Le balle del Giornale di Berlusconi: la contabilità federalista che ci fotte. Dobbiamo ragionare di fisco in fretta se vogliamo fare l’indipendenza. Ma il Pdl nazionale che in Italia è il partito del “non mettere le mani in tasca agli italiani” vuole mettere le mani in tasca ai sardi

Domenica, il Giornale, organo di stampa di proprietà della famiglia Berlusconi, ha pubblicato un ampio servizio sulle regioni a statuto speciale, tra cui, ovviamente la Sardegna. La ratio degli articoli è la seguente: queste regioni consumano più di quanto producono. Non solo: evadono anche le tasse. Nella fattispecie, per la Sardegna, si sostiene che il residuo fiscale (spiegherò dopo questo concetto mobile che ognuno usa e determina come meglio crede) è passivo per la Sardegna per oltre sette miliardi di euro e che più della metà dei sardi evade le tasse. Si tratta di balle spaziali, costruite da un giornale che sta preparando i presupposti per il saccheggio delle risorse della repubblica italiana a favore del nord. In questa isola addormentata, non si è capito che essere indipendentisti, o almeno autonomisti, oggi significa far di conto; significa parametrare la finanza regionale rispetto a quella nazionale e lottare per difendere l’impostazione più conveniente di questo confronto. Invece: la Sardegna non ha una politica delle entrate (non basta metter su la rinegoziazione del Patto di stabilità e l’impostazione per acquisire le entrate ex accordo Soru: serve una politica che iscriva il tema come prioritario, che lo difenda, che lo amplifichi, che contesti le balle degli altri). Veniamo alle balle berlusconiane: il residuo fiscale esposto in due pagine, con tanto di box, non è calcolato dal ministero delle Finanze, o dall’Istat, o comunque da un ente ufficiale che dice e racconta come lo calcola; no, è calcolato dalla CGIA di Mestre, ossia dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre. Che cos’è il residuo fiscale? E’ la differenza tra le imposte, i tributi e i contributi pagati da una regione e i trasferimenti pubblici erogati a quella stessa regione. Sembra facile ma non lo è. Si pensi solo a questo dato: l’Assoedilizia calcola che il residuo fiscale pro capite in euro per la Sardegna sia di - 3.300 euro, cioè ogni sardo riceverebbe 3.300 euro in più di quanto produce. Secondo Il Sole 24ore tale residuo pro capite, invece, sarebbe di - 2650; secondo i mitici mestrini in salsa berlusconiana, il residuo regionale sarebbe di -4226 euro pro capite. Basta questa ridda di cifre per capire che si sparano numeri alla viva il parroco. Ma il fatto grave, per noi, è che i mestrini adottati e dopati dal Giornale del Presidente del Consiglio confessano candidamente di aver usato per i loro calcoli i bilanci di competenza della Regione Autonoma della Sardegna. E qui sperimentiamo che cosa vol dire dire bugie. I bilanci 2006, 2007, 2008, 2010 iscrivono in entrata somme inesistenti, gonfiate ad hoc per poi gonfiare la spesa. Se si considera che le entrate (tributi, imposte e contributi) si attestano mediamente intorno ai 7 miliardi, e che le uscite vere (trasferimenti di vario tipo) non superano mediamente i 5 miliardi di euro nei rendiconti consuntivi, si scoprirebbe che la Sardegna ha un residuo fiscale attivo, cioè prende meno di ciò che produce. Ma bisogna avere la pazienza di non blaterare, di sedersi e studiare, di impegnarsi, di combattere col ministero, e di combattere con chi al nord, in testa ampi settori del Pdl sta preparando la grande fregatura.
