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Discussione: Vai col gender!

  1. #81
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Il ministro di Giustizia svedese, Amdres Ygeman, ha già promesso guerra, ritenendo la linea pro-family «discriminatoria». Sulla stessa linea la sua collega francese, Christiane Taubira, esponente del partito Walwari, sezione in Guyana del Partito Radicale di Sinistra. Così già si stanno studiando le prossime mosse da compiere per trovare l’inghippo e forzare le regole. Pur di far passare i nuovi regolamenti, ad esempio, pare si sia pronti a sacrificare il voto unanime ad una sorta di “maggioranza qualificata” di 9 Stati membri soltanto; il che, tuttavia, significherebbe tradire quella condivisione di «valori comuni», su cui si è sempre preteso retoricamente di voler fondare la “nuova” Europa.
    Da Polonia e Ungheria un altro schiaffo al fronte della sovversione | Azione Tradizionale
    Zitto, lercio marxista, traditore della tua etnia, zitto!
    Io discrimino perché la libertà di pensiero e di opinione è discriminazione;
    libertà di scelta è discriminazione;
    io difendo la famiglia naturale;
    io difendo la mia identità;
    io difendo la mia cultura;
    io discrimino perché faccio differenza in nome del diritto al libero pensiero.
    Io discrimino e ne vado orgoglioso.
    Zitto infame!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #82
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Il Comune di Bologna finanzia un film porno
    Il sindaco Virginio Merola ha deciso di usare le risorse destinate alla parità tra i sessi, le 'quote rosa comunali', per finanziare il progetto di Slavina, una 'porno-attivista' che vuole realizzare un film porno autoprodotto per donne, lesbiche e transessuali.
    Francesco Curridori
    Il Comune di Bologna finanzia il porno. Il sindaco Virginio Merola, come racconta il giornale online La Croce, ha deciso di usare le risorse destinate alla parità tra i sessi, le 'quote rosa comunali', per finanziare il progetto di Slavina, una 'porno-attivista' che vuole realizzare un film porno autoprodotto per donne, lesbiche e transessuali. La giunta Merola ha deciso di mettere a disposizione gratuitamente lo spazio necessario per girare le scene.
    Lo scopo di Slavina, ospite d’onore del centro delle donne di Bologna, è quello di insegnare loro a ritrovare un "erotismo in forma collettiva che superi le finzioni plastificate dell’immaginario mainstream". In sintesi un pretesto per girare un film porno a spese dei cittadini bolognesi. L’iniziativa, infatti, è stata realizzata all’interno degli spazi dell’associazione Orlando che dagli anni ottanta riceve fondi dal comune per occuparsi del tema dellla formazione delle donne bolognesi. Dal 2000 ad oggi risulta che il Comune di Bologna abbia foraggiato l’associazione con circa 56.000 € l’anno: parliamo quindi di 800.000 €, a cui vanno aggiunti contributi una tantum per altre iniziative.
    Come se non bastasse l’amministrazione comunale ha dato a questa associazione anche l'uso di una porzione dell’ex convento di S.Cristina, per la realizzazione di una biblioteca, sala da thè, archivio ed area dedicata alla ricerca e agli uffici amministrativi. All’associazione aderiscono anche molti dipendenti comunali e le varie iniziative sono spesso inaugurate dagli assessori della giunta Merola.
    Il Comune di Bologna finanzia un film porno - IlGiornale.it

    Diffusione del cognome MEROLA - Mappe dei Cognomi Italiani

    Così la rivoluzione del gender sostituì quella sociale
    di Roberto Marchesini
    Judith Butler è l'esponente più nota dei cosiddetti gender studies, o studi di genere. Sicuramente la Butler si rifà alla cosiddetta «french theory», come viene chiamato negli Stati Uniti lo strutturalismo; e in particolare a Michel Foucault, il filosofo francese che si rifà a de Sade e Bataille. Il filosofo francese si rifà al linguista inglese John Langshaw Austin, che divide gli enunciati in “constativi” (che descrivono la realtà) e “performativi” (che creano o trasformano la realtà). Esempi di enunciati performativi sono «Io ti maledico», «Giuro...», «Prometto...». Il motivo per cui Foucault era interessato al linguaggio performativo è chiaro: secondo lo strutturalismo è il linguaggio a creare la realtà. Il vero collegamento tra la Butler e Foucault si trova altrove, in particolare in un passaggio-chiave di uno dei libri più importanti di Foucault: Sorvegliare e punire. Il succo di questo libro è semplice: fino all'epoca dei lumi la giustizia infieriva in vari modi sul corpo del reo. Con l'illuminismo nasce il carcere come pena: il corpo del prigioniero è libero e intatto, ma la sua anima viene sorvegliata, rieducata, assoggettata al potere. Per Foucault si tratta di una punizione ben peggiore rispetto alla precedente poiché, istituendo la carcerazione, il potere rende l'anima “prigione del corpo”.
    Foucault era sempre stato attratto dalla morte, come testimoniano i vari tentativi di suicidio; aveva, invece, sempre provato repulsione per la sua attrazione sessuale per gli uomini, che viveva con disagio. Almeno fino alla primavera del 1975. In quell'anno fu invitato per la prima volta a tenere delle lezioni presso l'università di Berkeley; alcuni colleghi lo portarono nella Valle della Morte, a Zabriskie Point, e lo iniziarono all'Lsd. In seguito il francese definì quell'esperienza «la migliore della mia vita». Da quel momento Foucault cominciò a vivere intensamente “esperienze limite” nell'ambiente sado-maso gay di San Francisco. Aveva trovato il modo di coniugare i suoi impulsi sessuali con gli impulsi di morte. Letteralmente.
    Il suo biografo, James Miller, ha scritto nel suo libro The passion of Michel Foucault che il filosofo continuò ad avere rapporti sessuali promiscui pur sapendo di essere sieropositivo. A chi gli fece notare l'assurdità di questo comportamento, insieme suicida e omicida, Foucault rispose: «Morire per l'amore dei ragazzi: cosa c'è di più meraviglioso?».
    Michel Foucault non è all'origine solamente dell'ideologia gender e di quella omosessualista. Da sempre militante comunista, Foucault si accorse tra i primi che la via dell'insurrezione armata, intrapresa dai movimenti comunisti radicali, era un vicolo cieco. Il 1978, in Francia come in Italia, fu l'anno della svolta: la Rivoluzione, per definizione sempre in movimento, doveva cercare altre strade. Fu proprio in quell'anno che Foucault, nel corso delle sue lezioni al Collège de France, invitò ripetutamente i suoi “uditori” a leggere i lavori dei libertari Ludwig von Mises e Frederick Hayek. Si tratta di un ritorno, per Foucault, ai suoi maestri, de Sade in particolare: all'illuminismo, all'empirismo, al liberalismo. Le origini del rifiuto della metafisica. L'assenza di ogni legge morale e religiosa.
    Così la rivoluzione del gender sostituì quella sociale



    Il gender diktat mette KO il nuovo campione mondiale dei pesi massimi Tyson Fury
    Il totalitarismo gender permette di odiare a senso unico e fa piazza pulita dei suoi oppositori
    di Rodolfo de Mattei
    Il nuovo campione mondiale della categoria dei pesi massimi, Tyson Fury, barcolla sotto gli implacabili e violentissimi colpi del gender diktat. Il pugile britannico di 27 anni, dopo aver conquistato, lo scorso novembre, lo storico titolo, battendo ai punti il campione ucraino Wladimir Klitschko, è stato infatti travolto da una bufera mediatica, non ancora placatasi, per alcune sue dichiarazioni, giudicate “sessiste e omofobe”, rilasciate il 4 dicembre, durante il programma tv condotto da Victoria Derbyshire sulla BBC.
    La polizia di Manchester, dove Tyson Fury risiede, ha addirittura aperto contro di lui un fascicolo per istigazione all’odio, facendo sapere che andrà a fondo della vicenda. Oltre alla denuncia, il pugile è immediatamente divenuto bersaglio delle armate omosessualiste, che, immancabilmente, hanno dato avvio ad una feroce campagna d’odio e di boicottaggio on-line nei suoi confronti. Sul sito “change.org” è stata avviata una petizione, che ha già raccolto oltre 138mila firme, per convincere la BBC a ritirare la candidatura del pugile dal premio “Sportivo dell’Anno”. Una posizione condivisa anche dall’ “Associazione dei Giornalisti Sportivi” che ha intimato a Fury di stare alla larga dalla prossima serata di gala della BBC.
    Ma quali sono, nello specifico, le gravi colpe di Tyson Fury ?
    I capi di accusa a lui imputati sono tre: il primo, consiste nell’aver liquidato con una battuta, ritenuta troppo “sessista”, la sua diretta rivale nella corsa come “Personaggio Sportivo dell’Anno”, la campionessa olimpica di eptathlon, Jessica Ennis-Hill, dichiarando:
    “Brava, ha vinto un po’ di medaglie per la Gran Bretagna, e quando si mette un bel vestitino è ancora meglio, ma il posto migliore per una donna è la cucina, pronta a prepararmi una bella tazza di te. Ecco, questa è la mia opinione”.
    Il secondo crimine di Tyson Fury è stato quello di ricordare, ironicamente, che la boxe è uno sport per maschi, affermando:
    “Credo siano davvero molto carine quando ancheggiano sul ring con i loro cartelli”.
    Ma la frase più grave di tutte, che gli è valsa l’inappellabile accusa di omofobia, è stato sottolineare come dopo la legalizzazione dell’aborto e dell’omosessualità, il prossimo passo, verso il baratro, sarà quello di rendere legale la pedofilia, dichiarando:
    “I tre fattori che potrebbero determinare la fine del mondo? Legalizzare l’omosessualità, l’aborto e la pedofilia. Chi avrebbe mai detto negli anni Cinquanta o Sessanta che le prime due sarebbero diventate legali in molti paesi?“.
    Una osservazione, tra l’altro, del tutto ragionevole e condivisibile, in quanto quegli elencati costituiscono passaggi logici e coerenti di un progressivo processo rivoluzionario.
    La vicenda di Tyson Fury è inquietante e allo stesso tempo paradossale. Il totalitarismo gender permette infatti di odiare a senso unico e fa piazza pulita dei suoi oppositori. Il copione ormai è noto e ripetitivo, in nome dei principi-totem di tolleranza e non discriminazione, non si tollera e si discrimina chi la pensa diversamente dal diktat del pensiero dominante. Chi non si allinea ed osa provare a contraddire il dettame vigente, viene puntualmente messo alla gogna ed emarginato socialmente. Dunque, per assurdo, il vero odio è quello che viene scatenato dall’intollerante macchina da guerra omosessualista che impone ai suoi avversari la propria esclusiva ed ideologica visione della società.
    Il gender diktat mette KO il nuovo campione mondiale dei pesi massimi Tyson Fury ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana



    Nozze gay, bomba a orologeria
    Rischio collasso sulle pensioni
    L'impatto della legge sul sistema assistenziale è sottostimato. I costi della reversibilità per il Tesoro arriveranno a 22,7 milioni nel 2025. Ma Forza Italia rifà i conti: tra i 300 e gli 800 milioni
    Gian Maria De
    Le unioni civili potrebbero rappresentare una bomba a orologeria per il welfare italiano. Il condizionale è d'obbligo perché le cifre ufficiali finora dichiarate paiono abbastanza tranquillizzanti, ma più si avvicina il 26 gennaio, data prevista per il ritorno del ddl Cirinnà nell'aula del Senato, più crescono i sospetti che vi sia un qualcosa di non detto sull'estensione dei diritti alle partnership diverse dal matrimonio. È un tema prettamente economico che va al di là delle questioni più controverse relative alle adozioni gay e alle eventuali aperture all'utero in affitto.
    Il sistema assistenziale, infatti, potrebbe andare in profonda crisi se alle future unioni civili venissero estesi, come previsto, le detrazioni per coniuge a carico, gli assegni familiari e le pensioni di reversibilità. La relazione tecnica del ministero dell'Economia, bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato, quantifica complessivamente questi oneri in 3,7 milioni per l'anno in corso (dei quali 3,2 milioni per le detrazioni), 6,7 milioni l'anno prossimo (5,6 milioni) crescendo progressivamente fino a 22,7 milioni nel 2025, anno nel quale gli sgravi Irpef peserebbero per 16 milioni e la reversibilità per 6,1 milioni. Come detto, queste cifre non sembrano tali da dissestare il bilancio pubblico. Occorre, tuttavia, precisare due punti. In primo luogo, le stime del ministero dell'Economia sulla reversibilità si riferiscono solo alle coppie gay. Il ddl Cirinnà, infatti, non riconosce questo diritto agli eterosessuali conviventi e non sposati, discriminandoli parzialmente. La relazione tecnica, inoltre, non fa riferimento ai potenziali aggravi per il Servizio sanitario nazionale derivanti dal fatto che la stipula della civil partnership ha la stessa forza del matrimonio nel conferimento dei diritti di cittadinanza ai contraenti non italiani. Se il ddl fosse emendato aprendo la reversibilità agli eterosessuali, l'aggravio sarebbe cospicuo considerato che i matrimoni rappresentano circa il 66% delle convivenze tra persone di sesso diverso.
    Ma c'è di più. «La relazione tecnica del ministero è di fattura ignobile perché considera un orizzonte temporale troppo ristretto per un tema complesso come la previdenza e, soprattutto, sottostima il numero degli omosessuali che potrebbero accedere alle unioni civili», spiega il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, che da mesi denuncia la sciatteria del Tesoro nell'elaborare le previsioni. Mentre la relazione di via XX Settembre si basa sull'esperienza tedesca ipotizzando 67mila partnership a regime e 30mila assegni di reversibilità dopo dieci anni, l'esponente azzurro parte dai dati Istat, relativi a un'indagine condotta nel 2011. Secondo l'istituto di statistica, in Italia ci sarebbero tra uno e tre milioni di omosessuali, ovvero tra il 2,4 e il 6,7% della popolazione residente. Questa diversa base comporterebbe costi della reversibilità compresi tra 300 e 800 milioni nel 2025 (anno in cui termina la previsione del Tesoro) e tra 1,3 e 3,7 miliardi nel 2060. Le unioni civili, aggiunge Malan, «potrebbero incoraggiare gli abusi perché, se già oggi ci si sposa per ottenere benefici come le pensioni di reversibilità, figurarsi con un istituto più attenuato rispetto al matrimonio». La spesa per gli assegni ai superstiti nel 2014 è stata di 41,2 miliardi di euro per 4,8 milioni di beneficiari. Non è difficile ipotizzare che qualche «furbo» possa unirsi a un partner anziano magari dietro il pagamento di un compenso immediato per migliorare la qualità della vita dei suoi ultimi anni allo scopo di godere dell'assegno di reversibilità alla sua dipartita. Considerato che lo Stato finanza il sistema pensionistico con 100 miliardi all'anno, l'argomento andrebbe affrontato con maggiore attenzione.
    Nozze gay, bomba a orologeria Rischio collasso sulle pensioni - IlGiornale.it


