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Discussione: Vai col gender!

  1. #31
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    I film romantici non ci sono più
    Pubblicato da Berlicche
    Mettiamo che uno abbia una moglie e due figli adolescenti, e debba scegliere un film da vedere insieme. L’adolescente maschio guarda praticamente solo calcio, e comunque si addormenta al minuto dieci di qualsiasi cosa; il padre per una sera si può adeguare ai desideri della parte femminile. Si prende quindi l’elenco dei titoli in uscita, e si sceglie qualcosa che possa piacere alla moglie e sia accettabile alla figlia. E qui inizia il tragico. Togliamo i film di fantasy, e i film di fantascienza. Togliamo i picchiaduro, i polizieschi, gli splatter, gli horror. No zombie, no supereroi. Via i biografici, i film-inchiesta, i giovanilistici, i demenziali, gli psicodrammi. Niente di scollacciato, di discutibile. I film di animazione andrebbero, ma o si sono già visti o sono ormai sgraditi per chi non è più bambino.
    Che rimane? Si avanzano alcune proposte, senza troppa convinzione: rifiutate. La moglie se ne esce con “vorrei un film romantico, un film d’amore”.
    Romantico?
    Non si fanno più film romantici. Si scorrono i titoli. “Cenerentola” a parte, non c’è n’è uno che segua anche solo vagamente il plot standard: un lui e una lei che lottano contro le difficoltà e alla fine stanno insieme, per sempre. Non uno.
    Una volta mia moglie mi diceva: “Se non c’è la storia d’amore, non vale la pena vederlo”. Ecco, le storie d’amore son finite. Neanche più gli stucchevoli balletti di divorziati di qualche anno fa. Adesso, al limite, è slam, bang, una botta e via. Tutti Bond, tutte Bondgirl.
    Non ci sono più storie d’amore, e se non le si racconta neanche più ai figli questi crescono senza avere la più pallida idea di che cosa fossero. Dovrebbero impararlo dai genitori, ma questi, a loro volta, lo sanno?
    Se la famiglia scompare è anche per questo: perché non trovi nessuno che faccia più vedere quant’è bello stare assieme, e quanto è duro stare assieme, e quanto devi lottare per stare assieme. Quante difficltà devi superare. Perché l’amore che vale, vuol dire che vale la pena lottare per averlo. Contro se stessi, soprattutto, ma questo lo si impara sul campo.
    Se non ne sei convinto, se non te lo hanno mai fatto vedere, se non hai un modello a cui ispirarti, quando compare il nemico allora non lotti, scappi. Come accade sempre più spesso, fuggi dal vero della vita.
    Gli eroi sullo schermo lottano per il potere, per se stessi o per una astratta giustizia, ma nessuno lotta più per un tu. Sono i film che riflettono quello che è, o l’anticipano e lo creano?
    Non rimane che rivolgersi alle vecchie pellicole. Quelle che non vede più nessuno. A parte certi inguaribili romantici.
    https://berlicche.wordpress.com/2015...n-ci-sono-piu/





    Diventa famiglia l’unione contro natura
    di Piero Vassallo
    Nel VI canto dell’Inferno l’Alighieri ha evocato la figura di Semiramide, la regina degli antichi Assiri, che “al vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge”. Semiramide è la madre antica e la taciuta ispiratrice delle riforme attuate dal movimento sedicente progressista, che oggidì agisce in conformità ai princìpi della democrazia di stampo assiro/californiano.
    L’impronta arcaica della legge, che ultimamente ha il nome dell’animosa radical chic Monica Cirinnà, è incontestabile: contempla infatti la legalizzazione (discendente dal costume assiro, babilonese e sodomitico) delle unioni pederastiche e lesbiche e il riconoscimento ai trasgressori di diritti assai simili a quelli che competono alle coppie normali – propriamente dette famiglie.
    E’ quindi interessante ricostruire il movimento di stampo regressista, che sta trasformando in un ruggente, laido e disonesto vespasiano la società italiana, che era normale (si potrebbe dire onesta, se il potere culturale lo consentisse) fino alla metà degli anni sessanta.
    Prima di diventare promotrice della legge, che giustifica, onora e consacra la sodomia e il lesbismo di coppia, la Cirinnà nasce il 15 settembre 1963 in una famiglia di convinta e salda tradizione cattolica. Al seguito di una scelta della madre, Monica frequenta di malavoglia una scuola gestita da religiose. Sono gli anni del post-concilio, e il vento pruriginoso della rivoluzione radical-chic soffia anche nella (non protetta) scuola cattolica. Il disordine mentale è nell’aria, insieme con l’insofferenza per la disciplina cattolica e per la sana ragione.
    La gioventù indifesa respira la condanna che Herbert Marcuse ha scagliato contro il buon senso. Il vento del delirio, che soffia dal sessantotto, allontana la giovane Monica dalla fede cattolica e la proietta nel liceo Tacito, uno dei luoghi deputati all’insorgenza progressiva degli studenti. Iniziata all’ideologia animalista, variante estrema del sessantottismo, Monica si iscrive alla facoltà di legge dove è iniziata al nuoto (stile libero) nella corrente progressista. Direttore della danza è il barone Franco Cordero, del quale Monica diventa assistente.
    La svolta che decide il successo avviene nel 2008, quando la Cirinnà abbandona l’area del radicalismo puro per aderire al partito degli animalisti democratici (di sinistra). Si stabilisce in tal modo l’unione ipostatica dell’operaismo e del radical chic: il volgare sudore della fronte operaia è battezzato dal profumo Chanel numero cinque.
    Intanto il concetto di proletariato (da prole, ovvero da normale risultato della sessualità) capovolgendosi si eleva fino ad attingere la vetta esclusiva del raffinato club borghese, in cui si praticano assiduamente i "nobili" vizi. Infine la rivoluzione sociale diventa girotondo anatomico ovvero culocrazia.
    Diventa famiglia l?unione contro natura ? di Piero Vassallo | Riscossa Cristiana


