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  1. #261
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Neil Clark: l?esercito russo ha sorpreso il mondo

    In effetti noi viviamo un po' fuori dal mondo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #262
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Cizre: come il mondo chiude gli occhi sui massacri di Erdogan








    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    di Marco Santopadre*

    Forse una parte del grande pubblico italiano ha scoperto solo ieri sera, grazie ad un servizio andato in onda su Raitre nell’ambito della trasmissione di Riccardo Iacona “Presa Diretta”, l’entità della selvaggia e brutale repressione alla quale il regime turco sottopone il popolo curdo. Ammesso che di “grande pubblico” si possa parlare a proposito di un servizio trasmesso alle 23 sulla rete del servizio pubblico meno vista e comunque all’interno di una trasmissione di approfondimento e non certo di un talk show (quelli sì che hanno milioni di telespettatori…).

    Per qualche minuto i forse ignari utenti hanno potuto vedere le immagini dei carri armati usati contro gli edifici delle città curde, il centro storico di Diyarbakir ridotto in macerie, i parenti delle vittime della repressione accusare l’Ue di regalare soldi ad Ankara che li usa per finanziare la guerra contro il popolo curdo, giornalisti indipendenti raccontare degli invii di armi ai jihadisti siriani da parte dei servizi segreti turchi, media attivisti siriani descrivere il crescente e inquietante radicamento dello Stato Islamico all’interno del paese che a malavoglia li ospita.

    E nel servizio mancava forse un’immagine che più di tante parole avrebbe descritto la politica di uno stato che considera i curdi – del Pkk, dell’Hdp, o semplicemente normali cittadini di lingua e cultura curda – come i principali nemici del paese, prima ancora dei jihadisti dell’Isis che pure lanciano missili contro le case delle città al confine con la Siria o assassinano giornalisti impiccioni. L’immagine delle case di Cizre, distretto della città di Sirnak, rase al suolo e distrutte dai bombardamenti delle forze armate turche che grazie al coprifuoco e al blocco delle comunicazioni con l’esterno hanno prodotto un massacro che la grande stampa internazionale si è ben guardata dal raccontare e denunciare. D’altronde il regime turco protegge e foraggia i jihadisti che spargono il terrore in Medio Oriente e sempre più spesso anche nelle capitali europee, ma la Turchia è agli occhi delle cancellerie occidentali ancora una fondamentale pedina attraverso le quali tentare di affermare i propri interessi nell’area, oltre che uno dei più importanti baluardi della Nato.

    E quindi il grande pubblico di cui sopra non ha saputo dei 224 civili – tra cui 42 bambini, 31 donne e 30 anziani – che secondo la Fondazione per i diritti umani in Turchia (Tihv) sono stati uccisi a causa dei bombardamenti e dei tiri dei cecchini sulle case e sulle strade di 7 città del Kurdistan turco tra la metà di agosto e l’inizio di febbraio. Un bilancio che, vista la recrudescenza della repressione degli ultimi giorni, va probabilmente raddoppiato. Nel conteggio del Tihv infatti non ci sono i 250 morti di Cizre, molti dei quali bruciati vivi dai soldati turchi all’interno degli edifici dove cercavano di rifugiarsi. Un massacro compiuto grazie al coprifuoco e all’accerchiamento di quartieri e città dove vivono – in alcuni casi vivevano – centinaia di migliaia di persone prese in trappola. Bersagliate dall’artiglieria, dai colpi dei cecchini, senza acqua né cibo né elettricità per settimane, mesi. Esattamente come ad Aleppo, o ad Homs. E anche a Sur, la parte antica di Diyarbakir dichiarata patrimonio dell’Unesco, negli ultimi giorni la situazione si è fatta ancora più tragica con decine di migliaia di residenti che tentano di sfuggire alle cannonate dell’esercito turco.

    Un genocidio secondo il leader del Partito Democratico dei Popoli Selahattin Demirtas, effetti collaterali della guerra del regime turco contro i ‘terroristi’ del Pkk secondo il ministro degli interni di Ankara. La comunità internazionale non vede e non sente, ha altro a cui pensare. Il Kurdistan non è la Siria, Cizre non è Aleppo.

    Non c’è da stupirsi che la guerriglia curda abbia interrotto nel corso della scorsa estate la tregua in corso da qualche tempo in nome di un processo di pace che il regime turco non ha mai permesso che andasse avanti e che ha esplicitamente violato quando l’estate scorsa ha cominciato a colpire con estrema durezza le postazioni del Pkk in Anatolia e sui monti dell’Iraq e poi anche quelle dell’Ypg nel Rojava siriano.


