Un tempo sarebbe stato impensabile .Qualcosa sta cambiando , la percezione tra chi comanda che israele sia un problema sta aumentando .
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Perché i russi hanno vinto in Siria. Lo spiega un ufficiale francese. - Blondet & Friends
Perché i russi hanno vinto in Siria. Lo spiega un ufficiale francese.
Maurizio Blondet 22 settembre 2017
“Lezioni operative di due anni di impegno russo in Siria”,suona così il titolo della valutazione di Michel Goya, 63 anni colonnello delle truppe di Marina, brevettato alla scuola di guerra, docente e storico. Il testo è interessante perché, in controluce, suggerisce dove e come gli americani hanno militarmente sbagliato.
Michel Goya.
Piaccia o no, esordisce dunque Goya, l’intervento russo “è stato un successo”.
E perché è stato un successo? “Perché ha conseguito il suo obiettivo politico primo, che era quello di salvare il regime siriano”. Prima lezione: non si entra in un conflitto senza un obiettivo politico ben delineato e delimitato. Mai dimenticare Clausewitz, “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.
Anche se la guerra è lungi dall’essere terminata, essa “non può più essere perduta da Assad”. Non restano che due poli territoriali sunniti coerenti in Siria, l’oltre Eufrate ancor tenuto da Daesh, e Idlib, tenuto da Al Nusra.”Tutte le altre forze ribelli sono frammentate e spesso servono da suppletivi ad altri attori concorrenti, Turchia, l’Unione democratica curda (PYD), la Giordania, Israele o gli Stati Uniti”.
Punto notevole, la Russia “agisce come intermediario con tutti questi attori, locali o esterni” (che le sono nemici), “il che le attribuisce un peso diplomatico speciale sullo stesso teatro “ d’operazioni. Mosca tratta con gli alleati e con gli avversari; non si propone l’annichilimento del nemico ma il negoziato politico.”Essa appare di nuovo come una potenza di peso sugli affari del mondo, di cui bisogna tener conto”.
E quante risorse ha impegnato per avere questo successo?
“Risorse piuttosto limitate: 4-5 mila uomini, 50-70 mezzi aerei, un costo di circa 3 milioni di euro al giorno, un quarto o un quinto dello sforzo americano nella regione”, e ridotto anche rispetto alla partecipazione francese al contrasto contro Daesh in Irak, operazione Chammal 2014.
Fake news.
“Visti i risultati”, visto il rapporto fra la modestia dei mezzi usati rispetto ai loro effetti strategici ottenuti, “i russi hanno una ‘produttività’ operativa molto superiore agli americani o ai francesi”.
Come mai?
Anzitutto perché “il dispositivo russo, impegnato massicciamente e di sorpresa, è stato completo fin da subito”. Oh meraviglia, “non è stato preceduto da una fase dichiaratoria [Tipo le minacce americane: “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, “Assad è un criminale che ha superato la linea rossa” eccetera], “e neppure è stato gradualmente rinforzato e diversificato come nella coalizione americana, che ha aggiunto nuovi mezzi (caccia bombardieri, poi aerei d’attacco, poi elicotteri d’assalto, poi artiglieria…) o ampliando il loro impiego via via secondo la resistenza del nemico, o per “mostrare che si fa qualcosa” alla propria opinione pubblica…”.
Ripetiamo:”La Russia ha dispiegato un dispositivo completo e coerente rispetto al raggiungimento di un obiettivo chiaro, ciò che non ha fatto la coalizione pro-ribelli [Usa, eccetera] in Siria”.
E non l’ha fatto nemmeno di nascosto, fingendo che a combattere fossero i siriani. No, l’intervento russo “è stato pienamente assunto, al contrario della ‘impronta leggera’ (sic) americana”. Impronta leggera significa forse che gli americani hanno fatto finta di esserci poco e di non aiutare i terroristi loro favoriti. Hanno evitato al massimo di avere “scarponi sul terreno”.
Invece i russi sono arrivati apertamente: siamo qui a fianco del nostro alleato. Noi, non ”consiglieri” e “addestratori”, o mercenari d’accatto.
“Ciò ha cambiato il dato operativo”, dice Goya.
La guerra in Siria è “a mosaico”; impegna non due campi soli, ma numerosi, coi loro sponsor, e tutti hanno obbiettivi differenti che li spingono a divergere o a convergere, “ciò che rende il conflitto insieme complesso e stabile, in quanto le riconfigurazioni politiche spesso annullano i successi militari di una parte”.
La strategia del pedone imprudente
Qui, fatto essenziale, “i due sponsor rivali, Stati Uniti e Russi, non hanno alcuna intenzione di affrontarsi direttamente, ed evitano dunque di ‘incontrarsi’. Di conseguenza, una “occupazione-lampo” di un terreno da parte dell’uno impedisce meccanicamente all’altro, davanti al fatto computo, di penetrarvi. E la strategia del ‘pedone imprudente’ che attraversa una camionabile ed obbliga gli automobilisti a fermarsi: una strategia che i sovietici come i russi hanno adottato regolarmente. Ciò comporta l’assunzione di un rischio […] In Siria, le esitazioni americane hanno ridotto il rischio”. Audacia contro paura?
“Dal momento in cui i russi hanno piantato apertamente la loro bandiera e occupato lo spazio – specie aereo – in Siria, per gli altri tutto è diventato più complicato. Il dispiegamento di S-300 e poi di S-400 ha imposto “ha imposto una zona di esclusione aerea agli Stati Uniti, ostacolati in tal modo su un teatro operativo per la prima volta dalla guerra fredda”.
Una interdizione dello spazio aereo che non è stata ermetica, riconosce Goya. I turchi hanno abbattuto un caccia russo il 24 novembre 2015, gli americani hanno attaccato proditoriamente dal cielo gli assediati regolari siriani a Der Ezzor, violando un accordo coi russi di poche ore prima, ammazzando 62 soldati, e in pratica facendo da appoggio aereo al coordinato attacco dello Stato Islamico a terra; la Marina Usa su ordine del neo-eletto Trump ha lanciato i missili da crociera contro la vecchia base di Shayrat (ma, prudentemente, dal mare) e l’armata israeliana ha attaccato il 7 settembre il sito di Mesayf (ma prudentemente dallo spazio aereo del Libano); a giugno un caccia americano ha abbattuto un Su-22 siriano “nel primo duello aereo sostenuto dagli americano dal 1999”.