    «Omosessuali come necrofili», opuscolo in parrocchia
    Beatrice D'Oria
    Genova - «Che l'omosessualità sia oggettivamente un'aberrazione come la cleptomania, come l'esibizionismo, necrofilia, pedofilia, eccetera, con tutta la comprensione di chi è afflitto da questa situazione, questa non è un'idea ecclesiastica. È una verità che basta il buon senso a riconoscerla». La frase è tratta da un articolo pubblicato sul numero di ottobre e novembre del bollettino della parrocchia di San Pio X ad Albaro. La pubblicazione è stata distribuita in chiesa, al termine della messa e nelle cassette delle lettere di alcuni palazzi.
    L'articolo, pubblicato a pagina 4 e 5 del librettino parrocchiale, ripropone un'intervento che il cardinale Giacomo Biffi, morto lo scorso luglio, aveva pronunciato durante un discorso all'Assemblea dell'Azione Cattolica Bolognese il 27 febbraio 1994. Un intervento dove si parlava delle «aberrazioni morali come conseguenza della perdita della ragione e di Dio». «Il fatto è che la Chiesa, sposa di Cristo che è il Logos di Dio e la luce degli uomini, che è la dimora terrena dello spirito di verità, non può permettersi il lusso di sragionare. Questa è la nostra tragedia, un lusso che invece è consentito agli eredi di Rousseau e Voltaire, alla mentalità razionalista, ai filosofi senza fede, alle associazioni politico-culturali e ai parlamenti nazionali europei». E poi giù quell'elenco di «aberrazioni», tra le quali l'omosessualità accostata, come se il giudizio morale fosse lo stesso, alla pedofilia ma anche alla necrofilia.
    «Omosessuali come necrofili», opuscolo choc in parrocchia | Liguria | Genova | Il Secolo XIX


    La «finestra di Overton», ovvero l'inganno svelato
    Gabriele Mangiarotti
    Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e improponibili, capita di interrogarsi su che cosa abbia reso possibile questa mutazione. Certo, anche in altri tempi le parole hanno cambiato significato e valore. Pensiamo alla «rivoluzione», passata da termine astronomico a descrizione di trasformazione sociale, prima osteggiata e poi quasi considerata una giusta modalità per ottenere cambiamenti altrimenti impossibili. Ma c’è voluto del tempo e sono dovute accadere trasformazioni reali, misurabili, non sempre inevitabili.
    Ma oggi? Sembra che le parole, i concetti, le valutazioni siano – usando il gergo attuale – liquidi, mutevoli senza apparente causa scatenante. Così il «genere», diventato improvvisamente «gender» ha assunto una valenza e una diffusione impensabili tempo (breve) fa. E la sessualità, diventata improvvisamente «eterosessualità» e «omosessualità», con un connotato di indifferenza rispetto al valore. Anzi, senza che se ne possa discutere il valore: tutto sullo stesso piano.
    Che cosa ha reso possibile questo cambiamento? Ascoltando la prolusione del Card. Bagnasco, qualche giorno fa, ce ne è stata offerta la chiave. Così il Presidente dei Vescovi italiani si è espresso: «Le parole più sacre della vita e della storia umana – come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione – sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.
    È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse – la più nota è la cosiddetta “finestra di Overton”, una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise – si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la “cultura degli eufemismi”: consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»
    Ed ecco allora che ci interroghiamo su questo strano processo, questa strana «finestra» che fa entrare nel nostro mondo un apparente inarrestabile moto di trasformazione, a cui sembra impossibile porre argine e freno, a meno di passare per violenti retrogradi e oscurantisti, incapaci di essere presenti in un mondo in rapida e positiva trasformazione. Al più tollerati, nella speranza che prima o poi si abbia a scomparire.
    Personalmente non credo alla irreversibilità e inevitabilità del processo, ad una condizione, però: che si abbia coscienza di ciò di cui si è portatori e si viva una serie di relazioni forti, positive e costruttive in grado di generare un modo di guardare la realtà che ne salvi i fattori costitutivi, senza complessi di inferiorità, credendo nella forza delle ragioni e rifiutando le cosiddette ragioni della forza.
    Sbirciando su Internet ho trovato queste note che mi sembrano chiarire il senso di quello che sta accadendo. Ve le riporto come spunto di riflessione e di confronto: «Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state probabilmente costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.
    Le idee passano dalle seguenti fasi;
    1 impensabili (inaccettabile, vietato);
    2 radicali (vietato ma con eccezioni);
    3 accettabili;
    4 sensate (razionalmente difendibili);
    5 diffuse (socialmente accettabili);
    6 legalizzate (introdotte a pieno titolo)
    Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi…»
    «La tecnologia di manipolazione della coscienza della società per una graduale accettazione da essa delle idee considerate in precedenza aliene, ad esempio la revoca di un tabù, si basa sull’utilizzo di The Overton Window. La sostanza di questa tecnologia consiste nella divisione di un desiderato spostamento delle opinioni in alcuni step, ciascuno dei quali sposta l’accettazione delle idee di una fase, e una norma universalmente accettabile verso il suo margine. Ciò causa il successivo spostamento della “finestra” cosicché la posizione raggiunta si trova di nuovo al centro, il che dà una possibilità di compiere un ulteriore passo verso la fase successiva.
    I think tank producono e diffondono le opinioni oltre The Overton Window allo scopo di rendere la società più ricettiva a diverse idee. Quando un simile centro vuole introdurre un’idea che la società ritiene inaccettabile usa gradualmente il modello della “finestra”…»
    «Un’enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell’opinione pubblica assicura il funzionamento dell’Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E’ curioso che i temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso oppure eutanasia non ci sembrano più strani. Hanno semplicemente percorso l’intero processo “tecnologico” di trasformazione da “inaccettabili” fino alla “legalizzazione”…»
    La «finestra di Overton», ovvero l'inganno svelato



