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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Nei giorni scorsi (non ho avuto tempo di riportarlo) si era sparsa la voce di un attacco imminente dei siriani (aiutati dai russi) per liberare Aleppo.
    Successivamente la Russia si affrettò a smentire.
    Nel frattempo si è saputo dell'invio ai ribelli, da parte degli USA, usando forzatamente i suoi satelliti in Europa ed in MO, di una quantità enorme di armi, tra le quali missili a spalla terra-aria in grado di abbattere i caccia.
    E infatti un caccia siriano è stato abbattuto.
    Blondet ancora una volta giunge puntuale a descrivere la nuova situazione, foriera di risvolti molto pericolosi.


    Niente pace ai siriani: Washington vuole la rivincita - Blondet & Friends


    Maurizio Blondet 14 aprile 2016 6
    La grande offensiva di Russia e Siria per la riconquista di Aleppo è sospesa. Mosca sa che i jihadisti sono stati riforniti di armamento tale da infliggere alle sue forze aeree perdite insostenibili. Il Wall Street Journal ha reso noto i tipi di armi ad alta tecnologia che la Cia sta fornendo alle milizie islamiche, in grado di abbattere aerei e di distruggere completamente l’artiglieria del governo siriano. Già ai primi d’aprile Al Nusra ha abbattuto un caccia siriano, un vecchio Su-22,con un missile a spalla MANPAD; missili che lo stesso ministro della guerra saudita Al-Jubeir s’è vantato di aver consegnato ai terroristi a febbraio.
    Altre fonti hanno rivelato le 3 mila tonnellate di armi che gli Usa hanno cominciato a trasportare dalla Romania ad Aden, per riarmare i terroristi. Obama ha dispiegato i minacciosi bombardieri B-52 nell’area nella base del Katar, ed è la prima volta in 25 anni: i B-52 sono i bombardieri strategici per l’apocalisse nucleare. La US Navy sta conducendo la più grande esercitazione aeronavale, con 30 alleati, avvenuta da anni nel Golfo: la International Mine Countermeasures Exercise (IMCMEX), sempre allo scopo dichiarato di “fronteggiare minacce di Daesh e Al Qaeda” – che non pare abbiano forze navali. Uno dei portavoce del Pentagono, Mark Toner, ha ripetuto ancora lunedì che il governo Usa resta impegnato a rovesciare Assad: “Per noi non è un legittimo capo, né oggi né in futuro, per il paese”.
    E’ un aperto e provocatorio sabotaggio dei negoziati di pace imbastiti da Putin e Lavrov per la Siria, per farli fallire. La Cia ha detto al Wall Street Journal che le tonnellate di armi ad alta tecnologia (che sta già spedendo) sono pronte alla consegna “se dovessero fallire i colloqui di pace a Ginevra o fosse violato il cessate il fuoco”. Samantha Power, l’ambasciatrice Usa all’Onu, ha già dichiarato giovedì che una soluzione politica del conflitto siriano “è improbabile”, perché Siria e Russia avendo lanciato la grande offensiva per Aleppo, significa “che il governo siriano non rispetta i suoi impegni”
    I russi – dalla base di Hmeimim dove hanno allestito il centro “per la riconciliazione” – registrano un netto intensificarsi delle violazioni da parte dei jihadisti, di cui 6 nelle ultime 24 ore. Il governo Assad ha denunciato attacchi jihadisti contro le sue truppe ad Al-Ais, e poi all’aeroporto dei Deir Ezzor e Dumeir, operato con gas iprite.
    Razzi sparati dalla Siria sono caduti in Turchia, cittadina di Kilis; attacchi del genere possono dare a Erdogan il pretesto di invadere il territorio siriano; le milizie curde riferiscono che cento membri di corpi speciali di Ankara hanno passato il confine ad Idlib; un gruppo piccolo, ma sufficiente per simulare aggressioni dalla Siria: una fonte ha riferito che Turchia e Arabia Saudita stanno accumulando armi chimiche ai confini della Siria

    Turkey And Saudi Arabia Setup Chemical Weapons Facilities On The Syrian Border « InvestmentWatch
    A rendere specialmente inquietante questa informazione, è il fatto che Usa e Israele hanno simultaneamente lanciato un allarme: è imminente “un grosso attentato” in Turchia, i cittadini dei due paesi lascino immediatamente il territorio.
    Turkey: US and Israel warn of 'imminent' attack threat - AJE News
    Kerry e Brennan (il capo della Cia) hanno detto in colloqui riservati coi russi che il fallimento del negoziato di pace – che così ostinatamente cercano di far fallire – provocherebbe “una grande escalation del conflitto”. Il delegato dell’Onu Staffan De Mistura ha accettato come controparte nelle trattative un Comitato di Alta Negoziazione che è stato messo insieme dalla Arabia Saudita: è il regno wahabita che di fatto sta “negoziando” come controparte della presunta guerra civile, non dei fantomatici cittadini siriani anti-Assad.
    “E poi, questo piano concluso tra Kerry e Lavrov, va condotto in buona fede”, ha detto (unico) il politico francese François Asselineau, presidente dell’Union populaire républicaine (UPR): “Ma se è applicato in malafede da una delle parti, che minaccia continuamente di cambiare registro o che continua a fare spedizioni di armi – che non sono mai cessate – e di finanziamenti da paesi prossimi agli Stati Uniti…assicura la pace?”.

