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Mosca accusa: è pronta una false flag chimica in Siria. E mentre Trump sbrocca, Erdogan minaccia
Di Mauro Bottarelli , il 6 luglio 2017
A Donald Trump piace vincere facile. Perché presentarsi nella centralissima piazza Krasinskich di Varsavia, tra folla festante e sventolio di bandiere e dire quanto segue, equivale a farsi un giro a Livorno sparlando dei pisani: “La Russia ha un comportamento aggressivo e destabilizzante, noi sapremo risponderle”. Ma non basta, perché con una capriola che potrebbe ritorcerglisi contro, il presidente USA ha rincarato la dose, alla vigilia del G20 che inizierà domani ad Amburgo e che vede in programma il suo primo faccia a faccia con Vladimir Putin: “La Russia, come altri Paesi, è ben probabile che si sia immischiata nelle nostre elezioni”.
La reazione di Mosca è stata ferma ma relativamente calma, al limite del protocollare: “Siamo in disaccordo con un simile approccio e siamo dispiaciuti per la mancanza di comprensione tra la Russia e gli Stati Uniti sulle aspettative per le loro future relazioni. Ma aspettiamo la prima riunione dei due presidenti, sono certo che saranno in grado di scambiare personalmente i loro pensieri sui temi più attuali. E, cosa più importante, questa sarà un’opportunità per conoscere e capire il vero approccio reciproco delle relazioni bilaterali, non quello trasmesso da mass media”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
Insomma, tensione decisamente alta, resa ancora più forte dal fatto che sempre oggi è stato raggiunto un accordo per la fornitura di missili americani Patriot alle forze armate polacche: come dire, il fronte Est e Baltico resta prioritario. Poi, per sancire l’idillio, l’atto d’amore verso l’alleato così fedele e, soprattutto, così anti-russo: “La Polonia è uno dei pochi paesi che rispetta gli impegni NATO di spesa militare, un alleato vitale contro l’Isis e una nazione che mostra come la difesa dell’Occidente sia questione di volontà”. Per finire, giusto un accenno di minaccia alla Corea del Nord, la quale deve sapere che “affronterà gravi conseguenze” per i suoi test missilistici: “Si comporta in modo pessimo, deve sapere che siamo pronti a reagire in modo molto severo, anche se non vuol dire che lo faremo”. Una minaccia un po’ del cazzo ma tant’è, aveva già sparato le pallottole migliori.
Completamente plagiato dal Deep State prima della partenza per l’Europa? Drogato? Chissà, forse soltanto intenzionato a spaventare gli interlocutori prima ancora che il G20 abbia inizio. O, forse, debitamente caricato a molla contro Mosca per quanto accaduto poche ore prima del suo discorso a Varsavia, quando ancora era in volo. Stamattina, infatti, candida come se stesse informando i giornalisti che fuori piove, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha voluto animare il consueto punto con la stampa del giovedì rendendo noto quanto segue: stando a informazioni in nostro possesso, i terroristi in Siria stanno pianificando la messa in scena di una provocazione con armi chimiche per giustificare un attacco statunitense contro forse governative.
“A tal fine, Daesh ha spostato laboratori chimici ed equipaggiamento speciale per creare munizionamento e anche bombe chimiche da Raqqa alle aree ancora sotto il suo controllo di Deir ez-Zor. Essendo Raqqa, come confermano le forze della Coalizione, completamente circondata, movimenti su così larga scala sotto il naso delle forze che dovrebbero contrastare Daesh può indicare, come minimo, la non volontà di vedere e quella di girarsi dall’altra parte. Penso che si possa parlare con un alto grado di probabilità di complicità con i terroristi”, ha dichiarato.
Poi, per alleggerire il tutto, la Zakharova ha ribadito che “la Russia continuerà a richiedere un’indagine la più possibile imparziale politicamente e professionalmente rigorosa rispetto a quanto accaduto il 4 aprile scorso a Khan Sheikoun, ovvero l’incidente con agenti chimici ma anche rispetto a tutte le altre e persistenti provocazioni chimiche contro il legittimo governo siriano”. Insomma, come ti sputtano la presunta guerra all’Isis prima ancora che tocchi terra a Varsavia: al Pentagono, così come alla Casa Bianca, non devono averla presa benissimo.
