





Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Olanda, baby trans e autocertificazione per "cambiar sesso"
Sander Dekker, ministro per la Protezione legale nei Paesi Bassi, l’11 aprile scorso ha annunciato che i bambini e ragazzi sotto i 16 anni potranno “cambiare sesso” previa certificazione medica ed invece gli over 16 potranno farlo senza nemmeno il consulto dello psicologo, ma esibendo una semplice autocertificazione. Insomma basta il pensiero e diventi ciò che vuoi.
Per tutti costoro non c’è appello nella decisione presa, nel senso che se un bambino decide di “diventare bambina”, “bambina” rimarrà per sempre per l’anagrafe olandese. Questo cozza con i principi della teoria gender che prevedono la liquidità dell’identità psicologica sessuale e dunque la possibilità anche di tornare ad essere maschio una volta che si è proceduto al “cambiamento di sesso”.
Olanda, baby trans e autocertificazione per "cambiar sesso" - La Nuova Bussola Quotidiana
Esperimenti gender sui bimbi, in Gran Bretagna si dimettono 5 medici
Il Gender Identity Development Service è finito nella bufera. Gravi preoccupazioni sul trattamento dei bambini vulnerabili che arrivavano in clinica
Matteo Orlando
In Gran Bretagna l'unica clinica "gender" per i bambini, che offre prestazioni per conto del National Health Service (il sistema sanitario nazionale del Regno Unito), è finita nella bufera.
Secondo un’inchiesta del Times, ben cinque medici si sono dimessi, per motivazioni legate all'etica e alla sicurezza, a causa delle preoccupazioni sul trattamento dei bambini vulnerabili che arrivavano in clinica presentandosi come transgender. Gli esperti che hanno rassegnato le dimissioni hanno parlato di centinaia di interventi medici, che possono cambiare la vita dei bambini, attuati senza prove sufficienti dei loro effetti a lungo termine.
Mentre nel 2010 erano stati solo novantaquattro, lo scorso anno i giovani che sono stati indirizzati alla clinica del Gender Identity Development Service (Gids), che ha sede presso la Tavistock Center e la Portman Clinic nella zona nord ovest di Londra (e una sede succursale a Leeds), sono stati più di due mila e cinquecento.
La grave accusa lanciata dai medici dimissionari è relativa al fatto che alcuni bambini che "lottano" con la loro sessualità sono stati erroneamente diagnosticati come "trans-identifying" dalla clinica londinese. Tutti e cinque gli ex membri dello staff facevano parte della squadra che decideva la somministrazione di farmaci per interrompere lo sviluppo dei giovanissimi prima della pubertà, decidevano cioè con quali bloccanti ormonali dovevano essere trattati per arrestare il loro sviluppo sessuale.
I medici che hanno lasciato il Gids hanno parlato, in particolare, di diagnosi errate sulla disforia di genere e temono che alcuni giovani siano stati sottoposti a pressioni per ottenere un trattamento di cambiamento di genere dopo aver sofferto di bullismo omofobico. Uno dei cinque dimissionari ha affermato che l'unico motivo per cui molti sono rimasti così a lungo fedeli al loro incarico è stato quello di evitare che altri bambini ricevessero il trattamento.
Secondo i dati del Times almeno altri diciotto membri dello staff hanno lasciato la controversa clinica negli ultimi tre anni, sempre per le paure che non siano stati effettuati tutti i controlli sufficienti per diagnosticare correttamente le difficoltà dei bambini. Anche altri esperti temono che i trattamenti vengano dati senza esplorare la ragione alla base della confusione dei bambini sulla loro sessualità. Carl Heneghan, direttore del Center of Evidence-based Medicine dell'Università di Oxford, ha dichiarato al Times che "data la scarsità di prove, l'uso off-label di farmaci (per esiti non coperti dalla licenza del farmaco) nel trattamento della disforia di genere significa in gran parte un esperimento dal vivo e non regolamentato sui bambini".