    Mentre le operazioni militari del Pkk contro le forze armate turche continuano incessanti da agosto (il conteggio delle vittime tra i militari e i poliziotti è arrivato ad alcune centinaia) nel fine settimana i Falchi per la Liberazione del Kurdistan (Tak) hanno rivendicato il sanguinoso attacco che il 17 febbraio ha causato la morte di 27 soldati e di una funzionaria del Ministero della Difesa ad Ankara. Il regime di Erdogan, come aveva già fatto in precedenza per giustificare la guerra senza quartiere contro le organizzazioni curde all’interno e all’esterno dei propri confini, aveva immediatamente accusato i combattenti delle Unità di Difesa Popolare del Kurdistan siriano di essere i responsabili materiali dell’attacco, in collaborazione con i loro fratelli del Pkk.

    Le due organizzazioni avevano smentito ogni legame con quanto avvenuto nella capitale turca, e poi è arrivata la rivendicazione da parte del gruppo nato nel 1993 e che nel 2005 ha rotto con il Pkk per dissidi di tipo organizzativo e ideologico. Nella rivendicazione il gruppo armato, poco attivo negli ultimi anni, ha giustificato il proprio attacco come necessaria risposta al massacro del popolo curdo da parte degli apparati dello stato turco, denunciando in particolare quando avvenuto a Cizre.

    In queste ore, a conferma della rivendicazione, il padre di Abdulbaki Sönmez, proveniente dalla città di Van (nell’est della Turchia al confine con l’Iran), il presunto autore dell’attacco compiuto a nome dei Falchi per la liberazione del Kurdistan, ha confermato che l'uomo ritratto nelle fotografie pubblicate dalle forze di sicurezza è il figlio, di cui era stata denunciata la scomparsa nel 2005 quando il ragazzo era entrato in clandestinità. L’ennesima smentita di quanto affermato poco dopo l’attacco dalle massime autorità turche, secondo le quali l’attentatore era un curdo siriano, Salih Neccar, legato alle Unità di protezione popolare (Ypg) e ai servizi segreti di Damasco.

    Una ricostruzione di comodo che Ankara continua a difendere mentre i suoi apparati di sicurezza continuano le retate ai danni degli attivisti curdi e della sinistra radicale turca. Proprio all’alba di oggi 14 persone sono state arrestate perché sospettate di aver preso parte in qualche modo all’attentato del 17 febbraio: gli attivisti sono stati arrestati, affermano i media turchi, per aver sostenuto un’organizzazione terroristica armata, per falsificazione di documenti e frode. Altre sette persone che erano state fermate sono invece state rilasciate dopo l’interrogatorio da parte dei magistrati.

    Intanto ieri la polizia turca, in assetto antisommossa, ha usato i lacrimogeni e i manganelli contro circa duemila manifestanti che ad Artvin, in una città vicina al Mar Nero, tentavano di impedire la costruzione di una miniera all’interno di una riserva naturale che ospita un’antica foresta. La repressione contro i cittadini che protestavano contro il progetto di realizzazione di una miniera di oro e di rame in un’area teoricamente protette ha causato ventisei feriti, uno dei quali in gravi condizioni. Le cariche sarebbero scattate quando i manifestanti, tra i quali molte donne, hanno cercato di superare una barriera che impediva l’accesso alla collina di Cerattepe, a dodici chilometri dalla città. Il consorzio che gestisce il contestato progetto è la società Cengiz Holding: l'amministratore delegato è il magnate Mehmet Cengiz, considerato uno stretto alleato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Sabato il primo ministro Ahmet Davutoglu ha dichirato che il progetto non costituisce assolutamente un pericolo per l'ambiente e ha messo in guardia i manifestanti contro "ogni provocazione".
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #263
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Neil Clark: l?esercito russo ha sorpreso il mondo

    In effetti noi viviamo un po' fuori dal mondo.
    I russi probabilmente hanno pochissimi itaGliani sul loro territorio .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #264
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #265
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio


    Putin pronto alla terza guerra mondiale se l'Arabia Saudita invade la Siria



    In realtà, sebbene possa apparire cinico e amaro, quello che sta
    accadendo potrebbe essere un diversivo per distrarre l'opinione
    pubblica dalla crisi economica. Le banche europee stanno fallendo
    a causa dei debiti.

    Deutsche Bank ha perso il 5o% del suo valore, di cui almeno
    il 40% dall'inizio dell'anno.
    Se Deutsche Bank fallisce, i 50 mila miliardi di titoli derivati che si
    porta dietro, venti volte il Pil della Germania, travolgeranno a
    catena le altre banche.

