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    Thumbs up L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

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    Arturo Reghini
    IMPERIALISMO PAGANO E TRADIZIONE ITALICA
    Associazione Culturale IGNIS, 2004

    Recensione di Roberto Sestito da “Il Flauto di Pan” N°3 giugno 2005

    Il titolo Imperialismo Pagano dato da Reghini all’articolo che apparve per la prima volta nel 1914 sulla rivista Salamandra prospettava l’idea di un movimento politico e spirituale.
    Da una felice intuizione come questa che si era affacciata nella mente di R. fin dai primi anni del Novecento (“Basandoci sopra la tradizione e la conoscenza iniziatica italiana, noi volemmo e pronosticammo sin da quindici anni fa l’avvento fatale di un regime e di un indirizzo imperialistico italiano”. Atanòr, Ai lettori, 1924), Reghini passò alla formulazione di un vero e proprio programma politico, che a molti sembrò utopistico e insensato, poiché il regime (come egli lo chiama) che ne doveva risultare poteva essere realizzato solo “dagli eredi legittimi dell’antica sapienza, e non da coloro che vanno sempre più esasperandosi in una civiltà di tipo meccanica industriale”. Nella quale “civiltà di tipo meccanico industriale” da lui deprecata possiamo riconoscere oggi come ieri governi ed uomini politici i quali nel gonfiarsi il doppiopetto di “civiltà occidentale” non fanno altro che parlare a nome di una sottospecie di “civiltà” che non discende certamente dalla sapienza e dalla spiritualità romane.
    Al ripresentarsi in Italia, nel 1924, di una situazione politica molto simile a quella che precedette la prima guerra mondiale, Imperialismo Pagano fu ristampato su Atanòr preceduto da una introduzione che ne spiegava le ragioni.
    Anche se l’Italia di oggi non ha alcuna speranza di rinverdire i suoi gloriosi trascorsi imperiali, non è fuori luogo riassumere in questa breve recensione di questo libro la genesi e lo sviluppo dell’idea imperialista così come si era andata sviluppando attraverso il lavoro della scuola iniziatica e pitagorica di cui faceva parte il Reghini, la quale, in poco tempo aveva acceso di entusiasmo il cuore di alcuni onesti italiani, fiduciosi in un ritorno dell’Italia al suo glorioso passato; ed inoltre prospettare qualche analogia con la situazione presente che dà un carattere di attualità alla concezione reghiniana.
    “Esiste oggi un partito col quale la coscienza nazionale possa identificarsi? “ – si chiedeva R. nel 1924, domanda alla quale dava una risposta decisamente negativa. Il partito che allora si definiva nazionalista non offriva sufficiente garanzia e affidamento a un ritorno dell’imperialismo perché, essendo di carattere clericale, rappresentava al contrario un pericolo per l’avvenire dell’Italia.
    Osservando la situazione politica di oggi, possiamo notare per linee generali che quella parte politica che non subisce l’influenza massiccia della Chiesa e del clericalismo, si trova sottoposta all’influenza e alle decisioni di potenze straniere e delle sette a queste collegate. Dalla padella nella brace. Senonchè tra gli anni venti ed oggi c’è stata di mezzo una guerra mondiale perduta e se la Chiesa come religione mantiene la sua struttura gerarchica e autoritaria, in politica ha sposato di buon grado il sistema democratico-parlamentare dei suoi antichi avversari condividendolo con gli altri partiti che non si curano più di una vera e propria coscienza nazionale. In poche parole gli italiani sono diventati tutti figli di Dio o figli di Colombo. In quale spazio politico si dovrebbe allora collocare un movimento politico che si riallacci all’Imperialismo Pagano auspicato da Reghini?
    Lo stato pagano, uno stato essenzialmente laico, fu distrutto da un virus mortale chiamato cristianesimo che si era sparso nell’Impero, ancor prima che le invasioni barbariche gli sferrassero il colpo di grazia. Lo stato pagano fondava il suo potere sopra le necessità sociali dei popoli e sul diritto puro. Per dirla in termini moderni, si trattava di uno stato socialmente avanzato che regolava la vita dei popoli rispettandone le tradizioni e amministrando correttamente la giustizia. In questo non aveva remore religiose o cedimenti morali.