Ma certo, se ciò “dimostra l’incapacità russa di interdire totalmente, politicamente o tatticamente, il cielo, la rarità e la prudenza di questi attacchi testimoniano che lo spazio aereo è stato comunque dominato dai russi”.
Gli americani da parte loro, nonostante le verbose declaratorie minacce, “hanno esitato a fornire materiale sofisticato alle forze ribelli, come missili anticarro e terra-aria; ancor meno a impegnare apertamente loro proprie unità di combattimento”. Insomma “non hanno osato”.
Commenta Goya: “la cosiddetta ‘impronta leggera’ è spesso prova della leggerezza degli obbiettivi politici e della motivazione”.
Il colonello si dilunga sull’impiego creativo della Brigata aerea mista” russa, con una settantina di apparecchi al massimo (teoricamente Mosca ne dispone di 2 mila), e “almeno una batteria delle 120ma brigata d’artiglieria, lanciarazzi multipli, droni, un aereo di ricognizione elettronica, più diverse compagnie di forze speciali la cui missione è l’operazione in profondità e l’intelligence”.
“ “La brigata aerea ha condotto decine di operazioni combinate ad un ritmo molto elevato: mille uscite mensili. Una tecnologia piuttosto antica, con grande uso di bombe non guidate”, ha portato ad una bassa percentuale di colpi a bersaglio rispetto agli standard occidentali e perdite civili sensibilmente più importanti all’inizio. Ma poi nettamente diminuite…”.
Nell’insieme, il sito Airwars (americano), stima le vittime civili dei russi “tra le 4.000 e 5.400 in totale”, ma “da 5.300 a 8.200 quelle da imputare alla coalizione statunitense, che pure usa una percentuale molto maggiore di munizioni guidate”
Le perdite russe sono valutate da 11 a 17 ufficialmente , “ma in realtà tra 36 e 48, comunque molto basse rispetto alla portata delle operazioni”. La Russia, e Goya si sorprende, non ha impegnato direttamente forze terrestri sue in combattimento. Si è limitata a “ un battaglione dell’810 ° Brigata di Fanteria Marina rafforzato da una piccola compagnia di nove T- 90, una batteria di artiglieria dotata di circa quindici lanciagranate multipli, e dotata di quaranta veicoli combattimento per fanteria”, ma “questa forza viene utilizzata principalmente per la protezione delle basi navali Tartous e Hmeimim”.
SVP-24
Armi nuove
I russi hanno sperimentato in questo conflitto “il SVP-24 (per il sottosistema speciale di calcolo ), un sistema che utilizza il sistema di navigazione satellitare russo GLONASS per confrontare la posizione di un aereo e il suo obiettivo tenendo conto di tutti i parametri di volo. Con questo sistema i russi ottengono una precisione simile a quella delle munizioni guidate, sparando però ad una quota di sicurezza.
E s’è visto in Siria anche il “veicolo di scorta” inteso a superare la sconnessione tra i carri armati e la fanteria meccanizzata: è “stata sviluppata una piattaforma dedicata, con un telaio del serbatoio T-90, ma pesante e costoso, e quindi sostituto molto più economicamente con il BMPT-72 (chiamato Terminatore 2) usando vecchi telai del serbatoio T-72.
Per il prezzo di un VBCI e probabilmente per la metà del prezzo di un futuro Jaguar , il BMPT-72, ben protetto e equipaggiato con l’ottica moderna, dispone di 4 lanciatori missili Ataka-T (AT-9 Spiral -2), due mitragliatori da 30 mm e una mitragliatrice da 7.62 mm. È una notevole arma “anti-tank” (ma anche antiaereo e possibilmente anti-drone) c che aiuta l’impiego dei tank in AMBIENTE URBANO”.
Torretta del BMPT-72 Terminator.
Le tecnicalità soldatesche non facciano dimenticare erò questo: “La principale novità del dispositivo russo è stata, nel febbraio 2016, la creazione di un Centro di Riconciliazione volto alla diplomazia di guerra, la protezione del trasporto dei combattenti [nemici che si dichiarano sconfitti] , e con le autorità civili, ONG e Nazioni Unite, l’aiuto alla popolazione. Questo centro di riconciliazione è anche , chiaro, un organo di raccolta d’intelligence per le forze russe. Ma implica l’ammissione che la fine più ovvia di un conflitto è il negoziato e non la distruzione totale del nemico”.
Conclusione: “
“Con mezzi limitati, la Russia ha almeno per ora ottenuto importanti risultati strategici e comunque molto superiori a quelli delle potenze occidentali, innanzitutto negli Stati Uniti, ma anche la Francia, i cui effetti strategici in Siria non sono nemmeno misurabili –
Ciò è dovuto principalmente a una visione politica evidentemente più chiara e ad un’azione più coerente, con una presa di rischio operativa e tattica che gli Stati Uniti o la Francia non hanno osato. La stessa presenza dei russi in prima linea, se meccanicamente ha portato a perdite di vite umane”, col “suo effetto deterrente” sugli attori locali, ne ha anche risparmiate, permettendo lo sblocco rapido delle situazioni tattiche congelate. E “Con l’accettazione dei negoziati, gli sviluppi sono stati più rapidi a favore del regime di Damasco rispetto ai quattro anni precedenti, dimostrando ancora una volta che si ottengono più risultati attraverso azioni coerenti sul terreno che azioni da lunga distanza e senza obiettivi chiari”.
https://lavoiedelepee.blogspot.it/20....html?spref=tw
SEVERO MONITO DI MOSCA ALLO STATO CANAGLIA - USA - CHE CONTINUA LA GUERRA. - Blondet & Friends
SEVERO MONITO DI MOSCA ALLO STATO CANAGLIA – USA – CHE CONTINUA LA GUERRA.
