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  1. #1
    lo schiacciacastori
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    Predefinito Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    E' la frase che da il titolo ad un programma sulla radio pubblica nazionale neo zelandese. E a condurlo non sono cacciatori, ma professori universitari, naturalisti, scienziati.

    Perché?

    Perchè ai tempi in cui andavano di moda le pellicce di questi animali i figli dei coloni li importarono dall'Europa per allevarli, non essendo presenti in natura nell'ecosistema neo zelandese. Senza pensare alle conseguenze, come spesso è accaduto in passato e accade ancora purtroppo. Qualche animale s'è liberato e nell'Isola del Sud ha trovato un ambiente in cui è diventato immediatamente predatore dominante, portando molte specie di uccelli esotici (abitanti in quelle foreste da millenni) a rischio di estinzione.

    Stessa cosa per i ratti, per gli opossum e per altri mammiferi portati dall'uomo: nelle immense foreste dell'Isola del Sud, che fino a pochi secoli fa ospitavano solo insetti e uccelli, stanno proliferando a ritmi impressionanti danneggiando molte specie animali e dunque mettendo a rischio l'intero ecosistema.

    Quindi che fare? Il governo ha scelto la linea dura varando un piano d'avvelenamento mirato ai mammiferi nell'Isola del Sud, un'area vastissima che occupa più di metà del Paese. Ne è nato un confronto serrato fra ambientalisti e animalisti, i primi (fra i quali mi iscrivo anch'io) che ritengono prioritario conservare l'equilibrio dell'ecosistema da queste minacce, e i secondi che protestano difendendo ermellini, opossum e topi perchè non hanno alcuna colpa.

    C'è addirittura un milionario che ha creato una fondazione per raccogliere un milione di dollari da investire nello sterminio dei roditori delle foreste nelle isole agli Antipodi, all'estremità meridionale del paese

    Credo che possa uscirne un dibattito interessante per questa sezione. Che ne pensate? Let's discuss

    La guerra ai mammiferi in Nuova Zelanda - Il Post

  2. #2
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    La Vita sulla terra è sopravvissuta ad almeno quattro estinzioni di massa (secondo molti paleontologi):
    sopravviverà anche all'OMO sapien? .
    Di sicuro.
    (chiedo scusa per eventuali incertezze sui numeri, ma il cervello ormai in fase avanzata di decadimento
    non mi permette certezze)
    Pensate che tra i 500 ed i 600 milioni di anni fa solo un caso fortuito permise la sopravvivenza di alcuni
    animali semplici come i cordati, da cui sono discesi tutti i vertebrati, prima i pesci, poi gli anfibi i sauri
    i rettili ed i mammiferi.
    Pensate che il progenitore degli uccelli, l'archeopterix litografica, già dotato di becco ali e piume e penne,
    risale a 130/140 milioni di anni fa.
    (permettetemi una diversione: a me piacciono gli uccelli. Ho "salvato" tre rondonini, da non confondersi con i
    rondinini, che sono specie diverse. In questi casi non ero MAI assente di casa per più di una ora od una ora
    e mezzo per volta: dovevo nutrirli con una frequenza simile a quella dei genitori. Non voglio tediarvi sui
    problemi relativi alla nutrizione dei nidiaci: ma dopo i primi due giorni in cui non mi conoscevano veniva
    l'agitazione che li prendeva quando mi vedevano ad un paio di metri.
    Era più difficile nutrirli dopo che avevano imparato a riconoscermi.
    Poi veniva la ginnastica pre-volo: i rondonini sono migratori e per assicurargli qualche possibilità di
    sopravvivenza la ginnastica prevolo è utile: si tratta di sviluppare i pettorali, i grandi muscoli che dal petto
    si collegano alle ali ed aumentano la resistenza ad un volo prolungato.
    Consiste nel prendere il nidiace sul palmo della mano con il braccio steso sopra il letto: si abbassa il braccio
    sempre più velocemente per indurre il nidiace ad esercitare i suoi muscoli. Io esercitavo questa ginnastica
    quattro volte al giorno per circa quindici minuti per fase.)
    Abbandonata per il momento la digressione vorrei tornare all'OMO, di cui noi UMMANI, siamo i discendenti.
    Il corno d'africa, secondo i paleontologi, otto milioni di anni fa era una foresta pluviale: un disastro enorme,
    inimmaginabile, mutò quel lembo della terra con una frattura: la valle del RIFT.
    Si stima che fosse larga 40 chilometri e profonda sette e lunga migliaia di chilometri.
    Innumeri vulcani cambiarono il clima di questa area, che da foresta pluviale divenne SAVANA (Questo nel corso
    di decine di migliaia di anni).
    Le ramapitecine che dimoravano nella foresta pluviale divennero australopitecine, SEI milioni di anni fa circa.
    Da un ramo di queste scimmie nacque, circa due milioni di anni fa, la specie OMO.
    (è opportuno ricordare che la capacità cranica di questo primo progenitore, per altro comprovata dai fossili
    ritrovati, era all'incirca la metà di quella dell'OMO attuale)
    quanti anni ha l'OMO attuale? Forse centomila, forse un po' di più, forse un po' di meno.
    Capite gente, che voi siete affetti da miopia antropocentrica?
    Non vedete al di là dell'unghia del vostro alluce.
    Il Sole, quello nostro, ha circa otto miliardi di vita, circa la metà degli anni che ha la terra.
    Ma poichè il sole è una nana gialla ha di fronte a se ancora miliardi di anni di vita più o meno tranquilla.