La Gids ha negato le accuse spiegando che nei casi complessi sono state fatte accurate diagnosi e continua a spiegare sul suo sito web che "molti, ma non tutti, i bambini e i giovani che vediamo non sono contenti di aspetti delle caratteristiche sessuali primarie o secondarie del loro corpo. Alcuni bambini registrati come maschi quando sono nati, potrebbero non sentirsi maschi quando sono più grandi o preferirebbero vestirsi con abiti o giocare con giocattoli che altre persone dicono essere 'per ragazze'. Allo stesso modo, alcune bambine registrate come femmine alla nascita potrebbero sentirsi dopo dei maschi. Altri potrebbero dire che né 'ragazzo' né 'ragazza' sembrano le parole giuste per quello che provano per se stessi. [...] Cerchiamo di aiutare i giovani e le loro famiglie a far fronte all'angoscia e a ridurla. Il nostro obiettivo è comprendere gli ostacoli che si frappongono tra i giovani e lo sviluppo di un'identità di genere più stabile e sicura. [...] Lavoriamo anche con un piccolo numero di bambini che hanno un genitore trans, e le cui difficoltà sono legate alla loro esperienza nell'identità di genere o nella transizione del genitore".
Già a febbraio erano stati gli stessi medici della clinica ad avvertire che i giovani pazienti avrebbero potuto essere esposti a "danni a lungo termine" a causa di gruppi di pressione e di "genitori invadenti". Secondo un rapporto dell'ex governatore dello staff, David Bell, alcuni bambini assumono un'identità trans come soluzione "a molteplici problemi come l'abuso storico di minori in famiglia, il lutto, l'omofobia e un'incidenza molto significativa del disturbo dello spettro autistico. Molti bambini che mettono in discussione la loro identità possono aver imparato attraverso risorse online o sono stati istruiti dai genitori su cosa dire per ottenere i risultati che vogliono".
Recentemente, sempre in Gran Bretagna, era stata scoperta una clinica abusiva che predisponeva bambini al cambio di sesso (attraverso trattamenti ormonali miranti a determinare il mutamento delle rispettive identità sessuali), gestita da una donna radiata dall’ordine dei medici.
Esperimenti gender sui bimbi, in Gran Bretagna si dimettono 5 medici - IlGiornale.it
Bolsonaro: "Brasile non diventerà paradiso per mondo e turismo gay"
Le affermazioni di Bolsonaro hanno scatenato la reazione dei gruppi Lgbt brasiliani. Incontrando Trump Bolsonaro aveva detto che Stati Uniti e Brasile sono "uniti per il rispetto della famiglia tradizionale, nel timore di Dio, e contro l'ideologia di genere"
Matteo Orlando
Jair Bolsonaro ha generato una nuova polemica in Brasile dicendo che il suo Paese non diventerà mai un paradiso per il mondo Lgbt e per il turismo che orbita in tale ambito.
Durante una colazione con i giornalisti tenutasi il 25 aprile il Capo di Stato del più grande paese sudamericano ha detto che "il Brasile non può essere un paese per il mondo gay e per il turismo gay".
Bolsonaro ha toccato l'argomento quando è stato sollecitato a rispondere sull'accusa, che gli è arrivata negli anni dagli ambienti progressisti, di essere omofobo. Il presidente brasiliano ha ribadito che se uno vuole andare in Brasile "per fare sesso con una donna" faccia "pure la sua vita". Ma "non possiamo lasciare che questo posto sia conosciuto come un paradiso per il turismo gay, il Brasile non può essere un paese per il mondo gay".
Queste affermazioni hanno scatenato la reazione dei gruppi politici Lgbt, che già dall'elezione di Bolsonaro vanno all'attacco del Presidente e sono perennemente sul sentiero di guerra contro ogni politica portata avanti dal suo governo.
Recentemente, Bolsonaro è stato con Donald Trump alla Casa Bianca e ha affermato che sia gli Stati Uniti che il Brasile sono e saranno "uniti nella garanzia della libertà, nel rispetto della famiglia tradizionale, nel timore di Dio, il nostro Creatore, contro l'ideologia di genere, il politicamente corretto e le finte notizie".
Il presidente brasiliano, più volte, sul suo profilo Twitter si è espresso per l'eliminazione di tutti i contenuti Lgbt dalle scuole e anni fa intervistato dall'attore comico britannico Stephen Fry, per il documentario Out There, andato in onda sulla Bbc nel 2013, aveva affermato che "nessun genitore è orgogliosa di avere un figlio gay" e che ai "brasiliani non piacciono gli omosessuali".