  2. #32
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Il silenzio è d'oro, la sodomia è di platino
    Piero Vassallo
    Il compianto saggista Sandro Sandri mi convocò per aggiornarmi sui suoi studi intorno al delirio sodomitico in cammino verso il potere.
    -Ho una notizia che può rafforzare il suo saggio sui progressi della culocrazia in una città progressista. Venga al bar della piazzetta, domattina, all'ora dell'aperitivo.
    Correvano gli euforici anni Ottanta e la città, in odore di benessere da debito pubblico, era investita da un flusso internazionale di meretrici e ruffiani.
    Davanti al bar del centro storico genovese, dove l'illustre giornalista e poeta mi attendeva fumando un sigaro, circolavano meretrici anoressiche e muscolosi paraninfi.
    L'eloquio forbito e il forte sapore delle confidenze del mio ospite compensavano l'umiliante malinconia dell'antica piazzetta.
    - Nelle situazioni scabrose il rispetto è opportuno. Guai a chi lo contamina con parole inopportune, esordì il Sandri.
    Dopo un pausa fumante:
    -Sia casto il parlare.
    Nei suoi occhi era acceso il lume del doppio senso.
    -Ad esempio?
    -Ad esempio nelle situazioni sorprendenti convien essere riservati.
    -Non mi tenga sulle spine, dottor Sandri. Di quale sorpresa si tratta.
    -Una sorpresa sessuale...
    -Di che genere?
    -Un genere in ascesa. La moglie di un noto progressista locale (il Sandri fece un nome autorevole, che non ardisco ripetere) entrando in casa di soppiatto vide il marito in intimo colloquio con un giovane ignudo. Una situazione da film hollywoodiano.
    A questo punto del racconto, il Sandri si fece serio, assumendo quell'espressione pensosa e professorale che i suoi conoscenti e ammiratori non possono dimenticare.
    - La moglie era impietrita. Per un attimo le sembrò opportuno tacere e fuggire. Indossare il soprabito in silenzio e in silenzio uscire per sempre dall'appartamento. Sua proprietà, peraltro.
    -Invece?
    -Bisogna capire l'imbarazzo causato da certe circostanze. Si tratta di situazioni nelle quali la confusione, la vergogna e la paura urgono in gola e pretendono di uscire all'aperto, ad ogni costo. Lei capisce? Non si dovrebbe mai entrare in una scena imbarazzante, ma quando ci si trova casualmente il grido è d'obbligo. Il silenzio è impossibile, davanti ad una scena pederastica svelata. Infatti il marito infedele non seppe trattenere i pensieri che tormentavano le sue corde vocali. Ed uscì in un'esclamazione devastante: "Non devi pensare male!".
    -E la moglie?
    -La buffa invocazione agì come un terapeutico schiaffo. Riscuotendosi la signora trovò la forza di dichiarare che non pensava male, non giudicava l'attività eterodossa, ma lui, il marito, doveva fare presto a rivestirsi e ad uscire insieme con l'occasionale compagno, perché questa era la penultima volta che la vedeva in veste di moglie. L'ultimo incontro era fissato davanti al giudice addetto alle separazioni.
    -Una storia squallida, dissi.
    Ci fu una pausa silenziosa. Sandri rimuginava in cuor suo.
    -Il silenzio è un'impresa difficile, sentenziò. Gli uomini parlano. Purtroppo. Sostiene Raffaele Perrotta che il potere di parola è incontinente.
    -Non si deve pensare male...
    Sandri si fece serio.
    -Non stavo pensando al sodomita svelato. Pensavo ai Savoia.
    -I Savoia?
    -Non si tratta di pederastia diretta. Probabilmente il vizio di Umberto II era una calunnia. La violazione del silenzio che sto per narrarle è l'antefatto della sodomia propriamente detta.
    -Ovvero...
    -La debolezza di carattere. Parente stretta della fragilità femminile. Il genovese buliccismo, parola discendente dal latino debilis. In Italia la sodomia ultimamente accettata e venerata ha origine da un episodio di bulicceria.
    -Quale episodio?
    -Il 5 settembre del 1943, Vittorio Emanuele III e Pietro Badoglio, convocarono segretamente in Roma due generali americani, ai quali esposero un piano inteso a por fine alla guerra: uno sbarco di paracadutisti alleati, finalizzato a costituire, insieme con l'esercito italiano, una ferrea cerniera che avrebbe isolato e imbottigliato i tedeschi che contrastavano gli alleati in Basilicata.
    -In Basilicata c'erano anche soldati italiani.
    -Un trascurabile dettaglio, secondo il capo del governo.
    -Tuttavia in quei giorni i soldati italiani non sapevano che gli americani erano i liberatori... La battaglia di Gela, ad esempio...
    -Lasci perdere le storiche sottigliezze, intimò il Sandri. E riprese la narrazione dei fatti:
    -I generali americani si aggirarono nella campagna romana, intervistarono militari italiani di alto e medio grado. E alla fine capirono che non tutti gli italiani erano pronti a costruire la "cerniera" antitedesca. L'onore purtroppo ha segreti che la ragion di stato ignora. Gli emissari statunitensi si congedarono quatti quatti e fecero ritorno alla loro base. Il generale Eisenhower, letto il loro rapporto, opinando e sospettando che il re e Badoglio tentennassero, pensò di metterli davanti al fatto compiuto. Di qui la riflessione sull'opportunità di diffondere in anticipo (sulle onde radiofoniche della squillante Voce dell'America) la notizia dell'avvenuta firma dell'armistizio a Cassibile.
    -Un atto intempestivo e forse sleale.
    -La lealtà americana..., Sandri sorrideva sardonicamente.
    -La lealtà, dissi, è un obbligo per i soldati.
    -Lasci perdere la lealtà dei bombardieri americani e senta il seguito della mia storia. L'ambasciatore tedesco a Roma, allarmato dalle notizie in circolazione, corse a Villa Ada, residenza di Vittorio Emanuele III, per chiedere una secca smentita della voce sulla resa italiana. E il re d'Italia, quasi anticipando la risposta del coniuge sodomita, del quale le ho appena narrato la triste vicenda, disse al tedesco che non era il caso di pensare male: l'Italia continuava onorevolmente la guerra al fianco dell'alleato tedesco.
    - Pensar male, Vittorio Emanuele III usò le parole del sodomita in castagna?
    -Proprio quelle. Un'ora più tardi la radio americana diffuse la notizia della resa italiana. Immediatamente il re e Badoglio, prede del panico, convocarono il consiglio della corona. Una proposta affrettata recitava: occorre che un rappresentante del governo si rechi immediatamente all'ambasciata tedesca, smentisca la notizia dell'armistizio e dichiari che l'esercito italiano continua la guerra a fianco dell'alleato. Lealmente.
    -Lealmente? Il re aveva perso la testa?
    -Per perderla bisogna averla una testa. Comunque la soluzione all'ordine del giorno fu giudicata inattuabile. Gli alleati erano in possesso di carte compromettenti. Pertanto si decise di procedere.
    -In quale direzione?
    -La fuga, naturalmente.
    -E i tedeschi?
    -La ragione che persuase i tedeschi circa l'opportunità di permettere il viaggio del re e di Badoglio da Roma a Pescara è sconosciuta. Conosciuta invece è l'intenzione del principe Umberto di rimanere a Roma per guidare la guerra contro i tedeschi invasori. Se non che la mamma, la regina Elena disse al principe: Bepo non andare, i tedeschi i te massu [i tedeschi ti ammazzano].
    - E la sodomia?
    - Il mammismo è un vizio antifascista, praticato e onorato dai vincitori americani, concluse Sandri. La regina Elena fu la prima italiana a pensare in inglese. L'obbedienza mammista del principe Umberto fu il preambolo del movimento pederastico. Peraltro, che cosa si può dire d'altro sulla sodomia, dopo che Malaparte ha dimostrato che la guerra è stata vinta dai pederasti a stelle e strisce?
    Contravveleni e Antidoti: Il silenzio è d'oro, la sodomia è di platino

