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  1. #341
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Questa volta sì.
    Bombe intelligenti o pilota con problemi in geografia?

  2. #342
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Voluto.
    Erdogan ha passato il limite. qualche avviso glielo stanno dando.
    Anche se quando bombardano la maggior parte dei piloti, checchè ci raccontino, e specie in certe circostanze, non vedono assolutamente dove e cosa colpiscono.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #343
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Guerra Fredda 2.0: Siria e Iraq sono gli avamposti ma attenti al fronte baltico. E al prossimo autunno - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    Mamma, mi si è ristretto il Pil. E nemmeno di poco, a dire il vero. Già, perché mentre qui Beppe Grillo dispensa la comunione ai suoi, Salvini ingaggia l’ennesimo attacco contro il Quirinale (il viaggio in Israele ha ringalluzzito il leader leghista) e il governo annega nei suoi scandali quotidiani, negli Usa è successo questo.

    Ovvero, l’ultimo aggiornamento del GDPNow della Fed di Atlanta per la previsione della crescita del primo trimestre. Il quale, l’8 aprile scorso è sceso da un già poco confortante +0,4% del 4 aprile a +0,1%. Tanto per mettere le cose in prospettiva, esattamente due mesi fa il dato era al 2,7%. Boom! Vediamo un paio di dati al riguardo. Il primo è questo

    è ci mostra come a marzo le vendite negli Usa, nazione che vede i consumi pesare per un irrilevante 70% sul Pil, siano schiantate ancora. E questo grafico dice di più, perché compara il dato ufficiale con quello interno BAC di Bank of America, ovvero la tracciatura di carte di debito e credito. Insomma, non benissimo. E questo pare ancora peggio,

    visto che in 60 anni, l’economia americana non aveva mai patito 16 mesi continuativi di calo su base annua degli ordinativi industriali al di fuori di un ciclo recessivo ufficiale. Ed invece, l’ultimo dato del Department of Commerce parla proprio di questo, ovvero di un bel -1,7% anno su anno nel mese di marzo, 16mo calo di fila e lettura più debole dall’estate del 2011 con un controvalore di 454 miliardi di dollari.
    Il problema è che la politica langue. Ci sono le primarie, Obama è un’anatra zoppa, il Deep State ad altro a cui pensare. E cosa si fa per dare una svegliata all’economia? A fornirci una risposta e a dirci chiaro e tondo che siamo dei gufi, perché gli americani non dimenticano mai la patria e le sue necessità, è stata la scorsa settimana la rivista di intelligence militare britannica “Janes”, la quale nell’ultimo numero ci fa sapere che una risposta alla crisi è partita addirittura a dicembre: per l’esattezza, 3mila tonnellate di armi e munizioni in direzione Siria. E gli inglesi le informazioni le hanno di prima mano, ovvero da un’entità federale come l’FBO, il quale negli ultimi mesi ha emesso due ordini nei confronti di altrettante aziende di spedizioni per trasportare materiale esplosivo dall’Europa dell’Est al porto giordano di Aqaba a nome del Military Sealift Command della Marina Usa.

    Interessante il carico dei due cargo: fucili d’assalto AK-47, PKM, armamento pesante DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi anti-carro guidati 9K111M Faktoria. Una prima nave con circa 1000 tonnellate di armi e munizioni ha lasciato il posto romeno di Constanta lo scorso 5 dicembre, contenenti armi da Bulgaria, Croazia e Romania: ha navigato verso il porto militare di Agalar in Turchia e poi verso Aqaba in Giordania. Un’altra nave, invece, con più di 2mila tonnellate di carico sarebbe salpata a fine marzo, seguendo la stessa rotta ed è stata tracciata l’ultima volta il 4 aprile lungo la traiettoria per Aqaba. Ma non è in vigore il cessate-il-fuoco in Siria? Forse sono armi per i mitologici “ribelli”, i quali ovviamente combatteranno soltanto contro Isis e al-Nusra, soggetti contro cui la caccia non è mai stata sospesa e non contro esercito e milizie filo-Assad?

