I film romantici non ci sono più
Pubblicato da Berlicche
Mettiamo che uno abbia una moglie e due figli adolescenti, e debba scegliere un film da vedere insieme. L’adolescente maschio guarda praticamente solo calcio, e comunque si addormenta al minuto dieci di qualsiasi cosa; il padre per una sera si può adeguare ai desideri della parte femminile. Si prende quindi l’elenco dei titoli in uscita, e si sceglie qualcosa che possa piacere alla moglie e sia accettabile alla figlia. E qui inizia il tragico. Togliamo i film di fantasy, e i film di fantascienza. Togliamo i picchiaduro, i polizieschi, gli splatter, gli horror. No zombie, no supereroi. Via i biografici, i film-inchiesta, i giovanilistici, i demenziali, gli psicodrammi. Niente di scollacciato, di discutibile. I film di animazione andrebbero, ma o si sono già visti o sono ormai sgraditi per chi non è più bambino.
Che rimane? Si avanzano alcune proposte, senza troppa convinzione: rifiutate. La moglie se ne esce con “vorrei un film romantico, un film d’amore”.
Romantico?
Non si fanno più film romantici. Si scorrono i titoli. “Cenerentola” a parte, non c’è n’è uno che segua anche solo vagamente il plot standard: un lui e una lei che lottano contro le difficoltà e alla fine stanno insieme, per sempre. Non uno.
Una volta mia moglie mi diceva: “Se non c’è la storia d’amore, non vale la pena vederlo”. Ecco, le storie d’amore son finite. Neanche più gli stucchevoli balletti di divorziati di qualche anno fa. Adesso, al limite, è slam, bang, una botta e via. Tutti Bond, tutte Bondgirl.
Non ci sono più storie d’amore, e se non le si racconta neanche più ai figli questi crescono senza avere la più pallida idea di che cosa fossero. Dovrebbero impararlo dai genitori, ma questi, a loro volta, lo sanno?
Se la famiglia scompare è anche per questo: perché non trovi nessuno che faccia più vedere quant’è bello stare assieme, e quanto è duro stare assieme, e quanto devi lottare per stare assieme. Quante difficltà devi superare. Perché l’amore che vale, vuol dire che vale la pena lottare per averlo. Contro se stessi, soprattutto, ma questo lo si impara sul campo.
Se non ne sei convinto, se non te lo hanno mai fatto vedere, se non hai un modello a cui ispirarti, quando compare il nemico allora non lotti, scappi. Come accade sempre più spesso, fuggi dal vero della vita.
Gli eroi sullo schermo lottano per il potere, per se stessi o per una astratta giustizia, ma nessuno lotta più per un tu. Sono i film che riflettono quello che è, o l’anticipano e lo creano?
Non rimane che rivolgersi alle vecchie pellicole. Quelle che non vede più nessuno. A parte certi inguaribili romantici.
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Diventa famiglia l’unione contro natura
di Piero Vassallo
Nel VI canto dell’Inferno l’Alighieri ha evocato la figura di Semiramide, la regina degli antichi Assiri, che “al vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge”. Semiramide è la madre antica e la taciuta ispiratrice delle riforme attuate dal movimento sedicente progressista, che oggidì agisce in conformità ai princìpi della democrazia di stampo assiro/californiano.
L’impronta arcaica della legge, che ultimamente ha il nome dell’animosa radical chic Monica Cirinnà, è incontestabile: contempla infatti la legalizzazione (discendente dal costume assiro, babilonese e sodomitico) delle unioni pederastiche e lesbiche e il riconoscimento ai trasgressori di diritti assai simili a quelli che competono alle coppie normali – propriamente dette famiglie.
E’ quindi interessante ricostruire il movimento di stampo regressista, che sta trasformando in un ruggente, laido e disonesto vespasiano la società italiana, che era normale (si potrebbe dire onesta, se il potere culturale lo consentisse) fino alla metà degli anni sessanta.