Maurizio Blondet 22 settembre 2017
Un fatto gravissimo è accaduto in Siria il 19: i “terroristi buoni” sostenuti dagli USA (Al Nusra) hanno lanciato un’offensiva a sorpresa nel nord della città di Hama. Hanno attaccato una zona di de-escalation ( accettate anche dagli americani), e il loro scopo era, con una manovra a tenaglia, di accerchiare e catturare il plotone (29 membri) della polizia militare russa che è lì proprio per controllare e far rispettare la de- escalation. Quasi sopraffatti dalla enorme superiorità numerica degli avversari, e armati alla leggera, i poliziotti hanno chiamato i loro comandi. Si pensi solo a quello che avrebbero fatto i “terroristi buoni” amati dagli americani ai ragazzi, se li avessero catturati, con tanto di riprese video sanguinarie di torture e decapitazioni.
La reazione russa ha dovuto essere durissima. Sono stati fatti intervenire gli Spetsnaz – per la prima volta, almeno ufficialmente – per estrarre i camerati: i corpi speciali hanno avuto tre feriti, segno della durezza dei combattimenti. Subito dopo l’aviazione e l’artiglieria russa hanno reagito con intensissimi bombardamenti, coi quali dicono di aver eliminato “850 terroristi, 185 oggetti, 11 carri armati, 4 portatruppe corazzati, 46 pickup, 5 mortai, 38 magazzini di munizioni”.
Ebbene: per la prima volta ufficialmente, i russi hanno accusato direttamente “le agenzie speciali americane” di aver iniziato ed anzi guidato questa puntata offensiva.
Il generale Sergei Rudskoi, capo del dipartimento operativo principale al quartier generale russo, infatti, ha comunicato:
“Nonostante gli accordi firmati ad Astana il 15 settembre, miliziani di Jabhat al-Nusra ed unità a che si sono unite […] hanno sferrato una offensiva di grande scala contro le posizioni del governo […] ad Hama nella zona di de-escalation di Idlib a cominciare dalle del mattino del 19 settembre […] Secondo i dati in nostro possesso, l’offensiva è stata iniziata dai servizi di spionaggio americani per bloccare l’avanzata delle truppe del governo ad est di Deir Ezzor”.
Qualche ora dopo, la cosa è stata ribadita ad un livello più alto, con una esplicita minaccia. Il generale Igor Konashenkov , portavoce del ministero della Difesa di Mosca: “La Russia ha detto in modo inequivoco alle forze USA nella base di Al Udeid (Qatar) che non tollererà nessun colpo d’artiglieria dalle aree dove sono stazionate le “forze democratiche siriane” […]. Spari provenienti da quelle posizioni saranno soppressi con tutti i mezzi necessari”. Ovviamente sapendo che là ci sono gli americani.
Cadaveri di terroristi dopo l’intervento degli Spetsnaz e dell’aviazione russa.
Come dice The Saker, “un attacco organizzato dagli Usa in una zona che si supponeva di de-escalation, con in più un tentativo di catturare soldati russi, eleva la doppiezza americana ad un livello totalmente nuovo”, ed anche l’esibizione del suo gansterismo – di cui del resto non si vergogna, come dimostra il discorso da gangster che Donald Trump ha fatto, o gli hanno fatto fare, all’ONU: “L’Iran è uno stato canaglia economicamente vuoto, il cui export principale è la violenza…il mondo si unisca a noi a chiedere che il governo iraniano cessi il suo cammino di guerra e distruzione”, per poi promettere di “totally destroy North Korea”..
Le meschine operazioni americane in Siria hanno lo scopo (secondo osservatori ben informati) “di mantenere le forze del governo siriano lontane dai campi petroliferi da nord dell’Eufrate, perché gli Usa ha il piano di costruire e controllare un proto-stato curdo nella Siria del Nord Est, e il controllo sul greggio darebbe a questo stato la necessaria base economica”.
Lo stato curdo che sta per nascere in Irak ha la protezione di Israele. Ed Israele ha colpito venerdì l’aeroporto di Damasco con due razzi,lanciati probabilmente da un drone israeliano; drone che l’aviazione siriana dice di aver abbattuto. Poco prima, Tsahal aveva segnalato di aver lanciato un attacco aereo ad un sito militare – sempre nella provincia di Hama. Il coordinamento coi terroristi e i servizi Usa pare evidente, così come la volontà di provocare una escalation – altro che una de-escalation – da parte delle forze armate russe.
“I 200 primi camion di armi e munizioni offerte dal Pentagono allo YPG (l’esercito curdo in Siria, ex PKK) sono stati consegnati in due convogli separati, l’11 e il 19 settembre. Provenienti dalla regione curda dell’Irak i camion sono passati dal posto di frontiera di Semalka”; Sono armi di fabbricazione ex sovietica, salvo alcuni veicoli L-ATV dell’esercito Usa.
“Queste armi non sono destinate a combattere Daesh, che sta per essere eradicato, ma saranno usate per la prossima guerra contro la Siria”, dice Meyssan.
(200 camions d'armes et munitions livrés par le Pentagone au YPG )
La Suddetsche Zeitung conferma: ha scoperto casualmente una spedizione di armamenti dal quartier generale delle forze aeree Usa in Europa, a Ramstein, verso i “ribelli” siriani. Il giornale germanico ha scoperto che i comandi Usa hanno chiesto a quattro appaltatori del trasporto di non dichiarare la natura del carico, perché il governo tedesco avrebbe l’obbligo di bloccare un tal traffico di armi sul suo territorio verso un paese in guerra. Il procuratore generale tedesco ha aperto un’inchiesta per appurare se il Pentagono e la Merkel hanno rispettato il diritto, nazionale.
Il generale israeliano Gadi Eizenkot, capo dello stato maggiore interarmi, ha dichiarato che Israele farà tutto il possibile per assassinare lo shaik Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah. Confermando la mentalità di gangster a cui oggi si riducono i generali americani e giudaici.
Frattanto Hezbollh si vanta di aver fatto volare un drone che ha superato le difese e sorveglianze sioniste: “L’apparecchio ha sorvolato la città israeliane per 35 minuti prima di giungere a Safed senza che in nessun momento i radar dell’armata israeliana lo abbiano rintracciato. Lo hanno rintracciato quando l’apparecchio era sulla via del ritorno. Allora sono entrate in funzione le batterie dello Iron Dome [la “cupola di ferro”, la presunta bolla irta di missili e radar che dovrebbe fare da scudo impenetrabile per Sion contro gli attacchi missilistici] e un missile Patriot, che non ha tuttavia potuto intercettare il drone. Sono stati fatti quindi decollare i caccia israeliani che sono riusciti ad abbattere il velivolo”.