  3. #83
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    IL NO ALLE UNIONI CIVILI DURANTE L'OMELIA
    Don Emilio tuona dal pulpito: «Siamo governati da cretini»
    Il parroco del Duomo di Crema don Emilio Lingiardi attacca il governo Renzi e il progetto di legge sulle unioni civili. «Siamo governati da cretini», ripete più volte
    CREMA – Don Emilio Lingiardi a muso duro contro il governo Renzi: «Siamo governati da cretini. Abbiamo situazioni di sofferenza, gravi crisi umanitarie da affrontare, e il governo che fa? Pensa alle unioni civili». Non usa mezzi termini, il parroco del Duomo di Crema, durante l'omelia in Cattedrale domenica 10 gennaio. E lancia un messaggio forte, destinato certamente a far riflettere i tanti fedeli presenti in chiesa, proprio nei giorni in cui la discussione intorno alle unioni civili volute dal governo Renzi sta animando il dibattito politico.
    Il Vangelo della domenica parla del battesimo di Gesù nel Giordano. E proprio le acque del Giordano, sporche e fangose, portano don Emilio a ricordare come questo battesimo avvenga dentro la concretezza dell'umanità, fatta anche di tante sofferenze. Basti pensare a quello che avviene in Terra Santa. Ma le sofferenze degli uomini, feriti nella loro dignità, non sono al centro delle preoccupazioni dei governanti. «Siamo governati da cretini», ripete più volte don Emilio. «Cretini che pensano che la priorità siano le unioni civili, mentre lasciano che ci sia gente costretta a mangiare l'erba per sopravvivere».
    L'InviatoQuotidiano



    La legge sulle unioni civili è un incitamento all'omosessualità
    di Camillo Langone
    Ida Magli su Libero parla di un “incitamento all'omosessualità” che ha svirilizzato il maschio europeo facendone un mollusco incapace di difendere le proprie donne a Colonia e altrove.
    La legge sulle unioni civili è appunto un incitamento all'omosessualità. Non alla pratica erotica dell'omosessualità, che non deve interessare agli Stati. Bensì alla pratica sociale dell'omosessualità, che agli Stati dovrebbe interessare in quanto concausa del crollo demografico e quindi previdenziale.
    Anche monsignor Galantino, sul simpatetico Corriere, incita all'omosessualità: per questo vescovo ipocredente riconoscere le unioni civili sarebbe un dovere. Dovere? Dovere sia, per chiunque sia genitore, rifiutarsi di pagare la reversibilità della pensione ai sodomiti benedetti dai preti di potere.
    La legge sulle unioni civili è un incitamento all'omosessualità



    Chi ha paura in Francia di libri che parlano di famiglia e figli?
    DI COSTANZA MIRIANO
    Alla Francia si perdona tutto, se non altro in nome di Houellebecq, di Givenchy (ma la mente, Tisci, è italiano), di Santa Teresina e Giovanna e di moltissimo altro. Le si perdonano anche le testate sul petto ai mondiali (soprattutto se poi vinciamo). In più c’è da dire che non riesco a offendermi, ma anzi mi commuovo per questa cosa: attualmente ventiduemila francesi hanno firmato, in pochi giorni, una petizione per chiedere il ritiro dal mercato di due miei libri, Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei, appena usciti in Francia per i tipi di Le Centurion (sono consigli alle amiche sul matrimonio, sulla differenza tra noi e quell’essere di un’altra specie che ci troviamo nel letto, e sulla fatica di tenere insieme tutto).
    Una signora, come racconta il Figaro, ha deciso di chiedere al Segretario di Stato incaricata per i diritti delle donne, Pascale Boistard di vietarne la vendita. Lo considero un enorme biglietto di auguri di Natale, non ne ho mai ricevuto uno con così tante firme – puntano alle venticinquemila – al massimo forse ce n’erano una ventina sul regalo di compleanno dei compagni di classe. Che tante persone si interessino a me mi sembra davvero sproporzionato, emozionante che non si limitino a non comprare i miei libri – come fanno circa sei miliardi di persone nel mondo con la massima tranquillità – ma che si disturbino a firmare una petizione per impedire agli altri di farlo.
    Ma prima di parlare della mia personalissima e irrilevante questione, due parole sulla censura. Non so come siano in merito le leggi nel paese che ha fatto della liberté il suo programma esistenziale, nel paese in cui c’è della gente che è morta per non smettere di pubblicare vignette offensive contro le divinità in cui crede un bel po’ di popolazione mondiale, nel paese in cui tutti sono Charlie. So che esiste l’allucinante fattispecie del reato di opinione, perché so che della gente è stata arrestata – ripeto arrestata – per avere indossato una felpa raffigurante un maschio e una femmina con dei bambini nei pressi di una manifestazione dell’orgoglio omosessuale. Il passaggio dalla figura di una famiglia all’offesa contro persone con tendenze omosessuali mi sfugge, ma magari se ci penso molto lo capisco. So anche di gente che è stata arrestata, cioè privata della libertà personale, perché distribuiva scarpine da neonato fuori dalle cliniche abortiste: questo turbava la libera scelta delle madri che andavano a uccidere i loro figli (evidentemente la scelta non era tanto libera se era possibile turbarla con delle scarpine di lana). So che è stata ostacolata la trasmissione di uno spot sulle persone con sindrome di Down, uno spot sul quale ho consumato decine di fazzolettini perché fa vedere ragazzi che dicono “mamma, non avere paura, anche io potrò essere felice, lavorare, fare dei viaggi, avere amici”. Ne è stata ridotta la diffusione per legge perché poteva turbare le madri che quei figli li avevano uccisi, anche se lo spot non toccava minimamente il tema aborto, né voleva in alcun modo essere un atto di accusa contro chi non ce l’aveva fatta a far nascere un bambino con la sindrome di Down. So, infine, che esiste il reato di omofobia, praticamente una contraddizione in termini, perché prevedrebbe che una psicopolizia controllasse se tu hai paura di qualcosa, e nel caso ti sbatterebbe dentro. In realtà l’omofobia è una parola inventata per dire una cosa che non esiste, e la legge è stata fatta in Francia prima della Taubira, la legge sul mariage pour tous, proprio per impedire che si potesse dire pubblicamente che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, e che i figli non si possono comprare, e che il gigantesco giro di affari dell’utero in affitto, stimato oggi nel mondo, a spanne, in 5 miliardi di dollari, è un crimine contro l’umanità. Lo denunciano anche le femministe francesi, seguite alla buon’ora dalle nostre di Se non ora quando? (magari qualche annetto fa, no? Miriam Mafai lo scriveva nel 1997).
    Non so come si dica libertà dei miei stivali in francese, ma mi pare evidente dunque che in Francia stiano messi molto peggio di noi sul fronte della libera opinione. In realtà c’è una sorta di isteria collettiva, un sacro furore, ma solo verso tutto ciò che rimandi al senso del limite, tutto quello che denunci, con il suo solo esistere, che “l’uscita dell’uomo dal suo stato di minorità” (ovviamente la definizione kantiana è scelta da Wikipedia come incipit alla voce sull’illuminismo, ed è per questo che se i miei figli fanno le ricerche copiando da lì, come quasi tutti gli scolari del globo, li minaccio di spaccar loro le falangi in modo che non possano più usare il mouse) è in realtà una gigantesca balla, perché l’uomo di limiti ne ha, e molti. A cominciare dal fatto che, per quanto ci si ingegni in laboratorio, sempre un maschio e una femmina servono per generare una persona, per proseguire col fatto che si nasce senza chiederlo, e quasi sempre si muore anche senza chiederlo, passando per molti altri limiti genetici, economici e culturali. La notizia che l’uomo non sia Dio disturba moltissimo, non solo i francesi a onor del vero, e con questi limiti dobbiamo fare i conti tutti.
    In Spagna comunque avevano fatto di meglio: il ministro della sanità e delle pari opportunità Ana Mato mi ha denunciata alla Procura generale, chiedendo anche lì il ritiro del libro perché inciterebbe alla violenza sulle donne. Ogni volta che sono un po’ triste penso al giudice che, alla ricerca di reati, si è dovuto sorbire le storie dei vomiti e dei pannolini dei miei figli, le vicende matrimoniali delle mie amiche, e mi torna subito il buon umore. Ovviamente la denuncia è stata archiviata e chi ha letto il libro sa perché (non c’è manco una vaga ombra di invito a sopportare eventuali violenze, e, ogni volta che qualche donna si è confidata con me in merito, ho sempre detto, per quel poco che ne posso sapere, che la prima cosa da fare è abbandonare il tetto coniugale, per cercare di recuperare una relazione sana). Agli spagnoli però ho sempre dato l’attenuante del fatto che lì all’inizio era uscito solo il primo libro, quello sulla sottomissione femminile, non il secondo che invita gli uomini a morire per le spose. In Francia invece sono usciti insieme, e mi sembra che la sorte dei maschi (secondo San Paolo) non sia più rosea di quella delle femmine. Ma l’idea di morire è meno urticante per l’uomo moderno dell’idea di obbedire a qualcosa. Allora, esattamente, qual è il punto? Cosa mi rimproverano?
    Secondo la petizione è nauseabonda e degradante l’affermazione che le donne siano “chiamate in modo particolare a custodire la vita”. Queste orribili, offensive parole le ho prese non ricordo più se da Edith Stein o dalla Mulieris dignitatem, comunque da alcune tra le pagine più belle e gratificanti per noi donne che siano mai state scritte. Secondo i firmatari questa è una minaccia alla libera gestione del corpo femminile, alle libertà sessuali, “alle nostre identità plurali” (? Oddio, io spero di non essere plurale, faccio fatica già a sopportare una sola me stessa), un ritorno al patriarcato e una regressione intollerabile.
    I libri, come si è detto all’inizio, basta non comprarli, o non leggerli se ce li regala una vecchia zia che non conosce i nostri gusti. Ma io credo che qui ci sia di più. La questione identitaria femminile qui in Occidente (altrove la storia è diversa) è centrale perché, nonostante tutta la retorica del vittimismo femminile (che anche la francese Badinter ha smascherato) noi abbiamo un potere enorme sulle relazioni, e sugli uomini, e il livello spirituale e morale di un’epoca siamo noi a determinarlo. Innanzitutto abbiamo questo incredibile privilegio di portare la vita e darla alla luce (che ci sarà mai di offensivo?), e ci stiamo rinunciando (le francesi sono messe leggermente meglio di noi a tasso di natalità, comunque sui due figli a testa, cioè crescita zero. Noi invece siamo a tassi di estinzione, ultime al mondo con le giapponesi).
    Ci sarebbe da scrivere pezzi lunghi come lenzuola sul perché ci stiamo rinunciando, su quanto ci abbia lasciate infelici e sole la liberazione sessuale, sulla balla che si possa avere tutto, che è quello che ci hanno detto le nostre madri, zie, nonne quando ci incitavano a studiare per prenderci il nostro posto nel mondo. Hanno omesso di dire che alla maggior parte di noi il lavoro di cura sarebbe piaciuto enormemente. Leggevo poco fa anche l’intervista a Giulia Bongiorno (chiusa in bagno, l’unico luogo nel quale mi sento moralmente autorizzata a leggere i femminili con la prole in casa, perché il tempo del lavaggio denti non mi può essere tecnicamente computato come perso), nella quale si rammaricava di avere fatto un solo figlio e di averlo fatto a 44 anni. Invitava le ragazze a fare figli prima dei trenta. È sempre così, le professioniste che quasi fuori tempo massimo incontrano la maternità se ne innamorano perdutamente. Lei dice “la considero una mia sconfitta” e io vorrei baciarla in fronte per questa onestà intellettuale (su molte altre conclusioni poi non concordo con lei).
    Sull’amplissimo tema della conciliazione mi limito a dire che a difendere strenuamente i diritti alle quote rosa e ai cda sono sempre solo professioniste che fanno come me lavori gratificanti e tutto sommato ben retribuiti. Guarda caso non ci sono le mie amiche commesse, parrucchiere, segretarie, impiegate. Quelle che hanno venti giorni di ferie all’anno, e saltano recite e pediatre con enormi sensi di colpa, e aspettano per anni, sì, per anni, la possibilità di invitare un’amichetta della figlia a pranzo, e non osano certo fare più di uno o due figli perché già così vivono con un enorme continuo dispiacere. Loro starebbero volentieri a tirar su bambini, a prendere tè con le amiche, a farsi una corsa, un viaggio, a vedere che so una mostra o a leggere un libro con la luce del sole invece che alle tre di notte, solo che non possono perché ci hanno rubato uno stipendio e si sono presi due lavoratori – uomo e donna – al prezzo di uno.
    Ma credo che dietro all’avversione a una certa idea di donna ci sia qualcosa di più profondo ancora. È l’idea stessa di essere umano in questione. Noi cattolici non crediamo al mito illuminista del buon selvaggio, ma pensiamo che nell’uomo stesso ci sia qualcosa che non va, una ferita, qualcosa da guarire, da aggiustare. La specifica ferita femminile sta nella sua grande fragilità: che tenerezza gli elenchi dei buoni propositi sui femminili “da oggi penso a me stessa”, “imparo a dire di no”, “mi compro una borsa”. (Bisognerebbe in effetti rammentare che quelli sono giornali fatti per far vendere roba). E la tentazione femminile per eccellenza è quella di usare il suo enorme potere sul maschio in modo seduttivo, per manipolarlo e controllarlo, e quindi per averlo accanto a sé, per il suo bisogno di essere amata che nessuna quota rosa potrà mai cancellare. (Ne ho conosciute tante di donne affermate agli occhi del mondo, e mai nessuna di loro mi ha dato l’idea di essere priva di questa fragilità, del bisogno dello sguardo e del riconoscimento).
    Le donne di oggi, che vivono la sessualità liberamente, che rifiutano o almeno rimandano la maternità, sono tendenzialmente infelici e dopo una certa età anche parecchio scombinate, perché quello che desidera ogni donna è una relazione gratificante, stabile ed esclusiva con un uomo, e dei figli, che soddisfino il suo bisogno di dare e che la guariscano dalle sue ferite. Siamo rimaste sole, con pochi figli e spesso nessun uomo perché abbiamo smesso di essere accoglienti, nutrite come siamo di film e libri e giornali che invitano a una falsa indipendenza (nessuno di noi è indipendente, ed è così bello ammettere di dipendere dall’amore degli altri, o per gli uomini dal riconoscimento del proprio saper fare). Se il fatto che si dica questa cosa, che si ricordi alle donne il loro bisogno, dà tanto fastidio, è perché è la verità. Sennò basterebbe non comprarli, i libri.
    Chi ha paura in Francia di libri che parlano di famiglia e figli? | il blog di Costanza Miriano



