Devo dire che è piuttosto divertente leggere in questi giorni (ma facciamo pure da qualche anno, solo che in questi giorni è proprio il protagonista assoluto) deliri sul governo ungherese e Orban.
Intendiamoci: deliri in ambedue i sensi, perché sia i sinceri democratici che gli ultras salviniani concordano nel definirlo come una specie di novello fiurrrer del XXI secolo, i primi demonizzandolo i secondi idolatrandolo.
In realtà basta scorrere il CV di quest'uomo per capire che si tratta molto più modestamente del prodotto ultimo della democrazia moderna nella sua fase senescente: un populista, semplicemente. Uno che fa le cose per accontentare la pancia del popolo senza molti riguardi ideologici, semplicemente per mantenere il consenso.
Un leader regolarmente eletto che però deve badare a non perdere voti alla sua destra (da Jobbik, che qui da noi viene presentato come suo alleato quando invece è all'opposizione, altra fandonia) e quindi si traveste all'occorrenza da ultraconservatore.
Uno che (e questo per smontarne un pò il mito a destra) si è formato nella Fondazione Soros (ebbene sì) e che (nessuno lo ricorda) fu già al governo una prima volta tra il '98 e il 2002 senza suscitare scandali di sorta, facendo addirittura entrare l'Ungheria nella NATO (ebbene sì, fu proprio Orban, negli anni in cui la vicina Serbia si prendeva le bombe dell'Alleanza Atlantica) e che si è beccato pure onoreficenze di think-tank della destra neocon (l'American Enterprise Institute) tornando al governo sfruttando uno scandalo dei socialisti al governo nel 2006.
Insomma, tutto questo per dire che fabbricarsi i mostri o gli eroi a seconda dei punti di vista lascia proprio il tempo che trova




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