Ciò è avvenuto subito dopo che Israele ha terminato le grandi esercitazioni militari sul confine – i più grossi giochi di guerra degli ultimi vent’anni – che simulavano lo scenario di un attacco Hezbollah, ossia in realtà intendevano valutare la preparazione delle forze armate giudaiche in vista di un attacco ad Hezbollah. I risultati non sembrano essere quelli sperati: la commissione Esteri e Difesa della Knesset ha fatto trapelare da un rapporto segreto, che le manovre hanno rivelato pericolose lacune nell’armata israeliana: allo stato attuale, Tsahal non è in grado di distruggere Hezbollah.
https://www.french.alahednews.com.lb...3#.WcV-lshJa71
Pianeta Terra chiama Mentana e Goracci: i soldati USA nelle aree di Al-Nusra non sono una notizia?
Di Mauro Bottarelli , il 25 settembre 2017
Più passa il tempo e più sento il richiamo del bosco, citando la sintesi del principio di ribellione di Ernst Junger. Sopporto sempre meno, indulgo sempre meno. Non mi ritrovo in un mondo che sembra non voler vedere quanto stia realmente accadendo e, per quieto vivere o ignoranza (e non so cosa sia peggio), si beve come un alcolizzato bugie sparse a profusione e con stragistica magnitudo dalla cosiddetta “stampa autorevole”. Un ultimo esempio, innocuo ma esemplificativo. Tutti i canali all-news stanno già giubilando il futuro di AfD in Germania, attaccandosi all’addio di Frauke Petry: la destra si spacca dopo un giorno. Al netto del passo di eventi da “estrema destra” e “destra”, la Petry era furori dal partito dallo scorso Congresso in primavera, tanto che tutti i giornali pubblicarono la sua foto in lacrime sul palco di Colonia.
Era il 22 aprile scorso e la linea moderata dall’ex leader uscì sconfitta come mozione, aprendo le porte a una nuova leadership: che strani nazisti, mi ricordo che Hitler non amasse troppo il principio di alternanza democratica. O le primarie. Ma essendo quella della Petry una figura importante, si arrivò a una patto da separati in csa, come sempre accade in questi casi: niente liti o spaccature pubbliche fino al voto, poi ognuno per la sua strada, per il bene del partito. Così è stato, visto che la Petry ha atteso i risultati ufficiali prima di andarsene e fino a venerdì ha continuato ad aggiornare il suo profilo Facebook con appelli al voto e all’unità. Una storia un po’ diversa da “il partito già si spacca”, non vi pare?
Ma tant’è, ormai è tutto così. E se guardiamo in casa nostra, è pure peggio. Ma ci sono cose che possono anche passare e altre che invece vanno sottolineate. Non con la matita rossa o con l’evidenziatore ma con il lanciafiamme. E occorre farlo per senso di giustizia, prima ancora per dovere di obiettività nell’informazione. La foto che ho scelto come copertina non è presa da GoogleMaps per cercare una pizzeria in zona che faccia consegne a domicilio, è una delle molte tratte da un footage aereo reso noto alla stampa ieri dal ministero della Difesa russo e che mostra le posizioni di Daesh e dei ribelli siriani a nord della città di Deir ez-Zor. Cosa c’è di interessante? Che mostrano anche l’equipaggiamento e il personale USA lì presente. E non per combattere. E la fonte è talmente certa e le accuse talmente chiare che, come vedete,
il ministero della Difesa di Mosca le ha piazzate pubblicamente e in bella mostra sul suo profilo Facebook: l’equipaggiamento è quello delle forze speciali statunitensi. “Le fotografie aeree, scattate tra l’8 e il 12 settembre scorsi nelle aeree in cui sono presenti le forze di Daesh, mostrano un grosso numero di veicoli corazzati Humer statunitensi, utilizzati dalle forze speciali USA”, scrive il ministero su Facebook. E ancora: “Nonostante le roccheforti delle forze speciali USA siano presenti dove sono attualmente dislocati militanti d Daesh, non ci sono segni di organizzazioni di avamposti della battaglia. Questo dimostra come i militari americani si sentano completamente al sicuro nelle zone sotto il controllo dei terroristi”. E l’argomento per Mosca non è di quelli su cui si può scherzare, perché è di oggi la notizia che anche il generale russo, Valery Asapov, è tra i caduti nella battaglia contro lo Stato islamico proprio a Deir ez-Zor.
Nei giorni scorsi gli islamisti avevano genericamente rivendicato l’uccisione di “due soldati russi” ma non è chiaro se uno dei due sia l’alto ufficiale oppure Asapav sia morto in un altro scontro. In ogni caso è il più alto in grado fra i militari uccisi in Siria nei due anni dell’intervento russo, scattato il 30 settembre 2015: nel dicembre 2016, ad Aleppo, era stato ucciso il colonnello Ruslan Galitskiy. E si sa, in Russia con i militari caduti si scherza poco. Soprattutto se, alla luce di quelle fotografie, potrebbe sorgere il sospetto che a uccidere il generale possa essere stato fuoco statunitense. O fuoco islamista, coperto dalle forze speciali USA. Caso strano, le fotografie sono state rese pubbliche con un giorno d’anticipo rispetto a questa notizia: un bell’avvertimento in codice di Mosca a Washington, di quelli che non si possono ignorare? Decisamente sì, perché poco fa il vice-ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha dichiarato quanto segue: “La morte del generale Asapov fa ascritta alla politica doppiogiochista degli USA in Siria”. Senza mezze misure.
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Killed in ISIS shelling near #DeirEzzor, Asapov is to be presented with a state decoration posthumously https://on.rt.com/8o1m
01:00 - 25 set 2017
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Ora, mi chiedo: dopo tante bugie, puttanate, veline, non sarebbe il caso di raccontare per una volta la verità? Mi rivolgo in particolar modo a Mentana e la Goracci, amanti del genere “è stato Putin”: perché censurare questa notizia? A parti invertite, cosa avreste fatto? Come avreste ridotto il Cremlino nei vostri servizi? Quelle foto sono la prova provata che le forze speciali USA, dopo aver messo in salvo i capi di Daesh dall’area di Deir ez-Zor, hanno anche dato man forte alla strenua resistenza dei ribelli nella difesa della linea dell’Eufrate. Significa che gli USA hanno combattuto fianco a fianco con terroristi islamisti per garantire il loro successo militare in un’area di importanza strategica: non vi pare più credibile e degna rispetto alla notizia del forno crematorio di Assad o degli ospedali pediatrici che si moltiplicano come funghi?