    Il Centro europeo per la prevenzione denuncia: "Boom di gonorrea, colpa dei gay"
    La malattia, nota anche come "scolo", cresciuta del 78% dal 2008. L'Inghilterra ha già lanciato l'allarme: "È emergenza"
    Claudio Cartaldo
    Malattie sessuali debellate? Niente di più falso. Sono ancora tantissimi gli uomini e le donne vittime delle malattie sessualmente trasmessibili. Clamidia, gonorrea e sifilide sono ancora molto diffuse e non ci sono vaccini di sorta che possano fermarle.
    L'European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc) ha emesso gli ultimi dati sulle infezioni trasmesse sotto le lenzuola. La sorpresa? Il fatto che ad aumentare la diffusione della malattie è l'aumento dei rapporti gay.
    La malattia più diffusa è l’infezione da Chlamydia trachomatis: 146milioni di infezioni ogni anno, 385mila solo in Europa. A far preoccupare gli esperti, però, è l'enorme aumento dei casi di gonorrea, incidenza cresciuta del 78% dal 2008 a oggi. "Il trend, in questo caso, sembra legato all’aumento dei rapporti omosessuali", si legge nel rapporto. E infatti le persone che più di tutte contraggono la malattia sono uomini.
    Dopo la gonorrea vengono la sifilide e il linfogranuloma venereo.
    In Gran Bretagna, nel frattempo, l'hanno definita una emergenza. Al Nord, infatti, ci sono state 15 infezioni resistenti ai farmaci. Secondo gli esperti il motivo di un così preoccupante aumento delle infezioni sarebbe dovuto alla grande quantità di appuntamenti al buio. "Oltre a un incontro sessuale, con queste nuove app c’è anche il rischio di contrarre una nuova infezione" afferma alla Stampa Whitney Engeran-Cordova, direttrice dell’ultime campagna voluta dall’Aids Healthcare Foundation.
    Il Centro europeo per la prevenzione denuncia: "Boom di gonorrea, colpa dei gay" - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Dietro un omosessuale c’è un potenziale pedofilo?
    A Moncalieri un professore offriva soldi agli studenti in cambio di rapporti sessuali. Era il coordinatore del Gay Pride di Torino.
    Gli studi sulla storia dell’ideologia gender (come il recente saggio Unisex di G. Marletta ed E. Perrucchietti) hanno ampiamente messo in luce come sia stretto il legame tra omosessualità e pedofilia, entrambi propugnati come modelli di una sessualità nuova, fluida, “libera”.
    Ed infatti, allo sdoganamento dell’omosessualità seguirà (e già sta accadendo nelle nostre scuole) il lavaggio di cervelli per far apparire “normale” anche il rapporto sessuale con bambini.
    (www.repubblica.it)- Undici anni di condanna in abbreviato per violenza sessuale, prostituzione minorile e concussione. Andrea Fino, l’ex professore dell’Itis Pininfarina di Moncalieri, è stato condannato questa mattina dal gup, Gianni Macchioni, per la vicenda dei soldi offerti agli studenti in cambio di rapporti sessuali. Il docente era molto conosciuto nel mondo di chi si batte per i diritti degli omosessuali, e nel 2011 era stato coordinatore del «Gay Pride» torinese. L’accusa è stata coordinata dal pm Francesco Pelosi che ha portato a giudizio l’uomo per una decina di minorenni della scuola che hanno ricevuto un risarcimento provvisionale di alcune migliaia di euro per ciascuno.
    Dietro un omosessuale c?è un potenziale pedofilo? | Azione Tradizionale

