una linea, certo altamente discutibile, ma leggibile .
Invece, è tutto il contrario di un Richelieu che occupa oggi il posto di Segretario di Stato.
Fonte: Messainlatino.it: L'Osservatore vaticano sui pasticci curiali




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