  4. #84
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    L’infanzia tedesca devastata dall’indottrinamento
    di Mauro Faverzani
    Tanto le famiglie naturali quanto le persone eterosessuali, d’ora in poi, nelle scuole di Meclemburgo-Pomerania, non rappresenteranno altro che una delle tante, possibili varianti di coppia e di orientamento sessuale: lo prevede il Piano d’azione per l’uguaglianza e l’accettazione della diversità sessuale e di gender in vigore nel Land, rigorosamente ossequioso verso i diktat e le pressioni imposte dalle lobby Lgbt, di cui asseconda fedelmente gli obiettivi politici e ideologici.
    A rivelarlo è stata l’agenzia Junge Freiheit on line, che ha precisato come all’indottrinamento di Stato siano destinati a non sfuggire, purtroppo, neppure i bambini delle materne, infischiandosene dei seri problemi conseguenti per un loro corretto ed armonico sviluppo; è probabile che, nelle classi, vengano inseriti compagni omosessuali o provenienti da coppie gay o lesbiche, con l’esplicito intento di discriminare gli altri o di ricodificare in loro un falso concetto di “normalità”.
    L’agenzia Kultur und Medien non esita, giustamente, a condannare il bieco tentativo di «decostruzione» delle coscienze sin dalla più tenera età, rendendone oltre tutto forzatamente complici gli stessi insegnanti.
    E’ sconcertante notare con quanta foga, con quanti mezzi – economici ed umani – e con quanta ossessiva tenacia gli ambienti Lgbt, contando sulla sponda politica garantita dalle Sinistre in particolare (ma anche da ampi settori delle destre più “liberali”), cerchino di strappare ideologicamente dalle menti dei piccoli l’evidenza naturale del matrimonio come unione tra un uomo ed una donna. Uno sforzo titanico posto in essere con l’unico obiettivo di produrre un’autentica aberrazione spirituale, morale e sociale.
    L?infanzia tedesca devastata dall?indottrinamento Lgbt ? di Mauro Faverzani | Riscossa Cristiana

    Una legge che ci costerà almeno 22 milioni di euro
    di Tommaso Scandroglio
    Care unioni civili. Non è l’incipit di una lettera, né tantomeno un attestato di stima per il disegno di Cirinnà. Ma una constatazione di carattere meramente economico. Se passa la legge sulle Unioni civili sarà un bel salasso per le casse dello Stato. Non lo dice la destra, né il centro, bensì la Ragioneria generale dello Stato. Quest’ultima ha vidimato una relazione del ministero dell’Economia che ha previsto quali saranno in futuro gli oneri finanziari per il “matrimonio” gay.
    Uno scherzetto che ci costerà 3,7 milioni per l’anno in corso (dei quali 3,2 milioni per le detrazioni), 6,7 milioni per l’anno prossimo (5,6 milioni) e via via salendo fino ad una spesa stimata di 22,7 milioni nel 2025. In genere le stime di questo tipo si spingono nella previsione a qualche decennio dopo che è stata varata la legge – soprattutto quando di mezzo c’è la previdenza sociale - cioè quando le Unioni civili andranno a regime dato che in dieci anni forse non si raggiungerà il picco di conviventi omosessuali che convoleranno a “nozze”. Evidentemente non si è voluto allarmare troppo il contribuente.
    Ma come mai lo Stato – cioè tutti noi italici cittadini – deve sborsare tale cifra per soddisfare le voglie egualitarie di lor signori omosessuali? Perché il disegno di legge prevede per costoro uguale trattamento economico e fiscale riservato ai coniugi. Nelle voci di spesa a carico delle casse dello Stato allora vanno conteggiate detrazioni per coniuge a carico, assegni familiari e pensioni di reversibilità. Insomma per le coppie omosessuali varrà la pena di “sposarsi” anche se non avranno la benché minima intenzione di farlo, dato che il gioco vale la candela se si assume come prospettiva non quella dello slogan Love is love, ma quello ben più prosaico del conto in banca.
    C’è poi da appuntare che nel conteggio del ministero dell’Economia non si sono computate le spese del Servizio sanitario nazionale a favore del partner non cittadino italiano, il quale - grazie alle Unioni civili - potrà beneficiare, come se fosse coniuge, dei servizi del Servizio sanitario nazionale. Un’altra voce di spesa potrebbe gravare sulle nostre tasche. La Cirinnà – quasi ce lo scordavamo – non disciplina solo il l’omo-matrimonio ma anche le convivenze sia eterosessuali sia omosessuali. C’è da domandarsi se saranno estesi anche alle coppie di fatto alcuni benefici previsti per le Unioni civili.
    Le stime del Ministero inoltre ipotizzano 67mila unioni civili una volta che la legge sarà a regime. Ma il senatore Lucio Malan di Forza Italia ha fatto sapere che il Tesoro si sbaglia. Facendo riferimento a un’indagine dell’Istat del 2011 parrebbe che le persone omosessuali in Italia siano tra l’uno e i tre milioni, cifra che molto probabilmente è erronea per eccesso, aggiungiamo noi. Fatto sta che Malan ha dichiarato che il costo delle Unioni civili si aggirerebbe nel 2025 tra i 300 e gli 800 milioni di euro. Altro che 22 milioni come asserito dal Tesoro.
    Ma al di là del balletto delle cifre è certo che ogni euro speso per le coppie gay è un euro sottratto alle famiglie. Non solo, ma il ddl Cirinnà – se lo vogliamo analizzare dal solo punto di vista economico – è anche incostituzionale. Introducendo un doppio modello di convivenza – le Unioni civili e il riconoscimento delle coppie di fatto – introduce forme giuridiche di relazione in concorrenza con la famiglia fondata sul matrimonio, andando a detrimento di quest’ultimo quando invece il favor dei costituenti era solo per il vincolo di coniugio (art. 29 Cost.). Tale concorrenza si riverbera anche sul piano della distribuzione delle risorse che invece dovrebbero essere destinate unicamente alla famiglia nata dal matrimonio come indicato dall’art. 31 della Costituzione il cui contenuto oggi suona come una barzelletta: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose».
    Dato che i sostenitori della Cirinnà hanno ripetuto mille volte che le unioni civili non sono il matrimonio, allora va da sé che lo Stato non potrebbe prelevare alcuna risorsa dalla voce di spesa dedicata ai coniugi per poi assegnarla ai civilmente uniti. Discorsi ovviamente oziosi, spianati dalla forza dell’ideologia gender.
    Una legge che ci costerà almeno 22 milioni di euro

    L’intervento. Verso il Family Day, contro il ddl Cirinnà: il 23-24 le sentinelle in piazza
    Pubblichiamo un intervento delle “Sentinelle in piedi” contro il progetto di riforma del governo Renzi a favore del riconoscimento delle “unioni civili” e della adozioni da parte di coppie dello stesso sesso
    È slittato al 28 gennaio l’inizio dell’iter al Senato del testo sulle cosiddette “unioni civili”, un testo che viene presentato come uno strumento necessario a garantire dei diritti ad una supposta categoria di persone discriminate per il loro orientamento sessuale, ma che ha il solo obiettivo di legittimare il comportamento omosessuale.
    Infatti, in discussione non ci sono i diritti dei singoli all’interno di una coabitazione, o diritti di visita in ospedale, piuttosto che eredità da trasmettere a chi si crede più prossimo, tutto questo è già regolamentato dal diritto privato, ma il riconoscimento giuridico civile di diritti delle coppie dello stesso sesso.
    Dietro la pressione delle potentissime lobby Lgbt anche il Parlamento, dopo i mass media, i tribunali, la scuola e il pensiero dominante, sta per cedere alla pressione di una minoranza che chiede che venga riconosciuta una relazione sentimentale e sessuale tra persone dello stesso sesso e che la stessa venga equiparata al matrimonio.
    Ma una legge non renderà uguali due realtà differenti, poiché non è lo Stato a rendere unite due persone, non è l’uomo a decidere l’ordine della realtà. Esiste infatti la legge naturale che viene prima di ogni legge statale a cui il diritto civile di un governo democratico dovrebbe piegarsi per evitare il prevalere dell’opinione del più forte. Questa legge, riconoscibile nella realtà da ogni uomo di buona volontà con cuore e ragione, prevede che solo la donna e l’uomo siano complementari e potenzialmente fecondi.
    Dunque, qualunque cosa si opponga a ciò, fosse anche lo Stato, non può cambiare la realtà per cui nessuna relazione omosessuale porta a un’unione fisica organica potenzialmente procreativa che esige un impegno permanente ed esclusivo per raggiungere il suo scopo. Illudere che una legge possa rendere uguali due realtà differenti in nome di un “sentimento” è una presa in giro innanzitutto di chi crede, in questo modo, di trovare la felicità, ma soprattutto di chi comincerà a pensare che il matrimonio sia un istituto basato sulle emozioni o le preferenze sessuali, perdendo il senso dell’impegno permanente, della fedeltà e della responsabilità, vero scopo del matrimonio a garanzia della continuità delle generazioni.
    Questo dunque non è un dibattito sui diritti di una presunta minoranza discriminata, ma su un bene fondamentale della nostra società: la famiglia.
    La nostra Costituzione ri-conosce la famiglia (ovvero prende atto che esiste da prima della Carta) come cellula primaria della società poiché la stessa è l’unica che può educare, in un nucleo stabile, cittadini capaci di contribuire al bene comune e di accogliere la diversità, all’interno di un’unione fondata sulla differenza sessuale.
    La prova lampante che il ddl Cirinnà scardina il matrimonio e quindi la famiglia, è che la stessa apra la strada alla concezione del figlio come un diritto, come un oggetto. Se questo testo diventasse legge due persone adulte avrebbero il diritto, in funzione unicamente di un desiderio, di fabbricare un bambino con ovuli, utero e seme esterni, sfruttando il corpo di donne straniere (che avvenga a pagamento o meno, resta inaccettabile) di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è. Tutto questo avverrebbe ai danni dei più piccoli che non solo sarebbero strappati ai loro genitori biologici, ma verrebbero cresciuti in assenza della necessaria bipolarità sessuale del padre e della madre. Come abbiamo già detto, è chiaro che non basterebbe eliminare dal DDL la stepchild adoption, perché qualora il nostro paese varasse una legge sulle cosiddette “unioni civili”, anche senza adozione, l’Europa ce la imporrebbe (vedi la sentenza contro l’Austria) o lo farebbe la magistratura a colpi di sentenze. Inoltre, anche senza figli, queste unioni indebolirebbero l’istituto matrimoniale, svilendone il significato, facendo passare l’idea che il compito procreativo ed educativo sono solo delle opzioni.
    Ecco perché bisogna scendere in piazza. Se il ddl Cirinnà, come abbiamo detto, disintegra la società partendo dalla famiglia, la società intera è chiamata a dire no ed è chiamata a farlo nello spazio pubblico poiché questa legge riguarda chiunque sia figlio, fratello, padre, madre, amico. La famiglia non è una delle tante opzioni possibili per costruire la società, il matrimonio non è “una modalità di vivere l’amore”, il figlio non è mai un oggetto, l’amore non è una pulsione sessuale e la tendenza sessuale non definisce le persone. Ripetiamo, il matrimonio è una reciproca donazione, esclusiva, di un uomo e una donna che si compiono nell’apertura alla generazione ed educazione di nuove vite.
    Il popolo è pronto per ritrovarsi in piazza a Roma il prossimo 30 gennaio per la marcia organizzata dal Comitato Difendiamo i Nostri figli poiché, pur non avendo mezzi di comunicazione a disposizione, abbiamo il nostro corpo, la nostra faccia, e siamo pronti a giocarci per amore per l’uomo e per il Bene Comune. Siamo quindi pronti ad una nuova manifestazione nella capitale, ma intanto vegliamo nelle piazze italiane, lì dove viviamo, abitiamo, dove siamo chiamati a svegliare le coscienze di tutti coloro che ci stanno vicino.
    Bergamo, sabato 23 Sentierone h 16.00
    Biella, domenica 24. via Italia (ang. Battistero) h 16.00
    Brescia, sabato 23 p. Vittoria h 16.30
    Cesena, sabato 23 piazza del Popolo h 16.30
    Cantù (CO), domenica 24 piazza Garibaldi h 11.00
    Cremona, domenica 24 piazza Duomo h16.30
    Salò (BS), domenica 24 piazza Serenissima h 15.30
    Fossano (CN), domenica 24 piazza Manfredi h 16.30
    Genova, sabato 23 largo Eros Lanfranchi h 17.30
    Ivrea, sabato 23 piazza di Città h 16.15
    La Spezia, sabato 23 piazzetta del Bastione h 17.00
    Mantova, domenica 24 piazza Sordello h 16.00
    Milano, sabato 23 piazza XXV aprile h 16.30
    Modena, domenica 24 piazza Mazzini h 16.30
    Padova, sabato 23 piazza Cavour h 10.30
    Parma, sabato 23 piazza della Steccata h17.30
    Perugia, domenica 24 piazza IV novembre h 11.00
    Piacenza, sabato 23 piazza Cavalli h 16.00
    Pordenone, sabato 23 piazza XX settembre h 16.00
    Savona, domenica 24 piazza Mameli h 17.00
    Senigallia, sabato 23 piazza Roma h 16.30
    Torino, sabato 23 piazza Lagrange h 17.00
    Trento, sabato 23 piazza Cesare Battisti h 15.00
    Trieste, sabato 23 piazza della Repubblica h 17.00
    Udine, domenica 24 piazza San giacomo h 11.00
    Mestre(VE), sabato 23 piazza Ferretto h 11.00
    Verbania, sabato 23 piazza Ranzoni h 16.00
    Verona, domenica 28 febbraio piazza Bra h17.30
    Non c’è civiltà che non nasca dall’unione uomo-donna.
    Non c’è felicità dove c’è una legge ingiusta.
    Il matrimonio non è un diritto, é il fondamento della nostra società e noi siamo pronti a difenderla insieme, in piedi, in piazza.
    info@sentinelleinpiedi.it
    https://www.facebook.com/sentinelleinpiedi

