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Il sindaco Ignazio Marino ha ritirato le dimissioni. Il primo cittadino di Roma ha dunque deciso di andare al redde rationem e sfidare Renzi e il Pd.
Caso Marino, Cosa succede ora?
Dato che*Marino ha deciso*di portare avanti la propria battaglia in consiglio, due sono le possibili strade che il partito può imboccare. In primis una mozione di sfiducia, presentata dal partito. In questo caso tutti gli assessori PD si tireranno fuori, e si cercheranno le ultime 6 firme (servono 25 adesioni, i consiglieri del PD sono 19) per legittimare la richiesta e far partire il nuovo count-down dei 10 giorni necessari per mettere al voto il documento. Al PD romano, però, questa linea non piace granchè, dato che si andrebbe a siglare un documento insieme ai nemici grillini o addirittura insieme all’ex sindaco Alemanno, una mossa politica tutt’altro che saggia. La seconda ipotesi sono le dimissioni di massa di tutto il gruppo consiliare del Partito Democratico, ma anche in questo caso serviranno altre 6 dimissioni per far decadere il consiglio comunale e portare la città alle urne la prossima primavera.
La partita sembra chiusa per il Partito Democratico, che pensa già alle mosse di una campagna elettorale importantissima (con città come Milano, Napoli, Palermo, Cagliari e, nel caso, Roma che vanno alle urne), mentre Marino è pronto a mettere in difficoltà il Partito, costringendolo a sfiduciare un sindaco che ha esso stesso eletto.
Scritto da: Andrea Turco
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