Veniano alla seconda balla della stampa-berlusconiana: secondo il Giornale la metà dei sardi non paga le tasse. Fonte? La stima di un sociologo apprezzato ma non infallibile, Luca Ricolfi. Il quale usa un parametro messo su con molte cautele dall’Ufficio studi dell’Agenzia delle entrate che sottrae al Valore Aggiunto Istat il valore aggiunto IRAP e così ottiene, secondo loro, la Base imponibile non dichiarata, cioè, secondo loro, l’ammontare complessivo di ricchezza su cui non si sono pagate le tasse. Poi che cosa fa l’Agenzia delle Entrate, divide la Base Imponibile non dichiarata nuovamente per il Valore Aggiunto dell’IRAp e ottiene, udisci udisci, un valore percentuale che indicherebbe “la propensione all’evasione”. Sono tecniche di rilevazione e di contrasto all’evasione fiscale che anche chi le ha inventate propone con una certa cautela. Infatti, la stessa Agenzia delle entrate, in occasione di un convegno organizzato a Napoli nel 2004 dall’Università Partenope, avvertiva che il modello non riusciva a cogliere tutti i servizi e i beni scambiati no market, tipici delle aree del paese dove sono diffuse pratiche più di sussistenza che di economia rilevabile. Faccio un esempio: la famiglia che si coltiva la vigna, l’orto, che alleva il maiale e che si fa il formaggio, produce beni e servizi non rilevabili; viceversa, l’alluvione di Capoterra, che ha mosso elicotteri, ruspe, muratori, persone, ha fatto aumentare il Pil della Sardegna. Non a caso, in occasione del convegno del 2004, lo stesso ufficio studi dell’Agenzia delle Entrate divideva l’Italia in blocchi e rilevava, qui siamo alla follia, che le regioni a maggior tasso di evasione, risulterebbero quella con economie fondati su processi no market e su agricoltura e servizi tradizionali. Invece le regioni a media e bassa tecnologia, cioè centro nord. Credo sia chiaro che sta nascendo una pseudo scienza tributaria che afferma che chi non paga le tasse è la parte più povera del paese, che va dunque adeguatamente spremuta. Ma qui, la balla nordista viene a galla come certe deiezioni egoisticamente abbandonate in mare. Equitalia Sardegna ha affermato ufficialmente dinanzi alla Commissione Bilancio della Regione Sarda, che i sardi non evadono un bel niente perché dichiarano tutto l’imponibile, solo che non riescono a pagarlo. Tutto questo è ben noto ai nordisti, ma loro cercano di convincere tutti di ciò che a loro conviene, con i sardi impegnati a dividersi, a odiarsi, a non studiare. E allora, a costo di dare un doccia fredda, è bene dire la verità: la Regione Sardegna ha una paurosa crisi del Pil che produrrà un crollo delle entrate; il governo non vuole applicare l’accordo Soru e la Regione non si sta adoperando più di tanto al livello adeguato per farlo rispettare; i costi fissi aumentano di peso percentuale dinanzi al diminuire delle entrate.
Che fare? Bisogna: sgonfiare i bilanci; abbattere i residui applicando la norma nazionale (ciò che non è stato realmente speso negli ultimi tre anni, viene revocato e recuperato); non procedere ai rinnovi contrattuali dei dipendenti regionali; tagliare i costi della politica (gabinetti, indennità aggiuntive ecc.) e dell’amministrazione (premi ecc.); chiudere qualche ospedale; rinunciare per un triennio al finanziamento di tutto ciò che non è strategico; concentrare le risorse sulle piccole imprese, sulle aree di crisi, sul welfare e sulla scuola-formazione-università; cambiare la legge 1 e la legge 31 in modo da responsabilizzare la struttura amministrativa regionale (chi non lavora, a casa); votare la mozione dell’indipendenza e da lì ripartire per una riforma dello Statuto competitiva con lo Stato italiano, che lo induca a rivedere la propria struttura in senso confederale e non federalista-egoista-fottipopolo; fatto lo Statuto, andare a elezioni per sottoporsi al giudizio del popolo.
Io so che cosa rischio a dire queste cose e mi preparo a difendermi. L’attacco sarà morale e giudiziario, piuttosto che politico, e verrà da un partito trasversale che teme il cambiamento. Ieri ho dato mandato al mio avvocato di monitorare le procure per sapere quando e se qualcuno mi denuncerà per qualsiasi cosa (dal fatto che dico le parolacce, al fatto che dico la verità). Prepariamoci ad una battaglia dura.
Ieri mi ha chiamato un alto dirigente del Pd. Abbiamo conversato amabilmente: siamo amici. Mi chiedeva che cosa avessi in testa. Gli ho risposto che ho in testa esattamente quello che dico in pubblico e che ho in testa dal 1994: cambiare il sistema politico della Sardegna. Ma gli ho posto una domanda: “Voi, se nasce il grande partito dei sardi, che farete? Voi condividete l’ostracismo che mi riserva l’area Soru o siete altra pasta? Voi accettate di parlare di Sardegna con i liberali veri non Berlusconi-dipendenti del Pdl o li considerati degli appestati? Voi, quanta voglia avete di fare pulizia politica in casa vostra?”. Ci siamo dati un nuovo appuntamento.

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