Bolsonaro: "Brasile non diventerà paradiso per mondo e turismo gay" - IlGiornale.it
USA, niente visti per i partner gay dei diplomatici
Nel 2009 l'allora segretario di Stato Hillary Clinton aveva concesso i visti di ingresso a qualsiasi compagno omosessuale di diplomatici che entrasse negli USA.
Ora l’amministrazione Trump ha cambiato le regole: solo se il compagno è “sposato” con il diplomatico può avere il visto diplomatico, non se è solo unito civilmente o se è convivente. Dunque se il paese di origine dove si è unita la coppia omosessuale non prevede il “matrimonio” gay, nulla da fare in merito ai visti.
Anche questo è un buon segnale per comprendere come l’amministrazione Trump intende porsi di fronte alla questione omosessuale.
USA, niente visti per i partner gay dei diplomatici - La Nuova Bussola Quotidiana


@ Erlembaldo.
Meno male che ogni tanto il Lavoro fa Festa!
Salutaci il Pappamento.![]()
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




PEDOFILIA
Se il Comitato dei Ministri UE approva la pedofilia
Nel 2010 il Comitato dei Ministri d'Europa emana una Raccomandazione “sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere”.
Questa raccomandazione finisce come appendice nel famigerato documento “Strategia nazionale LGBT 2013-2015”, dell’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziali che fa capo al Dipartimento Pari Opportunità del governo italiano.
La Raccomandazione si compone anche di un Allegato. Al punto IV, 18 dell’Allegato che si trova alla pagina 56 del documento dell’Unar si può leggere che “Gli Stati membri dovrebbero assicurare l’abrogazione di qualsiasi legislazione discriminatoria ai sensi della quale sia considerato reato penale il rapporto sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso, ivi comprese le disposizioni che stabiliscono una distinzione tra l’età del consenso per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali”. Si tratta di una esplicita apertura alla pedofilia.
Se il Comitato dei Ministri UE approva la pedofilia - La Nuova Bussola Quotidiana
Il principe Harry supporta una lobby pro baby trans
L’organizzazione inglese Sirene, che si occupa di bambini trans per facilitarsi nella cosiddetta transizione di genere, ha annunciato che il principe Harry appoggerà tramite la Royal Foundation le loro attività. La direttrice di Sirene Susie Green ha così commentato: “Penso che sia sempre molto importante per i giovani vedere le persone autorevoli e credibili come il Principe Harry supportarli e aiutarli”
E così le lobby favorevoli al transessualismo dei bambini hanno trovato un testimonial reale.
http://www.lanuovabq.it./it/il-princ...y-transterryes
Quei retroscena choc sugli esperimenti gender sui bimbi
I medici dimissionari del Servizio sanitario nazionale del Regno Unito svelano i retroscena degli esperimenti gender. Quasi 3000 casi nel 2018
Giuseppe Aloisi
Ha fatto davvero scalpore l'inchiesta del Times secondo cui, per alcuni medici, le terapie finalizzate al cambiamento di sesso e al blocco della pubertà nascondono in realtà delle vere e proprie sperimentazioni.
Adesso stanno venendo fuori alcuni retroscena sul perché del passo indietro operato dai cinque operatori sanitari del National Health Service. Sullo sfondo, come sempre, c'è quella che viene chiamata "ideologia gender". Un disegno discusso. Alcuni sostengono che non esista alcuna programmazione idealistica. Altri, specie tra i cattolici conservatori, pensano che si voglia arrivare alla negazione definitiva delle differenze di genere, partendo dalla diffusione culturale, e a questo punto medicinale, di certe idee.
Bisogna fare attenzione ai numeri che riguardano questa vicenda. Stando a quanto si apprende sul quotidiano La Verità, infatti, non sono solo cinque i medici dimissionari, ma diciotto sono le persone che, nel tempo, ha abbandonato la Gender Identity Development Service, che opera nel Regno Unito. Le testimonianze fornite lasceranno degli strascichi mediatici. Uno dei medici che ha presentato le proprie dimissioni ha raccontato di come queste cure sperimentali abbiano riguardato minori soggetti precedentemente ad abusi, presentanti problematiche di carattere psicologico e costretti a subire traumi di origine familiare.