    La sola conclusione è che Washington non lascerà che la Siria abbia la pace. La guerra, che ha dissanguato il popolo per cinque anni, deve continuare: Obama e la Cia, i sauditi e la Turchia, vogliono la rivincita. Un immenso crimine sta per essere aggravato: fra l’altro, la fornitura irresponsabile di missili a spalla MANPAD a terroristi dementi e fanatici minaccerà le rotte aeree civili per gli anni a venire – anche le nostre vite di viaggiatori e turisti. Quanto ai profughi siriani non potranno rientrare nelle loro case. Anzi, il numero di quelli che fuggiranno per bussare alle porte d’Europa, aumenterà. Sarebbe bene che El Papa, specialista di “gesti” mediatici, nella visita che farà ai “poveri siriani” di Lesbo, ricordasse chi è colpevole del caos e del disastro umanitario.
    Posto qui di seguito un articolo apparso su Il Giornale, il solo che – grazie ai suoi inviati – denunci il doppio gioco americano.
    Se il cessate il fuoco in Siria dovesse fallire, la CIA autorizzerebbe la fornitura massiccia di sistemi d’arma ai ribelli per controbilanciare le forze sul terreno.
    E’ questo il piano B che i funzionari della CIA hanno rivelato poche ore fa al Wall Street Journal.
    Il “Piano B” diverrebbe operativo qualora il cessate il fuoco dovesse fallire ed i combattimenti estendersi su larga scala. Qualora si verificassero queste condizioni, la Central Intelligence Army invierebbe tramite gli alleati nella regione, sistemi d’arma in grado di respingere le forze governative appoggiate dalla Russia.
    A beneficiare dei sistemi d’arma saranno i gruppi armati identificati dagli Stati Uniti come ribelli moderati. Il piano della CIA è stato svelato agli alleati poco prima che entrasse in vigore il cessate il fuoco, il 27 febbraio scorso, durante una riunione segreta avventa in Medio Oriente. La CIA avrebbe rassicurato gli alleati e garantito sull’equipaggiamento avanzato che sarebbe stato fornito qualora le trattative fallissero. Spetterà comunque alla Casa Bianca approvare la consegna finale dei sistemi.Arabia Saudita e Turchia spingono per armare i ribelli con sistemi terra-aria, seppur limitati in alcune loro caratteristiche. Il riferimento è chiaro: negli anni ’80, quando centinaia di missili Stinger americani giunsero in Afghanistan, cambiarono per sempre le sorti del conflitto contro l’Unione Sovietica. La Casa Bianca resta ancora cauta, temendo la destinazione finale dei MANPADS.
    Sappiamo che lo Stato islamico possiede centinaia di MANPADS (della famiglia Strela, Stinger e di produzione cinese) trafugati prima dagli arsenali di Saddam e poi da quelli dell’esercito regolare lealista. Senza considerare, infine, gli oltre mille veicoli abbandonati dalle truppe regolari ed ottenuti dall’Isis senza colpo ferire: molti di questi erano dotati di armamento antiaereo supplementare. Il Califfato non dovrebbe possedere una piena capacità difensiva antiaerea a corto raggio, ma ci sono comunque dei precedenti che preoccupano. I russi, ad esempio, hanno schierato in Siria cannoniere a rotore di ultima generazione in risposta ai missili terra-aria presenti nel paese. Nessun aereo russo impegnato nei primi mesi del conflitto era dotato di contromisure elettroniche contro i MANPADS. I sistemi di disturbo L370 Vitebsk, dovrebbero essere in grado di contrastare la minaccia MANPADS.
    Come è ormai noto, la CIA ha avviato il programma volto a destabilizzare il governo di Assad nel maggio del 2013:è diviso in cinque fasi. La prima era indirizzata al reclutamento dei “comandanti di fiducia” a cui fornire, nella seconda fase del programma, equipaggiamento e formazione sulla strategia da adottare. La terza fase, prevedeva la fornitura di equipaggiamento “speciale”, come i missili TOW (acronimo di Tube-launched Optically-tracked Wire-guided). La quarta fase prevedeva la fornitura dei missili anticarro, iniziata nel gennaio del 2014, tramite l’Arabia Saudita. Nel 2013, l’Arabia Saudita ha acquistato 13.975 missili anticarro, fornitura interamente consegnata. Per contratto, il governo saudita deve informare gli Stati Uniti della destinazione finale dei missili. L’approvazione statunitense è implicita. La quinta fase, che avrebbe dovuto ricreare un Afghanistan 2.0, non è mai divenuta operativa per timore che anche i missili terra-aria cadessero nella mani dei terroristi. L’entrata in scena della Russia, ha stravolto l’intera strategia della CIA.

    Nelle prime fasi della guerra, il Dipartimento della Difesa si era posto l’obiettivo di addestrare delle unità in Siria per combattere lo Stato islamico. Si rivelerà essere uno dei più grossi fallimenti della storia del Pentagono. Quella forza moderata addestrata in Siria che avrebbe dovuto contrastare lo Stato islamico (54 unità invece di 5,400), non esiste più. La Casa Bianca sperava di addestrare 5400 siriani l’anno per una forza che avrebbe dovuto annoverare 15 mila effettivi entro il 2017. Per addestrare 54 ribelli, il Pentagono ha speso 41,8 milioni di dollari. Il Pentagono ha confermato che ha ripreso l’addestramento dei ribelli siriani e che continua la formazione dei 500 operatori JTAC (Joint terminal attack controller) in grado di coordinare gli attacchi aerei in ruolo di Close Air Support direttamente sul campo. Dimostrare l’efficacia del ruolo della CIA in Siria è impossibile, considerando che tutte le operazioni sono classificate e che solitamente si discostano dalla linea pubblica intrapresa da Washington. Il piano B della CIA andrebbe letto sotto un’altra ottica: l’asimmetria. La storia insegna che il divario tecnologico e numerico, sebbene possa essere incolmabile tra le parti, non sempre sancisce la vittoria della compagine più forte. Anzi, proprio la consapevolezza di essere “più forti”, a volte, impedisce di ipotizzare controffensive efficaci o difese da possibili sortite, elaborate in un modo del tutto inaspettato, ma ugualmente letali.
    L’ago della bilancia, sembrerebbe pendere per quella forza sul campo (Siria/Russia) con un assetto strategico tattico migliore ed un supporto logistico di prim’ordine. Ma se quello stesso vantaggio tecnologico venisse annullato, si trasformerebbe in debolezza. La CIA mira a riscrivere le singolarità in atto in Siria, riequilibrando i valori e con esiti incerti.
    Il piano B della Cia peggiora il caos in Siria | Gli occhi della guerra
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #362
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Sion inquieta all'ombra dello strategico "Iskander" - Blondet & Friends