    Il momento è decisivo: il 30 gennaio a Roma per “la marcia di san Giovanni”
    DI COSTANZA MIRIANO
    Preparate gli zaini, comprate i biglietti, lavate la macchina (o meglio controllate le gomme), accendete gli elicotteri le navi i treni gli aerei gli alianti, chiedete le ferie al lavoro, fingete mal di testa strappate permessi. Da questa mattina è ufficiale. Si torna in piazza il 30 gennaio. A Roma. Raduno a Circo Massimo alle 10 e partenza alle 12. Marcia su san Giovanni (tacco dodici nella borsa, si cambiano le scarpe all’arrivo) con arrivo in piazza previsto verso le 14 (e ricongiungimento con chi va direttamente in piazza). I dettagli sono ancora da definire, in corso i colloqui con le forze dell’ordine.
    So che per qualche famiglia questo sarà uno sforzo organizzativo ed economico sovrumano. So di famiglie che son venute l’altra volta aprendo il salvadanaio, rimanendo senza uno spicciolo. Famiglie che poi non sono andate in vacanza. Non tutti, ma molti di quel milione di persone hanno fatto davvero uno sforzo al di sopra delle possibilità. E poi tutti si sono presi l’acqua il sole e di nuovo l’acqua. Hanno avvolto bambini – molti, moltissimi bambini – in impermeabili di fortuna e si sono tenuti i vestiti attaccati alla pelle. Hanno ripreso la via di casa sfiniti. Ma non hanno mancato l’appuntamento con la storia.
    Vi prego, ognuno che sa di qualche famiglia in difficoltà si faccia carico di una situazione. Apriamo case, prepariamo panini, diamo soldi, prestiamo maglioni. Ognuno che vorrebbe venire ma non può per motivi economici chieda aiuto a un altro: siamo cristiani e ci faremo riconoscere.
    Questa volta l’appuntamento sarà davvero decisivo. Possiamo cambiare la storia del nostro paese, e credo di non esagerare se dico dell’intero mondo occidentale: se l’Italia fermerà la legge che la propaganda omosessualista chiama “dei diritti civili” e che invece vuole legittimare desideri disordinati, metteremo un fronte nel cuore dell’Europa. Fermeremo la sconfitta dell’umanità nella culla della civiltà occidentale. Semplicemente richiamando al senso della realtà, dicendo che il dato che le persone nascano da un padre e da una madre non si può stravolgere se non facendo pagare prezzi altissimi ai più deboli. Dicendo che ognuno è libero di amare e fare sesso con chi vuole, questo è un fatto privato con cui ciascuno fa i conti, ma trasformare desideri in diritti non può essere il principio fondativo di una civiltà. Dicendo che le istituzioni pubbliche devono sostenere appoggiare e riconoscere chi si mette al servizio della vita, fare uno sforzo collettivo riconoscendo quello che è oggettivamente un bene comune: mettere al mondo delle persone e cercare di farle crescere nell’ambiente migliore per loro.
    I politici ci stanno a guardare: devono fare due conti. Vedere se conviene loro portare a casa questo risultato che li farà sentire dei piccoli Obama, perché love is love (mentre su molti altri fronti non combinano niente che aiuti davvero le persone, concretamente), o riconoscere che la gente è con noi. Fare gli interessi di una minuscola, piccolissima lobby che detiene però le redini dell’informazione e dell’intrattenimento, oppure ascoltare il senso della realtà in cui noi, famiglie normali, viviamo. Oltre alla coscienza, con la quale un giorno faranno i conti (Andreotti disse che l’unica cosa di cui era pentito era stata firmare la legge sull’aborto: troppo tardi, la legge fa mentalità e cambia la cultura e le abitudini della gente).
    È il momento di cambiare la storia. Noi non possiamo nulla, ma possiamo mettere a disposizione i cinque pani e i due pesci che abbiamo. Siamo un popolo scalcagnato, non abbiamo un giornale né una tv dalla nostra parte (neanche quelli che ci aspetteremmo), non abbiamo nessuno che dall’alto ci aiuta, ci dà un euro, studia strategie, spiana strade. Però abbiamo la compagnia dei fratelli, e un alleato potentissimo. A noi la battaglia, a Dio la vittoria.
    Il momento è decisivo: il 30 gennaio a Roma per ?la marcia di san Giovanni? | il blog di Costanza Miriano

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Tre anni, trans.
    Ennesima storia allucinante dalla Scozia, dove ad un bambino veniva diagnosticato il “disturbo dell’identità di genere” quando aveva soltanto tre (!) anni. Da allora (ora ha sei anni) vive vestendosi, giocando e comportandosi come una bambina. Gli verranno somministrati dei bloccanti ormonali per ritardare la pubertà, in attesa della “scelta” finale: estrogeni o intervento chirurgico immediato.
    Dopo aver letto la storia di questa vicenda da film horror tratta dal portale “osservatorio gender”, ne leggerete la versione proposta da un noto quotidiano, che vi parla del bambino in questione come di una persona già pienamente matura e consapevole che “a 3 anni ha deciso di diventare femmina” e che, in prima persona, “raccontava agli altri, nonostante la sua giovanissima età, di avere la testa di una femmina”. Ribadiamolo: il bambino, all’epoca, aveva tre anni. Tre.
    Ogni ulteriore commento sembra superfluo.
    (www.osservatoriogender.famigliadomani.it)- La storia di Daniel, bambino “transgender” di soli 3 anni.
    I genitori di Daniel, vittime di medici senza scrupoli e, certamente, ignari dei tantissimi precedenti analoghi, conclusisi con esiti tragici, condannano il proprio figlio ad un doloroso calvario, ingaggiando un’illusoria lotta contro la natura umana.
    La normalizzazione di ogni devianza sessuale passa per la socializzazione di qualsiasi tipo disturbo e comportamento deviante al fine di delegittimare indirettamente la normalità eterosessuale. E’ cosi che negli ultimi tempi i quotidiani nazionali ed internazionali sono sempre più invasi da articoli che presentano straordinarie, nel senso di rarissime, storie di disordine dell’identità sessuale come casi pietosi e drammatici del vivere quotidiano.
    A questo proposito, in questi giorni, nel Regno Unito, è su tutti i giornali l’infelice storia di Daniel, un bambino transgender di soli tre anni, incolpevole vittima della decisione dei propri genitori di crescerlo come una bambina.
    Sul sito web “mirror.co.uk” la madre del piccolo, Kerry McFadyen, racconta la sua vicenda, spiegando che la decisione di fare crescere il proprio figlio come una bambina fu presa in seguito a quello che lei chiama “l’incidente in bagno”:
    “Stava giocando in acqua. Mi ero girata e quando mi voltai vidi che Daniel aveva in mano un paio di forbici. Li teneva sopra il suo pisellino. Ero così scioccata. Ho cercato di restare calma e gli ho chiesto cosa stesse facendo. Mi ha detto che stava per tagliare il suo pisellino così lui sarebbe potuto divenire una ragazza. Gli dissi che non poteva perché si sarebbe fatto male, con tanto sangue. Con calma gli ho tolto le forbici e gli ho dato un grosso abbraccio”.
    Prima di questo “episodio chiave”, il piccolo Daniel aveva sempre mostrato più interesse per le bambole che per i palloni da calcio, ma la madre non vi aveva mai dato troppo peso, pensando che fossero semplici capricci infantili nel normale processo di sviluppo della sua personalità. La storia delle forbici cambiò però tutto e così i genitori, che hanno altri 4 figli senza alcun disordine dell’identità sessuale, decisero di rivolgersi al loro medico di famiglia. Quest’ultimo, senza pensarci troppo, gli indirizzò presso la clinica specializzata di Leeds, la “Tavistock and Portman NHS Foundation Trust”, dove Daniel, che all’epoca aveva solo 3 anni, fu visitato e diagnosticato come persona affetta dal disturbo dell’identità di genere, detto anche disforia di genere.
    La madre Kerry continua il suo racconto, sottolineando come la diagnosi medica sia stata per lei una liberazione e come lei e suo marito Craig si fossero affidati totalmente ai consigli degli specialisti anche riguardo i trattamenti medici da seguire in futuro:
    “E’ stato un sollievo ottenere una diagnosi. Ci hanno detto che sarebbe stato un bene per Daniel essere cresciuto come una ragazza e che avrebbe potuto cambiare idea in qualsiasi momento. I medici gli avrebbero dato i farmaci per rinviare la pubertà e gli avrebbero fatto il necessario trattamento ormonale. Poi, a 18 anni, avrebbe potuto fare l’intervento chirurgico di rassegnazione di genere presso il NHS”.
    Per il futuro i medici hanno dunque previsto che non appena Daniel raggiungerà la pubertà, la clinica di genere che lo ha in cura gli prescriverà dei bloccanti ormonali che gli verranno somministrati fino all’età di 16 anni. Poi sarà direttamente Daniel a decidere se vorrà iniziare a prendere gli estrogeni e vivere per due anni come una donna o sottoporsi subito ad un intervento chirurgico di cambiamento di sesso.
    Il piccolo Daniel, per il suo inconsapevole “gesto delle forbici”, compiuto nella totale incoscienza dei 3 anni di età, si trova così a pagare un prezzo salatissimo, difendendo un cavia da laboratorio per gli esperimenti di medici senza scrupoli. I suoi genitori, vittime a loro volta degli stessi medici e, certamente, ignari dei tantissimi precedenti analoghi, conclusisi con esiti tragici, condannano il proprio figlio ad un doloroso calvario, ingaggiando un’illusoria lotta contro la natura umana.
    Ecco la versione “orientata” del Messaggero, per un pubblico adeguatamente lobotomizzato
    Daniel è il transgender più giovane d’Europa: a soli 3 anni ha deciso di diventare femmina.
    Daniel è nato a Strathspey, Scozia, sei anni fa. La sua storia è molto simile a quella degli altri bambini della sua età, fatta di giochi e amore dei genitori che si occupano della sua crescita come meglio possono. Ma Daniel presto diventerà Danni, accingendosi a diventare il più giovane caso di cambio di sesso non soltanto nella storia del Regno Unito ma di tutta l’Europa.
    Tutto è cominciato tre anni fa, quando la madre di Daniel, la 32enne Kerry McFadyen, ha scoperto il figlio, allora di soli tre anni, giocare con le forbici in bagno per potersi tagliare il pene e diventare così una ragazza. La decisione non è stata affatto semplice, ma dopo che i medici hanno dichiarato che il bambino soffriva di disforia di genere non ci sono stati più dubbi: il cambio di sesso era la scelta migliore.
    Come i genitori hanno spiegato ai loro altri quattro figli, Danni non si sentiva a suo agio nel corpo di un bambino, lui stesso raccontava agli altri, nonostante la sua giovanissima età, di avere la testa di una femmina, per questo amava giocare con le bambole e passare più tempo con le sue sorelle piuttosto che con i fratelli. “La mia preoccupazione più grande era quella di lasciar diventare mio figlio vittima di bullismo, una volta uscito dal nido di casa – ha raccontato la madre ai media locali – ma alla fine abbiamo deciso di far essere Daniel ciò che davvero desiderava essere. E lui vuole essere una ragazza a tutti i costi”.
    Su Facebook è nata anche una pagina attraverso la quale i signori McFadyen raccontano la storia di Daniel per aiutare altri bambini che si trovano nella sua condizione ad essere se stessi, ma anche per condividere con i loro genitori questa esperienza. “Ci sentivamo persi quando abbiamo avuto la notizia del disturbo dell’identità di genere di nostro figlio – scrive Kelly – ma con il giusto supporto tutte le famiglie possono farcela a sostenere i propri figli”.
    Tuttavia, la strada verso il cambio totale di sesso è ancora lunga. I medici hanno detto ai genitori di poter dare a Danni farmaci per posticipare la pubertà, insieme ad altri trattamenti ormonali, che possano prepararla a subire un intervento chirurgico di riallineamento di genere una volta compiuti 18 anni. Intanto, anche la scuola di Danni si è mobilitata per rendere questo periodo di transizione il meno difficile possibile, installando nella struttura toilette unisex per non discriminarla.
    Tre anni, trans. | Azione Tradizionale