Stupisce pure il presunto pressapochismo con cui questi casi verrebbero analizzati. Sul quotidiano diretto da Belpietro, viene specificato come le diagnosi venissero fatte in circa tre ore. Sono sufficienti - ci si può domandare - a diagnosticare la disforia di genere o una patologia affine? Ecco, allora, l'approfondimento sanitario su quanto sta venendo fuori nel corso di queste ore. Pure un luminare ha detto la sua. Il professor Henegan ha parlato, senza troppi giri di parole, di un "esperimento dal vivo sui bambini non regolato". Non sono gli antigender a criticare, con tutti i crismi del caso, il sistema che ruota attorno alle terapie del blocco della pubertà, ma le medesime persone che hanno lavorato in quel settore.
Come un'altra delle dottoresse sentite dal Times, che ha citato pure un episodio all'interno del quale la volontà di un padre, forse abusatore, ha influito sul fatto che venissero somministrati dei farmaci. Ma a chi converrebbe mettere in moto questo meccanismo? Un suggerimento, ancora una volta, può arrivare da una delle regole madri delle inchieste: "seguire i soldi" non è mai un cattivo consiglio. In relazione a questo genere di interventi medici, si può notare come le percentuali dei pazienti coinvolti, nel corso di questo decennio, siano incrementate a dismisura: nel 2010 i pazienti interessati corrispondevano a non più di 50, ora è posssibile annoverare 2519 casi trattati nel solo arco temporale del 2018.
Quei retroscena choc sugli esperimenti gender sui bimbi - IlGiornale.it


https://www.maurizioblondet.it/bambi...a-di-lesbiche/
BAMBINO EVIRATO E UCCISO DA UNA COPPIA DI LESBICHE.
Maurizio Blondet 14 Giugno 2019
Hanno voluto praticare la chirugia per far “cambiare sesso” al piccolo
L’ORRENDO CRIMINE, PER RAGIONI IDEOLOGICHE, VIENE TENUTO SEGRETO DALLA STAMPA INTERNAZIONALE!
Siamo una società che invece di interrogarsi se alcune ideologie abbiano fondamento o sugli effetti che hanno sulla società, si preoccupa degli effetti delle notizie sul popolo e opera una sorta di censura, in nome della cosiddetta discriminazione, omofobia, razzismo. Potremmo così tentare di nascondere un crimine orrendo, fatto nei confronti di un bambino, perché ciò porterebbe l’opinione pubblica a interrogarsi sugli effetti di alcune ideologie sui bambini e sulle menti psicolabili. E’ quanto sta accadendo in Brasile con un delitto orrendo, compiuto da due donne lesbiche conviventi, nei confronti del figlio di una di loro, sottratto al padre, che invano ha tentato di avere con sé i figli avuti con la donna. Le due donne giudicavano la mascolinità tossica e hanno così cercato di trasformare il bambino in una “ragazza”, compiendo abusi psichici e fisici che si sono conclusi con l’accoltellamento del bambino, esausto, e tutto questo sotto gli occhi della sorella. Secondo quanto affermato dalla polizia, le due donne hanno evirato il bambino e prodotto un taglio sull’inguine, in modo da produrre un abbozzo di vagina, dopo di che il bambino non si era più ripreso. La notizia è stata tenuta nascosta dalla stampa internazionale e abbiamo notato come alcuni video, prima presenti su Youtube, siano stati cancellati. In alcuni giornali brasiliani invece la notizia viene riportata in modo parziale.
Fatti come questo dimostrano come femminismo estremo e gender siano un cocktail micidiale, che danneggia la società, i bambini e ha effetti imprevedibili sulla mente di alcuni adulti psicolabili. Le donne in realtà stavano applicando niente che di meno le teorie di John Money, il fondatore del gender, il quale sosteneva che l’identità sessuale dipende dall’educazione. Quante volte abbiamo sentito parlare di mascolinità tossica e di demonizzazione del maschio non solo nei social network, ma anche nei mass-media di stato! Post in cui una madre mostra un bambino sotto il rubinetto dell’acqua, scrivendo “Se non diventa femminista, lo affogo”, o video in cui si sostiene che le donne devono abortire i maschi. Se la mascolinità è tossica, il bambino va evirato e femminilizzato. Le due donne sono innocenti! D’altra parte la Corte Suprema del Brasile sta impedendo ogni critica al comportamento delle due donne, con il pretesto dell’omofobia e la minaccia dell’arresto. Contro la censura su notizie come questa noi pensiamo che il pubblico non debba essere trattato come un bambino, ma come un insieme di persone mature, in grado di giudicare e decidere liberamente.