    Maurizio Blondet 16 aprile 2016
    Alla fine la battaglia per la città di Aleppo è davvero cominciata. A sorpresa, sostenute da pesanti bombardamenti russi, le forze siriane, rimpolpate da iraniani e dal battaglione palestinese “Liwaa Al-Quds” (brigata Gerusalemme), composta di rifugiati che l’IS aveva cacciato dai loro campi-profughi presso Aleppo nel 2012, stanno chiudendo le vie di rifornimenti dei terroristi – che sono quelli di Al Nusra – che a questo punto resterebbero assediati in città. Evidentemente russi e alleati hanno posto fine ad ogni esitazione (ammesso che non fosse simulata, uno stratagemma bellico) e prevenuto mosse nemiche, dando per scontato che la fragile tregua dava troppo vantaggio agli avversari forniti di nuovo armamento. Ma la situazione è complessa per non dire caotica: le milizie curde sono tornate ad affiancare l’armata regolare, mentre DAESH ha attaccato posizioni di mercenari filo-turchi, coperti dall’artiglieria turca oltreconfine e probabilmente rafforzati da commandos dell’esercito di Erdogan, riuscendo a spezzarne la continuità. Probabilmente per ritorsione, i servizi turchi hanno rivelato – attraverso il quotidiano Yeni Safak, vicino al partito di Erdogan – che agenti dei servizi Usa s’erano incontrati in gran segreto con un dirigente eminente di Daesh, chiamato Abou Ahmad Alwani, a Mossul, una volta a dicembre, l’altra il 3 febbraio 2016, poche settimane fa…
    Assad, contro la volontà occidentale, ha tenuto le elezioni nella parte del paese sotto il suo controllo. La gente s’è spostata massicciamente per votare, gesto civico di resistenza al terrorismo, che dà ad Assad una legittimità che agli altri, avversari, manca. La situazione è tale che Karina Bechet-Golovko, l’analista vicina al FSB, si spinge ad azzardare una possibile vittoria di Assad sul piano militare e politico.
    Russie politics: Syrie: vers une victoire politique et militaire de Bachar el-Assad?
    Una cosa è certa: vittoria completa o no, non ci sarà modo di sloggiare i russi. La cosa è stata notata con legittima inquietudine dal sito mossa diano DEBKA. “Il 15 marzo, Mosca ha annunciato che i temibili missili terra-aria S-400 resteranno in Siria dopo il ritiro. Dieci giorni dopo, il 25 marzo, sono piazzati i sistemi Iskander-M. L’Iskander M è considerato il miglior missile di corto raggio al mondo. Questa combinazione, secondo le fonti militari, fa’ della base di Hmeimim il nido di missili più sofisticato del Medio Oriente”.

    Assad e Sion sotto quell’ombrello

    L’Iskander, che può portare una testata atomica, ha una portata fino a 500 chilometri. Come fa’ notare Dedefensa, con esso la Russia, dalla base di Hmeimim, “controlla fino la quasi-totale dominanza l’intero spazio aereo siriano, più i paesi adiacenti: Giordania e Israele completamente, la Turchia in parte”.
    Ahi ahi, Israele tenuta sotto il tiro degli Iskander?

    Dedefensa gira il coltello nella piaga: si aggiunga, dice, che la Russia ha (oltre alla superiorità missilistica) “una equivalenza navale nel Mediterraneo orientale”. Con questo dispositivo, la base aerea di Hmeimim “costituisce un nodo strategico che tende a controllare gran parte della regione (Medio Oriente) con la possibilità di rapidissima capacità di espansione, se necessario”. S’intenda: “La necessità di passare rapidamente dal convenzionale al nucleare, di cui il missile costituisce lo strumento ideale in un campo di battaglia”, essendo un’arma “ai limiti fra il tattico e lo strategico”.
    Già. Se dal conflitto locale si deve passare alla terza guerra mondiale (Dio ci scampi), l’altra potenza nucleare dell’area è lì a pochi minuti, forse secondi, dall’Iskander. Senza che ci se ne accorgesse, quella base (collegata alla navale di Tartous) fornita anche di sistemi di difesa anti-aerea ravvicinata Pansir-1, dei centri di controllo e superiorità elettronica dello spazio aereo per un raggio di centinaia di chilometri, più i caccia bombardieri lasciati lì dopo il “ritiro” e non parliamo degli elicotteri d’assalto di cui alcuni di nuovo tipo e quasi mai visti prima (Mil-28N e Ka-52), è diventato il solido nucleo che assicura a Mosca la superiorità aerea e la possibilità di intervento rapido, ben in profondità nel cuore del territorio “nemico”, se dovesse rivelarsi nemico. E si dovesse passare da convenzionale al nucleare.
    Nodi avanzati “difensivo-offensivi”

    Sembra che “l’Occidente” sia ancora una volta davanti a una sorpresa: la comparsa di un “nodo strategico difensivo-offensivo”, che permette alla Russia di “incatenare una regione intera a partire da un numero estremamente ristretto di punti, con un arsenale di sistemi che si completano l’un l’altro”. Ora, Dedefensa nota che esiste un altro “Nodo strategico” simile: in Europa.