    «In piazza anche per i poveri, Unioni civili troppo costose»
    Gandolfini: nel ddl Cirinnà spese fino a 300 milioni
    Grande mobilitazione per il 30 gennaio a Roma
    Sabrina Cottone
    Massimo Gandolfini, portavoce del comitato «Difendiamo i Nostri Figli», è promotore dell'appuntamento romano che è stato trasformato da corteo in manifestazione proprio a causa del gran numero di adesioni. Con un nuovo luogo ad accogliere i partecipanti: il Circo Massimo. «Vieni in piazza a scrivere la storia» recita uno degli inviti.
    Nel giugno scorso, nonostante una certa freddezza generale, erano scese in piazza circa un milione di persone. Adesso Gandolfini rileva che il clima è cambiato: «Intorno a noi c'è un sostegno molto maggiore, sia a livello di opinione pubblica che da parte delle associazioni laicali cattoliche, oltre che di molti vescovi. Ma la manifestazione la facciamo perché ce l'ha chiesta la gente, molto emozionata per quel che sta accadendo».
    L'opposizione al ddl Cirinnà, che sta spaccando anche la sinistra, è dettata oltre che dalla difesa dei diritti dei bambini, anche da ragioni economiche e di priorità. «Questo provvedimento, che prevede le pensioni di reversibilità per chi sottoscrive un'unione civile, costerà fino a 300 milioni, secondo stime realizzate proiettando l'incremento delle unioni civili fino al 2026 sulla base di ciò che è accaduto in Germania con una legge analoga. Il ministero dell'Economia aveva già stimato un costo di 30 milioni solo su base biennale. Oltre tutto, questa legge si presta a truffe e inganni difficilmente da controllare» dice Gandolfini.
    Ma soprattutto il ddl Cirinna è criticato perché stabilisce priorità che il Comitato contesta radicalmente. «In Italia un milione e quattrocentomila famiglie, non persone ma famiglie, vivono sotto la soglia di povertà. Sarebbe bene destinare i fondi a questi indigenti invece che allocarli in progetti di legge non condivisi dalla gente, scritti per volontà di lobby ideologiche e non per volontà popolare».
    Difficile calcolare quante persone si muoveranno questa volta verso la capitale. Gandolfini, bresciano, rileva che dalla sola Brescia sono pronte a partire oltre tremila persone. Non è ancora stimabile il numero di famiglie in movimento da Milano ma, come già sette mesi fa, sono pronti autobus, treni e anche pacchetti week end con l'albergo incluso, per una coppia, per una famiglia con un figlio oppure con due bambini. Segnale chiaro che la piazza sarà fatta di genitori ma anche di piccoli.
    La mobilitazione questa volta ha coinvolto diversi movimenti cattolichi di laici (non religiosi e non sacerdoti), come i Neocatecumenali, Rinnovamento nello Spirito, Movimento per la Vita, Forum per le associazioni familiari. E anche i dirigenti di Cl, che nel giugno scorso avevano sostanzialmente invitato a non partecipare, adesso hanno preso contatti positivi con il Comitato. Così anche i vescovi. «Ho fatto un tour per l'Italia di 254 conferenze. Prima di partire ho incontrato a Caravaggio la Conferenza episcopale lombarda: ho trovato piena comunione».
    «In piazza anche per i poveri Unioni civili troppo costose» - IlGiornale.it

    A CAUSA DELLE ENORMI ADESIONI CHE ARRIVANO DA TUTTA ITALIA – CHE RENDONO “TROPPO PICCOLA” PIAZZA SAN GIOVANNI –
    IL FAMILY DAY DEL 30 GENNAIO A ROMA
    SI SVOLGERA’ IN PIANTA STABILE (CIOE’ SENZA CORTEO)
    AL CIRCO MASSIMO
    DALLE ORE 12 ALLE ORE 17.
    SABATO 30 GENNAIO
    CI RITROVEREMO TUTTI A ROMA AL CIRCO MASSIMO
    A partire dalle ore 12:00 si terrà una grande manifestazione di popolo a difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. Una manifestazione che chiederà al Parlamento di ritirare il ddl Cirinnà sulle unioni civili, perché rottama il matrimonio e con la stepchild-adoption legittima di fatto l’utero in affitto.
    Aspettiamo numerosissimi tutti gli amici che ci hanno manifestato il loro sostegno in questi mesi. Dobbiamo essere ancora più numerosi rispetto alla scorsa manifestazione: chiediamo a tutti coloro che il 20 giugno erano in piazza San Giovanni di impegnarsi a portare con sé altre persone. Contiamo sul vostro impegno e sulla vostra passione. La responsabilità è di ciascuno di noi.
    “Vieni il 30 gennaio al Circo Massimo a Roma.
    Vieni a scrivere la storia”


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Così pornografia e violenza crescono bene insieme
    di Tommaso Scandroglio
    Chi fa uso di pornografia tende ad essere più violento. Questo è il succo di una ricerca dal titolo “Una meta-analisi del consumo di pornografia e degli atti di violenza sessuale nelle ricerche demografiche” pubblicata il 29 dicembre scorso sulla rivista scientifica Journal of Communication. Lo studio, condotto da Paul J. Wright, Robert S. Tokunaga e Ashley Kraus dell’Indiana University e dell’University of Hawaii, ha raccolto i risultati di 22 altri studi provenienti da sette nazioni differenti. La ricerca ha messo in evidenza che il pornomane ha più probabilità di essere violento verbalmente e fisicamente, di ricorrere a minacce e allo stupro.
    «I dati», spiegano i ricercatori, «lasciano pochi dubbi sul fatto che, in media, le persone che più frequentemente consumano pornografia sono più propensi alla violenza sessuale […] rispetto agli individui che non consumano pornografia o che ne fanno uso meno frequentemente». Non fa poi differenza alcuna se il fruitore è maschio o femmina, quasi che la pornografia sia una droga che spinge alla violenza tutti in modo indiscriminato. «Non possiamo ignorare che, in accordo con questa ricerca, la pornografia è significativamente correlata agli aumenti di violenza sessuale ed ad atti di aggressione», ha detto Alba Hawkins, direttrice esecutiva del Centro Nazionale Usa sullo sfruttamento sessuale. Ha poi aggiunto: «Dalle cinture di sicurezza alle leggi sull’ubriachezza per chi guida, la nostra società si impegna per ridurre l'impatto negativo dei comportamenti a rischio. Ma quando si tratta di pornografia molte persone si rifiutano di guardare ai fatti».
    In sintesi, chi guarda film o spettacoli pornografici assorbe un certo tasso di violenza che poi deve sfogare all’esterno. Non sono immuni da tale tasso di violenza nemmeno gli stessi attori. Randy Spears (in arte Greg) era una star del cinema porno. Spears racconta che voleva fare l’attore, ma a corto di soldi decise di darsi al porno. Scoprì che si facevano soldi facili e il lavoro non mancava mai. Nel 2011 però gettò la spugna: il porno lo stava divorando da dentro. «Dovevo andare a lavorare», racconta in una recente intervista, «per fare il porno in modo da poter acquistare la droga e così seppellire il dolore provocato dal porno stesso». Un circolo vizioso – è proprio il caso di dirlo – da cui non riusciva più ad uscire. «Quello che mi ha fatto il porno», continua Greg, «è stato di cambiare il modo in cui pensavo alle donne e ciò che provavo per loro. Ho iniziato a guardarle sempre più come un oggetto sessuale. Ho perso la capacità di instaurare un rapporto d’amore e di affetto. In quegli anni pensavo di essere ancora in grado di farlo, ma mi ingannavo».
    Torna l’immagine della pornografia come una droga che crea dipendenza e ti distrugge perché rade al suolo la capacità di provare tenerezza, di innamorarsi, di vivere di sentimenti.
    Così pornografia e violenza crescono bene insieme

    Depenalizzazioni, via il reato di atti osceni in luogo pubblico
    Nel decrato sulle depenalizzazioni che arriverà in Cdm il 13 gennaio una norma per punire solo con una multa gli atti osceni in luogo pubblico
    Claudio Cartaldo
    Nel decreto sulle depenalizzazioni che arriverà in Consiglio dei Ministri il 13 gennaio ci sono delle soprese, anche particolari.
    Secondo il sito dello studio legale Castaldi, infatti, nella lunga lista di reati che non saranno più tali, si trova la norma secondo cui "chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza" non sarà più incriminato in via penale (arresto fino a un mese e multa da 10 a 206 euro), ma sarà punito solo con una multa.
    In pratica, fare pipì per strada o appartarsi con il partner per il sesso, non sarà più reato. Anche andare in giro nudo comporterà solo una multa.
    Depenalizzazioni, via il reato di atti osceni in luogo pubblico - IlGiornale.it

    La paternità come eroismo
    di Camillo Langone
    “Il matrimonio era roba del passato, un vizio che ci saremmo dovuti lasciare tutti alle spalle, come l’abitudine a fumare sui treni o al tavolo del ristorante”. Sta parlando il protagonista dell’ultimo romanzo di Enrico Brizzi, “Il matrimonio di mio fratello” (Mondadori), titolo avatiano, foliazione proustiana (497 pagine, troppe) e lingua brizziana quindi, non da oggi, uno dei migliori italiani scritti. Brizzi racconta del “girone infernale” in cui vivono “i separati in casa, i separati messi alla porta dalle mogli, i divorziati condannati a pagare per tutta la vita, un mese alla volta, la propria leggerezza” e sembra di sentire l’avvocato antidivorzista Massimiliano Fiorin. “Della famiglia d’un tempo non restava altro che un simulacro buono per i musei. Ormai, in ogni città del Paese, c’era un giudice in agguato dietro l’angolo come un assassino, pronto a supportare le ragioni delle donne contro gli uomini”. Il matrimonio sta morendo e intorno al suo capezzale, anziché medici e infermieri per tentare un’ultima terapia, svolazzano gli avvoltoi di Sodoma.
    Meno male che in extremis il disilluso protagonista incontra Gaia e dentro gli scatta qualcosa: “Sarebbe bellissimo mettere al mondo dei figli insieme a lei. Oltre a un padre e a una madre, troverebbero su questa Terra nonni, zii e cugini pronti ad amarli. Ognuno a modo suo, da testimone ed eroe”. Lode allo scrittore epicizzante che mostra la paternità come eroismo: la grandezza contro la quale politici nani instancabilmente scagliano le loro leggi spermicide.
    La paternità come eroismo

    Salvate il soldato Bonolis
    Il conduttore, in un casting per «Ciao Darwin», cerca persone contrarie all'immigrazione di massa e alle unioni civili. Sinistra scatenata: «Omofobi e razzisti». Come dire che chiunque si opponga alla retorica Lgbt e multiculturale è da bandire...
    di Gianluca Veneziani
    «Matti! Siamo tutti, matti! Urliamo, c’insultiamo, da nevrosi, siamo afflitti!», recita la sigla introduttiva del programma «Ciao Darwin». Ed è veramente da matti l’attacco sferrato dalla Regione Piemonte al programma condotto da Paolo Bonolis, “reo” di aver organizzato lo scorso 12 gennaio a Torino un casting per cercare persone contrarie all’immigrazione e all’estensione dei diritti gay.
    Ora in pratica, secondo le parole inferocite dell’assessore all’immigrazione del Piemonte Monica Cerutti (Sel), non ci si può più dichiarare critici verso l’arrivo in massa di immigrati oppure opporsi all’istituzione di unioni civili e alla concessione dell’adozione ai gay. Basta questo per essere bollati come “xenofobi” e “omofobi”, ed essere considerati reprobi, cittadini di serie B, indegni di partecipare alla vita civile di un Paese e tanto meno a un programma tv.
    Secondo la Cerutti infatti, «Ciao Darwin» – che in realtà cercava per la prossima stagione «persone contrarie all’integrazione degli stranieri in Italia» e «persone contro i diritti delle unioni gay» – avrebbe organizzato «un casting a Torino per cercare omofobi e razzisti».
    È molto pericoloso bollare come “omofobo” e “razzista” chi semplicemente rifiuta la retorica progressista dell’accoglienza e dell’estensione dei diritti, perché ciò significherebbe ammettere che ci sono cittadini “più uguali” degli altri, che alcuni hanno idee più giuste e sono più degni di figurare in un programma tv, mentre gli altri devono essere immediatamente scartati. È come attribuire la patente di diversità a chi non condivide le posizioni Lgbt e multiculturali, discriminarlo e fare razzismo nei suoi confronti.
    Salvate il soldato Bonolis - L'intraprendente | L'intraprendente

    Giusto che Sanremo ospiti Elton John. Ma non all'Ariston, in carcere
    di Camillo Langone
    Che davvero Sanremo ospiti Elton John: ma non al teatro Ariston bensì nel locale carcere circondariale. E’ il carcere più capiente della Liguria dopo il genovese Marassi e potrà ben ospitare il famoso ladro di bambini che, secondo l’emendamento del senatore Dalla Zuanna (Dio l’abbia in gloria), merita due anni di reclusione e un milione di euri di multa come chiunque fruisca “al fine di accedere allo stato di madre o di padre, della pratica di surrogazione della maternità”.
    Una pena assai blanda rispetto a quella che Gesù Cristo auspica per simili tizzoni d’inferno: pietra al collo e tuffo dove l’acqua è più blu, insomma la morte. Ma sempre meglio di niente. E sempre meglio di un pubblico che applaude un delinquente.
    Giusto che Sanremo ospiti Elton John. Ma non all'Ariston, in carcere