    L’Unione Europea incorona un transgender ‘Cittadino europeo 2015’
    di Rodolfo de Mattei
    Come riporta l”’Irish Times” del 19 ottobre 2015, il nome dell’attivistatransgender irlandese Lydia Foy figura nell’elenco del “CIVI EUROPAEO PRAEMIUM 2015”, l’ambito premio come “Cittadino europeo dell’anno”, assegnato dal 2009 dal Parlamento Europeo. Foy ha ottenuto tale riconoscimento “per la sua ventennale lotta a favore dei diritti delle persone transessuali”, in quanto protagonista del lungo e conflittuale iterlegale per i diritti omosessuali che si è concluso il 15 luglio 2015 con la promulgazione da parte del governo irlandese del “Legal Gender Recognition Act”, che consente a tutti i cittadini sopra i 18 anni di vedere legalmente riconosciuta la propria identità di genere.
    Nato maschio nel 1947 con il nome di Donal Mark, nel 1977 Foy sposò Anne Naughton, una donna da cui ebbe due figlie. Negli anni Ottanta, l’uomo iniziò ad avere disturbi psicologici riguardo la propria sessualità, fino a che, nel 1989, Donal Mark decise di intraprendere il processo di transizione da uomo a donna, sottoponendosi a una serie di cure ormonali e interventi chirurgici che si conclusero nel 1992 con il definitivo cambio di sesso. Dopo aver mandato a monte il matrimonio, nel 1994, Donal Mark, diventato Lydia, ha intrapreso una lunga battaglia legale con la sua ex moglie e le due figlie per motivi ereditari, così come con la legislazione irlandese per il riconoscimento del suo nuovo “status sessuale” sul certificato di nascita
    Come scrive l’Irish Times, l’avvocato di Foy, Michael Farrell, ha sottolineato entusiasta come l’Irlanda abbia fatto in pochi mesi un enorme balzo in avanti in materia di diritti LGBT, “passando da essere il paese dell’UE con la legislazione più arretrata ad essere il paese dell’UE con uno delle migliore normative per le persone transgender”. L’avvocato ha inoltre evidenziato come la selezione di un attivista transgender da parte dell’Unione europea rappresenti un chiaro segnale del “Parlamento europeo riguardo la necessità di legiferare nei confronti delle persone transgender“, e come, in questo senso, tale riconoscimento abbia “un significato ben più ampio rispetto al cambiamento legislativo avvenuto in Irlanda”. Sempre secondo la Farrel, infatti, tale decisione è un chiaro e forte segnale della UE nei confronti dei paesi membri e di tutti quelli che ambiscono ad aderire all’UE:
    “un riconoscimento di questo tipo da parte dell’Unione Europea è più importante della legislazione di un singolo Stato. L’obiettivo è far sì che tutti gli Stati membri dell’Unione adottino delle legislazioni che garantiscano un livello minimo di rispetto dei diritti umani”.
    Dopo aver fatto esibire di fronte all’Europarlamento, circa un anno fa, l’8 ottobre 2014, Conchita Wurst, la grottesca “donna barbuta”, vincitrice dell’ “Eurovision Song Contest”, con la premiazione del transgender irlandese Foy, il Parlamento Europeo ribadisce, se ancora ce ne fosse bisogno, la sua ferma politica in materia di tendenze sessuali: avanti tutta con la normalizzazione di ogni tipo di devianza.
    La parola chiave, utilizzata dai burocrati di Bruxelles per diffondere il loro intollerante paradigma e imporre i “nuovi diritti” umani è l’ambiguo e abusato vocabolo di “tolleranza”. Una malintesa concezione di tolleranza che, rifiutando per principio ogni dogma o verità assoluta e affermando l’impossibilità di conoscere il vero e il giusto, promuove il totale relativismo morale nel quale l’individuo può scegliere in piena libertà il proprio bene. L’Europa rinnega dunque le sue secolari radici per promuovere, paradossalmente, una moderna religione secolare con la sua “dottrina” e i suoi “dogmi” laici. Una vera e propria “religione civile” che, come scrive Michel Schooyans, nel suo interessante saggio, Il volto nascosto dell’Onu, porta alla restaurazione del cesaropapismo, sistema di potere nel quale,
    “Cesare, vale a dire il potere politico, è anche “pontefice”, ossia capo della religione civile, e come tale impone che il suo razionalismo radicale, la sua religione secolare, sia l’unico principio di integrazione sociale. (…) Sotto la maschera della libertà e della tolleranza, vediamo così profilarsi una società nella quale si è liberi soltanto di una cosa: acconsentire a sottomettersi”.
    L?Unione Europea incorona un transgender ?Cittadino europeo 2015? ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana

    ‘Omofobia’, il governo Rajoy vuole ‘rieducare’ la Spagna
    di Isidoro
    Il governo guidato da Mariano Rajoy prosegue nella propria opera di demolizione morale della Spagna, rivelando un volto del Partito Popolare al potere, che nulla ha da invidiare a quello socialista di Zapatero: l’ultima trovata consiste nella guida ufficiale contro l’”omofobia” dal titolo «Abbracciare la diversità», messa a punto per conto dell’esecutivo da alcuni accademici, diretti dal prof. José Ignacio Pichardo Galán dell’Università Complutense. Tale guida è stata presentata lunedì scorso da Rosa Urbón, direttrice dell’Istituto della Donna e per l’Eguaglianza, organismo dipendente dal Ministero per la Sanità iberico.
    Assolutamente ideologico il presupposto di partenza: tutti saremmo «stati educati in un clima di sessismo», per cui tutti saremmo, chi più chi meno, «omofobi». Pregiudizio, certo, non buttato lì a caso, ma con uno scopo ben preciso: giustificare il fatto che la sconcertante pubblicazione venga diffusa in tutte le scuole come “strumento” per «riconoscere i pregiudizi, i miti e le false credenze» di merito, sollecitando i docenti ad organizzare incontri per i propri alunni con «esperti e organizzazioni Lgbt» (pag. 53). Del resto, prima di esser pubblicata, la stessa guida – che ha peraltro ricevuto l’immancabile sostegno dell’Unione Europea – è stata verificata, rivista e corretta da differenti organizzazioni del movimento Lgbt spagnolo, che han poi dovuto dare il proprio “imprimatur” alla stampa.
    Dall’omofobia si potrebbe «guarire» – si legge -, purché chiunque confessi di esserne affetto a prescindere e mediante un lavoro di «introspezione» personale. Tra i consigli contenuti nell’allucinante guida spicca quello d’«evitare di parlar sempre da un punto di vista maschile (androcentrismo) e di trattar tutti come se fossero eterosessuali (eterosessismo)», invitando a rispettare «il desiderio di ciascuno d’esser trattato per il genere con cui si identifica». Tutte valutazioni costruite sul nulla, visto che lo stesso governo ammette di non aver dati certi e quindi di non poter parlare di bullismo omofobico.
    Del tutto devastanti i contenuti dell’opuscolo, che giunge addirittura a definire la cosiddetta “eterosessualità” contro natura: «I fatti dimostrano invece – si legge – che ad esser naturale è la diversità sessuale». Non solo. Tutta la guida poggia su una concezione semplicemente paranoica dell’omofobia, intesa come una specie di infezione culturale instillata in ogni individuo, una sorta di tumore da estirpare alla radice negli adulti, mediante un procedimento di «rieducazione», chiedendo «aiuto» a «professionisti, sindacati o associazioni Lgbt». Incredibile! Si è di fronte ad un insulto istituzionalizzato al buon senso. L’agenzia InfoCatólica, che ha dedicato ampio spazio alla notizia, ha definito la modalità proposta simile ai sistemi di «rieducazione forzata durante la rivoluzione culturale nella Cina maoista».
    ?Omofobia?, il governo Rajoy vuole ?rieducare? la Spagna - Radio Spada