    E’ la base baltica ed enclave russa di Kaliningrad (ex Koenigsberg), alla frontiera russo-polacca e a ridosso dei paesi baltici: quelli che la NATO, più precisamente Washington, arma a tutto spiano, riempie di materiale bellico e pretende di difendere. “Le recenti manovre NATO, fatte per dimostrare la potenza dell’Alleanza Atlantica nella regione, hanno dimostrato il contrario”: le manovre aeronavali si sono svolte esposte agli occhi elettronici di Kaliningrad, mentre le forze occidentali “sono quasi cieche a livello di comunicazione e alla mercé del controllo dello spazio aereo da parte dei russi. Un “Nodo” dello stesso tipo Mosca sta formando in Crimea, nella già formidabile base di Sebastopoli: una ‘fortezza difensivo-offensiva” con capacità “da convenzionale a nucleare”. Gli strateghi russi rispondono con una “difesa sempre più avanzata” alla avanzata della NATO sempre più vicina alle frontiere della patria; i “nodi” russi sono in profondità nel territorio potenzialmente nemico. E i russi hanno dimostrato in Siria d’aver “genialmente” adattato le tecnologie più avanzate per la guerra convenzionale di alta intensità ai conflitti di bassa intensità; applicato “la potenza e sofisticazione del convenzionale all’astuzia e alla inafferrabilità del non-convenzionale, la guerra ibrida”.
    Qualcosa che i burocrati del Pentagono non sono stati capaci di fare. Secondo Dedefensa, c’è di peggio: convinti che non si sarebbero più combattute guerre convenzionali perché la Superpotenza non aveva più avversari suoi pari, hanno pensato che tecniche di protezione integrata, essenzialmente di tipo stealth, potessero bastare : il destino dello’F-35, che si pone come “l’errore tecnologico-strategico più fondamentale della storia militare”, rischia di privare gli Usa della superiorità aerea assoluta di cui dispongono dal 1943. Si può solo immaginare con quale sgomento e rabbia gli alti gradi del Pentagono e della Casa Bianca abbiano assistito al fatto che a padroneggiare a loro modo “l’invisibilità” sono stati i russi: non solo facendo arrivare in Siria una intera forza aerea senza che Washington lo vedesse, ma anche in Crimea, dove gli Usa hanno strillato di una “invasione” che, se c’è stata, è stata del tutto “stealth”. Tutte le volte che gli americani hanno denunciato una invasione di truppe e cingolati russi nel Donbass (“in Ucraina!”) che i loro mezzi di spionaggio non sono mai riusciti a vedere, possono essere dovuti a questa paura paranoica, trasformata nel mito: i russi sono invisibili.

    E’ un fatto che Mosca, con i mezzi economicamente imitati di cui dispone, ha riconfigurato la propria difesa “in modo ontologico” per una guerra finale. Sergei Glaziev, uno dei consiglieri di Putin per l’economia e promotore della Unione Economica Eurasiatica, in un recente articolo s’è domandato retoricamente se i russi potessero aspettarsi un sollevamento della sanzioni volute dagli americani e imposte anche agli europei. S’è risposto di no. Perché tali sanzioni “non hanno mai avuto come motivo la Crimea o la Siria, ma sono motivate dalla crisi al cuore del sistema finanziario occidentale, e al suo bisogno di compensare lo svuotamento al suo centro saccheggiando risorse dalla periferia – dove si situa la Russia. Glaziev prevede una “intensa guerra ibrida con la Russia come bersaglio”.
    Putin deve essere d’accordo se ha posto sotto i suoi ordini diretti una neonata Guardia Nazionale di 200 mila uomini; a parare disordini interni, spaccature anche nelle stanze alte, primavere colorate di estrema violenza, e atti di “terrorismo islamico” (made in Usa) che ha evidentemente messo in conto come ciò che verrà tentato nella “guerra ibrida ad alta intensità”.
    Quanto allo crisi “nel cuore del sistema finanziario occidentale”, che essa precipiti lo dicono le continue riunioni segrete tra la Yellen (Federal Reserve) ed Obama. Lo dice la lettera di 19 pagine che la Federal Reserve – ossia la banca centrale, non come credono il 70% degli americani un parco nazionale – al vertice di J.P. Morgan Chase: una lettera dove per una dozzina di volte appare la parola “problemi di liquidità” e dove si nota una certa insufficienza nel tentativo della superbanca di rientrare (winding-down) nel suo malloppo di derivati, piazzati all’estero e non si sa ove, del valore nominale di 51 trilioni di dollari. Per i banchieri centrali, JP Morgan sta ponendo troppo “affidamento su fondi in entità estere che possono essere soggetti a arroccamento difensivo in tempi di stress finanziario”; un’esposizione così mostruosa di una banca altamente interconnessa con le altre, sta esponendo a un grave pericolo non solo Wall Street, ma “la stabilità finanziaria degli Stati Uniti”, né più né meno.
    E’ il Sistema che si sa minacciato di collasso terminale, finanziario e morale, e di disordine politico interno (lo scollamento di centri di potere, la miseria crescente, e le preferenze dell’elettorato per Trump e Sanders indicano una situazione di rottura della legittimità della ‘democrazia’), edunque può cedere agli impulsi del suo irrazionalismo, alla sua psicopatologia, già ben visibile (anche negli alleati: si pensi solo alla Merkel, alla sua politica dei profughi e alla sua soggezione a Erdogan).
    Putin e i suoi hanno integrato questa demenza del nemico nella loro preparazione strategica: nel senso che si sono preparati ad un confronto duro, militare, che può essere convenzionale ma passare al nucleare. Le minacce che arrivano da Washington e i latrati dei suoi cagnetti da lecca in Europa, non fanno che confermare “la percezione che, per i russi, la situazione è arrivata a un punto in cui l’alternativa a un conflitto sarebbe la capitolazione, la dissoluzione e la distruzione della patria da parte del Sistema”. Una guerra di civiltà unita alla grande guerra patriottica: impossibile che messi in quest’angolo, i russi accettino la capitolazione.
    Hezbollah sa qualcosa

    Torno alla base siriana di Hmeimim, per sfatare la sensazione che i suoi Iskander possano essere una minaccia per Israele. Al contrario, servono alla sua protezione: di Israele da se stessa. Da qualche settimana, i combattenti Hezbollah sono in stato di allarme: hanno informazioni precise su una possibile invasione israeliana nel Sud del Libano. La minaccia è abbastanza seria da aver indotto il capo, Hassan Nasrallah, 15 giorni fa, a dichiarare in una intervista televisiva che le sue forze sono in grado di bombardare le istallazioni nucleari israeliane, di cui conoscono la localizzazione precisa.
    Nasrallah*: En cas d?agression, nous attaquerons les installations nucléaires et pétrochimiques israéliennes - L'Orient-Le Jour