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Renzi & Boldrini, premiata ditta menzogne
    di Robi Ronza
    «Siamo rimasti l’unico Paese dei 28 (dell’Unione Europea: Ndr) senza una disciplina sulle unioni civili», ha affermato recentemente Renzi aggiungendo poi che a tale eccezione occorre al più presto porre rimedio. La stessa cosa è stata poi perentoriamente ribadita da diversi esponenti della maggioranza di governo, dal ministro Martina e ancora ieri dalla presidente della Camera Boldrini, trovando disciplinata eco in una stampa e in telegiornali che hanno perso la buona abitudine di verificare la correttezza delle notizie che diffondono.
    In realtà la notizia è falsa, le cose non stanno affatto così. Nell’Unione Europea il matrimonio omosessuale è in vigore in 11 Stati membri, e l’unione civile in altri quattro. Gli Stati ove invece non solo non esiste ma nemmeno è in discussione sono 12. Tra questi la Slovenia dove nello scorso dicembre 2015 un referendum popolare cancellò con una maggioranza del 63% dei votanti la legge che l’aveva introdotto pochi mesi prima. In Italia infine come sappiamo il dibattito è in corso. Stando così le cose viene da domandarsi se Renzi sia male informato o in mala fede. Siccome però non si può credere che un politico brillante come lui sia tanto sprovveduto c’è da temere che valga piuttosto la seconda delle due ipotesi.
    Considerando poi quanto la questione del matrimonio omosessuale e delle unioni civili sia poco urgente in Italia rispetto a ben altri problemi (in primo luogo la persistente incapacità della nostra economia di uscire dalla crisi), c’è da domandarsi se la determinazione con cui Renzi si impegna a introdurre a tutti i costi nel nostro ordinamento un’unione civile (che in effetti è un matrimonio omosessuale mascherato) non sia piuttosto dovuta a pressioni esterne tanto forti da risultargli irresistibili.
    Lo sgretolamento del carattere specifico della famiglia, ovvero il suo declassamento a semplice contratto di diritto civile, per i grandi poteri cui conviene la società “liquida” è un obiettivo-chiave. D’altra parte non si tratta di un segreto: basta andarsi a leggere qualche pagina degli scritti dei teorici di questo genere di società per rendersene conto. In tale prospettiva per l’ampio schieramento internazionale perciò mobilitato a favore della parificazione ex lege fra matrimonio secondo natura e convivenze omosessuali, riuscire a ottenere che nel diritto italiano entri una qualche forma di istituzionalizzazione di tali convivenze sarebbe un fatto di enorme importanza.
    Di qui il rilievo internazionale anche che ha lo scontro in corso nel nostro Paese. Ciò rende tra l’altro più comprensibile la campagna pro unioni civili in cui – ben al di là della loro convenienza di Tv commerciali - sono impegnate in Italia pancia a terra sia SkyTv, filiale italiana dell’omonima grande multinazionale americana dell’informazione, e sia La7, sempre all’inseguimento di Rai3, la meno vista delle reti Rai, con una capacità di resistenza pluriennale a bilanci in costante passivo che sarebbe altrimenti molto difficile da spiegare.
    Nel nostro Paese si sta guardando troppo alla vicenda come se fosse di puro rilievo nazionale, mentre la sua rilevanza internazionale è evidente. Tanto più che nel mondo, diversamente da quanto stanno cercando di farci credere, quella dell’unione civile e del matrimonio omosessuale non è affatto una marcia trionfale.
    Il matrimonio omosessuale vige soltanto in meno di 20 degli oltre 200 Stati membri dell’Onu, e non ha “sfondato” nemmeno in Europa. Qui, considerando anche i Paesi che non fanno parte dell’Ue, risulta oggi in vigore in 13 Stati, ossia nei cinque Paesi nordici, e in Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna e Portogallo, mentre in altri sei (Svizzera, Germania, Austria, Ungheria e Croazia) vige l’unione civile. Nulla del genere esiste e nemmeno viene invece prospettato in Russia e nell’intera Europa orientale mentre in Italia, come si diceva, il dibattito è in corso. Nel resto del mondo la situazione è la seguente: non si ritrova il matrimonio omosessuale in alcun Paese dell’Asia mentre nei restanti continenti i Paesi dove vige sono complessivamente soltanto otto: in Africa il Sudafrica; nelle Americhe il Canada, gli Stati Uniti (a Washington e in 37 Stati membri su 50), il Messico (in 5 Stati membri su 31) il Brasile, l’Uruguay e l’Argentina; nell’Oceania la Nuova Zelanda.
    Renzi & Boldrini, premiata ditta menzogne

    Non basta ai cattolici dire no a utero in affitto e adozioni. Inaccettabili sono le stesse unioni gay
    di Stefano Fontana
    Chi si sta impegnando per il ritiro del ddl Cirinnà dovrebbe porre attenzione ad una posizione oggi abbastanza diffusa anche tra i cattolici, ecclesiastici e laici che siano. Questa idea è riassumibile in questa frase: sì alle unioni civili, no alle adozioni, e può creare non poca confusione. L’idea di fondo è che nella società di oggi ci sia una pluralità di unioni e che lo Stato le debba normare, l’importante è che non le equipari tra loro e, soprattutto, non le identifichi con il matrimonio.
    Questo viene ripetuto da molti con il seguente concetto: sì alle unioni civili, ma basta che non siano equiparate al matrimonio. In altri termini, tutte le forme di convivenze presenti di fatto nella società sarebbero buone, lo Stato le dovrebbe riconoscere e disciplinare, però ognuna al suo livello, senza confusione. Se quindi, dal ddl Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosex al matrimonio, allora un cattolico potrebbe dare il suo assenso. Le unioni civili omosessuali non sarebbero sbagliate in sé, ma solo se copiano il matrimonio e si attribuiscono i diritti che spettano invece solo alla coppia eterosessuale sposata.
    É da attribuire a questa visione delle cose l’insistenza (quasi esclusiva) sulla questione dell’adozione e, ancor più, su quella dell’utero in affitto, nelle critiche di parte cattolica sul ddl Cirinnà. Un grande no alle adozioni da parte delle coppie omosessuali che talvolta nasconde un sì alle unioni civili. Non si nega qui l’inaccettabilità dell’adozione del minore da parte di una coppia omosessuale o dell’utero in affitto. Si nega piuttosto che l’inaccettabilità del ddl Cirinnà stia solo in questi, pur gravissimi, aspetti. Anche se questi non ci fossero, il ddl Cirinnà sarebbe ugualmente inaccettabile.
    In altre parole: non è vero che l’unica cosa che bisogna garantire è che le varie convivenze non siano equiparate le une alle altre e che tutte siano normate al loro proprio livello. Alcune proprio non possono essere riconosciute giuridicamente dallo Stato, perché intrinsecamente disordinate e contrarie al bene comune, ossia dannose per la comunità. Possono essere tollerate come comportanti privati, ma non possono avere il sigillo dell’autorità politica perché questo le proporrebbe pubblicamente come esemplari e utili. Il riconoscimento delle unioni civili omosessuali comporta il riconoscimento pubblico del valore dell’omosessualità in ordine al bene comune, il che è contrario sia alla legge naturale che a quella divina.
    La tesi che sto criticando non è mai stata insegnata dalla Chiesa. Per quanto riguarda l’argomento del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni civili omosessuali i documenti magisteriali di riferimento immediato sono due: Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle persone omosessuali della Congregazione per la dottrina della fede (2003) e con la Nota del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto (2007). Ambedue questi documenti negano, per motivi razionali connessi con i principi della legge morale naturale, e per motivi di fede, che una unione di fatto eterosessuale e, a maggior ragione, una omosessuale possano ricevere un riconoscimento giuridico e quindi venire trasformati da fatto privato in fatto di rilevanza pubblica, meritevole di sostegno e promozione da parte della comunità e dell’autorità.
    Non basta ai cattolici dire no a utero in affitto e adozioni. Inaccettabili sono le stesse unioni gay

    Contestate le Sentinelle in piedi in diverse piazze italiane. Insulti, sputi e bestemmie. Ora dite voi chi sono i violenti
    Redazione
    Cosa è successo ieri a Bologna, Torino, Aosta, Rovereto. Città per città, la difficile giornata dei veilleurs italiani
    Il ritrovo delle Sentinelle in piedi di ieri in cento piazze italiane ha subito contestazioni e aggressioni in diverse città. Le sentinelle, il movimento apartitico e aconfessionale che contesta civilmente e democraticamente il ddl Scalfarotto sull’omofobia, ha svolto le proprie veglie secondo la consueta modalità, pacifica e ordinata, ma questo ha provocato la reazione di alcuni contromanifestanti organizzatisi al solo fine di disturbare l’evento.
    Eugenia Roccella, parlamentare di Ncd, ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare su «un attacco vergognoso, oltretutto pianificato e organizzato».
    BOLOGNA. A Bologna (cui si riferisce il video qui sotto di Radio Città del Capo) durissima contestazione da esponenti delle associazioni Agedo Bologna, Arcigay “Il Cassero”, ArciLesbica Bologna, Boga Sport, Bugs Bologna, Famiglie Arcobaleno Emilia Romagna, Komos – Coro Gay di Bologna, Migrabo Lgbt, Mit, sostenute anche da esponenti dell’Aula C e del Tpo. Le Sentinelle sono state costrette a cambiare piazza e a trasferirsi da piazza San Francesco a Piazza Galvani, dove, accerchiate dai contestatori, hanno proseguito faticosamente la loro veglia, protette dalle forze dell’ordine. Infiniti gli insulti («merde!», «puttane!», «andate a scopare!») e gli sputi contro i veilleurs. Lanci di oggetti e bottiglie hanno rischiato di colpire anche alcuni bambini (che sono stati fatti immediatamente allontanare).
    Le Sentinelle hanno cercato di terminare la manifestazione, pur in un clima difficile, bersagliati da bestemmie e insulti di ogni tipo. Il portavoce ha raccontato che «circa ottanta persone non hanno potuto raggiungere la piazza per il caos, mentre molte famiglie con bambini sono state costrette a uscire. Una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata coperta di insulti e sputi: questo è il fatto che più di tutti ci ha addolorato».



    TORINO. Il clima, in piazza Carignano, a Torino, è stato da subito pesante, anche per efetto della mobilitazione che le associazioni minori del mondo gay e l’extrasinistra avevano lanciato da giorni. Dapprima alcuni contromanifestanti (di una manifestazione, giova ricordarlo, non autorizzata: la piazza era stata concessa ufficialmente alle Sentinelle) hanno cercato di accostarsi alle Sentinelle con cartellli e con l’obiettivo di scimmittare la veglia con la lettura di fumetti. Quando la Polizia li ha allontanati, civilmente, sono come da copione partite le pesanti contestazioni. Senza che dal fronte delle Sentinelle si registrasse reazioni. Alcuni partecipanti alle Sentinelle, particolarmente scossi dal clima, hanno ceduto alle lacrime (rassicurati dagli agenti: «Non sanno più cosa dire, per questo vi insultano»). Va fatto rilevare che, dal fronte delle Sentinelle, protagonista l’ex consigliere regionale Giampiero Leo, s’è tentato una mediazione, anche aprendo a possibili momenti di confronto pubblico, la risposta della contromanifestazione è stato l’insulto e la delegittimazione. Pesanti le parole contro le Sentinelle, dall’invito «a tornare nelle vostre chiese vuote» fino all’accusa di essere «omofobi responsabili della cultura d’odio che porta ai suicidi di tanti ragazzi». Un paio di minuti prima dello scoccare dell’ora di veglia, intelligentemente, la polizia ha consentito a quanti premevano contro le transenne (ci sono stati diversi tentativi di sfondarle) potessero mettere in scena la “riconquista della piazza” con tanto di sventolie di bandiere arcobaleno e bandiere di Rifondazione Comunista. Il “Torino Pride”, il cartello che raccoglie le principali organizzazioni lgbt subalpine, si è dissociata dalla contromanifestazione, con parole forse più gravi, per quanto felpate: «Gli intenti delle Sentinelle sono discriminatori, ma non abbiamo voluto essere presenti per non riconoscerli come antagonisti. L’omofobia non deve avere più cittadinanza in Italia» (Marco Margrita).