Nella foto in alto Rosana da Silva Candido, 27 anni, e Kacyla Damasceno Pessoa, 28 anni, le donne incriminate per l’uccisione del bambino. Sotto il ragazzo Rhuan Maycon.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Affidi illeciti Reggio Emilia, non solo soldi ma ideologia LGBT dietro menzogne e violenza
Sembra di sprofondare ogni giorno di più nell’inferno, mentre emergono nuovi disgustosi profili della vicenda di cui ci siamo occupati qui e qui, ravvisando notevoli paralleli con l’agghiacciante storia (di quasi trent’anni prima, ma c’è una orribile costante) che avevamo raccontato qui.
Oggi è l’insospettabile Corriere della Sera a riportare:
A interrogare la bambina tolta ai genitori naturali e affidata a una coppia di donne, nell’ottobre scorso, c’erano le due nuove mamme…
…un attimo: DUE MAMME? Cioè la bambina vittima presunta di abusi è stata affidata a due lesbiche? Proseguiamo.
…e la psicoterapeuta Nadia Bolognini, che poneva le domande. La bambina, che chiameremo A., si lamentava di non avere più visto il padre, e la dottoressa le dice: «Ma non ti ricordi che hai detto che non lo volevi più rivedere?» A.: «Non ho detto questo». Le due donne affidatarie intervengono per sostenere il contrario, ma A. insiste: «Io non ho detto che non volevo vederlo». Il confronto va avanti a lungo, con le adulte impegnate a far «confessare» la bambina e A. che resiste. Anzi, spiega che le piacerebbe reincontrare i veri genitori: «Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancavano gli abbracci del papà…». Più la Bolognini prova a stimolare la memoria di A.: «Avevi paura che ti facessero del male… Me lo hai detto, ti ricordi?». Ma A. non ricorda: «Quando?». È solo uno dei colloqui intercettati dai carabinieri e utilizzati dal giudice per dimostrare le pressioni e manipolazioni delle parole dei minorenni tolti alle famiglie d’origine. Una delle più innocenti, che serve al giudice per definire «destituita di fondamento e quindi certamente falsa», la paura di A. nei confronti del padre.
In un’altra circostanza una psicologa del servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Montecchio Emilia riferisce che la bambina B. le ha confidato che l’ex convivente della madre a cui era stata sottratta la toccava nelle parti intime. A corredo della relazione allega due disegni: uno certamente fatto da B., di un uomo con la barba e senza mani; un altro in cui lo stesso uomo era «accanto a un’altra figura, con le proprie mani allungate all’altezza della zona genitale della citata seconda figura». Un’aggiunta, secondo l’accusa, fatta «personalmente» dalla psicologa per avvalorare quanto affermato nella relazione. Le conclusioni a cui sono giunti i magistrati al termine della prima fase di un’inchiesta complessa e complicata, dove le testimonianze dei bambini (già di per sé materia delicata), s’intrecciano con il lavoro di assistenti sociali, psicologici e affini (che pure è sempre di non facile valutazione) coincidono con quelle del perito incaricato di valutare gli interrogatori a cui fu sottoposta A.: «La bambina è considerata vittima di abusi senza che vi sia riscontro giudiziario di ciò e interferendo, quindi, con gli accertamenti di tale evenienza. Sono presenti significative e pericolose induzioni, suggestioni e condizionamenti che possono interferire significativamente con la rappresentazione mentale degli eventi, contribuendo quindi al rischio di falsi ricordi ma anche quelli al contesto familiare d’origine».