    E’ la prima volta che Nasrallah, uomo sobrio nel linguaggio e nell’attitudine, ha fatto una così chiara ed aperta minaccia, per giunta riguardante simili “oggetti”. L’alleanza dei sauditi e dei sunniti con Sion contro Iran e sciiti, può anche indurre Netanyahu a rischiare troppo in termini di guerra ad alta intensità: già ha fatto sapere di aver bombardato convogli di armi diretti ad Hezbollah in Siria, violazione su cui Damasco e Mosca avevano taciuto, altrimenti avrebbero dovuto reagire ad una violazione dello spazio sovrano. L’ombra degli Iskander dovrebbe aiutare a raffreddare i cervelli a Sion. Ma basterà?
    Nota sul delirio occidentale

    Come esempio della sintomatologia demenziale sopra indicata non si possono tacere le ultime esternazioni della nostra Boldrini. Per deplorare “muri, barriere e filo spinato” contro le ondate dei suoi cari immigrati, ha reinterpretato la storia di Roma: “L’impero entrò in crisi quando , dopo aver a lungo amalgamato i popoli conquistati, Adriano bloccò l’inclusione e costruì il Vallo». Naturalmente non sapendo che Adriano costruì il Vallo nel 122 dopo Cristo non contro invasioni di scozzesi (impossibili, essendo il posto quasi spopolato), ma per risparmiare il numero di legionari da stanziare in una regione troppo povera per meritare il costo di forti guarnigioni. E che le invasioni barbariche avvennero da Est, dal Danubio e proprio perché l’accoglienza indiscriminata di Roma le incoraggiò.
    Che non si tratti soltanto di ignoranza, ma di vero e proprio delirio, lo comprova l’altra ingiunzione della Boldrini nelle stesse ore: si tolgano i santi dal calendario, perché “offendono gli immigrati” (lì si deve finire, in un qualche insulto ai cattolici). Quanto alla Merkel, ha fatto mettere sotto processo un comico tedesco che aveva sbeffeggiato Erdogan come “scopa-capre”. Eppure aveva partecipato all’immane manifestazione “Je suis Charlie”, con cui l’Europa intera, tramite i suoi rappresentanti, proclamò la difesa della “Libertà di espressione” fino alla bestemmia contro Dio e i suoi credenti. Sono “i nostri valori”: liberissimi di insultare Allah, ma se insultate Erdogan, si tira fuori una legge penale risalente a Bismarck per stroncare la libertà di espresssione.
    Del resto, che volete farci: è mamma Regeni a dettare la politica estera della nazione, che (miracolosamente) coincide poi con quella raccomandata dal New York Times: Al Sisi è un mostro debole e va’ abbattuto, così arrivano i jihadisti a governare l’Egitto. Il che è bello e razionale. Ed è ciò che gli Usa tentano ancora di fare con Assad.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #364

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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.



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    Lavrov:Le azioni della Turchiain Siria potrebbero finire“molto male”

    © AP Photo/ Alessandra Tarantino



    Mondo16:24 19.04.2016(aggiornato 17:01 19.04.2016) URL abbreviato
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    Il ministro degli Esteri russo, Serguei Lavrov, ha denunciato che la Turchia, oltre a diversi paesi della regione, sta appoggiando il denominato “piano B” per la Siria, che ha la finalità di rovesciare il Governo siriano mediante azioni militari.

    "Alcuni, come si è sentito, stanno preparando un "piano B", che significa che sono in attesa che falliscano i negoziati sulla Siria e che le nuove armi siano introdotte in Siria destinate alla opposizione irriducibile, per ottenere il loro obiettivo: rovesciare il Governo siriano mediante l'utilizzo dell'azione militare", ha assicurato Lavrorv, questo Lunedì, nel corso di una conferenza stampa al termine della quale si è svolta una riunione con i ministri degli Esteri dell'India e della Cina.
    Di seguito il ministro ha indicato che, nonostante che Washington abbia negato di avere in riserva questo piano predisposto, molti paesi appoggiano questa opzione, "in particolare la Turchia" che secondo lui continua con i suoi tentativi di interferire nella tregua utilizzando metodi militari, dimostrandolo apertamente le sue intenzioni nell'annunciare proposte come quelle di creare una "zona di esclusione aerea".

    © AP Photo/ Tolga Bozoglu, Pool
    Lavrov accusa la UE: tollera i tentativi della Turchia per un'escalation in Siria

    Dobbiamo avvisare che queste azioni "potrebbero finire molto male", ha detto Lavrov ed ha aggiunto che Mosca si preoccupa molto del fatto che l'Unione Europea non possa comprendere che si tratta di un semplice tentativo di mascherare l'aggressione turca alla Siria e che non voglia reprimere le aspirazioni di Ankara, arrivando anche a "seguire la corrente".
    Occorre ricordare che il giornale statunitense "The Wall Street Journal" ha informato il Martedì che la CIA sta preparandosi ad inviare più armi letali all'opposizione armata in Siria, nel caso di un fallimento della tregua in Siria.
    Lavrov ha assicurato inoltre che la Turchia è l'unico paese che sta bloccando la partecipazione dei Curdi siriani ai negoziati che si svolgono in forma indiretta tra le delegazioni del Governo Siriano e le opposizioni a Ginevra.
    In questo senso Lavrov ha fatto un richiamo a Washington per fare in modo che i suoi soci turchi "ritornino alla ragione" e che "la smettano di bloccare la partecipazione curda ai negoziati per la Siria con il fine di garantire che la delegazione delle opposizioni nei negoziati sia realmente rappresentativa". Lavrov si è anche augurato che entrambe le delegazioni inizino un dialogo diretto senza intermediari.