    Sarà, però appare una strana coincidenza che due giorni fa, il primo ministro siriano, Wael Nader al-Halqi, durante un incontro con i deputati russi a Damasco, abbia annunciato che l’aviazione russa sosterrà l’esercito governativo nella prossima operazione per liberare Aleppo dai gruppi terroristici islamici. In precedenza, il rappresentante ufficiale del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov, aveva detto che nei pressi di Aleppo è concentrato un gran numero di islamisti: circa 1.200: situazione che indicherebbe come i terroristi si stiano preparando ad un’offensiva contro le posizioni delle truppe governative, avrebbe aggiunto. Certo, dal 15 marzo la parte principale del contingente russo è stata ritirata dalla Siria, tuttavia non solo le unità rimaste dell’aviazione continuano ad effettuare raid a sostegno dell’esercito siriano ma occorre ricordare le parole di Serghei Lavrov: “Possiamo tornare in 24-48 ore”. Ma è altro a inquietare: ovvero che gli armamenti per i ribelli siriani arrivino dall’Europa dell’Est, seppur su commessa CIA.

    Uso quel verbo perché mi viene immediatamente da collegare questo con quanto detto il 1 aprile scorso, durante un briefing della Nato a Riga, dal generale dell’Alleanza, Philip Breedlove, a detta del quale ora “Nato e Stati Uniti stanno cambiando la loro dottrina difensiva da assicurativa a di deterrenza” proprio nell’Europa dell’Est, a causa “di una Russia risorgente e aggressiva”. Casualmente, il commento arrivò il giorno seguente all’annuncio del Pentagono riguardo l’intenzione di continuare la rotazione di una brigata corazzata supplementare di circa 4200 uomini nelle aree europee di ex influenza sovietica a partire dall’inizio dell’anno prossimo.

    “Siamo preparati a combattere e a vincere se dovremo… Il nostro focus si espanderà dalla mera sicurezza alla deterrenza, includendo misure che miglioreranno di molto la nostra prontezza di reazione generale”, ha dichiarato Breedlove, parlando di fronte ai comandanti Nato delle regioni Baltiche.

    E ancora: “Da Est a Nord noi affrontiamo una risorgente e aggressiva Russia e come abbiamo continuano a osservare per gli ultimi due anni, Mosca continua a cercare di estendere la sua influenza sulla periferia e oltre”. Alla domanda se si attendesse che altri membri Nato si uniscano allo sforzo di spiegamento Usa per la prossima primavera, il generale ha risposto: “Spereremmo di sì”. Eravamo forse troppo impegnati a seguire le carte da bollo panamensi, talmente interessanti che la Suddeutsce Zeitung, il giornale che le ricevette all’inizio del 2015, decise subito di condividerle da buoni fratelli con un consorzio di giornalisti finanziato da George Soros, da non accorgerci che una nuova cortina di ferro è all’orizzonte? Forse sì ed è questa,

    ovvero il dispositivo delle forze in campo tra Nato e Russia.

    Gli americani hanno forse in mente il bersaglio grosso per evitare che la recessione già in atti diventi qualcosa in grado di trasformare il 2008 in una camminata nel parco, come ci mostrano questi due grafici? Difficile dirlo. Tre solo sono le certezze. Primo, sabato scorso per la prima volta dopo 25 anni, gli Stati Uniti hanno dislocato bombardieri B-52 in Qatar nel quadro della lotta contro l’Isis non solo in Siria ma anche in Iraq. Secondo, per la prossima primavera, quando la Nato intende mostrare i muscoli nel Baltico, alla Casa Bianca ci sarà un nuovo presidente con pieni poteri.

    Terzo, prima di quel potenziale showdown, ovvero il prossimo autunno, in Russia si terranno le elezioni parlamentari. E cosa ha deciso pochi giorni fa Putin, in vista dell’appuntamento? La costituzione di un nuovo corpo, la Guardia nazionale che verrà a sostituire una serie di forze sottoposte al ministero degli Interni: in particolare, i temuti Omon (la polizia antisommossa) e i Sobr (unità di reazione rapida) che ora saranno raccolte sotto un unico comando, presenti in tutto il Paese. E quale compito avrà questa nuova Natsgvardija, oltre ai soliti? Soppressione di “azioni non autorizzate”. Se a Washington hanno in mente autunni colorati dalle parti del Cremlino, meglio ripensare strategia.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #344
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Putin: spuntano nemici interni? - Blondet & Friends