    Ecco, l'effetto dell Spirito, quello etilico, sta diluendosi, per cui lascerò alla prossima volta l'eventuale
    prosieguo di questa riflessione.

  3. #3
    lo schiacciacastori
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Post interessante, davvero. Mi sfugge l'attinenza col thread però... magari sono io che non ho colto ma non s'è capito se sei favorevole o no allo sterminio dei mammiferi nelle foreste neozelandesi.

  4. #4
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Citazione Originariamente Scritto da Maestrale Visualizza Messaggio
    non s'è capito se sei favorevole o no allo sterminio dei mammiferi nelle foreste neozelandesi.
    Ordunque, per prima cosa Signor Maestrale lei non mi è molto simpatico perchè una ventina d'anni
    o giù di li passavo il natale alle sante marie, la vicino alle bocche del rodano, e poi Lei o un suo parente
    nomato mistral ha cominciato a soffiare così gelido che abbiamo dovuto scappare di corsa (anche i cavalli
    bianchi del mas dove risiedevamo se ne stavano rintanati nella stalla).
    Ciò detto, l'è una questione di prospettiva, la quale prima dell'era di giotto nei dipinti non esisteva.
    Nel dettaglio, visto da vicino considero cosa buona per chi vive oggi tentare di mantenere la biodiversità
    maturata nel corso di centinaia di migliaia d'anni: la vera domanda è se ciò sia possibile, perchè, come
    dice il saggio, è molto difficile, se non impossibile, rimettere il dentifricio nel tubetto dopo che l'hai spremuto
    fuori.
    In altre parole gli umani hanno fatto un fottio di cazzate (mica vogliamo parlare dell'aver introdotto in australia
    i conigli vero?) e poi a volte cercano di rimediare: è cosa buona riconoscere gli errori se questo serve
    da lezione per il futuro, ma quando si altera un ecosistema, anche solo con la propria presenza che prima non
    esisteva, è molto difficile porre rimedio.

    Da un altro punto di vista signor Maestrale tra un solo milione di anni la presenza degli umani sulla terra
    sarà scomparsa: il cemento si sarà disgregato, il ferro si sarà tramutato in ossidi, e nuove specie
    cominceranno ad apparire per occupare le nicchie ecologiche che si saranno formate.
    Questo, signor Maestrale, è il problema della prospettiva: su un arco di tempo di milioni di anni certi problemi
    appaiono poco rilevanti.

  5. #5
    lo schiacciacastori
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Citazione Originariamente Scritto da animalo Visualizza Messaggio
    Ordunque, per prima cosa Signor Maestrale lei non mi è molto simpatico perchè una ventina d'anni
    o giù di li passavo il natale alle sante marie, la vicino alle bocche del rodano, e poi Lei o un suo parente
    nomato mistral ha cominciato a soffiare così gelido che abbiamo dovuto scappare di corsa (anche i cavalli
    bianchi del mas dove risiedevamo se ne stavano rintanati nella stalla).
    Ciò detto, l'è una questione di prospettiva, la quale prima dell'era di giotto nei dipinti non esisteva.
    Nel dettaglio, visto da vicino considero cosa buona per chi vive oggi tentare di mantenere la biodiversità
    maturata nel corso di centinaia di migliaia d'anni: la vera domanda è se ciò sia possibile, perchè, come
    dice il saggio, è molto difficile, se non impossibile, rimettere il dentifricio nel tubetto dopo che l'hai spremuto
    fuori.
    In altre parole gli umani hanno fatto un fottio di cazzate (mica vogliamo parlare dell'aver introdotto in australia
    i conigli vero?) e poi a volte cercano di rimediare: è cosa buona riconoscere gli errori se questo serve
    da lezione per il futuro, ma quando si altera un ecosistema, anche solo con la propria presenza che prima non
    esisteva, è molto difficile porre rimedio.