    © AP Photo/ Emrah Gurel
    Russia denuncia aumento del contrabbando al confine tra Siria e Turchia

    Agli USA Lavrov ha ricordato che ancora non hanno adempiuto alla loro promessa di obbligare la così detta "opposizione moderata" a ritirarsi dalla zona dei combattimenti — nonostante gli impegni presi in varie occasioni in modo da non ostacolare la lotta congiunta contro il gruppo terrorista Fronte Al-Nusra, filiale di Al Qaeda che non fa parte della tregua, ugualmente come l'ISIS. Allo stesso modo Lavrov ha richiesto ai componenti di questa "opposizione moderata" che, se non vogliono essere considerati dei terroristi, devono separarsi fisicamente dagli altri, cambiando di territorio. Su questa linea ha chiarito che l'Esercito siriano e l'Aviazione russa hanno iniziato l'attacco su Aleppo unicamente sugli obiettivi considerati terroristi e non sull'opposizione che partecipa alla tregua.
    Lavrov ha smentito anche che ci siano accordi segreti fra USA e Russia circa l'uscita dal potere di Bashar al-Assad ed ha denunciato che queste voci hanno il solo scopo di perturbare le conversazioni di pace e screditare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
    Nel frattempo sono arrivate le dichiarazioni registrate da un deputato britannico conservatore, David Davis, pubblicate sul giornale The Independent, secondo il quale questi, recatosi a Damasco, in un colloquio con il presidente Assad, gli è stato riferito dal Presidente siriano che Vladimir Putin ha garantito ad Assad tutto l'appoggio della Russia alla Siria nella guerra contro il terrorismo ed ha sottoscritto una patto con cui si è impegnato a non permettere che la Siria possa essere sconfitta nella guerra contro i gruppi terroristi, sovvenzionati ed armati dall'estero.

    © AFP 2016/ YASIN AKGUL
    ONU chiede spiegazioni alla Turchia su presunte vittime tra profughi siriani al confine

    La Russia non permetterà una sconfitta della Siria ed esistono due sole soluzioni alla crisi siriana: una soluzione negoziata con gli accordi di Ginevra o la vittoria del Governo di Damasco. Questa ha riferito Davis, è stata la frase più importante che ho ascoltato da Al Assad.
    D'altra parte la Russia, dopo aver annunciato il ritiro delle sue forze dalla Siria, in realtà è aumentato il flusso di forniture militari in Siria, incluso di armi sofisticate e missili di nuovo tipo.
    Inoltre Davis ha sottolineato che il Presidente siriano gli ha dato l'impressione di essere una persona cortese e ragionevole, ben lontano dall'immagine del "dittatore sangunario" che la propaganda occidentale cerca di far passare del personaggio.
    Putin aveva confermato la sua posizione di totale appoggio alla Siria nel corso di un discorso tenuto in un importante foro economico ed ha ribadito che dalla Russia il Governo di Damasco non può aspettarsi altro che un totale ed incondizionato appoggio.
    Gli analisti militari osservano che i russi si sono ormai installati stabilmente in Siria con più basi militari e, tramite i sistemi avanzati di missili (come i missili balistici di media gittata, tipo Iskander e gli SS-400 da difesa antiaerea) oltre che con la presenza di forze aereo navali, hanno realizzato un "nodo strategico difensivo-offensivo" che può esercitare il controllo su tutta la zona fra Siria-Turchia-Giordania, inclusa Israele.
    Questo spiega la sicurezza del Governo di Damasco di non doversi piegare ai ricatti ed alle minacce di Turchia ed Arabia Saudita che, in questo momento, hanno a loro volta grossi problemi da risolvere.






    Leggi tutto: Lavrov: Le azioni della Turchia in Siria potrebbero finire ?molto male?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #367
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #368
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    Maledetti amerikani.

    IRAK: QUESTO MARTIRIO SENZA FINE, PERCHE'? - Blondet & Friends


    Maurizio Blondet 2 maggio 2016
    Cosa sta succedendo in Irak?, “Il parlamento di Baghdad preso d’assalto da centinaia di manifestanti, attentati, morti a centinaia”. Già, ci eravamo tutti dimenticati dell’Irak. Qualche scarso telegiornale ci ha mostrato di questo “assalto al parlamento”: non le solite folle urlanti islamiche” sventolanti la bandiera nera, ma uomini in abiti occidentali, che innalzavano la bandiera nazionale e che civilmente spiegavano ai giornalisti i motivi della loro protesta contro il loro governo. I media precisavano: sono sciiti, della “Armata del Mahdi” formata da “clerico estremista Muktada Al Sadr”.
    Muktada Al SadrNaturalmente omettendo di dire che Muktada è, prima che un chierico sciita, un patriota iracheno, che ha creato la sua formazione paramilitare, contro “la presenza straniera nel paese e per opporsi a qualsiasi interferenza internazionale nelle vicende dell’Iraq. ” Una ‘armata’ che in dieci anni ha mostrato una esemplare civiltà contro le provocazioni più sanguinose.

    Naturalmente contro di essa non poteva mancare (ci ragguaglia Repubblica) la “dura denuncia dell’Ue, che ha invocato il ripristino dell’ordine per voce dell’alto rappresentante ue Federica Mogherini: “L’assalto di oggi rischia di aggravare una situazione già tesa”, ha dichiarato in una nota. “Si tratta della deliberata rottura del processo democratico. ”
    Se avessimo bisogno di una prova del fatto che Mogherini è un asset della Cia (magari persino senza saperlo, come Regeni), potrebbe bastare questa: nel suo “duro comunicato”, non accenna minimamente al fatto che in un solo mese – l’ultimo, aprile 2016 – in Irak sono morti 741 esseri umani, e 1374 sono stati feriti e mutilati. Se poi ci si prendesse la briga di vedere quel che è successo prima, a febbraio, a gennaio, e a dicembre 2015, e ancora più indietro, si vedrebbe che tutti i mesi hanno avuto la loro scia, anzi il loro fiume di sangue, fino a risalire al 2003: il momento dell’occupazione americana. Prima del 2003, nessun attentato: governava Saddam Hussei, il mostro. Dopo, durante tutta l’occupazione Usa che dura tuttora, da 13 anni, centinaia di morti ogni mese.