Prima di diventare promotrice della legge, che giustifica, onora e consacra la sodomia e il lesbismo di coppia, la Cirinnà nasce il 15 settembre 1963 in una famiglia di convinta e salda tradizione cattolica. Al seguito di una scelta della madre, Monica frequenta di malavoglia una scuola gestita da religiose. Sono gli anni del post-concilio, e il vento pruriginoso della rivoluzione radical-chic soffia anche nella (non protetta) scuola cattolica. Il disordine mentale è nell’aria, insieme con l’insofferenza per la disciplina cattolica e per la sana ragione.
La gioventù indifesa respira la condanna che Herbert Marcuse ha scagliato contro il buon senso. Il vento del delirio, che soffia dal sessantotto, allontana la giovane Monica dalla fede cattolica e la proietta nel liceo Tacito, uno dei luoghi deputati all’insorgenza progressiva degli studenti. Iniziata all’ideologia animalista, variante estrema del sessantottismo, Monica si iscrive alla facoltà di legge dove è iniziata al nuoto (stile libero) nella corrente progressista. Direttore della danza è il barone Franco Cordero, del quale Monica diventa assistente.
La svolta che decide il successo avviene nel 2008, quando la Cirinnà abbandona l’area del radicalismo puro per aderire al partito degli animalisti democratici (di sinistra). Si stabilisce in tal modo l’unione ipostatica dell’operaismo e del radical chic: il volgare sudore della fronte operaia è battezzato dal profumo Chanel numero cinque.
Intanto il concetto di proletariato (da prole, ovvero da normale risultato della sessualità) capovolgendosi si eleva fino ad attingere la vetta esclusiva del raffinato club borghese, in cui si praticano assiduamente i "nobili" vizi. Infine la rivoluzione sociale diventa girotondo anatomico ovvero culocrazia.
Diventa famiglia l?unione contro natura ? di Piero Vassallo | Riscossa Cristiana
«Omosessuali come necrofili», opuscolo in parrocchia
Beatrice D'Oria
Genova - «Che l'omosessualità sia oggettivamente un'aberrazione come la cleptomania, come l'esibizionismo, necrofilia, pedofilia, eccetera, con tutta la comprensione di chi è afflitto da questa situazione, questa non è un'idea ecclesiastica. È una verità che basta il buon senso a riconoscerla». La frase è tratta da un articolo pubblicato sul numero di ottobre e novembre del bollettino della parrocchia di San Pio X ad Albaro. La pubblicazione è stata distribuita in chiesa, al termine della messa e nelle cassette delle lettere di alcuni palazzi.
L'articolo, pubblicato a pagina 4 e 5 del librettino parrocchiale, ripropone un'intervento che il cardinale Giacomo Biffi, morto lo scorso luglio, aveva pronunciato durante un discorso all'Assemblea dell'Azione Cattolica Bolognese il 27 febbraio 1994. Un intervento dove si parlava delle «aberrazioni morali come conseguenza della perdita della ragione e di Dio». «Il fatto è che la Chiesa, sposa di Cristo che è il Logos di Dio e la luce degli uomini, che è la dimora terrena dello spirito di verità, non può permettersi il lusso di sragionare. Questa è la nostra tragedia, un lusso che invece è consentito agli eredi di Rousseau e Voltaire, alla mentalità razionalista, ai filosofi senza fede, alle associazioni politico-culturali e ai parlamenti nazionali europei». E poi giù quell'elenco di «aberrazioni», tra le quali l'omosessualità accostata, come se il giudizio morale fosse lo stesso, alla pedofilia ma anche alla necrofilia.