    Come suo costume e come d’altronde l’argomento richiede Reghini parla e scrive senza peli sulla lingua, non potendosi indugiare in bizantinismi e contorsioni sentimentali su una pagina così tragica della nostra storia nazionale. L’analisi di R. si rivela estremamente precisa, anche se la sua critica alle idee e ai movimenti che distrussero l’impero romano per mezzo della propaganda e del proselitismo sarà di difficile comprensione da parte dei moderni, abituati a vivere e a dipendere dalla propaganda e dalla pubblicità sia nel campo economico e sia, quel che è peggio, in quello delle idee.
    E’ convinzione diffusa tra gli studiosi che si sono occupati dell’ Imperialismo Pagano di Reghini che esso sia un saggio datato e poco utile a chi si confronta con la realtà del mondo di oggi. A mio avviso è solo una scusa per sbarazzarsi di uno scritto scomodo e non conformista, che per questo offre numerosi spunti di riflessione e di confronto con la situazione attuale.
    Che Imperialismo Pagano non significasse un ingenuo e acritico ritorno al passato, ma una continuità spirituale con l’idea indistruttibile della civiltà latina e della romanità, lo dimostra il fatto che sotto le apparenze e i linguaggi molto diversi R. collochi su una medesima linea uomini come Pitagora, Dante, Mazzini riconoscendo in Dante il vero alfiere ghibellino dell’imperialismo pagano moderno, che nella disputa tra Papa ed Impero non aveva mai esitato a porsi dal lato dell’Impero.
    Il problema del cristianesimo continua ad assillare il quadro politico europeo – ne abbiamo avuto un esempio recente nelle pressioni fatte dal Vaticano perché fossero ribadite le radici cristiane nella nuova Costituzione europea, ma che il Parlamento europeo ha decisamente respinto approvando una carta costituzionale libera da riferimenti espliciti a culti e religioni - senza peraltro che la religione possa più dare contributi politici moderni e costruttivi.
    La crisi di identità che attraversa la civilizzazione cristiana si riflette inoltre sulla coscienza nazionale svuotata e incapace di produrre stimoli e soluzioni nuove ai problemi del Paese.
    ”La coscienza del pericolo fece sentire la necessità anche per l’Occidente della unità politica…” scrive Reghini in Imperialismo Pagano. Il pericolo di cui parla proveniente dal mondo islamico e che minacciava l’Occidente è ben presente anche ai nostri giorni e se allora indossava l’abito di un pericolo etnico-religioso oggi veste quello cosiddetto terroristico; ma a differenza del passato tale minaccia non è rivolta in maniera esplicita contro l’Europa, essa si configura come il risultato di uno scontro in atto tra l’Islam e una potenza posta ad ovest dell’Europa che è entrata in rotta di collisione con i paesi arabi per i noti motivi dello sfruttamento delle fonti energetiche.
    Pur essendo a criterio di molti Europa ed America una unica civilizzazione tenuta insieme dagli stessi interessi culturali e materiali, c’è chi vede in questo sodalizio internazionale inter-atlantico, nei termini in cui si è sviluppato, una vistosa anomalia che se non dovesse essere risolta potrebbe essere causa per l’Europa di molteplici dispiaceri.
    Ma se l’Europa non corre alcun pericolo dall’est, per quale ragione dovrebbe tornare all’unità politica dell’Impero? E’ immaginabile un nuovo impero europeo che faccia da cuscinetto tra est ed ovest? Non sarebbe meglio per l’Europa in questa fase della sua storia lasciare alla potenza dell’Ovest l’onere di togliere le castagne dal fuoco e mantenere una posizione neutrale e pacifica?
    Se è ben conosciuta da un lato la storia dell’Islam e dei popoli medio-orientali e di loro si sa tutto e bene e si sa anche dove e come vogliono e possono arrivare, altrettanto non si può dire del Nuovo Mondo al di là dell’Atlantico: quali sono le sue mire, dove vuole arrivare, e sarebbero in ogni caso le sue mire compatibili con una rinnovata unità politica dell’Europa? Fino a che punto non si sta formando una nuova coalizione decisa ad imporre la sua egemonia (anche eventualmente per interposta persona) sul continente europeo?