    Da un altro punto di vista signor Maestrale tra un solo milione di anni la presenza degli umani sulla terra
    sarà scomparsa: il cemento si sarà disgregato, il ferro si sarà tramutato in ossidi, e nuove specie
    cominceranno ad apparire per occupare le nicchie ecologiche che si saranno formate.
    Questo, signor Maestrale, è il problema della prospettiva: su un arco di tempo di milioni di anni certi problemi
    appaiono poco rilevanti.
    Ok, allora avevo intuito correttamente l'evocazione filosofica alla caducità della vita già nel post precedente, per poi arrivare a dire ma chissenefotte tanto viviamo su un granello di sabbia che gira intorno a un sasso fumante alla deriva nell'universo.

    Risposta che va bene per tutte le occasioni e che generalmente mi rende immediatamente non direi antipatico ma quanto meno noioso l'interlocutore che la produce: non capirò mai le ragioni che spingono chi non è interessato ad un argomento, o comunque lo considera futile, a prendersi la briga di venirlo a esprimere in un thread che, a rigor di logica, non gli dovrebbe dunque interessare.
    A parte il darsi un tono naturalmente... come dire, io preferisco pensare a cose più importanti .

    Peccato perché per il resto del suo intervento, naturalmente disiniteressato ci mancherebbe, sono anche d'accordo. Ovviamente questi casini sono colpa dell'uomo, che fra l'altro non ne vuole sapere di maturare quella coscienza ecologica (e con le conoscenze che abbiamo oggi sarebbe possibile, non ci sono più scuse) che il super predatore dominante di tutti gli ecosistemi, teoricamente anche intelligente, dovrebbe invece opportunamente raggiungere per evitare poi di prendere queste contromisure drastiche, tardive e forse anche inutili perchè fuori tempo massimo, nel momento in cui si rende conto che la casa in cui lui stesso vive sta pericolosamente traballando.

    Ma d'altra parte mi permetto di dirle che invece per me è una perdita di tempo indugiare su questi atteggiamenti colpevolisti quando si parla di come reagire dal punto di vista pratico: c'è un tempo per riflettere (cosa che, come scrive lei, facciamo poco purtroppo) ma anche un tempo per reagire e pianificare soluzioni. La mia intenzione quando ho aperto questo thread era di indagare sull'opportunità delle azioni pratiche da intraprendere in questo caso specifico, più che sulle prese di coscienza cosmiche, mi sembrava di essere stato chiaro... se non le interessa me ne farò una ragione Anche perché 10 anni fa io invece ero proprio a fare trekking nell'Isola del Sud, solo chi l'ha vista può capire il valore di quel paradiso a cui sono rimasto emotivamente legato dopo quell'esperienza.

    PS: Non si crucci troppo di ciò che le è accaduto in Camargue, mi sembra tuttora un uomo fortunato in forma e in ottima salute.... centinaia di persone che nel corso dei secoli hanno cercato di doppiare in barca le bocche di bonifacio quando ero arrabbiato non hanno potuto raccontarlo a nessuno.
    Ultima modifica di Maestrale; 24-10-15 alle 18:15

  6. #6
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Spiacente di aver dato l'impressione di sottovalutare il tema proposto. Non era mia intenzione.
    Premesso che la invidio per essere stato in luoghi del genere, tenterò di rispondere sinteticamente:
    fin da giovane mi rilassavo in luoghi poco contaminati dalla presenza umana (suggerisco, a chi può
    permetterselo, di dormire da soli una notte in un bosco, a qualche chilometro dal più vicino luogo
    abitato: di notte il bosco parla, sono mormorii e sussurri che provengono da ogni parte, il bosco è vivo)
    e quindi non posso che approvare il tentativo di salvaguardare CON OGNI MEZZO, compresa la
    ricollocazione di eventuali nuclei umani, un ecosistema in cui sono presenti, a livello di fauna e di flora,
    biodiversità formatesi nel corso di decine o centinaia di migliaia di anni.
    Per essere più esplicito affermo che la conservazione del patrimonio genetico di una piccola tribù
    amazzonica VALE PIU' della vita di un milione di han (tanto, milione più milione meno, il patrimonio
    genetico degli han non andrà perduto).

    E tuttavia non posso perdere l'occasione che mi è stata fornita per discutere di un argomento che
    mi sta a cuore: ovunque l'uomo è intervenuto per tentare di rimediare ai danni alla biosfera da lui
    causati i tentativi sono falliti.
    La causa principale consiste nella abnorme prolificità dell'animale umano, aumentata a dismisura
    dai progressi igienici e medici.
    Le femmine umane non muoiono più di febbre puerperale, ed i piccoli umani sopravvivono in misura
    molto maggiore rispetto al passato.