«Omosessuali come necrofili», opuscolo choc in parrocchia | Liguria | Genova | Il Secolo XIX
La «finestra di Overton», ovvero l'inganno svelato
Gabriele Mangiarotti
Spesso, riflettendo sui mutamenti culturali in atto e sulla accettazione di modi e costumi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e improponibili, capita di interrogarsi su che cosa abbia reso possibile questa mutazione. Certo, anche in altri tempi le parole hanno cambiato significato e valore. Pensiamo alla «rivoluzione», passata da termine astronomico a descrizione di trasformazione sociale, prima osteggiata e poi quasi considerata una giusta modalità per ottenere cambiamenti altrimenti impossibili. Ma c’è voluto del tempo e sono dovute accadere trasformazioni reali, misurabili, non sempre inevitabili.
Ma oggi? Sembra che le parole, i concetti, le valutazioni siano – usando il gergo attuale – liquidi, mutevoli senza apparente causa scatenante. Così il «genere», diventato improvvisamente «gender» ha assunto una valenza e una diffusione impensabili tempo (breve) fa. E la sessualità, diventata improvvisamente «eterosessualità» e «omosessualità», con un connotato di indifferenza rispetto al valore. Anzi, senza che se ne possa discutere il valore: tutto sullo stesso piano.
Che cosa ha reso possibile questo cambiamento? Ascoltando la prolusione del Card. Bagnasco, qualche giorno fa, ce ne è stata offerta la chiave. Così il Presidente dei Vescovi italiani si è espresso: «Le parole più sacre della vita e della storia umana – come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione – sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.
È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse – la più nota è la cosiddetta “finestra di Overton”, una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise – si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la “cultura degli eufemismi”: consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»
Ed ecco allora che ci interroghiamo su questo strano processo, questa strana «finestra» che fa entrare nel nostro mondo un apparente inarrestabile moto di trasformazione, a cui sembra impossibile porre argine e freno, a meno di passare per violenti retrogradi e oscurantisti, incapaci di essere presenti in un mondo in rapida e positiva trasformazione. Al più tollerati, nella speranza che prima o poi si abbia a scomparire.
Personalmente non credo alla irreversibilità e inevitabilità del processo, ad una condizione, però: che si abbia coscienza di ciò di cui si è portatori e si viva una serie di relazioni forti, positive e costruttive in grado di generare un modo di guardare la realtà che ne salvi i fattori costitutivi, senza complessi di inferiorità, credendo nella forza delle ragioni e rifiutando le cosiddette ragioni della forza.
Sbirciando su Internet ho trovato queste note che mi sembrano chiarire il senso di quello che sta accadendo. Ve le riporto come spunto di riflessione e di confronto: «Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state probabilmente costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.
Le idee passano dalle seguenti fasi;
1 impensabili (inaccettabile, vietato);
2 radicali (vietato ma con eccezioni);
3 accettabili;
4 sensate (razionalmente difendibili);
5 diffuse (socialmente accettabili);
6 legalizzate (introdotte a pieno titolo)
Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi…»
«La tecnologia di manipolazione della coscienza della società per una graduale accettazione da essa delle idee considerate in precedenza aliene, ad esempio la revoca di un tabù, si basa sull’utilizzo di The Overton Window. La sostanza di questa tecnologia consiste nella divisione di un desiderato spostamento delle opinioni in alcuni step, ciascuno dei quali sposta l’accettazione delle idee di una fase, e una norma universalmente accettabile verso il suo margine. Ciò causa il successivo spostamento della “finestra” cosicché la posizione raggiunta si trova di nuovo al centro, il che dà una possibilità di compiere un ulteriore passo verso la fase successiva.
I think tank producono e diffondono le opinioni oltre The Overton Window allo scopo di rendere la società più ricettiva a diverse idee. Quando un simile centro vuole introdurre un’idea che la società ritiene inaccettabile usa gradualmente il modello della “finestra”…»
«Un’enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell’opinione pubblica assicura il funzionamento dell’Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E’ curioso che i temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso oppure eutanasia non ci sembrano più strani. Hanno semplicemente percorso l’intero processo “tecnologico” di trasformazione da “inaccettabili” fino alla “legalizzazione”…»
La «finestra di Overton», ovvero l'inganno svelato
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