    Le vittime sono sempre sciiti, spesso quando vanno in pellegrinaggi e quando le loro moschee e santuari sono pieni. Nel 2003 rivendicava le stragi “Il numero due di Al Qaeda”, Al Zarkawi, miticamente imprendibile. Adesso, sono “attentati dell’ISIS”, lo Stato Islamico.
    Usa distrugge la civiltà

    Quel Califfato che l’US Air Force sta bombardando con migliaia di missioni, da mesi, per liberare Mossul, la città che prima aveva 1,5 milioni di abitanti e una università, occupata dall’ISIS che ne ha fatto, ci dicono, la sua capitale.
    “Il 24 aprile la Coalizione Americana ha bombardato l’impianto di trattamento acqua di Rashidya, sul lato sinistro di Mossul, e la centrale di generazione elettrica di Yermouk, sul lato destro di Mossul. Devastando queste strutture necessarie a sostenere la vita della popolazione, la coalizione sta commettendo azioni genocide verso gli abitanti con la scusa di combattere ‘ISIS”.
    Chi parla? Un estremista, un inaffidabile filo-terrorista urlante “Allahu Akbar” brandendo la bandiera nera del Profeta? No, la dottoressa Souad Al-Azzawi. Che è dottoressa nel senso superiore: ha conseguito un dottorato di ricerca alla Colorado School of Mines, una università specializzata in scienze geologiche e ambientali. Parla con la giornalista Felicity Arbuthnot. E dice che quelle distruzioni non sono casuali e sfortunati effetti collaterali della lotta per liberare Mossul dal Califfato sono atti deliberati e costanti. Fa’ un elenco – parziale – di ciò che i bombardieri Usa hanno demolito nei giorni scorsi a Mossul:
    “Hanno distrutto tutti gli edifici di servizio pubblico, compresi i municipi nel settore destro e sinistro di Mossul [la città oggi è divisa: una parte “Liberata” una parte occupata dall’ISIS] uccidendo i residenti delle aree vicine. Hanno bombardato e distrutto tutti i centri di comunicazione. Hanno distrutto le piccole industrie lattiero-casearie nei due settori: qui si contano un centinaio di feriti tra i civili che facevano la fila per ricevere il latte e lo yogurt”.
    Ciò ricorda alla dottoressa “il bombardamento della ditta lattiero-casearia alla periferia di Baghdad nel 1991, che produceva latte in polvere per bambini”. Nel 1991? Già, perché lo strazio del popolo iracheno non data da 13 anni fa, dal 2003; data da 25 anni, dalla prima guerra del Golfo, l’eroico Desert Storm che portò la democrazia al paese. La Arbuthnot visitò quella ditta, e se ne ricorda le rovine carbonizzate e fumanti: “Gli impianti erano stati forniti da una azienda di Birmingham, specializzata in alimenti per l’infanzia”.
    Oggi, per sconfiggere l’ISIS, gli aerei americani hanno bombardato l’università di Mossul, “92 morti e 135 feriti, studenti, membri di facoltà, personale dell’università e della mensa”. Le industrie farmaceutiche di Mossul. Bombe sono state lanciate sugli appartamenti dei quartieri residenziali di Al Hadbaa e Al Khadraa: 50 morti di intere famiglie, e cento feriti. “Due giorni fa, bombe sull’area residenziale Hay al Dhubat nella casa crollata interamente. Il padre è un rispettato farmacista che nulla ha a che fare con l’ISIS. Bombardate la Casa del Governatore, la direzione di Pianificazione Urbana e la Direzione di pianificazione tecnica, entrambe situate in Hay al Maliyah.
    “Sono state distrutte le case davanti al Collegio Medico: 22 civili uccisi, 11 di una sola famiglia. Bombardato l’edifici sunnita del Wakif, 20 morti e 70 feriti; devastazione di zone industriali per la riparazione auto in entrambi i settori di Mossul (la città è divisa); bombardati mulini di produzione di farine in entrambi i settori. Distruzione delle banche Rafidain e Rashid e loro filiali in ambo i settori, con un numero di vittime ancora da accertare. La banca centrale di Mossul in Gazhi street, devastata; incenerito l’impianto della Pepsi, che ormai produceva solo ghiaccio: 3 morti e 12 feriti tra i lavoratori. Distrutta la vecchia zona industriale di Mossul, dove stazionavano autobotti ed auto: tre giorni fa ci sono state enormi esplosioni di cisterne, 150 fra morti e feriti; magazzini alimentari in entrambi i settori; impianti di potabilzzazione delle acque; generatori e trasformatori elettrici in entrambi i settori; il ponte di Al Hurairah…
    Sono gli stessi bersagli che furono preferiti nell’eroico Desert Storm del ’91, ricorda la giornalista: impianti di trattamento acqua, industrie farmaceutiche ed alimentai, generatori elettrici, infrastrutture educative e di comunicazione, posti sul Tigri e l’Eufrate. Operatori tv canadesi ripresero allora aerei Usa che, a bassa quota, lanciavano bengala incendiari su campi e messi giù falciate di grano ed orzo, “distruggendo l’intero raccolto di una nazione già messa alla fame perché strangolata da 25 anni di sanzioni”: già, perché il martirio del popolo iracheno risale a ben prima del Desert Storm, ben prima del 1991; risale all’embargo. Lo strazio degli iracheni è cominciato quasi 50 anni fa ormai. E ancora dura.
    Chi denuncia – giustamente – la persecuzione delle comunità cristiane in Medio Oriente, ha dimenticato questo infinito martirio del popolo iracheno, sunniti e sciiti, insieme.
    “Bomb them back to the Stone Age”