    AOSTA. Ad Aosta, la veglia è stata disturbata da un flash mob di diverse associazioni arcobaleno (Arcigay, Flc-Cgil, “L’altra Valle d’Aosta”, Rifondazione comunista, “Dora”, “Arci VdA”,”Articolo 3″ e “Comitato si può fare”). Come raccontano le cronache locali, «l’immagine, per chi attraversava piazza Chanoux, ha destato un po’ di sconcerto, da una parte le silenziose “Sentinelle” dall’altra gli attivisti che, animati da Francesco Lucat, segretario della Federazione della sinistra della Valle d’Aosta, “cantavano” canzoni partigiane, ma anche di Raffaella Carrà, di Rino Gaetano e Fabrizio De Andrè, facevano i girotondi, si sdraiavano per terra per poi baciarsi ed abbracciarsi collettivamente. Un’attivista, con la scusa di fotografare le “Sentinelle”, ha poi cercato di superare il limite imposto ed è stata fermata dal commissario capo della Polizia di Aosta Donato Marano, che era in borghese: la donna si è messa ad urlare, asserendo di essere stata minacciata e strattonata, ed ha rifiutato di dargli un documento per essere identificata. Gli attivisti si sono quindi avvicinati tutti insieme verso le Forze dell’ordine arrivando così a pochi metri dalle “Sentinelle”, rimaste imperturbabili: alla fine, di fronte alla prospettiva di essere accompagnata in Questura per l’identificazione, la donna ha tirato fuori la sua carta d’identità, mentre gli altri manifestanti di sinistra hanno iniziato a discutere con Marano, mentre una bimba piccola che, giocando con un palloncino, ha superato la barriera ed è finita a giocare proprio in mezzo alle “Sentinelle”. Un secondo tentativo di superare la barriera, da parte di alcuni attivisti, c’è stato quando uno dei manifestanti delle “Sentinelle” ha accusato un malore: in piazza è arrivata un’ambulanza del “118” ma l’uomo, ripresosi, si è poi seduto insieme ai soccorritori. Durante il discorso finale delle “Sentinelle” gli attivisti hanno fischiato e fatto applausi di scherno ma sono stati mantenuti comunque a distanza da parte di Polizia e Carabinieri e non si sono così verificati scontri: “beh, un po’ di casino lo abbiamo fatto, no?” hanno detto due manifestanti mentre lasciavano la piazza».
    ROVERETO. A Rovereto un gruppo di anarchici ha intimato alle Sentinelle di abbandonare la piazza, nonostante queste ultime avessero l’autorizzazione della questura. Dopo insulti, spintoni, minacce, lanci di uova, gli aggressori hanno rovinato il materiale con cui le sentinelle sono solite spiegare le ragioni della loro iniziativa. La polizia, arrivata solo in un secondo momento, ha potuto solo constatare i danni causati dagli aggressori. Due persone, tra cui un sacerdote, sono state condotte in ospedale dopo le aggressioni per il setto nasale fratturato.
    GENOVA. Un folto numero di persone dei centri sociali e dell’arcigay ha pesantemente e continuamente disturbato il regolare svolgersi della veglia. Mentre le sentinelle vegliavano leggendo un libro in silenzio, molti giovani si sono inseriti tra loro, disturbando la lettura, anche con cani, insultando e deridendo i veglianti, mimando scene erotiche, e creando capannelli. Un fumogeno, poi spostato dalle forze dell’ordine, è stato lanciato contro il bastone di una persona invalida che partecipava alla veglia. Una parte dell’area coperta dalle sentinelle è stata completamente invasa dai contromanifestanti. Anche in quella zona, sebbene attorniati, i partecipanti sono rimasti impassibili, senza rispondere alle provocazioni. Tutta la veglia si è svolta tra cori e rumore. Al termine, il saluto finale del portavoce è stato nuovamente coperto di cori e grida. Vari adesivi LGBT sono stati applicati sul banner manifesto delle Sentinelle, che poi è stato rotto.
    PISA. A Pisa la manifestazione è stata interrotta dalla Digos dopo 35 minuti. Appena iniziata la veglia, infatti, un gruppo di contestatori, probabilmente appartenenti ai centri sociali, hanno cominciato ha urlare slogan, insulti e bestemmie contro le Sentinelle che sono state “accerchiate” dai manifestanti mentre le forze dell’ordine, anziché intervenire, hanno chiesto alle Sentinelle di lasciare la piazza.
    NAPOLI, MILANO, TRIESTE. A Napoli, insulti, spintoni, urla, lanci di uova. È dovuta intervenire la polizia per placare gli animi. Anche a Milano e Trieste le contestazioni sono state pesanti con insulti e minacce di ogni tipo.
    Omofobia. Sentinelle in piedi contestate e malmenate | Tempi.it

    Palloncini
    Pubblicato da Berlicche
    A gennaio, al buio, ci fanno fare le sentinelle. D’altra parte il nemico quando arriva, arriva. Meno male che fa freddo sì, ma non così tanto. Questa volta ci hanno imboscati in una piazzetta fuori mano, vicino alla stazione, e il sole che ha scaldato il pomeriggio non c’è già più. Bisognava far posto all’altra manifestazione, al “Pride” delle sveglie, al fondo della stessa via. Magari dando la possibilità agli interessati di “partecipare” ad entrambe.
    Mentre mi dirigo alla “mia” piazza, decido di dare un’occhiata a quella degli avversari. Piazza Carignano, che noi avevamo riempito a suo tempo. E’ centrale ma piccolina, e dato il forte battage propagandistico – manifesti da ricca campagna pubblicitaria, volantini, sindaci e politici assortiti che intervengono – mi aspetto con un po’ di tremore di trovarla traboccante.
    Una volta arrivato ci metto qualche istante a orientarmi. E’ semivuota. Qualcuno sta gracchiando al microfono. Da un lato un padiglione colmo di bandiere e gadget, in fondo un palco, e sotto i manifestanti con bandierine e palloncini, assiepati in non più di un quarto della piazza. Faccio i calcoli a mente: occuperanno forse venti per trenta metri, diciamo mille persone al massimo. Viste le premesse, è un flop. La sera poi leggerò che Repubblica e la Stampa attribuiscono alla manifestazione ottomila, diecimila partecipanti facendo della povera piazza il luogo più affollato del pianeta, densità da quindici persone per metro quadro. Diecimila, sì, come no, includendo tutti i passanti del centro.
    Devo fare i miei complimenti ai fotografi, anch’io guardando le loro immagini sono rimasto perplesso finché non mi sono accorto che il monumento che sembra distante un chilometro è in realtà a trenta metri dall’obbiettivo. Lo sprezzo dei numeri è anche maggiore per gli organizzatori nazionali, che millantano un milione di presenze, dato che non si avvicina neanche lontanamente alla somma delle cifre già gonfiate. Ma a quanto pare la sincerità non abita da quelle parti. O la matematica.
    I numeri, nella nostra piazza Lagrange, sono certamente minori. D’altra parte ci vuole un pochetto più di gambe e di coraggio a stare fermi un’ora, al freddo, in silenzio, a subire insulti rispetto allo sventolare bandierine rosa. La nostra piazza la riempiamo tutta, anche se con la caratteristica bassa densità. Saremo circa duecento, dietro l’usuale sbarramento di cortese e professionale polizia, che ci frutterà l’abituale insulto di vigliacchi. Già, perché finita la “loro” manifestazione i tollerantissimi cirinnisti sono venuti da noi per il solito sbeffeggiamento. A dire la verità più fiacco del solito, stavolta non provano neanche a fare irruzione, e tra chi ci guarda con coccarde arcobalenate colgo visi scuri e lunghi.
    Suonano campanelli, e talvolta accennano a qualche coretto abbastanza stonato. “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù”, sulle note della Carrà: e mi verrebbe voglia di chiedere loro cosa c’entra il sesso ostentato con l’amore, quello vero, o con le unioni civili o i bambini. Improvvisano anche “l’alleluja delle lampadine”, che talvolta si canta a Messa, e mi domando con un brivido questi che l’intonano da dove arrivino e come mai sian finiti qui. Ma un Alleluja è sempre un Alleluja, e anche se qualcuno ci urla “Gesù vi odia” (aggiungendo “se esistesse”, come ripensamento tardivo) in un certo senso è come un sorriso dall’alto. Ad un certo punto gridano”Medioevo, medioevo!” Mi viene voglia di urlarlo anch’io, dire: condivido, magari! Meglio il tempo di Dante di quello precedente, di Nerone. O posteriore, delle ghigliottine e delle picche con in cima le teste. Anche il ritornello “Vergogna, vergogna” mi dà da pensare: sì, noi sappiamo ancora cosa sia la vergogna, riteniamo che ci sia qualcosa di cui ci si possa vergognare. Proprio questa è l’accusa che ci fanno.
    La veglia prosegue come usuale, con il freddo che mi costringe ad alternare le mani che reggono il libro. Ci è stato fornito un lumino a testa, di quelli a cera, che ogni refolo di vento rischia di spegnere. Così il mio lo tengo protetto, tra i piedi, custodendo la fiamma come una piccola creatura. Leggo Testori, il grande drammaturgo milanese, che confessa la sua vita e le illusioni che la morte imminente ripulisce. Un passaggio in particolare mi colpisce:
    “Figlio ero;
    E di che altro avevo più bisogno?”
    La sua omosessualità non gli ha impedito di vedere il vero, e implorarlo.
    Ma ormai è buio, la notte è scesa, fortunato io che sotto il lampione distinguo ancora le parole sulle pagine. La veglia finisce, usciamo dal recinto per le strade inconsapevoli. Sono affollate di gente che guarda le vetrine e fa shopping. Gente che magari neanche sa perché siamo stati lì, a vegliare in silenzio, o poco gliene importa. Ma va bene così. E’ questo il ruolo della sentinella, vegliare perché gli altri possano riposare tranquilli, invece che svegliati a forza e portati dove non sanno.
    Passa una che ha in mano il palloncino a forma di cuore che distribuivano al “Pride” della piazza accanto. Ma è già sgonfio.
    https://berlicche.wordpress.com/2016/01/24/palloncini/

  8. #88
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    che tristezza.
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  9. #89
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio


    che tristezza.

    sì,
    la tua.