    Maurizio Blondet 7 aprile 2016 3
    Pochi giorni fa’, Putin ha creato la Guardia Nazionale, trasferendo a questo nuovo corpo i 170 mila militari del Ministero dell’Interno e i 40 mila “Omon”, forze speciali non meno dure degli spetznaz. Tutti adesso alle sue dirette dipendenze, ufficialmente per combattere “terrorismo, droga e criminalità organizzata”.
    “Il dittatore ha aumentato il suo potere”, ne hanno concluso i tg italioti, scemi nell’analisi quanto più si può. Ben diverso – e estremamente più inquietante – il titolo del Deutsche Wirtschaft Nachrichten: “Guardia Nazionale, protezione di Putin dai nemici esterni e interni”.

    Nemici interni? Sì. E molto più pericolosi degli “oppositori democratici” che sogna e paga l’Occidente; questi liberal filo-americani alle elezioni prendono il 2%, l’opinione pubblica, semplicemente, li disprezza. Ebbene: questi nemici interni sono scesi per la prima volta allo scoperto, ispirando un articola di Karina Bechet-Golovko, una peraltro acuta analista di politica estera (non stupisce, essendo vicina al FSB – ex Kgb). Per questa signora, la creazione della Guardia Nazionale è – tenetevi forte – “una riforma neo-liberale del ministero dell’Interno, che la quale “la Russia abbandona terreno – una Guardia Nazionale sul modello americano” è “un errore strategico che rischia di avere pesanti conseguenze per il paese”.
    Come si vede, è una lettura della decisione di Putin esattamente contraria a quella dei tg: altro che rafforzamento dell’autocrazia, la sua “è una riforma neoliberale sul modello americano, un cedimento”. Che significa?
    Come spiega la centrale di intelligence americo-neocon Stratfor di George Friedman, “Benchè tagliato nella stoffa del FSB, Putin non è mai stato al centro del potere del FSB… Sono a lungo circolate voci che ha dovuto contare sui membri d’elite del FSB per mantenere la fedeltà all’interno del servizio. Sono le persone dell’elite che attualmente occupano posizioni di vertice al Cremlino: Sergei Ivaonov, capo dell’amministrazione presidenziale, Igor Sechin capo di Rosneft, Nikolai Patrushev segretari del Consiglio di Sicurezza russo. Individualmente, nessuno di loro può danneggiare Putin, ma insieme possono agire contro Putin senza timore di conseguenze. Putin sa che […] lo FSB ha cercato da sempre di influenzare il ministero dell’Interno, perché di suo non possiede polizia o militari. E il ministero dell’Interno ha agli ordini più di 200 mila soldati e poliziotti”.

    Con la Guardia Nazionale, Putin ha dunque sottratto le formidabili truppe del ministero dell’Interno alle mire del FSB? E’ proprio quel che si evince dalla protesta di Karina Bechet-Golovko: “Le forze interne, tradizionali in Russia dall’epoca sovietica, saranno estratte al ministero dell’Interno e con esse sarà formata una Guardia Nazionale, autonoma, sul modello americano, o piuttosto ucraino”… sferzante sarcasmo: Putin come Poroshenko, un filo-occidentale. Ma inoltre, protesta la Golovko, il presidente ha attuato anche altre riforme “ desunte da una stessa logica anti-Stato: il Comitato antidroga e il Servizio federale dell’Immigrazione saranno soppresse e (le loro competenze) ritorneranno nel girone del ministero dell’Interno…”.
    Sembra una ovvia razionalizzazione. Ma ecco il commento della Bechet-Golovko, furente: “Questo tipo di riforme è diventato una tecnica classica nello spazio post-sovietico dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Sotto la maschera di ‘democratizzazione’, si mettono gli stati in situazione di riforma permanente, riformare per riformare. Per due ragioni: anzitutto, ogni riforma ha bisogno di tempo per funzionare. Poi, perché uno stato in permanente riforma non può stabilizzarsi né dunque rinforzarsi. [il corsivo è nel testo originale, ndr.] Gli Stati sono messi in situazione di dipendenza, come i drogati riforniti regolarmente”.