Il movente – oltre che economico attraverso incarichi, sussidi e pagamenti di rette – sarebbe secondo l’accusa anche «ideologico», a vantaggio di «scelte terapeutiche favorenti psicologi privati ai danni del servizio pubblico». Di una delle persone arrestate, la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell’Unione Comuni Val D’Enza Federica Anghinolfi, omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni…
…aspetta, quella che diceva che gli abusi nascevano nella famiglia patriarcale che si riteneva padrona dei figli? sì, proprio lei: leggete qui! Si vede che, per questa luminare, è abuso solo se dei genitori si disperano per riavere i propri figli, mentre se è una coppia di pervertite a volerglielo strappare per scimmiottare una fecondità che mai avranno, è tutto ok. Ci pare di sentire echi della vicenda Forteto, a voi no? Potete confrontare qui e qui. Proseguiamo.
…il giudice scrive che sono «la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”». Nell’antologia dei casi analizzati dal giudice ci sono accuse di maltrattamenti nei confronti dei minorenni affidati alle nuove famiglie, o quelle accuse rivolte al padre naturale di C. – un altro bambino sottratto alla famiglia d’origine – di avere abusato sessualmente del figlio, nonostante l’indagine penale su quel vecchio fatto fosse stata archiviata. Ci sono le descrizioni di falsa indigenza e abbandono utilizzate come motivo per portare via i minorenni, come le denunce attribuite a una madre senza però dare conto dei disturbi mentali della donna. E c’è l’accusa di violenza privata rivolta alla dottoressa Bolognini (anche lei arrestata) per l’utilizzo della «magica macchinetta dei ricordi», una congegno «a impulsi elettromagnetici con cavi che la minore doveva tenere tra le mani», presentato come uno strumento utile e rievocare «le cose brutte» vissute in precedenza. Utile ad aprire «lo scatolone del passato e la cantina», senza fidarsi «delle persone che dicono di volerti bene».
Il giudice ipotizza che sulle condotte dell’indagata pesino problemi personali passati e presenti, addebitando ad essi una «insofferenza riversata in una rabbia repressa sfociata negli atteggiamenti con i minori». Tra questi c’è «l’uso degli elettrodi per indurli a ricordare abusi solo sospettati, e di cui non si potrà ormai più sapere se siano avvenuti o meno, attraverso la inquietante “macchinetta dei ricordi”».
Avete capito? Questi odiano l’umanità a tal punto da voler rendere impossibile accertare se una violenza è avvenuta o no. Il passato di questi bambini, se non il loro presente, viene distrutto. Se non è Satana questo.
Agli arresti è finito anche il marito della Bolognini, Claudio Foti, altro psicoterapeuta accusato di «modalità suggestive e suggerenti» nelle domande rivolte a D. per farle confessare presunte violenze sessuali subite dal padre. L’obiettivo, per gli inquirenti, era sempre lo stesso: «Costruire un’avversione psicologica dei minori per la famiglia di origine». E gli indagati lo perseguivano attraverso una «percezione della realtà e della propria funzione totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali».
…Ma il problema è certamente l’omofobia. Dall’orrore è tutto, linea allo studio.
https://www.radiospada.org/2019/06/a...kaJYO1kOVTc_vM
“Io accusato di omofobia per togliermi il figlio e darlo a una coppia gay”
"Mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere"
Costanza Tosi
Da un lato bambini traumatizzati, plagiati dagli psicologi e strappati dall'affetto dei loro cari.
Dall'altro i loro genitori che non si danno pace. Tutte vittime di una rete di donne e uomini disposti a tutto, come si legge nelle carte dell'inchiesta "Angeli e demoni".
Ma non solo. Incontriamo un uomo - che ci chiede di restare anonimo e che chiameremo Michele - che inizia a parlarci. La sua odissea inizia nel 2017, quando gli vengono strappati i figli per darli in adozione a una coppia gay. Tutto inizia con una denuncia per maltrattamenti (adesso archiviata dal tribunale di Reggio Emilia) fatta dalla sua ex moglie. I servizi sociali della Val D'Enza cominciano a monitorare la famiglia, come ci racconta lo stesso uomo: "Venivano a controllare in continuazione. Mi contestavano che la casa non fosse idonea a far vivere i miei figli. Mi hanno detto che la camera dei bambini era troppo pulita, quasi che loro non avessero mai dormito in quella stanza. I giocattoli erano riposti nell'armadio e anche questo a loro non tornava. Cercavano sempre delle scuse, a volte banali".