E se poi non vi fidate della fonte, fate i giornalisti davvero: indagate, scavate e sbugiardate quei mascalzoni di russi. Con le entrature che avete e in un mondo dove se scoreggi in ascensore c’è un sensore che fa accendere una luce a Langley, non sarà difficile smentire un’eventuale bugia. O no? Il problema è che non è una bugia, altrimenti il solitamente rigidissimo ministero della Difesa russo non avrebbe affidato la comunicazione al profilo Facebook ma si sarebbe limitato a un marziale comunicato stampa.
Già, lo stesso Facebook che quella pagliacciata del caso Russiagate ora spera di usare come arma letale in Commissione per far passare la tesi che Mosca avrebbe influenzato il voto presidenziale USA attraverso – udite udite – 50mila dollari di pubblicità politica sul social network nell’estate del 2016. E Zuckerberg, ovviamente, si è immediatamente prestato alla pagliacciata, fornendo i dati alla Commissione intelligence del Senato e diramando un comunicato stampa che sembrava uscito da un film con Morgan Freeman che salva il mondo. Già, proprio questo Morgan Freeman,
'Committee to Investigate Russia' weaponizes Morgan Freeman in latest anti-Moscow hysteria
il quale la scorsa settimana ha reso noto agli americani che “siamo stati attaccati, siamo in guerra”, prestando il volto alla campagna hollywoodiana degna del maccartismo più bieco “Investigate Russia”, nata proprio a supporto dell’indagine legata al Russiagate. Per carità, ora poi per la legge dell’alternanza delle puttanate, negli USA è in onda la querelle fra Trump e i giocatori di NFL e NBA sul poco rispetto verso l’inno nazionale pre-partita, un colpo di genio degli spin doctors che cercano di limitare i danno del presidente: la questione riguarda la scelta di alcuni giocatori di inginocchiarsi durante l’inno, invece che cantarlo in piedi con la mano sul cuore, in memoria degli afro-americani uccisi dalla polizia. E contro il presidente si sono mossi calibri enormi come Stephen Curry e LeBron James, praticamente dei pagani negli USA. Stessa cosa per i giocatori di football della NFL. Ma a differenza di quanto vi racconta un’altra pasionaria della bufala come Giovanna Botteri, in queste ore negli USA si sussegue la pubblicazione di video come questi:
Kansas City Chiefs Fan Burns NFL Gear in Anthem Protest
Ravens NFL Jersey Burn
NFL Fans Everywhere Burn Their Jerseys After National Anthem
Burning My Steelers Gear
decine di filmati di protesta contro i giocatori, accusati di fare politica invece che pensare a giocare dall’alto dei loro stipendi e in favore del presidente. Il tutto, nel Paese dove lo sport è in grado di paralizzare ogni cosa, anche un tentativo di golpe. Chissà che non serva a qualcosa di collaterale questa ennesima, patetica crisi di nervi della società americana. Certamente a nascondere cosa fanno al fronte in Siria, i bravi ragazzi in divisa. Con il silenzio complice della stampa. Italiana in testa. Occhio però, dubito che le foto aeree siano le sole prove che Mosca ha in mano. Prima o poi, potrebbe saltare fuori dall’altro. Qualcosa che non si può silenziare.
https://www.rischiocalcolato.it/2017...n-notizia.html
GENERALE ASAPOV, UCCISO DA ISRAELE
Maurizio Blondet 26 settembre 2017
Il generale di corpo d’armata Valeri Asapov, caduto in Siria . Colpito da un tiro unico di mortaio presso Deir Ezzor. Il tiro proveniva da un’area sotto il controllo del cosiddetto Stato Islamico, ma secondo l’armata siriana, sono stati gli americani a fornire le coordinate precise.
“…Asapov aveva inoltrato numerosi rapporti alla sua gerarchia Mosca, documentando in dettaglio il ruolo nefasto degli Stati Uniti e Israele nel sostegno allo Stato Islamico, come ad una miriade di gruppi terroristici in Siria. In uno die quetsi rapporti, il generale Asapov aveva sottolineato che, finché Israele non viene formalmente denunciato come principale belligerante nella guerra di Siria, questa guerra continuerà, nonostante le quasi 94 mila uscite aeree delle forze aerospaziali della federazione russa”.
Les forces US en Syrie ont participé à l’assassinat du général Russe Valery Asapov
GENERALE ASAPOV, UCCISO DA ISRAELE - Blondet & Friends
https://www.maurizioblondet.it/la-sa...nai-ce-dietro/
Io l'ho detto appena ho sentito la notizia. Vediamo se ci ho azzeccato. Mi piace sempre vincere facile. :D
LA SATANICA STRAGE DEL SINAI. MA CHI C’E’ DIETRO?
Maurizio Blondet 26 novembre 2017
L’immane strage islamista nella moschea sufi di Bir al-Abd sul Sinai ha superato ormai le 300 vittime, lasciando sgomenta la popolazione per la sua satanicità e indecifrabilità. Un cantante noto, Hani Chaker, si è chiesto come mai i terroristi prendono di mira musulmani e cristiani copti, ma mai degli ebrei. Sono domande che sorgono per la portata stessa dell’operazione stragista ( non è stata ancora rivendicata), che ha richiesto molta preparazione ed alte complicità. Da 20 a 30 assassini, arrivati in pieno giorno in quattro SUV e in uniforme militare, compiuto il primo massacro, hanno potuto isolare la zona dove si trova la moschea per diverse ore, incendiando le auto parcheggiate, sparando sulle ambulanze accorse, per poi ritirarsi con calma prima dell’arrivo delle forze egiziane; anche scontata l’inefficienza dell’esercito, si deve pensare che i terroristi erano molto sicuri del fatto loro, come sapessero esattamente quando sarebbero giunte le truppe e le forze di sicurezza. Si tenga inoltre conto che, in base agli accordi di Camp David, Israele ha il diritto di limitare la presenza militare egiziana nel Sinai – dove invece i suoi servizi ha i suoi referenti. E Sion ha di recente reso aperta una alleanza con l’Arabia Saudita che è la testa del serpente wahabita, in funzione anti-sciita.