Insomma, la Siria resta il punto nodale. Perché se Donald Trump ha voluto sottolineare come Mosca deve “smetterla di sostenere regimi criminali e unirsi alla comunità delle nazioni responsabili”, ecco che la stessa Zakharova, a bocce ferme, ha annunciato che “Aleppo è liberata del tutto dall’Isis. I governativi hanno infatti cacciato i terroristi dalla zona di Khanasir, forzandoli a fuggire in territorio aperto, nel deserto, dove sono stati spazzati via dai raid aerei russi”. Il tutto, mentre il numero uno del Dipartimento di Stato, Rex Tillerson, parlava di “Stati Uniti pronti a cooperare con Mosca per la creazione di una no-fly zone”, ricordando però contemporaneamente che, in quanto “garante” di Assad, la Russia “ha una responsabilità speciale”.
Quale? “Molte, tra cui assicurare che siano soddisfatte le necessità del popolo siriano, che nessuna fazione riprenda o occupi illegittimamente le aree liberate dall’Isis o da altri gruppi terroristici e prevenire l’ulteriore uso di armi chimiche da parte di Assad”. Insomma, questa storia delle armi chimiche agli americani piace troppo, è un’ossessione. E’ carina anche l’idea della no-fly zone, soprattutto ora che l’aviazione russa sta picchiando come non mai sulle postazioni di Daesh, utilizzando anche bombardieri strategici Tu-95MS al confine tra le province di Hama e Homs. Ma, magari, Mosca darà anche il suo assenso, permettendo alle truppe di Assad di consolidare il terreno conquistato fin qui.
E come se il casino non fosse sufficiente, ecco che oggi pomeriggio la Siria ha denunciato nuove incursioni di truppe turche nel nord del Paese, nell’area della provincia di Aleppo occupata da formazioni ribelli sostenute da Ankara, dopo l’operazione “Scudo dell’Eufrate” condotta la scorsa estate. Il ministero degli Esteri di Damasco, fa sapere l’agenzia governativa Sana, ha inviato lettere al segretario generale e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per lamentare incursioni in particolare ad Azaz, Jibrin ed Ekhtrin, nel nord della provincia di Aleppo. Si tratta di un territorio occupato da forze alleate alla Turchia posto tra i vasti territori del nord-est della Siria controllati dalle forze curde dell’Ypg, affiliate al Pkk e l’enclave occidentale di Afrin, anch’essa in mano ai curdi.
E come mai questa nuova offensiva, proprio ora? Perché è di ieri la notizia che gli Stati Uniti hanno installato in Siria sette basi militari distribuite proprio nelle zone controllate dalle forze curde sostenute da Washington, schierando in tutto 1.300 militari statunitensi. E’ quanto ha rivelato al quotidiano panarabo “al Sharq al Awsat”, Saban Hammu, un comandante curdo siriano dell’Ypg, gruppo accusato da Ankara di essere l’estensione siriana del Partito del Lavoratori del Kurdistan turco (PKK), ritenuto “movimento terrorista”. E che Erdogan sia pronto a gettare il dado ad Amburgo e vedere chi tra USA e Russia sia pronto a pagare il prezzo più alto, lo conferma in questa intervista rilasciata ieri a France24,
EU criticism of Turkey 'unfair', Erdogan tells FRANCE 24
nel corso della quale si dice “pronto a un intervento militare nel Nord della Siria contro le forze curde. Questa non è una dichiarazione di guerra, stiamo solo preparandoci a potenziali minacce”. Direi che la denuncia odierna di Damasco smaschera qualcosa in più che atti preparatori, bensì vere e proprie attività militari che sembrano fatte apposta per mandare un segnale a Washington: sappiamo che ormai i curdi sono la vostra quinta colonna e sappiamo delle basi ma siccome per noi sono terroristi, occorre trattare. Altrimenti, noi spariamo. E nel corso di un conflitto simile, chissà cosa può saltare fuori da covi e casematte. Signore e signori, buon G20. E, calcolate, che questo vale solo per la Siria. Il capitolo Corea del Nord l’ho solo menzionato. Ci sarà da divertirsi. Forse.