Ispezioni assidue e incontri continui. Gli assistenti stilavano lunghe relazioni, spesso fantasiose, secondo Michele. Relazioni che però non corrispondevano alla realtà dei fatti in qunato falsificavano gli eventi. Tra le righe delle relazioni infatti ci sarebbero racconti di fatti che però non sarebbero mai avvenuti. Mese dopo mese, anzi, i servizi sociali aggiungevano ulteriori dettagli per creare la figura del "papà cattivo", un pretesto - per gli inquirenti - per togliere i bambini al genitore e affidarli alla madre che, dopo essere andata via di casa, viveva con la sua nuova compagna. Michele doveva quindi diventare l’orco cattivo, il padre violento sia con i figli che con la moglie.
“Un giorno - racconta Michele a ilGiornale.it - mentre mi stava per salutare, mio figlio ha iniziato a piangere perché non voleva andare con la madre. Io non riuscivo a capire, ma siamo riusciti a calmarlo e tutto si è sistemato. Poi è andato via con lei". Ma non solo. Poco dopo Michele scopre dei dettagli agghiaccianti, nelle relazioni dei servizi sociali: "Scopro che Beatrice Benati, che aveva redatto la relazione, nel raccontare i fatti scriveva: 'I bambini si riferivano al padre, insultandolo'. Lì ho capito che c’era qualcosa di strano. Perché avrebbero dovuto scrivere una cosa per un'altra? A che scopo? Ancora oggi me lo chiedo".
Il 15 giugno del 2018 Michele viene convocato dagli assistenti sociali. Incontra Federica Anghinolfi e Beatrice Benati (oggi agli arresti domiciliari) che gli comunicano che non potrà più vedere i suoi figli se non “in forma protetta una volta ogni 21 giorni.”
La motivazione? "Lei è omofobo!", gli spiega la Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali, e attivista Lgbt. "Io ero sconvolto, non volevo crederci - spiega Michele- Chiesi spiegazioni e mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere". Adesso, dopo un anno, Michele pensa solo ai suoi figli, soprattutto al più piccolo. A causa delle pressioni psicologiche e dei traumi subiti durante il percorso di allontanamento dal padre ora il bambino soffre di problemi psichici. "Sta soffrendo molto, questa situazione lo sta distruggendo e io ho le mani legate. Ha degli atteggiamenti preoccupanti, me lo hanno detto anche le insegnati di scuola - sospira Michele, che fa fatica a parlare e ha la voce rotta dal dispiacere - Dice spesso che non sa che farsene della sua vita, che vuole morire". Sono questi i pensieri di un bambino allontanato dalla propria famiglia. Pensieri che nessuno dovrebbe mai fare. Soprattutto un bambino.
?Io accusato di omofobia per togliermi il figlio e darlo a una coppia gay? - IlGiornale.it
Ikea licenzia dipendente perché critica idee Lgbt citando la Bibbia
Tomasz K. è stato licenziato per aver rifiutato di ritirare un commento critico su un articolo inviato ai dipendenti che propagava le posizioni pro Lgbt della nota multinazionale svedese
Matteo Orlando
Ikea, il più grande rivenditore al mondo di mobili, ha licenziato un dipendente "reo" di aver espresso la sua opinione, ispirata da estratti delle Sacre Scritture, in risposta ad una iniziativa ideologica pro Lgbt portata avanti in Polonia.
L'oramai ex dipendente Ikea, identificato con lo pseudonimo di Tomasz K., ha dichiarato alla rete televisiva polacca TVP Info di essere stato licenziato dopo aver rifiutato di ritirare un commento critico su un articolo inviato ai dipendenti, che propagava l'ideologia del movimento Lgbt, articolo pubblicato su una rete intranet della nota multinazionale svedese fondata da Ingvar Kamprad.
In particolare, l’uomo aveva inserito un commento in contrapposizione alla politica Ikea di solidarietà alla comunità Lgbt in occasione della recente giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia. Tomasz K., ha dichiarato di sentirsi "scosso. Sono stato assunto per vendere mobili ma sono cattolico e questi non sono i miei valori". Nonostante il fatto, come riportano vari siti polacchi, che il suo lavoro sia stato valutato positivamente da clienti e superiori, secondo le autorità locali dell’Ikea la sua affermazione è una violazione della legge e degli standard interni dell'azienda.