Al Sisi è schierato con Assad (e Putin)
Il Cairo ha recentemente rifiutato, davanti alla Lega Araba, di dichiarare Hezbollah come organizzazione terroristica, suscitando le ovvie ire di Ryad e Tel Aviv, i due stato destabilizzatori più attivi dell’area. Peggio: il 22 novembre, due giorni prima dell’attentato, il presidente Al-Sisi ha affermato pubblicamente il sostegno del suo governo al presidente siriano Bachar Assad, anche con l’invio di truppe in Siria: “La nostra priorità è occuparci delle forze estremiste per stabilire la pace in Siria e Irak”, oltre che sostenere le operazioni anti-Isis in Libia in appoggio al generale Haftar (dove sono arrivati per bilocazione le centinaia di terroristi che le forze Usa hanno fatto uscire indenni da Raqqa). Ed effettivamente, ha riferito il giornale libanese Al-Safir, il 12 novembre, 18 piloti egiziani sono atterrati nella base militare di Hama in Siria, un fonte “vicina alla questione siriana” ha detto che da gennaio arriveranno anche truppe di terra del Cairo per prendere parte a operazioni congiunte anti-terrorismo in Siria. Inoltre a metà dell’ottobre scorso, il capo dell’Ufficio siriano di sicurezza nazionale, Ali Mamluk è andato al Cairo (sua prima uscita in cinque anni) per incontrare il suo pari grado nei servizi egiziani, Khaled Fawzy, per “rafforzare la cooperazione contro il terrorismo” e coordinare le posizioni politiche.
L?Égypte rentre dans la mêlée en Syrie | Stop Mensonges
Ovviamente questa garanzia del Cairo al mantenimento a potere in Siria di Assad, e la sua adesione al piano russo di pacificazione promosso da Putin a Soci (il 21 novembre), cambia fondamentalmente i giochi occidentali nell’area. L’Egitto è la più grande nazione sunnita, ma non si schiera con Ryad e non partecipa alle trame (cui Washington e Sion non hanno mai rinunciato) di detronizzare Assad, si avvicina a all’Iran e alla Russia. Potete immaginare la rabbia di Netanyahu, di Bin Salman e del Deep State americano, che mantiene sue truppe – senza esservi invitto dal governo legittimo – in territorio siriano, ad Est dell’Eufrate, dove protegge quella che secondo Washington è “l’opposizione democratica” siriana, ossia i suoi terroristi preferiti. Un’occupazione che si vuole permanente; e gli Usa non hanno risposto all’invito di Putin di essere parte della sistemazione dell’area come deciso a Soci da Mosca, Iran e Turchia.
Quella rete turca smantellata in Egitto
Aggiungiamo un altro fatto, non riportato dai media italiani: il 23 novembre scorso, la stampa di stato egiziana ha riferito dell’arresto di 29 sospetti con l’accusa di complottare per rovesciare Al-Sisi e spiare per conto di Ankara. L’Agenzia Generale di Intelligence Egiziana (EGI) ha confermato: la cellula spionistica era finanziata dalla Turchia e diretta da agenti turchi, ma in diretta coordinazione col Qatar.
Che doppio gioco è questo da parte di Erdogan? Ricordiamo che il suo governo e il Qatar sono i due grandi protettori, finanziatori e istigatori delle azioni della Fratellanza Musulmana. Erdogan a suo tempo ha sostenuto il capo del “governo” dei Fratelli Musulmani in Egitto, Mohammed Morsi, andato al potere con il sostegno anche del presidente Obama, assai vicino anche lui ai Fratelli. Al Sisi ha rovesciato il regime dei Fratelli – che s’era dato immediatamente la missione di eliminare con stragi la minoranza copta – e messo in galera per omicidio Morsi. Erdogan odia Al Sisi, e ha espresso esplicitamente il suo odio.
E’ appena il caso di ricordare che, appena Obama ha cominciato l’aggressione alla Siria (per interposta “opposizione democratica”) per rovesciare Assad e sostituirlo con un regime islamista, Erdogan era entusiasticamente della partita, ha favorito Daesh e ne ha comprato il greggio, partecipava felice al saccheggio e aspettava con ansia (come del resto Hollande) l’ordine di Obama per invadere la Siria con il pretesto (falso) che “Assad gasa il suo proprio popolo”. Solo perché Obama non ha dato l’ordine di invasione, e poi a causa dell’intervento russo, Erdogan ha dovuto oggi, di estrema malavoglia, aderire al piano di stabilizzazione di Putin.
E quello scontro a fuoco, il giorno prima
Da segnalare infine, lo stesso 23 novembre scorso, un giorno prima dell’attentato ai sufi del Sinai, di uno scontro a fuoco in cui la polizia ha ucciso tre terroristi, e catturati altri nove a Beheira, in una irruzione in quel che sembra un laboratorio casalingo bombe. Si trattava di militanti di Lewaa al-Thawra, la formazione armata clandestina dei Fratelli musulmani, creatasi nel 2013 dopo il rovesciamento di Morsi.
La vicinanza, nel 2013, dei Fratelli Musulmani egiziani con il Dipartimento di Stato americano (guidato da Hillary) è documentata dalla condanna penale che un tribunale del Ciro comminò, nel giugno di quell’anno, rovesciato il caro Morsi, ad una ONG americana, il National Democratic Institute. Questa organizzazione non governativa , emanazione del governo Usa, aveva “lavorato” molto per “la democrazia”, ossia per favorire l’elezione d ei Fratelli Musulmani. I giudici condannarono la ONG per non essersi registrata presso il governo, come prescrive la legge (quindi, agiva in condizioni di clandestinità). Dei 43 condannati, 16 erano di nazionalità americana. Tutti condannati in contumacia, avendo preso il largo in tempo. Il capo della ONG, Sam LaHood – condannato a 5 anni in assenza – era il figlio del Segretario ai Trasporti del governo Obama, senatore Ray LaHood
https://www.theguardian.com/world/20...ers-sam-lahood
Molti fuoriusciti egizi della Fratellanza hanno trovato protezione in Turchia, dove dispongono anche trasmissioni tv in cui attaccano e insultano Al Sisi. Mentre è il Qatar a dare rifugio al capo spirituale della Fratellanza, Yusuf al-Qaradawi. Il Qatar che è stato grande sponsor del terrorismo islamico in funziona anti-siriana e pro-sunnita su mandato di Obama e d Hillary: non dimentichiamo che la consigliera prima della signora (e forse sua amante), la bella Uma Abedin, è figlia di Saleha Abedin, , che allora dirigeva lo “International Islamic Council for Da’wa and Relief”, l’organizzazione caritativa (diciamo) della Fratellanza, di cui è presidente lo sceicco oggi in esilio in Qatar, il già citato Qaradawi.