    Roma è ancora oggi la capitale del cattolicesimo e sarebbe interessante capire se le relazioni tra Vaticano e resto del mondo stiano accelerando quel dialogo tra le tre religioni monoteistiche finalizzandolo alla spartizione dell’Occidente. Ecco allora che il pericolo che sembra essere inesistente ad ovest si ripresenta in tutta la sua drammaticità e concretezza da est: ma non più nelle forme in cui eravamo abituati a vederlo finora nella storia passata.
    E’ per questa ragione che l’Imperialismo Pagano di R., sulle spinte che si registrano dentro l’Europa, potrebbe acquistare una nuova chiave di lettura e il suo messaggio potrebbe far capolino nel desiderio che sta avvertendo l’Europa di ritrovare la sua unità politica; il nostro pensiero non può che andare alla sacra Roma dei Cesari e al destino imperiale divinato da Virgilio e confermato da Dante.
    Un’unità che si dovrebbe realizzare all’insegna della universalità pronosticata dai nostri padri latini e non della globalizzazione voluta dai mercanti d’oltre-atlantico.
    Dall’oriente allora non verrebbe più una minaccia di ordine religioso (non dimentichiamo che l’islamismo è un rampollo dell’ebraismo e del cristianesimo), quanto di ordine politico e militare, cioè di quel nuovo ordine mondiale che si prepara a varare il Grande Medio Oriente.
    In questo quadro molto cambiato rispetto a quello disegnato da R. nella sua premessa ad Imperialismo Pagano l’Italia si trova in una situazione di estrema debolezza, conseguenza come sappiamo di una guerra perduta e di una politica nazionale di sottomissione ai poteri forti. Ma gli altri paesi europei non si trovano in condizioni molto migliori. Sicchè se una vera unità politica dell’Europa ha da realizzarsi essa non può essere se non sotto l’insegna dell’Imperialismo Pagano e perché questo avvenga un movimento di risveglio non può che partire da Roma e dall’Italia.
    Data la mentalità degli orientali, gli europei potrebbero riguadagnare la loro stima e il loro rispetto e non soltanto essere dagli orientali temuti in virtù della loro superiorità materiale e scientifica, solo se l’Occidente e segnatamente l’Europa ricostituisse la sua unità politica e spirituale che la restituirebbe non al ruolo delle antiche crociate, ma alla sua vera funzione civilizzatrice.
    “La necessità di sostituire al Chaos europeo e mondiale un unico governo, - scriveva Reghini - che liberi l'Europa ed il mondo dalle spaventose conseguenze di una nuova conflagrazione, che può scaturire dalle competizioni dei varii stati in cui l'Europa è divisa, comincia ad essere universalmente sentita. L'Occidente aspira a ricostituire la sua unità, cui forse sono legate anche le sorti della sua civiltà. E poiché questa deriva dalla civiltà che l'impero romano estese nella sua universalità al mondo allora conosciuto, ed è in fondo ancora civiltà romana, sembra abbastanza giustificato di riportarsi a Roma da cui essa scaturì, e venne attuata e diffusa, come a suo centro e perno”.
    Molti si chiedono: ci sarà o non ci sarà lo scontro tra Oriente ed Occidente? Io credo che al momento sia una domanda prematura e fuorviante. Se il vicino oriente di religione islamica si “americanizzasse” per effetto di una massiccia aggressione nordamericana, a scomparire non sarebbero i popoli che abitano questa regione della terra e che con l’Europa hanno avuto sempre rapporti di buon vicinato.
    Il vicino oriente resterà sempre quello che è e la resistenza alle invasioni occidentali e alla penetrazione israeliana costringeranno l’Europa a ritrovare la sua unità, anche se non lo volesse, per imprescindibili ragioni geopolitiche. Questa unità per le stesse ragioni geopolitiche non può sorgere intorno a un baricentro spostato verso ovest, dovendo concludersi che non potrà che sorgere intorno a un’idea di Impero e di un Impero Pagano, moderno, con un’idea sacra e romana del diritto, nel rispetto rigoroso della libertà e delle tradizioni dei popoli, e con un’organizzazione economica socialmente avanzata.
    La fatalità di un tale evento futuro sta nei seguenti fatti:

    a. qualunque ideale imperiale tradizionale non può prescindere per essere considerata tale dalla concezione del sacro in essa contenuta;

    b. la sacralità occidentale pitagorica e imperiale si conserva nel mistero di Roma e non può che continuare nel segno e nel nome di Roma.

    Inoltre, i bisogni crescenti degli uomini non faranno che indebolire sempre più i valori effimeri soppiantati da nuovi e più seducenti idee, senza che la religione trovi più per combatterli gli argomenti e la forza in altri tempi usati per distruggere i pagani e i movimenti ereticali.
    Osservando le immagini dei massacri e delle violenze che ci arrivano dai numerosi fronti di guerra possiamo ben dire parafrasando la celebre frase di Nietsche “Dio è morto”, Cristo è morto. Con lui sono morti carità cristiana ed amore del prossimo. Si sente di conseguenza il bisogno di un ritorno a valori e a sentimenti più genuini, idee e sentimenti che non si inventano dall’oggi al domani, ma che gli uomini civilizzati possono ricercare scavando nel fondo della loro coscienza fino a raggiungere quella profondità non lambita dal ferro e dal fuoco del fanatismo politico-religioso.
    Da questi ancestrali ricordi si risveglierà l’idea e si formerà un movimento per una civiltà giusta e senza guerre di religione.
    Nell’elenco dei nomi che Reghini elaborò, facenti parte della catena imperiale, pitagorica e romana Mazzini è citato, per ragioni cronologiche, per ultimo.

    “Anche Mazzini come Virgilio e come Dante, che amò, studiò e comprese più di tanti illustri professori, diceva essere l’Italia destinata da Dio a dominare sopra le genti, a dare al mondo da Roma la luce di una terza civiltà…”.

    Era diffusa tra i patrioti italiani propugnatori dell’unità nazionale la convinzione che con l’unificazione italiana Roma, abbattuto il potere temporale della Chiesa, sarebbe tornata a brillare di luce propria.

    Imperialismo Pagano è un saggio breve e, nello stile reghiniano, asciutto, conciso e solenne. Egli stesso sentì la necessità di giustificarsi con i suoi lettori scrivendo che gli premeva “esporre in una visione sintetica l’immutabile paganesimo dell’imperialismo pagano”.

    Il suo accorato invito finale “a costituire un partito imperialista laico, pagano, ghibellino che si ispiri unicamente alla tradizione italica di Virgilio, di Dante, di Campanella, di Mazzini” va riproposto in termini categorici, anche se nel panorama politico italiano di oggi non v’è nessun partito che contempli nel suo programma o registri nelle azioni dei suoi esponenti più importanti, le finalità fissate da R. nel suo saggio; escludendo in toto i due grossi partiti eredi e continuatori del clericalismo e del marxismo, le altre formazioni minori hanno ognuna qualche piccola cosa di quel lontano progetto pur non esprimendo un paganesimo dichiarato; alcune prese di posizione di dirigenti dei partiti minori possono essere giudicate come pagane, ed allo studioso di tradizione italica e pagana incombe l’obbligo di saper vedere sotto il velame dei sensi oscuri di malcelati presentimenti, e di saper capire seguire e mettere insieme i frammenti di questa paganità che emergono qua e la come degli iceberg sopra un mare dal quale dovrà nascere al momento giusto una unica e splendente verità .
    “Infin che il veltro verrà…” è questo il verso che figura in una terzina dantesca ricordata da Reghini . In attesa che il Veltro venga e riunisca in una rinnovata Città del Sole gli adepti, a noi non resta che testimoniare e incoraggiare uomini e associazioni a battersi con forza e determinazione a favore di un cambiamento profondo della realtà politica nazionale.