La cultura aziendale di Ikea si basa sulla "libertà di idee, tolleranza e rispetto per ogni dipendente, ma l'azienda deve reagire quando vede il rischio di violazione della dignità degli altri dipendenti", ha affermato Katarzyna Broniarek, responsabile delle comunicazioni aziendali. Attraverso una lunga dichiarazione ha spiegato che "il dipendente ha effettivamente usato citazioni dall'Antico Testamento sulla morte spirituale alla quale vanno incontro gli omosessuali".
L'Istituto Ordo Iuris, che si sta battendo al fianco dell’operaio licenziato, ha intentato subito una causa contro l’Ikea, presso il tribunale locale competente, quello di Cracovia, per chiedere che la risoluzione del contratto di lavoro venga considerata inefficace ed ha spiegato che anche alcuni dipendenti che hanno apprezzato il commento sono stati "avvertiti".
Secondo questo gruppo di avvocati polacchi, i motivi di licenziamento indicati dal datore di lavoro sono falsi. Non si rifletterebbero nei fatti ma costituirebbero una valutazione arbitraria e soggettiva dell'Ikea, a cui sono state sottoposte solo le credenze, le convinzioni e la religione del dipendente licenziato. "Il vero motivo del licenziamento del dipendente è la sua espressione di una visione riferita ai valori cattolici, all'insegnamento sull'omosessualità della Chiesa Cattolica".
Secondo il parere degli avvocati di Ordo Iuris, Ikea oltre ad avere violato l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in base al quale tutti hanno il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, il licenziamento per tali motivi avrebbe violato un bel po' di norme polacche, in particolare gli articoli 53 e 54 della Costituzione della Repubblica di Polonia e gli articoli 11 e 18 del Codice del lavoro polacco.
"La decisione di licenziare Tomasz K. dal lavoro è incompatibile con la legge polacca e gli standard interni della rete Ikea. L'espressione critica avverso l'ideologia del movimento Lgbt da parte del dipendente e il suo attaccamento ai valori cristiani non possono essere una ragione per trarre conseguenze legali contro di lui. Speriamo che la corte considererà la rescissione del contratto come inefficace e assegnerà al querelante un adeguato risarcimento", ha commentato l'avvocato Maciej Kryczka del Centro di intervento sui processi di Ordo Iuris.
È stato inoltre evidenziato che Katarzyna Broniarek, responsabile delle comunicazioni aziendali presso Ikea Retail, su Facebook e Instagram ha spesso elogiato le lotte Lgbt, si è battuta per il diritto all'aborto e si è espressa su altre tematiche sensibili.
Ordo Juris ha anche pubblicato il contenuto dell’articolo diffuso sulla rete aziendale interna. Porta il titolo "L'inclusione degli Lgbt+ è responsabilità di ciascuno di noi" e nel testo si legge che "in Ikea incoraggiamo anche i nostri dipendenti Lgbt+ a essere se stessi e a non accettare alcun tipo di discriminazione basata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere".
Bloomberg ha rilevato che adesso Ikea rischia il boicottaggio in Polonia per avere licenziato il dipendente anti ideologia Lgbt. Diversi esponenti del partito al governo hanno rimproverato Ikea e hanno chiesto ai pubblici ministeri di indagare sul caso. Il caso si è verificato poche settimane dopo che il politico più potente della Polonia, il capo del partito governativo Jaroslaw Kaczynski, ha detto nel corso delle elezioni europee che il progresso dei diritti degli omosessuali è un "grave pericolo" per le famiglie della Polonia e per il futuro dell'Unione europea. "L'episodio mostra come le compagnie straniere in Polonia discriminano coloro che non condividono i loro valori", ha detto il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. "Questo è inaccettabile, è assolutamente scandaloso".
Vari parlamentari si sono proposti per sostenere le spese legali del dipendente licenziato ed hanno chiesto ai polacchi di boicottare l'Ikea, specialmente se le indagini faranno emergere che l’azienda sta discriminando i cattolici. Ikea ha aperto il suo primo negozio polacco nel 1991. Ha più di una dozzina di fabbriche nel paese e quasi la stessa quantità di punti vendita al dettaglio. Gli stabilimenti polacchi producono circa 4.000 prodotti venduti nei negozi Ikea a livello globale.
Ikea licenzia dipendente perché critica idee Lgbt citando la Bibbia - IlGiornale.it