    Negli Usa, le banche "too big to fail" sono a rischio, perchè dopo
    i salvataggi governativi del 2008 hanno continuato a fare quello
    che facevano. E ora sono ancora più indebitate.

    Quindi una guerra nucleare leggermente depotenziata potrebbe
    certamente rappresentare una strategia diversiva per contenere
    la reazione dei risparmiatori al dissolversi dei loro conti correnti.


    le ragioni della fregola guerresca dei poteri che controllano
    sauditi, americani ed europei, sono ben sintetizzati e l'unica
    scappatoia per il capitalismo terminale, è quello di ribaltare
    il tavolo da gioco, (delle tre carte).

    la russia sa bene che gli esportatori di democrazia e di caos,
    non si fermeranno nella destabilizzazione del medio oriente,
    e sanno con certezza che dopo toccherà a loro, perchè
    gli esportatori di libertà stanno puntando con decisione alla heart land.

    chiaro che la situazione è esplosiva, e non credo che la russia
    accetterà di farsi normalizzare dai soliti noti.

    siamo in piena apocalisse, e sarà compito individuale
    e collettivo tentare di fermare la bestia, che sta emergendo
    dall'oceano di violenza e menzogna in cui vive.

    mi pare che la figura carismatica di putin, vada sempre
    più assumendo i caratteri del katechon, attorno al quale
    si va consolidando una sempre maggiore condivisione
    nella sua politica di responsabilità e moderazione,
    di fronte a una controparte, priva di ogni ragionevole
    opzione da spendere in rapporto a una realtà, che ha
    definitivamente condannato una economia, basata
    sull'incontrastato dominio della finanza usuraia apolide.

  6. #266
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    E bravo Max!
    Un intervento da incorniciare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #267
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #268
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    (azz azz) La Casa Bianca alle Banche Usa: state alla larga dai bond russi - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

    da Il Grande Bluff post di Stefano Bassi
    Beh…
    certo che gli USA non ci vanno affatto leggeri con la Russia di Putin….
    La Casa Bianca alle Banche Usa: state alla larga dai bond russi
    Il Dipartimento di Stato e il Tesoro hanno ammonito che collaborare alle emissioni russe o comprarne le obbligazioni rischia di minare le sanzioni…..

    US Declares Financial War On Russia

    I am stunned by the report on the front page of today’s Wall Street Journal:
    …..The U.S. government has warned some top U.S. banks not to bid on a potentially lucrative but politically risky Russian bond deal, saying it would undermine international sanctions on Moscow, people familiar with the matter said…….
    The U.S. better be careful. Fueling the idea of financail war may not be such a good idea, especially with China holding $1.3 trillion in US Treasury security debt.
    Tanto più in un momento di estrema tensione sulla Siria
    che qualche giorno fa ha portato ad una telefonata tra Obama e Putin
    in merito anche alle voci di possibili interventi diretti di Turchia ed Arabia Saudita……………………..

    il che potrebbe portare nientepopodimeno che ad una 3° Guerra Mondiale (almeno così minacciano i Russi).
    Gli Italopitechi in quei giorni erano troppo concentrati su San Remo…ecchecazzo!
    Ma una decina di giorni fa c’era qualche vaga tensione, tra una canzonetta ed un’altra….
    Ecco una rassegna di quei giorni…


    Ed in un contesto del genere
    gli USA vanno a suggerire alle loro banche di non comprare i bond russi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #269
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.



    Ricerca



    Breedloveshock: se necessario USApronti a guerra evittoria con Russia inEuropa

    © AP Photo/ Charles Dharapak



    Mondo18:11 25.02.2016(aggiornato 20:09 25.02.2016) URL abbreviato
    1094398371

    Le forze armate statunitensi in Europa sono pronte a "combattere e sconfiggere" la Russia, se necessario, ha dichiarato il comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa, il generale statunitense Philip Breedlove.

    "Siamo pronti, se necessario, a combattere e vincere," — ha detto Breedlove durante un'udienza della commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, in cui vengono discusse le misure contro "l'aggressione russa" in Europa, segnala "RIA Novosti".
    Ha inoltre detto che la Russia "ha scelto di diventare nemico" degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica e minaccia l'Europa.
    Intervenendo nella commissione delle Forze Armate degli Stati Uniti della Camera dei Rappresentanti, ha accusato la Russia di cercare di "riscrivere le regole" delle relazioni sulla scena internazionale.
    La Russia considera gli Stati Uniti e la NATO "vincoli alle sue aspirazioni egemoni", ritiene Breedlove, che comanda le forze armate americane in Europa.






    Leggi tutto: Breedlove shock: se necessario USA pronti a guerra e vittoria con Russia in Europa
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  10. #270
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