    Il volume “Imperialismo Pagano e Tradizione Italica” raccoglie oltre al saggio Imperialismo Pagano del 1914 che dà il titolo al libro i seguenti brani: DELLA TRADIZIONE OCCIDENTALE (1928), LA TRADIZIONE ITALICA (1914), IL FASCIO LITTORIO (1934), L’UNIVERSALITA’ ROMANA E QUELLA CATTOLICA (1924), IL VELTRO (1923), CAMPIDOGLIO E GOLGOTA (1924), PRETI E IMPERO (1924), GERARCHIA (1924), IL SANTO IMPERO (1925), L’AUTORITA’ IMPERIALE E LA SAPIENZA (1925) , I FASTI DELL’AUTARCA (1929).

    Chiude la raccolta un’ Appendice con una interessante riproduzione di lettere di Reghini sulla polemica con Julius Evola relativamente al libro di quest’ultimo portante lo stesso titolo.

    http://www.ignis.xpg.com.br/

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Tanto per vedere...

    Perdonami,non ho ancora imparato la funzione "immagini"..

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    Predefinito Riferimento: L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

    Il risorgimento dello spirito
    di Alfonso Piscitelli

    Vita, passioni, delusioni di Arturo Reghini, pitagorico del Novecento


    Arturo Reghini sublimò il patriottismo risorgimentale in qualcosa di religioso. E prese tanto sul serio la profezia mazziniana sulla "Terza Roma" da farla coincidere - nella sua visione - con la prima ed autentica Roma: quella dei Cesari e di Virgilio, di Numa Pompilio e dei re auguri. A ben vedere, il massone e matematico toscano portava alle estreme conseguenze idee ed intonazioni d'animo che erano nell'aria.

    Non furono in pochi, all'indomani del venti settembre, a vedere nella liberazione di Roma il punto di partenza per una Renovatio spirituale. Carducci esaltò le virtù latine contrapponendole - nel famigerato e in fondo innocuo "Inno a Satana" - ai languidi turbamenti dell'anima cristiana. Pascoli rievocò nelle poesie Virgilio e nei saggi critici il Dante esoterico. La fantasia di D'Annunzio (sempre turgida) giunse a immaginare un accoppiamento eugenetico che avrebbe dovuto generare, come novello Puer, il Re di Roma!

    Reghini coronò di idee esoteriche queste aspirazioni. E mescolò nei suoi scritti un ruspante anticlericalismo ottocentesco con la più matura esigenza di formulare in modo chiaro - e geometrico - una prospettiva spirituale che fosse autonoma rispetto al cristianesimo.

    Delle battaglie e delle delusioni di Reghini, delle acquisizioni culturali e delle disfatte che incontrò sul suo cammino trae oggi un bilancio il professor Natale di Luca, che alterna la docenza di medicina legale alla Sapienza di Roma agli studi storico-esoterici in collaborazione con la casa editrice Atanor.

    La biografia su Arturo Reghini. Intellettuale neo-pitagorico tra massoneria e fascismo, uscita nel novembre scorso proprio per i tipi di Atanor, si segnala per la grande serenità di giudizio (non sempre facile di fronte a un personaggio che suscita simpatie o antipatie "a pelle"), ed anche per il profondo rispetto umano, che Reghini indubbiamente merita. Quel rispetto che gli è stato tributato recentemente dal cristiano-antroposofo Alvi sulle colonne del Corriere della sera, qualche anno fa da Elemire Zolla in Uscite dal mondo. E in fondo dallo stesso Julius Evola che nel Cammino del Cinabro volle lasciare un ricordo "pacificato" del suo antico amico-nemico. Arturo Reghini morì il primo luglio del `46, povero. Ma non "povero di spirito". Ciò nonostante, la lunga frequentazione delle geometrie di Pitagora dovette conferirgli una certa beatitudine nel guardare l'ultimo Sole di un pomeriggio d'estate. Il destino gli evitò con la morte di assistere a una nuova fase "guelfa" della storia patria. Reghini se ne volò via insieme ai fasci, ai labari, alle aquile di un'altra Italia - quella immersa nel sogno "romano" -, che, pur inabissandosi, sempre come un fiume carsico riemerge.