    La diocesi di Vercelli invita l’Arcigay “Rainbow” presso il Seminario Arcivescovile
    Lupo Glori
    Si è da pochi giorni conclusa a Vercelli la VII edizione della cosiddetta “Festa dei Popoli”, tenutasi dal 29 settembre al 10 ottobre 2015 presso il Seminario Arcivescovile della diocesi retta dall’arcivescovo Marco Arnolfo, nominato da Papa Francesco il 27 febbraio 2014.
    La cosa non farebbe notizia se non fosse che la Diocesi di Vercelli ha ritenuto opportuno invitare alla manifestazione, per il secondo anno consecutivo, l’associazione omosessuale territoriale Arcigay “Rainbow”. Sul suo sito internet, l’organizzazione LGBT di Valsesia Vercelli ha ringraziato infatti per l’invito, scrivendo: «Con molto piacere vi informiamo che anche quest’anno Arcigay “Rainbow” è stata invitata e a sua volta estende a tutti, in particolare a tutte le vercellesi e i vercellesi, l’invito a partecipare alla VII edizione della “FESTA DEI POPOLI” Sabato 10 ottobre 2015, dalle ore 15:00, all’interno del Seminario Arcivescovile, Piazza Sant’Eusebio, 10 a Vercelli».
    L’Arcigay di Vercelli ha spiegato l’importanza di partecipare a questo tipo di iniziative per favorire l’accettazione e normalizzazione del comportamento omosessuale, annunciando la sua presenza all’evento con un ricco stand: «Riteniamo molto importante partecipare a un evento in cui persone di culture e religioni diverse si incontrano in amicizia per parlarsi, conoscersi, condividere esperienze e aspirazioni: quale occasione migliore per promuovere con la nostra presenza la conoscenza, il rispetto e l’inclusione delle persone LGBT…? Sabato 10 a partire dalle 15:00 troverete in Piazza Sant’Eusebio anche lo stand con le nostre volontarie e volontari, i gadgets dell’Associazione e della campagna nazionale Arcigay contro l’omofobia, materiale informativo e di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili».
    Che cosa è stata la “Festa dei popoli” lo ha illustrato la Diocesi di Vercelli presentando l’evento sul proprio sito web attraverso una serie di iniziative «volte a riflettere, confrontarsi e sensibilizzare intorno alle grandi tematiche dell’intercultura e del cibo». Come si è stato possibile leggere nel comunicato, lo spirito dell’iniziativa è stato rigorosamente “inclusivo”, ossia volto a: «raggiungere ogni fascia di popolazione. (…) Protagonisti vorremmo fossero ancora una volta i nostri fratelli provenienti da luoghi – geografici e/o culturali – lontani, nella convinzione che ogni incontro con l’altro è prima di tutto arricchimento e crescita nella fiducia».
    Martedì 29 settembre si è svolta la prima importante «occasione di amicizia» con «l’ormai classica, Passi di pace, la camminata tra le vie della città promossa dall’associazione Amici della via Francigena e dalla Commissione pastorale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso» che ha avuto il suo momento clou all’arrivo in piazza Cavour dove si è tenuto il “grande Aperipopolo”, un enorme aperitivo di piazza attesissimo da tutti i giovani.
    Lunedì 5 ottobre, alle ore 19 ci si è ritrovati di nuovo al Seminario Arcivescovile, per l’appuntamento ecumenico “A tavola con le religioni” dove «rappresentanti delle religioni cristiana, ebraica, musulmana e induista – hanno fatto conoscere – i significati e i gusti fondamentali del cibo nelle loro tradizioni».
    La “Festa dei Popoli” promossa dalla Diocesi di Vercelli, con il suo surreale programma, con tanto di invito esteso alle “realtà LGBT” del territorio, rappresenta emblematicamente il vuoto pneumatico di oggi, ahinoi, esistente all’interno di una gran parte della stessa chiesa cattolica. Una profonda crisi di senso e di valori che pur di andare incontro al mondo, in nome di una malintesa misericordia, ignora e calpesta la propria dottrina di sempre, votandosi al suo suicidio.
    La diocesi di Vercelli invita l?Arcigay ?Rainbow? presso il Seminario Arcivescovile | CR ? Agenzia di informazione settimanale

  4. #34
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    E le scie chimiche?
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  5. #35
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Ecco il vero volto di questo sedicente ex avvocato, che da complottista che tirava in ballo la rosa rossa e tutti i delitti mediatici, che secondo lui, sono tutti manipolati, basta sentirlo parlare dal mostro di firenze, alla franzoni, e ad altri delitti eccellenti, alla fine è passato dalla parte del sistema, come da subito poteva intuirsi. C'è chi prima di me l'aveva già capito e lo ringrazio per avermelo fatto capire.