    Il vostro cronista può testimoniare che, prima che scoppiasse Desert Storm (il posizionamento di mezzo milione di truppe Usa durò mesi) ebbe tutto il tempo di telefonare Edward Luttwak, che certamente anche voi conoscete, e chiedergli: è un bluff fatto per intimidire Saddam e convincerlo a cedere (aveva occupato il Kuweit), oppure fate sul serio? Luttwak rispose: “No, stavolta rimandiamo l’Irak all’età della pietra a suon di bombe (“bomb them back to the stone age“: è una frase storica, risale al generale Le May) , perché Saddam non fa come i principi sauditi, che spendono tutto l’introito petrolifero in puttane e champagne a Parigi; no, quello con i soldi ci fa ferrovie, dighe centrali elettriche, università! Quello sta rendendo il paese una media potenza industriale! Un paese moderno, una potenza regionale! Questo, è una minaccia per Israele, che Israele non può tollerare!”.
    Da quel momento mi è stato chiaro perché gli Usa preferiscono e favoriscono il potere degli estremisti islamisti: Talebani in Afghanistan, Al Qaeda ossa wahabiti dovunque, jihadisti con le bandiere nere del Profeta in Siria, Fratelli Musulmani in Egitto. Non so se è chiaro anche a voi. Naturalmente la prenderete per la solita posizione antisemita.
    Fate pure. Io ricordo a me stesso tutti questi atroci attentati con centinaia di morti che saltarono all’occhio appena l’Irak fu liberato dal Mostro; attentati contro centri religiosi sciiti, pelleginaggi, assmblamenti di folle sciite. Fatti da sunniti, come dubitarne?
    Di uno ho scritto in un mio saggio “Israele, Usa, Terrorismo Islamico” (Effedieffe 2005). Lo copio:
    “Il 7 agosto 2003, nella città di Najaf sacra agli sciiti, un terrificante attentato all’autobomba uccide l’ayatollah Mohammad Baker al-Hakim, il capo dell’Assemblea Suprema della Rivoluzione Islamica in Irak, un organo legato al regime iraniano, e con lui 82 fedeli in preghiera nella moschea. Più di cento i feriti. Gli occupanti americani proclamano che l’autore è l’imprendibile Al Zarkawi, capo degl terrorismo sunnita. Ma gli sciiti, sia iracheni che iraniani, dicono: è il Mossad che uccide i leader sciiti iracheni con una deliberata campagna di assassini mirati; lo scrive ilTeheran Times. Che cita un settimanale egiziano, Al-Osboa: “l’US CENTCOM (il comando centrale americano) ha raggiunto la convinzione che il delitto sia stato commesso da agenti israeliani dopo aver analizzato le tracce di esplosivo sul luogo dell’attentato: si tratta di un esplosivo molto avanzato usato solo dal Mossad”. (“US helped Mossad agents to fly after blast”, Teheran Times, 9 novembre 2003. Il giornale iraniano precisa anche gli agenti sionisti erano 15, e sono tati aiutati da comando Usa a uscire dall’Irak dopo l’attentato. “Mesi f un agente del Mossad – continuava l’articolo – che parlava arabo e conosceva bene i gruppi iracheni ha fatto grandi sforzi per infiltrar certi gruppi e influenzarli”. Lo scopo di queste infiltrazioni sarebbe “innescare una guerra civile fra musulmani”, e per gli Usa, avere una scusa “per proseguire l’occupazione del Paese. Il rifiuto delle truppe americane di proteggere i siti religiosi è parte di questo complotto”.

    Adesso capisco meglio perché Muktada Al Sadr formò allora la sua “armata del Mahdi”: per autodifesa, e anche per trattenere i suoi fedeli sciiti, molto disciplinati, dall’abbandonarsi ritorsioni folli, ciò che avrebbe fatto il gioco degli oppressori. Adesso che “l’Armata del Mahdi” ha occupato i palazzi del governo (sciita)) pacificamene per protestar contro la corruzione, Obama ha subito annunciato: le truppe americane devono restar in Irak più a lungo, data l’instabilità del governo (aveva promesso di ritirarle dal 2011).
    Obama: US Needs to Stay in Iraq Because of Govt?s Instability -- News from Antiwar.com

    Quindi ci saranno altri attentati islamisti. Supereranno i 700 morti ad aprile? Per adesso il disegno di gettare gli uni contro gli altri non è pienamente riuscito, si son dovuti impiegare stranieri mercenari (quelli con la bandiera nera del Profeta, che gli Usa bombardano a Mossul), segno che gli iracheni mantengono ancora una coscienza nazionale, in qualche modo civile e degna.
    Poi anch’io mi sono dimenticato dell’Irak. Dove ogni giorno centinaia di cittadini muoiono in esplosioni, bombardamenti americani e attentati “dell’ISIS”. Si fa’ presto a diri ISIS.
    Chi denuncia il martirio del cristiani in Medio Oriente, non dimentichi il martirio a cui è sottoposto il popolo iracheno da quasi mezzo secolo, da 25 anni di sanzioni, di aggressione e da 13 di occupazione. E’ uno strazio talmente ostinato, spietato e disumano, che in qualche modo mi ricorda l’Holodmor ucraino, il genocidio degli Armeni. Mi par di vedere una sete di vendetta antica e mai appagabile, una volontà di sterminio arcaica, sacrale. Quella che scrisse: “Figlia di Babilonia, votata alla distruzione, (…) . Beato chi afferrerà i tuoi neonati e li sbatterà contro la roccia!” . Salmo. Di Davide. 137.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #369
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    Ultima modifica di Eridano; 13-05-16 alle 17:42
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #370
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    Predefinito Re: Ormai è dietro l'angolo.

    La portaerei russa Admiral Kuznetsov si dirige verso la Siria

    Non è per nulla finita.
    Il kane USA non molla l'osso.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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