    Linea, 14 gennaio 2004

  5. #5
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    Rubrica "Italiani allo specchio"

    Reghini, il massone pitagorico che amava la guerra
    di Alvi Geminello


    Arturo Reghini nacque a Firenze il 12 novembre 1878, da bambino lesse Pinocchio, ma sorprese i suoi per i calcoli a memoria e l' appartarsi in silenzio d' estate tra i grilli. Anche perciò, e perché cogli altri s' imbronciava, cresciuto fu mandato a studiare matematiche a Pisa. Qui i poliedri e le sfere diedero al suo pensiero quel libero fluire per cui, con la testa aperta come un nido di rondini, si persuase un bel giorno che il tutto universo era divino. E a Firenze scoprì nelle sezioni auree dei palazzi che pure i grandi del Rinascimento l' avevano capito. Uno zio lo erudì a diffidare del Vaticano, elogiando Giordano Bruno e le logge dei massoni che nel Settecento gli inglesi avevano per prime iniziato in Italia. Del resto anche il primo dei Lorena era affiliato. Il che almeno protesse un po' la memoria del paganesimo mediceo; e mantenne alla Toscana una certa tolleranza: qualche distacco dai preti e dalla noia. A Roma diciottenne fu ovviamente attratto dalla Teosofia della Signora Blavastsky, che non solo pretendeva di avere descritto le cosmogonie e i segreti dei più segreti maestri dell' India, ma aveva anche combattuto con Garibaldi. Nel 1902 tenne molto ad essere iniziato nell' ordine di Memphis e Misraim, secondo rituali egizi. Ma non gli parve che l' Italia fosse com' era ed è: un caotico Egitto reincarnato, non solo a Napoli. Si convinse invece che l' essenza dell' Italia e degli italiani era una Roma arcaica e mai morta, protetta da una sapienza primordiale che aveva emanato anche Pitagora. Era la stessa Roma che aveva infervorato Mazzini e il Risorgimento. E che non piaceva al Vaticano il quale con la bolla del 1738 del cieco Clemente XII scomunicava chiunque si affiliasse alla società dei massoni. Un anno dopo che era morto Gastone ultimo dei Medici. Peraltro dall' intreccio miserabile di favori e ripicche nel quale era decaduto il Grande Oriente il candido Reghini fu tra i pochi a non trarre vantaggio. Era la mattina professore di matematica nelle scuole superiori, per ritrovarsi puntuale ogni notte a rimirare come i pitagorici i numeri e le stelle. Gli parve ovvio che se uno era l' unità assoluta non poteva sommarsi a un altro uno. Scrivere uno più uno uguale due gli parve efferato: il due era semmai privazione dell' uno. Ma erano discorsi che poteva fare solo alla loggia Lucifero col suo amico Armentano. Era costui un musicista capace di misteri non troppo diversi da quelli che resero poi famoso Rol. Reghini ed altri stravaganti presero a ritirarsi con lui in una torre costiera in Calabria. Fu in quegli anni che il nostro più si cimentò, persuaso di poter divenire la musica che dà forma a una pianta o una pietra o il respiro di un angelo. Ma si sentiva un romano arcaico e perciò fu interventista. Nel 1913 compì strani riti per la vittoria nella guerra che sentiva prossima. L' anno dopo scrisse un articolo, "Imperialismo pagano", avversando tra l' altro il suffragio universale, che favoriva solo cattolici e socialisti. A guerra vinta col Grande Oriente sostenne pure l' impresa di Fiume. E il 23 marzo del 1919, quando fu fondato a Piazza San Sepolcro il primo fascio di combattimento, era il giorno in cui cadeva la festa romana del Tubilustrium o consacrazione delle trombe di guerra. Si persuase che Benito Mussolini era il tribuno che sarebbe riuscito a divenire console d' Italia. Ma nel 1923 il partito fascista disse che l' affiliazione massonica incompatibile con l' appartenenza al partito fascista. Reghini vide in ciò il lavorio dei gesuiti e del fratello cattolico del duce. Protestò che Roma era pagana. Ma nel 1926 ad Arnaldo Mussolini arrivò la delazione che il nostro faceva propaganda per il divorzio. In effetti faceva di peggio: coi seguaci di Steiner, il giovane Evola, Ciro Alvi e altri eretici, fondava riviste sulle tecniche ascetiche più proprie in Occidente. Fu esecrato non solo dalla Civiltà Cattolica, anche dal causidico assistente degli universitari cattolici: G.B. Montini. Ma Reghini era anche toscano, dunque incline al litigio greve: e si litiga meglio con quelli che si credevano amici. Perciò litigò col barone Julius Evola, tentò di farlo fuori da una rivista; poi gli rimproverò di avergli copiato il titolo e il senso di "Imperialismo pagano". Ma l' 11 febbraio ' 29 Mussolini firmò pure il Concordato: per chi era pitagorico e mazziniano, fu il gesto più esecrabile. Si ritrovò sorvegliato speciale della polizia politica fascista, scomunicato dai gesuiti e denunciato da Evola. Costui italiano, dunque fedele anzitutto agli odi fraterni, il 3 marzo 1929 denunciò il "massone Reghini" che "pretende di insegnare al fascismo la romanità... ". Concludendo che per lui "l' aria più propizia non è quella del continente: è invece quella delle isole ove il Reghini invece di insegnare a Roma ... in una pubblica scuola (caso di cecità degli organi di controllo?) si troverebbe più a suo agio". Una meschinità che complicò la vita del nostro pitagorico. Si ritirò a studiare dei teoremi che coi poliedri dimostravano il teorema di Pitagora, meglio di Euclide. Reghini era piccolino con la fronte diritta e le labbra pronunciate, occhi grandi e naso piccolo in un viso da tenace, i capelli all' indietro. Morì tra i numeri pitagorici seduto nel suo studio guardando il sole in una villa fuori Bologna nel luglio 1946. Gli sarebbe piaciuto Ariosto, Orlando furioso, canto XVII, 76: "E pur per dar travaglio alla meschina lasci la prima tua sì bella impresa. O d'ogni vizio fetida sentina dormi Italia imbriaca... ".