    CenturioneDunque intravvediamo qui forze che vivono se stesso come “Lo Stato”, in perfetta continuità con l’epoca sovietica, e si sentono minacciati da riforme “occidentaliste”. Bisogna indovinare qui gli elementi dell’ideologia nazional-comunista e mistica (Terza Roma) di cui in qualche modo è interprete d’alto livello intellettuale Aleksandr Dugin (che è il traduttore in russo di Evola)? Non sappiamo abbastanza per dirlo, se non il fatto che dopo il Partito di Putin, quelli che prendono il grosso dei voti sono i comunisti di Ziuganov (oggi appassionato lettore di Vladimir Soloviev, il credente) e i nazionalisti di Zhirinovski; quella tendenza ha sì dalla sua una componente ragguardevole di opinione pubblica, e Putin la soddisfa con i suoi successi di politica estera.
    Ed ecco la conclusione del commento di Bechet-Golovko: “E’ una disfatta ideologica e politica per la Russia, che non ha nemmeno bisogno di una Maidan per abbassare le armi di Stato. Lo schiaffo dato dal clan neo-liberale allo Stato è tanto più forte perché avviene sullo sfondo della vittoria in Siria. Si ha voglia di dire: tutto quello per questo? Ciò dimostra, per il momento, l’assenza di scelta ideologica chiara al vertice del potere: nel senso che è impossibile condurre politiche ideologicamente contrarie all’estero e all’interno, col rischio di perdere sui due piani. Una politica internazionale indipendente esige una visione nazionale”.
    Il neretto è nel testo originale: e non può esser più chiaro, e inquietante. E’ una critica diretta a Putin accusato di vacuità ideologica; gli manca “una visione nazionale”, ha favorito “il clan neoliberale”. Le forze che si sentono “Lo Stato”, e che ritengono di essere le sole capaci di impedire in Russia “una Maidan” si sentono schiaffeggiate. Quanto è pericoloso questo sdegno, per Vladimir Vladimirovic Putin?

    Secondo il DWN, uno dei motivi della riforma è che Putin”teme disordini provocati in Russia” : da chi? Forse, da atti estremi delle forze “di Stato”: nel decreto che istituisce la Guardia Nazionale e avoca al ministro dell’Interno l’anti-droga e l’immigrazione, un articolo detta esplicitamente: “E’ vietato l’uso di armi contro donne con segni visibili di gravidanza, contro le persone con evidenti segni di disabilità e contro minorenni” a meno che tali persone oppongano “resistenza armata”. Si può solo immaginare la reazione della propaganda occidentale se una gravida fosse colpita dagli Omon…
    DWN aggiunge: il timore di disordini artificialmente provocati “è fondata. L’ex direttore della CIA e segretario alla Difesa americana Robert Gates, a gennaio, davanti al Council on Foreign Relations [dei Rockefeller, ndr.] ha detto che la Russia ha commesso un errore con l’intervento in Siria. Non tanto per sé, ma per la scelta del partner: l’Iran, che rappresenta gli sciiti nel mondo islamico. Mentre la comunità musulmana,in Russia e nel mondo, è in prevalenza sunnita La Russia ne sentirà gli effetti a livello domestico, ha detto Gates”.
    E’ una minaccia diretta: l’America ecciterà il terrorismo sunnita in Russia.
    Il DWN cita anche Ivan Krastev, analista e fondatore di una centraleneoliberal a Sofia, che però il giornale tedesco definisce “uno dei principali scienziati politici della Open Society Foundation [di Soros], ritenuto il creatore delle rivoluzioni colorate”. Dunque cosa dice Ivan Krastev, lo specialista di disordini? “La rivoluzione arancione in Ucraina è stato l’11 Settembre di Putin. Da allora il presidente russo tiene sotto controllo , come principale minaccia al suo regime, tutte le rivoluzioni colorate nello spazio sovietico. Il Cremlino è convinto che tutte le rivoluzioni colorate interne sono istigate, finanziate e dirette da Washington”.
    Chissà perché questa convinzione. Krastev, derisorio: “Putin vuole la garanzia che il Cremlino non ha da temere alcuna protesta a Mosca e Minsk… Purtroppo per Putin, non vi è alcuna Internazionale Democratica per la promozione della Democrazia, come fu il Comintern per la promozione della rivoluzione (comunista) all’estero. Ciò che non esiste non può essere eliminato”.