    Ora, se mi verrà concessa licenza, proseguirò sull'approfondimento di questo tema:
    la sopravvivenza della specie umana è strettamente connessa alla
    pseudoSTERILIZZAZIONE delle femmine umane.

  7. #7
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    mah....a me sembra una boutade

    Tenere sotto controllo le specie non autoctone è effettivamente importante per preservare la biodiversità dell’isola che tra l’altro, grazie al turismo, costituisce una delle principali risorse dell’economia neozelandese. I piani di sterminio totale, in ogni caso, sono probabilmente destinati a restare sulla carta. Si tratterebbe non solo di operazioni molto costose, decine o forse addirittura centinaia di milioni di euro, ma che richiederebbero soprattutto moltissimo tempo: non meno di vent’anni, stimano i naturalisti.

    La guerra ai mammiferi in Nuova Zelanda - Il Post

  8. #8
    lo schiacciacastori
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Citazione Originariamente Scritto da Lancillotto del Lago Visualizza Messaggio
    mah....a me sembra una boutade

    Tenere sotto controllo le specie non autoctone è effettivamente importante per preservare la biodiversità dell’isola che tra l’altro, grazie al turismo, costituisce una delle principali risorse dell’economia neozelandese. I piani di sterminio totale, in ogni caso, sono probabilmente destinati a restare sulla carta. Si tratterebbe non solo di operazioni molto costose, decine o forse addirittura centinaia di milioni di euro, ma che richiederebbero soprattutto moltissimo tempo: non meno di vent’anni, stimano i naturalisti.

    La guerra ai mammiferi in Nuova Zelanda - Il Post
    In realtà l'articolo se non sbaglio è del 2013, e nel 2014 il governo è effettivamente partito coi piani di sterminio

    Quindi non è una boutade, appena ho tempo trovo e linko le prove

  9. #9
    lo schiacciacastori
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Citazione Originariamente Scritto da animalo Visualizza Messaggio
    Spiacente di aver dato l'impressione di sottovalutare il tema proposto. Non era mia intenzione.
    Premesso che la invidio per essere stato in luoghi del genere, tenterò di rispondere sinteticamente:
    fin da giovane mi rilassavo in luoghi poco contaminati dalla presenza umana (suggerisco, a chi può
    permetterselo, di dormire da soli una notte in un bosco, a qualche chilometro dal più vicino luogo
    abitato: di notte il bosco parla, sono mormorii e sussurri che provengono da ogni parte, il bosco è vivo)
    e quindi non posso che approvare il tentativo di salvaguardare CON OGNI MEZZO, compresa la
    ricollocazione di eventuali nuclei umani, un ecosistema in cui sono presenti, a livello di fauna e di flora,
    biodiversità formatesi nel corso di decine o centinaia di migliaia di anni.
    Per essere più esplicito affermo che la conservazione del patrimonio genetico di una piccola tribù
    amazzonica VALE PIU' della vita di un milione di han (tanto, milione più milione meno, il patrimonio
    genetico degli han non andrà perduto).

    E tuttavia non posso perdere l'occasione che mi è stata fornita per discutere di un argomento che
    mi sta a cuore: ovunque l'uomo è intervenuto per tentare di rimediare ai danni alla biosfera da lui
    causati i tentativi sono falliti.
    La causa principale consiste nella abnorme prolificità dell'animale umano, aumentata a dismisura
    dai progressi igienici e medici.
    Le femmine umane non muoiono più di febbre puerperale, ed i piccoli umani sopravvivono in misura
    molto maggiore rispetto al passato.

    Ora, se mi verrà concessa licenza, proseguirò sull'approfondimento di questo tema:
    la sopravvivenza della specie umana è strettamente connessa alla
    pseudoSTERILIZZAZIONE delle femmine umane.
    Sono d'accordo sulla necessità di proteggere la biodiversità, non posso dire altrettanto sulla sterilizzazione delle umane che mi sembra una roba spaventosa da nazisti.

    Certo non siamo tutti dei geni, ed essendo forti quelli di noi che sono stupidi (tanti, purtroppo) sono pericolosi, però io credo che con una buona istruzione, con annessa educazione ambientale, indirizzata alle giovani generazioni possiamo limitare il ripetersi di certi errori in futuro... nonostante tutto continuo a credere nel genere umano.

  10. #10
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    Predefinito Re: Uccidi un ermellino, salva la Nuova Zelanda

    Se gli ermellini sono un problema per l'ecosistema devono essere eliminati, molto semplice e chiaro.

 

 
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