Fare del Sinai un santuario jihadista coi reduci di Raqqa?
Cambiato inquilino alla Casa Bianca, il voltafaccia: il Qatar che aveva tanto aiutato col terrorismo le politiche di Hillary, è stato abbandonato nei guai da Donald Trump, che gli ha preferito l’Arabia Saudita – i cui re e principi odiano e temono i Fratelli Musulmani, perché repubblicani. Bin Salman ha lanciato con l’appoggio di Trump il noto ultimatum a Doha (Qatar), con tanto di blocco commerciale, che ha avuto come effetto collaterale l’avvicinamento di Doha a Teheran. Ma l’ottobre scorso, il generale Haftar ha accusato il Qatar di mandare terroristi salvati dalla Siria e dall’Irak in Libia, per la nuova fase di destabilizzazione – che colpisce direttamente l’Egitto, in cui i terroristi dalla Libia possono infiltrarsi facilmente. Per alcuni dei tagliagole è un ritorno: furono assoldati da Hillary come mercenari libici per combattere in Siria, adesso tornano – forse con uno scopo: creare nel Sinai uno spazio sicuro per i jihadisti tagliagole fatti esfiltrare da Siria e Irak. Svuotare il nord-Sinai costiero della sua popolazione civile a forza di bagni di sangue come quello messo a segno contro i sufi, adempirebbe pianamente allo scopo. Non è escluso che sia un tentativo di partizione dell’Egitto ,con la “jihadizzazione del Sinai a protezione del vicino Israele – che notoriamente si sente più sicuro se confina con orde wahabite “religiose”, che con governi laici come quello di Al Sisi e di Assad in Siria.
Sion si sentirebbe più sicura a confinare con un Sinai in mano ai jihadisti (che le devono tanto)?
Come vedete, il presidente egiziano Al Sisi ha molti nemici che vogliono un “cambio di regime” in Egitto; alcuni insospettabili. Una situazione intricata in cui si potrebbe far entrare la morte di Giulio Regeni e l’interruzione italiana dei rapporti diplomatici col Cairo, opera del grande seguace di Hillary ch oggi ci governa. Del resto i britannici hanno avuto un ruolo storico cruciale nella creazione dei Muslim Brothers.
Se l’ipotesi che vi abbiamo esposto vi è parsa troppo intricata per essere compresa, è perché lo è. Non si tiene più il conto dei doppi giochi, voltafaccia e tradimenti di “alleati” che Erdogan e i neocon americani hanno operato in questa rovinosa destabilizzazione di Irak e Siria. L’ultimo tradimento da registrare, è quello ai danni dei curdi. Dopo aver sostenuto per anni la loro speranze di uno stato ritagliato da Irak e Siria,Trump ha rovesciato questa politica: dopo un paio di telefonate, una Putin e una ad Erdogan- ha deciso che mantenere buone relazioni col dittatore di Ankara vale più che i curdi. Dunque, abbandonati e buttati come un pacchetto di sigarette vuoto.
https://www.rt.com/news/410908-syria...yal-us-turkey/
Ebbene si. Ci avevo azzeccato. ;)
Siria, Mosca accusa: 'Usa addestrano terroristi in campo profughi' - Cronaca - ANSA.it
Siria, Mosca: 'Usa addestrano terroristi nei campi profughi'
Cronaca.
Secondo la Russia le unità formano il cosiddetto 'Nuovo esercito siriano', che dopo la formazione sarà collocato nei distretti della Siria meridionale per combattere contro le forze governative
L'esercito siriano vero c'è.
E' quello dei poveri profughi (quelli autentici siriani) trattenuti come scarti umani nei campi profughi da Erdogan o fuggiti in Grecia e accampati alla meno peggio.
Sfruttati purtroppo da un sacco di gentaglia che si spaccia per tali pur non essendolo.
Anche in questo caso quindi un esercito NON siriano.
https://www.maurizioblondet.it/erdog...-guerra-mosca/
IL VOLTAFACCIA DI ERDOGAN CONTRO MOSCA. CONCORDATO CON USA E MACRON.
Maurizio Blondet 11 gennaio 2018
Martedì il ministro degli esteri turco ha convocato gli ambasciatori di Russia ed Iran: ed ha ingiunto loro di “fermare il regime [di Assad] a Idlib. Perché l’attuale avanzata dell’esercito siriano appoggiato dall’aviazione russa nel sud della provincia siriana di Idlib violerebbe l’accordo di pace di Astana (concordato appunto fra Russia, Iran e Turchia). In realtà, Idlib è una zona di de-escalation concordata. Il progetto di de-escalation , concepito da Mosca, comprende di coinvolgere i gruppi d’opposizione combattenti nelle trattative. E’ proprio quel che Cavosoglu , il ministro turco, ha rimproverato ai due ambasciatori: volete ”far andare a Soci [al tavolo negoziale] gruppi di opposizione che non vogliono. Se sei un garante – e lo sei – devi fermare il regime”.
https://www.dailysabah.com/diplomacy...ib-ankara-says
Dopo l’attacco coi droni alle basi russe
Dunque è confermato il sospetto che abbiamo avanzato il 9 gennaio: Erdogan – con il pretesto di proteggere gli oppositori “moderati” e legittimi di Assad (in realtà Idlib è dominata da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo legato ad al-Qaeda prima noto Jabhat al-Nusra) sta rigettando l’accordo di Astana che ha sottoscritto. Il punto allarmante è che, se martedì Cavusoglu ha convocato i due ambasciatori, il giorno dopo ha convocato l’ambasciatore americano Philip Kosnett.