  10. #90
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    L’ipocrisia e l’infamia
    Enrico Marino
    “Per corrompere un individuo basta insegnargli a chiamare diritti i suoi desideri personali e abusi i diritti degli altri”
    Nicolas Gomez Davila
    Nei futuri libri di storia si leggerà, probabilmente, che questo scorcio di secolo ha rappresentato uno spartiacque nella storia europea, com’è avvenuto già nel passato in occasione di mutamenti epocali e come sta avvenendo, sotto i nostri occhi, attraverso la successione sempre più rapida e drammatica degli avvenimenti internazionali.
    Anche il nostro Paese è stato travolto da processi che hanno avuto una potentissima e apparentemente inspiegabile accelerazione e che hanno dato vita a scenari impensabili solo pochissimi anni fa, di fronte ai quali tuttavia rimaniamo apatici e anestetizzati, come sonnambuli in una notte senza fine.
    Appare infatti incredibile che nel breve lasso di tempo di due anni, sotto la guida di un improbabile premier privo di qualsiasi legittimazione, sia stata portata a compimento una serie di riforme tra le più sciagurate e rovinose che si potessero immaginare.
    Nel giro di pochi mesi, dopo aver disarticolato e rottamato il più grande partito comunista europeo, complici una disastrosa crisi economica e i nefasti effetti dell’unione europea, è stato di fatto smantellato il welfare italiano portando a compimento la riforma-demolizione del sistema pensionistico (peraltro avviata dai precedenti e ugualmente illegittimi governi della sinistra).
    In ambito economico, è proseguita la politica dei proclami privi di risultati concreti, niente è stato fatto per agevolare il credito ai privati e alle piccole imprese, il risparmio è stato spesso penalizzato, il prelievo fiscale è rimasto insostenibile e le pasticciate riforme costituzionali introdotte sono state realizzate a colpi di maggioranza, senza la ricerca di un più ampio consenso, ma puntando semmai, anche in altri ambiti istituzionali, alla pervasiva acquisizione di ogni posto di potere.
    Nel campo delle politiche dell’immigrazione, dopo la scellerata follia di Mare Nostrum, sono proseguiti l’afflusso e l’accoglienza indiscriminata di profughi e clandestini provenienti per la gran parte dall’Africa, con gravi ripercussioni di carattere sociale, di ordine pubblico e di sicurezza in danno degli italiani, specie meno abbienti. Anche difronte al venir meno di qualsiasi solidarietà europea, il Paese è stato costretto a subire le conseguenze della incondizionata apertura delle frontiere e solo il verificarsi di gravissimi episodi di terrorismo ha impedito che venisse abolito anche il reato di ingresso clandestino.
    Peraltro, si vuole modificare il criterio di acquisto della cittadinanza e adottare lo jus soli, consentendo a chiunque nasce sul suolo italiano di essere automaticamente considerato un cittadino. E’ facile immaginare, con l’attuale incontrollata situazione degli arrivi, con l’ingresso di migliaia di donne incinte e col rapporto tra la crescita demografica degli africani e quella degli italiani, quale devastante sovversione sociale e quale irrimediabile alterazione etnica lo jus soli provocherà nel giro di pochi anni nel nostro tessuto identitario, nazionale, culturale e razziale.
    Ma è sul fronte dei così detti “diritti civili” che l’attuale esecutivo sta per compiere una gravissima forzatura costituzionale e una sovversione della legge naturale.
    La Costituzione configura un regime privilegiato per la famiglia, ma il governo si appresta a svilire questa preferenza, attribuendo lo stesso regime della famiglia a forme di convivenza che hanno una diversa funzione nella società. Il prossimo 26 gennaio, infatti, comincerà l’iter al Senato del testo sulle cosiddette “unioni civili”, previste dal ddl Cirinnà che, in realtà, è strutturato proprio per delegittimare e disintegrare la cellula fondamentale della nostra società.
    Questo testo viene presentato come uno strumento necessario a garantire dei diritti ad una supposta categoria di persone discriminate per il loro orientamento sessuale, ma è sufficiente il buon senso per capire che non è così. Il matrimonio in Italia è consentito a tutti (purché maggiorenni e non già sposati) ed è fondato sull’unione stabile tra un uomo e una donna. Istituire un’unione tra due uomini o due donne ed equipararla al matrimonio non significa dunque estendere un diritto a chi non ce l’ha, significa invece ridefinire il matrimonio che, a questo punto, non sarebbe più fondato sulla complementarietà sessuale e la potenzialità generativa bensì su una “preferenza” sessuale ovvero “sull’amore” inteso unicamente come sentimento ed emozione. Ma il matrimonio non ha nulla a che fare con il sentimento, la parola “amore” non si trova negli articoli del Codice Civile poiché la disciplina del matrimonio parla di diritti e di doveri fra marito e moglie e nei confronti dei figli, parla di obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e obbligo di fissare l’indirizzo della vita famigliare. La nostra Costituzione “riconosce” la famiglia ovvero prende atto che essa come società naturale preesiste e precede la stessa Carta e, come tale, è l’unica che può educare, in un nucleo stabile, cittadini capaci di contribuire al bene comune e di accogliere la diversità, all’interno di un’unione fondata sulla differenza sessuale. Il sentimento non ha nulla a che fare con un istituto di diritto che tutela la cellula fondamentale della società in quanto l’unica capace in potenza di generare e con i ruoli legittimi e naturali di padre e di madre. Oggi, invece, ci sono lobby omosessuali, ricche e pericolose, che cercano di farci credere che è segno di civiltà delegare il futuro dell’esistenza a convivenze modello Frankenstein.
    I diritti individuali che vengono chiesti, in realtà, sono già riconosciuti e non serve una legge ad hoc perché già nessuno mette in dubbio la legittimazione del convivente ad andare a trovare in ospedale, ad andare a trovare in carcere o altro, mentre la Costituzione volutamente discrimina la posizione dei partner per quanto riguarda, ad esempio, la pensione di reversibilità perché riconosce la specificità della formazione sociale familiare. La pensione di reversibilità, infatti, ha un costo per la società che si sobbarca questo onere non perché i coniugi si vogliono più bene rispetto ad altre unioni; la pensione di reversibilità e tanti diritti sono garantiti in maniera esclusiva ai coniugi proprio per questa funzione infungibile che solo la famiglia ha nella società e che il legislatore dovrebbe piuttosto riconoscere e promuovere in maniera più incisiva, visto che l’Italia è inadempiente per quanto riguarda le politiche pubbliche a sostegno delle famiglie e che il motivo più grande di crisi dello stato sociale in Italia è l’“inverno demografico”. Oggi invece, con un criminale progetto di ibridazione razziale, si mira a sostituire le nascite degli italiani con quelle degli immigrati africani in vista di una sostituzione etnica e un mescolamento dei popoli europei.
    Ecco allora che per mascherare la norma più divisiva, quella che forse potrebbe innescare qualche fuoco di ribellione nel Paese, ipocritamente si parla di stepchild adoption per camuffare l’adozione del figliastro, ossia del figlio naturale del partner omosessuale.
    Su Repubblica dello scorso 4 gennaio, Stefano Rodotà sostiene la tesi del matrimonio egualitario, cioè la necessità che il legislatore estenda la portata e l’applicabilità dell’istituto matrimoniale anche alle persone dello stesso sesso, affermando che il diritto in genere e il matrimonio in particolare devono seguire e adattarsi ai mutamenti delle dinamiche sociali, escludendo una natura immutabile del matrimonio; che il paradigma eterosessuale crea ormai incostituzionalità quando si contesta l’accesso delle persone dello stesso sesso al matrimonio; che si invoca impropriamente l’utero in affitto.
    Sul Corriere della Sera del 15 gennaio, Luciano Fontana, a proposito della stepchild adoption, scrive: “Questo diritto esiste nella legislazione per le coppie eterosessuali, sarebbe molto complicato negarlo alle altre coppie. Soprattutto se al centro si mettono i bambini, i loro legami, i loro affetti e il loro benessere”.
    Ipocrisia e infamità si miscelano sapientemente e indissolubilmente in questi mielosi ragionamenti giuridico sociali.
    In realtà, la legislazione in vigore, ma anche la Corte Costituzionale, hanno sempre riconosciuto che non esiste un diritto degli adulti all’adozione, ma esiste il diritto di un bambino ad essere inserito invece in una famiglia e, nel prevedere la stepchild adoption, non si garantisce affatto che i minori abbiano un padre e una madre – come, invece, vuole la Costituzione – ma si finisce per dare a un bambino due padri o due madri. La figura di riferimento genitoriale il minore ce l’ha ed è il genitore biologico con il quale convive. Dopodiché l’ordinamento già prevede strumenti adeguati, per cui se il genitore muore, il partner del genitore, se c’è un legame affettivo stabile con il minore, può adottarlo, anche se il partner è dello stesso sesso del genitore. Quale pseudo diritto o quale affettività negata richiederebbero i minori inseriti (loro malgrado) in una coppia omosessuale rispetto ai fanciulli orfani di un genitore? E perché mai un diritto riconosciuto alle coppie etero dovrebbe essere esteso alle altre coppie?
    In verità, tutti i ragionamenti omofili si impostano su un equivoco di fondo circa il principio di uguaglianza che viene inteso in senso monolitico e formale, ignorando del tutto la dottrina e la giurisprudenza costituzionale che sul punto sono sempre state molto chiare: in base al principio di uguaglianza occorre trattare casi simili in modo simile e casi diversi in modo diverso. E le coppie eterosessuali non saranno mai omologabili, per costituzione, potenzialità e finalità, a quelle formate con individui dello stesso sesso.
    Ritenere che il diritto debba adattarsi e piegarsi alle dinamiche sociali significa sposare un’idea del diritto distorta e distorcente, poiché così si rende il diritto un mero strumento per la soddisfazione ora della volontà più prepotente, ora del generico sentire collettivo, ora del capriccio personale, disancorandolo da quella giustizia ultra-particolare, cioè universale, di cui invece dovrebbe essere il riflesso. Questa visione strumentale del diritto come occasione di formalizzazione del proprio desiderio, qualunque esso sia, si esprime nell’idea per cui vi sia un paradigma eterosessuale e che per di più questo sarebbe oramai incostituzionale e quindi non più invocabile per negare l’accesso al matrimonio!!!
    Il paradigma eterosessuale, invece, non è un’imposizione normativa ma è effettivo in quanto è un prodotto della natura, che non è condizionabile né dalle leggi né dai desideri degli umani e che non riconosce alcun diritto alla genitorialità (impossibile) a due esseri dello stesso sesso.
    L’istituto della famiglia fondata sul matrimonio è, in buona sostanza, di diritto naturale, cioè quel diritto che non solo precede l’ordinamento statale, il quale non si può che limitare a prendere atto della sua esistenza, ma che dallo Stato non può essere manipolato senza ledere la natura stessa del diritto, compiendo obbrobri giuridici e arbitri legislativi. Il matrimonio, del resto, non è una formalità alla quale chiunque può accedere, altrimenti nulla osta che non si possa o non si debba un domani estendere ulteriormente l’accesso al cosiddetto “matrimonio egualitario” anche ai bigami, ai poligami, a chi pretende il poliamore, l’amore incestuoso o perfino ai pedofili.
    Un conto è regolamentare i diritti e altro è aprire la strada a stravolgimenti antropologici. Con le adozioni per le coppie omosessuali si apre inoltre la via all’utero in affitto, alla compravendita di bambini e all’uso strumentale del corpo della donna. La genitorialità, infatti, piaccia o meno, è legata inevitabilmente e soprattutto biologicamente a paradigmi eterosessuali e, pertanto, due omosessuali che decidessero di volere un figlio, unicamente in funzione di questo desiderio, avrebbero il diritto di fabbricarlo con ovuli, utero e seme esterni, sfruttando il corpo di altre donne (a pagamento o meno) all’estero, di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è, ma è una creatura trattata come un oggetto di diritto e destinata a incontrare ostacoli allo sviluppo normale in quanto, come dimostrato da molti studi scientifici, soggetta alla mancanza della bipolarità sessuale, del padre o della madre, di una famiglia naturale. Si tratta di una forma di egoismo e di sfruttamento intollerabili.
    E’ inutile continuare a nascondersi dietro un dito, questo progetto mira a disintegrare la società partendo dalla famiglia e, per questo, la società intera è chiamata a dire no ed è chiamata a farlo nello spazio pubblico. In questo senso, la “libertà di coscienza” invocata dai nostri parlamentari è anch’essa un’ipocrisia e un’infamia, perché di fronte a un’aggressione così radicale e turpe alle basi della nostra comunità bisogna scendere in piazza e la scelta “di coscienza” non può essere che una. La famiglia non è una delle tante opzioni possibili per costruire la società, il matrimonio non è “una modalità di vivere l’amore”, il figlio non è mai un oggetto, l’amore non è una pulsione sessuale e la tendenza sessuale non definisce le persone.
    Questo è solo il più subdolo e abominevole attacco alla civiltà e alla stirpe europee che nel nostro Paese si consuma in assenza di una reazione di popolo, portato avanti con la congiura mediatica a sostegno di un capo partito che, in aderenza alle logiche mondialiste, ha liquidato le aspirazioni sociali della sinistra ma le ha rifilato in consolazione la soddisfazione di ogni istanza radical, anomala, volgarmente istintuale, artefatta e disumana.
    L?ipocrisia e l?infamia ? Enrico Marino | EreticaMente

    Ucraina, Chiesa contro Gender
    Un allarme contro l’ideologia del Gender è stata lanciato dal capo della Chiesa greco-cattolica Ucraina, l’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk, facendo riferimento ad alcuni emendamenti “anti-discriminazione” alle leggi sul lavoro del Paese.
    MARCO TOSATTI
    Un allarme contro l’ideologia del Gender è stata lanciato dal capo della Chiesa greco-cattolica Ucraina, l’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk, facendo riferimento ad alcuni emendamenti “anti-discriminazione” alle leggi sul lavoro del Paese. Shevchuk ha condannato per prima cosa l’aborto, nella sua omelia per la festa della Theotokos, la Madre di Dio. E poi è passato a un altro argomento.
    “Oggi osserviamo un fenomeno molto interessante e pericoloso, una nuova ideologia in una dimensione globale che cerca di distruggere la famiglia come istituzione e minaccia un nuovo asservimento del popolo ucraino. Questo pericolo è chiamato ideologia del Gender. E’ un modo di più per uccidere una vita”.
    L’arcivescovo ha citato papa Benedetto XVI, affermando che “l’ideologia Gender era simile ai precedenti sistemi totalitari che cercavano di distruggere il fondamento dell’umanità (la famiglia, n.d.r.) che è molto più antica della nazione o delle istituzioni statali”. Shevchuk si riferiva ad alcuni emendamenti che specificavano l’identità di genere e l’orientamento sessuale come categorie protette dalla discriminazione sul lavoro.
    https://www.lastampa.it/2016/01/22/b...iP/pagina.html



    "Alcuni figli hanno due papà (o due mamme). Fattene una ragione!"
    Mi spiace, ma la realtà è diversa: si può nascere solo da uomo + donna. Poi, semmai, ti strappano da uno dei tuoi due genitori e ti mettono a vivere in una coppia di persone dello stesso sesso. Sembra che anche la Natura resti purtroppo rigorosamente omofoba....



    Hiv in Europa: specie tra i gay è impennata
    Il dato è scomodissimo, si capisce, per le lobby LGBT
    di Giuseppe Brienza
    In Europa non ci sono mai stati così tanti nuovi casi di Hiv come nel 2015. Lo afferma il Rapporto annuale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)-Europa e del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), pubblicato in occasione della giornata mondiale sulla malattia che si tiene oggi. La data scelta per l’iniziativa è simbolica perché proprio il 1 dicembre 1981 fu diagnosticato il primo caso di Aids. Ma erano anni che, almeno in Italia, non si parlava più di questo «morbo trasversale, non confinato alle fasce più disagiate della popolazione ma pronto a colpire chiunque, compresi nomi illustri: dalla rockstar Freddy Mercury alla stella del basket Magic Johnson (miracolosamente ancora vivo) fino al pornodivo John Holmes» (Luca La Mantia, Torna l’incubo AIDS, in “In Terris”, 27 novembre 2015).
    Lo studio dei due organismi internazionali ci riporta finalmente alla realtà e, per lo scorso anno, parla di 142mila nuove infezioni di Aids nei 53 paesi della regione europea dell’Oms, di cui circa 30mila nella sola Unione Europea, il numero più alto mai visto da quando è iniziato il conteggio negli anni ’80. «Dal 2005 le nuove diagnosi sono più che raddoppiate in alcuni paesi Ue, e diminuite di poco in altri – sottolinea Andrea Ammon, direttore dell’Ecdc -, ma complessivamente l’epidemia non vede grandi cambiamenti, questo testimonia che la risposta al virus non è stata per nulla efficace nell’ultimo decennio» (cit. in Aids: in Europa mai così tanti nuovi casi, politiche fallite, “Ansa.it”, 26 novembre 2015).
    Sono in aumento, segnala il Rapporto, le nuove infezioni dovute a rapporti omosessuali, che erano il 30% nel 2005 mentre ora sono il 42%, mentre quelle dovute a rapporti eterosessuali sono il 32%. Quest’ultimo è un dato in totale contraddizione a quanto ci si sta ripetendo compulsivamente nell’ultimo decennio per sdoganare l’ideologia LGBT ed i progetti di indottrinamento gender nelle scuole. E cioè che, lungi dall’essere un pericolo esclusivo per gli omosessuali, l’Aids ormai si starebbe diffondendo sempre più rapidamente anche tra gli eterosessuali facendo sempre più vittime tra donne e bambini.
    Non è vero, stando ai dati del Rapporto Oms-Ecdc, che peraltro c’informa che “solo” l’11% delle infezioni avviene nella fascia tra i 15 e i 24 anni e il tasso di infezione tra gli uomini è 3,3 volte superiore rispetto a quello tra le donne.
    Non è, quindi, un “preconcetto”, quello che pone in diretta correlazione l’omosessualità, specie quella maschile, e l’Aids. I rapporti omosessuali, dati alla mano, sono sempre più fonti di contagio AIDS. Marginale, invece, è divenuto l’apporto di nuove infezioni da parte di tossicodipendenti che usano droghe iniettabili, appena il 4,1%.
    Anche noi vogliamo evitare ogni discriminazione della “popolazione omosessuale”, perché in questo modo non faremmo che generalizzare. Ma il messaggio omosessualità=AIDS, come visto, almeno dal punto di vista statistico, non è affatto scorretto.
    Le fasce d’età più a rischio sono tutte quelle sessualmente attive e in particolare tra 30 e 39 anni e, se in passato la trasmissione era legata soprattutto alla tossicodipendenza, oggi l’84% dei contagi è dovuto a rapporti occasionali. In questo scenario, pertanto, è sempre più cruciale la realizzazione di progetti di informazione, di prevenzione, di diagnosi precoce ma anche di educazione ad una sessualità responsabile e umanamente feconda.
    Il c.d. orientamento sessuale va educato e corretto secondo la verità della persona anche per difendere le nuove generazioni dalla terribile pandemia dell’Hiv/Aids. Riporto ad esempio una evidenza, tratta da casi clinici empiricamente osservati, che dimostrano come la predisposizione ai rapporti occasionali che sono all’origine della malattia risale propriamente a «quel tipo di omosessualità compulsiva che viene talvolta indicata come “punto di ingresso” nell’omosessualità» (Lucina Bergamaschi (a cura di), Omosessualità, perversione, attacco di panico. Aspetti teorici e tecniche di cura: il contributo di Franco De Masi, Franco Angeli editore, Milano 2007, p. 47).
    Favorire o avviare i giovani alla pratica omosessuale significa condurli sull’orlo del baratro, perché diventano schiavi di quell’omosessualità compulsiva che si consuma unicamente sul versante del sesso.
    Hiv in Europa: specie tra i gay è impennata » Rassegna Stampa Cattolica




 

 
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