    Invece l’Internazionale Democratica esiste eccome. A cominciare dall’Open Society di Soros: il suddetto Krastev è al servizio del miliardario ebreo-ungherese – che agisce, ricorda il giornale tedesco – “in coordinazione con le agenzie e ONG degli Stati Uniti, la USAID (L’agenzia Usa per lo Sviluppo Internazionale, fornita di centinaia di milioni di dollari pubblico Usa per “aiuti all’estero”: l’abbiamo vista come co-finanziatrice del Consorzio del giornalisti dei Panama Papers, straordinariamente ‘indipendenti’), il National Endowment for Democracy (NED, creata “per diffondere le istituzioni democratiche nel mondo” con finanziamenti di miliardari ma anche del partito democratico), il Project for a New American Century (PNAC, la famosa centrale neocon che “previde” la nuova Pearl Harbor dell’11 Settembre). Il DWN nomina anche il Center for Applied Nonviolent Actions and Strategies (CANVAS, con le sue filiali dai nomi rivelatori: “Build a Movement”, “New Tactics in Human Rights”, “Partners Together for a democratic change”) che è la centrale globale di addestramento ai disordini di piazza e la cui opera si è vista nell’organizzazione di disordini di massa contro il governo macedone a Skopjie: il CANVAS, che si fa’ credere una ONG, è diretto daJames Woolsey, ex direttore della Cia neocon che ebbe grande parte nel PNAC, e finanziato dall’International Republican Institute e dalla Freedom House, due organi del partito repubblicano Usa per la democrazia all’estero.
    (Vedi Il Centre Francais de Recherche sur le Reinsegnemen, note d’actualité 247 www.cf2r.org/fr/notes-actualite/des-revolutions-arabes-spontanees.)

    Questo dà solo una vaga idea dei nemici esterni dediti alla distruzione di Vladimir Vladimirovic. Ci si aggiunga la guerra del Nagorno-Kharakak scoppiata improvviso dove l’esercito azero ha attaccato l’Armenia, sicuramente su ordine di Erdogan (e soldati turchi hanno partecipato all’attacco): un grave problema per Mosca, che l’ha per il momento raffreddato.

    Ma le centrali americane “per la espansione della democrazia” potrebbero trovare un alleato oggettivo nelle forze nazional-comuniste che vedono Putin come un “centrista”? Potrebbero anche solo desiderare un cambio di regime, che desse il potere non ai “Liberal”, ma alle forze – diciamo – della Terza Roma, e anzi favorirlo?

    Proprio in questi giorni, Putin sta cogliendo altri eccezionali successi. In Europa. Gli Olandesi hanno rigettato con il 61 per cento di no l’integrazione dell’Ucraina golpista nella UE, un rifiuto che lo stesso Juncker ha definito “una crisi continentale che destabilizzerà l’Europa” (speriamo), e per cercare di sventare il quale è andato in Olanda, prima del referendum, a rassicurare i cittadini: non temete, Kiev non entrerà “nella UE e nella NATO per i prossimi 25 anni”.
    Quanto all’Austria, le sue forze amate – d’accordo col governo, ovvio – hanno cominciato apertamente a “coordinarsi e cooperare con Mosca”: “La Russia è più vicina all’Austria che le altre potenze globali, ha detto il capo di stato maggiore a Mosca, dove è in visita insieme al presidente Heinz Fischer (“Le sanzioni contro la Russia sono deplorevoli”, ha dichiarato lui). “Non prendo istruzioni né obbediscono ad ordini su con chi devo e non devo parlare”, ha aggiunto il generale Othmar Commenda, dello Stato Maggiore austriaco, parlando con il ministro russo Valery Gerasimov, indicando che i militari austriaci stanno disobbedendo a ben precise pressioni occidentali.
    L’esercito austriaco non sarà grande. Ma anche questo è un segnale di distacco europeo dalla volontà di Washington, non meno importante del no olandese all’Ucraina. La UE americanista è al collasso, la rivolta delle cittadinanze europee contro “Bruxelles” sta crescendo in modi imprevedibili. Occorre poco tempo. Sarebbe un peccato se questo tempo fosse tolto a Vladimir Vladimirovic dalle forze patriottiche interne.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #345
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  6. #346
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  7. #347
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Ce ne è voluto di tempo , i russi sono lenti a volte questo è un male .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #348
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  9. #349
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  10. #350
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