Il “Poseidon” guida-droni
Il voltafaccia di Erdogan infatti avviene poche ore dopo che le basi russe di Kmeimim e Tartus sono state attaccate da “misteriosi” sciami di droni esplosivi, che Mosca ha esplicitamente attribuito ad un aiuto tecnico americano ai ribelli (un aereo-radar Usa sorvolava la zona, evidentemente radio-guidando i droni) ma anche alle forze turche stanziate, come “osservatori di pace” in adempimento di Astana , “nel settore di Muazzara nella parte occidentale della zona di de-escalation”, dove i turchi “convivono con i guerriglieri invece di frenarli” – e i droni sono partiti proprio da quel settore, dicono i russi
Non si può più parlare di una ripicca Usa, per questo attacco di droni lanciati dai “ribelli”, provocatoriamente, il giorno del Natale ortodosso: qui siamo davanti a un confronto diretto tra Usa e Russia- che tra l’altro, se Mosca dice il vero, è fallito, essendo stati i 13 droni intercettati o deviati. Tuttavia, è un salto di qualità gravissimo.-
E’ chiaro che Erdogan si sente le spalle coperte, e non solo dagli Usa. Il 5 gennaio ha fatto visita all’Eliseo e con Macron si è accordato su un noto progetto: la nascita di un nuovo stato finto, il Rojava, su una lingua di territorio preso alla Siria del Nord. Abitato quasi esclusivamente da belle guerrigliere laicissime molto pubblicizzate dai media occidentali (vedere Wikipedia), il Rojava sarà il Kossovo della Siria. Erdogan ci scaricherà una parte dei suoi curdi, Macron ci vuole mantenere i “suoi” jihadisti, che la Francia ha mandato a migliaia a battersi per Al Nusra, e che ora non vuole più indietro.
Le truppe del “Rojava”. Secondo l’Occidente.
Con Macron, fa rinascere il “Rojava”
Anche se sembra incredibile, il progetto è molto avanzato. Benjamin Griveaux, il portavoce del governo francese e segretario di stato, ha spiegato sia a Radiomontecarlo sia a BFM TV, il 4 gennaio (ossia prima della visita di Erdogan) che ijihadisti “francesi” catturati dalla “coalizione internazionale contro Daesh” (ossia dal Pentagono più sauditi) potranno essere giudicati dallo stato che sta per nascere a Nord della Siria una volta appurato che “le istituzioni giudiziarie” (del Rojava!) “sono in grado di un equo processo dove i diritti di difesa sono rispettati”. Saranno rispettati senza dubbio, e lo attesteranno Transparency International, Amnesty, l’ONU e la UE : il Rojava è già uno stato modello prima ancora di nascere. Sarà riconosciuto dall’Onu e dalla UE e ovviamente dagli Usa.
Le projet français de reconnaissance du « Rojava », par Thierry Meyssan
Il Rojava come progettato dal “Washington Institute for Near East Policy”, noto pensatoio della Israeli lobby.
Erdogan si è già detto d’accordo purché non serva ad armare il PKK. Ma è tranquillo: la Rojava non è stata assegnata al PKK, bensì al PYD, un partito curdo “leninista duro” fino a ieri, ma da pochi mesi improvvisamente diventato anarco-libertario, amico dei LGBT e degli Stati Uniti, e pronto a sostenere i valori della laicità contro l’estremismo islamista di Daesh . Ne ho parlato in questo precedente articolo:
https://www.maurizioblondet.it/la-pa...-brigate-lgbt/
A Parigi, con Macron a fianco, Erdogan ha appunto indicato che il Rojava deve “prevenire ogni possibilità per il PKK crei un corridoio che gli permetta di importare armi dal Mediterraneo versol’Anatolia di Sud-Est”. Per questo, occorre che la Rojava non abbia accesso al mare. Accordato da MAcron. L’accesso al mare della Siria del Nord se lo prenderà Erdogan – è il compenso che ha ottenuto dall’Occidente – come già gli ha consigliato qualche giorno fa il nuovo sito di George Friedman, lo stratega di “Stratfor”:
“La Turchia non può rimanere fuori dalla Siria – se non riempie il vuoto nel nord-est siriano, qualcun altro se lo accaparra”, scriveva un analista di nome Jacob H. Shapiro (j) su “Geopolitical Futures” – che è, è utile saperlo, la nuova versione del celebre sito Stratfor di George Friedman (j). Dopo aver detto esplicitamente che “la Turchia sostiene i ribelli anti-Assad che sono trincerati a Idlib, ma con linee di rifornimento perlomeno dubbie”, Shapiro aggiunge:
Per Ankara, dicono gli J, “Idlib è importante perché è collocata nelle vicinanze di un piccolo valico tra le montagne di al-Nusayriyah , il territorio alawita fedelissimo ad Assad, e le pianure dominate dagli arabi sunniti. Se la Turchia controllasse Idlib, controllerebbe questo passo, e importanti tratti della carrozzabile 60, che potrebbe usare per rinforzare i suoi “proxy” [ossia i ribelli anti-Assad]. Controllare questo passo sul lato siriano renderebbe più facile difendere l’accesso meridionale della striscia costiera della Turchia adiacente al confine occidentale della Siria. Metterebbe la Turchia in posizione molto migliore per proiettare la potenza nei combattimenti prossimi sul futuro della Siria”.
Il consiglio di Israele a Erdogan: occupa tu quella lingua…
Shapiro consiglia Erdogan: occupa tu quella zona.
Il progetto di smembramento della Siria è ripreso in pieno; per attuarlo, il Pentagono sta osando anche lo scontro diretto ed aperto con le forze russe; queste se la dovranno probabilmente vedere anche con le forze turche che Erdogan ha ammassato ai confini. Se non è uno scernario da guerra mondiale questo.
Mappa dello smembramento dei paesi islamici , pubblicata sul New York Times del 28 settembre 2013, nove mesi prima che l’ISIS comparisse a ritagliare uno stato “sunnita” tra Siria e Irak. . E’ ancora e sempre il Progetto Kivunim. E USrael non vi ha rinunciato.
Il “Sunnistan” di Daesh progettato da Usrael.
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