    Ecco l'articolaccio:

    Purtroppo citando il link salta fuori il nome:

    Paolo Franceschetti: La teoria Gender e l?essere umano ideale


    La sua compagna poi si diletta a difendere marino, anche se velatamente. Secondo loro poi ci sarebbe stato un complotto per abbatterlo.

    Insomma robaccia simile, in salsa tutta complottista da ridere.

  6. #36
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Ecco il vero volto di questo sedicente ex avvocato, che da complottista che tirava in ballo la rosa rossa e tutti i delitti mediatici, che secondo lui, sono tutti manipolati, basta sentirlo parlare dal mostro di firenze, alla franzoni, e ad altri delitti eccellenti, alla fine è passato dalla parte del sistema, come da subito poteva intuirsi. C'è chi prima di me l'aveva già capito e lo ringrazio per avermelo fatto capire.

    Ecco l'articolaccio:

    Purtroppo citando il link salta fuori il nome:

    Paolo Franceschetti: La teoria Gender e l?essere umano ideale


    La sua compagna poi si diletta a difendere marino, anche se velatamente. Secondo loro poi ci sarebbe stato un complotto per abbatterlo.

    Insomma robaccia simile, in salsa tutta complottista da ridere.
    Sempre alla larga da magistrati e avvocati, specie se romani o romanizzati.
    Comunque in ogni caso.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #37
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Ecco il vero volto di questo sedicente ex avvocato, che da complottista che tirava in ballo la rosa rossa e tutti i delitti mediatici, che secondo lui, sono tutti manipolati, basta sentirlo parlare dal mostro di firenze, alla franzoni, e ad altri delitti eccellenti, alla fine è passato dalla parte del sistema, come da subito poteva intuirsi. C'è chi prima di me l'aveva già capito e lo ringrazio per avermelo fatto capire.

    Ecco l'articolaccio:

    Purtroppo citando il link salta fuori il nome:

    Paolo Franceschetti: La teoria Gender e l?essere umano ideale


    La sua compagna poi si diletta a difendere marino, anche se velatamente. Secondo loro poi ci sarebbe stato un complotto per abbatterlo.

    Insomma robaccia simile, in salsa tutta complottista da ridere.
    Molti complottisti fanno inconsapevolmente o no, parte del sistema .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #38
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    In Scozia un albero millenario sta cambiando sesso

    Ambiente&Energia.Dopo 3.000 anni tasso 'maschio' acquisisce caratteri femminili


    Il nuovo simbolo del PD dopo l'ulivo e con un mezzo Macio che è molto Picio.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #39
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    dopo mille anni si sarà stufato.

  10. #40
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Occhio alla grammatica. Potrebbe essere omofoba
    di Gianluca Veneziani
    Adesso finalmente capiamo cosa voglia dire la parola “gender”. Non è un termine inglese, ma l’abbreviativo politicamente corretto di gender(o) e gender(a).
    Alla base del progetto educativo sulla diversità – tra bimbi che vogliono bambole e principesse che svolgono il ruolo dei principi – portato in una scuola elementare di Massa (con il finanziamento della Regione Toscana e su proposta della Provincia), e che ha indotto una coppia di genitori a ritirare la propria figlia dall’istituto, c’è infatti la convinzione che anche declinare le parole al femminile o al maschile possa essere una forma pericolosissima di omofobia e disprezzo dell’ “altro”.
    Non a caso il laboratorio in questione si intitola Liber* Tutt*, con gli asterischi al posto delle vocali finali (desinenze, come si dice a scuola), ché metterle sembrava un tentativo di discriminare chi non si sente né “a” né “o” (e quindi, al plurale, né “e” né “i”). Forse l’unica soluzione non compromettente a livello di genere era utilizzare l’ultima vocale e chiamare il progetto “Liberu Tuttu”, ma suonava un po’ male, tra sardo e rumeno, e allora meglio non metterci niente. E adottare un linguaggio neutro, anche se un po’ fantozziano, ricordando il lessico del Gran Ladr Farabutt Ladr Figl d Putt, adottato dal grande Villaggio.
    Ma tant’è. Con buona pace di Mike Bongiorno, ormai le vocali non si comprano più: si perdono, per evitare spiacevoli incidenti linguistici e diplomatici.
    Ora però, a voler essere rigorosi e coerenti, anche i due libri incriminati del progetto (Una bambola per Alberto e La principessa e il drago) avrebbero dovuto adottare lo stesso linguaggio e chiamarsi rispettivamente “Un bambol per Albert” e “L principess e i drag”, così da non dare adito al sospetto di voler ancora distinguere il maschile dal femminile (somma aberrazione).
    Allo stesso modo la casa editrice che li ha pubblicati, la Giralangolo, avrebbe dovuto ribattezzarsi meno omofobicamente “Giralangol”, così come la città che ospita il laboratorio “Mass” e la Regione che lo finanzia “Toscan” (per una volta almeno i toscani non si mangerebbero la “c”, ma la vocale).
    L’unica realtà a essersi adeguata allo spirito dell’iniziativa è stata l’istituto scolastico. Si chiama infatti Terzo, nome che – seppure con una vocale maschile – ben si conforma all’idea di un Terzo Genere…
    Occhio alla grammatica. Potrebbe essere omofoba | L'intraprendente