Il solito copione: ISIS in difficoltà e Israele attacca la Siria, 2 soldati siriani uccisi - World Affairs - L'Antidiplomatico
Mentre l'ONU, di fronte a mille prove contrarie, ribadisce ancor oggi che Assad ha usato armi chimiche.
Servo del Dipartimento di Stato USA, sono al ridicolo.
Elicotteri USA evacuano terroristi da Deir Ezzor prima dell?arrivo dell?esercito siriano - Blondet & Friends
Elicotteri USA evacuano terroristi da Deir Ezzor prima dell’arrivo dell’esercito siriano
Maurizio Blondet 7 settembre 2017 0
Sputnik ha riferito che elicotteri della US Air Force hanno esfiltrato da Deir Ezzor comandanti dell’IS ad agosto, quando è stato evidente che l’armata siriana era sul punto di rompere l’assedio dei terroristi islamisti alla città.
“La nostra fonte ha riportato che il 26 agosto elicotteri Us Air Force hanno evacuato due comandanti di campo di Daesh “di origine europea” con le loro famiglie in un’area nel nord-est di Deir Ezzor durante la notte. Due giorni dopo, elicotteri USA hanno trasferito 20 comandanti e militati a loro vicini da una zona sudorientale di Deir Ezzor alla Siria del nord.
Anche se Donald Trump ha posto fine al programma CIA di finanziamento ed armamento dei jihadisti dell’era Obama, sembra che a livello clandestino elementi dell’apparato militare USA continuino ad assistere i terroristi. Trasferiscono i comandanti più preziosi per i servizi americani “in zone sicure, onde usare la loro esperienza”, scrive Sputnik. “I militanti che perdono i loro comandanti “salvati” dagli americani, di solito tendono a cessare azioni organizzate, abbandonano le posizioni, si congiungono ad altre unità terroristiche, o scappano alla spicciolata. Ciò che alla fine contribuisce al successo delle truppe governative”.
Daesh ha assediato fin dal 2014 la guarnigione siriana a Deir Ezzor; nel settembre 2016, l’aviazione Usa bombardò quella guarnigione in evidente coordinamento e preparazione dell’avanzata di Daesh, i loro jihadisti; ma le truppe assediate, 4-5 mila uomini, hanno resistito contro ogni previsione eroicamente, rifornite dal cielo dagli aerei russi e siriani. L’operazione di liberazione è durata sei mesi, ed ha impegnato oltre all’esercito siriano corpi speciali russi, Hezbollh e iraniani.
Gli assediati di Deir Ezzor abbracciano i loro liberatori.
Questa vittoria ha gettato i comandi politici e militari di Israele, a cominciare la Netanyahu, nel panico e nella rabbia. La notte del 7 settembre, alle 2.43, aerei israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano e lanciato missili contro posizioni regolari siriane, uccidendo vilmente due soldati della Armata Araba Siriana e distruggendo case e materiale. Israele si prepara alla guerra diretta – e lo dimostra la inaudita accusa ONU che torna ad incolpare Assad dell’attacco al sarin avvenuto l’aprile passato a Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib. Accusa già comprovata falsa persino dalla NATO. Ma adesso ristrombazzata dai media mainstream come fosse vera, come palese giustificazione dell’aggressione israeliana prossima. Contemporaneamente, Sion ha lanciato la più grande esercitazione militare degli ultimi decenni, Light of the Grain, il cui scopo è “simulare scenari che l’esercito israeliano sarà costretto ad affrontare nel suo prossimo confronto contro Hezbollah”. Ai siriani non sarà mai concessa la pace. D opo cinque anni e mezzo milione di morti, Israele ha bisogno di devastarli ancora, altrimenti non si sente sicura.
La Corea del Nord "mostrerà al mondo un nuovo sole"....
Qualcuno sta sperimentando a manetta.
Ci è bastato ed avanzato il sol dell'avvenir...
Siria: missili contro aerei Israele - Ultima Ora - ANSA.it
Se confermata sarebbe finalmente una buona notizia da quel povero paese martoriato.