La presunta superiorità (ideale e produttiva) del lavoro intellettuale è la mistificazione capitalista per antonomasia.
Credere che pensare e ponderare sia piu' produttivo dei lavori manuali è ridicolo.
Un medico non è niente senza l'operaio che fabbrica i i macchinari dell'ospedale, un architetto non è niente senza l'operaio del cantiere.
I lavori intellettuali si sono affermati nell'immaginario comune come motivo di vanto e appagamento personale soltanto con l'affermazione del capitalismo, il quale, basandosi sulla logica del maggiore profitto con il minore sforzo (a discapito della qualità del prodotto) ha inoculato nella cultura e nella mentalità della gente l'idea che le professioni intellettuali sono preferibili ai mestieri manuali, artigianali e agricoli (anche perché il lavoratore intellettuale non vive del proprio lavoro ma del lavoro degli altri, quindi vive di profitto e, in un certo senso, di rendita).
Il valore attribuito al lavoro intellettuale in realtà è effimero e immaginario, è un non-valore, perché è la proiezione del valore (questo sì, REALE) del lavoro manuale senza cui il determinato lavoro intellettuale non avrebbe ragione di esistere (vedi esempi precedenti del medico e dell'architetto, ma se ne potrebbero fare a bizzeffe).
E' l'ora di finirla con questa storia che se sei un broker plurilaureato è un uomo di successo mentre se sei falegname/carpentiere/muratore sei un fallito, questi sono pregiudizi illusori imposti dalla Matrix della società capitalista, nè piu' nè meno.




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