    "Salviamo i bambini": così si combatte la "generazione gender"
    Giuseppe De Lorenzo
    "Salviamo i bambini" non è solo il titolo di un convegno. Si trasforma piuttosto nell'allarme di chi vede e testimonia il "disegno che c'è dietro" all'ideologia gender. La preoccupazione di chi si oppone ai progetti di educazione sessuale che nascondono insegnamenti un'identità di genere slegata dalla realtà biologica dell'essere. Il rigetto per la mercificazione della donna nella compravendita di bambini con l'utero in affitto.
    Si è parlato di questo, e non solo, al convegno promosso dal Movimento guidato da Carla Spagnoli, in collaborazione con il comitato "Difendiamo i nostri figli". Tra i relatori anche Maria Rachele Ruiu, referente nazionale di "Manif Pour Tous Italia" e Simone Pillon, avvocato consigliere nazionale del Forum delle Associazioni Familiari.
    Ma esiste davvero il gender? "Esiste eccome - ha spiegato con estrema chiarezza la dott.ssa Maria Rachele Ruiu - e non ho timori a chiamarla una ideologia il cui obiettivo è quello di destrutturare la differenza tra l'uomo e la donna", rendendo tutto relativo. "Per l'ideologia gender - aggiunge - essere uomo e donna non è un'evidenza oggettiva, ma il frutto di costruzioni sociali imposte dall'esterno (scuola, famiglia, società)". Sono quelle che i teorici del gender chiamano gli "Stereotipi di Genere" ("l'uomo non deve sparecchiare la tavola, la donna deve badare ai bambini") e che vengono volontariamente resi negativi per colpire la natura dell'uomo. L'individuo, dunque, non è più maschio o femmina ma può decidere di quale genere essere in ogni momento. Come se indossasse una giacca diversa ogni giorno: oggi donna, domani uomo, dopodomani chissà. Inutile ripetere che le differenze tra maschile e femminile esistono e che solo "nel riconoscersi in uno e nel differenziarsi dall'altro" l'individuo trova completa formazione.
    Il luogo perfetto per portare a compimento l'obiettivo di destrutturazione è ovviamente la scuola, "dove è possibile mischiare tutto e portare ad una crisi identitaria dei bambini". La dottoressa Ruiu porta un esempio: "In una scuola elementare di Roma - racconta - un bambino è tornato a casa affermando che esistono le femminucce, i maschietti e le stelline". Le stelline? "Sono quelli che non sanno se sono maschi o femmine", spiega il bambino alla mamma. E in quella scuola, già tre bambini si sono dichiarati "stellina". Anche nella #buonascuola il gender c'è. Eccome.
    "Con queste teoria - aggiunge Simone Pillon - non si vogliono solo sdoganare le relazioni gay, ma creare una identità liquida". Da qualche giorno si sono inventati anche il "genere zucchina": parte della strategia, infatti, è quella di manipolare il linguaggio. "L'ideologia gender - aggiunge Pillon - trova le sue radici in filosofi come Engels, Donna Haraway, Judith Butler e Teresa de Lauretis". Da tutto questo nasce "la barbarie dell'utero in affitto". Una pratica che - nei fatti - viene sdoganata dalla legge Cirinnà di (forse) prossima approvazione in Parlamento. La stepchild adoption, infatti, permette il riconoscimento di bambini alle coppie che "naturalmente non possono averne" ma che hanno soldi a sufficienza per comprare l'utero di una "surroga".
    "Salviamo i bambini": così si combatte la "generazione gender" - IlGiornale.it

    Blitz delle maestre in classe: favole gender alle elementari
    Il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana per 78 mila euro. I genitori non sapevano nulla: ritirano la figlia e la iscrivono in una scuola privata
    Sonia Bedeschi
    No alle favole gender, soprattutto se insegnate a insaputa dei genitori. Per questo, a Massa Carrara, due genitori hanno deciso di ritirare la propria figlia dalla scuola elementare che frequentava e iscriverla a una scuola privata.
    Tutto parte dal racconto di una favola in cui un principe diventa principessa. Secondo i genitori, sarebbe stato scorretto scegliere una favola sulla differenza di genere senza aver prima concordato la scelta con le famiglie. Il racconto della favola è stato inserito nel programma di un laboratorio di lettura incentrato proprio sulla differenza di genere. La scuola si difende sostenendo che i genitori erano al corrente del progetto regionale, che si chiama 'Liber* tutt*', tra l'altro alla seconda edizione: rivolto agli alunni dai 5 anni in su, finanziato con 78 mila euro e nato perinsegnare ai bambini a rispettare le diversità.
    Presentando il progetto, la Fondazione toscana spettacolo onlus scrive che si tratta di «un progetto rivolto a tutti gli abitanti interessati, a partire dagli allievi delle scuole di ogni ordine e grado, sul valore delle differenze». Eppure, più che un progetto per chi e' interessato, pare un progetto impartito, quasi imposto, soprattutto partendo dai più piccoli che si affacciano alle prime lezioni scolastiche. Un ciclo di lezioni piuttosto oneroso.
    L’episodio risale a primi di ottobre, poco dopo l’inizio della scuola. I genitori hanno raccontato al sito della Provita di avere avuto modo di accorgersi del percorso realizzato a scuola della figlia esclusivamente leggendo quanto la bambina aveva scritto sul quaderno d'italiano e sul diario. In particolare di tratta di due favole: "Una bambola per Alberto" e "La principessa e il drago".
    Secondo i genitori nessuna informazione preventiva del progetto era stata fornita dalla scuola e tanto meno era pervenuta una richiesta formale di consenso all'adesione al progetto.
    Il progetto "Liber* Tutt*" della Provincia, approvato e finanziato dalla Regione è proposto da due anni alle scuole. Hanno aderito 35 scuole del territorio per 110 alunni coinvolti.
    Se da una parte viene richiesto ai genitori di portare, attraverso i figli, la carta igienica a scuola perché non ci sono fondi, dall'altra, i soldi si trovano per inserire progetti "gender" con la pretesa che, certe favole, sostituiscano l'educazione dei genitori. Perché traumatizzare i figli dal primo giorno di scuola con certe favole? Forse, agendo con cognizione di causa, i finanziamenti scolastici potrebbero essere spesi meglio e altrove.
    Blitz delle maestre in classe: favole gender alle elementari - IlGiornale.it

 

 
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