    Corriere della Sera, 18 agosto 2003

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

    Non ho mai capito il nesso tra il quadrato costruito sull'ipotenusa e l'Impero sui Colli Fatali.
    O cosa colleghi Pitagora a Giulio Cesare.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

    [QUOTE=amerigodumini;5167]Non ho mai capito il nesso tra il quadrato costruito sull'ipotenusa e l'Impero sui Colli Fatali.
    O cosa colleghi Pitagora a Giulio Cesare.[/QUOTE

    Sono due piani distinti,l'Imperialismo Pagano è il progetto politico "totale", Il pitagorismo è una corrente filosofico-iniziatica che il Reghini conosceva molto bene e che ha legato,in un filo mai spezzato dalla barbarie cristiana, personaggi del mondo antico al medio-evo,passando per il rinascimento e infine al risorgimento,all'insegna dell'antiquissima italorum sapientia , non per niente il pitagorico massone toscano citava Pitagora,Dante e Mazzini come dei grandi iniziati.

  8. #8
    Cacciaguida
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    Predefinito Riferimento: L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

    Cosa lega in sostanza un monarchico teocratico come Dante -peraltro fautore di un Imperatore Germanico- a un repubblicano democratico come mazzini se non il senso di appartenenza di quest'ultimo alla stirpe italiana?

  9. #9
    SMF
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    Predefinito Riferimento: L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Cosa lega in sostanza un monarchico teocratico come Dante -peraltro fautore di un Imperatore Germanico- a un repubblicano democratico come mazzini se non il senso di appartenenza di quest'ultimo alla stirpe italiana?
    Giusta osservazione.
    Tenendo conto poi che Dante era un cristiano cattolico - e nella migliore delle ipotesi (migliore per un pagano) un cristiano 'esoterico' - Mazzini aveva una generica fede in un Dio universale cristianeggiante e Pitagora era un pagano.

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: L'Imperialismo Pagano di Arturo Reghini

    Mazzini imperialista è un concetto nuovo.

 

 
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